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IN TORMENTATA QUIETE - Comporre con le parole
15/02/2021 (406 letture)
Ben quattro anni sono passati da Finestatico, il quarto disco dei bolognesi In Tormentata Quiete. Ora, il gruppo avant-garde metal è in procinto di pubblicare Krononota, il nuovo album che chiuderà il concept avviato con il primo demo I Tre Attimi del Silenzio. Abbiamo raggiunto via e-mail Antonio Ricco, tastierista e membro fondatore, per rispondere a qualche domanda sul gruppo, sul disco e sulla musica in generale.

Pez: Ciao ragazzi e benvenuti su Metallized! Prima di tutto come state?
Antonio: Diciamo che togliendo il momento molto particolare che il mondo sta vivendo, stiamo tutti bene. Grazie.

Pez: Sono quattro gli anni che separano Finestatico da Krononota, cosa è successo in questo lungo lasso di tempo?
Antonio: Tra cambi di line-up, concerti, stesura del nuovo disco e relativa registrazione, di cose ne abbiamo fatte. Se conti anche che abbiamo dovuto rallentare come tutti a causa della pandemia capirai che, alla fine, quattro anni non sono così tanti.

Pez: Vorrei dividere l'intervista in due parti: la prima incentrata sui testi e il concept mentre la seconda sulla musica in sé. Come prima domanda volevo chiederti: avete presentato Krononota come il capitolo finale del vostro concept sulla vita di un uomo, ti va di riassumerci la storia?
Antonio: In verità, l'ho riassunta così tante volte che non è che ne abbia molta voglia :-), ad ogni modo farò uno sforzo per voi (poi dicono che sono cattivo!). Si parte da I Tre Attimi del Silenzio che sono i tre momenti in cui l'uomo è solo e costretto a riflettere su sé stesso e sul concetto di vita. Si passa ad InTormentataQuiete, che sono i pensieri prodotti da quei momenti (battaglie personali, rabbia, rancori, amori, perdite e illusioni di successo conditi con un urlo che riassume il tutto: “IO VOGLIO VIVERE”) e riflettendo sulle troppe delusioni, stroncature e sofferenze che giungono sull'Uomo in conseguenza al suo desiderio creativo (Zeus), l'uomo conclude che è meglio una “non vita”. “Non vita” che però non può durare! In Teatroelementale, alla fine l'Uomo inizia ad ascoltare la sua coscienza e quindi ha una sorta di risveglio e capisce che è molto meglio una Vita sofferta ad una “non vita” lasciata scorrere. In Cromagia, abbiamo le varie spinte emotive che portano l'Uomo all'esigenza della comunicazione che diviene arte perché non ha nessuna finalità ultima. In Finestatico, l'Uomo guarda le sue creazioni e si perde in esse iniziando un viaggio introspettivo che viene paragonato ad un viaggio nell'universo. Diciamo che l'Uomo ha delle “visioni” dettate dalle emozioni che suscitano in lui i suoi lavori. E poi arriviamo a Krononota. L'Uomo, ormai vecchio, ha deciso di “misurare” il suo tempo... Non ti dirò altro su Krononota perché non ho intenzione di spoilerare nulla. Ovviamente ogni album ha anche un'altra chiave di lettura personale che lo rende anche autoconclusivo, ma voglio lasciare la libertà ad ogni ascoltatore di giungere alle sue conclusioni.

Pez: Ogni brano di Krononota è anticipato da un breve testo introduttivo. Ho trovato ognuno di essi molto biografico, perciò vi chiedo se questi testi sono tratti da eventi personali o vicini a voi.
Antonio: Prima di rispondere a questa domanda vorrei sottolineare una scelta fatta dal gruppo. Nella versione “fisica” del disco i testi sono letti da un attore, Davide Zagnoli. Letture che non ci saranno nelle versioni digitali. Questa scelta sofferta è stata presa perché ci rendiamo conto che Krononota va vissuto tenendo il booklet in mano e, lasciandosi rapire dalla voce di Davide, sarà facile poi perdersi nelle visioni dei disegni che ha fatto per noi Federica Suriani ed immergersi nei testi. Stiamo provando a spingere chi ci segue a sedersi e prendersi un'ora per sé per tuffarsi completamente nel nostro mondo e lasciarsi guidare dalle note in un viaggio che ripercorre luoghi e momenti specifici! Tornando alla domanda. L'Uomo raccontato dagli In Tormentata Quiete è cresciuto con noi. Se prima si limitava a osservare il mondo ora agisce e si racconta! “Ci mette la faccia”, quindi si...questo è l'album che più mi racconta!

Pez: Domanda semplice ma secondo me mai banale visto l'importanza che date ai testi, voi scrivete prima quest'ultimi o la musica? Come capite quando vanno “d'accordo”?
Antonio: Io parto sempre da un racconto che ho in testa, dopodiché parlo agli altri delle emozioni che mi servono e cerchiamo di raccontare quelle emozioni attraverso le note. Poi io riarrangio il testo alle note seguendone la musicalità. Spesso mi è difficile raccontare esattamente che emozione voglio e questo può portare a dei piccoli scontri artistici (soprattutto con le voci). Quando le note mi raccontano le emozioni di cui ho bisogno per narrare quello che devo con le parole, allora un brano può considerarsi “melodicamente” finito anche se in realtà il brano non è mai finito. Piccoli arrangiamenti continuano ad esserci anche quando un brano è stato registrato. Questo è anche uno dei motivi per cui raramente troverai un pezzo In Tormentata Quiete costruito come un cerchio (il classico strofa/ritornello/variazione/ritornello/chiusura), sarà invece sempre un brano “evolvente” in quanto anche le note devono avere la stessa narrativa del testo!

Pez: Nella line-up avete ben tre voci: una femminile, una maschile e l'ultima che cura le parti growl/scream. Come scegliete quali voci devono cantare i versi dei testi? Le prime due inoltre sono nuove nel gruppo, come vi siete trovati a lavorare con loro?
Antonio: Di solito sono io ad indicare loro dove entrare basandomi sul racconto del testo lasciando poi alla espressività di ognuno di dare personalità alla parte. Quello che non appare mai nei booklet (per mia scelta, sono piccoli tricks compositivi), quando scrivo i testi di un brano, do ad ogni voce un ruolo, una sorta di piece teatrale dove ogni voce interpreta un personaggio e i tre dialogano spesso tra loro o si rivolgono all'ascoltatore (per capire questo devi seguire i testi e capire con chi parlano seguendo la persona del verbo) questo rende chiaro a me quando devono entrare e a loro cosa interpretare. Poi questi ruoli spariscono nel booklet per diventare un corpo unico perchè, alla fine, i personaggi interpretati da loro, sono sempre elementi incorporei ed eterei che sono al nostro interno, quindi quello che imbastiamo è realmente il teatro della vita dove l'unico attore è l'Uomo con i suoi mille personaggi. Samantha e Davide hanno dovuto capire al meglio cosa significasse In Tormentata Quiete ma, dopo esserci amalgamati, siamo riusciti ad avere anche la loro personalità al servizio del nostro raccontare.

Pez: Dal punto di vista lirico trovo i testi molto poetici e profondi, avete qualche influenza proveniente dal mondo letterario?
Antonio: Tutto quello che leggo e ascolto può influenzarmi quindi non ti so rispondere.

Pez: Parlando della musica invece ho trovato questo lavoro meno “pesante” di Finestatico e più “folk” (con strumenti che oserei dire fuoriluogo come la fisarmonica), come avete lavorato? Avete cambiato qualcosa nel vostro modo di lavorare?
Antonio: Dipende sempre da cosa dobbiamo raccontare. Finestatico parlava di visioni ed emozioni che bloccano il cuore quindi doveva essere un album “metal” ma non “rozzo”, Krononota parla del racconto malinconico di un “vecchio” che pensa al passato quindi doveva essere meno “pesante”. Un domani potresti trovare un disco che sia “death” o magari “black” o come ti pare a te. Noi non ci siamo mai preoccupati di “come suona” in termini di “genere” o “pesantezza”. Noi abbiamo un racconto, questo racconto ci suscita emozioni e poi sta, a chi ascolta, decidere se sono situazioni più “pesanti” o meno. E poi sugli strumenti...io non credo che ci siano strumenti fuori luogo. In Finestatico abbiamo chiesto a Irene Panfili di usare il suo clarinetto per arricchire alcuni brani e siamo molto soddisfatti del risultato finale. Per Krononota abbiamo chiesto a Daniela Taglioni di intervenire in alcuni brani per dargli quella spinta in più. È sempre una questione di “emozioni” che vuoi trasmettere. In base a quello, decidi quale strumento vorresti avere. In Krononota avrei voluto anche inserire una parte di armonica a bocca ma non ho trovato nessuno, capace di suonare quello strumento, che si sia voluto mettere in gioco. Ci sono molti pregiudizi da parte di noi musicisti sul pensare uno strumento o uno stile adatto ad un tipo di musica e di questa cosa mi rammarico.

Pez: Nei brani, uno dei protagonisti principali è il sassofono suonato da Alessandro Carnevali. Come siete entrati in contatto con lui? Pensate che sia riuscito a dare quel tocco in più ai brani?
Antonio: Abbiamo fatto un'inserzione su Facebook e lui ha risposto. Purtroppo ha avuto poco tempo per comporre le parti. Ritengo che il suono del sax sia un qualcosa di unico e sognante e quando entra sicuramente riesce ad arricchire il brano.

Pez: Quale pensi sarà il prossimo step evolutivo per gli In Tormentata Quiete? Pensate di avere raggiunto il vostro apice dal punto di vista compositivo o credete di avere ancora qualcosa in più da dare ai vostri brani?
Antonio: Non ne ho idea. Non so cosa intendi per apice… Per noi ogni disco, a livello compositivo, è un “apice” che ci soddisfa perché racconta al meglio quello che volevamo. Da un punto di vista realizzativo siamo sempre legati ai soldi! Per fortuna che i due Simone (Mularoni e Bertozzi) capiscono sempre cosa vogliamo fare e riescono a far suonare il disco in maniera superlativa. La cosa che mi soddisfa realmente è che quando ascolti un nostro album puoi capire già dalle prime note che è roba nostra nonostante ogni disco sia diverso l’uno dall'altro. Continueremo a comporre finché avremo l'esigenza di raccontare! Quando questa esigenza cesserà ti assicuro che non andremo avanti riciclandoci ma semplicemente finiremo!

Pez: In questo periodo così difficile per tutti, come pensate di far passare il tempo in attesa di tornare a suonare dal vivo? Avete già iniziato a scrivere qualcosa?
Antonio: Io sto scrivendo il racconto che vorrò musicare e poi sto buttando giù qualche melodia, ma gli In Tormentata Quiete sono animali da sala prove. Le melodie le diamo in pasto alla sala prove per farle divenire un brano. Senza sala prove In Tormentata Quiete è una creatura dormiente. Inoltre una parte di noi sta soffrendo tantissimo il non poter salire su un palco ed entrare in contatto con tutti quelli che condividono il nostro viaggio. E' un periodo duro ma l'uscita di Krononota ci rende felici e speranzosi che presto ricominceremo e In Tormentata Quiete si sveglierà dal letargo forzato. L'unica cosa che veramente ci rattrista è la chiusura di molti locali dove abbiamo suonato e che già lottavano ogni giorno per poter permettere a gruppi come il nostro di poter suonare. Vorrei dare a tutti loro un abbraccio virtuale e ringraziarli per quello che hanno fatto a favore della musica non commerciale italiana.

Pez: Io ho terminato le domande, siete liberi di dire quello che volete ai nostri lettori.
Antonio: Vorrei chiudere ringraziando Luca Antoniazzi che come al solito ha curato la progettazione grafica del nostro booklet e tutti gli artisti che hanno contribuito a Krononota. Chiedo a tutti quelli che credono negli In Tormentata Quiete di iscriversi al nostro Patreon per sostenerci (offriteci un paio di caffè al mese) perché adesso che si riprenderà a suonare molti locali avranno grossi problemi a darci un cachet e, se volete vederci suonare in giro, avremo bisogno di trovare dei mecenati disposti a finanziare la nostra arte.



MetaFlaz
Sabato 20 Febbraio 2021, 8.59.34
2
Grandissimo gruppo, che ascolto sempre con piacere, anche se, personalmente, mi piacerebbe che ogni tanto fossero un po' più incazzati a livello strumentale eh eh
McCallon
Lunedì 15 Febbraio 2021, 18.58.38
1
Trovo interessante la necessità, da parte di un artista, di invogliare l'ascoltatore a godersi l'opera con il booklet in mano, e non mentre si fa la lavastoviglie o il bucato. E' bello vedere che qualcuno abbia ancora questo approccio in un mondo di musica usa e getta.
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