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JORDAN RUDESS - Vi racconto Liquid Tension Experiment 3
15/04/2021 (943 letture)
Domani è il grande giorno, l’attesa è finalmente conclusa. Dopo 23 anni dall’ultima volta, gli adoratissimi Liquid Tension Experiment, mostri sacri del progressive metal strumentale, tornano sugli scaffali con il loro LTE 3 (qui il link alla recensione). La nostra lunga chiacchierata con il funambolo delle tastiere si è incentrata su quest’uscita, ma anche su alcuni progetti solisti e perché no, alcuni dettagli sul nuovo lavoro dei Dream Theater.

Papi: Ciao Jordan, Benvenuto su Metallized! Come stai? Sono davvero felice di poter parlare con te! Sono un fan dei Dream Theater e del Liquid Tension Experiment da quando ero poco più che un bambino, quindi è un onore incontrare finalmente un membro di queste due band.
Jordan: Ciao, tutto bene. Il piacere è mio.

Papi: Inizierei col parlare di LTE 3. Questo terzo lavoro arriva dopo più di vent’anni dal precedente. Come stai vivendo le settimane prima dell’uscita del disco e quali sono le tue impressioni a riguardo?
Jordan: Sono molto eccitato e felice di essere stato finalmente in grado di lavorare a tutto ciò. Era qualcosa che volevo fare da molto tempo perché so che i Liquid Tension Experiment sono molto popolari e hanno influenzato molte persone. Nel mio cuore e nella mia mente continuavo a dirmi “Dobbiamo fare un altro disco!”, ma come sai non è stato affatto facile ritrovarsi assieme per molte ragioni, sia per l’impegno coi Dream Theater con i quali siamo sempre in studio a registrare, o anche solo trovare il tempo e delle pause. E poi da quando Mike Portnoy ha lasciato la band anni fa è stato altrettanto complicato lavorare assieme, ma finalmente grazie a molti altri fattori siamo riusciti a combinare la cosa. Come si suol dire, il tempo guarisce tutto, ed eravamo tutti molto rilassati. Personalmente ha aiutato avere molto tempo a disposizione perché eravamo tutti a casa e liberi da tour e altri impegni.

Papi: Quali sono state le maggiori sfide che avete dovuto affrontare durante la lavorazione del disco?
Jordan: Beh, credo che -almeno personalmente- la prima cosa difficile sia stata liberarsi dalla pressione dovuta al fatto che non suonavamo assieme da molto tempo e dal dover spremersi per tirare fuori il materiale migliore che fosse all’altezza delle aspettative di chi per oltre vent’anni ha atteso insistentemente questo lavoro. Inizialmente questo aspetto è stato difficile per me. All’inizio delle registrazioni abbiamo passato poco tempo in studio scambiandoci le idee di base e presto l’ispirazione è arrivata ed è stato tutto molto fluido e rilassato. A volte quando inizi a lavorare ai brani temi che la Musa ispiratrice non sia con te, ma poi tutti assieme ci siamo divertiti e soprattutto abbiamo improvvisato e composto molto.

Papi: Mi piacerebbe capire che tipo di musicista sei. Preferisci improvvisare le tue parti, come per esempio gli assoli, specialmente quando “duelli” con John Petrucci o, al contrario preferisci scrivere le tue parti?
Jordan: Senza andare nello specifico, io amo improvvisare ed è una parte di quello che solitamente faccio. Sai, spesso durante i concerti con i Dream Theater riprendo alcune melodie e al posto di risuonarle identiche ogni sera a volte suono quello che mi passa per la testa in quel momento. È una cosa che mi piace fare per non ripetermi ogni sera. Fa parte di quello che sono come musicista ed è qualcosa che metto di mio in musica. Solitamente una mia cosa tipica, più degli altri ragazzi nei Dream Theater. Per esempio il mio album solista, uscito tre settimane fa, A Chapter In Time, è principalmente basato sull’improvvisazione al pianoforte.

Papi: Quindi dipende un po’ dal contesto?
Jordan: Sì, a volte mi piace anche scrivere le parti col pentagramma. Però quando creiamo musica, gran parte esce fuori grazie all’improvvisazione. Mi viene un’idea, mi piace e poi magari la propongo al resto del gruppo, la scrivo e la impariamo. Però il seme di ogni canzone è l’improvvisazione.

Papi: La Inside Out ci ha concesso di ascoltare LTE 3 in anteprima e mi ha sorpreso vedere che avete scelto di rivisitare la Rapsodia in Blu di Gershwin. Sapevo già che in molti spettacoli con la band eravate soliti suonarla, ma vorrei chiederti se questo è un tributo legato ai vostri anni di formazione come musicisti.
Jordan: Dal mio punto di vista Gershwin è stato una specie di musicista fusion. La sua musica era un insieme di sonorità jazz e di musica classica, così come i Liquid Tension Experiment sono una specie di fusione tra generi sotto la bandiera del progressive. Penso che fosse interessante prendere un pezzo classico, non alla Mozart per capirci, ma che fosse a sua volta una fusione di stili aggiungendoci altri elementi. Adesso oltre alla musica classica e il jazz hai il metal, il prog e il rock, aggiungendo così qualcosa di nuovo. Personalmente è un tributo anche perché sono solito ascoltare e suonare suoi brani al pianoforte, perciò rifare la Rapsodia in Blu è stato molto significativo.

Papi: La copertina del disco è molto bella e piena di colori. Puoi dirci qualcosa in più riguardo questa scelta?
Jordan: L’artwork del disco segue lo stesso concetto di quelli dei precedenti album che già presentavano queste macchie di colore liquido. Volevamo portare questo aspetto ad un livello superiore con molti colori. Mi piace molto questo lavoro e anche le macchie colorate che ci sono nei video. Mike Portnoy ha curato la maggior parte del lavoro assieme a John, ma sono molto soddisfatto del risultato e dell’operato di Christian Diaz (l’artista che ha lavorato alle grafiche del disco e dei video) che ha reso benissimo l’idea di colori liquidi che avevamo in mente.

Papi: In base alla tua esperienza, quali sono le principali differenze tra Tony Levin e John Myung? Immagino abbiano entrambi un approccio molto differente nello scrivere le proprie parti di basso.
Jordan: Sicuramente. Sono bassisti completamente differenti. Tony è un musicista estremamente istruito. È andato a scuola, ha studiato composizione e di solito scrive musica con un approccio diverso da John, che oltre aver studiato tantissimo da autodidatta con l’altro John (Petrucci) cercando di imparare i riff dei Metallica o degli Iron Maiden ha frequentato la Berklee Music School. Però Tony è stato uno dei primissimi ad aver adottato l’uso del Chapman stick o del rubber bass ed è molto interessato all’uso dei pedali e degli effetti per creare strani suoni, come puoi sentire in Chris & Kevin’s Amazing Odissey.

Papi: Inoltre credo abbia portato un’evidente influenza dei King Crimson nello sperimentare.
Jordan: Credo che Tony sia uno dei musicisti più navigati che conosca. Ha suonato con John Lennon, David Bowie e con moltissimi altri artisti. Se guardi la sua discografia è davvero sterminata! Pertanto ha un’esperienza infinita nel suonare con stili e sonorità differenti. John Myung è un musicista straordinario, ma più lineare. Le sue parti di basso tendono a seguire di più i riff di chitarra. Quindi è molto interessante collaborare con entrambi perché hanno metodi e stili differenti e sono bassisti molto diversi.

Papi: Poco fa hai accennato al fatto che il tuo album solista A Chapter in Time è uscito da appena qualche settimana. Ho ascoltato un paio di brani per ora e mi sembra un disco molto intimo ed emotivo.
Jordan: Assolutamente. A chapter in Time è stato interamente composto lo scorso anno durante la fase più dura del lockdown. Ho sentito la necessità di esprimermi con la musica e di creare qualcosa che non fosse solo terapeutico per me stesso, ma che fosse condivisibile per le altre persone, ma in un modo estremamente personale. Quindi sono andato nel mio studio personale e ho iniziato a suonare e in poco tempo avevo abbastanza materiale da mettere assieme per un disco. Inoltre ho iniziato a creare contenuti su Patreon, sai che cos’è?

Papi: Sì certo, conosco Patreon e ne ho sentito parlare a lungo. Ho anche visto che sei molto attivo sui social network come Instagram e Facebook. Credi che, specialmente in questi tempi, siano fondamentali per avere un costante contatto con i fan?
Jordan: Lascia che ti racconti questo breve aneddoto. Durante il lockdown ero solito sedermi al pianoforte, aprire Facebook e far partire una diretta mentre suonavo, per esprimere le mie emozioni e il mio stato d’animo affinché la gente ne potesse godere in qualche modo. Dopo un bel po’ ho pensato che tutto ciò, per quanto molto bello fosse in qualche modo un messaggio negativo da parte mia verso la comunità musicale, per il futuro di essa. Tutto questo non dovrebbe essere gratuito. Perciò ho deciso di spostarmi su Patreon, questa piattaforma che mi permette di creare contenuti e impostare un compenso. Chiaramente maggiore è il denaro richiesto più sono i contenuti accessibili. Per esempio se paghi 5 dollari al mese, puoi vedermi suonare ogni volta liberamente. Se paghi un po’ di più puoi però accedere a materiale educativo o ad un certo livello fare delle chiamate direttamente col sottoscritto. In altre parole nove mesi fa ho creato questo sistema con cui posso ancora avere contatti e interagire con i fan, ma in cambio di un piccolo contributo. È molto importante attualmente sapere cosa sia Patreon oggi, non solo per gli artisti, ma anche per gli amanti della musica, perché i musicisti devono trovare nuove strade per interagire con i fan e avere un ritorno finanziario. Penso sia importante parlare di Patreon e di far sapere come sia un mezzo importantissimo per la comunità musicale. Insomma durante il periodo del lockdown, oltre a scrivere un nuovo disco ho anche trovato un modo per condividere musica con un’ottima qualità audio e video, proprio grazie a Patreon. Facebook e Instagram sono un ottimo spazio per la visibilità e per intrattenere le persone e spesso le uso anche io di tanto in tanto, ma a volte mostro brevi clip col link esterno per dare maggiore valore alle persone che vogliono contribuire pagando.

Papi: Sì, capisco perfettamente il discorso di base e di come Patreon sia uno strumento per superare il blocco dei concerti e dei tour. A proposito, che progetti hai per presentare al pubblico il tuo album solista e LTE 3?
Jordan: A maggio farò alcune date da solista suonando un po’ di cose da A Chapter in Time. Con i Liquid Tension Experiment la grande domanda è appunto capire quando si potrà ricominciare da capo con i concerti e abbiamo lo stesso problema coi Dream Theater. Nessuno di noi ha la risposta. Al momento vediamo che gli show vengono cancellati in continuazione. Pertanto una volta che avremo organizzato quando e come avverrà il prossimo tour dei DT, potremo pensare ai concerti come LTE.

Papi: Mi sapresti dare qualche anticipazione sul nuovo disco dei Dream Theater a cui state lavorando? So che James LaBrie ha ultimato di recente le registrazioni delle sue parti…
Jordan: Siamo chiaramente molto su di giri per questo disco e credo che questo sarà uno dei nostri migliori album, se non addirittura il migliore. È difficile aspettare di renderlo pubblico, ma dobbiamo essere pazienti: dobbiamo finire il missaggio e la produzione. Sarà molto forte e la voce di James è in forma e tutti hanno dato il massimo. Probabilmente ci saranno i suoni migliori da parte di ognuno, perché continuiamo a imparare come registrare chitarre, batteria, bassi… Però sono davvero felice per come stanno procedendo i lavori al momento.

Papi: In conclusione, c’è qualcosa che vorresti dire ai vostri fan italiani di entrambe le band?
Jordan: Voglio semplicemente dire che mancano molto i nostri fan italiani e non vedo l’ora di tornare a suonare in Italia!



Duke
Giovedì 15 Aprile 2021, 13.09.26
2
... complimenti ottima intervista...disco prenotato da tempo....
Sicktadone
Giovedì 15 Aprile 2021, 12.04.00
1
Contenuto gentilmente sponsorizzato da Patreon. Scherzi a parte, bella intervista!
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