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RUSH - Datchforum, Assago, 23/10/2007
23/12/2007 (4062 letture)
Le 16. Ai cancelli una coda di neanche 100 persone.

Che per un concerto dei Rush, alla loro seconda visita del nostro paese, sia un'immagine inconcepibile, credo non ci sia bisogno di spiegarlo. Ma l'euforia del momento è tanta e non mi lascio certo spaventare, tanto che dopo troverò il lato positivo anche in questo. Il freddo è molto intenso, inoltre per sfoggiare la maglietta di 2112 mi ritrovo senza giacca, pessima decisione. Con un'ora e mezzo di ritardo si aprono i cancelli, strappo del biglietto, interminabile corsa per le scale esterne e poi giù veloci verso il palco. Terza fila (avevo parlato di un lato positivo nella poca gente alla coda no?), esattamente davanti ad Alex Lifeson. Manca ancora un'ora e mezza, davanti a me vedo solo grandi teloni che coprono tutta la strumentazione e l'euforia inizia a confondermi i pensieri, tanto che della lunghissima playlist infarcita di grandissimi capolavori che gli speaker trasmettono al pubblico in attesa (alcuni nomi: Who, King Crimson, Ac/Dc, Pink Floyd, Porcupine Tree, Led Zeppelin) ricordo solo qualche sporadico pezzo. Il datchforum nel frattempo si è un po' riempito (restando comunque tristemente lontano dal sold-out) e ormai sono pochi i minuti che ci separano dall'Evento.

Le 21 precise. I teloni scompaiono, si spengono le luci. Ci siamo.

Un video di introduzione divertentissimo, i nostri eroi si improvvisano attori comici e, tanto di cappello, le risate nel Datchforum abbondano. Ma quando il video finisce, irrompe la chitarra: Limelight ha inizio. Potrei raccontarvi canzone per canzone, analizzandola una per una ma mentirei, perché riuscire a ripercorrere con occhio lucido e “scientifico” quelle 3 ore piene di concerto è un'impresa in cui non azzardo neanche a cimentarmi. La carica dei tre è devastante, la loro voglia di divertirsi si manifesta evidente sotto gli occhi di tutti, Geddy Lee è carichissimo e, quando non deve cantare, spazia da un lato all'altro del palco con l'agilità di un ragazzino (E quest'uomo ha passato i cinquanta? Arrivarci così...).
Le canzoni si succedono una più fantastica dell’ altra ma nell'emozione che si sente, evidente, sotto il palco, i pezzi scorrono via senza soluzione di continuità, e le poche immagini che tornano alla memoria sono le espressioni di Geddy e le sue corse per il palco, la compostezza di Alex mentre sforna assoli stratosferici e l'imperturbabile Neil Peart che raramente cambia espressione. Siamo già giunti all'intevallo. Si accendono le luci, la mia mente torna alla realtà, provo un vago senso di smarrimento, cerco di fare mente locale, pensare cosa è già passato e, soprattutto, cosa mi aspetta. Subito mi torna alla mente “The Larger Bowl”, le toccanti immagini sui maxi-schermi e di colpo ho un’illuminazione: mi ricordo che non ho solo ascoltato bellissime canzoni, ma anche bellissimi e profondissimi testi. E allora la mia mente spazia a quel glorioso inno alla libertà di scelta che è “Freewill”, a “Between The Wheels” e al fatto che l'ingresso nella band di Neil, dal secondo album, ha davvero cambiato la storia del gruppo non solo a livello tecnico ma soprattutto per quanto riguarda l’aspetto lirico.

Il secondo intervallo è lungo, forse troppo, forse in un altro concerto sarebbe calata l'euforia del pubblico, ma non oggi, non al concerto dei Rush!
Si riparte, altro video piuttosto delirante nella sua comicità, che ci conduce al momento in cui ai nostri spetta l'arduo compito di sfoderare tutta la potenza espressiva dei brani scelti dal nuovo Snakes & Arrows (saranno ben 9 in tutto il concerto). Ed eccola “Far Cry,” il singolo con cui i Rush avevano deciso di farci pregustare le sonorità del disco già parecchi mesi fa: grandissima carica, tanto che molti l'avevano pronosticata come possibile canzone d'apertura; si passa poi a “Workin Them Angels”, altra canzone dai profondissimi testi e durante la quale altre immagini davvero toccanti si stagliano sui maxischermi. Segue l'unico momento di calo di tutto il concerto, che coincide con le esecuzioni di “Armor And Sword” e “Spindrift”, che non prendono il pubblico come dovrebbero e lasciano un po' l'amaro in bocca al pensiero di quali altri pezzi avrebbero potuto essere in set-list al loro posto. Ma per recriminare ci sarà tempo dopo, adesso parlano loro, i classici: “Subdivisions”, superba canzone sul rapporto dei giovani con la società, il conformismo e l'alienazione è tra i pezzi meglio riusciti dell'intera serata e porta con sé una carica emotiva ineguagliabile. Seguono due pezzi grossi del calibro di “Natural Science” e “Witch Hunt”. Ma quando arriva la strumentale “Malignant Narcissism”, tra i fan presenti si accende un sorriso che non si può descrivere a parole: tutti sanno che quella canzone fa da introduzione all'assolo di batteria di Neil Peart. Vorrei potervi raccontare cosa si provava ad essere lì in quegli 8 minuti (dicono, a me sono sembrati un'eternità mentre Neil eseguiva l’assolo e una miseria appena l’aveva finito), vorrei dirvi che ho fatto decine di foto per trasmettere almeno una piccola parte del maestoso spettacolo che è stato ma la verità è che da quando il Professore ha battuto il primo colpo di tamburo, la mia mente è stata rapita dai suoi ritmi, il mio corpo si è bloccato e per 8 minuti tutto il Datchforum si è trovato in una sorta di trance, assistendo immobile ad un magistrale susseguirsi di ritmi, mentre le braccia di Neil sembravano volare sui tamburi come mosse da un qualche dio della musica.

Finito l'assolo ormai il delirio è completo, nessuno dei presenti è più in sé, e i classici che si susseguono (compresa “One Little Victory”, forse non tra le più riuscite su cd, ma superba in sede live) fanno il resto. Il video di introduzione a “Tom Sawyer” con i personaggi del cartone animato South Park è esilarante e il pubblico ripaga la band di questo simpatico regalo cantando a squarciagola e sottolineando come questa canzone sia sempre tra le sue preferite.
Ma quando si arriva a “YYZ”, ultimo pezzo in scaletta, il pubblico dà il massimo sottolineando tutta la canzone con un coro all'unisono che, saprò in seguito, riusciva quasi a coprire gli il suono degli strumenti a coloro che si trovavano sugli spalti. É una festa, Geddy saltella da un lato all'altro del palco, Alex impugna una delle misteriose bambole che teneva davanti alla pedaliera e inizia ad usarla come plettro, la gente salta ininterrottamente, un magnifico gioco di laser illumina il Datchforum, dal palco si alza una fiammata che fa morire di caldo anche noi del pubblico (come avrà fatto Neil a resistere, solo lui lo sa).

É finita. I Rush salutano e si allontanano dal palco. Ancora stordito da ciò che ho appena vissuto mi guardo intorno, spaesato. É finita sul serio. É ora di andare. Racconterò questo concerto all'infinito, a tutti, in ogni occasione.
Il giorno successivo recensioni e resoconti parleranno di un bellissimo concerto con qualche problema di acustica, un errore prima dell'assolo di Limelight e qualche altro dettaglio, ma questa è un'altra storia. La mia storia, se avete avuto la pazienza di leggerla sino in fondo, è la storia di chi il concerto l’ha vissuto.



Philosopher3185
Giovedì 26 Giugno 2014, 20.57.22
4
Lo sapevo..prima ci lamentiamo(si lamentano)in tanti,perchè non vengono spesso nel nostro disastrato paese,band valide.poi quando ci sono,ci vengono 4 gatti,e il resto dei pecoroni italioti,si vede gli Iron Maiden o gli slayer,per la 10 volta! guardate,che queste band,non hanno piu' bisogno dei vostri soldi,oramai non sanno piu' nemmeno quanti ne hanno...
Riccardo
Venerdì 11 Aprile 2008, 9.43.28
3
anch'io c'ero e sto ancora godendo dopo parecchi mesi... che bello!
Fabio
Lunedì 31 Dicembre 2007, 11.08.00
2
Bellissima recensione, mi hai riportato per qualche minuto a quello straordinario evento che ho avuto la fortuna di seguire in prima fila e che non scorderò mai più
Francesco Raven
Lunedì 24 Dicembre 2007, 21.59.52
1
Cari, vecchi Rush
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