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ICONOCLASTICA - # 5 - La Gorgone
21/08/2021 (629 letture)
Uno dei simboli più potenti dell’orrore e della paura è senza dubbio quello della Medusa, la Gorgone. Sulle ali del Mito ha attraversato i secoli e tutte le culture mediterranee, diventando protagonista di molteplici versioni della leggenda e, poi, di innumerevoli rappresentazioni nel mondo dell’Arte e perfino della psicologia. Si perde il conto dei quadri, delle sculture, dei film, telefilm, opere di animazione e, naturalmente, canzoni, che la vedono protagonista. Simbolo pauroso e al contempo tragico, affascinante e maledetto, la Gorgone resta uno dei più significativi e frequentati, tra quelli che ci hanno trasmesso gli antichi Greci e il suo simbolismo sopravvive ancora oggi aiutandoci a interpretare perfino il mondo moderno.

LE VARIE SFACCETTATURE DEL MITO
La prima versione della leggenda delle Gorgoni le vuole figlie di Forco (divinità primordiale, rappresentante la paura delle profondità marine, a sua volta a seconda del mito, figlio di Ponto e Gea oppure di Oceano e Teti e fratello di Nereo, Taumante ed Euribia) e della sorella Ceto, a sua volta mostro marino personificazione della paura del mare, delle paure nascoste in genere e delle creature estranee. La terribile coppia avrebbe a sua volta dato vita a una lunga serie di mostri marini: oltre alle Gorgoni, le loro sorelle Graie, il drago Ladone, il terribile mostro Scilla e l’Echidna. Ceto è anche il mostro marino a cui il Re Cefeo diede in sacrificio la figlia Andromeda, per placarne le ire, scatenate da Poseidone contro l’arrogante Cassiopea e che Perseo affronterà e ucciderà per liberare Andromeda. Perseo che, come sappiamo, ha un ruolo anche nella vicenda che andiamo a raccontare.
Le tre Gorgoni, sorelle, sono Medusa (l’unica mortale), Steno ed Euriale. Secondo il mito risiedevano su un’isola sperduta nel mare occidentale, ai confini del mondo, dove risiede anche la Notte. Secondo altre versioni, in realtà tutte e tre le sorelle sarebbero state mortali e avrebbero risieduto, alternativamente, nel Giardino delle Esperidi, nella città di Tartesso o in Libia. Medusa era la regina delle tre e, per volere di Persefone, la custode degli Inferi. Le tre avevano aspetto orribile, con zanne suine sporgenti dalla bocca, ali dorate, mani di bronzo, serpenti al posto dei capelli e chiunque le guardasse negli occhi rimaneva pietrificato. Steno era la più terribile delle tre e si dice che da sola avesse ucciso più uomini che le altre due assieme, mentre Euriale viene indicata come l’unica a provare dei sentimenti e in particolare terribile è il suo pianto. In versioni successive, invece, le tre Gorgoni, pur mantenendo tutti gli altri attributi fisici, diventano fanciulle bellissime, in particolare Medusa.
Proprio la bellezza di Medusa, per autori successivi, diventa il fulcro della storia: Medusa non sarebbe infatti stata originariamente un mostro marino, ma una bellissima ragazza, di cui Poseidone si invaghisce. Come in altri miti Greci, questa attenzione non è foriera di fortuna per la destinataria. Infatti, la povera Medusa rifiuterà Poseidone, il quale, infuriato, la stuprerà (o nella versione "soft", giacerà con lei) all’interno del tempio di Atena. Lungi dal prendersela col celeste fratello per questo affronto, Atena scatenerà proprio sulla malcapitata Medusa l’ira per il terribile sacrilegio compiuto nel tempio a lei dedicato e la trasformerà appunto nella Gorgone. Maledetta per sempre ed esiliata come mostro dagli uomini. Dove prima era bellezza, ora solo orrore. Secondo altri autori, questa tremenda punizione sarebbe in realtà stata comminata per l’arroganza della stessa Medusa, che osò sfidare Atena definendosi più bella di lei e quindi subendo il contrappasso per il suo hybris con la trasformazione nella Gorgone.
Quale che sia l’origine della sua natura di mostro, Medusa si ritrova quindi in questa condizione ed è qui che entra in scena Perseo. A sua volta figlio di Zeus e della mortale Danae, figlia di Acrisio, Re di Argo, Perseo è uno dei massimi personaggi del mito greco e dalla sua ricchissima vicenda nascono una enorme quantità di storie entrate a loro volta nella leggenda. Già la nascita fu alquanto travagliata, perché il nonno Acrisio aveva ricevuto dall’Oracolo di Delfi un vaticinio secondo il quale il nipote lo avrebbe ucciso. Per impedirle quindi di rimanere incinta, il Re avrebbe rinchiuso la figlia Danae in una torre. Qui Danae sarebbe stata invece raggiunta da Zeus che sottoforma di pioggia d'oro sarebbe entrato nella torre e avrebbe quindi concepito con lei Perseo. Acrisio non riuscendo a ucciderli entrambi, ma terrorizzato dalla paura, si risolse di chiuderli entrambi in una cassa inchiodata che venne posta su una nave alla deriva (l’elemento marittimo ritorna). La cassa sospinta dalla marea sarebbe arrivata sull’isola di Serifo e qui ritrovata da Ditti, fratello del Re Polidette. Questi offrì ospitalità a Danae e Perseo, ma col tempo cominciò a desiderare sempre più ardentemente Danae, che invece rifiutava le sue attenzioni e la proposta di divenire regina, aspirando al trono di Argo per il figlio. Polidette escogitò quindi un piano: annunciò le proprie nozze e chiese a ciascun invitato un regalo. Non avendo altro da offrire, Perseo, che nel frattempo sotto la guida del padre adottivo Ditti era cresciuto e diventato abile guerriero, disse al Re che se avesse quindi rinunciato a insidiare la madre, gli avrebbe donato qualunque cosa lui avesse chiesto. Polidette colse al volo l’occasione offertagli per liberarsi di Perseo e poter quindi sposare Danae e gli chiese come regalo la testa di Medusa: una richiesta che aveva evidentemente l’unico scopo di vedere Perseo morire o esule per sempre, non potendo riuscire nell’impresa. Purtroppo per Polidette (e per Medusa) le cose andarono diversamente e in quanto figlio di Zeus, Perseo ricevette l’aiuto di Atena, che gli fornì lo scudo levigato sul quale avrebbe potuto vedere Medusa senza subirne lo sguardo pietrificatore, mentre grazie a un espediente, si fece trovare dalle Graie il falcetto diamantato che gli avrebbe consentito di tagliare la testa di Medusa, i sandali alati, il casco di Ade che lo avrebbe reso invisibile e infine il sacco nel quale riporre la testa. L’uccisione di Medusa avviene nel sonno: Perseo le si avvicina camminando all’indietro e controllando nello scudo che non si svegliasse, mentre i serpenti cominciano ad agitarsi. Ma è troppo tardi, Perseo taglia la testa di Medusa e velocemente la ripone nella sacca, avendo cura anche di raccoglierne il sangue, dotato di grandi poteri. Dallo stesso sangue rimasto, sarebbero nati l’anfisbena (un serpente a due teste) e il corallo. Dal collo tagliato di Medusa escono invece i due figli che Poseidone le aveva lasciato in quell’antico stupro: il gigante Crisaore e il cavallo alato Pegaso. Compiuta l’impresa, Perseo saltò su Pegaso e utilizzò la testa della Medusa per compiere le sue vendette: pietrificò il gigante Atlante, che gli aveva rifiutato aiuto e popolò il deserto di scorpioni, serpenti e animali velenosi, lasciando cadere l’occhio e il dente delle Graie e alcune gocce del sangue di Medusa. Liberò Andromeda dallo scoglio in cui si trovava prigioniera, uccidendo Ceto e infliggendo quindi alla mostruosa famiglia un altro lutto. Ma di peggio farà dopo: Cassiopea, sorella di Andromeda, non aveva gradito che un nullatenente divenisse sposo della sorella (che aveva però mandato a morire per propria colpa) e durante il banchetto di nozze scatenò quindi l’antico pretendente Agenore, che tentò di uccidere Perseo, finendo per essere pietrificato assieme a tutta la sua corte e a Cassiopea. Tornato infine da Polidette, scoprì che il padre adottivo Ditti stava in realtà nascondendo Danae, che il Re aveva continuato a perseguitare perché cedesse alle sue richieste. Infuriato, Perseo estrasse ancora una volta la testa di Medusa e pietrificò Polidette e la sua corte, lasciando quindi al padre Ditti la reggenza dell’isola di Serifo e tutti i doni ricevuti e necessari all’impresa, compresa la testa stessa di Medusa che, ultima vendetta per la Dea, venne affissa sullo scudo di Atena. La conclusione del mito di Perseo è ancora lungi dal venire, ma per la povera Medusa, invece questa è la fine della storia.

MEDUSA: VITTIMA O CARNEFICE?
A seconda della diversa versione del mito che si vuole seguire, la figura di Medusa assume una connotazione e una luce completamente diverse e distanti. Se si considera infatti Medusa come mostro marino, assieme alle sorelle Steno ed Euriale, ben poco di positivo verrebbe da dire su di loro: personificazione di paure ataviche legate a un mondo primigenio, nel quale gli uomini sono vittime di forze che non capiscono e non possono controllare, regnano sovrane finché uno degli uomini, non a caso comunque un semidio, giunge e distrugge la paura sottoponendola a una terribile e truculenta fine e divenendone infine signore, utilizza quella stessa paura contro altri uomini e non solo. E’ la rappresentazione che del mito di Perseo (e di Medusa) dà Benvenuto Cellini con la sua celebre statua, posizionata sotto la Loggia Dei Lanzi in Piazza della Signoria a Firenze. Perseo è quindi un eroe positivo, che rappresenta l’Uomo dell’Umanesimo e rinascimentale, volto a strappare se stesso dalla prigione delle tenebre e delle superstizioni e intenzionato a porsi al centro della Creazione. L’uccisione della Medusa diventa quindi in questo senso la vittoria contro le paure irrazionali e le forze oscure della Natura, piegate al suo volere. Volendo andare un po’ più a fondo, si potrebbe obbiettare comunque che questa superbia umana del porsi come vertice del creato e come unico artefice del proprio destino, sublimando con la violenza il proprio rapporto con la Natura e le sue forze misteriose, sia un po’ l’emblema del rapporto vendicativo e consumista che l’Uomo ha instaurato col mondo che lo ospita, contro il quale si scaglia distruggendolo e pervertendolo al proprio presunto benessere, combattendo con violenza tutti i suoi misteri e uccidendo i suoi “mostri” senza capirli e senza sforzarsi invece di considerarli elementi imprescindibili dell’equilibrio naturale di cui, volente o nolente fa parte, col risultato di aver portato il mondo sull’orlo della catastrofe ecologica che minaccia in primis proprio la sua stessa sopravvivenza. Un atto di violenza che pittori come Caravaggio, nel suo celebre scudo -che riproduce quello di Perseo o volendo quello di Atena- dominato dal sordo urlo di Medusa che si rende conto di essere stata uccisa e dal terribile terrore del suo sguardo ancora vivo mentre il sangue shizza ovunque o Rubens, nel suo altrettanto tremendo quadro, trionfo di morte, sangue e selvaggia decadenza, rappresentano da par loro, in tutto il suo intollerabile orrore.
Se vogliamo dare seguito alla storia che vede Medusa nascere come mortale e bellissima ragazza, ecco che le implicazioni diventano ancora più gravi e morbose: nel caso in cui considerassimo la Medusa arrogante che celebra la propria bellezza e osa contrapporla a quella della Dea Atena, vediamo come la vendetta di questa sia assolutamente spietata e orrenda: non le basta trasformare la mortale in un mostro, relegandola all’esilio, ma saranno sue l’arma e la strategia per la sua morte, sua infine la gloria, nell’apporre la testa della rivale sul proprio scudo, a eterno monito della sua maledizione e come terrore per i suoi avversari. Certo, si dirà, "se l’è cercata", sfidando la Dea con la propria arroganza.
Se invece e ancora peggio, seguiamo il mito che vede Medusa prima violentata da Poseidone e poi trasformata in mostro da Atena come punizione per la profanazione del suo tempio, la situazione diventa ancora più intollerabile: non basta la violenza del Dio, a cui la mortale non può opporsi, ma Medusa deve anche diventare il capro espiatorio della Dea, che non può rivalersi sul fratello divino e punisce lei, la debole e l’umiliata, la vittima della violenza, costretta infine a mettere al mondo i figli del proprio violentatore, perfino dopo la propria morte. Proprio Atena fa questo, la Dea della Giustizia. Un’allegoria che purtroppo ben ci ricorda quello che anche oggi continua ad accadere nei tribunali, con la vittima della violenza che diventa imputata, che deve giustificare il proprio comportamento, il modo in cui era vestita, la propria identità e le proprie intenzioni, invece di vedere punito l’autore della violenza stessa, sul quale troppo spesso non ricade direttamente la colpa, senza attenuanti e che invece sembra dover essere in qualche modo giustificato. Come fin troppo spesso intervengono le leggi e la religione sulla decisione eventuale di un aborto, in caso di violenza e non solo. In questa ottica, Medusa appare unicamente come vittima di un destino non voluto e in alcun modo meritato, vittima trasformata in mostro e poi usata, ancora una volta, da Polidette che ne chiede l’uccisione come "regalo" per le sue nozze e, poi, da Perseo stesso che dopo averla uccisa la utilizza per le proprie vendette personali, traendo vantaggio ed essendo infine eletto a Eroe, dagli uomini e dalla Dea Atena, ancora una volta, Dea della Giustizia, che premia l’autore del coronamento della propria vendetta rendendolo prima Re e poi trasformando il suo corpo in costellazione assieme alla moglie Andromeda, a Cassiopea e ad altri protagonisti del mito, una volta morto. E’ dunque questa la Giustizia degli Dei e degli uomini?
Ma le interpretazioni non finiscono certo qui: Medusa è nel tempo divenuta anche una protagonista del femminismo moderno, andando a incarnare l’archetipo della donna libera che terrorizza gli uomini e sfida il potere patriarcale e che viene quindi rappresentata come un mostro ed esiliata, costretta ad avere ribrezzo del proprio corpo e a destare paura, quando il suo unico desiderio è in realtà la propria libertà. E’ in queste ultime due interpretazioni che va ricercata la ragione della famosissima statua "Medusa con la testa di Perseo" di Luciano Garbati, opera del 2008 che ha destato grande scandalo e che vede ribaltato il mito, con una fiera e trionfante Medusa, che nuda, come nudo è il Perseo di Cellini, brandisce la spada nella sinistra e la testa di Perseo nella destra. Personificazione della vendetta delle vittime di violenza e della libertà femminile contro il potere del patriarcato, Medusa diviene quindi un simbolo nuovo e diverso, reclamando al mondo la giustizia negatale e dimostrandosi pronta a prenderla con le proprie forze.

MEDUSA E LE GORGONI: QUALCHE SUGGESTIONE MUSICALE
Come per le altre branche artistiche, la musica ha attinto a piene mani dal Mito di Medusa e delle sue sorelle, tanto che diventa praticamente impossibile stendere un elenco esaustivo, anche solo limitandoci all’ambito dell’hard rock e dell’heavy metal. Tra band che hanno preso ispirazione da Medusa e dalle sorelle per il proprio nome e altre che le hanno dedicato una canzone o un disco, sono decine, se non centinaia gli esempi. Inutile cercare di buttare giù una carrellata esaustiva di nomi, titoli e temi evocati, lo scopo a questo punto è semplicemente provare a far vedere quanto l’argomento sia stato fertile per musicisti anche completamente diversi tra loro per sensibilità ed espressione artistica e mostrare in minima e insufficiente parte, quante sfumature il nome di Medusa ha evocato. Utilizzata invariabilmente tanto in ambito heavy, quanto nel doom, nel black, nel thrash e in ogni sottobranca del genere, Medusa è una delle protagoniste assolute dell’immaginario del rock duro, che ne esalta soprattutto la natura di mostro e ne dipinge quindi gli aspetti più terribili e orrorifici, con la testa coronata di serpenti e lo sguardo pietrificatore che facilmente si presta sia a letture horror che a similitudini atte a raccontare il cuore spezzato del protagonista e quindi il suo dolore di fronte alla spietatezza della donna amata e al suo gioco mortale che trasforma l’uomo in un burattino e poi lo distrugge. E’ il caso ad esempio degli Angel Witch e della loro Gorgon o degli Anthrax, con la celeberrima Medusa. Più particolare invece la sfumatura data da Glenn Hughes, con l’altrettanto famosa Medusa, titletrack del secondo album dei Trapeze, che sembra voler dare a Medusa una connotazione del tutto originale, mostrandola come rappresentazione di paure e del tradimento, in particolare del tradimento di una persona cara, probabilmente un amico e quindi l’uccisione della Medusa diventa, in questa ottica, la rottura con questa persona cara e quindi la liberazione dal suo maleficio e dal suo tradimento. Sostanzialmente un atto di emancipazione. Giusto citare anche gli Stormlord che intitolano il loro terzo album The Gorgon Cult e nella titletrack celebrano la figura di Medusa, intitolandole un culto come custode degli Inferi e come simbolo della violenza degli Dei, scegliendo quindi l'interpretazione che vede la bella giovane punita da Atena e destinata alla morte, ma riscattata dalla fama e dal racconto della sua esistenza che la rende di fatto immortale. Un vero e proprio omaggio, quello dei romani che, oltre alla titletrack, inseriscono anche la traccia Medusa’s Coil in cui la figura di Medusa viene in realtà solo richiamata come paragone, in una storia che invece abbraccia interamente il mito di Chtulhu e l’orrore cosmico di H.P. Lovecraft. Particolare anche la sfumatura data dai Paradise Lost, che nel loro Medusa, utilizzano il mito della Gorgone più che altro per testimoniare la caduta e la tragica fine di chi ha osato alzare il proprio sguardo oltre i limiti dell’umanità, da un lato l’unica vita che merita di essere vissuta contro il grigiore di chi ha accettato che il fuoco si spegnesse dentro di sé, dall’altro l’inevitabile fine ed eclissi di chi ha comunque provato. Entrambi si ritrovano quindi perdenti e pietra è il loro unico giaciglio.

UNA FIGURA, INFINITE RAPPRESENTAZIONI
Tante le versioni del Mito che abbiamo provato a tratteggiare (mancherebbe in realtà anche l’utilizzo apotropaico fatto in epoca antica da Etruschi e Romani, della figura della Gorgone, protettrice della casa e dei templi), tante le interpretazioni possibili del Mito stesso, tante infine le rappresentazioni e le ispirazioni che gli artisti hanno tratto dalla figura di Medusa e delle sue sorelle. Le Gorgoni sono protagoniste di un’epoca di nascita dell’umanità che inizia a creare i propri Miti e i propri archetipi culturali, ma la loro figura resta utile anche per intepretare e raccontare il mondo moderno, come abbiamo accennato. Il racconto è infine uno degli atti umani per eccellenza: dare vita e corpo e spessore traendo ispirazione da noi stessi e da quello che ci circonda, non solo descrivendolo, ma creando storie e significati, inventando situazioni e realtà che non sono mai esistite e mai esisteranno o che esistono da sempre, parallele al nostro mondo e quindi captate dalla sensibilità e dai sensi di chi riesce, anche per un solo secondo, a entrare in contatto con esse. L'aspetto mostruoso e la tragica vita di Medusa restano ispirazioni potentissime, come la sua orribile morte, simbolo di riscatto dalle tenebre o di impossibilità della Giustizia, di liberazione femminile o di archetipo delle paure umane, a seconda dell’interpretazione che si dà alla sua figura, in attesa che il bimbo Uomo diventi maturo e superi le sue paure ancestrali, prima che la sua vendetta violenta sulla Natura lo condanni all’oblio.



Lizard
Giovedì 26 Agosto 2021, 21.38.54
11
Grazie davvero Lele e, tempo permettendo, mi farebbe davvero piacere che succedesse
Lele 13,5 DiAnnṏ
Giovedì 26 Agosto 2021, 18.32.35
10
@Lizard devo scusarmi perchè nella fretta prima ho dimenticato di farti i complimenti. L'articolo è molto interessante e, tempo permettendo, aprirebbe un mondo...
Lizard
Giovedì 26 Agosto 2021, 11.18.00
9
Non mi venderò per un esperto di storia dell'arte, cosa che sono ben lontano dall'essere. Mentre mi documentavo per l'articolo, però, ricordo che ho letto che quel caratteristico tipo di rappresentazione, "di corsa inginocchiata", è tipico dell'arte orientale arcaica ed egizia r quindi il modello viene da lì e non a caso infatti questa è una delle rappresentazioni più antiche, come antica è la figura della Medusa con le zanne e la bocca slargata etc. Non è strano quindi che questo stesso schema raffigurativo venga utilizzato anche per altri personaggi del mito. Per quanto riguarda il cavallo sotto braccio è naturalmente Pegaso, difatti è alato.
Lele 13,5 DiAnnṏ
Giovedì 26 Agosto 2021, 8.46.19
8
Curioso come la Gorgone di Siracusa, qui "Celebre Medusa antica", ricordi un rilievo bronzeo di Boreas raccolto al Metropolitan Museum a NY (in internet si trova facilmente l'immagine)... in più sotto al braccio tiene un cavallo (un cavalluccio alato), che era proprio una delle forme in cui Boreas appariva
Lizard
Martedì 24 Agosto 2021, 21.03.45
7
Grazie dell'apprezzamento e del suggerimento. Molto gradito e che ben si presta ad essere sviluppato. Ci penserò.
L'ImBONItore
Martedì 24 Agosto 2021, 12.13.19
6
Mi accodo anche io, nel definire questo un ottimo articolo, scritto con molta competenza e passione. A livello di simbologie, mi ha sempghe incuriosito il tatuaggio di Bjiork, andando a scoprire che si tratta del Vegvisir, una soghta di talismano islandese. Anche il tema della simbologia runica non saghebbe male da trattare. Caghi saluti
Lizard
Martedì 24 Agosto 2021, 12.07.32
5
Grazie mille per il riscontro Jacopo, ancora più prezioso vista la tua formazione è un articolo a cui tengo molto, che avevo in mente da anni e finalmente sono riuscito a buttare giù. In realtà se qualcuno ha dei suggerimenti per altri "simboli" che potremmo approfondire, il consiglio è più che benvenuto.
Indigo
Lunedì 23 Agosto 2021, 22.01.15
4
Qui mi si tocca il cuore: io ho una laurea magistrale in archeologia con specializzazione in iconografia e iconologia dell'arte greco-romana e nella mia tesi ho trattato anche il mito di Perseo, sicuramente l'eroe della mitologia che preferisco. Due anni fa è anche stato pubblicato un mio articolo su una rivista accademica dal titolo "L'influenza del pantomimo sulle scelte tematiche e iconografiche nella produzione toreutica tardo antica: la biografia di Perseo del piatto di Meleagro del tesoro di Seuso quindi Medusa è una figura che conosco bene. Non posso dunque che complimentarmi con Saverio, articolo eccellente!
Lizard
Lunedì 23 Agosto 2021, 19.13.31
3
Grazie mille Korgull, sono contento che ti sia piaciuto l'articolo grazie anche per il suggerimento musicale, assolutamente appropriato!!
Korgull
Lunedì 23 Agosto 2021, 12.55.23
2
Tra le citazioni musicali avrei aggiunto anche i Clan of Xymox....che non centrano...ma centrano😉
Korgull
Lunedì 23 Agosto 2021, 12.53.40
1
Figata di articolo! Adoro questi argomenti, complimenti davvero!
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