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ANTIDOTE TOUR - La data di Milano
30/10/2007 (2667 letture)
Strana ambientazione quella che trovo nei paraggi del set dell’ANTIDOTE TOUR: uno zaino gonfiabile rosso ai lati del palco, affiancato da cartelloni pubblicitari di una nota marca di scarpe che a qualunque metallaro non verrebbe neanche mai in mente di provare! Sono effettivamente un po’ stupito dall’ambiente che mi circonda, nonostante l’Alcatraz lo conosca piuttosto bene, vista l’assidua frequentazione di date live. Un’occhiata a sinistra ed ecco un gruppetto di ragazzini che avrei pensato pronti solo ad una rapida discesa con lo skateboard; un altro sguardo a destra per intravedere calzoni abbassati e cavallo da rapper… dove sono mai finito?
Il tempo di scrollarmi il pregiudizio di dosso ce l’ho, ma temo di non averne le possibilità, nonostante il cartellone esposto all’ingresso riconfermi la presenza dei DARK TRANQUILLITY. Nel frattempo mi sento osservato: due ragazzini dall’aria simpatica ma furbetta confabulano. “Guarda quello in giacca e cravatta” dice uno all’altro. “Quello in giacca e cravatta” sono io! Reduce dalla giornata lavorativa contribuisco, e non poco, a rendere bizzarro il popolo in attesa delle esibizioni che, di qui a breve, dovrebbero iniziare. La platea è già bella piena, quando finalmente si spengono le luci. La serata (pomeriggio dovrei chiamarlo, visto che sono solo le 18.30) comincia con i SONIC SYNDICATE.

Gli svedesini si buttano nella mischia senza alcun ritegno, colpendo subito nel segno. Forti di un METALCORE ai limiti del DEATH MELODICO riescono, con la loro spavalderia e nonostante la posizione svantaggiosa, ad interessare i tanti fans italiani. Semplici, diretti, soprattutto precisi, usano chitarre taglienti ed intrecci vocali abbastanza coinvolgenti. La sezione ritmica coadiuva degnamente il resto della band: in particolare la bella bassista adduce qualità non comuni ad altri metal musicians da me conosciuti (vedere le foto per credere). Il tempo a loro disposizione passa rapido e piacevole, anche quando con artefatta precisione svizzera utilizzano infantili sincronismi (headbanging, saltelli, ecc…) per autocelebrarsi di fronte al pubblico. Poco male se non fosse chiara la sensazione di una vera e propria “coreografia” preimpostata da altri: un po’ più di spontaneità, vista la giovane età, non guasterebbe affatto. Comunque bravi.

Prima di procurarmi un aperitivo (sono appena le 19) mi concedo un altro tour esplorativo. Risultato: riesco ad isolare qualche uniforme “metallizzata”, particolarmente concentrata nella zona bar verso la quale anche il sottoscritto si sta dirigendo. Non riesco a terminare la consumazione che parte lo show dei CALIBAN.
Durante parte della pausa, mi sono affiancato ad un gruppetto di ragazzi torinesi (il vostro accento lo riconoscerei tra mille) che celebravano, con grande devozione, le gesta dei tedeschi, a me pressoché sconosciuti, incuriosendomi peraltro moltissimo. Eccoli spuntare in una “mise” alquanto discutibile: camicia bianca, sangue finto sparso ovunque… sono perplesso! La musica è all’insegna della continuità ed alle mie povere orecchie perviene incessante un sound METALCORE, depurato dalle influenze scandinave che i SONIC SYNDICATE si sono appena permessi di miscelare nella propria gradevole ricetta. Anche in questo caso non posso dire di essere in preda alla noia: un paio di trovate “populiste” infiammano le prime file (e mi fanno sorridere) disponibili ad un comprensibile sfogo “fisico” del loro enorme apprezzamento. Belle le distorsioni delle chitarre, come pure lo sforzatissimo e distortissimo cantato. Se non fosse che con HARDCORE METAL mi vengono sempre e solo in mente i superlativi e cattivissimi SUICIDAL TENDENCIES, probabilmente spendere il termine per descrivervi sommariamente i CALIBAN, anche se dell’aggressività tipica del citato genere trovo davvero poco. La prova si esaurisce tra pezzi storici della band e siparietti piuttosto fastidiosi.

Nel frattempo il locale si è riempito. Eccolo finalmente! Intravedo un attempato capellone con la maglietta di LEPROSY. Mi sento finalmente a casa e davvero pronto per l’assalto dei SOILWORK, che non tarda ad arrivare. Proprio la mattina mi sono preparato all’evento con l’attenta lettura della recensione di SWORN TO A GREAT DIVIDE sfornata dal nostro Giuseppe Abbinante, che fa da linea guida all’ascolto live. Trovo effettivamente tutti i riferimenti che vengono citati: un certo sound trash-style, “catchy” e “cool”; una certa pesantezza traghettata nel METALCORE americano. Fatico invece a credere che Strid possa essere considerato uno dei migliori cantanti in circolazione: la voce si sprigiona certamente potente, ma con una timbrica noiosa e molto ripetitiva. L’estensione stessa sembra essere messa a dura prova nonostante la grande professionalità e concentrazione che egli dimostra sul palco. Anche la presenza scenica è di tutto rispetto, capace com’è di convogliare la mia totale attenzione per tutta l’ora di live. Il confronto tra pezzi vecchi e pezzi nuovi è davvero ingeneroso ed immancabilmente sottolineato dai boati della platea alle prime note di FOLLOW THE HOLLOW e CHAINHEART MACHINE.
Inizio ad essere stanco; mi duole un poco anche la schiena (maledetti postacci senza gradinate). L’ultimo quarto d’ora mi annoia un po’, ma fa presto a passare.

Le luci si riaccendono per la terza volta. La gente si da il cambio alle prime file: ora spunta anche qualche faccia conosciuta. A questo punto non mi rimane altro che innaffiare per benino l’ugola, che di qui a poco, utilizzerò per cantare a squarciagola tutti i pezzi degli amati DARK TRANQUILLITY. Li conosco bene e la mia aspettativa è davvero grande. Trangugio la mia ennesima birra proprio mentre la macchina del ghiaccio secco inizia a fumare. Giù la luce, si intravede la sagoma di Jivarp, primo ad accomodarsi dietro le pelli; la tensione sale; uno dietro l’altro Sundin, Henriksson, Brändström, e Nicklasson. Comincia TERMINUS; il cambio di atmosfera è subito percepibile: le chitarre si fanno più tecniche con il loro tipico sound swedish. La batteria parte incisiva e con una chiarezza che i precedenti compagni di viaggio si possono scordare. Manca solo lui, Mikael Stanne; eccolo, entra di corsa, il ringhio è impressionante “This is a ghost town…”. La gente li ama e loro lo sanno; questo forse li rende un po’ antipatici a molti; però bisogna ammetterlo: sono davvero bravi! Il viaggio intrapreso è inizialmente a ritroso, con brani da FINCTION, CHARACTER, fino ad HEAVEN e THE GALLERY. Il tripudio si manifesta con un pogare che non vedevo dai tempi del primo DEICIDE che si fa ancora più intenso ed esteso all’annuncio di LOST TO APATHY, fin tanto che io stesso non posso esimermi dal dare due spallate a destra e manca, seppur costretto nella mia elegante uniforme lavorativa. Mikael non si risparmia in ringraziamenti tanto da sembrare veramente un “piacione”. INSIDE THE PARTICLE STORM e FOCUS SHIFT ci ricordano di essere in un tour post album, senza però che l’appuntamento suoni tanto promozionale quanto in altre circostanze. Le chitarre offrono per tutta la durata del set dialoghi davvero persuasivi: Henriksson e Sundin si conoscono davvero bene ed il feeling è sotto gli occhi della Milano metallica (uhm… forse non proprio). Una piccola sbavatura di Sundin in un arpeggio ha solo l’effetto di consegnare alla storia un uomo, non un automa quale sembra essere durante il suo martellante playing. Unica piccola critica la rivolgo nei confronti di Nicklasson, il quale mi sembra ancora essere davvero “sottosoglia” rispetto al resto della band (“soprasoglia” per quanto riguarda l’antipatia). Io la sto aspettando e loro me la danno: PUNISH MY HEAVEN suona come sempre un po’ troppo difficile per un live show; ma è bella; tanto bella da essere ascoltata ad occhi chiusi, ricordando quel fantastico 1995 in cui ebbi l’onore di vederli per la prima volta. MY NEGATION e THE NEW BUILD concludono la prova. Anche questa volta (come peraltro all’EVOLUTION 2006) i DARK TRANQUILLITY ci sottraggono completamente SKYDANCER, come se uno dei più begli album della storia del MELODIC DEATH non fosse mai esistito. Io a questo non ci sto e la prossima volta ci sarò ancora: per sentire finalmente NIGHTFALL BY THE SHORE OF TIME dal vivo, oppure, come sempre, per acclamare i MIGLIORI.

SETLIST

SONIC SYNDICATE
Aftermath
Denied
Flashback
Enclave
Jailbreak
Psychic Suicide
Blue Eyed Fiend

CALIBAN
Nowhere To Run, No Place To Hide
I Rape Myself
I’ve Sold Myself
The Beloved And The Hatred
Forsaken Horizon
I Will Never Let You Down
It’s Our Burden To Bleed
Stop Running
Goodbye

SOILWORK
Bastard Chain
As We Speak
One With The Flies
Light The Torch
Follow The Hollow
Distance
Chainheart Machine
Rejection Role
Exile
Stabbing The Drama
Stalemate
Nerve

DARK TRANQUILLITY
Terminus
The Lesser Faith
The Treason Wall
The Wonders At Your Feet
Lethe
Lost To Apathy
Inside The Particle Storm
Focus Shift
Misery's Crown
Final Resistance
Therein
Punish My Heaven
My Negation
The New Build



Il Mentalista
Mercoledì 31 Ottobre 2007, 12.15.44
1
bel report, complimenti e benvenuto anche in questo club!
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