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L‘ARCHIVIO DELLA ‘ZINE - # 36 - Paysage d’Hiver, Ensiferum, Vanden Plas, Saint Vitus, The Pineapple Thief, Bring Me the Horizon, Bell Witch, Loathe, Hateful.....
21/02/2021 (596 letture)
Ogni promessa è debito. Ci siamo lasciati un mese fa0 con la prima parte dell’articolo di recupero di tutte le uscite passate direttamente nel nostro DataBase, senza transitare dagli onori della homepage ed eccoci quindi pronti a concludere con questa seconda parte il novero di album "recuperati" dall’oblio.
Per chi non frequentasse le pagine da Metallized da molto tempo, ricordiamo infatti che in homepage esiste una rubrica settimanale fissa (i "Rispolverati"), attraverso la quale andiamo a recensire dischi importanti o a completare le discografie di band dal grande blasone (e che magari hanno anche qualche disco "minore" tra gli altri). Naturalmente, perché un disco vada rispolverato, occorre che un po’ di tempo sia passato dalla sua uscita. Ma dischi ne escono a centinaia tutti i mesi, quindi è probabile che qualcosa rimanga indietro e che si ritenga che aspettare degli anni per recuperare la recensione non sia la soluzione migliore. Ecco quindi che di quando in quando andiamo a colmare questi buchi o a parlare di band magari non di prima fila, ma che hanno realizzato un gran bel disco, che altrimenti andrebbe dimenticato. Non trattandosi strettamente di nuove uscite e non rispettando il criterio per diventare "Rispolverati", queste recensioni vanno direttamente nel DB, in mezzo alle altre. Prima o poi, qualcuno le scoprirà, senza dubbio. Per dargli una mano e permettere a tutti di venire a conoscenza di queste recensioni, arriva poi questo articolo riassuntivo.
Trattandosi di uscite di ogni genere e di ogni anno, dare un ordine non avrebbe alcun senso, quindi le troverete raggruppate per genere e speriamo che il breve estratto della recensione di presentazione, vi invogli a dare una lettura e, anche meglio, a riscoprire un album o una band. Noi, al solito, abbiamo cercato di soddisfare tanti gusti, ma le scelte sono infinite: se avete dei suggerimenti, sarà un piacere ascoltarli e metterci poi all’opera.

Intanto, non resta che augurarvi buona lettura, buon ascolto e rimandarvi al prossimo appuntamento con L’Archivio della ‘Zine


DEATH

Hateful - Set Forever On Me
Evoluzione di un processo iniziato ben dieci anni fa con Coils Of A Consumed Paradise, Set Forever on Me segna per gli Hateful un passo avanti che non deve e non può passare inosservato; è un disco che mostra un tocco personale, in cui tutto è perfettamente calibrato e cosa da non sottovalutare, riesce ad essere evocativo, in grado di riportare a scenari surreali e strani che sì, pur essendo accostabili alla vecchia scuola, non si limitano ad essere una fotocopia o un semplice omaggio. Senza dubbio alcuno, una delle migliore uscite del 2020.

Afterbirth - Four Dimensional Flesh
Nelle note promozionali e in giro si legge “progressive brutal death metal”, e per quanto questa etichetta possa sembrare assurda, bisogna ammettere che sì, se paragonati a tanti colleghi, viene naturale affibbiare l’etichetta “prog”. Rispetto al debutto abbiamo un netto miglioramento, con l’inserimento delle tastiere e di altre soluzioni meglio amalgamate (merito anche della fantastica produzione di Colin Marston) e più parte integrante delle composizioni; la sensazione è che i quattro siano sulla strada giusta per arrivare a comporre qualcosa di davvero singolare e che potrebbe ridimostrare come gli azzardi, anche in ambito brutal, ci siano e regalino soddisfazioni. Ottimo lavoro.

BLACK

Odraza – Rzeczom
Come detto sopra, Rzeczom è un disco che inganna e che spiazza. Inserendosi in quel favoloso filone di gruppi che interpretano il black metal in modo tutto loro e in parte anche condiviso in alcuni aspetti sonori - parliamo di Gruzja, Biesy, Furia, Totenmesse, KŁY e altri – e che verrebbe da consigliare a chi cerca un black metal che pur nella sua particolarità non smette mai di essere esattamente come dovrebbe essere un album di questo genere. Un lavoro ricco di idee, di non facile approccio ma che non delude.

Blaze of Perdition - The Harrowing of Hearts
È difficile trovare grossi problemi oggettivi, poiché l’esecuzione del gruppo è impeccabile: si potrebbe forse dire che il black metal qui sembra più un contorno che la portata principale, venendo forse eccessivamente contagiato da altri generi. Ci si può altresì appellare al gusto per cavare criticità dal disco, che per alcuni palati più granitici e, per così dire, tradizionalisti potrebbe soffrire di brani fin troppo catchy (uno su tutti, Transmutation of Sins). The Harrowing of Hearts infila due piedi in più scarpe, riuscendo a mantenere comunque un equilibrio che gli consente di governare con intelligenza le proprie energie.

Paysage d’Hiver - Im Wald
Im Wald è un disco ostico, una di quelle opere che non vogliono piacere all’ascoltatore. Già la sua durata è un silenzioso avviso: centoventi minuti e diciannove secondi suddivisi in tredici canzoni, per un lavoro colossale che condensa nella propria massiccia mole quasi cinque lustri di evoluzioni, sperimentazioni ed atmosfere spettrali.

FOLK

Kosmogonia - Enthrone the Gods
(Sono) i Kosmogonia, band che nasce dalle ceneri del precedente progetto thrash metal del cantante e chitarrista Kostas Magalios. Stavolta invece il progetto musicale vira verso sonorità folk metal mescolandosi con moltissimi elementi melodic death metal e soprattutto symphonic metal dei quali dalla voce della voce femminile della bravissima Maya Kampaki si nutre. Naturalmente, vista la provenienza geografica, si abbandoneranno i temi della mitologia germanica per immergerci invece in quelli dell'antica Grecia.

Ensiferum – Talassic
Thalassic è un disco che cresce ascolto dopo ascolto e, nella sua essenza fatta di semplicità e ricerca, troverà sicuramente consensi unanimi. La piacevolezza dell’incedere dei brani, la tecnica compositiva ed esecutiva e il suono perfettamente bilanciato sono i punti di forza sicuramente. La contaminazione tra folk e power, ormai essenza del loro suono, scaturisce in maniera assolutamente naturale dando un piacevolissimo risultato finale. L’inserimento di una nuova figura dietro le tastiere e alla voce ha impreziosito il valore del gruppo, il sound, l’esperienza e un lodevole lavoro compositivo han fatto il resto.

PROG ROCK/METAL/DEATH

Sweven - The Eternal Resonance
Un nuovo inizio, dev’essere questo quello che Robert Andersson vuole comunicare con The Eternal Resonance, un disco che se per buona parte continua quello che i Morbus Chron avevano fatto sull’ottimo Sweven, da cui arriva il monicker, segna a tutti gli effetti l’inizio di un nuovo percorso per il trio di Stoccolma. Quel prog death che non sembrava poi tanto prog death, si sviluppa oggi in una forma più articolata, migliorata se vogliamo e che fa comprendere come i nostri siano alla ricerca di una proposta tutta loro.

Vanden Plas - The Ghost Xperiment: Awakening
Insomma, sembra chiaro ed evidente che la storia giochi un ruolo determinante in questo progetto scaturito dall’estro di Andy Kuntz. Come dichiarato a più riprese proprio dallo stesso cantante, quest’idea era in cantiere già dal 2017, ma per varie vicissitudini è stata posticipata di un paio d’anni e dalla base di partenza, che doveva svilupparsi in un disco unico, siamo quindi passati ad un doppio album proprio come accaduto con il precedente Chronicles of the Immortal: Netherworld. […] Una cosa è certa, in un modo o nell’altro i Vanden Plas trovano il modo di non annoiare mai e di confermarsi su livelli elevati, senza modificare uno stile divenuto un marchio di fabbrica dopo tutti questi anni. Difficile non apprezzarli o addirittura amarli.

The Pineapple Thief - Versions of the Truth
Nonostante l’album sostenga uno “specchio al caos e al conflitto della vita del ventunesimo secolo", cercando di restituirne il senso, i brani non sono strutturati in maniera disordinata. La linea percorsa dagli ultimi lavori discografici dei The Pineapple Thief viene mantenuta: il delicato minimalismo di strutture e suoni che non nega picchi espressionistici, la piena realizzazione della densità lirica in chiave contenuta, talvolta intimistica. L’organicità dei pezzi non viene data comunque originariamente, la si ottiene comprendendo la totalità degli elementi i quali non sono immediati.

ALTERNATIVE

Bring Me the Horizon – amo
Si arriva così al 2019 e al sesto disco di inediti, prodotto ancora dai due leader Oli e Fish e intitolato amo (amore in portoghese, con i nomi delle canzoni scritti in minuscolo a parte la seconda), un concept album incentrato sul sentimento umano più potente e intrigante di cui vengono esplorati tutti gli aspetti, dai momenti spensierati alla passione che brucia fino ai risvolti negativi come il dolore per un tradimento o per la dipartita di una persona cara. Sul piano musicale amo è un’estremizzazione sonora di That’s The Spirit con l’elemento alternative rock/metal, già fortemente traballante, ancora più relegato ai margini a favore di un tripudio di electro-pop e inesauribili giochi di prestigio quali samples, millennial whoop o vocoder dispensati dal mastermind Jordan Fish, autentico mattatore in cabina di regia.

Poppy – I Disagree
Si arriva in questo modo a I Disagree (uscito nel gennaio 2020), ispirato agli screzi con l’industria discografica e soprattutto alla rottura con lo storico partner Titanic Sinclair, allontanato con le pesanti accuse di aver manipolato la cantante e di averla “ricattata” psicologicamente con eventuali tentativi di suicidio.
Con l’aiuto dei fidati Chris Greatti e Zakk Cervini nelle vesti di produttori e musicisti (Sinclair è comunque accreditato come co-autore dei testi), Poppy confeziona un disco di parossistico e grottesco crossover/alternative dove zuccherose melodie pop si alternano bruscamente a violenti raptus di diversi sottogeneri metal quali nu, industrial, metalcore e persino djent e a tale mix vanno poi aggiunti un’elettronica dark alla SKYND e intermezzi techno vicini ai The Prodigy.


DOOM

CloakRoom – Time Well
Parlando di cambiamento, il passo che è stato compiuto dalle melodie ariose e malinconiche di Further Out verso il baratro di disperazione e angoscia di Time Well ha dell’incredibile e il suono stesso della band è mutato in maniera vistosa: se infatti dovessimo trovare un singolo termine per descrivere questo album del 2017 il solo adatto è il banale, ma più che adeguato, “monolite”. Un’ora spaccata di musica dai ritmi lenti, trascinati, dove lo shoegaze di realtà come My Bloody Valentine è sempre protagonista, ma ad esso si unisce una scelta nei suoni che è debitrice al doom e allo stoner più cupi e il fuzz quasi costantemente applicato a chitarra e basso sfocia in momenti noise che richiamano molto di più i The Jesus And Mary Chain piuttosto che i Ride.

Saint Vitus – Saint Vitus
Solitamente intitolare un album col nome del gruppo significa una precisa presa di posizione: questi siamo noi. Esattamente questa è la sensazione che si ha al termine dell’ascolto. Nessuna vera novità, a dire il vero nessun particolare sussulto, solo i Saint Vitus nel loro più classico repertorio, con qualche buon brano e un’aura praticamente intatta dopo quasi quarant’anni di carriera. Forse questo potrebbe risultare poco, per chi aspetta magari l’ultimo colpo di coda dei leggendari doomsters, ma la verità è che questo sembra decisamente un commiato.

Bell Witch & Aerial Ruin – Stygian Bough: Volume 1
Quello che è accaduto nel nuovo Stygian Bough: Volume 1 è la diretta conseguenza delle frequentazioni più sperimentali che i Bell Witch hanno mantenuto costanti negli anni: così l’album esce non solo a nome del duo americano, ma con la collaborazione di Erik Moggridge alias Aerial Ruin, musicista di Portland dedito a una personalissima rivisitazione dark del folk americano sulla falsa riga di artisti come Austin Lunn (non a caso all’inizio di quest’anno i due hanno pubblicato uno split insieme). I più attenti sapranno benissimo che Moggridge è sempre stato presente in tutti gli album dei Bell Witch, ma questa è la prima volta che la sua presenza viene esplicitata fin dalla copertina. Il perché è presto svelato: la presenza di Aerial Ruin condiziona pesantemente le coordinate di Stygian Bough: Volume 1, con il massiccio ricorso a strumenti acustici che si intersecano con le fitte trame doom di Desmond e Shreibman in maniera davvero suggestiva.

Bell Witch – Mirror Reaper
L’eco scatenato da Mirror Reaper si protrae ancora oggi e questo disco rimane ad ora una delle vette imprescindibili del doom metal moderno e non solo; un’opera d’arte con la quale bisogna forzatamente confrontarsi nel momento in cui si vuole creare qualcosa che possa esserne all’altezza o anche solo sopportarne la superiorità. Il tour di supporto all’album è stato accompagnato da un vero e proprio film, o meglio definibile un collage di video-arte, ad opera dell’artista di Seattle Taylor Bednarz, che è stato reso disponibile gratuitamente anche su YouTube; la visione di questo lungo filmato composto da svariati spezzoni di pellicole di pubblico dominio dai primi del Novecento fino agli anni ’60 rende la musica dei Bell Witch interpretabile anche sotto altri punti di vista, con le immagini che riescono nell’intento di sottolineare la narratività già insita nel brano del duo americano.

METALCORE

Asking Alexandria – The Black
Il quarto disco di inediti difatti si allontana dalla pesantezza dei due predecessori e si configura come un lavoro a metà tra una sorta di alternative e un metalcore leggero, catchy e infarcito di quei cori/vocalizzi da stadio utili a giocare con il pubblico in sede live. Non troviamo più breakdown massicci o elettronica da dancefloor, bensì composizioni che puntano al mainstream in virtù di un uso preponderante della melodia e di fascinose orchestrazioni sinfoniche, il tutto a discapito della tipica energia grezza di marca -core che qui, pur presente, risulta decisamente stemperata e addolcita.

Loathe - I Let It in and It Took Everything
Questa è senza dubbio una delle strade (assieme a quella più squisitamente industrial dei Code Orange) che il metalcore deve percorrere per scrollarsi di dosso l’etichetta di genere adolescenziale/commerciale: I Let It in and It Took Everything ridefinisce il concetto di -core e ne amplia a dismisura i confini grazie ad un sound moderno e umbratile in cui l’incontro/scontro tra violenza e leggiadria produce un risultato qualitativamente alto in termini di tecnica, cantato e puri sentimenti uditivi.

STONER

The Atomic Bitchwax – Scorpio
Dischi del genere sono una vera manna dal cielo. Niente sovrastrutture, niente pesantezze, nessuna pretesa, produzione perfetta per esaltare le valvole degli amplificatori che chiedono pietà, feeling a fiumi che promana da ogni nota. Rock sparato a mille, nella sua più grezza e spacey essenza e in tutto il suo splendore eterno. Gloria ai The Atomic Bitchwax, che la vostra stella possa brillare per sempre.



DEEP BLUE
Venerdì 9 Aprile 2021, 21.35.36
2
Bravi! bel lavoro, tra questi ci sono dei dischi semplicemente spaventosi!
Black Me Out
Domenica 28 Febbraio 2021, 15.56.53
1
Un bel recupero il disco dei Kosmogonia, lo sto ascoltando proprio ora grazie alla bella recensione di Sara.
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