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DEVOID OF THOUGHT - Death Metal from Outer Space
11/10/2021 (448 letture)
Forti di un interessante disco di debutto, i Devoid of Thought sono una promettente death metal band che ha reinterpetato la formula dei storici Timeghoul per dare vita ad una versione aggiornata del death metal che proponevano gli americani. Abbiamo raggiunto il cantante /chitarrista Andrea Collaro per raccontarci la genesi della band e i retroscena che hanno dato preceduto la pubblicazione del disco Outer World Graves. Buona lettura!

Pez: Ciao ragazzi e benvenuti su Metallized! Prima di tutto vi chiedo come state? Vi va di presentarvi ai lettori del sito? Nonostante qualche release precedente adesso siete alle prese con il disco di debutto e molte persone potrebbero così conoscervi

Andrea Collaro: Ciao a tutti i lettori e redazione di Metallized!
Siamo Andrea Collaro (chitarra e voce), Lorenzo Gagliardi (chitarra), Marek Sollami (basso) e Alessandro Mori che ha recentemente sostituito Davide. Il nostro progetto Devoid Of Thought nasce dalle ceneri del gruppo thrash metal Warstorm con cui io, Lorenzo e Marek abbiamo suonato fino al 2015 per poi cambiare identità e genere dando così più sfogo alle nostre varie influenze musicali.

Pez: Quest'anno avete pubblicato, appunto, il vostro primo disco Outer World Graves. Siete soddisfatti del risultato finale dell'album e delle varie recensioni?

Andrea Collaro: Siamo molto soddisfatti del feedback che stiamo ricevendo per il nostro album di debutto. Outer World Graves è frutto di diversi anni di lavoro e vedere quanto il disco viene apprezzato e capito è davvero confortante. Noi siamo pienamente soddisfatti, abbiamo registrato prima con Ale di MobSound Studio a Milano per le batterie mentre per il reamping, mix e master ci siamo affidati al vicino Carlo Meroni di ADSR Decibel. Entrambi hanno lavorato al massimo per rendere la nostra idea di sound. Per quanto riguarda le recensioni sono un ottimo mezzo di promozione per una band, anche se a livello interpretativo lasciano spesso il tempo che trovano. Descrivere con poche righe l'essenza di un gruppo è difficile poichè capita che i pareri siano più soggettivi che tecnici anche se la maggior parte delle testate ci reputa ormai una band matura, parere condiviso anche all'estero. La nostra musica viene apprezzata e condivisa da nostri idoli, come ad esempio sta accadendo con Timeghoul e Grevlar.

Pez: Come si è svolto il processo di scrittura o più in generale come nasce un vostro tipico brano? Avete avuto delle problematiche dovute anche alla situazione Covid-19?

Andrea Collaro: Il disco come già accennavo è frutto di anni di lavoro. Lo si capisce ascoltando le prime due demo dove si ritrovano embrioni di brani poi sviluppati sul full lenght. Il nostro nome descrive esattamente quello che ricerchiamo sia durante la performance sia durante la composizione. La totale assenza di pensiero razionale, che si traduce in strutture che vanno al di fuori della classica forma strofa/ritornello, riff con tempi dispari e cambi melodici inaspettati. Tutto volto a raggiungere una perdizione cosmica sprigionata dal trascendentale vento sonico. Cerchiamo quindi di scrivere in funzione di un interesse personale, quello di soddisfare un nostro bisogno fisiologico e di esprimere con la nostra musica come ci sentiamo.
L'emotivita è un punto cardine attorno al quale spesso ruotano decisioni tecniche o musicali volte a interpretare al meglio ciò che nascondiamo nel nostro inconscio. Queste sensazioni guidano le sessioni in sala prove o a casa. Il disco è poi stato registrato tra un lockdown e l'altro cercando di lavorare nella maniera più continuativa possibile anche a distanza.

Pez: Nel corso dell'album si sente molto l'influenza dei Timeghoul e dei più recenti Blood Incantation. Vi siete in parte ispirati a loro per la creazione dei brani sia a livello lirico che musicale? Come avete cercato di non cadere nel copia-incolla dei gruppi?

Andrea Collaro: Time ghoul da sempre è il nostro riferimento per quanto riguarda il death metal. Quindi è naturale che nella nostra ricerca musicale una parte sia anche dedicata allo sviluppo del loro stile. Essendo loro una demo-band più che influenza parlerei di reinterpretazione. Starspawn dei Blood Incantation fu semplicemente la conferma che quello che stavamo cominciando a suonare, oltre ad avere un senso musicale, poteva avere una buona risposta nella scena a livello di concerti, performance ecc. Lo stile chitarristico dei Blood Incantation è fondamentalmente anch'esso una reinterpretazione, in questo caso dei Morbid Angel e di altre band classic old-school death, con l'aggiunta di forti elementi prog e concept sci-fi. Il loro modo di suonare è davvero di grande ispirazione.
La prima cosa che ci differenzia da loro è sicuramente l'accordatura e la tendenza a volgere più spesso al doom che al prog. In secondo luogo in noi l'elemento sci-fi non è molto presente. Aver rappresentato la nostra visione con un panorama spaziale non per forza implica la presenza di grigi o navicelle spaziali. Il nostro cosmo è più onirico che scientifico, non-euclideo piuttosto che astronomico.

Pez: In Sideral Necrosis avete collaborato con Marko Neuman dei Dark Buddha Rising e Convocation. Come vi siete conosciuti e come si è sviluppata l'idea di un brano insieme?

Andrea Collaro: Conobbi Marko il giorno del suo compleanno a Monaco di Baviera. Suonavo il basso in Fuoco Fatuo, noi e Dark Buddha Rising aprivamo per i Converge al Feierwerk. Ci fu da subito una bella intesa, rimanemmo in stretto contatto e al momento di registrare un disco venne fuori l'idea di collaborare in maniera naturale e amichevole. Sia io che lui crediamo molto nel ruolo della condivisione nella musica e crediamo che sia un viaggio da intraprendere in gruppo e saltuariamente in solitudine. Di infatti collaborerò ancora con Marko dividendo i lati di uno split su tape per i nostri progetti solisti Boredom Knife e Necronauta.

Pez: Esiste un filo conduttore che leva i vari pezzi che compongono il disco?

Andrea Collaro: Esiste sì un concept non del tutto esplicato. Perennial Dream descrive l'illusione costante che siamo costretti a vivere nella nostra realtà quotidiana, dove l'unica certezza è la morte e la sofferenza che ti/ci accompagnerà. La seconda traccia è una metafora mitologica; il paragone qui è tra un mito della genesi azteca e la figura di reietto che è la persona moderna: intrappolata in un mondo ormai asservito al materialismo e privo di spiritualità come una divinità caduta che vaga senza sosta per le quattro vie cerulee. Effigies of a Distant Planet e Sideral Necrosis raccontano, la prima in maniera puramente narrativa mentre la seconda in uno stile più astratto, un viaggio astrale mentale. Perdere coscienza del proprio corpo fisico, esistere in un piano diverso, trascendere la realtà effimera e procedere mentalmente verso territori più vasti e ignorati. Disperdere i propri pensieri fino alla loro totale mancanza ed esistere solo in maniera eterea. Siamo interessati alla meditazioni, i sogni lucidi e gli incubi, l'occulto... Stargrave chiude la nostra visione distopica della mente umana moderna ricordandoci come non siamo altro che polvere di stelle che prima o poi tornerà ad accumularsi sotto forma di atomi e detriti cosmici.

Pez: Per la copertina vi siete rivolti a Raoul Mazzero (aka View from the Coffin). Come è nata la collaborazione? Pensate che abbia centrato bene l'obiettivo di quello che cercate di raccontare nei brani?

Andrea Collaro: Sì, Raoul cominciò con noi fin dall'inizio disegnando prima il logo e poi due copertine per la ristampa in vinile delle demo, di cui una con Undeath. Eravamo sicuri che avrebbe poi reinterpretato il tutto al meglio per l'album. Non volevamo solo un panorama cosmico ma qualcosa di vivo, mutevole e aforme. Anche il layout e la post-produzione sulla nostra foto promozionale sono stati egregiamente curati da lui. Per noi VFTC lascia sempre il segno.

Pez: Il disco è stato pubblicato tramite la nostrana Everlasting Spew Records. siete soddisfatti del rapporto di lavoro che si è sviluppato fra l'etichetta e la band?

Andrea Collaro: Assolutamente sì, Giorgio e Tito hanno fin da subito creduto nel progetto e pazientato finchè il prodotto non fosse pronto. Ci tenevamo ad avere una copertina e un layout rappresentativi e a collaborare con Caligari Records, la nostra ormai "casa" in Florida per quando riguarda il formato della musicassetta.

Pez: Nonostante la situazione non sia prettamente positiva, avete intenzione di suonare in tour oppure state già preparando i lavori per il disco successivo?

Andrea Collaro: Abbiamo diversi show in programma sparsi in Italia e all'estero, tra cui questo dicembre a Monaco di Baviera il Nekropolis Fest.
Stiamo provando a organizzare un paio di mini tour per l'anno prossimo e speriamo di cominciare a comporre nuovo materiale al più presto. Il concept è già in lavorazione.

Pez: Io ho terminato le domande, vi lascio questo spazio in cui potete dire quello che volete a chi vi legge. Grazie per la vostra disponibilità!

Andrea Collaro: Grazie per averci dedicato questo spazio e un saluto a tutti i lettori! D.O.T



lisablack
Mercoledì 13 Ottobre 2021, 14.51.13
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Bella intervista e bel disco. Supporto totale al nostro metal tricolore che è su ottimi livelli, specialmente la scena death
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11/10/2021
Intervista
DEVOID OF THOUGHT
Death Metal from Outer Space
 
 
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