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OZORA - Il presente del rock alternativo italiano!
20/11/2021 (566 letture)
Il nuovo album Angelica ha introdotto delle sostanziali novità sia per la band sia per la musica stessa ed oggi gli OzOra, con una line-up rinnovata rispetto al disco d'esordio, sono decisi a lasciare un segno all'interno dell'universo rock/metal italiano. Noi abbiamo apprezzato molto sia il primo album che il secondo e per questo motivo abbiamo voluto raggiungere il gruppo per conoscere meglio i suoi componenti. Non indugiamo oltre e buona lettura!


Indigo: Ciao Luca, ciao Paolo, intanto vi ringrazio per la disponibilità e per cominciare vi chiedo banalmente come state e se volete fare una veloce presentazione della band per i nostri lettori.
Paolo Marreddu: Ciao Jacopo, io sono il chitarrista degli OzOra e sto benissimo, ho due costole rotte (ride). A parte questa cosa che passerà, la band è composta da quattro elementi: ci siamo io, Luca al basso e poi ci sono Davide alla voce e Danilo alla batteria. La nostra nuova formazione da almeno due anni e mezzo; Luca correggimi se sbaglio.
Luca Imerito: tre anni.
Paolo Marreddu: e niente, si parte così nel senso che questo disco nuovo che abbiamo fatto è appunto il primo con Davide e l’abbiamo voluto fortemente fare per far capire subito che eravamo vivi, anche perché comunque è stata una bella botta perdere il cantante subito praticamente a promozione iniziata del primo album. Quindi per noi è stato molto duro recuperare sia tutto il vecchio album con il nuovo cantante sia trovarlo e non è stata una cosa semplice.

Indigo: Infatti questa è proprio una delle domande che vi volevo porre.
Paolo Marreddu: Banalmente c’è stato un attimo di depressione: Syd era un cantante che caratterizzava molto il nostro sound, però sono successe delle cose insanabili tra di noi che non ti sto a spiegare, non vado nel personale, comunque non potevamo più collaborare assieme. Abbiamo deciso di andare avanti e abbiamo fatto una ricerca: Danilo in questo caso è stato un grande, ha una fitta rete di contatti e ha provato a destra e a sinistra e alla fine siamo arrivati ad avere Davide che era dietro casa praticamente.

Indigo: Avevo letto infatti che era quasi “un vicino di casa” e lo avevate trovato a Fossano.
Paolo Marreddu: Si si, è stato strano perché è stato uno dei primi a proporsi tra l’altro. Fa ridere la cosa e noi ridiamo sempre perché il primo provino che ci era arrivato praticamente l’avevamo scartato perché non lo ritenevamo… Sai, era molto pulito, molto perfettino e quindi avevamo detto “guarda, no grazie” e poi abbiamo provato altri diversi cantanti, addirittura da Reggio Emilia e svariate altre distanze. È stato bello fare anche questa esperienza di ricerca e a quel punto lì ci siamo ripresi: se c’è gente che è interessata, questa cosa deve andare in porto. Poi Davide si è riproposto ancora, insistentemente, e questa volta ci ha convinto alla grande tanto che adesso è lui il nostro “trattore”. Ha veramente preso ciò che volevamo noi: non solo un cantante ma uno che prende veramente le cose in mano e quindi siamo molto contenti. Ha un registro di voce diverso e quindi magari non è facilissimo digerirlo subito; sai non è che magari cambi un chitarrista… Sì, io posso avere delle particolarità e così anche Luca, Danilo idem, però sai la voce caratterizza sempre molto di più.
Luca Imerito: Infatti secondo me siamo stati bravi e fortunati anche a cambiare il nostro modo di fare musica sulla base della voce perché, come diceva prima Paolo, Syd caratterizzava molto i nostri brani però era una caratterizzazione vocale su una base musicale. Con l’ingresso di Davide secondo me abbiamo dato più personalità ai brani perché strumenti e voce lavorano in maniera diversa insieme, con un approccio diverso e secondo me abbiamo anche guadagnato da questa cosa.

Indigo: Ok adesso passiamo nello specifico ad Angelica (disco che ho personalmente recensito e che mi è piaciuto tantissimo) e la prima cosa che volevo chiedervi è il titolo: cosa rappresenta questa figura femminile per voi e per caso c’è dietro qualche significato allegorico?
Paolo Marreddu: Allora Jacopo, io ho letto la tua recensione e ti ringrazio tantissimo perché hai dimostrato che l’album lo hai ascoltato, mentre ci sono recensioni di quelli che hanno letto la bio che gli abbiamo mandato e non hanno sentito i pezzi; quindi, questo è già un piacere enorme. Guarda ce l’ho qui sotto, la sto guardando dall’IPad e l’hai proprio carpito benissimo nel senso che è questa figura che salva l’uomo, che salva Orlando e quindi (la title-track) è un pezzo a cui siamo legatissimi, diciamo che è uno dei pezzi che dal vivo facciamo sempre, lo mettiamo in chiusura per salutare e quindi è venuto in maniera abbastanza direi non proprio pensata questa cosa qua: era nell’aria, nel senso che avevamo fatto un pezzo che si chiamava Orlando, Davide ha messo questa altra cosa qua e quindi.. Poi che abbiamo scelto di chiamare direttamente l’album è stato poi così. Sinceramente non lo so, non sapevamo davvero che titolo dare e quello era il pezzo di punta che apriva e ci sentivamo di dare questo nome. Perché poi comunque Angelica è femminile e l'album parla tantissimo della donna in tanti modi, come hai capito anche tu: in Nami c’è un rapporto che non è consenziente, È ancora Chiara ha un rapporto di un altro tipo dove c’è forse un femminicidio, sono tanti temi che abbiamo cercato di trattare a volte anche in maniera più leggera e proprio per quello a un certo punto abbiamo capito che il nome giusto per l’album era un nome femminile.
Luca Imerito: Angelica è inteso anche come aggettivo e quindi ha una doppia valenza: sia il nome di questa fantomatica donna che ci ritroviamo sul brano (e il video lo fa vedere molto bene) però è anche inteso come aggettivo. Poi la figura di donna che è rappresentata sulla copertina potrebbe essere intesa un po’ come una figura decadente perché ha questa sorta di maschera di ferro arrugginito, tenuta insieme come se fosse rivettata, e secondo noi è un modo anche per far capire che stavamo tornando, come una sorta di rinascita.

Indigo: Poi dopo un periodo come quello della pandemia, era proprio il messaggio giusto.
Luca Imerito: è questa forte voglia di tornare che ci portiamo dietro da tre anni a questa parte, in cui abbiamo vissuto un periodo veramente stretto di un paio d’anni dove rincorrevamo questi brani che sono poi finiti su Perpendicolari, costruiti un po’ in maniera per così dire "in progress". Alla fine abbiamo registrato e ci siamo stupiti anche noi del risultato perché veramente arrivavamo da anni così, un po’ di corsa, non saprei come definirli diversamente. Il gruppo si stava anche costruendo e ascoltando il disco abbiamo detto: beh cazzo abbiamo questa identità qui e forse neanche noi ce lo aspettavamo e quindi poi quando il castello è caduto su noi stessi che dire, ci siamo trovati in questa fase di down. Il fatto di tornare con volontà e anche in breve tempo - perché poi alla fine è stato un impasse di tre/quattro mesi - e il fatto che c’era molta voglia, la donna in copertina lo ritrae questo aspetto: della “decadenza” ma con la volontà di tornare.

Indigo: Una sorta di rinascita. Dunque, so che agli artisti non piacciono mai le etichette musicali, ma da recensore è un mio pallino e io vi ho catalogato come alternative metal. Tale definizione la sentite vostra oppure ve ne fregate completamente in generale di queste “cose da critici”?
Paolo Marreddu: No no queste cose ci interessano e ne parliamo e ridiamo sempre molto. Danilo ti direbbe che facciamo “brutal pop” (ridono). Lui è la nostra anima divertente ed anche estrema: batteristicamente se senti l’album è lui che spinge sulle parti più tecniche però io direi sì, noi a un certo punto quando ci siamo dovuti definire (anche su Instagram) ci siamo definiti rock e basta, noi ci definiamo OzOra rock (un po’ come hai scritto anche tu e quel ragazzo che ha commentato - Tatore - , lo volevo citare perché è splendido, ha ascoltato anche lui l’album e ha scritto dei commenti bellissimi e nel vedere gente presa bene che ascolta il mio album ho proprio raggiunto quello che devo fare).
Quindi sì, noi siamo rock, ma quest’album ha dimostrato che siamo veramente un crossover, un alternative: sicuramente sono io quello che ha il retaggio più alternative, quello che ha passato gli anni ’90 con i Korn, i Deftones, i Coal Chamber.
Tra l’altro ho letto la tua ultima recensione [Limp Bizkit, Still Sucks], me lo stavo ascoltando e per me è ancora un po’ fresco, ma direi che hai azzeccato la recensione anche qui. Devo dire che Metallized per me è il sito di riferimento delle recensioni e sono i numeri uno: primo perché c’è la possibilità di votare, c’è la discussione sotto e secondo me come recensioni battete tutti. Comunque riprendendo il fatto del nostro genere, è vero forse che il nostro primo album era più heavy prog, diciamo così, aveva pezzi belli lunghi e molto pesanti (Orlando e L’Avevi detto Tu) e questa volta non ci sono stati pezzi così prog.

Indigo: Infatti volevo proprio dirvi che anche io in Angelica ho notato una componente prog più attenuata e una presenza maggiore grosso modo definibile di alternative rock un po’ più morbido diciamo.
Paolo Marreddu: Mmm… No guarda la morbidezza non la vedo, nel senso che abbiamo ricercato con davvero tanto ardore il fatto di far sembrare l’album semplice, ascoltabile e orecchiabile, poi invece quando lo si ascolta a fondo è molto stratificato e molto più complesso anche tecnicamente e a livello compositivo, soprattutto perché con l’ingresso di Davide abbiamo proprio avuto un apporto - essendo lui uno competente nel senso di un docente - e ci ha aiutato a sviluppare armonie diverse. Poi ci siamo messi anche un po’ in gioco, perché no, e quindi per me la progressività di Angelica sta nell’aver fatto un’unione di tanti generi e di averli fatti funzionare tutti assieme.

Indigo: Adesso volevo passare all’analisi più approfondita di alcuni brani: quello che mi è piaciuto di più è senz’altro Consensi, per me un ottimo ponte tra l’esordio come dicevi tu più prog e l’anima del nuovo corso; ho notato ad esempio che i tuoi riff di chitarra in questo caso potrebbero essere definibili “alla Tool” e mi è proprio venuto in mente Adam Jones e la sua chitarra: i Tool sono in generale una tua/vostra ispirazione e poi mi piacerebbe sapere se ci sono altre band a cui vi ispirate.
Paolo Marreddu: A questa domanda poi rispondiamo tutti e due. Consensi è proprio il pezzo che ci siamo palleggiati io e Luca, è proprio l’unione di un mio riff (quello “saltereccio” diciamo) che ho composto senza andare tanto ad ispirarmi ai Tool, ma più al rock americano tipo Alter Bridge/Breaking Benjamin e poi Luca sì, ha messo la parte Tool diciamo perché comunque tutti e quattro siamo amanti di questo gruppo.
Poi dalla partenza il pezzo ha preso quella piega lì e possiamo dire che è il punto d’unione con il vecchio album perché è forse il pezzo più malinconico e più rabbioso, oltre che per la lunghezza.
Luca: anche a livello di riff richiama molto Perpendicolari.

Indigo: Rimanendo su Consensi, da quel che ho capito l’argomento è l’ossessione della gente che ricerca continuamente la visibilità soprattutto in rete e sui social, lo stesso tema dell’ultima traccia dell’album Macfe™: volevo sapere perché avete affrontato l’argomento per due volte e qual è il vostro rapporto con questi nuovi mezzi di comunicazione.
Luca Imerito: Intanto è trattato in due modi diversi: Consensi prende la parte come dire più brutta di questa ricerca di conferme.

Indigo: Più il lato negativo quindi?
Luca Imerito: Sì, il lato e l’esito negativo che il protagonista della canzone - che potrebbe essere ciascuno di noi - ricava da questo tipo di atteggiamento, magari di sentirsi non voluto, non accettato, non integrato. Invece su Macfe™, abbiamo dato una chiave di lettura dall’altra parte, quindi la volontà di vendere un metodo che possa conquistare la gente in modo che questa abbia sempre la visibilità maggiore sotto i riflettori, perciò l’abbiamo intesa come fosse una specie di televendita, come un imbonitore che ti vende un prodotto che ti assicura la visibilità. Quindi sono due chiavi di lettura dello stesso tema però molto diverse. Comunque anche a livello musicale i due brani sono molto diversi: il primo più cupo mentre il secondo con questa componente con il ritornello in levare è molto più allegro.

Indigo: Infatti nell’ultimo pezzo si sente Davide che fa una sorta di falsetto?
Luca Imerito: Esatto esatto.
Paolo Marreddu: no, è proprio falsetto! un classico falsetto superdance alla Bee Gees. Volevamo prenderci un po’ in giro anche noi ed è un pezzo che dal vivo funziona alla grande perché fa veramente saltare. È Davide l’artefice di questi testi e di questi cantati quindi diciamo che azzarda molto su certe cose e qui ce lo siamo concessi in questo finale. Forse è il pezzo più pesante dell’album a livello ritmico e “di martello” e poi gli abbiamo messo la parte un po’ più sbarazzina,
Luca: è bello dance con un riff proprio alternative anni ’90.

Indigo: Andiamo su Vista Mare: in sostanza un brano fortemente ideologico e potremmo dire anche politicizzato visto che parla dei migranti, giusto? Persone che lasciano il proprio paese in cerca di un’opportunità migliore ma incontrano difficoltà, pregiudizi e razzismo. Volevo capire com’è nata l’idea di questa traccia dall’ideologia molto forte e dalla presa di coscienza molto importante.
Paolo Marreddu: Il brano musicalmente è stato generato da una mia idea, adesso non ricordo il nome. Noi ci scambiavamo molte volte dei file per collaborare come è successo in questo tempo con la pandemia per accelerare e trovarci in sala con le idee un po’ più chiare. Avevo spiegato che era un pezzo abbastanza su un viaggio, ora non ricordo il titolo provvisorio, poi Davide da un viaggio ha pensato a un viaggio un po’ più torbido. Noi siamo un gruppo che non è politico, siamo apartitici e apolitici, però di sicuro eticamente e civilmente certe cose non sono accettabili.

Indigo: Quindi più che politico, è un discorso umanitario?
Entrambi: Si, assolutamente.
Paolo Marreddu: Noi dal lato umanitario lo condanniamo assolutamente, quello che succede nel Mediterraneo è lo schifo puro. Quindi non ci esimiamo dal dire la nostra su questa cosa qua, tanto che poi questo brano lo abbiamo scelto come primo singolo orgogliosamente, anche se forse era uno dei pezzi più duri e più ostici da capire. Però poi penso che ne abbiamo tratto anche una grande soddisfazione.
Luca Imerito: Era nel mazzo di quei tre/quattro destinati a uscire come singolo, però sicuramente non come il primo. In realtà poi abbiamo optato per farlo uscire come primo anche perché all’interno ha diverse parti e quindi ci sembrava un brano che potesse subito dare l’impressione di che cos’è Angelica, di come è composto a livello di brani. Lo abbiamo scelto, lo abbiamo spinto tanto e come primo singolo ha avuto anche una visibilità alta e ci ha dato la possibilità di essere notati, perché l’abbiamo mandato per una manifestazione che tutti gli anni Amnesty International organizza in Italia e nello specifico a Rosolina Mare nel Veneto. Si chiama “Voci per la libertà” e ha una parte riservata alla musica diciamo mainstream e poi una parte dedicata alla musica un pochettino più underground dove vengono selezionati otto gruppi su un ventaglio di circa 200 proposte ricevute. Il fatto di essere stati selezionati fra questi otto proprio con questo brano ci ha riempito d’orgoglio. I brani dovevano essere inerenti ad un tema sociale o comunque di attualità a livello socio-umanitario, quindi Vista Mare calzava molto bene da questo punto di vista. Siamo stati selezionati e abbiamo partecipato alle semifinali della manifestazione: è stata una bellissima esperienza con della gente bella e impegnata in questi temi, con la possibilità di vivere e avvicinarti anche ad una realtà italiana che tratta questi argomenti e poi incontrare altri artisti come noi, sconosciuti dell’underground con generi completamente diversi. Ti rendi conto che la musica tiene insieme tutto. Questa è stata molto bella come esperienza: non siamo arrivati in finale ma noi la nostra finale l’avevamo già vinta.
Paolo Marreddu: Conta poi che eravamo l’unico gruppo rock.
Luca Imerito: Eravamo la “quota rock pesante” della manifestazione.
Paolo Marreddu: Quando siamo saliti sul palco abbiamo detto: che famo qua? Li spettiniamo? Facciamolo! La cosa bella è che la gente sotto è scesa e ci ha gratificato. Erano proprio presi bene, finalmente qualcosa di diverso, non il solito folk o il solito…
In quel frangente Amnesty International di solito ha sempre quella presenza… Come si chiamano Luca questi generi? Un po’ i “gruppi del primo maggio” come direbbe Elio dai.
Luca Imerito: Attingono molto dalla tradizione e dalla musica popolare quindi c’era tanto folk però in alcuni casi contaminato anche dall’elettronica. C’erano dei gruppi formati da due persone con una cantante e un ragazzo con i computer e i sequencer, quindi anche la proposta era abbastanza varia però sicuramente noi eravamo quelli, come dire, un po’ “spostati” rispetto al resto. Però ti dico, a parte questo aspetto irrilevante se vuoi, alla fine è stata una bellissima esperienza con tutti questi ragazzi.
Paolo Marreddu: Ragazzi splendidi, organizzazione stupenda e ci hanno trattato da dio quindi per noi, finale o non finale, è stata proprio una cosa bella ed è stato bello aver partecipato.

Indigo: Un altro brano per me molto bello è È ancora Chiara, dato che c’è quella vena funk irresistibile che non era presente in Perpendicolari. Di chi è stata l’idea di introdurre queste sonorità e avete già in mente di svilupparle nei prossimi lavori?
Luca Imerito: Eh, questa è una buona domanda. Il brano parte da un’idea di Paolo e se non ricordo male avevi questo riff funky abbinato all’altro riff più tosto dell’intro, però in realtà all’inizio non avevamo proprio l’idea di portarlo lì su quel terreno molto funky, c’è andato un po’ da solo. Poi con Davide che è abbastanza poliedrico da questo punto di vista e si spinge sempre oltre certi confini siamo arrivati lì e ci ha anche un po’ stupiti. Il brano come altri ha questa componente “allegra” diciamo, però alla fine è sempre nel nostro stile e sempre abbinato al rock, quindi c’è sempre un riff più importante che accompagna il brano e, se devo dirti la mia, proprio È ancora Chiara è un buon punto di partenza e potrebbe essere il trait d’union tra Angelica e l’eventuale prossimo lavoro.

Indigo: Interessantissima questa cosa. Poi, un’ultima analisi dettagliata la dedicherei a Un nuovo Giuda, brano abbastanza duro anche nel linguaggio testuale. Volevo capire chi è questo “Nuovo Giuda” e inoltre ho notato una possibile ispirazione a gruppi italiani (mi vengono in mente i Karma); confermate?
Luca Imerito: Allora Un nuovo Giuda intanto è il primo pezzo che abbiamo composto e registrato con Davide alla voce ed era già uscito come singolo nel 2019: poi è stato ri-registrato per essere inserito su Angelica. Quindi essendo il primo brano, anche il linguaggio del testo scritto fa più riferimento a Perpendicolari.
Adesso non voglio dirla brutta, ma forse Davide in quel momento lì, essendo l’ultimo arrivato, non aveva ancora preso bene le redini del suo ruolo e plasmato la sua voce sul gruppo. Lì probabilmente lui ancora interpretava il gruppo alla vecchia maniera, come era Syd prima e anche l’intensità del linguaggio andava un pochettino a sostituire invece la cattiveria vocale che Syd aveva perché era molto più di pancia.

Indigo: Più in your face?
Luca Imerito: In your face, esatto. Invece questa cosa Davide non ce l’aveva e probabilmente il testo era una sorta di compensazione. Infatti i restanti sette brani di Angelica hanno all’interno un linguaggio diverso, quindi forse il trait d’union naturale per uscire da Perpendicolari e andare in Angelica è stato proprio Un nuovo Giuda, anche se più una fase di passaggio.

Indigo: Una transizione sì, e dunque chi sarebbe questo Nuovo Giuda?
Luca Imerito: Allora io faccio un po’ di fatica a identificarlo, non lo so forse è anche figlio di quel periodo lì, dove probabilmente noi ci sentivamo un po’ traditi dalla situazione che era venuta a crearsi. Traditi non perché c’era uno da una parte e tre dall’altra, traditi proprio dalla situazione perché anche noi eravamo un po’ complici di quella situazione lì e quindi io la interpreto così, gli do quella connotazione: Nuovo Giuda era il periodo che stavamo vivendo.

Indigo: Sia Perpendicolari che Angelica hanno brani solo in italiano: avete in mente in futuro di introdurre anche l’inglese o su questo punto non si transige?
Luca Imerito: Io risponderei con un semplice no.
Paolo Marreddu: Non transigiamo! Hai citato tu prima i Karma: io sono un amante dei Nineties italiani (Ritmo Tribale, Karma, IN.SI.DIA) e il gruppo lo ha voluto fortemente Danilo, il nostro batterista, quello che ha iniziato il gruppo insieme a me, poi abbiamo trovato Sidney e lui all’inizio aveva anche provato a cantare in inglese per dire, poi abbiamo capito che non funzionava e abbiamo capito che funzionava con l’italiano e da lì in poi io ho detto “voglio la band in italiano”, anche perché manca una band in italiano che fa questa roba qua mi pare.
È un azzardo perché comunque ti blocca una fetta di mercato clamorosa però quando vedo dei commenti del tipo “noi ci apriamo a più persone” io dico no, noi prettamente cerchiamo di fare una musica che piace anche a noi, quella che vorremo ascoltare noi.
Anche perché, dopo la fine dei Timoria e di quel periodo lì, quello dei Bluvertigo non ci sono state più grandissime band italiane rock e quindi noi vogliamo fortemente continuare questo processo qua, continuare a farlo sempre con grandi azzardi. Poi sinceramente non ci vietiamo di fare magari un mix, provare a rifare un pezzo in inglese, però sinceramente vedendo quello che pensa il nostro singer potrebbe uscire più un pezzo in giapponese!
Luca Imerito: esatto, più in giapponese che in inglese (ride).
Paolo Marreddu: il nostro nome è ispirato lì: OzOra è Tsubasa Ozora signori, il capitano del New Team, Oliver Hutton.

Indigo: Ah ok, così un’altra curiosità svelata!
Paolo Marreddu: Sì, il nostro nome alla fine è un unione di tante idee però fa ridere perché nel cartone Oliver Hutton si chiama proprio Tsubasa Ozora.

Indigo: Allora, nella mia recensione ho scritto che in un panorama italiano con il mainstream soffocato da pop, pseudo indie rock e trap, voi alla fine vi “permettete” di fare rock/metal. Vorrei sapere, in qualità di musicisti, come vivete questo scenario e se “ha senso” suonare rock/metal in un paese dove il pubblico è in gran parte restio ad ascoltare questa branca di musica a parte una nicchia di appassionati.
Paolo Marreddu: Guarda questa è una riflessione che ho fatto l’altra sera guardando X Factor. Per dirti, io guardo il Festival, guardo X Factor, ascolto musica a 360° gradi; non me ne frega niente di ascoltare solo il metal, ma anche Luca e tutti e quattro noi, poi certo stiamo lì eh, è la nostra peculiarità, però ho visto… Come si dice, un’esplosione di rock’n’roll su X Factor dopo la vittoria dei Maneskin all’Eurovision. Si sono presentanti un sacco di personaggi che - bravi per carità - ma tutti a fare un rock assolutamente finto.

Indigo: Sì, rock per famiglie.
Luca Imerito: Rock per famiglie è interessante (ride).
Paolo Marreddu: è questo crossover che io non capisco: fanno cover di gruppi che io non so chi cazzo siano veramente, perché non seguo la musica mainstream soprattutto di questi anni e perché noi tra virgolette abbiamo “forty e più” anni quindi non possiamo stare al passo coi tempi come i giovani. Quindi ovvio che noi vogliamo continuare a fare rock/metal però quello vero, io ho sempre odiato per dire quando vado al lavoro e i colleghi mi dicono “ma perché non andate a X Factor?” “Perché non fate un Talent?” Ma di cosa stiamo parlando? Cioè noi siamo veri, non facciamo questa roba perché vogliamo diventare famosi, lo facciamo perché vogliamo fare della buona musica, il nostro intento è farci ascoltare da più persone perché comunque uno fa un prodotto e lo vuole far ascoltare, ne è orgoglioso e bon. Però andare a fare il figo o andare a fare la finzione con questi personaggi qui è una cosa assurda e quindi mi ritrovo a dirti proprio questo: sono orgoglioso di fare rock/metal in italiano e in Italia, pur essendo completamente cosciente che è un suicidio.
Noi tanto nel gruppo ci investiamo, investiamo anche nella strumentazione, quando ci spostiamo, lo facciamo proprio per l’amore della musica assolutamente, perché noi siamo… Siamo noi quelli True! (fa gesto delle corna), non nel senso di quelli che ascoltano solo il metal classico, è come una missione riuscire a fare una carriera cantando in italiano e in questo genere qua e poi l’importante è che la commistione fra noi quattro sta continuando a funzionare. Stiamo già progettando un nuovo album perché comunque Angelica è stato penalizzato dalla pandemia, è stato registrato ad agosto 2020 e rimasto frizzato per tot mesi.
Luca Imerito: Per sette/otto mesi è rimasto lì fermo.
Paolo Marreddu: Senza avere l’opportunità di fare qualche piccolo live e presentarlo degnamente. Su questo non ne siamo colpevoli, ma purtroppo abbiamo perso ulteriore tempo e ora sicuramente - è una promessa questa qua - non faremo passare altri quattro anni per fare un nuovo disco.

Indigo: Questo me lo segno.
Paolo Marreddu: Siamo all’inizio eh, però stiamo già discutendo di come imbastire e ci sarà ancora un cambiamento, sicuro.

Indigo: Ultimissima cosa, per i concerti voi avete già delle date fissate?
Luca Imerito: No, nel senso che tornando al discorso della pandemia, visto che alla fine si torna sempre lì, ha veramente distrutto tantissime realtà che magari erano alla nostra portata, per ospitare la nostra musica. Quindi essendo in difficoltà proprio per ripartire il comparto live, noi purtroppo facciamo fatica a ripartire ecco; quindi, per il momento non abbiamo date fissate e stiamo lavorando per farle uscire. Speriamo che escano perché è sempre più complicato e… Non lo so per adesso la situazione è questa.
Forse anche il fatto di metterci su idee nuove, a fare roba nuova, va un po’ a compensare questa mancanza di musica dal vivo. Sì, viviamo in un periodo molto strano che sicuramente ha condizionato il modo di vivere e anche un po’ la testa delle persone e se già prima era complicato andare a suonare e far venire la gente, adesso con questa roba qua è veramente disastrosa la situazione e ce la porteremo dietro ancora per qualche tempo, sperando di tornare almeno a come era prima se non sperare in qualcosa di meglio, vedremo.

Indigo: Va bene, allora io come domande ve ne ho fatte pure di più di quante pensavo e quindi ho concluso. Se volete, lasciate un ultimo messaggio ai nostri lettori così poi ci salutiamo.
Paolo Marreddu: Come ho detto prima vi faccio i complimenti per la serietà con cui fate le recensioni, per la serietà con cui hai ascoltato l’album ed è stato un vero piacere parlarti.

Indigo: Grazie mille, per me vale la stessa cosa.
Paolo Marreddu: Niente, allora saluto tutti i lettori di Metallized: invito a seguire assolutamente Metallized perché comunque è una bella webzine, fatta veramente bene. Sono contento che ci siano i nostri due album lì recensiti bene, con la gente che scrive sotto e ti faccio presente una cosa: salutami quel ragazzo (Tatore), perché apprezziamo tantissimo i suoi commenti. A risentirci allora.




MetalFlaz
Giovedì 2 Dicembre 2021, 13.41.37
6
ho ascoltato i due album su Spotify, del primo mi piace la parte strumentale ma spesso i testi non mi fanno impazzire, del secondo invece i testi mi convincono di più ma avrei preferito una maggiore incisività a livello strumentale, in generale comunque entrambi i lavori mi son piaciuti, bravi!
Galilee
Martedì 23 Novembre 2021, 20.30.33
5
Forza OzOra! Yeah!
No Fun
Martedì 23 Novembre 2021, 19.44.40
4
angus71
Martedì 23 Novembre 2021, 12.48.59
3
Indigo
Lunedì 22 Novembre 2021, 20.29.14
2
@Tatore, non potevi mancare qui Si, parlare con Paolo e Luca è stato molto divertente, hanno svelato tanti retroscena e curiosità sui vari brani dell'album senza mai tirarsi indietro. Sono contento che abbiano apprezzato la mia recensione di Angelica e i commenti degli utenti, i tuoi in primis! Purtroppo riguardo ai concerti la situazione è ancora in divenire e non possiamo fare altro che aspettare; invece mi fa piacere sapere che stiano già iniziando a gettare le basi per un nuovo disco e se davvero aumenteranno la componente funk, il loro sound non potrà che migliorare ulteriormente.
Tatore
Lunedì 22 Novembre 2021, 14.48.23
1
Ahahahah...non ci posso credere! Mamma mia che onore! Bella intervista Jacopo, molto bello anche capire cosa c'è dietro ogni brano, oltre a quello che si percepisce dai testi. Ho notato che su molte cose la penso esattamente come loro (cantato in italiano e la "musica di oggi" in primis), sarà l'età che ci accomuna. Spero solo che facciano qualche sforzo per iniziare a fare dei live, mi piacerebbe anche scambiarci qualche chiacchiera
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Intervista
OZORA
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