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CHILDREN OF BODOM - Omaggio ad Alexi Lahio
06/02/2021 (1277 letture)
A conferma del fatto che può sempre andare peggio, l’anno corrente ci accoglie con una delle notizie più tragiche che abbiano toccato il mondo del metal. Sebbene sia risalente agli ultimi giorni del famigerato, la notizia della morte di Alexi Laiho viene riportata il 4 gennaio, a quasi un anno dalla scomparsa di un’altra leggenda come Neil Pearth. La famiglia prende a mio avviso l’ottima decisione di non rendere pubbliche le cause della morte, ma l’elemento a lasciare di sasso la scena metal non è tanto il motivo del decesso, quanto l’età. Era già accaduto recentemente che un altro cantante ci avesse lasciato a soli 41 anni, sebbene in circostanze diverse. La notizia aveva scioccato gli appassionati del rock, ma sarebbe più giusto dire il mondo della musica in generale vista la caratura mediatica di un personaggio come Chester Bennington e l’opinione pubblica si era raccolta a celebrare il dolore della tragedia. A distanza di soli tre anni un’altra perdita scuote il panorama metal, ed il destino ha voluto che si trattasse di un altro gruppo tanto controverso quanto significativo. Se i Linkin Park erano tra le band che mi avevano iniziato ad un certo tipo di musica e fatto scoprire l’universo metal, qualche tempo dopo i Children of Bodom sono stati quelli che mi hanno aperto le porte alla parte più estrema del genere. Nonostante all’epoca mi fossi già imbattuto in Satyricon, Moonspell, Kreator e molti altri, sono stati sicuramente i finlandesi il gruppo di traino verso certi territori. Quantomeno lo sono stati più di tutti, quindi potete capire come mai le due notizie non mi abbiano lasciato indifferente, tanto da portare alla stesura di questo articolo.

DEATH BE NOT PROUD
Genericamente quando un artista muore così giovane, con ancora buona parte della vita davanti, ci si chiede se abbia mai pensato alla morte, ma in questo caso non è nemmeno da porsi la domanda, visto che Alexi la morte la teneva in grande considerazione e a ogni uscita discografica della sua band veniva raffigurata nella cover sotto forma di tristo mietitore. Talmente evidente che la morte diventa la mascotte dei Children of Bodom e compare nel video di Everytime I Die, nel quale il biondo frontman è bendato e incatenato al letto, mentre l’ombra con la falce si aggira intorno alla foresta per poi ghermirlo. Non è difficile ipotizzare che Alexi Laiho sulla morte ci abbia riflettuto, forse vedendola come un elemento con cui confrontarsi data la sua ineluttabilità o forse di conforto (almeno seguendo certi testi) in momenti particolarmente bui della sua vita, tanto dolorosi da portarlo a ripudiare la sua stessa esistenza. Questo quantomeno traspariva dalle canzoni, perché in altri momenti il finlandese si mostrava energico e pieno di entusiasmo. Come si può intuire in questo articolo non ci si soffermerà troppo sulla band di Espoo, sulla loro discografia o da cosa derivi il nome Bodom, dato che sono già stati spesi laghi d’inchiostro al riguardo, ma ci focalizzeremo maggiormente sulla figura del loro leader, delineando un ritratto della persona e ripercorrendo i passi più importanti della sua vita, breve ma frenetica, all’insegna dell’estremo.

BAMBINO DI BODOM
Molto tempo prima di Something Wild, la vita di Alexi Laiho inizia nel 1979. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la sua infanzia è felice e abbastanza tranquilla. Il piccolo Alexi muove i suoi primi passi nella musica già a pochi anni di vita, avendo entrambi i genitori musicisti e la sua carriera inizia come violinista all’età di sette anni. Il genere in cui si applica inizialmente è la musica classica, tant’è che già a otto anni si esibisce nel suo primo concerto per violino, ma questa parentesi non durerà moltissimo, dal momento che verrà iniziato alla musica rock qualche anno dopo e sempre in famiglia. Ruolo chiave lo ha questa volta la sorella, mai ringraziata abbastanza, che gli fa scoprire W.A.S.P., Poison, Motley Crue, Metallica, Twisted Sister, Slayer, Venom e molti altri. Mentre si iniziano ad intravedere foto del giovane immortalato con face paint alla Kiss, Alexi ottiene la sua prima chitarra a 11 anni. Cambieranno molte cose. La folgorazione definitiva arriva a tredici anni durante un concerto dei Suicidal Tendencies ed è in quel preciso momento che decide cosa avrebbe fatto per il resto della sua vita. Ispirato da icone come Mille Petrozza, Chuck Schuldiner, Phil Aselmo , Malmsteen e Randy Rohads, si esercita sia con la sei corde sia dietro al microfono. Insieme al batterista Jaska Ratiikainen fonda gli InhearteD nel 1993, svolgendo il ruolo a tutti gli effetti di frontman e compositore principale. La formazione risulta quasi completa già prima di Shining (terzo demo grazie al quale iniziano a farsi un discreto nome attorno) e diventa tale con l’inserimento di un tastierista che non ha nulla a che vedere con il metal, ma che sarà un fattore determinante per la fortuna della band. Quello che succede di lì a poco è storia nota, si apprestano ad incidere il loro debutto sotto l’etichetta belga Shiver, ma la Spinefarm entrerà a gamba tesa e con un trucco di magia riuscirà ad accaparrarsi quella che nel giro di poco verrà dichiarata come la Next Big Thing del metal.

SEGUENDO IL MIETITORE
Something Wild annuncia già dal titolo cosa si andrà ad ascoltare ed il sound grezzo emerge in tutta la sua roboante violenza. I riferimenti al cinema si sprecano, facendo da cornice a quella che è la mescolanza fin prima impensabile tra i vari elementi. Il caos ordinato si manifesta alternando sfuriate black, death ovviamente scandinavo e non ultima musica classica, rintracciabile specialmente in quel suono d’organo che non si sentirà più, poichè già dall’album seguente verrà sostituito da una tastiera più standardizzata. La scelta non sarà casuale ma si adatta ai cambiamenti previsti già nel secondo lavoro, dove elementi fin qui solo accennati prenderanno maggiormente forma. Mentre nel debutto si aveva la surreale sensazione di sentire Immortal ed Entombed che incontrano Bach e Mozart nella stessa stanza, in Hatebreeder si assiste all’abbandono delle sonorità black, rappresentato ora solo dallo scream, in favore di un death metal tecnico, veloce, ma che presta tantissima attenzione alla melodia, inserendo elementi power e neoclassici, come dimostrano l’ascolto di Silent Night Bodom Night ma soprattutto del singolo Downfall, con l’assolo finale che fa intendere quale sarà il sentiero intrapreso dalla band in futuro. Da lì in poi, infatti, ci saranno una quantità impressionante di riff armonici, che insieme ai duelli tra chitarra e tastiera negli assoli diventeranno il segno distintivo ed il punto di forza della band, marcati ancora maggiormente in Follow the Reaper. Fanno subito il botto, l’unione ossimorica tra violenza death ed hook melodici dilaganti sembra ripagare. Il loro contributo nel portare una svolta nel genere è riconosciuto dalla scena metal e, manco a dirlo, il successo è immediato. Inizialmente il loro trovarsi a metà strada tra vari generi comportava in realtà il rischio di farsi chiudere un sacco di porte, da più tipologie di ascoltatori. I più oltranzisti del metal estremo, che erano abituati a veder uscire dalla Finlandia Alghazant o Xysma, non apprezzavano la loro proposta troppo light che risultava una versione edulcorata del metal estremo, oltre al sound cristallino e pulito che rendeva il tutto troppo appetibile, mentre a chi era dedito al power non piacevano per via dello scream e della pesantezza di alcuni riff che rendevano difficile l’approccio. Nonostante questo, c’era però una fascia di ascoltatori a cui i bambini di Bodom non solo intrigavano, ma che finirono per adorarli dopo essere rimasti stregati da quel connubio mai sentito prima. Oltre all’indiscussa classe strumentale, piacevano perchè si rifacevano comunque ad elementi già portati in auge dall’immaginario black, come la morte, il freddo, l’oscurità, le foreste, ma il loro ascolto era nettamente meno ostico delle loro controparti più estreme. Di fatto ai Children of Bodom va se non altro riconosciuto il merito di aver aperto i cancelli verso il metal estremo a chi si affacciava per la prima volta verso il portale oscuro del nostro genere. Da Hate Crew Deathroll in poi quell’immaginario viene però abbandonato in favore di un altro più urbano e stradaiolo. Si parla sempre delle stesse tematiche, ma che si rifanno maggiormente allo stile concettuale del death, come la violenza e le uccisioni, anche se non efferate come nei Cannibal Corpse. Le tastiere rivestono un ruolo meno fondamentale e le chitarre non sono più glaciali, si inizia anzi ad inserire una maggiore quantità di groove, influenzato dal thrash di Pantera ed Exodus. Succede così che se la titletrack spara in faccia cementate di riff pesanti, al contempo fa la sua comparsa il primo mid tempo. L’album è il primo disco d’oro della band, ma come spesso accade in questi casi, vendite e consensi non vanno di pari passo. Sulla falsariga del precedente esce Are You Dead Yet?, che ho sempre pensato fosse l’album più sottovalutato del gruppo. Presenta qualche filler ma ha dalla sua altre tracce incisive e tre singoli killer, che faranno la parte del leone insieme ai grandi classici durante l’esibizione al Stockholm Knockout, dove registreranno il DVD Chaos Ridden Years, mostrando una formazione affiatata ed ancora all’apice della forma.

WILDCHILD
Ruolo primario nella band lo aveva proprio il giovane Alexi Laiho, dal momento che il suo bagaglio tecnico era l’elemento chiave nelle composizioni, per alcuni anche troppo quando il suo modo di suonare subirà un’involuzione e l’ispirazione inizierà a stagnare nella seconda fase di carriera. Il suo repertorio spaziava tra varie tecniche: sono ad esempio note la sua velocità nello sweep e la sua precisione con il picking. A dimostrazione di ciò bastava vedere i suoi esercizi di riscaldamento in down picking, ma a completare la sua figura di shredder c’erano altri elementi, come l’utilizzo del bending e il saper padroneggiare sia l’alternato che il tremolo picking. Si esibiva anche in vari Dive bomb che non mostravano particolare rispetto per la Jackson o la ESP Eclipse, dalle quali riusciva ad ottenere un suono pulito e gli effetti con il Floyd Rose. Tutte abilità che lo porteranno ad essere richiesto per numerose collaborazioni ed altrettante comparsate come guest star in moltissimi album, da citare soprattutto Annihilator e Impaled Nazarene. Come altri Guitar Hero ed altre icone della nostra musica, anche Alexi Laiho sviluppa le sue signature moves, come il guitar flip dietro la schiena (che a volte andava a buon fine, altre meno) o il suonare gli assoli con la chitarra sopra il ginocchio. Anche a livello estetico lascia la propria impronta, con almeno cinque chili di ferraglia tra i bracciali e le catene che pendevano dai cargo mimetici. Nonostante (o forse proprio per quello) andasse in giro sempre truccato, scommetto che acchiappava un sacco. Non quanto Tommy Lee o Lemmy chiaramente, ma comunque abbastanza. La sua prima moglie è Kimberly Goss, forse conosciuta durante il periodo di realizzazione di Beware the Heavens, primo album dei Sinergy, side project in cui passeranno, oltre agli altri membri dei Children of Bodom, alcuni musicisti di spicco della scena finlandese e scandinava come Jesper Stormblad, Marco Hietala e Sharlee D’Angelo. A differenza di molti colleghi scandinavi, se salito sullo stage Alexi Laiho liberava la sua aggressività in un concentrato di urla, rabbia e violenza, al di fuori del palco dava un’immagine da minchione. Uno di quelli totali, non per la ricerca sfrenata del divertimento in sè, ma per il fatto di riuscire a farsi male da solo più volte o finire steso per terra ubriaco in studio di registrazione, quasi più simile alle rock star oltreoceano che alle anime tormentate dal nichilismo che albergano in Scandinavia. Tuttavia, questa sua trasparenza d’immagine è forse quella che gli ha permesso di sembrare più genuino, in contrasto con l’aspetto oscuro della sua dimensione artistica, basandosi sul non prendersi troppo sul serio, come dimostra il berrettino giallo raccolto sul palco durante il finale dello storico Live in Stockholm. Ad ogni modo conduce uno stile di vita particolarmente estremo, tenendo fede al suo soprannome “Wildchild”, che si era dato da solo, prendendo spunto da una canzone degli W.A.S.P.. Oltre al suo smodato rapporto con l’alcol, adora la velocità e colleziona muscle car americane, tra cui una simile al modello utilizzato dai Blues Brothers. Riflettendoci, Alexi Laiho non solo era influenzato dallo stile di vita U.S.A. tanto trasferirsi a Los Angeles per qualche anno, ma mostrava in un certo senso un’attitudine da americano anche nel modo di atteggiarsi ed i live sono costellati dai vari "Fuck that Shit Man" o "Motherfucker Bitches" che si sostituiscono ai più consueti "Kiitos" e "Perkele". Dimostra una grande ammirazione per Zakk Wylde dei Black Label Society, per la band punk Klamydia e per la scena metal estrema, soprattutto il black metal norvegese ed il death svedese. Non nasconde invece di odiare le band alla Oasis o, come la chiamerà lui, "Brit Pop Bullshit" e la voce di Eddie Vedder. Altra grande passione è il cinema, soprattutto trova stimolante la tetra oscurità degli Horror e i film disturbanti di David Lynch.

DECADENCE OF CHILDREN
A seconda dei casi e soprattutto in base a quanto alta si vuole mettere l’asticella, ci sono pareri discoranti riguardo la validità degli album partoriti nella prima decade dei finlandesi, con un album in particolare a fare da spartiacque, meglio conosciuto come il "Blu". C’è chi li ha continuati a seguire ed apprezza tutti e cinque indistintamente, chi si ferma dopo il terzo, chi li ha mollati con l’avvento di Follow the Reaper perchè già iniziava a nutrire qualche dubbio, chi prima ancora considerandoli solo fino ad Hatebreeder e così via. Fa eccezione l’album di debutto, quello verrà considerato un lavoro valido anche da molti detrattori della band. Però c’è un punto dove la qualità dell’ispirazione calerà a livello oggettivo. Il primo vero tonfo dei Children Of Bodom arriva con l’uscita di Blooddrunk ed è il momento in cui la parabola dei finlandesi inizia a scendere. Declino che purtroppo viene confermato con le uscite seguenti, poichè se Skeleton in the Closet si rivela essere un album di cover, quindi da tenere in considerazione fino a un certo punto, non ci sono più dubbi una volta ascoltato Relentless Reckless Forever: l’album dei Children Of Bodom più brutto o, se non altro, il più trascurabile. Il problema più grave però, è che in quel momento ancora non si poteva pensare che fosse solo dal punto di vista creativo che la carriera di Alexi Laiho iniziasse a mostrare il fianco. Nel 2009 viene riportata la notizia che il frontman si rompe il polso, e lo ricordo molto bene perchè quel giorno in sala prove commentai con un profondo e filosofico "Azz..ci siamo giocati uno dei migliori chitarristi degli ultimi anni". Un po’ per via delle circostanze comiche in cui l’incidente era avvenuto, un po’ perchè all’epoca non si poteva certo immaginare quello che sarebbe successo dopo, l’accaduto era stato forse sottovalutato, ma nasconderà dei risvolti molto più negativi in futuro. Già tre anni dopo, infatti, la band è costretta a rinviare le date estive in Europa a causa delle condizioni di Alexi Laiho. Compaiono così i primi segnali dei problemi di salute che lo affliggeranno in seguito, ma di cui più di tanto non si saprà, anche se il fatto che avesse smesso di bere nel 2013 era un indizio non da poco, mentre altro si inizierà a intravedere seriamente solo in avanti. Nel frattempo, prosegue il suo percorso con la band, che vede anche un parziale ritorno alle origini con Halo of Blood, album tramite il quale i finlandesi cercano il riscatto qualitativo, pur non potendo ambire minimamente alle vette qualitative del periodo iniziale.

SOON DEPARTED
Fa un po’ impressione col senno di poi pensare che il titolo della traccia presente nel suo ultimo album potrebbe essere una sorta di monito e non trattarsi di semplice casualità. L’ipotesi che venire a conoscenza delle sue condizioni e magari la consapevolezza di non avere molto tempo a disposizione, lo avesse portato a scrivere in musica il suo anticipato addio è tanto plausibile quanto al contempo molto triste. Quello che si sa però è che a fine 2019 si è assistito allo scioglimento dei Children Of Bodom e, non potendo mantenere il nome per questioni legali, nell’ultimo periodo della sua vita aveva iniziato una nuova band, riprendendo il titolo di uno dei vecchi cavalli di battaglia per il monicker. Ora, spostando l’ottica verso un punto di vista soggettivo, dai Bodom After Midnight non avevo particolari aspettative: credo onestamente che il meglio lo avessero già dato e l’ispirazione non fosse più quella di un tempo. Credo anche però che la triade iniziale con cui i Children Of Bodom hanno segnato gli ultimi vent’anni della scena metal permettesse loro di campare di rendita e molte band pagherebbero per annoverare nella loro discografia album di quel livello. Nonostante ciò, in sede live erano ancora affidabili e riprendersi con Hexed è una chiusura di carriera dignitosa, forse anche di più. Tanto basta per me.

Al di là di questo, Alexi Laiho era il mio chitarrista preferito. Quando altri musicisti mi chiedevano che strumento suonavo, non si contano le volte in cui raccontavo che avevo iniziato con la chitarra perchè volevo diventare bravo come Alexi Laiho, ma poi ho dovuto arrendermi alla dura realtà e ripiegare sul canto. Ora quel chitarrista non c’è più, ma sono sicuro che molti altri lo vedessero come un obiettivo da raggiungere, perchè a metà anni duemila molti avevano iniziato ad imbracciare la chitarra dopo averlo sentito. Di questi, alcuni in questi giorni hanno ripreso a suonare i suoi riff e vedere i suoi video tutorial, mentre altri si limitano a mentire. La mia speranza è che con il tempo non venga dimenticato ed è il minimo che posso fare per un’artista che involontariamente mi ha aiutato nel periodo più difficile della mia vita. Perchè per quanto pulita fosse la produzione dei loro album, la rabbia che ne usciva sembrava genuina e lasciava il segno.

Per questo, e per molte altre cose che non saprà mai, grazie Alexi.



Tatore
Martedì 9 Marzo 2021, 20.00.23
11
Grande Fabio, il tuo stile è inconfondibile e in questo bell'articolo si sente forte il tuo sentimento. Un abbraccio
No Fun
Martedì 16 Febbraio 2021, 17.08.49
10
Mi associo ai complimenti per l'articolo di Fabioooo, scritto con passione e emotività, come dice sotto Beta, ma anche senza un filo di retorica, a tratti ironico. Di loro (di lui) ho ascoltato soltanto il primo anni fa, ci ritornerò sopra anche se non è il mio genere. Ricordo che quando uscì Something Wild un mio amico che ascoltava e suonava jazz prog e death continuava a ripetere "sto tizio ha diciassette anni e senti come suona, senti che album che ha tirato fuori, come è possibile, sono un fallito!" ahaha e il bello è che lui ne aveva diciannove, vero che da giovane due anni sembrano tanti.
duke
Domenica 14 Febbraio 2021, 12.21.24
9
...complimenti....articolo molto interessante....
Graziano
Domenica 14 Febbraio 2021, 0.07.28
8
Grande Fabio. Bellissimo e toccante articolo. Spero solo che nel tempo la sua musica stemperi l'amarezza di questo addio prematuro.
Beta
Venerdì 12 Febbraio 2021, 21.06.41
7
Complimenti a Fabio per l'articolo, ben scritto e anche con una punta di emotività che non ha guastato (anzi). A me personalmente i CoB non sono mai piaciuti perché non mi hanno mai detto niente a livello musicale, ma sono una di quelle band che hanno sempre fatto parte, in un modo o nell'altro, della mia cultura musicale e della mia vita. Mi vengono in mente tantissimi episodi, come quella volta in cui ho reincontrato un mio amico di infanzia e sua madre e lei mi ha detto "Ah! Anche tu sei diventata metallara! Anche Marco, il suo gruppo preferito sono i Children ... qualcosa" e io "Children of Bodom!". Oppure tutte quelle volte che ho detto "Non capisco perché in Italia tutti ascoltano i Children e nessuno gli Eternal Tears of Sorrow", o ancora quel sabato pomeriggio a casa di un mio amico per una grigliata con un crogiolo di metallari che parlavano di musica, ad un certo punto io nomino (non ricordo perché) Alexi Laiho e una mia amica, dall'altra parte della stanza, esclama: "Che figo!". Beh, insomma, a parte il momento amarcord, tutto questo per dire che se ne è andato un pezzo di cultura musicale che ci è propria, quindi è inevitabile che tutti ne sentiamo la mancanza, fan o meno. Sulla capacità tecnica è già stato detto a sufficienza, quindi non mi dilungo. Una triste storia, un grande gruppo, un bellissimo racconto quello di Fabio.
progster78
Venerdì 12 Febbraio 2021, 17.03.39
6
All'epoca acquistai i primi tre dischi,ma quello che apprezzai di piu' fu Hatebreeder. Ultimamente non li ho seguiti piu' di tanto ma la scomparsa di Laiho mi ha colpito molto anche per la giovane eta'. Complimenti per l'articolo,giusto tributo per un grande musicista.
Galilee
Venerdì 12 Febbraio 2021, 15.47.43
5
Bell'articolo. Purtroppo non lo conosco bene come artista. Ho solo il loro debutto che già ai tempi non mi catturò tantissimo, quindi purtroppo non ci sono molto affezionato. I Children peròli vidi live a Milano, per puro caso, e li trovai davvero bravi.
Radamanthis
Venerdì 12 Febbraio 2021, 14.16.02
4
Mi aspettavo un articolo per questo immenso musicista che ci ha lasciato troppo presto. Ancora non ci credo! Sempre amato i CoB, i primi tre dischi e gli ultimi 3 sono qualcosa di magico, unico. Complimenti a Fabio per l'articolo e per il ricordo di Alexi. Lunga vita ai CoB, sempre. Ora attendo di ascoltare il suo ultimo saluto con i Bodom after midnight in Paint the Sky with Blood...onore a te Alexi!
Michele "Axoras"
Venerdì 12 Febbraio 2021, 13.51.51
3
Complimenti a Fabio per l'articolo meraviglioso, onestamente penso ancora spesso ad Alexi Laiho e a Van Halen ... delle perdite incredibili per chi -come me e Fabio- suona la chitarra e si confronta con pilastri del genere. Ringrazio anche Andrea per i suggerimenti sulle pagine, che chicca ! Che dire, certe volte anche per noi redattori non è facile spendere delle parole e di conseguenza mi limiterò a un simbolico: il re è morto, lunga vita al re.
TubifeX
Venerdì 12 Febbraio 2021, 12.57.12
2
Musicista eccezzionale. I Children mi hanno sempre detto poco, questione di gusti personali, ma gusti a parte è stato un musicista eccezzionale. Chapeau all' Arte!
Andrea
Venerdì 12 Febbraio 2021, 11.44.39
1
Bell'articolo! Proprio una "bella" notizia con cui aprire il 2021... RIP alexi. Consiglio a tutti di visitare la pagina instagram di kimberly goss, kimvoxrox, in cui posta foto dell'epoca di ogni tipo tra tour, backstage e vita privata. Senza vittimismi da parte sua, anzi, si conferma una persona intelligente e sensibile come mi sembrava i tempi. Una bella pagina celebrativa su alexi, ecco. Ricordo ancora il guestbook (madonna, ragazzi! I guestbook!) del sito dei sinergy vent'anni fa e un nutrito gruppo di coglioni italiani che insultava lei e alexi per via della rotondità di kimberly. Per fortuna quello che è davvero immortale è sempre e solo la musica! \m/
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