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HAIL SPIRIT NOIR - Voglia di sperimentare, alieni e vicoli bui
21/09/2021 (348 letture)
A un anno di distanza dall’ultima volta che abbiamo ospitato un membro degli Hail Spirit Noir su queste pagine, abbiamo incontrato Theoharis, chitarrista e membro fondatore dell’eclettica band ellenica, per una lunga chiacchierata sull’ultima, singolare, fatica in studio del gruppo, celebrativa dei primi dieci anni della loro carriera.
McCallon: Ciao Theoharis, benvenuto su Metallized! Come stai?
Theoharis: Ciao, tutto bene, grazie! Tu mi chiami dall’Italia, spero che le cose stiano andando meglio anche per voi…
McCallon: Grazie per il pensiero; sì, sembra che lentamente stiamo facendo progressi, speriamo di continuare su questa strada e di non invertire la tendenza sprecando quanto di buono abbiamo fatto finora. Ma adesso possiamo iniziare con le domande sul vostro nuovo album, Mannequins! La prima cosa di cui volevo parlare è: quando si pubblica un disco come questo, dalle sonorità inattese, diverse da quello che la band ha fatto in precedenza, c'è sempre la possibilità che una fetta di fan possa non comprendere l’esigenza artistica di un gruppo e che voglia la riproposizione delle sonorità degli album precedenti. Quando avete deciso di realizzare un disco synthpop, synthwave, avete considerato questa eventualità?
Theoharis: Non in particolar modo, in realtà. Anche se alcune persone paiono non averlo capito, questo disco è un’uscita celebrativa per i dieci anni della nostra band: in altre parole, è una cosa unica, non ripetibile… intendo questo tipo di sound per gli Hail Spirit Noir. Non è una vera e propria svolta stilistica, nel senso che non suoneremo così d’ora in avanti. Chiamiamolo esperimento se vuoi, un “one-off record”! Onestamente, credo che questa cosa fosse chiara, ma alcuni fan forse non hanno letto bene! [ride] Vero è che alcuni elementi potrebbero venire incorporati nel nostro sound sui prossimi album: ogni disco che facciamo fa parte di ciò che sono gli Hail Spirit Noir come gruppo.
McCallon: Sì, penso che fosse piuttosto chiaro per chiunque abbia letto le vostre dichiarazioni.
Theoharis: Vedendola da un’altra prospettiva, il fatto che dei fan si siano arrabbiati perché abbiamo fatto un album che suona in maniera molto diversa da quelli precedenti… beh, penso che le persone non accettino di buon grado i cambiamenti solo nelle cose che piacciono loro per davvero; quindi, vedi, il fatto che qualcuno reagisca anche in maniera forte ci fa capire che almeno abbiamo dei fan! [ride] C’è qualcuno che ci apprezza a sufficienza da arrabbiarsi se decidiamo di cambiare! Quindi non è per forza una cosa negativa… In ogni caso, le decisioni di qualcuno che crea qualcosa, chiamiamolo artista – qualcuno che dipinge un quadro, scrive un libro, dirige un film, e ovviamente compone della musica – non credo che debbano essere fatte nell’ottica di accontentare semplicemente qualcuno; io, parlo per me, non pretendo mai di sapere con esattezza perché quell’artista ha fatto quella determinata cosa: credo che la cosa importante sia capire che cosa trasmetta un’opera a noi stessi, mettendola in relazione con noi stessi.
McCallon: Di contro, credo che una band che propone una varietà di soluzioni musicali di questo tipo possa attrarre ascoltatori di diversi generi, da chi ascolta prog ai blackster, dai fan del rock psichedelico agli amanti del synthpop! L’etichetta di un singolo genere va stretta agli Hail Spirit Noir?
Theoharis: Beh, diciamo che di base ci definirei una band metal, innanzitutto. Progressive metal, forse? A questo punto fatico a trovare una definizione. Sai, se potessi definirci con un’etichetta, vorrebbe dire che potrei garantire alle persone che ci ascoltano che dovrebbero poter dire cosa troveranno in un album ancor prima di ascoltarlo. Sicuramente abbiamo delle cose che ci piace includere nella nostra musica: diciamo un progressive metal, con elementi dal black metal, alcuni dal progressive rock… ma anche un disco che non è black metal come Eden in Reverse aveva dei refrain, o delle tematiche, che potrebbero comparire in un disco black metal; partendo da queste caratteristiche di base, cerchiamo di spingerci a fare ogni volta qualcosa di differente. La sfida è fare questo senza dimenticarci il nostro punto di partenza.
McCallon: Veniamo ad una domanda specifica sulle canzoni, anche se credo che in parte tu mi abbia già risposto; pezzi come The Monsters Came from the Sky e Alien Cell Charging richiamano chiaramente brani comparsi su album precedenti, come, in questi due casi, The Cannibal Tribe came from the Sea e Alien Lip Reading. È una scelta mirata a ricordare i diversi momenti della vostra carriera fino ad oggi?
Theoharis: Ecco, questa è un’altra cosa di cui alcuni ascoltatori forse non si sono resi pienamente conto: diversi brani sul disco sono vecchie canzoni a cui abbiamo messo mano in questo nuovo stile. A mio avviso, alcune sono proprio esplicite, forse tutte quelle che abbiamo remixato tranne una! Certamente molti se ne sono accorti, qualcuno no, ma non so perché! [ride] Non è la prima volta che lo facciamo: sull’edizione digipack di Eden in Reverse la prima… no, la seconda traccia, Incense Swirls, compariva anche in una versione synthwave, ed è da lì che è nata l’idea, quando volevamo fare qualcosa per celebrare i dieci anni di attività come band. Sakis [Bandis, tastierista, ndr] e Haris [tastierista e principale compositore della band, ndr] hanno cominciato a rimaneggiare alcuni vecchi brani in stili differenti… visto il risultato ottenuto con Incense Swirls, di cui eravamo molto contenti, il lavoro è andato in quella direzione ed è diventato quello che puoi ascoltare su Mannequins. Abbiamo scelto quei brani che abbiamo pensato potessero essere “traslati” in una versione synthwave, senza venire completamente snaturati, in modo che la gente potesse ancora riconoscerli. Un pezzo come Lost in Satan's Charms, da Mayhem in Blue, non avrebbe funzionato. Quando abbiamo sentito quei pezzi trasformati, poi, ci sono sembrati presi da una colonna sonora di un horror degli Anni Ottanta! È così che è nata l’idea della copertina, è così che è nata l’idea di fondere questa uscita con una breve storia che avevo già in mente, creando un concept album.
McCallon: Ho capito, grazie. Personalmente, ritengo che sia stata una scelta interessante; capita che alcune band riregistrino alcuni loro vecchi brani, dando vita a versioni magari più pulite nei suoni, o mettendo mano a missaggio o mastering. Voi le avete del tutto trasformate, benché siano ancora riconoscibili. Pensi che sia una soluzione che potrete applicare nuovamente in futuro?
Theoharis: Beh sai, perché no? Potremmo provare stili differenti anche, non per forza legati alla [musica] synthwave. L’importante è trovare sempre un modo che faccia suonare [le canzoni] nel giusto modo. Non credo che riregistreremo mai del nostro materiale così com’è, perché sarebbe strano… Non sono mai riuscito a farmi andare giù gli album riregistrati dei Manowar, per esempio, perché li ho sempre trovati troppo strani, benché sia un loro fan. A volte fatico anche ad ascoltare versioni rimasterizzate o remixate di album che reputo classici, quindi io non rifarei mai - con membri diversi, con della strumentazione diversa - dei miei vecchi brani così come sono. Ovviamente non c’è una scelta giusta o sbagliata, fintanto che l’artista che compie quella scelta è soddisfatto, come ti dicevo prima.
McCallon: Bene! Prossima domanda: quando intervistai lo scorso anno Haris, fummo d’accordo nel riconoscere in compositori come Vangelis e John Carpenter alcune delle influenze del vostro sound. Amo la loro musica, ma, nell’ambito dell’elettronica, ascolto anche artisti più recenti come Scandroid, Kavinsky o Droid Bishop. C’è qualche musicista contemporaneo di questo genere che vi è servito come fonte di ispirazione?
Theoharis: Allora, dal punto di vista musicale, il mio coinvolgimento su questo disco è stato davvero minimo, dovremmo chiedere a Haris! Ma sono sicuro riguardo a personaggi come Carpenter Brut, in parte Perturbator, e come hai detto tu Vangelis, [John] Carpenter e i Kraftwerk… L’intera scena pop e synth ottantiana ci è stata d’ispirazione. Abbiamo voluto celebrare noi come band e certamente gli Anni Ottanta stessi. Ma tornerò con una risposta di Haris! [ride]
McCallon: Allora faccio una domanda che ti riguarda più da vicino, legata alla storia che hai scritto come concept per Mannequins: avete scritto quest’album alla stregua di un’ipotetica colonna sonora. Ci sono dei film o dei libri che hanno contribuito nell’ispirare la creazione della storia e delle atmosfere che avete voluto dipingere musicalmente?
Theoharis: L’idea iniziale è stata di Haris, che mi ha inviato non più di tre righe, dicendomi “Potremmo scrivere una storia e realizzare l’album come una colonna sonora”. Io ho poi sviluppato l’idea, partendo da lì, unendo bozze di cose che avevo già scritto, confrontandomi con i compagni di band: cambia questo, scarta quell’altro… Per quanto riguarda l’ispirazione, non ti citerei uno specifico libro, anche perché leggo veramente troppi horror, tra libri e fumetti! E sono un grande fan anche dei film del genere, come ti potresti aspettare. Ho cercato di fare in modo che [l’esperienza] sembrasse quella di guardare un film, o meglio, di leggere una graphic novel senza dialoghi. Nell’album ci sono veramente poche parti parlate, ma sono molto descrittive, dirette, e chiaramente ispirate a quel filone degli horror degli Anni Ottanta. Una roba tipo… Alien incontra Essi vivono, Carpenter di nuovo… Carpenter è ovunque in Mannequins! La cosa che più mi ha ispirato è stata l’atmosfera che si respirava in quel genere; quella ha proprio dato il via alla storia. Ho cercato di includere tutti quegli elementi: alieni, violenza esagerata, un po’ di sangue, e quell’amaro senso dell’umorismo che permeava la maggior parte di quei film e che li ha resi dei classici. Avrai visto La casa [di Sam Raimi, 1981, ndr] magari… Nel primo film, ma forse ancora di più nel secondo, c’è un sacco di comicità slapstick che li rende così interessanti! Ecco, questi elementi che ho voluto mettere nella storia danno alla musica un senso, e il disco andrebbe ascoltato leggendo la storia.
McCallon: Io non l’ho ancora letta, ma rimedierò! E, per quanto riguarda la scelta di realizzare il disco come una colonna sonora… Vi piacerebbe comporre una colonna sonora tutta vostra per un film?
Theoharis: So che Haris lo adorerebbe! Ma anche Sakis… Loro hanno già lavorato ad alcuni componimenti, chiamiamoli colonne sonore, per delle opere teatrali, qui in Grecia. Parlando personalmente, non credo che ne avrei la capacità, onestamente. Sono più un tipo da canzoni, piuttosto che da colonne sonore, ma mai dire mai! Non ho mai affrontato una sfida del genere, quindi non posso dire che non ci riuscirei… Ma tendo a essere onesto con me stesso, e se credo che il lavoro che sto facendo non sia all’altezza, semplicemente credo che non lo farei.
McCallon: Capito. Volevo chiederti: questo disco è il secondo che pubblicate con Agonia Records. Come ha reagito l’etichetta quando le avete detto: “No, niente metal stavolta. Neanche una chitarra. Solo synth, alieni, luci al neon e orrore dallo spazio”?
Theoharis: Ah… credo che ci sia stato un primo momento in cui si sono grattati la testa, ma subito dopo ci hanno dato il loro pieno supporto. E, anzi, ne sono stati entusiasti! Io credevo che ci avrebbero portato in un vicolo buio e ci avrebbero sparato [ride], quando al contrario ci hanno sostenuto e ci hanno incoraggiato a sperimentare. Dopo che abbiamo inviato loro le prime demo, ci hanno spinto a seguire questa direzione. Credo che uno degli aspetti che li abbia spinti a metterci sotto contratto sia l’idea che noi potessimo fare tante cose differenti, e questo album è stata probabilmente una conferma per loro. Avranno sicuramente detto: “Ecco, loro sono quelli che possono fare tutto!” [ride]
McCallon: Siete il jolly dell’Agonia Records, allora! A parte gli scherzi, trovo interessante che un’etichetta specializzata nel metal, in particolare in sottogeneri come il black e il death, voglia supportare una band che voglia fare qualcosa di diverso.
Theoharis: Sì, è vero che sono molto legati alla sfera del black, ma credo che sia un’etichetta che abbia voglia di sperimentare. Se pensi a una band come i Pestilence, non sono la tipica band black metal. Noi ovviamente ci siamo chiesti: “Ma un disco come questo… dove lo pubblichiamo?”; tuttavia, loro non hanno mai avuto alcun problema.
McCallon: La prossima domanda è più seria: Mannequins arriva a solo un anno di distanza da Eden in Reverse; questo fatto è dovuto al lockdown? La pandemia ha influito, artisticamente o anche concretamente, sulla realizzazione del nuovo disco?
Theoharis: Allora, da un punto di vista pragmatico, la pandemia, unita al tipo di album, ha reso la fase delle registrazioni decisamente più semplice. Non ci sono chitarre né batteria, e tutto è stato suonato con tastiere, loop, effetti sonori… Non potevamo radunarci tutti in una stanza, ma non abbiamo avuto la necessità di farlo. Ovviamente, per tutto il resto delle cose, la pandemia è stata una spina nel fianco. Noi, siamo onesti, facciamo tutti un lavoro comune nella vita di tutti i giorni, anche se il nostro obiettivo è quello di guadagnarci da vivere con la nostra musica; il mio pensiero va a coloro che hanno solo la loro vita in una band, per i quali questo è il lavoro di tutti i giorni. Loro sono i più colpiti in questo ambiente. Quando dico che la pandemia ci ha “aiutato”, intendo che, se fossimo stati in tour, realizzare un disco celebrativo per i nostri dieci anni sarebbe stato molto più difficile; in questo momento staremmo suonando e non avremmo il tempo per dedicarci a comporre, arrangiare, scrivere una storia, e sarebbe tutto più difficile da questo punto di vista. Quindi sì, in un certo senso, quest’album è comunque figlio del periodo che stiamo vivendo. Certo è che, se devo dire la mia, preferirei avere quel tipo di difficoltà e fare entrambe le cose! Pertanto ho le dita incrociate, e spero che questa storia possa essere finita magari il prossimo anno. Comunque, non so quanto possa lamentarmi, visto che voi [in Italia] avete patito di peggio, soprattutto agli inizi.
McCallon: Sicuramente la situazione è stata tragica per tante famiglie qui, è stato difficile, e così tutti speriamo che le cose continuino a migliorare, e che tutti facciano la loro parte. Ma ora, ricollegandomi alla domanda di prima, i concerti dedicati a Eden non si sono potuti ancora tenere; porterete i due album, anche se così differenti, in tour insieme?
Theoharis: Avevamo già dei concerti programmati per promuovere Eden in Reverse, ma tutto è andato storto e non se n’è fatto nulla. Quindi sì, ci piacerebbe promuovere entrambi gli album insieme. Magari potremmo riarrangiare alcuni brani di Mannequins in una versione più simile agli Hail Spirit Noir… tradizionali, diciamo! Attualmente non so ancora di preciso cosa faremo… Ora come ora, voglio solo tornare in tour. E fare un sacco di show. Suonare le nuove canzoni, le vecchie canzoni, magari anche brani che non abbiamo ancora inciso… ma soprattutto respirare l’aria del palco. Non siamo mai stati una band che ha fatto tantissimi concerti in tantissimi Paesi, ma sentiamo tutti il bisogno di tornare a mettere su uno spettacolo. Qualcosina sta tornando alla normalità, ma non sono ancora pienamente ottimista a riguardo. Credo che lo sarò maggiormente se le cose andranno avanti a migliorare da qui all’inizio del prossimo anno, e allora potrebbe esserci un punto di svolta. So che tutte le band vorranno tornare in tour nel 2022, e probabilmente potremo andare a un certo diverso ogni giorno; certo, non so come faremo a permettercelo… [ride]
McCallon: Meglio un concerto al giorno che nessun concerto per un anno intero! Ma ora, l’ultima domanda! Gli album precedenti avevano sonorità che si spostavano dagli Anni Sessanta ai Settanta, con uno sguardo sugli Ottanta arrivato proprio con Eden in Reverse, e che avete pienamente raggiunto con questa pubblicazione. La direzione della band è quella di proseguire in questa ricerca ed esplorare anche i Novanta? Quali sono – se me li puoi dire - i vostri piani per il futuro?
Theoharis: In realtà abbiamo fatto già qualcosa legato agli Anni Novanta, ed è la nostra componente black metal. Il black alla fine appartiene agli anni Ottanta e Novanta, se guardi le band che lo hanno plasmato… Non ti saprei dire, al momento; magari potremmo fare musica dal 2030, musica dal futuro! Sarebbe estremamente figo, anche perché saremmo i primi a farla, ma prima dovrei scoprire come si dovrebbe suonare. Probabilmente, in futuro ci sarà un po’ di tutto quello che abbiamo suonato. La musica cambia costantemente, e così ciò che ci piace, ciò che ci ispira, ciò che influenza… Cogliamo ispirazione e influenze da tutto ciò che ci circonda, in qualche modo. Non penso che ci limiteremo a suonare qualcosa in un certo modo solo perché così andrebbe suonata secondo [i canoni] di una decade in particolare. Sicuramente ci porteremo dietro qualcosa da questo album, da quello precedente, alcuni elementi almeno, ma credo che tu debba aspettare perché al momento stiamo solo raccogliendo le idee per la creazione di un nuovo disco; spero che ci metteremo un po’ di tempo, in ogni caso, perché altrimenti quanti dischi dovremmo promuovere in tour? Dovrei mettermi a scegliere quale lasciare fuori! [ride] Credo proprio che aspetteremo di poter tornare in tour, tenere dei veri concerti e solo allora ci dedicheremo a registrare qualcosa di nuovo. Di solito, tiriamo fuori qualcosa dopo che siamo stati in tour. Non so dirti come suonerà, ma sarà un disco degli Hail Spirit Noir!... Nella loro versione 2030, ovviamente.
McCallon: Beh, allora non vedo l’ora di ascoltarlo! Ho finito con le domande e voglio ringraziarti per il tuo tempo. Vuoi dire qualcosa ai lettori di Metallized prima di salutarci?
Theoharis: Sì, voglio ringraziare tutti per il loro sostegno. Andate ad ascoltare Mannequins e fateci sapere cosa ne pensate, ma soprattutto divertitevi con della nuova musica. Voglio poi ringraziare voi come sito per il vostro supporto, per metterci in contatto con i fan; senza i fan, e senza chi ti metta in relazione con loro, una band non ha molto da dire, è solo una band. Spero di non aver chiacchierato troppo, ma è stata una bella conversazione. Grazie ancora!



DEEP BLUE
Sabato 16 Ottobre 2021, 21.22.11
3
Apprezzo sempre le digressioni, ma oltre al fumo ci vuole l'arrosto che nella loro ultima pubblicazione non esiste
McCallon
Mercoledì 13 Ottobre 2021, 23.03.27
2
Grazie Graziano! Sono contento di trovare anche qui qualcuno a cui questa pubblicazione diversa dal solito sia ugualmente piaciuta. Mi ha divertito cercare i rimandi ai vecchi pezzi, aiutandosi con i titoli delle tracce.
Graziano
Mercoledì 13 Ottobre 2021, 21.00.33
1
Bellissima intervista e band davvero unica. Riescono a stupirmi ad ogni pubblicazione.
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