Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Epica
Omega
Demo

Profanity (GER)
Fragments Of Solace
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

05/03/21
MORK
Katredalen

05/03/21
KEN HENSLEY
My Book of Answers

05/03/21
NIGHTFALL
At Night We Prey

05/03/21
WITHERFALL
Curse of Autumn

05/03/21
TAAKE / HELHEIM
Henholdsvis

05/03/21
DREAMSHADE
A Pale Blue Dot

05/03/21
EXANIMIS
Marionnettiste

05/03/21
REAPER (SWE)
The Atonality of Flesh

05/03/21
LINISTIT
Evil Arises

05/03/21
BRAND OF SACRIFICE
Lifeblood

CONCERTI

13/03/21
MICHALE GRAVES + NIM VIND
LEGEND CLUB - MILANO

14/03/21
MARK LANEGAN BAND
TEATRO MANZONI - BOLOGNA

18/03/21
MAYHEM + MORTIIS + GUESTS TBA (POSTICIPATO!)
DEMODE CLUB - MODUGNO (BA)

19/03/21
MAYHEM + MORTIIS + GUESTS TBA (POSTICIPATO!)
ORION - CIAMPINO (ROMA)

20/03/21
MAYHEM + MORTIIS + GUESTS TBA (POSTICIPATO!)
CAMPUS MUSIC INDUSTRY - PARMA

23/03/21
THE SISTERS OF MERCY
ORION - ROMA

23/03/21
SWANS + NORMAN WESTBERG
ALCATRAZ - MILANO

24/03/21
THE SISTERS OF MERCY
ALCATRAZ - MILANO

25/03/21
TYGERS OF PAN TANG + GUEST TBA
TRAFFIC CLUB - ROMA

25/03/21
RECKLESS LOVE + GUESTS
SLAUGHTER CLUB - PADERNO DUGNANO (MI)

VOID - Che gusto c'è ad essere normali?
10/02/2021 (591 letture)
Il sestetto industrial black metal Void torna questo mese con The Hollow Man, opera ispirata al quasi omonimo poema di T.S. Eliot (The Hollow Men). Abbiamo sfruttato questa uscita nuova di zecca per approfondire con Matt Jarman, co-fondatore e chitarrista del gruppo, il contenuto stravagante del disco. Buona lettura!

Annie: Ciao ragazzi, è davvero un grande piacere per noi avervi qui. Prima di iniziare e di addentrarci nel focus dell’intervista, ovvero il vostro nuovo album, vorrei chiederti come se la passa la band in questo periodo così particolare e in che misura il virus ha inciso sulla vostra musica…
Matt: Ciao Metallized e grazie per averci ospitati. Sono Matt, il co-fondatore e il chitarrista dei Void. Sto molto bene, grazie! E tu?
Riguardo al Covid, devo ammettere che provo un senso di sollievo. Dopo essere andati in giro in costume e aver sventolato un cartello con sopra scritto “La fine è vicina” per tutti questi anni, è incredibile avere finalmente qualcosa che lo dimostri.
Musicalmente, il 2020 è stato un anno molto produttivo per la maggior parte di noi nella band, e sebbene non fossimo nello specifico al lavoro su molto materiale dei Void (abbiamo soprattutto provato a finalizzare e a promuovere l’uscita), abbiamo dato il nostro contributo a diversi progetti musicali. Sarebbe stato bello poter condividere qualche altra jam session, o anche incontrarci tutti, suonare qualche show, ecc… Non è comunque passato ancora abbastanza tempo perché abbia smesso di essere una gradita distrazione dalla caccia ai topi nella fognatura del metal!

Annie: Tutto bene anche qui, nonostante la situazione generale che insiste! Direi di entrare nel vivo dell’intervista.
Eccoci qui ad un paio di settimane dall’uscita del vostro nuovo lavoro, intitolato The Hollow Man. Come ci si sente a tornare dopo nove anni con un full-length di inediti?
Matt: La nostra ultima uscita è rappresentata dall’EP/cassetta The Unserchable Riches of Void, del 2016 se non erro, e dal momento che la maggior parte del materiale per The Hollow Man è stato scritto appena dopo di quello, non provo poi così tanto la sensazione che hai descritto. È bello pubblicare di nuovo qualcosa con un’etichetta. L’EP è uscito in maniera indipendente, quindi abbiamo lavorato enormemente anche solo per avere un minimo di copertura stampa. Sono felice di innalzare di nuovo la bandiera di Duplicate Records per questo album perché sono sicuro rappresenti un’occasione migliore per essere notati da tutti gli svitati e gli strambi là fuori.

Annie: Quali sono i cambiamenti più significativi che avete affrontato come band in questi anni? Troviamo la stessa formazione e lo stesso stile presente all’epoca con Void?
Matt: I membri della formazione comuni a quel disco siamo io e il batterista Joe Burwood. Stiamo inoltre ancora lavorando con lo stesso cantante che è apparso sulla cassetta, Levi LeBlanc. Dall’EP in avanti ci siamo ingranditi e siamo diventati un sestetto, dando il benvenuto al nostro bassista Gerardo Serra, al chitarrista Elliott Parkin e alla cantante Laura Weston. Musicalmente, i riff di chitarra mantengono lo stesso stile, e in effetti alcuni di essi sono stati scritti più o meno nello stesso periodo. Ciò che è cambiato con questo lavoro è lo stile degli arrangiamenti. Sia Void che The Unserchable Riches of Void erano molto grezzi. Chitarra, basso e batteria e stop. Le altre sfumature su Void (di matrice industrial e classica) erano ampiamente confinate agli interludi. The Hollow Man, forse, è più simile negli arrangiamenti al nostro debutto Posthuman, seppur con meno programmazione e più performance nelle varie sezioni. Meno elettronico e più sinfonico, ma analogamente cinematico.

Annie: Sarà, per l’appunto, il vostro terzo album. Volgendo uno sguardo alla vostra discografia, ho notato che un bel po’ di anni passano tra un’uscita e un’altra. Come mai?
Matt: Non so… se ci mettessimo seduti per provare a scrivere attivamente un album dei Void, non ne uscirebbe nulla di buono. Difatti abbiamo provato a mettere insieme alcune idee in poco tempo dopo aver concluso The Hollow Man, ma non ha ancora portato a nulla. Ciò che sto cercando di dire è che, ogni paio di anni, mi assale una sorta di febbre, che deve per forza essere contagiosa abbastanza per gli altri membri della band a tal punto da assecondarmi e prendere parte al processo… E solo in quel momento la musica arriva. Sarebbe del tutto sbagliato supporre che il materiale di The Hollow Man sia stato accumulato gradualmente durante gli anni. È arrivato di colpo, senza preavviso. Non ho ricordi precisi riguardo al processo di scrittura ma so che si sono susseguite molte notti di produttività febbricitante comportando sogni vividi, visioni psichedeliche e rigurgiti tossici e istintivi di sfumature compatte e armoniche. Non si tratta di qualcosa che si può programmare. Non lavoreremmo mai bene se avessimo un contratto per tre album di fila, ad esempio. Non ho ancora idea se scriveremo altri tre dischi o se ce ne sarà mai un altro. Si tratta di qualcosa su cui sento di non avere il controllo. Ciò che ho sviluppato e accumulato nel tempo è stato un forte senso di come la musica dovesse suonare ‒o NON suonare. Un senso di quali elementi e suoni potessero essere presenti. Sapevo che ci sarebbe stata un’orchestra intera, Amen breaks e synth possenti molto prima di mettermi a scrivere, ad esempio.

Annie: Entrando più nello specifico di The Hollow Man, puoi descriverci il concept a cui si ispira l’album? Ho letto che è in qualche modo legato alla poesia di T.S. Eliot The Hollow Men… Vorrei saperne di più.
Matt: Il bassista Gerardo Serra ha iniziato a citare il poema nei suoi testi per l’ultima canzone del disco, che in realtà è stata scritta per prima. Quando ho iniziato a collegare le canzoni melodicamente, ho deciso di fare un passo avanti in senso logico traducendo l’intero poema in musica nella prima traccia. Le altre canzoni formano tutte insieme un passaggio dalla lettura del poema a ciò che descriviamo come “la fine” ‒seguendo la storia del viaggio di un uomo che, di fatto, è nato da un sogno: il suo esaurimento nervoso, il suo decesso, la sua reincarnazione in un pollo, il suo ritorno nel mondo per rendere testimonianza di un’apocalisse metaforica. Certo, come nell’opera di Eliot, il viaggio è la perdita personale, non una letterale fine del mondo. Deve dire addio a sua moglie, a suo figlio, alla sua sanità mentale, al suo corpo e alla sua vita per questo viaggio. Povero disgraziato.

Annie: Quali elementi sperimentali possiamo trovare nei brani di The Hollow Man?
Matt: Si tratta di un concetto relativo. Potrei dire che tutti lo sono, ma un musicista jazz o uno scultore di Noise Art dissentirebbero fermamente. The Hollow Man possiede molteplici livelli ma difficilmente sconfina nell’atonalità o nell’uso progressivo dell’armonia. Anche melodicamente, il materiale qui è meno “progressive” della maggior parte dell’extreme metal ‒è quasi pop a confronto. Supponiamo, comunque, di fare un paragone con gli arrangiamenti usati comunemente nel black metal… Direi che The Hollow Man ingloba molti elementi presi in prestito da altri generi, come il drum programming, gli arrangiamenti orchestrali, le armonie vocali eccetera. Dovrei sottolineare che penso che questo paragone riguardi l’era del black metal attuale, in cui si reperisce del materiale in giro che sembra fatto con lo stampino. In passato, gruppi come i Fleurety devono essere stati originali e unici in merito al tema della minaccia dell’ostracismo. Accade soltanto oggi che essere strani è anormale. C’è una caratteristica di The Hollow Man che personalmente riconosco come progressive, ed è l’utilizzo di un paio di melodie di matrice sinfonica nel corso dell’opera che riemergono come un continuum attraverso tutte le canzoni. Sono sicuro che ci siano altri album là fuori in campo metal che fanno questo, ma al momento non me ne sovviene nessuno.

Annie: Se potessi menzionare soltanto tre momenti del disco tra quelli che ti rendono maggiormente soddisfatto, quali sarebbero e perché?
Matt: Per me The Hollow Man si presenta come un’unica canzone, quindi è difficile tracciare confini netti fra le varie parti. Ciò detto, mi piace l’ultima traccia, “la fine”, per il suo mix di riff groove ed elementi epici. Apprezzo anche la prima traccia On Reading… per i suoi picchi più o meno dinamici e Battery, per il modo in cui un riff passa attraverso una sequenza di cambiamenti per poi finire come la versione irriconoscibile di sé stesso.

Annie: So che questo periodo è ostile al 100% per la musica dal vivo, quindi ti chiedo: avete in programma qualche concerto in streaming per promuovere il vostro nuovo disco o aspetterete di suonare davanti ad una vera platea quando sarà nuovamente possibile?
Matt: Non mi piacciono per nulla gli streaming. Non ho guardato nessun live streaming di concerti, non ho partecipato a nessun meeting su zoom e non ho mai utilizzato Microsoft Teams. Vorrei essere nato in un’era senza internet. Anche se dovessi fare a meno dei video tutorial su Youtube, tirerei avanti lo stesso. Un ritmo di vita più lento darebbe molte più opportunità di apprendere dall’esperienza. Sarei stato un bravo allievo di un qualsivoglia mestiere pratico. Oggigiorno, con tutte queste informazioni reperibili da tutti, siamo tenuti a saper fare qualsiasi cosa ‒e ancora siamo sempre più provati dalla mancanza di fiducia circa la qualità delle informazioni dette. Fanculo l’internet e i suoi fottuti meme, le fake news e la disinformazione. Ovviamente le webzine metal italiane sono una fetta dell’internet che apprezzo fortemente!

Annie: E per fortuna! Le mie domande sono terminate, grazie mille per il tempo che ci hai dedicato e i miei sinceri auguri per la promozione di The Hollow Man! Vuoi aggiungere qualche altro tuo pensiero all’intervista?
Matt: Grazie mille per averci dato spazio per presentare il nostro lavoro! Lo apprezziamo davvero molto! Comprate il disco, vi friggerà il cervello!

Pagina Bandcamp



IMMAGINI
Clicca per ingrandire
L'intervista
Clicca per ingrandire
The Hollow Man
Clicca per ingrandire
La band col cartello "The End Is Nigh"
RECENSIONI
ARTICOLI
10/02/2021
Intervista
VOID
Che gusto c'è ad essere normali?
27/05/2020
Intervista
VOID OF SLEEP
Infinite chiavi di lettura
07/02/2018
Live Report
MISS MAY I + FIT FOR A KING + VOID OF VISION + CURRENTS
Legend Club, Milano, 01/02/2018
21/09/2017
Live Report
DREAMSHADE + MURDER VOID + INFERNAL NIGHTMARE
Circolo Svolta, Rozzano (MI), 15/09/2017
13/11/2014
Live Report
NERO DI MARTE + STORM {O} + VOID OF SLEEP + NONO CERCHIO
Freakout, Bologna - 07/11/14
09/09/2012
Articolo
LOST IN THE VOID
# 2 - Metal in Friuli-Venezia Giulia
02/09/2012
Articolo
LOST IN THE VOID
# 1 - Metal in Sicilia
09/12/2010
Live Report
MONSTER MAGNET + SEVENTH VOID
Auditorium Flog, Firenze, 04/12/2010
25/08/2010
Intervista
VOID GENERATOR
La parola al generatore del vuoto!
27/05/2004
Intervista
THE VOID
Parla Demon
 
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]