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ITALIAN GODS OF METAL - Alcatraz, Milano, 02/03/2008
13/03/2008 (5317 letture)
Dove trascorrere una calda e bellissima giornata di sole, rara eccezione per i primi giorni di Marzo, se non al chiuso e al buio?

Qualche metallaro duro e puro si sarebbe ugualmente rifugiato nella penombra per sfuggire ai malefici raggi solari, chi è passato il 2 Marzo davanti all’Alcatraz di Milano ha avuto sicuramente un'altra buona scusa per farlo.
L’occasione ghiottissima di vedere ben tredici band sostenitrici del metal tricolore e l’appuntamento con l’ultima esibizione live dei DEATH SS, suggello alle tre decadi di carriera, non potevano essere snobbati nonostante un accenno di primavera.
A fine giornata, tirando le somme, posso affermare che il successo dell’Italian Gods Of Metal 2008 è stato piu’ che meritato: eh si -perché nonostante la contro-programmazione milanese di NIGHTWISH e CURE - c’è stato il pienone.
Dobbiamo dare atto alla Live in Italy di aver fatto le cose per bene offrendo un biglietto abbordabile (10 euro se comprato con largo anticipo, altrimenti 15) e una scaletta di tutto rispetto nonostante le modifiche dell’ ultimora: alcuni sicuramente ricorderanno il no dei LABYRINTH e degli ELDRITCH che per motivi simili hanno preferito non partecipare al festival; a giochi fatti per loro si può solo parlare di occasione persa.

Grande protagonista della giornata è stato l’orologio e l’ansia per l'inesorabile scorrere del tempo si è fatto sentire soprattutto per i primi gruppi, i più penalizzati.
Come è comprensibile, pochi minuti di pausa tra un’esibizione e l’altra inducono, in linea di massima, una possibilità di imprevisti ridotta al minimo.
Il connettivo logico tutto sommato ha retto, salvo qualche evidente incertezza tecnica nelle esibizioni di GRAVEWORM e NECRODEATH, in cui le chitarre per un motivo o per l’altro hanno avuto dei problemi. Per il resto delle discrete o buone prove tecniche di tutti i gruppi in scaletta.

Ma veniamo alla fredda cronaca.
Arrivo all’Alcatraz sulle 12.30, dopo essermi perso nei dintorni di Milano, giusto in tempo per l’esibizione dei milanesissimi MACBETH: unica band della giornata ambasciatrice del filone Gothic nel suo senso piu’ ampio e forse povero del termine.
Che dire? Ottima prova di sicurezza e confidenza con il palco, soprattutto da parte di Andreas, che assieme a Morena costituisce l’alternarsi canoro imposto dal genere: in alcuni momenti lei è sparita, o forse Andreas ha catalizzato piu’ attenzione, fatto sta che con discreto carisma e buona energia il gruppo ha coinvolto il già numeroso pubblico appollaiato nei pressi del main stage proponendo alcuni pezzi pescati dall’ormai avviata carriera e altri brani dell’ultimo Superangelic Hate Bringers, già recensito su queste pagine (http://www.metallized.it/recensione.php?id=1684). Buona prova, complici canzoni di sicuro impatto live e soluzioni melodiche comprensibili ai piu’. Confesso di essere freddino nei confronti del genere ma è facile essere obbiettivi riconoscendo un’indubbia capacità e dimestichezza dal vivo.

Pochissimi minuti di pausa, giusto il tempo per guardami attorno e notare nell’ordine: un banchetto di alcuni mailorder o negozi di cd e magliette, un paio di stand di webzines, una piccolissima esposizione di chitarre e un fantastico striscione dedicato al profeta metallico Pino Scotto con scritto “Pino Maestro di vita, da i butei di Verona”. (per i non veneti -butei- significa -ragazzi-). [Annuncio già la mia piccola delusione per la performance dei Fire Trails e in particolare del rocker de noantri piu’ intento a sparare a zero contro l'Italia musicale, Sanremo, gli altri e farfugliare confusi ragionamenti piuttosto che rendere giustizia ad un evento che prima, e dopo di lui, ha portato sul palco nomi leggendari come STRANA OFFICINA (impareggiabili) e naturalmente DEATH SS .]

Breve pausa dicevamo e si passa al palco B (o Club Stage) per l’esibizione dei NODE ovvero “quando l’umiltà e la passione genuina premiano”.
Ottima prova, grandissimo entusiasmo e professionalità di una band che, ricordo, è stata scelta all’ultimo secondo per rimpiazzare gli Eldritch ( dei quali, lo si può dire, non si è sentita la mancanza ).
L'atmosfera si scalda fin dall'intro, affidata al divertentissimo monologo del "sergente istruttore" di "Full Metal Jacket", all'urlo di "trasformiamo questa Milano pacifica in una Milano violenta!".
Circa trenta minuti di show con brani dell’ultimo As God Kills (Recensione: http://www.metallized.it/recensione.php?id=1148) tra cui la title track, Watcher Of A Failed Generation e l’incendiaria RedRum. Curiosa la diversità di carattere del frontman Daniel Botti, che ringrazia sentitamente il pubblico per la partecipazione ( pogo in quantità ) e la Live per averli scelti in un momento di difficoltà, rispetto all’approccio rustico di Gary D’eramo insofferente verso manifestazioni di gratitudine e carineria, meglio suonare no?
Da segnalare sul finale la chicca di Das Kapital con Trevor dei SADIST, ospite alla voce.

Si ritorna al Main stage pronti per l’esibizione dei genovesi NECRODEATH, thrash-death -e mettiamoci pure black metaller-, dal lontano 1984.
I nostri hanno forse trenta o quaranta minuti a disposizione ed é apprezzabile il fatto che abbiano voluto partecipare ugualmente, senza tirarsela troppo, nonostante la brutta posizione in scaletta.
Le buone intenzioni purtroppo non rendono loro giustizia a causa di grossi ed evidenti problemi audio, fastidiosi sali e scendi, e momenti di caos con la chitarra del biondissimo Maxx.
Flegias e soci hanno giusto il tempo di proporre brani pescati qua e là dalla propria discografia (sette gli album all'attivo), partendo dalla bella Mater Tenebrarum da Into The Macabre del '97, passando per For Ever Slaves da 100% Hell del 2006, fino ad arrivare a Smell Of Blood dall'ultimo Draculea, il concept album incentrato sulla vita di Vlad Tepes, il buon eterno vecchio Conte Dracula.

Ping-pong tra il Main e Club stage ed eccoci pronti per blackster melodici GRAVEWORM.
Si parte subito male con un problema tecnico alla chitarra che dopo il primo pezzo si ammutolisce: emergenza rientrata dopo qualche minuto di incertezza. Durante la pausa forzata ascolto un po’ i commenti del pubblico: ho notato grande interesse di molti e sconforto di alcuni, che già vedevano l’esibizione avviata alla cancellazione per problemi di tempo. In generale ho percepito grossa attesa e rispetto per una band quasi di culto.
Non c’è che dire, gli italo-tedeschi hanno offerto una grande prestazione senza cali nei pochi minuti a disposizione. Quasi ipnotica Sabine Mair alla tastiera, con espressioni al limite tra la trance mistica e il collasso. Nota di merito anche per Stefano Fiori alla voce, sempre convincente e discreto intrattenitore. (Thomas)

A questo punto cambiamo decisamente genere e passiamo al power metal dei toscani VISION DIVINE: un gruppo relativamente giovane, si é formato nel 1997, che si é già costruito una certa credibilità.
Sono in buona forma e come al solito riescono a intrattenere e divertire il pubblico, sia con dell'ottima musica sia con le loro battute ed il loro irresistibile accento toscano.
Tra i brani in scaletta due sono estratti da The Perfect Machine del 2005: l’omonima canzone e God Is Dead, presentata come una cover di Dio é morto dei Nomadi (nda: non lo é assolutamente!).
Con un "ciao, noi si va a casa" Michele Luppi saluta e lascia spazio sul palco B a quelli che da molti sono visti come i loro veri e propri rivali... Naturalmente mi riferisco ai DOMINE!
Non nascondo che questo sia uno dei miei gruppi preferiti, ma credo di essere anche obiettiva nel dire che, così come Dee Snider é il frontman più carismatico attualmente in circolazione (nda: vedi live report Hard Rock Hell Festival 2007), Morby é di sicuro uno tra i singer più potenti, su album ma ancora di più dal vivo.
Per dirla tutta credo che, almeno in Italia, non abbia rivali! L'inizio é abbastanza classico con The Hurricane Master, cantata da tutti, e The Messenger, title-track del loro ultimo lavoro; poi i nostri fanno una scelta "coraggiosa" proponendo la splendida The Aquilonia Suite, brano intricato e dalla durata di ben 13 minuti (diventano tanti quando ne hai solo 40 a disposizione!), che viene comunque accolto con grande entusiasmo da tutti noi che ci uniamo al coro di "Ave Domine, Ave Domine", già urlato diverse volte da quando la band é salita sul palco. Seguono la bella Dragonlord e la mitica Thunderstorm e, per il gran finale, uno dei pezzi storici: Defenders!
Ancora una volta un'ottima prova per i Domine, tra i più acclamati in assoluto della giornata.(Valentina)

E' il momento dei milanesi EXTREMA, uno dei gruppi più famosi dell'intero bill, grazie anche ai passaggi radiofonici ma soprattutto televisivi avuti in passato.
Dopo averli visti l'anno scorso in concerto, ero un po' preoccupata di come si sarebbe presentato Perotti sul palco ma, fortunatamente, tutti i miei dubbi sono stati immediatamente fugati: il nostro sembra aver ritrovato la forma di un tempo ed anche il feeling tra i quattro sembra recuperato. Con questi presupposti la band non può che offrirci una performance superlativa e di grande impatto: un "fottuto massacro collettivo", detta a modo loro!
Dei 40 minuti di concerto una menzione speciale meritano: All Around, la loro "hit", presentata con un fantastico "peace and metal"; le acclamate Money Talks e This Toy e la conclusiva Ace Of Spades, cover dei Motorhead. (Valentina)

Ed eccoci dunque ad un altro dei gruppi più attesi del giorno: i SADIST.
Come previsto il combo genovese offre una prestazione da urlo, dimostrando ancora una volta grandissime doti tecniche, un buon feeling tra i componenti e un'ottima tenuta di palco. La voce e la "parlantina" di Trevor, adorato dal pubblico, e la presenza scenica di Tommy, uno dei pochi a suonare con una mano le tastiere e con l'altra la chitarra, danno un'ulteriore marcia in più!
In scaletta estratti da tutti gli album, fatta eccezione, volutamente, per Lego.
Così ci ascoltiamo volentieri Sometimes They Come Back, dal debutto Above The Light del '93, Escogito da Tribe del '96, Christmas Beat (e qui Trevor dichiara ufficialmente di odiare Babbo Natale) dal mitico Crust del '97, One Thousand Memories e Tearing Away dell'ultimo, omonimo, album. (Valentina)

Orologio (tic, tac, tic tac…), non voglio dilungarmi in elogi eccessivi e facili sentimentalismi ma posso affermare che la STRANA OFFICINA è stata la sicura protagonista della giornata aprendo le danze con The Ritual e King Troll, passando per grandi classici come Non Sei Normale e la fantastica Autostrada dei Sogni per finire con Officina.
Una band schiacciasassi dal vivo che nel genere non teme rivali in Italia e, probabilmente, in buona parte d’Europa.
Da urlo la prestazione del sempreverde Bud e di Dario alla chitarra, tra assoli e virtuosismi spettacolari; ogni tanto fa bene ricordare quali sono le proprie radici.

Tocca poi ai FIRE TRAILS .
Pino Scotto si presenta sul palco col cappello da cowboy ed esordisce con un “Ciao bastardi”.
Come preannunciato: tante chiacchiere, lamentele, oscuri farfugliamenti, frasi lasciate a metà e “Jack Daniels” citato in piu’ occasioni.
Anche il pubblico resta spaesato, la sensazione che i piu’ fossero lì solo per osservare il -personaggio Pino- in azione è forte.
Dispiace dirlo ma poca sostanza, soprattutto dopo aver assistito alla prova della Strana.
Il gruppo se ne esce dopo la cover dei Deep Purple Highway Star forse il miglior momento dell’esibizione. Grossa delusione.

Ed eccoci infine al culmine della giornata , il momento dei DEATH SS.
Proclamata come l’ultima esibizione live in Italia della storica formazione fiorentina, sono state rispettate tutte, o quasi, le particolarità che l’evento richiedeva: costumi e scenografia storica, scaletta che ha ripreso quasi fedelmente il famoso Cursed Concert e una performance all’altezza delle aspettative con uno Steve Sylvester in ottima forma.
Immancabili i momenti di puro teatro e intrattenimento horror-grottesco: la presenza di apprezzabili ragazze sul palco a scaldare il pubblico milanese -serviva?- e l’entrata on stage dello stesso Sylvester a bordo di una comodissima bara rossa.
Si parte con Peace Of Mind, Horrible Eyes e Cursed Mama, in un crescendo che soprattutto nella prima mezzora ha steso in potenza. Qua e là qualche problema tecnico, suoni a volte altissimi e immagini non proprio in synch con i brani proposti. Si passa poi alle riuscitissime Kings Of Evil e Baron Famedi, al pari di Hi-Tech Jesus uno dei momenti di maggior coinvolgimento dei presenti dopo l’entusiasmante Let The Sabbath Begin cantata da buona parte del pubblico:
Sabbath! Sabbath! Let the sabbath begin!
Sabbath! Sabbath! Let the sabbath begin!
.
Chiude la serata Black Mass, finale in parte guastato dai preannunciati problemi audio. Ad ogni modo dettagli di un evento indimenticabile per molti, con una carica emotiva presente solo nelle grandi occasioni. (Thomas)

Finisce qui l’Italian Gods of Metal 2008 sperando che diventi un appuntamento fisso come per il fratello maggiore estivo.
In Italia abbiamo grosse realtà storiche e buonissimi gruppi emergenti che meritano il giusto riconoscimento, la giusta platea e soprattutto il giusto palco ( Ariston :)?).

Thomas Bartlett “Fear of the Dark” e Valentina Guerrieri “Spooky”.



AL
Giovedì 11 Dicembre 2008, 23.14.21
9
sarei venuto per i SADIST! unici! grandi! numeri uno del metal italiano!!!
Dave
Mercoledì 28 Maggio 2008, 17.59.04
8
strana officina prima di pino cotto.mah.
Uno Qualsiasi
Martedì 15 Aprile 2008, 19.18.50
7
Sì però la canzone dei Death ss si chiama Baron Samedi, non Famedi, he he he he...
Thomas
Martedì 18 Marzo 2008, 9.21.03
6
Sono d'accordo con te Ghost sul alcuni punti: extrema fantastici, così come Strana Officina. I vision divine non sono esattamente il mio genere e la "simpatia" del cantante l'ho trovata spesso fuori luogo. Per quanto riguarda i Fire Trails non mi sono piaciuti proprio, mi dispiaccio con chi invece li ha apprezzati. Anche secondo me i Death SS non hanno fatto uno show perfetto però la resa finale è stata piu' che buona e la partecipazione grande, l'importante era quello. Non credo che dopo 30 anni di carriera debbano ancora dimostrare qualcosa a qualcuno, l'importante era coinvolgere la gente e fare uno spettacolo d'addio ( come dicono ) degno di loro e credo che nonostante tutte le imperfezioni citate ci siano riusciti.
Ghost
Lunedì 17 Marzo 2008, 11.43.06
5
Mi pare che l'autore dell'articolo abbia un tantino trascurato certi dettagli tecnici.. qualche Esempio ? Vision divine tristissimi... Michele Liuppi è un grande.. ma quando si suona dal vivo si vuole sentire la vera - voce e non i 300 cori registrati nelle basi. bravi ma non entusiasmanti. Extrema grandissimi come al solito e assordanti come non mai.. Strana Officina... Forse tra i migliori in assoluto! Firetrails, parlare di Firetrails solo per citare i "discorsi" di Pino mi sembra alquanto riduttivo visto che hanno suonato paurosamente. Steve Anghartal ha dimostrato per l'ennesima volta di essere il miglior chitarrista italiano e gli altri non sono stati da meno, ma come al solito si preferisce fare la recensione ai discorsi di pino scotto anzichè su uno dei migliori gruppi italiani. I Death SS mi pare che erano in palla totale. Probabilmente non li hai mai visti negli show passati... questo mi è sembrato solo l'ennesima auto-celebrazione con gli stessi costumi di 2 anni fà (nonchè di 10 anni fà nonchè di 15 anni fa nonchè di 30 anni fa), le stesse scenette trite e ritrite che oramai hanno veramente rotto la minchia e le solite 3 tipe nude che girano per il palco. a questo aggiungiamo gli errori di windows sugli schermi giganti e il quadro è completo.. personalmente lo ritengo il loro peggior show da dai tempi di panic.
valentina
Venerdì 14 Marzo 2008, 22.43.57
4
nonostante non ne sia l'autrice, sono fiera del risultato. Bravi.
Nikolas
Venerdì 14 Marzo 2008, 18.25.27
3
Mater Tenebrarum live... potrei uccidere per questo *_*
Rob
Venerdì 14 Marzo 2008, 18.06.40
2
E bravi i guaglion'
raven
Venerdì 14 Marzo 2008, 16.03.10
1
Buuuuuu, voglio trasferirmi sui navigli
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