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BENVENUTI ALL`INFERNO! - Storia delle origini del black metal
18/01/2021 (680 letture)
Cos’hanno in comune gruppi come Venom, Mercyful Fate, (primi) Sodom e Bathory? Musicalmente parlando, non molto. Ma c’è qualcosa che li lega tra di loro. Negli anni 80, queste band, assieme a una manciata d’altre, hanno gettato le basi di quel che più tardi si sarebbe chiamato “black metal”. Ora, se ciò è noto ai più, appare meno scontato capire e catalogare cosa sia esattamente quel “qualcosa” che accomuna questi gruppi precursori. Lo scopo di Benvenuti all’Inferno! Storia delle origini del Black Metal, il libro oggetto della presente disamina, è proprio questo.

Opera prima di Flavio Adducci, Benvenuti all’Inferno! si basa sull’ebook autoprodotto Nel Segno del Marchio Nero, pubblicato nel marzo 2019. La versione finale, oltre che stampata, è stata ampliata, corretta e introdotta da una prefazione firmata dal nostro redattore Francesco “Raven” Gallina. Classe 1989, Adducci gestisce dal 2008 la webzine Timpani allo Spiedo ed è attivo nel progetto noisegrind xSenselessxPositivityx.

Come anticipato, il libro si interessa al proto-black metal e prende in esame il periodo compreso tra i primi anni ’80 e il 1991, l’anno di apertura dell’Helvete a Oslo, che segna simbolicamente l’inizio della seconda e più celebre ondata black metal. Se questa gode di caratteristiche definite e facilmente reperibili, non si può dire lo stesso per la precedente. Come scrive Gallina nella prefazione, negli anni ’80 non solo il black non era così facilmente catalogabile, ma non era nemmeno distinguibile con precisione dagli altri generi (p. 7). Più che ad un movimento coerente e organizzato, la cosiddetta first wave of black metal somigliava più ad un enorme calderone in cui gruppi diversissimi tra loro si scontravano nel cuore di un fluidissimo e magmatico plasma musicale. A questo si aggiunge il fatto che a quei tempi, lo stesso termine black metal assumeva significati diversi a seconda del contesto di utilizzo. Per questo motivo, Adducci consacra il primo capitolo dell’opera proprio alla definizione di proto-black metal. Un compito difficile perché non si trattava all’epoca di un genere a sé stante, scrive l’autore (pp. 14-15), ma piuttosto di un’etichetta data a tutta una serie di gruppi il cui minimo comune denominatore era suonare un heavy metal dalle atmosfere sataniche e oscure. Per dare sostanza a quest’etichetta superficiale, bisogna focalizzarsi moltissimo sulle varie scelte musicali/attitudinali/esecutive/estetiche/liriche dei gruppi che saranno analizzati nel corso dell’opera.

Il contenuto, escluse introduzioni, conclusioni e appendici, si può dividere fondamentalmente in due parti. La prima, introduttiva, getta le basi contestuali che avrebbero portato alla formazione della prima ondata black metal, analizzata in maniera antologica nella seconda porzione dell’opera. Vero cuore del libro, questa è divisa in ben 27 capitoli dedicati ad altrettante scene nazionali o sovraregionali (Sud-est asiatico, Europa orientale). Questa struttura chiara è proprio uno dei maggiori punti positivi di Benvenuti all’Inferno!, perché permette al lettore di muoversi facilmente all’interno di un’opera piuttosto fitta. L’enorme quantità di informazioni e di dettagli contenuti nelle sue oltre 400 pagine è ovviamente l’altro grande pregio del libro: Adducci non si accontenta di parlare dei contesti geografici più noti (Inghilterra, Svezia, Germania, Stati Uniti, Italia, Svizzera ed eventualmente Brasile), ma va ad analizzare tantissime scene periferiche, quasi tutte con la loro ragion d’essere, come ad esempio Israele, Spagna, Argentina, Giappone, Perù e Colombia. In ogni capitolo poi, l’autore non limita l’analisi ai gruppi conosciuti ai più, ma va a ripescare moltissime band, spesso vissute e dimenticate nel giro di una manciata di demo. Un processo fondamentale vista la natura fortemente underground del fenomeno. Malgrado questa valanga di dati, viene fortunatamente scongiurato l’effetto “elenco”, grazie ai numerosissimi aneddoti e alle digressioni continue dell’autore, che traccia i contorni propri a ogni “scena”, spesso iscritta anche nel contesto storico del periodo.
Più sfilacciata appare invece la prima sezione, a tratti affascinante ma non sempre pertinente. L’autore inizia il suo discorso molto lontano, addirittura dal bluesman Robert Johnson, per poi passare alla Chiesa di Satana di La Vey, i Beatles e i Led Zeppelin. Questa scelta appare un po’ forzata: i vari musicisti provengono da contesti, culture ed epoche molto diverse, che poco hanno a che spartire con il black metal e la sua origine. I primi capitoli offrono tuttalpiù una panoramica abbozzata del satanismo in musica, tema trasversale ma che trova spiegazioni e motivazioni differenti in ognuna delle situazioni descritte. Più solidi invece i due capitoli finali della prima parte, dedicati rispettivamente ai Motorhead e alla NWOBHM e quindi necessari per ancorare lo sviluppo del proto-black metal nel suo vero contesto d’origine. L’esame di questi soggetti è però affrontato in maniera fin troppo dettagliata e minuziosa, allungando inutilmente le premesse che portano al nucleo dell’opera. La sovrabbondanza di informazioni caratterizza tutta l’opera e, benché “generosa”, costituisce alla lunga uno dei punti deboli del libro, appesantito dalle troppe divagazioni. Anche se corretti nei contenuti, molti passaggi evocano fatti conosciuti dalla maggior parte dei lettori, o semplicemente inutili. La lunga parte dedicata al mosh (pp. 154-157), pratica che lo stesso autore dice non venire praticata dai fan del black metal, così come la parentesi sui Manilla Road, giustificata con l’argomento che l’epic metal sarebbe incredibilmente riuscito a influenzare buona parte del metal estremo, compreso quindi il black (pp. 142-143) ne sono esempio. L’abbondante appendice sullo speed metal, una trentina di pagine, può essere considerata nello stesso modo.

Sarebbe però sbagliato parlare di veri “difetti”, quanto piuttosto di una certa mancanza di sintesi, che non pregiudica seriamente la qualità del lavoro. Un altro punto ambivalente è costituito dal linguaggio leggero e colloquiale utilizzato dall’autore. Se da un lato questo registro rende la lettura scorrevole, dall’altro rischia di risultare talvolta eccessivo: si segnalano in particolar modo il ricorso smodato al punto esclamativo, l’uso colorito degli aggettivi (scioccanti concerti teatrali satanici, p. 33, arpeggi maledetti e voci pulite mistiche, p. 75), così come qualche uscita evitabile (e pensare che undici giorni prima mi ero fatto il baffo alla Lemmy!, p. 46). Si tratta però di un elemento formale, senza ripercussioni sul contenuto del libro e il cui peso dipende anche dai gusti personali del lettore.

In definitiva, non possiamo che valutare più che positivamente Benvenuti all’Inferno!: il carattere specifico e la natura difficilmente catalogabile del soggetto giustifica ampiamente che questo venga trattato in un libro. Pur non rivoluzionando la percezione del proto-black metal, l’opera ne fornisce una visione globale, completa e dettagliata. La lettura è quindi consigliata non solo a chi si interessa strettamente a questo fenomeno, ma a chiunque voglia approfondire la nascita del metal estremo in senso lato e conoscere meglio il versante più oscuro e sulfureo degli anni ’80. Flavio Adducci firma un’opera vasta e circolare, che grazie a un impressionante lavoro enciclopedico, risulta tanto ricca nei fatti quanto viva nell’abbondanza di dettagli, informazioni e aneddoti forniti. Le imperfezioni citate non intaccano quindi un libro che, ogni due paragrafi, invoglia l’ascoltatore ad aprire YouTube per ascoltare le miriadi di gruppi più o meno importanti, underground o improbabili di cui si parla – e di cui, in moltissimi casi, trovate le recensioni nel nostro database.

:: ::: ::: RIFERIMENTI ::: ::: :::
AUTORE: Flavio Adducci
TITOLO: Benvenuti all’Inferno! Storia delle origini del Black Metal
EDITORE: Officina di Hank
PAGINE: 414
ISBN: 979-12-80133-09-0
PREZZO: € 17,10



DEVIL1
Giovedì 21 Gennaio 2021, 12.04.32
3
In effetti è scritto stile fanzine e alcune cose sono fuori luogo, alcune considerazioni frutto dell'entusiasmo giovanile Però c'è tanta roba
DEVIL1
Giovedì 21 Gennaio 2021, 12.04.27
2
In effetti è scritto stile fanzine e alcune cose sono fuori luogo, alcune considerazioni frutto dell'entusiasmo giovanile Però c'è tanta roba
ManuHell
Lunedì 18 Gennaio 2021, 16.35.07
1
Bellissimo libro, finito proprio ieri (17 gennaio). Sono quasi completamente d'accordo con ogni punto descritto nella recensione, "quasi" perché personalmente non trovo forzati i capitoli iniziali dedicati ai vari Johnson e Led Zeppelin; visto il tema principale del lavoro di Flavio Adducci, credo sia un punto a favore essere partito da chi la "Musica del Diavolo" la ha storicamente creata. Libro consigliatissimo!
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18/01/2021
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BENVENUTI ALL`INFERNO!
Storia delle origini del black metal
 
 
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