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DIO - L'autobiografia di un elfo che diventò un gigante
04/12/2021 (697 letture)
QUESTO LIBRO S’HA DA FARE…
Ogni volta che ne parlavamo, insisteva sul fatto che voleva raccontare la storia del trionfo della speranza sulla disperazione, di come la gioia e la positività, la magia e la luce, avrebbero prevalso sull’oscurità. Non bisogna aver paura della notte, l’alba è sempre all’orizzonte. (Wendy Dio)

Ronnie James Dio, nome d’arte di Ronald James Padavona è stato uno dei più grandi vocalist della storia del Rock, per qualcuno il più grande in assoluto. La sua morte, il 16 maggio del 2010, ha causato un vero e proprio shock in tutta la scena musicale mondiale e ancora non è stata pienamente metabolizzata. D’altra parte, la sua influenza è a dir poco incredibile e il fatto che la malattia non fosse nota e che lo abbia così rapidamente sottratto all’amore dei suoi cari e dei suoi fan, proprio in un momento in cui la sua carriera era tornata ancora una volta a splendere assieme ai vecchi compagni dei Black Sabbath negli Heaven & Hell, ha reso ancora più duro e difficile accettarne l’ineluttabilità. Ronnie non era già un ragazzino: nato il 10 luglio del 1942 stava infatti per compiere il suo sessantottesimo compleanno, ma chi lo ha visto su un palco per il tour di The Devil You Know sa bene che la sua energia era ancora enorme e la sua qualità di interprete meravigliosa. Gli anni cominciavano a farsi sentire, ma la sua voce era ancora capace di incantare, ruggire e interpretare, da par suo, in una band che non doveva più fare i conti con l’eterno convitato di pietra, Ozzy Osbourne. E’ in questa fase della sua carriera che Ronnie decise di iniziare a scrivere la propria autobiografia, perché sentiva l’importanza di lasciare una testimonianza scritta, di raccontare la sua lunga battaglia, iniziata già tra la fine degli anni Cinquanta e i primi Sessanta e poi solo molti anni dopo coronata dal raggiungimento di un livello professionistico che sembrava ormai sfuggito e irrealizzabile. Nelle sue intenzioni, il racconto avrebbe dovuto concludersi ai giorni nostri, raccogliendo l’intera vita e la carriera, ma purtroppo le cose sono andate in maniera diversa e il suo percorso si è fermato molto prima, lasciando l’opera incompiuta. Di fatto, il cantante ha potuto scrivere di proprio pugno tutta la prima parte del libro e fino ai suoi giorni nei Rainbow (parliamo comunque di circa il settanta per cento del libro), lavorando sui suoi appunti fino all’ultimo per lasciare una traccia per tutto il resto. Solo una cosa era stata stabilita fin dall’inizio: il finale sarebbe stato in ogni caso dedicato al racconto della data come headliner con la band DIO al Madison Square Garden di New York; un evento che Ronnie considerava l’apogeo della sua carriera e la massima soddisfazione possibile.
E’ bene quindi precisare che quello che avrebbe dovuto essere il finale in flashback di una storia che sarebbe dovuta arrivare fino a oggi è diventato il finale tout court del racconto contenuto in Rainbow in the Dark, che si interrompe quindi al 1986, per il tour di Sacred Heart. Mancano gli ultimi venticinque anni della sua vita e momenti importanti come il ritorno con i Sabs per Dehumanizer, la seconda parte della sua carriera da solista, il disco dal vivo con i Deep Purple e l’orchestra, l’album degli Heaven & Hell e tutte le altre cose che hanno caratterizzato anni comunque belli e importanti, per quanto difficili, in molti frangenti, che hanno visto il successo decrescere, la sua musica evolvere verso direzioni che non tutti hanno accettato e perfino la sua consolidata vena lirica fantasy, che proprio lui aveva sdoganato e trasportato di peso nel metal, presa in giro e sbeffeggiata. Per quanto riguarda l’ultimo centinaio di pagine di Rainbow in the Dark, invece, gli appunti di Ronnie sono stati completati e rivisti da Wendy Dio e Mick Wall, giornalista che ha poi curato assieme a Wendy l’edizione definitiva del libro. Il risultato complessivo è insomma un lavoro a più mani, il che rende questa autobiografia un qualcosa di non pienamente definibile come tale, seppure sia Wendy che Wall siano ben più che semplici "autori aggiunti": la prima difatti oltre che moglie di Ronnie è stata sua manager sin dai tempi dei Rainbow e poi manager della band DIO; il secondo, oltre che giornalista professionista e amico personale della coppia, è stato anche per anni addetto stampa di Ronnie. Insomma, parliamo di due persone che hanno non solo la capacità, ma in un certo senso anche il diritto di contribuire in maniera diretta alla realizzazione di quello che era un preciso sogno del cantante: lasciare un’eredità scritta.

DAL BALLO DELLA SCUOLA AL MADISON SQUARE GARDEN
E’ comunque lo stesso Ronnie a parlarci sempre in prima persona e solo nell’ultima parte ci sono interventi diretti di Wendy nel testo, a completamento di quanto raccontato in prima persona dal protagonista. Non dobbiamo infatti scordare che una grossa parte del testo è incentrata sulla vita di Ronnie, sulle sue peripezie scolastiche e familiari (invero piuttosto succintamente raccontate, con genitori e parenti che restano perennemente lontani dal testo, se non per le prime pagine) e su quella che è stata la sua vita fin da giovanissimo: dai primi studi con la tromba, grazie alla quale imparerà l’uso del diaframma, alle prime band, alle prime incisioni, ai concerti nelle confraternite e per i balli universitari, agli ingaggi nei locali estivi per studenti, fino al passaggio al basso e, dopo, alla voce. Una lunga carrellata che ci racconta cosa sono stati gli anni Sessanta per un giovane musicista e la sua band, alla ricerca del successo e, soprattutto, della propria identità musicale, tra rock’n’roll, blues, una lunga sequenza di singoli senza alcun successo e la British Invasion. Migliaia di chilometri percorsi in lungo e largo con furgoni scassati, fino alla tragedia che segnerà questa prima parte della sua vita e che porterà poi a un nuovo inizio, con la band destinata pur con molti altri cambiamenti a diventare il trampolino di lancio: gli Electric Elves, poi solo Elves e, infine, Elf, grazie ai quali Ronnie conoscerà i Deep Purple e l’uomo destinato a cambiare la sua vita per sempre, Ritchie Blackmore. E’ un racconto vivo e interessante quello di quegli anni, dell’impatto con la realtà europea, decisamente più pronta ad accogliere gli Elf e con la quale Ronnie si sentirà particolarmente a suo agio, tanto da ricercarla anche successivamente, quando arriverà il momento di lanciare la propria carriera da solista. Ecco che tocca al momento del grande coronamento di un sogno: nascono i Ritchie Blackmore’s Rainbow e, con loro, il salto di qualità definitivo, il passaggio verso una vita totalmente diversa, da star del mondo del rock. E con i Rainbow nasce anche il personaggio musicale di Ronnie, quello definitivo, quello che tutti conoscono, con i draghi, i maghi, i testi da interpretare e che raccontano in realtà spesso il mondo vissuto e conosciuto, più di ogni altra cosa. Ecco che l’instancabile lettore, l’instancabile raccontastorie, l’instancabile uomo da party e da contatto con i fan trova se stesso e quello che stava cercando. Finché il lato oscuro dello stardom non colpisce, nella misura in cui Blackmore dirige il gruppo come un dittatore, prima licenziando tutti i compagni degli Elf, poi scegliendo i nuovi musicisti e, infine, decidendo che quella linea, per quanto da lui stesso amata e perseguita, non gli avrebbe garantito il successo, fuori dai Deep Purple, con l’inevitabile uscita di un deluso Ronnie dal gruppo, davanti alla prospettiva di trasformarsi in un qualcosa che non voleva diventare. Ecco ancora l’incredibile e fecondo incontro con Tony Iommi, per quello che avrebbe dovuto essere un disco da solista del chitarrista e diventa invece la rinascita dei Black Sabbath. Bellissima anche questa parte, con la tratteggiatura del rapporto con Bill Ward prima e con Geezer Butler poi, inizialmente messo da parte come scrittore di testi dal nuovo arrivato e poi sempre più apertamente conflittuale, nonostante l’amicizia che si instaura tra i due e le rispettive consorti, che li porta a passare le vacanze assieme, salvo poi litigare nel gruppo per chi avrebbe dovuto scrivere il testo di quel pezzo o di quanto alzare o abbassare il volume della voce o della chitarra nel mixaggio degli album. Finché il rapporto con Iommi si incrinò, per una banale quanto forse inevitabile lotta di leadership interna alla band che, ancora una volta, costringe Ronnie a fare le valigie dopo pochi e fantastici anni, che hanno salvato la carriera dei Sabs e permesso al cantante di lanciare il proprio gesto che inevitabilmente campeggia nella foto di copertina di Rainbow in the Dark (le famose corna sollevate al cielo, gesto apotropaico italiano tipicissimo, trasmesso dalla nonna), che diventerà presto universale e diffuso in tutto il mondo del metal.
Arriviamo quindi all’ultima parte del libro, quella che per forza di cose risulta meno sviluppata, quella della carriera solista con i DIO, formati assieme al fidato Vinny Appice, al ritrovato ex compagno dei Rainbow Jimmy Bain e allo sconosciuto quanto talentuoso chitarrista britannico Vivian Campbell, fino alla agognata serata da headliner al Madison Square Garden e al lancio del singolo Stars per il progetto di beneficienza Hear’n’Aid. Dispiace dire che questa parte finisce per essere quella più sofferta e controversa e anche se appassiona comunque sentire il racconto della nascita di Holy Diver, The Last in Line e Sacred Heart, con le difficoltà economiche iniziali e poi il grande successo che perdurerà per tutti gli anni Ottanta, i pesanti interventi di Wendy finiscono per togliere spontaneità al racconto e resta il rimpianto per quello che è rimasto nella penna di Ronnie, dei racconti e degli aneddoti legati a quegli anni. Spiace in particolare l’insistenza con la quale viene tratteggiata la dipartita di Vivian Campbell e anche la tensione che piano piano serpeggia anche negli altri membri della band, ottimamente stipendiati da Ronnie e Wendy, ma proprio per questo di fatto dipendenti del band leader. Una decisione lecita, corretta e per la quale immaginiamo ci fossero sotto contratti e avvocati, che però viene progressivamente messa in discussione dagli altri e quindi raccontata con un certo astio dai due coniugi, il che, in assenza della voce della controparte e con un racconto che diventa progressivamente più povero di storia vera e propria, finisce per assumere un rilievo anche esagerato e getta un po’ di ombra su quello che è l’ennesimo contrasto della carriera di Ronnie. Il carattere non è mai mancato al cantante, questo possiamo dirlo, almeno a pari del talento. In tal senso, una chiave di lettura alla vicenda la offre lo stesso Dio, quando si lascia scappare una frase del tipo "se pensavano che io fossi un lunatico testardo, avrebbero dovuto provare a lavorare con Ritchie Blackmore. Vedetevela con Tony Iommi, se pensate che io sia un tipo duro". Un’affermazione che può sembrare un modo per cavarsela a buon mercato, tirando fuori due persone che notoriamente hanno un carattere forte e particolare (molto particolare, nel caso di Blackmore), ma quello che viene fuori è invece un uomo che ha faticato dolorosamente per quasi quindici anni prima di avere un riscontro e che poi si è trovato a trattare con due Giganti del rock, cercando di far sentire le proprie idee e la propria influenza e riuscendoci in un primo momento, per poi vedere tutto crollare velocemente, ritrovandosi a dover iniziare da capo per l’ennesima volta. Parliamo di un uomo di oltre quarant’anni, che sta ancora scalando la parte alta della sua montagna, paga in prima persona tutti i conti della sua band, ha tutti i contatti, assume le decisioni e con esse le responsabilità che ne derivano e ha di fronte uno di venti, che dal nulla ha in pochissimo tempo assaporato il successo e pensa che la cima sia già arrivata e vuole avere una fetta della torta. Una fetta che l’altro ritiene di diritto propria e che, in effetti, gli spetta. Problemi che ogni band leader si trova ad affrontare ed è bello che Ronnie scriva che nelle pretese di Campbell rivede alla fine il se stesso di dieci anni prima, rendendo giustizia a tutti, in questo modo.

LA PRIMA PARTE DELLA STORIA
In conclusione, Rainbow in the Dark soffre di quello che soffrono tutte le opere lasciate incompiute dai loro autori: qualche parte è pienamente sviluppata e ottimamente lavorata, qualche altra risulta da rifinire, di qualcosa c’è solo lo schizzo preparatorio, qualcos’altro è rimasto bianco. Tolto questo aspetto, per il quale purtroppo non esiste una soluzione, resta che l’uscita del libro era un desiderio fortissimo del cantante e onestà vuole che Wendy non sia riuscita, per il troppo dolore e la difficoltà a mettere mano a qualcosa di così personale, a trovare la forza per dieci anni di farlo. Questo ha se non altro permesso a lei e Mick Wall di lavorare a mente fredda, di non fare le cose di corsa per pubblicare al volo, cercando di riempire al meglio quello che mancava seguendo gli appunti, l’archivio e le parole lasciate da Ronnie. Il risultato è comunque degno di attenzione e merita senz’altro la lettura, anche se a dire il vero, la sensazione che come novellatore il buon Ronnie fosse decisamente più bravo che come scrittore resta. Ovunque infatti il cantante viene descritto come inesauribile chiacchierone e fonte continua di storie e aneddoti e c’è da credere che negli anni il suo repertorio fosse andato affinandosi, cosa che non è potuta accadere nella sua brevissima esperienza con la carta stampata e, quindi, che i “tempi” teatrali e comici sviluppati nella narrazione orale, si siano in gran parte persi nella narrazione scritta. Il libro copre in ogni caso quarantaquattro anni di vita di questo superbo interprete e compositore e può essere considerato come la prima parte della sua autobiografia totale, dalla nascita al trionfo del Madison Square Garden. Chissà che prima o poi qualcuno non riesca nell’impresa di narrare anche tutto il resto, aiutando a mantenere vivo il ricordo di una delle voci più emozionanti di tutti i tempi, di un grande autore e di un uomo tenace e caparbio, con un grande sogno da realizzare.

::: ::: ::: RIFERIMENTI ::: ::: :::
AUTORE: Ronnie James Dio con Mick Wall e Wendy Dio
TITOLO: Rainbow in the Dark
PRIMA EDIZIONE: Ottobre 2021
EDITORE ITALIANO: Tsunami Edizioni
COLLANA: I Cicloni 41
COPERTINA: Flessibile
PAGINE: 272
ISBN: 978-88-94859-52-2
PREZZO: € 21,00



Hellion
Mercoledì 8 Dicembre 2021, 12.03.06
2
Ho notato anche io una certa approssimazione, un lavoro da cesellare meglio, cosa che sicuramente Ronnie avrebbe fatto. Comunque lettura molto piacevole.
evil never dies
Martedì 7 Dicembre 2021, 10.10.04
1
un libro che sto leggendo con piacere. Ottima la recensione.
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