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FATAL PORTRAIT - # 42 - Porcupine Tree
08/02/2021 (759 letture)
Sopravvalutati da molti, rispettati e adorati dai più, i Porcupine Tree sono (uso il verbo al presente perché ufficialmente il gruppo non si è mai sciolto ma anzi è tutt'ora attivo con ristampe o live inediti sul profilo Bandcamp) una delle band rock più celebrate degli ultimi anni. È inutile negare che la creatura ideata dalla figura amata e controversa di Steven Wilson sia riuscita a ridar smalto e a riportare in auge un genere come quello del progressive che sembrava essersi smarrito con il finire degli anni ’70. Una rinascita attraverso due fasi, la prima più “psichedelica” degli ultimi anni ottanta/primi novanta fino ad arrivare alla seconda molto più “metal” e aggressiva concentrata negli anni dieci del duemila. Oltre alla mutazione di stile a livello musicale bisogna anche ricordare l'evoluzione e il cambio di tema che i testi di Wilson hanno subito, più astratti e appunto “psichedelici” i primi, più introspettivi i secondi. In questa disamina dei quindici brani più rappresentativi del gruppo inglese ho dovuto operare delle scelte: ho escluso i brani contenuti nelle cassette demo Tarquin's Seaweed Farm, Love, Death & Mussolini e The Nostalgia Factory e ho voluto unire canzoni che nei dischi ed EP erano in origine divisi in parti.

1. Radioactive Toy
Il debutto arriva nel 1991 con On the Sunday of Life.... Il disco, diviso in quattro sessioni (First Love, Second Sight, Third Eye e Fourth Bridge), ha nella tracklist brani contenuti nei demotape pubblicati precedentemente. Non fa esclusione Radioactive Toy, infatti una versione tagliata e registrata diversamente era già presente nel primo demo Tarquins's Seaweed Farm. Il brano preso in considerazione è riregistrato e allungato ed è un ottimo biglietto da visita per presentare i Porcupine Tree dei primi anni novanta ma avrà come rovescio della medaglia l'essere paragonati ai Pink Floyd (l'influenza è chiara anche se mai confermata da Wilson). L'alternanza del mood del brano è rappresentata da momenti in pulito e lenti e sezioni in cui a comandare invece è la chitarra distorta e modificata dagli effetti che culminerà nell'assolo di chiara influenza Gilmouriana. Dal punto di vista lirico invece il testo è molto criptico (fattore che si ripeterà in tutta l'opera), infatti non si capisce chi sia il narratore, cosa stia raccontando e perché abbia il desiderio di distruggere con il “giocattolo radioattivo”.

Give me the freedom to destroy
Give me radioactive toy


2. Always Never
A detta di Steven Wilson stesso, Up the Downstairs è il primo vero album della band che venne pubblicato a due anni di distanza dal disco di debutto nel 1993. Importante nota da indicare subito è la collaborazione nata per questo progetto -e che porterà all'entrata vera e propria nel gruppo- del bassista Colin Edwin e del tastierista Richard Barbieri. Per l'ingresso di un batterista in pianta stabile bisognerà aspettare l'LP successivo. Up the Downstairs si può riassumere come quello che i Porcupine Tree sono stati, quello che sono e quello che saranno. Nel disco si sente il mood dei brani contenuti nei demo e nel primo album, ma anche suoni che saranno presenti nel più psichedelico Signify, nel più pop Lightbulb Sun e nel più heavy Deadwing. La traccia che riesce a raccontare questa nuova band è Always Never, in questo pezzo c'è tutto: chitarra acustica, distorsioni, psichedelia di matrice Floydiana nelle fase più calma e “ambient” e accelerazioni sul finale votate all'hard rock/heavy. Liricamente, Wilson propone un testo sull'isolamento e su quello che porta a livello emozionale alle persone che lo praticano, ovvero alla mancanza perché, va detto, siamo esseri votati alla comunità e non all'isolamento, parole più che mai attuali.

I love you sometimes
Always never
He said you're here
here with me now


3. The Sky Moves Sideways (Part. 1 e 2)
Mmm... Un album composto da 5 brani di cui uno diviso in due parti posti come traccia d'apertura e chiusura, dove l'abbiamo già sentito? No, non è Wish You Were Here degli spesso citati Pink Floyd ma The Sky Moves Sideways, terzo album dei Porcupine Tree pubblicato nel 1995. Il paragone con il disco del 1975 (e soprattutto Shine on Your Crazy Diamond) è del tutto legittimo ma bisogna mettere i puntini sulle i quando ci vogliono. La canzone presa in esame, in questa occasione nella sua interezza, ha molte particolarità che la rendono differente da un cult della band di Waters e soci. Prima di tutto è un ascolto in cui si sentono varie sperimentazioni a livello musicale, con parti ambient, elettroniche e prog rock. Ripeto, l'influenza si sente eccome, soprattutto negli assoli, ma si può anche apprezzare la sperimentazione più heavy presente nella seconda parte del brano. La canzone è divisa in quattro sessioni (The Colour of Air, I Find That I'm Not There, Wire the Drum e Spiral Circus), la cui unica con un testo è la seconda. Sia musicalmente che liricamente il brano ci porta a perderci, come si è perso in tutti i sensi il narratore, o Wilson stesso.

Sometimes I
I feel like a fist
Sometimes I am
The Colour of air
Sometimes it's only afterwards
I find that I'm not there


4. Dark Matter
Signify arriva dopo solo un anno dal precedente e si presenta in tutta la sua magnificenza psichedelica. Il fattore psichedelico non sarà così usato come nei dischi successivi, facendo chiudere con questo disco la fase più Floydiana del gruppo. Ci sono ottimi pezzi dentro come la stessa titletrack, Waiting Phase One e Phase Two e Intermediate Jesus. Ma è l'ultima traccia che fa chiudere il primo capitolo musicale della band, infatti dentro c'è tutto: prog rock anni '60/'70, chitarre distorte e acustiche, tastiere e tappetti di musica ambient a fare da base. Il testo scritto da Wilson vuole dichiarare come lui si sente sia durante il tour che quando termina ma ammette anche di avere paura che la sua musica sia solo usa e getta, senza alcuno scopo “alto”.

Dark matter flowing out on to a tape
Is only as loud as the silence it breaks
Most thing decay in a matter of days
The product is sold the memory fades



5. Even Less
Nel 1999 i Porcupine Tree decidono di mutare, si avviano alla composizione di canzoni vere e proprie senza più digressioni prog/psichedelica ma nella forma base strofa – ritornello – strofa – ritornello – assolo – ritornello. L'esempio perfetto è la traccia d'apertura del disco Stupid Dream, quella Even Less che, dopo un' overture e un intro, presenta la nuova versione della band, che cominciava ad impazzare con il pop-rock, senza però abbandonare del tutto i riferimenti a quel psychedelic rock di ispirazione Floydiana come si sente, per esempio, nell'assolo finale. Se la musica si fa più orecchiabile, i testi non lo diventano ma anzi, Steven ha voluto cambiare direzione con le liriche cominciando a scrivere di temi importanti quali il suicidio, l'amore non corrisposto ma anche di ricordi del passato. Con questa Even Less, il cantante si cala nel ruolo di narratore e racconta di questo rapporto di amicizia interotto a causa del suicidio di uno dei due mentre lui, invece, ha preferito vivere per un motivo non specificato. Particolarità di questo brano è la parte finale, dove si sente una voce di una donna che legge dei numeri. Si tratta di una registrazione di una “number station”, ovvero stazioni radio usate durante la guerra dalle spie per riferire aggiornamenti o notizie.

And I may just waste away from doing nothing
But you're a martyr for even less, for even less, for even less


6. Don't Hate Me
In Even Less ma ancor di più nella successiva Piano Lessons, i Porcupine Tree cominciavano, come detto precedentemente, a concentrarsi nella forma canzone classica senza però abbandonare del tutto le origini musicali della band. Infatti Don't Hate Me è la canzone del lotto che più si avvicina ai primi album: è lunga, presenta strofe e ritornelli ma nonostante ciò non ha paura di essere banale e anzi si abbandona alla psichedelia, basti pensare agli assoli di flauto (che possono ricordare i Jethro Tull) e di sassofono entrambi suonati da Theo Travis. Liricamente è la conclusione della trilogia di brani che formano la "Storia dell'Amore non Corrisposto" composta anche dalle canzoni Pure Narcotic e Slave Called Shiver, il protagonista in quest'ultima parte non sopporta più l'idea di non essere amato e inizia a tormentare il suo amore con chiamate e pedinamenti. È solo e non vuole rimanerlo, perciò con questi espedienti spera di farsi accettare dalla sua amata.

Don't hate me
I'm not special like you
I'm tired and I'm so alone


7. Voyage 34 (Phase I & II)
Registrato agli inizi degli anni novanta (infatti doveva essere nella tracklist del secondo album Up the Downstairs), l'anti-singolo per eccellenza del gruppo Voyage 34 venne pubblicato nel 2000 sotto forma di raccolta: Voyage 34: The Complete Trip. Anti-singolo per vari motivi: le eccessive durate delle parti, è principalmente strumentale (se non con qualche spoken-word) ed è un miscuglio di generi affini alla band e non infatti, quando venne composta, l'ambient dei Tangerine Dream di Eno era diventata molto popolare. Cosa è questo brano? Detto in maniera minimale si tratta di una lunga suite suddivisa in due parti e ha come obiettivo il raccontare i rischi del LSD, la droga psichedelica per antonomasia. Cominciando dalla prima Fase, principalmente la più rock e prog delle due, si possono chiaramente notare le influenze dei Pink Floyd nei riff di chitarra e anche negli assoli, mentre la voce narrante ci racconta la trentaquattresima esperienza con l'allucinogeno di Brian, infatti il ragazzo nei suoi precedenti trip, quando era ad un passo dal collasso, aveva l'abitutide di far schiocchiare le dita per calmarsi se qualcosa fosse andato storto, ma con questo “viaggio” il trucco non è riuscito e la voce ci abbandona senza dirci del suo “ritorno” alla normalità.
La seconda fase invece è quella più Tangerine Dream, infatti è molto più ambient e molto più trip della precedente ma senza rinunciare alle influenze dei Pink Floyd ancora nell'uso della chitarra. Dal punto di vista lirico invece si passa dal raccontare un'esperienza a denunciare l'uso del LSD, si alternano più voci: quella di un uomo che dichiara l'uso dei giovani della droga, a quella di una donna che racconta la sua esperienza con l'allucinogeno perché si sentiva persa e abbandonata.

”[...] He needed only to snap his fingers and down che came, any time. But on Voyage 34 he finally met himself coming down an up-staircase, and the encounter was crushing”.


8. Lightbulb Sun
L'evoluzione iniziata con Stupid Dream termina subito con il disco successivo ovvero Lightbulb Sun pubblicato nel 2000. È proprio la titletrack l'esempio perfetto per descrivere i nuovi Porcupine Tree, infatti il pezzo si apre con una chitarra acustica molto pop, scelta centrata in pieno anche dal testo visto che chi narra è un bambino malato ma contento di rimanere a casa da scuola (chi non lo era ai tempi?). Ma è nel ritornello che Steven sorprende, infatti entrano in scena chitarre elettriche e un groove di batteria molto energico, si cambia punto di vista e ora il narratore è il bambino ormai adulto che fa capire che la sua vita ora non sta andando per il verso giusto. Come detto prima, il brano è molto orecchiabile e leggero in cui si alternano suoni acustici ed elettrici senza sfociare in eccessivi virtuosismi.

And I'll only take medicine if it's followed by sweets
A sickly pink liquid that puts me to sleep

My head beats a better way
Tomorrow a better day


9. Shesmovedon
Lo ammetto, qui ho peccato. La scelta poteva ricadere su una sottovalutata Hatesong o una Russia on Ice per descrivere la seconda parte del disco, quella più psichedelica e ancorata ai primi album della band dove abbondano virtuosismi e psichedelia. Invece ho scelto Shesmovedon, brano che mi colpì molto, particolarmente per la sua dualità tra dolcezza (seppur amara in certi frangenti) e cattiveria, ma anche perché riesce a dare la conferma della capacità di Wilson e di tutta la band di saper scrivere ottime “ballad” anche senza sfociare in inutili virtuosismi, nonostante l'assolo sia da pelle d'oca. L'amore adolescenziale e non corrisposto è il punto su cui gira il testo e Steven Wilson, sia tramite il coro che la voce modificata, riesce perfettamente a immergere l'ascoltatore nella vicenda.

She changes every time you look
By summer it was all gone, now she's moved on
She called you every other day
So savior it it's all gone, now she's moved on


10. Blackest Eyes
Siamo nel 2002, Steven ha collaborato con un gruppo svedese nel circuito metal che suona un miscuglio di death metal e progressive dal nome Opeth e il disco che il frontman dei "Porcospini" produsse si intitolava Blackwater Park, non un album qualunque. Si sa, è da questa collaborazione che prende il via la fase metal del gruppo che inizierà con il disco In Absentia (locuzione latina che indica l'assenza dell'imputato a presiedere al processo). La musica si fa più pesante e lo si capisce fin dalla traccia d'apertura Blackest Eyes che, dopo una breve intro, si apre ai suoni distorti delle chitarre per poi “calmarsi” sia nelle strofe che nei ritornelli. La breve parentesi strumentale continua a far capire all'ascoltatore che nei gusti della band qualcosa è cambiato, proponendo l'aggressività tipica di un gruppo prog metal. I Porcupine Tree si sono lasciati alle spalle la psichedelia e l'orecchiabilità anche nei testi, visto che il concept si concentra più sulla psicologia umana. L'intento di Steven Wilson è quello di analizzare le menti criminali e le sensazioni come la solitudine.

A walk in the wood and I will try
Something under the trees that made you cry
It's so erotic when your make up runs


11. The Sound of Muzak
Arriviamo ora ad uno dei brani più noti dei Porcupine Tree, quella The Sound of Muzak che colpì al tempo gli ascoltatori per il duro attacco che Wilson fece, tramite i versi del testo, all'industria discografica sempre più improntata a guadagnare soldi, lasciandosi indietro l'idea della musica come portatrice di cultura ma anzi come promotrice di banalità col solo fine di far “assopire” il cervello. Certamente a livello musicale non sorprende per chi sa quali virtuosismi, si tratta di una classica canzone con una strofa-ritornello ripetuta due volte, poi assolo ed infine il ritornello conclusivo. Certo è che il groove del nuovo arrivato Gavin Harrison, che prese il posto dietro le pelli di Chris Maitland, si sente maggiormente in altri brani come la precedente oppure l'aggressiva The Creator Has A Mastertape.

The music of the future
Will not entertain
It's only meant to repress
And neutralize your brain


12. Lazarus
I fan lo sanno cosa doveva essere Deadwing e cosa non è stato. Nato come sceneggiatura per un film scritta da Wilson e Mike Bennion, diventa un concept album pubblicato nel 2005. Il copione presentava una storia incentrata su un fantasma e il rapporto che sviluppa con le persone che ha abbandonato dopo la sua morte. Lazarus fu uno dei tre singoli estratti e di sicuro quello più pop e easy-listening. Musicalmente infatti si tratta di una ballad sorretta da un giro di pianoforte che fa da sfondo per tutto il brano mentre Wilson canta di David che parla con sua madre deceduta. Il narratore ammette che sente una voce che vuole che commetta un suicidio per raggiungere sua madre, ma lo spirito di quest'ultima lo incita a vivere al meglio dicendogli che lei e la sua anima saranno sempre con lui. Come sempre i testi del mastermind sono molto tristi ma nonostante ciò la musica di questo brano appare felice. Il singolo conferma le capacità di Steven di saper scrivere canzoni orecchiabili e commerciali, abilità che svilupperà e perfezionerà con buoni risultati anche nei suoi album solisti Hand Cannot Erase e To The Bone

”My David, don't you worry
This cold world is not for you
So rest your head upon me
I have strength to carry you


13. Arriving Somewhere But Not Here
Cosa si vede prima di morire? Cosa si prova quando la vita ti sta abbandonando? Sono domande a cui Steven Wilson cerca di dare risposta con Arriving Somewhere But Not Here, probabilmente il brano più famoso del disco e non solo. Traccia più lunga di Deadwing, si apre con un lungo intro di chitarra molto semplice che farà da appoggio alla voce modificata di Wilson che ci riferirà dei ricordi probabilmente legati al protagonista come "La macchina ferma nell'oscurità" o, come si capisce nel secondo verso, la ricostruzione della morte.
Mentre i versi sono incentrati sui ricordi, il ritornello esplicita come la morte rovini i nostri piani e i nostri sogni togliendoceli senza preavviso. L'arrivare da qualche parte ma non qua è ovviamente riferito allo spirito, all'anima del protagonista che una volta terminata la sua esistenza sulla terra non sa più dove andare, è destinata a vagare per cercare un proprio paradiso o inferno. A livello musicale il pezzo è incredibile, il gruppo è unito in tutto, sia nelle parti più leggere e prog che in quelle più heavy (da riportare l'assolo di Mikael Akerfeldt). è come se la band volesse farci capire come un'anima in pena e destinata ad una ricerca infinita di un qualcosa si possa sentire, rassegnata nelle parti leggere, arrabbiata nelle pesanti.

Did you imagine the final sound as a gun?
Or the smashing windscreen of a car?
Did you ever imagine the last thing you'd hear as your're fading out was a song?
Arriving somewhere, but not here


14. Anesthetize
Alienazione. È questo il concept fondamentale che lega i brani di Fear of a Blank Planet, pubblicato nel 2007. La band prosegue il suo cammino nel prog metal cominciato nei capitoli precedenti, la titletrack e Sleep Together lo confermano, ma è con Anesthetize che i Porcupine Tree sperimentano a livello compositivo. Il gruppo divide il brano in tre fasi: Anesthetize (che ospita un assolo eseguito da Alex Lifeson dei Rush) è la prima e serve solo per presentare il riff portante del brano, per calarci nella parte di un ragazzo alienato e apatico. Si prosegue con The Pills I'm Taking, decisamente la più heavy con chitarre distorte e un Gavin Harrison a dettare il tempo in maniera eccellente. Il testo continua a raccontarci la vita del ragazzo che, ormai perso nel suo nichilismo, ha cominciato a prendere pillole che invece di aiutarlo lo rendono ancora più apatico ma Wilson critica anche l'idea, ormai in piena crescita, del consumismo. L'ultima sezione si intitola Surfer ed è decisamente la più positiva sia a livello musicale che lirico. Potremmo definirlo un ritorno alla musica più rilassata e psichedelica, come se funzionasse da colonna sonora al trip del ragazzo dovuto alle pillole, mentre il testo racconta di un ricordo passato e felice del protagonista, come se non volesse dimenticare i momenti piacevoli, non vuole abbandonarsi al nichilismo e alla solitudine più totale. Wilson pensa che un futuro migliore è possibile.

Only apathy, from the pills in me
It's all in me, all in you
Electricity from the pills in me
It's all in me, all in you
Only MTV and cod philosophy


15.Time Flies
Arriviamo all'ultimo capitolo discografico della band inglese, a quel debole The Incident che a molti fece storcere il naso: chi perché lo considerò un passo falso dovuto ad un ritorno alle sonorità originali e chi invece aveva già capito la direzione voluta da Wilson ai tempi, ovvero sempre più focalizzato sulla sua carriera solista. The Incident si può considerare come un'unica suite divisa in 14 tracce legate dallo stesso concept, venuto in mente al cantante dopo essere rimasto fermo nel traffico a causa, appunto, di un incidente. Time Flies è la traccia più lunga del lotto e si caratterizza per l'utilizzo delle chitarre acustiche e pulite ma anche per, a differenza di una Arriving Somewhere But Not Here, una mancanza di eccessiva aggressività, anzi rimane sempre aggrappata al primo prog rock della band inglese, fattore che si sente anche negli assoli. Si può considerare il testo più autobiografico di Wilson perché si apre con una data di nascita, il 1967, che è la stessa del musicista e, oltre ad analizzare vecchi ricordi, risponde a domande classiche come “cosa sarei potuto essere se avessi fatto quello?”. Ma la morale è semplice, non bisogna pensare al passato ma invece accettare quello che si è dopo i vari avvenimenti accaduti perché il tempo vola e non va sprecato.

But after a while
you realize time flies
And the best thing that you can do
Is take wahtever comes to you
'cause time flies


A malincuore e con fatica ho lasciato fuori da questa lista brani che reputo immancabili in un possibile greatest hits della band inglese. Mi riferisco a canzoni come Trains, Russia on Ice, Signify, Stranger by the Minute. Non parliamo qui da fan della band e della figura di Wilson, ma si parla da amanti della musica che reputano la discografia di questo gruppo piena di capolavori, buone canzoni e anche brani sottotono ma di cui è inutile negare la bellezza che i Porcupine Tree hanno saputo dare agli appassionati del genere.



Joker
Venerdì 12 Febbraio 2021, 20.51.40
5
Quoto in pieno Black Me Out
Black Me Out
Venerdì 12 Febbraio 2021, 18.47.45
4
Grazie per l'articolo Luca! Mi hai fatto tornare una voglia matta di ascoltare la discografia dei PT e questo non accadeva da un sacco di anni!
Rob Fleming
Martedì 9 Febbraio 2021, 9.37.50
3
Ho adorato le prime fasi del gruppo, sino a Stupid Dream/Voyage 34. Ritengo che The Sky Moves Sideways sia un disco che tutti dovrebbero possedere ed ascoltare almeno una volta all'anno. Quando hanno indurito il suono mi sono piaciuti di meno. The Incident è veramente il loro album meno ispirato sebbene la qua citata pinkfloydiana TIme Flies sia stupenda.
duke
Lunedì 8 Febbraio 2021, 21.05.08
2
..ottimo articolo….per una band che merita….
GT_Oro
Lunedì 8 Febbraio 2021, 14.31.58
1
Bellissima disamina, anche molto completa. Su Sound Of Muzak è vero che è una traccia "semplice", ma a livello ritmico è parecchio incasinata. Personalmente avrei citato anche Normal da Nil Recurring e Drown With Me dalla versione estesa di In Absentia, che per me rimane uno dei brani migliori in assoluto dei PT
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