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BONES - #9 - Black Hole Deity, Dry Lakes, Deiquisitor, Diocletian, Coffin Mulch, Perihelion Gnosis
25/02/2021 (470 letture)
Black Hole Deity - Lair Of Xenolich (Everlasting Spew Records, 2021)

Tracklist:
1. Razed Earth Edict
2. Railgun Combat
3. Hypersleep Dementia
4. Multiverse Incantations
5. Lair of Xenolich


Formazione:
Chris White (Voce)
Alec Cordero (Chitarra)
Cameron Pinkerton (Basso, Chitarra, Voce)
Mike Heller (Batteria)

Musicisti ospiti:
Ally Storch-Hukriede (Violino nella traccia 3)

Progetto che coinvolge membri di Chaos Inception e Malignancy, l’EP d’esordio dei Black Hole Deity mette subito in mostra le potenzialità di un progetto che si spera possa regalare altre uscite. Da menti così non ci si può che aspettare death metal senza orpelli, ma niente che abbia a che fare con l’old school; punti di riferimento dei nostri sono infatti Morbid Angel, Vader ed Hate Eternal. E ci vuole poco a notarlo, ma soprattutto ci vuole pochissimo a venir travolti da un approccio al genere violento e diretto; la sezione ritmica è sotenuta da un Heller che si diletta tra blast beat incessanti e qualche momento più controllato, ma il tutto viene eseguito sempre mantenendo alta la tensione, anche quando si rallenta per far spazio a qualche riff più roccioso e agli assoli di Alec Cordero (Calcemia, Cruelty Exalted, Warseed), chitarrista capace di muoversi tra diversi stili compositivi e in grado di creare trame di chitarra ispirate e dinamiche. Pur trattandosi di un lavoro estremamente diretto, il chitarrista arricchisce il tutto con dei passaggi ricchi di tecnica che però non vanno mai a frenare l’irruenza dei pezzi; quando i quattro rallentano lo fanno per concentrarsi su soluzioni più lente come avviene nell’ottima Multiverse Incantations, traccia diversa dalle altre, mastodontica e in cui è possibile notare come pur trattandosi di ritmi più contenuti, il lavoro tecnico dei musicisti sia lontano dall’essere scontato. A livello vocale abbiamo il classico alternarsi tra growl e scream di Chris White, ormai riconoscibile e in grado di dare un tono ancora più malvagio al tutto. Come primo EP non si può che essere soddisfatti: sedici minuti di death metal ricco quanto basta per sperare in un full altrettanto riuscito e che potrebbe permettere al gruppo di farsi notare esattamente come successo per i Chaos Inception.

Dry Lakes - Dry Lakes (Et In Arcadia Ego/Autoprodotto, 2020)

Tracklist:
1. Iskandar
2. Roxana


Formazione:
Rustan Abramov (Voce, Tutti gli strumenti)

Con i Dry Lakes andiamo in una terra non certo nota per la sua tradizione metal, figuriamoci per quella black. Siamo infatti in Uzbekistan, più precisamente, ci troviamo nel Karakalpakstan, regione autonoma con capoluogo Nukus. Dettagli importanti, non solo perché creano una certa curiosità nel progetto ma perché è qualcosa che si lega al nome del progetto di Rustan Abramov; di laghi (e fiumi) secchi e prosciugati, l’Uzbekistan, ma in generale tutta quella zona dell’Asia, ne è pieno, e il più noto è certamente il Lago d’Aral, ma, nonostante ciò il musicista non dà al progetto connotazioni politiche/ecologiche, anzi, va ancora più indietro con la storia arrivando fino ad Alessandro Magno. La prima traccia è infatti un richiamo al nome con cui veniva chiamato da quelle parti, mentre il secondo, Roxana, è il nome della moglie preferita. Questa voglia di riportare a luoghi così lontani non solo geograficamente ma anche storicamente viene naturalmente evidenziata con la musica: il black metal del Caracalpaco è decisamente improntato sul rievocare terre desolate e distese immense, cosa che gli riesce benissimo grazie ad uno stile minimale e accostabile alla frangia “atmospheric” del genere. La produzione è poi molto azzeccata nel suo essere amatoriale, tanto che, se non fosse per alcuni passaggi, sembrerebbe arrivare dagli anni novanta. La prima traccia è una composizione di otto minuti fatti di riff serrati, un synth in sottofondo e dei momenti di quiete in cui troviamo degli arpeggi puliti a dare atmosfera e spezzare così dei ritmi generalmente molto sostenuti. Lo scream di Abramov è anch’esso molto legato alla vecchia scuola del genere, e bisogna dire che si lega benissimo a tutto il resto andando a rafforzare gli evocativi scenari che nascono dalla sezione strumentale. Discorso leggermente diverso per Roxana, che complice una durata più contenuta mostra il volto più diretto della proposta avvalendosi comunque di riff melodici e soluzioni tipiche del genere. Come inizio non c’è male, e sarà interessante sentire come il Caracalpaco intenderà muoversi con le prossime uscite.

Deiquisitor - Humanoid (Dark Descent Records, 2021)

Tracklist:
1. World in Flames
2. Autonomous Warfare
3. Below the Frozen Tundra
4. Empyrean Lifeform
5. Dictate the Believers
6. Blinded by Wisdom


Formazione:
TFJ (Voce, Chitarra)
DA (Basso, Voce)
HBC (Batteria, Voce)

Non sembrano conoscere la parola “pausa” i danesi Deiquisitor, che con alle spalle ben tre ottimi album, di cui uno uscito solo due anni fa, tornano con un EP nuovo di zecca e anche piuttosto ricco di contenuti. Humanoid vede infatti il trio impegnato in sei brani per una durata totale di venticinque minuti, e sono minuti questi che sottolineano la qualità di un gruppo che probabilmente non sarà sfuggito a chi frequenta sonorità underground. Lo stile è il medesimo, quindi un death metal ferale e che avanza imperterrito su ritmiche molto sostenute; pur essendo un gruppo che si può accostare ad una proposta come quella dei Drawn And Quartered, è piuttosto marcata la vena novantiana del genere, qualcosa che si fa sentire specialmente quando i ritmi si fanno meno sostenuti in cui chitarre e batteria si lanciano nei più classici accompagnamenti in quattro quarti. Tutto sommato, è uno stile semplice e che non ha la benché minima intenzione di rinnovarsi o tentare qualcosa di diverso dal solito, ma nonostante questo, canzoni come Autonomous Warfare, Below the Frozen Tundra e Dictate the Velievers dimostrano ancora uan volta come si possa tranquillamente realizzare degli ottimi pezzi pur senza inventare nulla; il mood oscuro dell’EP è ovviamente enfatizzato dai suoni, dalla produzione e dal cavernoso growl di TFJ, più “chiaro” di quanto si pensi e, anche grazie all’aiuto dei due compagni, mai monotono e fermo su di un solo stile. Venticinque minuti di qualità, che si lasciano ascoltare con estremo piacere e che riconfermano la solidità di un gruppo che meriterebbe più attenzioni.

Diocletian - Darkness Swallows All (Regain Records, 2021)

Tracklist:
1. Oath to Ruin
2. War Messiah
3. Possessed (Bathory cover)
4. To the Death


Formazione:
V.K. (Voce, Basso)
L.M. (Chitarra, Voce nelle tracce 1 e 2)
B.S. (Chitarra)
C.S. (Batteria)

Due anni dopo Amongst the Flames of a Bvrning God, il folgorante ritorno dei Diocletian sulla scena extreme metal, la svedese Regain Records ha dato alle stampe questo piccolo gioiello di perversione sonora e blasfemia metallica. Darkness Swallows All è un piccolo salto nel passato e contiene materiale registrato negli anni a cavallo del primo full length della band, Doom Cult, ma mai pubblicato. Troviamo, ad esempio, Oath to Ruin, canzone già presente nel disco di debutto ma qui presentata in una veste nuova, con L.M alla voce. Quello qui confezionato è un prodotto che punta ad entrare nelle collezioni degli estimatori dei Diocletian, un EP che nei suoi 14 minuti di incontenibile furia, punto di partenza e, insieme, maturazione dell’estetica dei maestri neozelandesi del war metal più preciso e logorante, dona qualche piacevole chicca agli ascoltatori che hanno maturato una certa famigliarità col genere e con la band. Molto gradevole -se ci è concesso di usare un simile termine in tale contesto- è la cover di Possessed, canzone contenuta in The Return… dei Bathory. Ed è forse qui, nel vestire e trasformare i panni del leggendario Quorthon, che i Nostri forniscono la miglior prestazione del breve disco, capaci come sono di far proprio ciò che proprio non è. Non si limitano ad una semplice riproposizione in scala 1:1 del brano della band svedese ma lo fanno esplodere, in una meravigliosa commistione war/black metal.

Coffin Mulch - Septic Funeral (Redefining Darkness Records / At War With False Noise / Caligari Records 2021)

Tracklist:
1. Septic Funeral
2. Black Liquefaction
3. Live Again
4. Onward to Death
5. Carnivorous Subjugation
6. Coffin Mulch


Formazione:
Al (Voce)
David (Chitarra)
Rich (Basso)
Fraser (Batteria)

EP d’esordio per i Coffin Mulch, deathsters provenienti da Glasgow e che esordiscono su ben tre distributori diversi. I sei pezzi qui presenti mettono in mostra un death metal dalle tinte oscure e macabre sulla scia di gruppi come Autopsy ma che mostra più punti di contatto con i primi Entombed e altri nomi importantissimi della scena svedese. Eppure, i quattro non puntano solo ed esclusivamente sul pestare dritto, ma anzi, quello che colpisce è il modo in cui riescano a destreggiarsi su ritmi più lenti grazie a delle melodie perfettamente elaborate e in grado di dare ai pezzi uno schema molto preciso; l’iniziale Septic Funeral è l’esempio più immediato di quanto detto, ma sia chiaro che i quattro non rinunciano di certo a delle belle accelerazioni. Muovendosi tra delle ritmiche più vecchia scuola ed altre fatte d’intensi blast beat, gli scozzesi mostrano in ogni brano delle qualità e delle capacità che non li fanno apparire mai come degli sprovveduti, ma anzi, dimostrano di avere già le idee (molto!) chiare. Ottima Onward To Death e davvero bello venir travolti dal minuto e mezzo di Live Again, ma ogni brano riesce ad avere un tratto caratteriale ben definito. Tanta atmosfera data dai suoni e dal growl cavernoso di Al, chitarre ispiratissime e in grado di scrivere sia bei riff che melodie, dinamici… Insomma, meglio di così, non potevano esordire. Ottimo.

Perihelion Gnosis - Syzygial Summoning (Caligari Records, 2021)

Tracklist:
1. Syzygial Summoning of His Pale-Skinned Majesty (Sacrifice of the Neverborn)
2. Nebular Hypothesis (The All-Mother's Cyclical Un-Birth, Genesis of the Swarm)


Formazione:
Caleb Simard (Voce, Tutti gli strumenti)
Zambürrgnyz (Concept, Testi)

Progetto nato dalla mente del polistrumentista canadese Caleb Simard, i Perihelion Gnosis si presentano con un demo composto da due tracce. In totale si parla di undici minuti di death metal decisamente carico d’atmosfera e che non rifiuta delle incursioni in territorio doom, tanto da arrivare a delle ritmiche che sembrano sprofondare nel funeral più marcio. Il primo brano è in sostanza questo, un monolite sonoro che a tratti diventa più violento grazie ad improvvisi cambi di tempo che riportano il tutto su binari più death vecchia scuola. Con il secondo brano è invece possibile apprezzare le capacità tecniche di Simard, e non perché si lanci in chissà quali invenzioni, ma perché incontriamo un riffing che sembra figlio di un incrocio tra i primi Demilich e Cianide. Per chiudere, Syzygial Summoning è il classico demo d’esordio in cui viene mostrato un potenziale molto interessante e delle idee che si spera possano esplodere nel migliore dei modi. Li aspettiamo.



No Fun
Sabato 27 Febbraio 2021, 14.43.37
2
Sui Diocletian mi sono stupito anch'io di trovarli qui. E anche del black metal uzbeko, anzi del Karakalpakstan (quattro volte l'ho riscritto), mai sentita questa regione, vieni su Metallized e girerai il mondo. Me lo ascolto. C'è una piccola svista, ovviamente non è Carlo ma Alessandro Magno.
Immolazione
Sabato 27 Febbraio 2021, 12.28.22
1
Ma Diocletian, Deiquisitor e Black Hole Deity non avrebbero meritato forse una recensione estesa? Specie Diocletian, sono un nome ormai consolidato... (Minchia il black metal uzbeko!!!)
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