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BOLOGNA 1980 - Il concerto dei Clash in Piazza Maggiore nell’anno che cambiò l’Italia
24/01/2021 (756 letture)
Il 2020 è stato un anno prolifico dal punto di vista letterario, con alcune uscite a tema musicale che si sono piacevolmente distinte nel panorama italiano contemporaneo; di alcune abbiamo parlato su queste pagine e ora chiudiamo il cerchio con l’ennesima interessante pubblicazione da parte di Goodfellas, che si sta rivelando, oltre che validissima etichetta, anche casa editrice foriera di curiosità imperdibili per ogni cultore di musica a 360 gradi che si rispetti.
A me, che sono modenese di origine, ma legatissimo a Bologna, oltre che per origini famigliari, anche e soprattutto per motivi di studio, non poteva sfuggire assolutamente questo volume dal titolo emblematico ed abbastanza programmatico di per sé, tanto da non poter lasciare indifferenti: Bologna 1980. Il concerto dei Clash in Piazza Maggiore nell’anno che cambiò l’Italia.
Sugli autori/curatori dell’opera si può stare più che tranquilli e i loro nomi sono garanzia di qualità assoluta: Oderso Rubini non ha bisogno di presentazioni, la sua figura costituisce un vero e proprio monumento in campo punk e new wave specificamente bolognese; la sua storia è legata alle leggendarie etichette Harpo’s Bazar e Italian Records e di conseguenza alla nascita e alla diffusione dei dischi più celebri di band come Gaznevada, Skiantos e Confusional Quartet. Come scrittore invece il suo intento è da sempre quello di storicizzare proprio quella scena alternativa nata a Bologna sul calare degli anni ’70 attraverso libri tematici di indubbio interesse, tra cui personalmente voglio citare Largo all'avanguardia. 50 anni di musica rock a Bologna del 2011.
Allo stesso modo Ferruccio Quercetti è una penna nota nell’ambito delle riviste musicali italiane, oltre a suonare nei CUT dal 1996 e col suo progetto solista Ferro Solo.
Aleggia poi in tutte le pagine la presenza di Massimo Buda, altro nome noto del giornalismo musicale italiano, il quale intervistò proprio Joe Strummer in occasione del concerto bolognese del 1980, facendo luce su quella questione relativa ad una maglietta delle Brigate Rosse che aveva fatto andare in fibrillazione l’opinione pubblica italiana.

Il vero obiettivo del libro di cui stiamo per parlare è però molto più interessante di quello che si potrebbe immaginare fermandosi al titolo: non si tratta di fornire una sterile cronaca di quello che con pochi dubbi fu uno dei concerti più importanti e significativi mai tenuti in Italia, ma piuttosto i vuole tracciare un’indagine socio-politica e culturale su una città magica come Bologna, da sempre principale polo culturale ed alternativo del nostro Paese, ma in maniera specifica dagli anni ’70 in poi. Difatti sin dalla copertina è alla parola “Bologna” che viene dato maggior risalto invece che a “Clash”.
Questi sono comunque dettagli, ma è interessante notare come il libro si rivolga al lettore non come un memoriale entusiasta e distante – c’è spazio chiaramente anche per i ricordi e sono tanti – ma come un saggio dotato di una profondità non scontata, capace di far riflettere in più di un’occasione.
I due curatori lasciano la maggior parte dello spazio ai protagonisti diretti di quell’avventura che cambiò il volto del capoluogo emiliano nel 1980 e le fonti utilizzate, oltre alle voci odierne di chi c’era allora sono davvero molte. In questo senso il libro si divide in due macro-sezioni ben distinte: la prima risulta alla fine dei conti la più interessante e si concentra sul delineare una panoramica quanto più ampia e dettagliata sulla società nella Bologna di fine anni ’70, dal punto di vista politico e culturale. Entriamo direttamente negli uffici comunali della città e scopriamo i retroscena politici che lentamente portarono all’organizzazione del concerto dei Clash in Piazza Maggiore; la volontà di un comune ridotto allo sfascio per colpa dei movimenti del ’77 e del sempre crescente malcontento giovanile di riacquistare credibilità proprio nei confronti di quei giovani disillusi dal sogno comunista della Bologna figlia del P.C.I. si definisce lentamente grazie all’intervento di figure chiave della città, note allora come oggi. Mentre la politica si arrabatta dietro a questioni burocratiche che possano ridisegnare una Bologna adatta ai giovani, tutto intorno la cultura alternativa esplode, dapprima grazie alle novità rappresentate dal DAMS e dai nuovi corsi di musica sperimentale ed elettronica istituiti al conservatorio G.B. Martini e in secondo luogo grazie alle radio libere come Radio Alice. E ancora si smuove il mondo del fumetto e dell’arte grafica, insieme a quello del teatro e dell’arte performativa più libera. Il punk in Inghilterra è già nato, morto ed evoluto, ma in Italia arriva con il solito ritardo e in maniera trasfigurata, così che i nascenti artisti del nostro Paese possano apprezzarne parte dell’essenza e radicalizzarla in maniera personale.

Queste sono le prime pagine del libro, ma i dettagli sono ancora tanti e gli spunti di riflessione anche. Viene dato risalto al sorgere del punk in Italia attraverso le band bolognesi più celebri e di conseguenza la nascita di un vero e proprio movimento che culmina nello storico concerto Bologna Rock del 1979.
Questa prima sezione si chiude con il lucido ricordo di Walter Vitali, ex sindaco di Bologna nei primi anni ’90 e parte integrante della dirigenza di Renato Zangheri – sindaco invece dal 1970 al 1983 – negli anni di fuoco qui trattati.
Da questo momento in poi invece gli autori spostano il baricentro della loro trattazione sui Clash e sulla loro carriera, tracciandone un ritratto breve, ma utile per contestualizzarne la storia nell’ambito specifico della trattazione. Se però volete avere maggiori consigli di lettura sulla storia dei Clash ci penserà la nutrita bibliografia in coda al volume a soddisfare i vostri appetiti. Anche in questo caso la lettura è interessante, anche se è palese come gli autori siano di parte, sottolineando in più di un’occasione la grandezza della band di Joe Strummer di fronte a tutto e a tutti, con l’ardore del fan sfegatato che talvolta sormonta quello dello scrittore lucido e obiettivo. Si fa notare piacevolmente l’inserto a cura di Red Ronnie, con la sua intervista allo stesso Strummer datata 2 novembre 1980, dotata di estrema lucidità e spirito critico.

Ecco dunque che si arriva alla parte centrale del libro, dove tutti i particolari relativi al concerto dei Clash in Piazza Maggiore il primo giugno del 1980 vengono svelati. Non manca nulla: dai motivi per i quali la data del concerto venne anticipata di un giorno con relativo sdegno da parte del batterista Topper Headon fino all’arcinoto ritardo da parte di quest’ultimo, che costrinse la band a iniziare il concerto con gran ritardo e con alle pelli il batterista della band d’apertura; dai vari gruppi di punk italiani che per la prima volta si ritrovarono insieme sotto i portici di Bologna fino alle proteste del collettivo rappresentato dai RAF Punk, che cercarono di sabotare il concerto fino all’ultimo minuto con scarso successo.
Sulla protesta a sfondo anarchico del gruppo di Helena Velena (all’epoca Jumpy Velena) viene dedicata una breve e interessante sezione, che descrive anche alcuni retroscena della Attack Punk Records, il cui primo disco inciso fu il 7” Schiavi Nella Città Più Libera Del Mondo (1982), un titolo che irrideva un noto slogan coniato dal sindaco Zangheri prima dei fatti del ‘77. Nelle parole di Laura Carroli – batterista dei RAF Punk – e della stessa Helena Velena si passa attraverso l’ideologia anarco-pacifista figlia diretta dei Crass, che arrivò e venne diffusa in Italia proprio per merito delle figure appena citate. Il gruppo che gravitava intorno a Velena e Carroli viene ricordato nel contesto del concerto dei Clash per via del volantino che questi distribuirono in Piazza Maggiore il giorno stesso dell’evento, dove si denunciavano il comune e i rappresentanti della politica bolognese di fornire, attraverso un evento gratuito così imponente come quello del concerto della band punk per antonomasia, nient’altro che uno specchietto per le allodole mascherato da punk. Il punto focale sul quale si basava la protesta era rappresentato dalla firma da parte dei Clash con il colosso discografico CBS, che di fatto li rendeva agli occhi dei punk dei venduti. Di conseguenza il concerto non aveva alcun valore rivoluzionario, ma faceva parte di un disegno precostituito molto più conservatore e autoritario di quanto potesse sembrare. La coscienza politica ostentata dai membri della futura Attack Punk Records cozzava con quello della maggior parte dei giovani accorsi in piazza per godersi un semplice concerto gratis, ma lasciò un segno profondo nel cuore di molti futuri punx (la dicitura non è scelta a caso) italiani e anzi, questo evento fu cruciale per far germogliare i semi della scena anarco-punk italiana e in seguito di buona parte della scena hardcore.
Le quasi cento pagine che chiudono il libro sono totalmente dedicate al concerto e si susseguono le memorie dei presenti sopra e sotto il palco, oltre a quelle di chi non c’era, ma che bene o male è stato influenzato da questo evento. Si parte dai ricordi non proprio piacevoli di Raffaele Riefoli – in arte Raf – che si trovò allora nello scomodo ruolo di opening act con i suoi Café Caracas, in compagnia di un allora sconosciuto Ghigo Renzulli. Da una parte è triste, dall’altra fa sorridere maliziosamente il fatto che chiunque nomini il trio fiorentino devoto al sound dei primi Police non ne parli mai in toni positivi, tutt’altro. Difatti la band fu accolta con una valanga di sputi, ortaggi e insulti da parte del pubblico di Piazza Maggiore, un trattamento che veniva riservato spesso alle band di apertura nei concerti italiani.
Se il racconto del concerto è appassionante, le voci di chi segue lo sono progressivamente meno e gli stessi identici dettagli che vengono reiterati ciclicamente appesantiscono decisamente la lettura e fanno calare l’interesse nel lettore. È apprezzabile il fatto che siano state recuperate più fonti possibili capaci di delineare un riassunto completo e una visione condivisa del concerto; viene trasmesso in maniera chiara il lascito culturale e in un certo modo “spirituale” che il concerto dei Clash a Bologna riuscì a instillare nel cuore di tantissime persone che poi fecero della musica la loro vita, ma queste testimonianze finiscono per essere oltremodo ridondanti, terminando la lettura di fatto in maniera più tiepida rispetto ai primi capitoli.
Questo è comunque un piccolo neo che magari potrà non risultare così incisivo per altri lettori e in ogni caso non mina in maniera significativa tutto il buono che Bologna 1980. Il concerto dei Clash in Piazza Maggiore nell’anno che cambiò l’Italia presenta nelle sue 239 pagine.

In conclusione se siete appassionati dei Clash e se vi affascina la storia della cultura punk e alternativa in Italia la lettura di questo bel libro è assolutamente consigliata. Se poi siete bolognesi l’acquisto è d’obbligo!
Ultima menzione la meritano le foto che costellano di tanto in tanto le pagine e che costituiscono un ottimo corollario alla lettura. Suona banale, ma le fotografie che ritraggono Bologna nel 1980 sono commoventi e donano il ritratto di una città magica che continua ad essere patria della musica e dell’arte più interessante e rivoluzionaria d’Italia, la quale speriamo possa continuare a brillare ancora per moltissimi anni.

::: ::: ::: RIFERIMENTI ::: ::: :::
AUTORE: Oderso Rubini e Ferruccio Quercetti (a cura di)
TITOLO: Bologna 1980. Il concerto dei Clash in Piazza Maggiore nell’anno che cambiò l’Italia
EDITORE: Goodfellas
COPERTINA: Flessibile
PAGINE: 239
EAN: 9788899770204
PREZZO: € 25,00



Galilee
Martedì 26 Gennaio 2021, 20.37.01
12
7 messaggi? Che è successo? Grazie Black. Sicuramente si tratta di quel concerto. Andrò a dare una sbirciatina.
Black Me Out
Martedì 26 Gennaio 2021, 18.57.33
11
Ciao @Galilee, spero che potrai recuperarlo questo libro. Sui Ramones esiste solo un concerto che storicamente viene ricordato: 14 febbraio 1980, al Palasport di Reggio Emilia, di spalla agli U.K. Subs; la sera successiva è la volta del Palasport di Udine ed il 16 quella del Palalido di Milano. Un giorno di sosta e chiusura il 18 febbraio al Palasport di Torino. Era il tour di "End Of The Century" e dato l'anno ci può stare che il buon Stefano Belisari abbia potuto partecipare alla data di Milano. Gli EELST devono poi gran parte della proprio iconografia agli stessi Ramones e il cerchio si chiude. Se ne vuoi sapere di più sul sito Ramonestory c'è un dettagliatissimo racconto di quelle date italiane. @Indigo Grazie per il tuo commento, magari questo libro potrebbe essere un buon regalo di compleanno per tuo papà!
Galilee
Martedì 26 Gennaio 2021, 13.05.12
10
Sicuramente interessante. In un intervista a Elio di Elio e le storie tese, alla domanda il concerto che ti cambio la vita? Rispose uno dei Ramones. Disse che fu in assoluto il primo concerto rock punk ad arrivare in Italia. Si parla di anni 70 credo. Ne sai qualcosa Black me out. Comunque questo libro prima o poi lo prenderò di sicuro.
Galilee
Martedì 26 Gennaio 2021, 13.05.11
9
Sicuramente interessante. In un intervista a Elio di Elio e le storie tese, alla domanda il concerto che ti cambio la vita? Rispose uno dei Ramones. Disse che fu in assoluto il primo concerto rock punk ad arrivare in Italia. Si parla di anni 70 credo. Ne sai qualcosa Black me out. Comunque questo libro prima o poi lo prenderò di sicuro.
Galilee
Martedì 26 Gennaio 2021, 13.05.10
8
Sicuramente interessante. In un intervista a Elio di Elio e le storie tese, alla domanda il concerto che ti cambio la vita? Rispose uno dei Ramones. Disse che fu in assoluto il primo concerto rock punk ad arrivare in Italia. Si parla di anni 70 credo. Ne sai qualcosa Black me out. Comunque questo libro prima o poi lo prenderò di sicuro.
Galilee
Martedì 26 Gennaio 2021, 13.05.07
7
Sicuramente interessante. In un intervista a Elio di Elio e le storie tese, alla domanda il concerto che ti cambio la vita? Rispose uno dei Ramones. Disse che fu in assoluto il primo concerto rock punk ad arrivare in Italia. Si parla di anni 70 credo. Ne sai qualcosa Black me out. Comunque questo libro prima o poi lo prenderò di sicuro.
Galilee
Martedì 26 Gennaio 2021, 13.05.01
6
Sicuramente interessante. In un intervista a Elio di Elio e le storie tese, alla domanda il concerto che ti cambio la vita? Rispose uno dei Ramones. Disse che fu in assoluto il primo concerto rock punk ad arrivare in Italia. Si parla di anni 70 credo. Ne sai qualcosa Black me out. Comunque questo libro prima o poi lo prenderò di sicuro.
Galilee
Martedì 26 Gennaio 2021, 13.04.57
5
Sicuramente interessante. In un intervista a Elio di Elio e le storie tese, alla domanda il concerto che ti cambio la vita? Rispose uno dei Ramones. Disse che fu in assoluto il primo concerto rock punk ad arrivare in Italia. Si parla di anni 70 credo. Ne sai qualcosa Black me out. Comunque questo libro prima o poi lo prenderò di sicuro.
Galilee
Martedì 26 Gennaio 2021, 13.03.49
4
Sicuramente interessante. In un intervista a Elio di Elio e le storie tese, alla domanda il concerto che ti cambio la vita? Rispose uno dei Ramones. Disse che fu in assoluto il primo concerto rock punk ad arrivare in Italia. Si parla di anni 70 credo. Ne sai qualcosa Black me out. Comunque questo libro prima o poi lo prenderò di sicuro.
Indigo
Lunedì 25 Gennaio 2021, 19.30.41
3
Ottimo articolo che probabilmente farò leggere anche a mio papà: lui ha visto i Clash a Milano nel 1984 se non erro, ha ancora il biglietto e lo custodisce gelosamente Poi in generale sono un gruppo che apprezza e uno dei primi esempi di rock che io abbia mai sentito grazie ad un cd con i singoli più famosi. Rock the casbah stratosferica, per non parlare di the magnificent seven che alcuni considerano proto rap rock...Band eccellente e sempre avanti. Bravo @Alex ad aver analizzato questo capitolo in cui storia, cultura e musica si intrecciano.
Black Me Out
Lunedì 25 Gennaio 2021, 17.17.02
2
@jitterbug Commento dell'anno, non c'è che dire...
jitterbug
Lunedì 25 Gennaio 2021, 13.25.17
1
la Sardina ha parlato!
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24/01/2021
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BOLOGNA 1980
Il concerto dei Clash in Piazza Maggiore nell’anno che cambiò l’Italia
 
 
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