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IL TOCCO DELLE TENEBRE - Un giallo/noir dalle tinte metal
04/06/2022 (752 letture)
Incontro insolito questa volta, per una lettura che esula dal normale contesto delle nostre analisi. Il libro di cui andiamo a parlare, infatti, non è direttamente incentrato sul metal o sulla musica in generale, come di consueto. Si tratta di un giallo dalle tinte noir, ambientato a Bologna, di un giovane scrittore esordiente, Filippo Bini. E’ stato proprio l’autore a contattarci, chiedendo se potessimo essere interessati alla lettura della sua opera prima, adducendo come ottima motivazione il ruolo fondamentale che l’heavy metal ricopre in tutto il testo, tanto da esserne alla fine co-protagonista, innervando la trama e giocando un ruolo fondamentale. A partire dal nome stesso del protagonista, Bruce Halfod (senza la “r”), per proseguire con numerosi gruppi, album e brani citati nel testo, come elemento della vita quotidiana e, poi, dell’intera vicenda. Rotti gli indugi, abbiamo quindi accettato la sfida di travestirci per questa occasione da critici letterari, con la curiosità di chi ha sempre ritenuto assolutamente perfetto l’heavy metal a fare da sfondo a un libro che non fosse solo un horror o l’ennesima variazione sul tema della setta esoterica.

BOLOGNA CITTA’ DEL NOIR
Per chi si fosse abituato a vedere l’antica Felsina come ambientazione delle imprese dell’Ispettore Sarti (tratto dalle opere di Loriano Macchiavelli) interpretato dall’indimenticato Gianni Cavina o delle più recenti spericolate avventure del “duro” e imbranato Ispettore Coliandro (ideato da Carlo Lucarelli) diretto dai Manetti Bros. e interpretato da Giampaolo Morelli, la Bologna di Il tocco delle tenebre (se state pensando ai Judas Priest siete assolutamente sulla retta via) è qualcosa di diverso dal solito. La vicenda parte infatti nei primissimi giorni del gennaio 2020 e il romanzo ci mostra una città fredda e ammantata di neve, silenziosa e spesso semideserta; tutto il contrario insomma della città universitaria, godereccia e chiassosa che fa parte dell’immaginario collettivo. Impaurita e rinchiusa, madre o forse solo impaurita ospite delle torbide vicende che si intrecciano nello scritto, Bologna ci viene raccontata con i suoi simboli, dalla statua del Nettuno ai portici, da via Stalingrado all’Arena Parco Nord, dai giardini Margherita alla Basilica di Santo Stefano, teatro dell’omicidio che dà il via alla storia. Eppure, i protagonisti della vicenda non sembrano poi così interessati ai tortellini e alle lasagne, quanto piuttosto alla disperata caccia contro l’Angelo della Morte, assassino misterioso che firma la vittima lasciando dei chiari segnali di sfida verso le forze dell’ordine e verso il giovane criminologo Bruce Halfod, inglese trapiantato in Emilia. Sarà lui, ovviamente, assieme alla squadra Mobile della polizia a seguire le indagini e a mettere assieme il puzzle che porterà al crudele epilogo. Nel mezzo, come si conviene, uno sviluppo tortuoso e carico di colpi di scena e una sequenza di personaggi, da una parte e dall’altra della barricata, che mostrano quanto il tocco delle tenebre non risparmi nessuno.

UN PROTAGONISTA SUI GENERIS, DEI COMPRIMARI FUNZIONALI
Senza entrare nei dettagli della storia, quella raccontata da Bini è una vicenda che presenta numerose sfaccettature e che cerca di tenere insieme diverse suggestioni e registri. Halfod è infatti un protagonista un po’ diverso dal solito: giovane, amante del metal del bere e delle donne, ex atleta controvoglia dato il carattere pigro, indolente e ritardatario, diventa però implacabile e pronto a correre rischi anche molto avventati quando si mette all’opera e, soprattutto, quando applica il proprio intuito alle indagini, alle quali imprime un ritmo infernale, capendo che da quell’omicidio si scatenerà qualcosa di grosso e grave. Attorno a lui la squadra mobile, con i personaggi tratteggiati da Bini con una sbozzatura piuttosto forte e ruvida, che ne porta fuori i tratti principali senza troppe sfumature e, naturalmente, il contraltare dell’assassino, al centro di una macchinazione che parte da un lontano passato e che coinvolge aspetti scabrosi e duri. Come altrettanto dure sono le vicende collaterali che coinvolgono un membro della squadra mobile, dal non proprio nobile comportamento e che però sarà elemento fondamentale per la risoluzione del caso. Più leggere invece le pagine dedicate alle frequentazioni femminili di b>Halfod, che riesce a trovare il tempo anche per interrogarsi sui propri sentimenti, quando l’intraprendenza di una collega (tedesca) sembra distrarlo dall’appena ritrovato rapporto con la ex. Anche in questo caso, i personaggi vengono inquadrati in una luce talmente forte da nascondere quasi completamente le sfumature e le motivazioni, come a voler lasciare spazio al ritmo sostenuto degli eventi, scandito d’altra parte dalle canzoni di Iron Maiden, Slayer, Kreator, Judas Priest (ma no, stranamente non c’è The Ripper), Metallica, Deep Purple, Anthrax, Sepultura, Scorpions, piuttosto che all’introspezione psicologica dei comprimari. Più articolata invece la vicenda che riguarda l’assassino, l’Angelo della Morte, che lo rende un personaggio più tratteggiato e del quale scopriamo la storia e le motivazioni un passo per volta, con il quadro che emerge completo solo a conclusione, con un passaggio nel quale, probabilmente, molti di coloro che ascoltano metal si potranno almeno in parte riconoscere, perlomeno per quanto attiene l’approdo appunto all’ascolto di questa musica e l’abbraccio da essa offerto. E’ ovviamente attorno a questa figura che tutta l’opera finisce per ruotare, più che attorno all’effettivo protagonista, e le sue motivazioni interessano tanto l’assassino quanto Halfod, il quale si trova suo malgrado a comprendere l’avversario, fino quasi a provare empatia nei suoi confronti.

UNA LETTURA PIACEVOLE CON QUALCHE INGENUITA’
Al netto di una “colonna sonora” di tutto rispetto, con ampi spazi dedicati anche ai testi dei brani, che diventano chiave di volta delle indagini, fornendo spiegazione del comportamento dell’assassino, il libro si legge piuttosto agilmente, con un ritmo palesemente ispirato al cinema, alle serie televisive e volendo al fumetto, più che a quello del romanzo vero e proprio. In effetti, non sembrerebbe strano che questa indagine costituisse l’inizio di una saga dedicata al giovane criminologo inglese. In tal senso si spiegherebbe anche il non aver voluto svelare troppe cose del protagonista, come degli altri personaggi, lasciando spazio all’autore di muoversi in futuro in tal senso. Certo è che se Bini sembra conoscere bene i meccanismi del giallo e del noir, riuscendo a creare un intreccio nel quale il lettore avanza a tentoni, scoprendo via via solo quello che l’autore vuole rivelargli, è altrettanto chiaro che l’opera sia un debutto, nel quale ancora diverse asperità e qualche ingenuità emergono prepotenti. L’autore non riesce infatti a evitare il ricorso a fin troppi cliché, tanto nella trattazione dei personaggi (a partire dal protagonista, per proseguire con il comparto femminile e quello dei colleghi di lavoro), quanto nell’intreccio della storia, che quando arriva a un punto cieco non può fare a meno di ricorrere al “geniale intuito” del protagonista o a “fortuiti eventi” che permettono di acquisire informazioni altrimenti impossibili da mettere insieme. Elementi ovviamente parte di tutta la letteratura di genere, ma così evidenti da risultare inevitabilmente naive. Come un po’ pesanti risultano certe espressioni, descrizioni, caratterizzazioni, che ormai risuonano talmente tanto nell’accumulo di libri in uscita, da essere non più elemento “tranquillizzante” e familiare per il lettore, ma un sovraccarico che toglie respiro alla lettura. Fatto lo sforzo di creare un protagonista “particolare”, seppure anch’esso gravato di qualche cliché di troppo, una storia che seppure con qualche forzatura gira attorno all’elemento musicale e la giusta intuizione di inserire un elemento di oscurità anche nella squadra Mobile (invero poi abbandonato un po’ frettolosamente dopo la prima parte), era lecito chiedere altrettanta vena di personalità anche in altri aspetti. Invece, in molti passaggi e perfino nell’intreccio della storia ci si ritrova adagiati su un percorso di comodo, figlio più della soffocante letteratura di genere -soprattutto quella televisiva- anche italiana, che della necessità narrativa. Un peccato che si spiega naturalmente con l’esordio alla scrittura e che si spera possa essere velocemente redento e superato, con il coraggio e l’avventatezza che il protagonista mostra nel perseguire la verità.
In conclusione, Il tocco delle tenebre costituisce un libro che mostra senza dubbio delle qualità e qualche aspetto ben più che positivo, andando a solleticare e non poco gli amanti del metal, offrendogli un boccone gustoso per quanto attiene la parte musicale, che soffre la sua dimensione di opera prima sotto altri aspetti. Vale anche per la discografia di qualche band: per alcuni il debutto finisce per essere una dannazione, “troppo” perfetto o troppo celebrato per essere eguagliato o superato; per altri, invece, è solo il primo passo verso una evoluzione che porta a successivi lavori di ben altro spessore. Forse è questo il miglior augurio possibile per Filippo Bini: che Il tocco delle tenebre sia insomma il primo passo di un lunghissimo percorso costellato di ottimi libri.

::: ::: ::: RIFERIMENTI ::: ::: :::
AUTORE:Filippo Bini
TITOLO: Il tocco delle tenebre
PRIMA EDIZIONE: 2021
EDITORE:Echos Edizioni
COLLANA: Giallo & Nero
COPERTINA: Flessibile
PAGINE: 205
ISBN: 979-12-80299-38-3
PREZZO: € 15



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