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SHOCK ANTISTATICO - Il post-punk italiano 1979 – 1985
04/03/2021 (609 letture)
Prosegue su un livello sempre di notevole interesse la serie di pubblicazioni editoriali curate dalla prolifica etichetta Goodfellas. Dopo esserci occupati già di un paio di libri usciti tra la fine dello scorso anno e l’inizio di quello attuale è il turno oggi di un volume particolarmente atteso da chi scrive, poiché l’argomento trattato è uno di quelli che maggiormente mi appassiona.
Shock Antistatico. Il post-punk italiano 1979 – 1985 è l’ultimo lavoro letterario del noto giornalista musicale Stefano Gilardino, già autore di alcune opere imprescindibili tra cui voglio ricordare Il quaderno punk 1979 – 1981 (uscito sempre per Goodfellas nel 2018), scritto in coppia con Fabrizio Gilardino.
L’intento dell’autore è quello di fornire una cartina al tornasole di ciò che è stato il movimento post punk e new wave in Italia a cavallo del quinquennio tra 1979 e 1985, dedicando una sezione ad ogni regione del nostro Paese, anche laddove le informazioni latitano e non è facile tracciare un resoconto dettagliato.

La forza del libro, diciamolo subito, è quella di approfondire ogni “scena regionale” senza tralasciare nessun elemento fondante – dalle band più note a quelle letteralmente sconosciute, passando dai nomi delle più varie etichette a quello dei produttori (tra cui spicca per forza di cose il grande Oderso Rubini), senza dimenticare locali e luoghi di ritrovo divenuti celebri – ma fermandosi un attimo prima di diventare didascalico, lasciando nel lettore quella sensazione di incompiutezza (in senso buono s’intende) che lo spinge istantaneamente a recuperare i dischi di cui l’autore parla. Personalmente ritengo questa caratteristica il massimo obiettivo a cui una pubblicazione del genere può puntare: spingere i lettori a recuperare la musica di cui si parla nelle pagine del libro.
Gilardino fornisce da questo punto di vista abbondanti riferimenti discografici, legati soprattutto all’opera lodevole dell’etichetta Spittle Records, fin dal 1984 foriera di stampe e ristampe soprattutto in campo punk, ma dal 2005 divenuta un vero polo d’interesse per ciò che riguarda la musica alternativa italiana.
A curare la grafica del volume troviamo poi un altro nome di cui abbiamo già avuto modo di occuparci, ovvero Matteo Torcinovich; il suo tocco è più che riconoscibile, ma a differenza di Grafika 80! qui il mood non è colorato e sgargiante, bensì la scelta ricade su un bianco e nero cupo e contemporaneamente estremamente vivo, così come testimoniato anche dalle numerose fotografie che costellano le pagine.
Il post punk italiano si è sempre mosso su lidi scuri e riflessivi, ma non mancano qui gli esempi di band che invece hanno prodotto musica dall’umore ben più scanzonato, soprattutto quando le influenze new wave si sono fatte più intense e integrate negli ascolti e nel songwriting dei musicisti italiani.

Il titolo del libro è emblematico e offre un punto di partenza ben definito: Shock Antistatico è un brano dei Gaznevada, contenuto nel secondo album dei bolognesi, lo storico Sick Soundtrack del 1980. Proprio dal gruppo considerato da molti come padrino del punk italiano – con il brano Mamma Dammi La Benza, pubblicato sulla leggendaria cassetta del 1979 pubblicata da Harpo’s Bazar – ha avvio la narrazione di Gilardino, che parte da Bologna per delineare la genesi del post punk italiano. Se si parla della città felsinea vengono automatici certi riferimenti imprescindibili, dal già citato Oderso Rubini fino ad Harpo’s Bazar ed Italian Records, passando da luoghi di ritrovo come il Traumfabrik e organi di informazione alternativa e militante come Radio Alice. L’autore dedica uno spazio importante alla scena emiliana, che d’altronde è quella divenuta maggiormente nota insieme al coevo movimento toscano e lombardo.
L’errore più grave però sarebbe quello di pensare che, anche in riferimento alle situazioni regionali più famose, un compendio di questo tipo non aggiunga niente di nuovo a ciò che già si conosce. Qui sta un altro grande punto di forza di Shock Antistatico. Il post-punk italiano 1979 – 1985, ovvero quello di presentare in ogni capitolo del libro una serie di artisti che difficilmente il lettore avrà anche solo sentito nominare! Solo rimanendo in Emilia Romagna conoscevate i Band Aid, band jazz-funk-no wave del futuro trombettista di Vasco Rossi Frank Nemola? O ancora i finalesi KKD, autori di un unico album di cupissima darkwave? Non voglio svelare altro, ma i lettori sappiano che non c’è davvero da rimanere insoddisfatti di fronte a una lettura di questo calibro.

Ultima menzione per il capitolo emiliano riguarda quella relativa al caso Rats, la band di Ulderico “Wilko” Zanni, nata a pochissimi km di distanza da dove abita il sottoscritto, precisamente a Spilamberto. Lo stesso Wilko campeggia sulla copertina del libro, in una fotografia al contempo nostalgica e carica di furore giovanile. Attraverso le parole dello stesso chitarrista si ripercorre la nascita dei Rats, focalizzandosi sull’album di esordio C’est Disco del 1981. La storia della band ha dell’incredibile e leggendola si prova un’acuta nostalgia ripensando a quegli anni in cui le cose potevano succedere davvero con semplicità disarmante, se vi era un’idea chiara da poter diffondere. È il caso di Wilko, che firma il suo primo album a soli tredici anni (!) con i compagni di band appena diciassettenni, grazie all’interesse dell’allora attivissimo Red Ronnie, il quale si inventa un’etichetta discografica solo per far pubblicare il disco ai Rats. Ascoltando C’est Disco ancora oggi c’è da sgranare gli occhi di fronte alla qualità e all’inventiva presente nei solchi di quell’album, impreziosito dalla voce di Claudia Lloyd e dalle chitarre schizzate di Wilko. La storia della band passa poi attraverso luoghi, paesi e locali che personalmente mi han fatto stringere il cuore, dal momento che ne serbo il ricordo o per conoscenza diretta o grazie al racconto dei miei genitori.

Proseguendo nella discesa nello stivale italiano, oltrepassato il caso del The Great Complotto di Pordenone, i foltissimi movimenti elettronici e punk di Milano, il fuoco anticipatore dell’hardcore piemontese e la celeberrima scena new wave fiorentina capitanata da Litfiba, Diaframma, Neon e Pankow, si approda alle zone centrali d’Italia le quali, insieme alle regioni situate più a sud, rimangono tra i territori maggiormente inediti a livello musicale negli anni trattati da Gilardino.
Sebbene le informazioni siano minori rispetto alle regioni del nord, l’autore non manca di fornire una panoramica esauriente anche su queste zone meno celebri, ma non meno degne di interesse discografico: i Carillon Del Dolore da Roma ad esempio sono tutt’oggi probabilmente il gruppo dark più noto del nostro Paese, ma potremmo citare anche gli eccellenti Biaciamibartali dalle Marche e i viscerali Bisca da Napoli tra i gruppi cui dedicare almeno un ascolto. Tra l’altro proprio sulla scena hardcore e indipendente napoletana è di recentissima pubblicazione un volume sempre edito da GoodfellasAfricani Marocchini Terroni. Gli Underage: il punk hardcore italiano e il circuito delle autoproduzioni negli anni Ottanta ad opera di Davide Morgera – che si presenta in maniera davvero molto intrigante.

Tutto questo per dire che Stefano Gilardino ha compiuto un’impresa davvero notevole per coprire la totalità della produzione musicale italiana negli anni ivi trattati e anche solo per questo motivo Shock Antistatico. Il post-punk italiano 1979 – 1985 merita una lettura, anche da parte di chi non si dichiara esplicitamente amante di questa particolare fase artistica che ha reso nota l’Italia anche parzialmente fuori dai propri confini. Da questo punto di vista è noto che la musica che gli italiani sono stati capaci di esportare in maniera intensiva corrisponde al rock progressivo e in maniera minore all’hardcore punk, ma questo volume dimostra quanto il movimento post punk e new wave sia meritevole di essere considerato tra i momenti di punta dell’evoluzione artistico-musicale del Paese.

In conclusione non resta che complimentarci con l’autore e con Goodfellas, che mette a segno un altro colpo pienamente riuscito in campo letterario. Senza alcun indugio, come ho già detto, consiglio il libro a chiunque sia interessato a scoprire angoli ancora nascosti nella discografia italiana alternativa, così come agli appassionati dei generi di cui abbiamo parlato lungo questo articolo, infine lo consiglio anche a lettori molto più generalisti, poiché lo stile di Gilardino è magnetico e sono certo che chiunque ne potrà rimanere ammaliato. Ad oggi questa è la cartina geografica più completa e dettagliata inerente al post punk italiano che potrete mai consultare.
Ed ora vado a rimettere sul piatto Scortati di Garbo, mentre attendo quella dozzina di dischi che “per colpa” di questo libro ho scoperto e ordinato…

::: ::: ::: RIFERIMENTI ::: ::: :::
AUTORE: Stefano Gilardino
TITOLO: Shock Antistatico. Il post-punk italiano 1979 – 1985
EDITORE: Goodfellas
COPERTINA: Flessibile
PAGINE: 232
ISBN: 9788899770228
PREZZO: € 18,00



Tino
Mercoledì 10 Marzo 2021, 12.19.25
7
Ci andrò a fondo ciao
Rasta
Mercoledì 10 Marzo 2021, 11.39.58
6
... esagerato... comunque sempre GEORGE YOUNG. Un saluto!!!
Tino
Martedì 9 Marzo 2021, 20.51.55
5
Non lo so, buio totale, qua serve la tua sapienza
Rasta
Martedì 9 Marzo 2021, 20.48.36
4
... e chi attaccò la mania di CHUCK BERRY ai due fratellini?
Tino
Martedì 9 Marzo 2021, 20.44.27
3
Beh anche la divisa con cravatta e la posa alla Chuck berry
Rasta
Martedì 9 Marzo 2021, 19.43.08
2
Tino... + che altro a me ricorda suo fratello GEORGE periodo EASYBEATS, stesso taglio di capelli e stessa faccia da 'tacabriga. Forse ti ingannano la SG (tarocca) e i caratteri di Powerage. V
Tino
Giovedì 4 Marzo 2021, 15.13.12
1
Il tizio in copertina sembra Angus
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Art Fleury - The Last Album (1981)
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Rats - C'est Disco (1981)
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Pankow - Thow Out Rite (1983)
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Underground Life - The Fox (1983)
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Bisca - SDS (1984)
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04/03/2021
Articolo
SHOCK ANTISTATICO
Il post-punk italiano 1979 – 1985
 
 
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