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BONES - #17 - Maimed, Pharmacist, Exsul, Hivemind, Azothyst
27/10/2021 (634 letture)
Maimed - Torrential Gore (Sewer Rot Records, 2021)

Tracklist:
1. Torrential Gore
2. Sledgehammer
3. Flesh Sculpture
4. Blood on the Ice


Formazione:
Kyle Messick (Voce)
Tom Hughes (Chitarra, Voce)
Justin Wallisch (Batteria)

Musicisti ospiti:
David Gallear (Chitarra nella traccia 1)

Trio composto da musicisti attivi tra Galles, Inghilterra e Stati Uniti, i Maimed esordiscono con un breve EP di quattro tracce per la Sewer Rot Records. Torrential Gore è in fin dei conti un lavoro semplice e che arriva dritto al punto grazie ad un brutal death vecchia scuola sulla scia di Cannibal Corpse e derive ancora più marce che possiamo ritrovare nei Devourment. Ed effettivamente le atmosfere sono in linea con quell’immaginario gore che trova espressione anche in ritmi carichi di groove e accelerazioni improvvise che rimandano a ritmiche grindcore/hardcore (Sledgehammer). Nonostante questo, i tre si tengono lontani dal caos fine a sé stesso, anzi, il massiccio groove, gli assoli e i fraseggi melodici danno ai pezzi un andamento coerente e facile da seguire, tanto che Blood on the Ice ha un ritornello piuttosto “orecchiabile”; aiuta decisamente tanto anche il fatto che si tratti di canzoni tutto sommato di breve durata, quindi decisamente d’impatto e prive di momenti morti. Poco più di dieci minuti accompagnati da voci mostruose e gutturali che soddisfano e si lasciano riascoltare molto volentieri.

Pharmacist - Carnal Pollution (Black Hole Productions, 2021)

Tracklist:

1. Disintegration
2. Carnal Pollution
3. Obsequial Orchestration
4. Oral Consuming


Formazione:
Pharmacist (Voce, Chitarra, Basso)
Therapeutist (Batteria)

Musicisti ospiti:
Andrew Lee (Chitarra nelle tracce 1, 3)

Se la copertina di Carnal Pullution non dovesse essere chiara, bastano i primi tre secondi dell’EP per capire quanto i giapponesi Pharmacist amino il grindcore e i vecchi Carcass. Non parliamo però di un gruppo esordiente, perché non solo, come da tradizione, i due hanno alle spalle una dose sempre maggiore di split ed EP, ma conta un ottimo esordio pubblicato lo scorso anno, ovvero Medical Renditions of Grinding Decomposition (Bizarre Leprous Productions ed altre). I venti minuti sono dunque una lettera d’amore non solo al gruppo citato ma anche a General Surgery ed Exhumed; non abbiamo però canzoni scheggia da pochi secondi o minuti, ma anzi i due costruiscono canzoni piuttosto corpose da cinque minuti in cui ovviamente non si smette quasi mai di andare spediti su ritmiche veloci e lievi cali di ritmo che però non diventano mai veri protagonisti. La titletrack è un buon esempio di quanto detto, dove nonostante le chitarre diventino per un attimo più ragionate, i bpm non sembrano scendere più di tanto ma anzi, d’improvviso sembrano cambiare del tutto dando una maggior varietà ed imprevedibilità. Non parliamo quindi di un gruppo poco interessano a scrivere veri e propri pezzi, perché la cura messa ad esempio in Obsequial Orchestration è tutt’altro che sufficiente: i riff sono infatti uno degli elementi principali dei nostri, e se volessimo dare un’indicazione più accurata sul legame ai gruppi citati, dovremmo tirare in ballo dischi come Symphonies of Sickeness e Slaughtercult. È vero quindi che il duo giapponese si inserisce in quella schiera di gruppi molto debitori dei maestri, ma dimostrano anche di avere ottime capacità compositive e materiale valido che permette loro di farsi notare.

Exsul - Allegoresis (Caligari Records, 2021)

Tracklist:
1. Noesis
2. Glaucon’s Dilemma
3. How in the Land of Satin We Saw Hearsay, Who Kept a School of Vouching
4. Pantagruelion
5. Psychomachia
6. Sweet Revenge (Motörhead cover)


Formazione:
Charon (Voce, Chitarra, Basso)
Phlegyas (Batteria)

Secondo EP in due anni per gli Exsul, promettente duo estremo che ancora una volta si trova sotto l’ala della sempre attenta Caligari Records. Allegoresis segue la scia del precedente lavoro omonimo proponendo ancora una volta circa venti minuti di death metal sulfureo ed opprimente che non disdegna qualche divagazione in ambito doom; a colpire da subito è sicuramente l’atmosfera ricreata dai suoni e dalla produzione, ottima per esaltare il cupo growl di Charon e le chitarre, che offrono un’ottima varietà in termini di soluzioni e ritmiche. Il gruppo sembra quasi una versione instabile ed esplosiva degli Incantation a cui si aggiunge una particolare attenzione nel ricreare certe atmosfere tra il misterioso e l’infernale. La terza traccia va infatti in quella direzione, con dei rallentamenti che quasi si trascinano verso accelerazioni e riff più rocciosi sostenuti da un ottimo lavoro alla batteria; sempre in questa traccia è maggiormente apprezzabile l’impegno messo negli arrangiamenti, spesso dei rumori di sottofondo dati sempre dalle chitarre. Gli Exsul sono quindi un gruppo che pur essendo accostabile al death metal mostrano delle idee ed un modo di proporre il tutto che li rende decisamente particolari e carichi di una certa personalità (gli intermezzi Glaucon’s Dilemma e Pantagruelion suonano tanto strani quanto azzeccati); personalità che esce fuori anche nella loro reinterpretazione di Sweet Revenge dei Motörhead. Da non perdere.

Hivemind - Decapitate, Assimilate (Desert Wastlands, 2021)

Tracklist:
1. Chtonic Genocide
2. Blame Creation
3. Decapitate, Assimilate


Formazione:
Volkan Şenyol (Voce, Chitarra, Basso)
Ruhi Lionheart (Batteria)

Poche informazioni ma idee piuttosto chiare quelle del duo Hivemind, che debutta con l’EP Decapitate, Assimilate. Volak e Ruhi non sembrano avere alle spalle chissà quale esperienza, ma poco importa, perché l’offerta dei tre brani contenuti in questa piccola uscita mostrano appunto come i due sappiano già dove andare. Parliamo di un technical death metal molto d’impatto in cui la tecnica esecutiva si unisce ad una velocità d’esecuzione che tiene il tutto molto lontano dall’esagerato virtuosismo; a ben ascoltare ci sono infatti momenti di pura calma in cui si fanno sentire arpeggi e il basso fretless anche grazie al suo particolare suono rafforza l’andamento sempre melodico dell’EP, Blame Creation in particolare. Il materiale è poco e corto, ma il debutto dei due si rivela comunque piacevole al netto di una produzione non esattamente bilanciata.

Azothyst - Blood of Dead God (Vault of Dried Bones, 2021)

Tracklist:
1. Rites of Ascendancy
2. Fanes at the Engur
3. Bestial Blood Temple of Ritual Predation
4. The Dead Reek of the Abyss Beyond Light
5. Eradication Altar
6. Graveless Mass


Formazione:
- (Voce)
- (Chitarra)
- (Basso)
- (Batteria)

Dietro il nome Azothyst e sotto gli originalissimi pseudonimi di - troviamo musicisti attivi nell’underground canadese. In particolare, abbiamo a che fare con membri di gruppi quali Nuclearhammer, Adversarial (purtroppo scomparsi) e Sortilegia, quindi non proprio dei debuttanti. Stilisticamente siamo quindi davanti ad un mix di quanto offerto negli altri progetti che dà vita ad un black/death piuttosto “complesso” e turbolento che offre dei punti di contatto con le proposte di Antediluvian per arrivare fino agli Angelcorpse. Non si tratta infatti di sei pezzi caotici e privi di soluzioni diverse, ma anzi, già all’inizio abbiamo dei ritmi concitati, una buona dose di rallentamenti e un’attenzione ai riff di chitarra che è palesemente figlia di quanto offerto dagli Adversarial; presenti anche dissonanze dissipate su diversi ritmi in grado di dare al tutto un’impronta completamente diversa dal black/death a cui si potrebbe pensare, e i quattro rafforzano questo concetto puntando anche sul ricreare atmosfere misteriose/oscure. Bestial Blood Temple of Ritual Predation porta, ad esempio, le dissonanze al massimo senza mai staccarsi dalla furia ritmica data dall’ottimo lavoro di batteria, che per tutti i venti minuti circa si dimostra molto ispirata con pattern piuttosto dinamici. Non un EP solo di caos e furia ma intenso anche grazie alle voci, catartiche in alcuni punti (Graveless Mass) ed esaltate dal riverbero, e piuttosto stratificato. Ottimo inizio.



Immolazione
Sabato 27 Novembre 2021, 14.08.12
1
I Pharmacist sono belli, però fanno uscire troppa roba, cavolo...
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BONES #17
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