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LE ORME - Triplo sentiero
04/02/2009 (7158 letture)
Premessa
A cura di Francesco Gallina "Raven"

Teoricamente non sarebbe niente di nuovo: molte altre volte, infatti, avete letto le nostre cosiddette Triple, ossia recensioni od articoli su uno stesso disco o su uno stesso argomento scritti da tre persone diverse, spesso appartenenti ad altrettante generazioni, e riuniti poi in un unico pezzo.
L’ultimo – che ha avuto un successo clamoroso – è stato quello sul nuovo disco del Metallica.
Ed allora perché dedicare il nostro Focus On ad una iniziativa che rientra nella normalità?

Forse perché stavolta, oltre a trattare un gruppo inusuale nel nostro settore – per quanto già presente nel nostro data base – l’articolo tratta una trilogia, e quindi ognuno degli scriventi ha trattato un disco diverso?
In parte, ma questo da solo non basterebbe a spiegare l’attenzione che speriamo di attrarre da parte vostra; no, la ragione principale è un’altra - anzi, sono due .
Intanto per la prima volta si tratta di una quadrupla, ossia i soggetti coinvolti nella scrittura sono quattro; ma il must è rappresentato dal quarto nome, ossia quello di Aldo Tagliapietra.
Sarà lo stesso autore della musica ad aggiungere qualcosa ad ogni articolo, e la formula scelta è abbastanza particolare: abbiamo infatti scritto ognuno separatamente e senza consultarci tra di noi, cercando di capire e di comunicarvi quello che i tre album ci hanno trasmesso; contemporaneamente abbiamo chiesto ad Aldo di descriverci brevemente quello che, per lui che li ha composti, questi dischi rappresentano.
Ѐ un gioco interessante confrontare il sentire dell’ autore con quello dei redattori, per vedere se la musica ha mandato a tutti lo stesso messaggio o se e quanto la sensibilità personale ha distorto e fatto proprio il messaggio stesso.

Si tratta, per quanto ci risulta, del primo esperimento in questo settore, ma - che sia vero o meno - questo è un fatto secondario.
L’importante è poter leggere – con il contributo di chi l’ha creata – di un’opera da considerarsi come unitaria, anche se divisa in tre capitoli relativamente distanti tra di loro.
Speriamo che l’iniziativa vi risulti perlomeno interessante, ed aspettiamo di sentire adesso cosa ne pensate voi.


Il Fiume
A cura di Francesco Crivelli "Baruni Frangè"

Correva l’anno 1991 ed io, ragazzino undicenne di paese, mi apprestavo a muovere i primi passi nel fantastico mondo della musica rock, in un territorio, quello della provincia cosentina, che di rock ne masticava, e purtroppo ne mastica ancora oggi, ben poco.
Ad ogni modo, senza farmi prendere dallo sconforto, passeggiavo disinvolto per le viuzze di paese con attaccato alla cintura un walkman con l’album Innuendo appena comprato, sparato a tutto volume nei timpani, che cercavo di accompagnare con gesti inconsulti del mio corpo, senza troppo successo (mimavo la batteria per strada!).
Durante la mia passeggiata mi capitò di imbattermi in un personaggio, Michele, che poi sarebbe diventato il mio mentore e la mia guida musicale per gli anni a venire. Mi chiese: ma cosa stai ascoltando che ti sbatti così tanto?. Io risposi tutto gasato ed anche un po’ tronfio: “l’ultimo dei Queen!” E lui glaciale: “uhm… era ora che ascoltassi qualcosa di serio… Ma devi assolutamente sentire qualcos’altro”. Mi diede allora una vecchia cassetta da registrazione TDK dalla custodia che aveva perso ormai qualsiasi trasparenza, senza però specificare il contenuto. Mi congedò dicendomi che se mi fosse piaciuto mi avrebbe prestato il suo vinile. Dissi grazie, e mi diressi verso casa un po’ perplesso ma anche molto curioso di sentire quel vecchio nastro sullo stereo di casa. Appena premuto play partirono le prime note di Sguardo verso il cielo e per me fu come una iniezione che pian piano infondeva nel mio corpo tutto quell’amore e passione che provo oggi per il rock progressivo. La band che suonava in quel modo così diverso, così nuovo, così particolare e soprattutto così tecnicamente avanzato, rispetto a tutto quello a cui ero abituato fino a quel momento, si chiamava Le Orme e la cassetta dalla custodia consumata era Collage.

Qualcuno ora si chiederà il perché di questa piccola parentesi di carattere affettivo e personale, il motivo è presto detto: voglio semplicemente mettere in evidenza quello che il gruppo di Tagliapietra & Co. ha significato per la mia crescita musicale, ovvero il punto zero. L’inizio del mio nuovo modo di ascoltare e sentire la musica. Quella con la M maiuscola.
Parlare della storia della band, delle sue origini, del nome scelto, non credo sia più di tanto utile - anche perché la si può trovare sia in libreria che sui vari siti internet che si occupano di progrock italiano; piuttosto vorrei soffermarmi sugli ultimi anni, su quelli che anno salutato con entusiasmo, secondo molti critici, la rinascita del combo veneto dopo un lungo periodo di crisi compositiva. Il progetto musicale, che vedrà la luce solo a metà degli anni 90, si mostra subito ambizioso: è in cantiere infatti un concept sul rapporto ancestrale tra l’uomo e la natura. Il lavoro si tradurrà poi in tre differenti album – Il Fiume, Elementi, L’Infinito – che faranno nuovamente gioire i fan di lunga data con buona pace di chi dava per spacciata la band.
È indubbio che alcune scelte abbiano giovato alla ritrovata vena creativa, come la decisione del gruppo di autoprodursi svincolandosi da qualsiasi pressione e influenza, spesso non proficua, della casa discografica di turno; inoltre sembra che la defezione di uno dei membri storici, Tony Pagliuca, anziché influenzare negativamente il songwriting, abbia invece restituito maggiore serenità e tranquillità in fase di composizione.
Il primo album della trilogia, Il Fiume, fin dal principio riconduce alle sonorità che hanno reso famosa ed apprezzata, non solo in Italia, la band di Marghera. Tornano le imponenti partiture strumentali, tornano momenti di grande atmosfera, tornano i testi incredibilmente evocativi che si plasmano perfettamente con le note formando un unicum inscindibile. In poche parole torna il progressive de Le Orme.
Tuttavia il nuovo sound proposto non resta vincolato al passato, ma ne costituisce la naturale prosecuzione. Si arricchisce infatti di nuovi elementi che portano ad un livello più alto la sperimentazione sonora. Mi riferisco in particolare all’influenza della musica indiana e all’uso del sitar in un contesto prog, che dona un taglio nuovo e cambia il punto di vista sonoro. Pezzi come Madre mia, che alterna con disinvoltura sitar e moog, o ancora Lungo il fiume, con timbriche di percussioni di taglio decisamente orientaleggiante, sono esempi che mettono in luce le nuove influenze acquisite nel corso di questi ultimi anni.Non mancano naturalmente episodi più smaccatamente progressive come Il fiume, parte I e II che non possono non far ritornare alla mente Felona e Sorona.
Ma parlare così analiticamente dei singoli pezzi potrebbe risultare riduttivo e non propriamente corretto. Il discorso va sicuramente implementato da un punto di vista concettuale mettendo in risalto il significato stesso del fiume. È la metafora del tempo che scorre inesorabile e che alla fine di un tortuoso cammino arriva finalmente, esausto, al mare, alla meta finale, al coronamento di una vita fatta di piccoli rivoli, - Prima acqua - curve, anse, rapide, - La Danza dell’acqua - momenti placidi - Dove l’acqua si riposa - e che trova la pace sospirata una volta sfociato nell’immensa distesa blu dell’oceano – La grande acqua.
È il concetto fondante della vita, quello che vuole che ogni cosa abbia un inizio ed una fine e che nel corso del tempo si arricchisca di nuove esperienze, superando le difficoltà che man mano si presentano davanti. Le Orme di difficoltà nel corso di questi anni sembrano averne superate tante, lasciandosi alle spalle tante esperienze umane e musicali, ma che non hanno fatto altro che rinvigorire, come un affluente, il loro fiume creativo allontanando con forza il loro sbocco nel mare.

”…il passato è sabbia del deserto che il vento porta via,
come acqua libera, il presente è un grande fiume in piena
e tu devi viverlo”


e di certo Le Orme lo stanno vivendo pienamente.


Commento finale: Il Fiume (dissoluzione)
A cura di Aldo Tagliapietra

L'uomo visto attraverso la metafora del fiume e come ogni fiume,
alla fine della sua corsa, si dissolverà nell'oceano della totalità.
Quella del fiume è una metafora usata da sempre.

I saggi orientali la hanno usata proprio perchè il cammino dell'uomo è identico al cammino del
fiume: la sua nascita, il suo crescere e il suo dissolversi. Questo è il ciclo
a cui il mondo materiale è inesorabilmente legato. Brahama, Vishnu,
Shiva: queste sono le divinità abbinate a questo percorso.



Elementi
A cura di Valentina Simeone "Dying Swan"

Camminando in un bosco mi ritrovo a canticchiare questo album. Mi chiedo cosa mi abbia creato questo collegamento, così mi guardo attorno e capisco.
L’aria è ancora fredda e palpabile, la mattina; il cielo terso e limpido. Abbasso lo sguardo e vedo la terra umida, scura e feconda. Un sottile raggio di luce si fa seguire fino al gorgogliante rivolo di acqua, sulla cui superficie si riflette danzante.
E’ curioso accorgermi come, in un batter d’occhio, abbia ritrovato gli elementi che regalano la vita da millenni, che si ripetono ciclici e mai uguali e che sono stati innumerevoli volte celebrati dall’uomo.
Scrittori, artisti, filosofi, poeti sono sempre stati rapiti, nello loro sensibilità, da Madre Terra e dalla sua forza creatrice; ed è appunto questa di cui sono docili ostaggi e di cui cantano e tessono lodi.
Non da meno è questo lavoro autoprodotto de Le Orme: secondo di una trilogia dedicata all’indissolubile legame tra la terra, la vita e l’uomo, Elementi espone al nostro ‘vedere’ quattordici quadri magnificenti.
La stessa sensazione che ti illumina davanti ad un’opera d’arte, è facilmente traslabile in questa situazione: non è immaginabile parlare di qualcuno di questi nello specifico, come di tutti. L' emozione fluisce durante, ma soprattutto alla fine dell’ascolto, quando il silenzio riprende il suo spazio e si sente la voglia di ricominciare da capo.
Musicalmente Le Orme sono ineccepibili: partiture musicali di una ricchezza e complessità pari solo ad alcuni compositori di musica classica – mi ricordano in certi tratti La Sagra della Primavera di Stravinsky, in altri Pictures at an Exhibition di Mussorgsky.
Danza del vento (parte prima) - brano strumentale che vede uno splendido tema rincorrersi tra tastiere, minimoog e chitarra – sprigiona l’energia: dal nulla appare la materia. Quella che in India si chiama Brahman, e che cede forma, sostanza e forza all’ Atman, lo Spirito Vitale.
Utilizzare termini in prestito dalla religione vedica per un album prog-rock potrebbe apparire fuori luogo: in realtà tutto il disco è permeato dallo spirito induista (Lord of Dance non è altro che Shiva che, nell’inizio di Risveglio, assume il ruolo del distruttore-creatore proprio della mitologia vedica).
Ogni brano è rappresentazione di un colore, di un’aspetto, di una fisicità che ritroviamo presente in Natura; ogni brano ne è esaltazione ed ovazione: Il Vento, il cielo e la notte, ode alla Notte, alla sua quiete introspettiva; Risveglio, preghiera di ringraziamento dell’uomo alla Terra; Dove tutto è, dolcissimo e mistico canto della pioggia – splendido il dialogo tra il sitar e il violino; Luce Dorata è la prima alba dell’uomo, la prima luce dell’intero album; Respiro è l’apoteosi del messaggio dell’intero lavoro: è la presa di consapevolezza dell’Uomo come parte del Tutto, come appartenente al tutto – non come colui a cui tutto appartiene; Risveglio (Ripresa) è invece incarnazione degli Elementi e dichiarazione del loro potere

Io che sono Terra, dono i miei tesori
Io che sono Vento, volo verso i miei sogni
Io che sono Pioggia, disseto le paure
Io che sono Fuoco, accendo questo Universo”


Elementi è sia un libro che parla della Creazione, sia il Creatore, sia il Creato.
Al suo interno prendono forma le rocce che sono fuoco e lava raffreddati dalla pioggia; si sente il vento soffiare veloce tra le cime delle montagne ed eroderle; si diventa il granello di polvere che scende silenzioso a valle per nutrire la scura terra e i suoi misteriosi frutti; si vede il Sole scaldarla e da qui si assiste alla vita che nasce e si rinnova in questo ciclo continuo a cui tutto appartiene, a cui tutto torna, che è il Samsara.
Conoscere, sentire, vivere questo album è una delle esperienze che ogni appassionato di musica deve fare. Questo è uno dei più bei concept mai ideato e prodotto che, assieme a Il Fiume e L’Infinito, merita una grandissima attenzione e un’ altrettanta notorietà al pubblico. Grande gruppo, grandi artisti, grande sensibilità, grande musica, grandi emozioni.

Come potete comprare o vendere il cielo, il calore della terra? Questa idea è strana per noi. Noi non siamo proprietari della freschezza dell’acqua o del suo scintillio: come potete comprarli da noi ? Ogni parte di questa terra è sacra. Ogni ago scintillante di pino. Ogni spiaggia sabbiosa, ogni goccia di rugiada nei boschi oscuri, ogni insetto ronzante è sacro alla memoria e nell’esperienza del mio popolo. La linfa che circola negli alberi porta le memorie dell’uomo. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli. Le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore del corpo dei cavalli e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia.
Capriolo Zoppo – 1854




Commento finale: Elementi (universo vivente)
A cura di Aldo Tagliapietra

L'uomo riscopre in sè l'intero universo e si riconosce quale Universo Vivente.
Ogni atomo dell'universo vibra.
Questa vibrazione può essere chiamata danza.
Poichè gli atomi formano la materia, possiamo affermare che la materia
danza la Danza della Vita così come Dio danza la Danza della Creazione.
Nel mondo della materia tutto si trasforma, quindi tutto è in movimento
e gli elementi danzano la Danza della Natura. L'uomo è formato da questi
elementi, quindi l'uomo è la Natura stessa.



L'infinito
A cura di Francesco Gallina "Raven"

Chiusura della trilogia iniziata con Il fiume ed Elementi e terminata appunto con L’infinito - rilancio e allontanamento dal buio periodo degli anni 80 – l’opera in questione è concettualmente da considerarsi come la fine di un lungo percorso in cui l’uomo prende alla fine coscienza del suo essere anello di congiunzione col tutto e parimenti sintesi del tutto stesso, del suo potersi rivolgere all’universo intero per poi tornare alla sintesi estrema, all’universo interiore che è contenuto in tutti noi e tutto comprende, perché nel chiarore del tramonto comprendo che, l'infinito è un illusione... l'infinito è in me .

Introdotto dalla cover metafisica firmata come di consueto dal pittore Paul Whitehead, l’album musicalmente risulta maggiormente pervaso dall’uso del piano e delle tastiere, stabilendo ancora una volta con chiarezza la cifra stilistica di una band finalmente, fieramente in pace con le proprie radici, che le ripropone ancora con rinnovata convinzione a prescindere dalle mode e dalle tendenze, diversamente da come alcuni acts nostrani hanno fatto nel corso degli anni per seguire – forse – tendenze maggiormente remunerative.
E non è un caso se, come specificato da Aldo durante la recente intervista, questa trilogia non ha goduto di nessun passaggio radiofonico.

Aperto dallo strumentale Il tuono e la Luce, il disco prosegue con La voce del silenzio, ed è subito poesia, tanto dal punto di vista musicale che lirico, appoggiato ad una musica che sembra un alito di vento, Aldo canta:

Se questo tuo cuore canta in questa luce lunare, se questo tuo cuore piange rigonfio di Pietà

E poi Shanti, direi misticamente prog nel suo intreccio tra tastiere e linee di basso, per poi passare alla title-track, forse il pezzo più riuscito – ripreso in maniera enfatica in coda al lavoro – e momento della presa di coscienza ultima:

Mi perderò in questa Armonia, in questa Pace che mi sta avvolgendo tra montagne senza tempo e cieli addormentati c'è un senso di infinito che ho conosciuto già. Perché in questo mio Risveglio, in questa Nudità, una lacrima si perde nell'ultima Realtà e nel chiarore del tramonto comprendo che l'Infinito è un'illusione…l'Infinito è in me.

Il violino di Bassato e le tastiere di Del Bon sugli scudi in Si può immaginare, dopo la presa di coscienza di quanto insito nella mente umana, il dischiudersi di infinite possibilità davanti a lui, ma anche il fine ultimo:

Si può diventare come questo mare ….la profondità, la sua vastità. Vita dopo vita, sole dopo sole ciò che resterà è soltanto Amore, soltanto Amore, soltanto Amore.

Lo strumentale Il tempio sul lago riflette in musica l’essenza del titolo, comunicando nel suo complesso pace e ricerca di un senso, il tutto mediante ricami al pianoforte eseguiti da Bassato; i quaranta secondi di Questo è il mattino sono propedeutici all’ascolto di Canto, apparentemente meno ricercata ed incisiva delle altre, ma in realtà da considerare legata ad un testo che comunica speranza e riconciliazione, e lo fa usando toni leggeri.
E’ il sitar di Aldo ad annunciare il raggiungimento di un equilibrio in La ruota del cielo, perchè Non ci sarà nessuna mutazione perché il tempo è un'illusione.
Tra la luna ed il sole convince per il perfetto svolgersi della parte strumentale, con Dei Rossi - fin qui mai citato – a scandire tempi ed evoluzioni di un gruppo di musicisti di primissimo livello.
Dopo Come onde sull’oceano la chiusura con la reprise de L’infinto, in versione più maestosa come si conviene per un pezzo in sintonia col tutto.

Come al solito in Italia siamo sempre all’avanguardia quando si tratta di essere di retroguardia ed ignorare sistematicamente quanto di buono produciamo in ogni settore, e la trilogia di cui questo album fa parte è una di quelle cose tanto lasciate a se stesse dal punto di vista della pubblicità quanto meritevole di attenzione. Probabilmente se fosse stata edita in Inghilterra sarebbe famosissima, ma tant’è.... voi non lasciatevela sfuggire se non la conoscete, ne vale la pena.



Commento finale: L'Infinito (l'essenza)
A cura di Aldo Tagliapietra

L'uomo è una sorta di Cosmo Intermedio in cui le Apparenze
dell'Essere si incontrano con la sua Essenza Assoluta.
Tiziano Terzani parlava spesso di una vita dentro, la vita che sostiene
tutte le vite, la vita dove tutto ha il suo posto, dove tutto è
integrato:
il Bene e il Male, la Salute e la Malattia; la vita Interna, dove non
c'è nascita e non c'è morte.
Nelle religioni monoteistiche e nella filosofia Platonica, esistono due
polarità contrapposte: il Bene e il Male, la Nascita e la Morte, ecc.....
Nella realtà queste polarità contrapposte non sono altro che due
aspetti della stessa cosa: non esisterebbe il Bene se non ci fosse il Male, non
esisterebbe la Nascita se non ci fosse la Morte.
Tutto questo ha un simbolo molto bello: Yin e Yang.



hellvis
Sabato 11 Settembre 2010, 11.46.26
18
Ho dimenticato si scrivere che mio filglio ha 11 anni...
Raven
Sabato 11 Settembre 2010, 11.43.34
17
Mio figlio invece apprezza molto, tanto da suonare e cantare proprio in un gruppo Prog classico
hellvis
Sabato 11 Settembre 2010, 11.37.20
16
Adesso guardo. E' proprio vero che facciamo parte di un'altra generazione e abbiamo un background diverso. Se a mio figlio metallaro convinto gli facessi ascoltare Le Orme, la PFM o il Banco mi prenderebbe per un caso clinico senza speranza. Magari fra qualche anno ci ripensa...
Raven
Sabato 11 Settembre 2010, 11.32.48
15
Infatti, e nel nostro db troverai tante recensioni prog del periodo 68-77. Ps. hai letto la notizia appena inserita nel pannello?
hellvis
Sabato 11 Settembre 2010, 11.23.09
14
Le Orme sono della mia stessa città e conosco personalmente Micky de Rossi, il batterista (conoscevo....ormai è da più di 20 anni che non abito più lì). Il primo concerto che vidi fu proprio delle Orme al Teatro Malibran a Venezia per il tour di Verità Nascoste e ce l'ho ancora tutto in mente. Che dire, in quegli anni la msica italina non era solo Gigi D'Alessio, Pausini , Tatangelo come ora.....
Raven
Sabato 11 Settembre 2010, 8.09.53
13
Bè, fa piacere che qualcuno se ne accorga
Parpi
Venerdì 10 Settembre 2010, 21.33.31
12
ALL'INFINITO CON LE ORME!!!!!! E' UN ARTICOLO STUPENDO CHE DA TANTI ANNI NON VEDEVO SU LE ORME!!!
Raven
Lunedì 9 Febbraio 2009, 11.20.58
11
Grazie a tutti
Arakness
Lunedì 9 Febbraio 2009, 11.09.40
10
semplicemente splendido!!!
Autumn
Venerdì 6 Febbraio 2009, 19.43.11
9
Mi unisco al coro dei complimenti. Sontuosamente delizioso
Rob
Giovedì 5 Febbraio 2009, 22.38.10
8
Esperimento assolutamente riuscito! Complimenti...
Khaine
Mercoledì 4 Febbraio 2009, 20.10.16
7
L'articolo è stupendo, assolutamente da Guinness (si, anche la birra). Il contributo originale e perfettamente a tema di Aldo Tagliapietra rende quest'ottimo lavoro unico nel suo genere, per cui grazie infinite a te, Aldo
Nikolas
Mercoledì 4 Febbraio 2009, 19.13.46
6
Davvero un eccezionale articolo, grandioso lavoro di tutti e 3, e ovviamente un grandissimo ringraziamento al grande Aldo!
Raven
Mercoledì 4 Febbraio 2009, 13.44.08
5
Aldo è un appassionato di musica indiana.
valentina
Mercoledì 4 Febbraio 2009, 13.32.15
4
Yin e Yang è il concetto ripreso da Lao-Tzè che si è ispirato al concetto del Samsara delle Upanishad, poi sviluppato nel Buddismo. Grande India, Mamma India
Baruni frangè
Mercoledì 4 Febbraio 2009, 13.29.17
3
anche io vorrei conoscere Aldo. bel lavoro davvero. semo bravi!
valentina
Mercoledì 4 Febbraio 2009, 13.23.53
2
Vorrei conoscere Aldo. Grande trilogia, grande lavoro.
Raven
Mercoledì 4 Febbraio 2009, 13.19.46
1
A causa di un errore nell'organizzazione del pezzo i primi 25 lettori non hanno potuto leggere i commenti di Aldo. Me ne scuso con loro e con il nostro Renaz che è stato costretto agli straordinari per aggiustare la cosa.
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