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PREMIATA FORNERIA MARCONI - 50 anni e non sentirli.
16/11/2021 (743 letture)
La Premiata Forneria Marconi non ha bisogno di presentazioni: collettivo di musicisti fra i migliori che il nostro Paese abbia mai visto, questo gruppo straordinario calca i palchi del mondo da decenni ed è universalmente riconosciuto come uno dei migliori al mondo in ambito prog. In occasione della pubblicazione dell'ultimo album in studio, I Dreamed of Electric Sheep/Ho Sognato Pecore Elettriche, abbiamo avuto il piacere ed il privilegio di raggiungere al telefono Franz Di Cioccio e Patrick Djivas, membri di lunghissima data della band, per una lunga ed interessantissima chiacchierata. Avremmo peraltro avuto altre mille domande, ma giustamente ci siamo dovuti trattenere dal tenere questi due artisti al telefono per ore! Buona lettura!

Barry: Bentrovati e grazie per questa splendida opportunità! Spero di trovarvi bene anche in questo periodo così travagliato.
Patrick: Ma sì dai, lo scorso anno di questi tempi era molto peggio, adesso tutto sommato vediamo la luce in fondo al tunnel.
Franz: Come diceva Roy Batty nel finale di Blade Runner, ne abbiamo viste cose...

Barry: ...che voi umani non potreste immaginarvi! Ottima citazione per iniziare l'intervista, visto il tema del vostro ultimo album. Prima di parlare di I Dreamed of Electric Sheep/Ho Sognato Pecore Elettriche, però, volevo chiedervi se siete ancora soddisfatti di Emotional Tattoos, il vostro ultimo disco ed in cosa pensiate che il nuovo disco sia diverso o migliore, se lo è -per me sì ad esempio-.
Franz: Emotional Tattoos è stato realizzato in un momento particolare: c'era una nuova formazione, c'erano tanti aspetti in via di sviluppo, venivamo da molti concerti dal vivo ma era da parecchio che non rilasciavamo un album in studio. Per certi versi è un album molto bello perché ci sono dei brani azzeccati, ma I Dreamed of Electric Sheep è completamente diverso: c'è un concept, una storia, un soggetto preciso e tutti i brani sono pensati per raccontare bene questa storia sia in musica che nel testo, si tratta probabilmente l'album per il quale abbiamo fatto più ricerca in assoluto. Sono insomma due dischi diversi, entrambi belli, ma sicuramente l'ultimo ha una ricchezza diversa.
Patrick: Esatto, anche perché i ragazzi che sono nel gruppo all'epoca non avevano ancora preso pienamente possesso del loro ruolo di strumentisti e musicisti all'interno della PFM. Adesso, dopo quattro anni e svariati concerti, hanno preso piena coscienza della loro posizione e del loro valore all'interno di questo gruppo, quindi hanno dato il meglio di sé; sai, non è facile entrare nella PFM e dall'oggi al domani essere sereni, tranquilli ed esprimersi al massimo, bisogna farsi un po' le ossa. È esattamente quel che è successo con il nuovo disco ed è successo nel migliore dei modi: basta sentire la chitarra di Marco Sfogli per capire che si è trovato molto più a suo agio rispetto ad Emotional Tattoos; quattro anni fa ovviamente era lo stesso musicista di oggi, ma ha preso coscienza di non dover rimpiazzare nessuno e di poter essere se stesso all'interno del gruppo.
Franz: All'interno soprattutto di un progetto che fa della musica l'aspetto essenziale, ancor più dei testi e della storia. Considera poi come è nato questo disco: due anni fa abbiamo suonato 110 concerti, poi è arrivata la pandemia e, se inizialmente avevamo pensato di fermarci solo per un po', poi invece abbiamo dovuto stoppare tutto per oltre un anno e mezzo. A noi ovviamente è crollato il mondo addosso, perché un musicista vive di questo: vive dell'incontro con il pubblico, della propria musica suonata negli spazi adatti e togliergli tutto ciò significa rinchiuderlo con se stesso. A quel punto ci siamo guardati con Patrick ed abbiamo deciso che l'unica cosa che potevamo fare era scrivere un disco! Abbiamo avuto tutto il tempo di coccolarlo, scriverlo e riscriverlo, perché poi noi due siamo molto diversi, ma fortunatamente alla fine andiamo d'accordo: la regola è che, se una cosa non piace ad entrambi, non si va avanti.

Barry: Direi una regola d'oro! Fra l'altro avete anticipato una delle mie domande, perché volevo giustappunto dirvi che anche io ho trovato i “nuovi” musicisti più sicuri di sé in questo nuovo album. Come dicevamo prima, il titolo di I Dreamed of Electric Sheep/Ho Sognato Pecore Elettriche richiama il celebre romanzo di Philip K. Dick, da cui poi è stato tratto Blade Runner, quindi esplora un po' il rapporto fra uomo e tecnologia, che chiaramente in questo periodo è diventato ancora più stretto. Vi va di dirmi qualcosa in più sul concept?
Franz: Dick, assieme ad Asimov, è uno dei più grandi scrittori di fantascienza della storia, ha sempre avuto la straordinaria capacità di prevedere il futuro con incredibile precisione. Rivedere Blade Runner ci ha fatto capire che stiamo andando verso un mondo talmente veloce che alla fine rischieremo di perdere parte della nostra umanità: dobbiamo un po' riscoprire il sogno, dobbiamo aprire la mente, non possiamo stare sempre e solo connessi al telefono o al computer! Preciso che non siamo assolutamente contro l'evoluzione tecnologica, ma siamo assolutamente convinti che l'uomo debba avere i propri spazi. È chiaro che, se stacchi il telefono all'una di notte o stai ore sui social, inevitabilmente sognerai pecore elettriche, non puoi sperare di prender sonno immediatamente; se invece ti prendi del tempo per te stesso, allora puoi sognare cose che forse si avvereranno, forse no, ma intanto sai che sei ancora tu, che c'è una parte di te che non andrà persa. Quando eravamo piccoli le pecore ci facevano dormire, oggi quelle elettriche vanno un po' meno bene...
Patrick: Il computer è uno strumento al pari di una penna: di per sé non rappresenta nulla, se non l'uomo che in quel momento lo sta manovrando. Ci sono due modi di vivere l'informatica e la scienza in questo momento ed uno dei due è benedetto, perché stanno accadendo cose meravigliose: noi ne abbiamo poca coscienza perché il lato dell'informatica con cui interagiamo più spesso è quello maggiormente invasivo, che ha a che fare con la pubblicità, con la comunicazione...
Franz: Con gli influencer!
Patrick: Sì esatto, anche con gli influencer, parola che mi fa venire i brividi... ma questo lato non ha nulla a che vedere con l'informatica che sta cercando di trovare soluzioni a problematiche molto più importanti di queste; siamo stati qualche giorno fa al Festival della Scienza di Genova e ti assicuro che resteresti incredulo di fronte al talento ed alla passione dei ricercatori, che stanno facendo cose meravigliose per tutti noi. Purtroppo, però, queste cose non sono abbastanza famose ed il lato della tecnologia che ci appartiene, che ci sta un po' sopraffacendo è quello più oscuro. È proprio questo l'aspetto contro cui noi abbiamo da ridere, perché l'essere umano non è nato così! L'uomo ha bisogno di rimanere tale il più possibile, la tecnologia può certamente aiutarlo ma non deve pilotarlo; molti, specialmente i ragazzi più giovani, sono invece letteralmente pilotati dalla tecnologia e non so quanto questo sia un bene.

Barry: Certo, come ogni cosa la tecnologia ha i suoi aspetti positivi e quelli negativi, l'importante è l'uso che se ne fa.
Franz: Infatti il primo pezzo del nuovo album, Mondi Paralleli, parla proprio di questo: da un lato viviamo sulla Terra, dall'altro invece siamo interconnessi dalla mattina alla sera, viviamo in un mondo fatto di giga. Ripeto, questa parte ha la sua importanza, ma non può e non deve toglierti il tempo che dedichi a te stesso. Il pezzo peraltro parte con la musica classica, che ti fa provare una sensazione di pace, poi arriva Stravinskij ed inizia a mutare, diventa caotico... ecco, questo è proprio il significato del titolo, viviamo in due mondi paralleli e dobbiamo imparare a vivere correttamente in ciascuno di essi; la canzone poi non ha volutamente il testo, proprio perché vogliamo che sia l'ascoltatore ad immaginarsi il suo testo, la sua storia.

Barry: Prendete l'ascoltatore per mano e lo accompagnate in un viaggio, si può dire!
Patrick: Un disco è sempre un viaggio! Questo in particolare poi ci ha permesso di attraversare la pandemia, il lockdown, la sofferenza degli ultimi mesi in modo per noi relativamente indolore; sai, fare un disco è come fare un viaggio da militare, non sai più chi sei, non sai più dove vai. L'unica cosa che ti interessa è la musica che stai realizzando.

Barry: Avevate proprio una gran voglia di suonare, lo si sente anche nella jam session finale, che trovo uno dei pezzi migliori del disco.
Franz: Si tratta di una cosa particolare, perché abbiamo deciso di suonare un brano in presa diretta in un disco in studio, ma noi siamo fatti così! Non ci facciamo scrupoli, non ci facciamo mancare niente, se una cosa ci piace la facciamo e basta. Sono felice che ti piaccia, perché vogliamo far capire al pubblico che la musica inventata all'istante ti dà un'adrenalina incredibile, dal momento che non sai cosa farai e ti basi su quello che sta suonando l'altro: tutto questo cresce, si avvita sempre di più in una massa sonora dove c'è l'assoluto piacere dello strumentista, perché tutti sentono cosa stanno facendo. Se ci fai caso, poi, il disco inizia con un pezzo strumentale e si chiude con una jam session strumentale, come a chiudere il cerchio: la scelta naturalmente è voluta, perché questo è un disco fatto espressamente per chi ama la musica per come è fatta, quella musica che ti riempie la giornata, ti regala delle emozioni. Come ha detto Patrick, in quel periodo così particolare ci siamo impegnati ancora più a fondo per fare un album di questo tipo.

Barry: Direi che ci siete riusciti. Voi nella vostra carriera vi siete cimentati davvero con musica di ogni tipo: avete suonato prog, rock, jazz, avete scritto un'opera rock come Dracula, avete composto colonne sonore e sigle di telegiornali... Quanto trovate che sia importante, per un artista, evolversi sempre, non legarsi mai ad un solo genere, cercare sempre di spostare l'asticella un po' più in là?
Patrick: E' tutto. E' una scelta che si fa quando nasci musicalmente, soprattutto quando ti trovi a far parte di un gruppo che incontra per la prima volta il successo: in quel momento devi scegliere se provare a ripetere il momento magico che stai vivendo, cercando di fare un altro disco uguale al precedente nella speranza che abbia lo stesso successo, oppure se fare il musicista per tutta la vita; se decidi di fare il musicista per tutta la vita allora devi impegnarti a crescere ogni volta, perché se non cresci ad un certo punto ti fermi e probabilmente non riuscirai più a riprenderti, non puoi pensare di ripetere all'infinito la stessa cosa. Noi abbiamo avuto la fortuna di nascere in un periodo in cui l'unico modo per diventare musicisti era quello di attaccarsi alla radio ed ascoltare più musica possibile, di ogni Paese possibile; ricordo una volta in cui riuscii a prendere una canzone russa ed ero felice come una Pasqua! Ci siamo impregnati di musica di ogni tipo a quattordici/quindici anni perché ci piaceva la musica, siamo diventati musicisti con la testa prima di diventarlo con gli strumenti. Questa cosa ci è rimasta dentro per tutta la vita, l'abbiamo elaborata in cinquant'anni di PFM e ce la siamo sempre ritrovata al momento giusto, da quando abbiamo riarrangiato i pezzi di Fabrizio De André a quando abbiamo fatto PFM in Classic: suonare qualunque tipo di musica ci andasse in un dato momento è sempre stato parte della nostra crescita! È la prospettiva con cui abbiamo fatto un album jazz come Jet Lag, abbiamo fatto...
Franz: Miss Baker!
Patrick: Esatto, abbiamo fatto Miss Baker, un disco molto sofisticato, abbiamo fatto Stati di Immaginazione che era un'opera multimediale, abbiamo scritto come dicevi tu sigle televisive... ne abbiamo fatte di tutti i colori! Ma lo abbiamo sempre fatto con credibilità, è questa la cosa importante: sperimentare non significa buttare là qualcosa tanto per e vedere che succede, se poi va male non puoi dire “Vabbè ma tanto io sono un musicista rock, non posso mica pensare di far bene questo genere”. Per noi almeno non funziona così, se facciamo qualcosa deve essere credibile, deve essere vera; è questa la ragione per cui siamo ancora qua! Non ci sono altri segreti nella PFM, se non questa voglia di fare sempre qualcosa di diverso.
Franz: Ma tu lo vedi anche nell'ultimo disco, dove ogni brano ha una struttura a sé, ha una sua sonorità: se prendi ad esempio Pecore Elettriche si va dal blues al rock, dal funk al jazz, fino al metal! La musica è bella tutta, perché abbraccia tutte queste famiglie: noi le abbiamo frequentate e quindi le abbiamo nel DNA, quando appare qualcosa è perché in quel momento ti senti stimolato da quello; bisogna lasciare la porta aperta e farsi invadere e prima o poi ci si rende conto che la musica è bella!
Patrick: Noi abbiamo la fortuna di avere all'interno della PFM gente che è capace di esprimersi in generi diversi: c'è chi è più ferrato nel jazz, chi nella classica, chi nel metal, ma tutti hanno un profondo rispetto per gli altri, quindi ben venga fare qualcosa di diverso. Se un chitarrista straordinario come Marco Sfogli decide di suonare il metal come sa farlo, noi cerchiamo di essere il più credibili possibile nell'andargli dietro, così come cerchiamo sempre di esprimerci in ogni genere al meglio delle nostre possibilità. Avere cinquant'anni di esperienza nel mondo della musica, ovviamente, aiuta.
Franz: La ricerca musicale è libertà!

Barry: E' molto bello sentirvi ancora così appassionati dopo tanti anni di carriera. Possiamo dire che la passione fa ancora muovere a gonfie vele la carrozza di Hans...
Patrick: Assolutamente, di passione ne abbiamo ancora da vendere!

Barry: E' molto bello! Visto fra l'altro che mi avete parlato di Fabrizio De André, che adoro, sono curioso di chiedervi come nacque la collaborazione con lui e cosa significò per voi all'epoca, visto che cantautori e gruppi rock erano considerati un po' due mondi paralleli.
Franz: La nostra storia con Fabrizio è molto semplice: nel 1970 abbiamo suonato nel suo disco La Buona Novella, i cui arrangiamenti erano curati da Gian Piero Reverberi; in quell'occasione non ci fu un grande scambio, nel senso che lui era già Fabrizio De André, gli arrangiamenti erano scritti e noi ci siamo limitati a suonare, non ci siamo permessi di metterci le mani, anche perché non eravamo ancora così esperti. Però vedi, quando suoni un po' in giro per il mondo, scopri che esistono artisti che si legano a determinati progetti perché vogliono vivere qualcosa di emozionante: ci siamo quindi resi conto che un bel tipaccio come Bob Dylan se ne andava in giro con i The Band, benché nella sua carriera avesse fatto tutto lui con chitarra ed armonica; un artista come Jackson Browne, allo stesso tempo, faceva una tournée pazzesca con gli Eagles! Noi siamo stati in America e vedere queste cose ha mosso il nostro spirito, la nostra testa e la nostra voglia; perché non era possibile fare così anche da noi? Perché su tutti i giornali si leggeva che le band non valevano nulla e ad esser bravi erano soltanto i cantautori? Un bel giorno, quindi, abbiamo fatto a Fabrizio questa “proposta indecente” e tutti lo hanno fortemente sconsigliato dal darci retta; lui, però, come saprai, era uno che andava in direzione ostinata e contraria, quindi se gli dicevano di non fare qualcosa lui la faceva apposta. Ovviamente questa cosa ci ha fatto un gran piacere, perché lui si è completamente affidato a noi ed abbiamo riscritto tutte quelle canzoni in modo che non fossero più fatte “solo” da una chitarra ed una bella voce, ma comprendessero tutta una serie di atmosfere in grado di prendere dalle viscere alla testa. I due album dal vivo con lui non avrebbero avuto quel successo senza questa commistione, al pari del tour che abbiamo fatto e stiamo facendo, che è sempre sold-out. Quando succedono cose di questo genere, significa che ti sei impegnato a fare non un lavoro, ma qualcosa di artisticamente rilevante che rimane per sempre, che poi è il sogno di ogni musicista.

Barry: Non siete i primi a dirmi una cosa del genere! Per tornare sul nuovo album, ne avete registrato una versione in italiano ed una in inglese; come vi siete regolati per la trasposizione dei testi? Mi pare siano tutto fuorché una mera traduzione, ma che anzi i concetti espressi vengano espansi ed ulteriormente esplorati.
Patrick: Assolutamente, non volevamo semplicemente tradurre dall'italiano all'inglese, perché non avrebbe avuto alcun senso; sono cose che si facevano con le cover negli anni 60, con risultati spesso terrificanti. Noi abbiamo la fortuna di conoscere molto bene Marva Marrow, scrittrice e musicista americana di primo livello che ora vive a Los Angeles, ma che ha vissuto a Milano per trent'anni, quindi conosce molto bene la mentalità americana ed al tempo stesso parla perfettamente la nostra lingua. Avevamo bisogno esattamente di una persona così, che fosse in grado di tradurre non tanto i nostri testi, ma le nostre sentimenti, le nostre idee: sai, le sensazioni del popolo italiano e quelle del popolo americano non sono le stesse, la visione del mondo è totalmente differente ed è normale che sia così. Marva ha capito perfettamente lo spirito del disco, ha intuito di cosa avessimo bisogno ed ha interpretato i testi secondo la mentalità americana: tieni conto che, per tornare a quel termine orribile che è “influencer”, paradossalmente da noi la situazione è peggiore rispetto alla loro, perché da noi le mode arrivano in ritardo, ma poi le amplifichiamo! Serviva insomma una trasposizione dei concetti legati al rapporto fra uomo ed informatica secondo una prospettiva differente e Marva ha fatto un lavoro magnifico in tal senso, ci stanno giungendo tantissimi commenti positivi dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti; devo dire poi che non è la prima volta, ha scritto per noi testi bellissimi anche all'epoca di Chocolate Kings e per Emotional Tattoos. Ti posso già dire che sul prossimo disco lei sarà senz'altro presente, perché intendiamo proseguire con la doppia versione italiano/inglese: siamo un gruppo internazionale ed è giusto cercare di farci capire da più persone possibili, chiaramente con un impegno maggiore da parte di tutti noi, specialmente di Franz che deve cantare in entrambe le lingue. Forse mai come in questo album siamo riusciti come non mai ad avere una trasposizione così efficace dei nostri pensieri in inglese, in passato non è sempre stato così e non dimenticheremo questa formula.

Barry: Attendiamo il prossimo album allora! In una delle tracce, peraltro, avete due ospiti d'eccezione come Ian Anderson e Steve Hackett: come è nata questa doppia grandiosa collaborazione?
Patrick: Con Ian Anderson ci conosciamo da tempo, abbiamo suonato sullo stesso palco una decina di anni fa a Roma registrando anche il concerto, quindi c'è un rapporto musicale oltre che amichevole; in quell'occasione ci siamo detti che ci sarebbe piaciuto lavorare di nuovo assieme, dal momento che era stata una bellissima esperienza e quindi abbiamo colto la palla al balzo.
Per quanto riguarda Steve Hackett, lo conosciamo da tantissimi anni: lui faceva parte dei Genesis quando hanno cominciato, quando praticamente non erano conosciuti da nessuna parte se non in Italia! Abbiamo iniziato di fatto assieme, da qualche parte abbiamo ancora i biglietti e le locandine dei primi concerti con i nomi di entrambi i gruppi scritti in piccolo, perché ancora non eravamo famosi. Lui è un eccellente musicista, rimasto molto legato all'Italia e ci siamo incontrati spesso in giro per il mondo, visto che lui è uno degli artisti che suonano più concerti in assoluto; ci siamo incrociati anche alla Cruise to the Edge, la crociera prog rock che si tiene ogni anno, fuorché ovviamente gli ultimi a causa della pandemia, nonché ai Progressive Music Awards di Londra -una sorta di Premi Oscar del prog- nel 2018: in quell'occasione eravamo fra i candidati nella categoria “Internation Artist of the Year” e, quando ci hanno proclamati vincitori, a fare un salto sulla sedia è stato proprio Steve Hackett! Probabilmente, avendo l'Italia dato tanto ai Genesis, lui è stato felicissimo che a casa sua ci fosse stato conferito questo importantissimo riconoscimento. In virtù di questa grande amicizia che ci lega da tempo, ci è piaciuta l'idea di averlo su questo pezzo, ricco di linguaggi musicali di ogni tempo ed ogni parte del mondo, Sia lui che Ian hanno fatto esattamente quel che ci aspettavamo senza strafare: sai, quando ti chiami Ian Anderson o Steve Hackett non hai bisogno di fare il fenomeno, basta suonare quattro note e tutti capiscono chi sei, il che è la prerogativa dei grandi musicisti.

Barry: Il linguaggio della musica è universale insomma!
Patrick: Assolutamente!

Barry:Va bene, io purtroppo avrei altre mille domande ma abbiamo esaurito il tempo a nostra disposizione, vi ringrazio moltissimo per questa bella chiacchierata e spero sia stata gradevole anche per voi!
Patrick: Certamente!
Franz: Viva il metal!

Barry: Ovviamente, ahah! Ma, come dite voi, alla fine il genere importa relativamente, se una canzone mi piace va bene indipendentemente dal fatto che si tratta di De André o di un pezzo di metal estremo.
Franz: Per forza, così ascolti solo quel che ti piace e sei sempre felice! Altrimenti fai come il protagonista di Mr. Non lo So, che fa sempre il leccaculo, poi vede un drone che vola e dice “Cazzo, ma quello lì è veramente libero, vorrei essere anch'io come lui!” Decide allora di cambiare nome e dice “Io sono qui, ora so chi sono”.

Barry: Mi pare una bella metafora! Grazie ancora di tutto e magari, chissà, ci vedremo a Roma per il concerto in omaggio di De André!
Franz: Volentieri!
Patrick: Ti aspettiamo!



Alex
Sabato 20 Novembre 2021, 20.58.44
11
Questa la PFM? sono UN ESTRATTO che é finito da un bel pezzo.. Mi accodo al ragionamento di jimi e fa piacere leggerti. Andatevi a leggere sue recensioni.
Le Marquis de Fremont
Venerdì 19 Novembre 2021, 15.58.42
10
Intervista molto ruffiana e come dice Monsieur fasanez qui sotto, decisamente e volutamente promozionale. Stile "siamo molto simpatici e anche pensatori"... Ora, puoi farti tutte le elucubrazioni mentali che vuoi sul mondo o su qualsiasi altro aspetto. Ma penso che in questa sede, conti la musica e il prodotto musicale che generi. Perché di questo parliamo. Ho postato le mie impressioni sulla recensione e non mi dilungo. Ci mancherebbe: questa è una zine "metal" e Franz Di Cioccio dice "Viva il metal!". Se fosse stato un sito jazz, avrebbe detto "Viva il jazz!". Auspico sempre, una versione solo strumentale (il CD n° 3...) per salvare il tutto. Jusqu'à la prochaine fois.
Luca
Venerdì 19 Novembre 2021, 14.40.02
9
@Jimi è sempre interessante leggere i tuoi commenti!!!
fasanez
Venerdì 19 Novembre 2021, 10.11.40
8
Mi accodo sottovoce e con il massimo rispetto a quanto scritto dal sempre bravi @Jimi TG. L'intervista comunque è divertente e si legge con piacere, anche se ci sono dei punti in cui Franz e Patrick vanno proprio "oltre" tipo quando dicono che l'ultimo è il disco più "ricercato" o che questa alla fine è quasi la miglior formazione... Ok che devono fare promozione, ok che non devono dimostrare più niente a nessuno, però...
Jimi The Ghost
Giovedì 18 Novembre 2021, 22.05.31
7
Ciao Rob! Grazie per Uatu! (è quasi una leggenda per gli amanti dell’ universo marveliano). Diciamo che Sono in linea con il recensore di Metallized ed ho aggiunto anche una mia personalissima considerazione spensierata nei commenti. Rob, come scrivi qua tu…Diciamo che questi non sono la PFM e pertanto trovo anche frastornante fare puerili confronti con il passato…ecco l’ho scritto. Per me Genera confusione. Anche per chi non è giovanissimo e non conosce molto di loro. La PFM, quella del passato per ora, non c’è, ovviamente intendo musicalmente ne in questo disco, e ne Per vari Motivi Non possono esserlo. In particolare, primo su tutto, per l’assenza di Mussida impegnato nella sua accademia. Poi a me il disco, in inglese, mi è piaciuto per come è stato composto, arrangiato e perché no, suonato e anche interpretato da Sfogli, Fabbri e per certi versi da Di Cioccio. È forse un disco che potrebbe crescere con vari ascolti, ma rincaro l’affermazione, non sono la PFM presente nei mie ricordi. Ecco, Rob, ora esce il mio solito esempio storico: Christopher Hill scriveva «la storia deve essere riscritta da ogni nuova generazione, perché, se il passato non cambia, è il presente che muta; ogni generazione rivolge al passato domande diverse, e nel rivivere aspetti diversi delle esperienze dei suoi predecessori, scopre di avere con essi nuovi punti in comune». Rob, Una saluto e scusate l’intromissione..e se non mi sono fatto comprendere a pieno. Jimi TG
Jimi The Ghost
Giovedì 18 Novembre 2021, 22.05.28
6
Ciao Rob! Grazie per Uatu! (è quasi una leggenda per gli amanti dell’ universo marveliano). Diciamo che Sono in linea con il recensore di Metallized ed ho aggiunto anche una mia personalissima considerazione spensierata nei commenti. Rob, come scrivi qua tu…Diciamo che questi non sono la PFM e pertanto trovo anche frastornante fare puerili confronti con il passato…ecco l’ho scritto. Per me Genera confusione. Anche per chi non è giovanissimo e non conosce molto di loro. La PFM, quella del passato per ora, non c’è, ovviamente intendo musicalmente ne in questo disco, e ne Per vari Motivi Non possono esserlo. In particolare, primo su tutto, per l’assenza di Mussida impegnato nella sua accademia. Poi a me il disco, in inglese, mi è piaciuto per come è stato composto, arrangiato e perché no, suonato e anche interpretato da Sfogli, Fabbri e per certi versi da Di Cioccio. È forse un disco che potrebbe crescere con vari ascolti, ma rincaro l’affermazione, non sono la PFM presente nei mie ricordi. Ecco, Rob, ora esce il mio solito esempio storico: Christopher Hill scriveva «la storia deve essere riscritta da ogni nuova generazione, perché, se il passato non cambia, è il presente che muta; ogni generazione rivolge al passato domande diverse, e nel rivivere aspetti diversi delle esperienze dei suoi predecessori, scopre di avere con essi nuovi punti in comune». Rob, Una saluto e scusate l’intromissione..e se non mi sono fatto comprendere a pieno. Jimi TG
Rob Fleming
Giovedì 18 Novembre 2021, 21.27.19
5
Per quanto mi riguarda, i dischi De André in concerto con la PFM sono capolavori assoluti perché: De André cantava con la sua magnifica voce sugli arrangiamenti dei suoi magnifici musicisti; la PFM che canta De André è tutta un'altra storia perché...manca la sua voce. PFM in Classic è una delle più grosse porcherie per le quali ho speso dei soldi. Talmente brutto che lo tengo perché magnetico. Dell'ultimo album ho ascoltato solo i singoli e li ho trovati scarsini. Non ho capito il post del preparatissimo @JImi. Giuro. Non l'ho propri capito. E' come se ti fossi a imperonificare l'Osservatore (quello della Marvel) che guarda e non interviene. Tu l'hai ascoltato? Che impressione (di settembre) ti ha fatto?
Jimi The Ghost
Giovedì 18 Novembre 2021, 20.26.14
4
Non è una critica, non ne faccio, non è mia presunzione farne, ma mi permetto di esprimere solo una misera osservazione probabilmente anche poco inutile. Ecco, Peccato perché leggendo la recensione, i commenti infruttuosi e poi l’intervista il Fruitore ultimo potrebbe percepire diverse considerazioni non prettamente in linea tra loro e ciò potrebbe generare un forte frastornamento… Nulla di che, ma è ciò che io ho francamente e con dispiacere percepito leggendo questa fresca e a tratti divertente intervista...e i commenti qui sotto. …Poi come Sempre Cicero Pro domo sua. Jimi TG.
Eagle Nest
Mercoledì 17 Novembre 2021, 20.46.25
3
Bellissima intervista, complimenti... colpisce in effetti la distanza tra il loro entusiasmo e i commenti che leggo relativamente al nuovo album... dovrò ascoltarlo perché qualcosa non torna!
Seba
Mercoledì 17 Novembre 2021, 11.24.38
2
Bell'intervista, leggere le parole di Franz e Patrick è sempre un piacere. Tra l'altro l'ultimo album, a parte un paio di pezzi non riusciti, mi sta piacendo parecchio e mi fa paicere che vogliono fare addirittura un altro album! Per il resto ho visto il gruppo proprio di recente nel suo spettacolo dedicato alle canzoni di De André ed è stato un concerto sensazionale!
McCallon
Mercoledì 17 Novembre 2021, 1.15.45
1
Urca, intervistona! Appena possibile, domani, me la sparo
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