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PANTHEIST - Parla Kostas Panagiotou
11/03/2009 (1992 letture)
Uno è il mastermind più colto della scena doom.
L’altro è tra i recensori più oscuri della nostra testata.
Il suo nuovo lavoro è stato indicato come una delle perle del 2008.
Le sue recensioni fanno sempre scalpore.
Parlo di Kostas Panagiotou dei Pantheist e di Gabriele Fagnani “Furio” di Metallized.
Una bella accoppiata che ha di che raccontare…
Sedetevi e godetevi questa intervista esclusivissima al re del funeral-doom.
Massimiliano Giaresti “Giasse”

INTERVISTA A KOSTAS PANAGIOTOU


FURIO: Ciao Kostas, innanzitutto permettimi di congratularmi con te per il nuovo eccellente lavoro. Seguendo la storia della tua band non si può non notare che hai sempre avuto problemi per stabilizzare la line up della band. Quante mani hanno contribuito alla stesura del nuovo disco?
KOSTAS: Ciao e grazie per l’intervista e per le belle parole. Per l’ultimo album la line up è stata nuovamente spogliata, per così dire. Il nostro singer Andy è tornato in Finlandia, così ho dovuto occuparmi personalmente di diverse parti vocali, mentre il nostro secondo chitarrista Pete è sparito subito prima delle registrazioni (fortunatamente adesso è riapparso) così che Ilia si è dovuto occupare da solo di tutte le parti di chitarra. La buona riuscita di queste registrazioni fondamentalmente è stata possibile solo grazie all’impegno di tutti gli elementi della band (Ilia, Mark, Sterghios e me stesso), nonché al duro lavoro svolto in studio da Greg.

F: Quanto ha influito nella storia della band il tuo spostamento dal Belgio al Regno Unito?
K: E’ stato un momento cruciale per la band, ciò significa che ho dovuto cambiare la line up, ma anche la filosofia della band, siamo tornati ad essere uno studio project, per un paio di anni, fino al 2006, anno in cui abbiamo ripreso l’attività on stage. Il Regno Unito ha (almeno nel sud) una scena musicale abbastanza vasta e sono venuto in contatto con una grande quantità di artisti molto creativi e interessanti di tutti i generi, che stando in Belgio non avrei mai avuto modo di conoscere.

F: So che per la tua precedente release hai lavorato con Greg Chandler dietro al mixer per la cover dei Katatonia “For funeral to come”. Parlaci di com’ è stato lavorare con una istituzione del doom come Greg, se si è occupato anche del nuovo disco e come mai hai scelto proprio una cover come questa?
K: Si, Greg è stato il nostro ingegnere del suono per la cover dei Katatonia, ma anche su tutte le restanti songs del nuovo album. Lui ha lavorato davvero duramente a questo lavoro, non avevo mai visto lavorare nessuno con tanta passione e tra l’altro è un grande conoscitore dell’extreme metal sound. Naturalmente uno dei principali vantaggi è che lui sa e capisce il tipo di musica che suoniamo, che non è molto evidente. E’ anche una persona davvero piacevole, con la quale è stato un piacere lavorare per quest’album. Per quanto riguarda la cover di “For funeral to come”, ho sempre amato questa breve canzone, ho voluto elaborare diversamente il cantato che, anziché utilizzare spoken voice distorte, ho inserito vocalizzi armonici rendendo la nostra versione meno malefica e misteriosa, ma più sognante ed atmosferica.

F: “The Pains of Sleep” non è altro che la ristampa del vostro CDr di debutto più una cover e 2 canzoni nuove. In queste ultime ritengo che l’influenza dei primi Tristitia sia molto marcata, sei d’accordo con me?
K: Non penso che rientrino tra le nostre influenze dirette, anche se generalmente concordo nel considerare bands come Tristitia e Godsend come “parenti alcolici”, specialmente se comparati ai nostri primi albums. Piuttosto penso si tratti di condividere le stesse influenze con queste bands, che non di subirne l’influenza diretta.

F: Ti prego di presentarci il nuovo disco. In cosa è cambiato rispetto al passato?
K: Mi è piaciuto molto un commento apparso su Zero Tolerance Magazine che sosteneva che il nostro sound non si sia progredito particolarmente, bensì si è sviluppato quello presente sui precedenti albums. Mi sono davvero stupito a sentire costantemente commenti sul nostro presunto album “sperimentale”. Certamente ci sono parecchie influenze su quest’album, ma ad eccezione della prima traccia, il nostro approccio musicale è abbastanza tradizionale, a volte ho anche il coraggio di dire conservatore. Se posso sintetizzare tutto in un breve concetto, potrei dire che questo lavoro conserva la stessa aura mistica dei precedenti lavori, ma con un tocco rock maggiormente marcato.

F: Con il nuovo lavoro avete infranto ogni etichetta musicale, ma è corretto continuare a considerarvi una funeral band?
K: Penso ci siano ancora diversi elementi che ci accomunano a questo genere, ma naturalmente allo stesso tempo posso dire che ci sono elementi di progressive rock, ethnic music, 80ties underground metal, ecc… Con l’eccezione del nostro demo e forse di “The Pains of Sleep” EP, non abbiamo mai avuto intenzione di suonare funeral doom, semplicemente accade che quando esprimiamo noi stessi, lo facciamo in modo lento, oscuro e funereo, questa non è una regola prestabilita, semplicemente accade.

F: Nella recensione di “Journey Throght Land Unknown” ho scritto di aver trovato influenze che vanno dagli ultimi Anathema e Ulver, a Cathedral, Horror Rock Italiano degli anni ’70 , molta musica progressive ed anche qualcosa dei Pink Floyd. Confermi questa mia sensazione?
K: Si, devo dire che per molte delle influenze da te citate sono d’accordo, molte direttamente, come i Pink Floyd ed il progressive rock, altre indirettamente come Ulver, Anathema, Cathedral e la musica underground Italiana. Tutto ciò che è potente, misterioso e stimolante è solitamente una fonte d’ispirazione per i Pantheist.

F: Il tuo stile tastieristico è notevolmente cambiato dagli esordi, pensi che il futuro ci riserverà altre sorprese sostanziali?
K: Ho solo cercato di rendere le cose più interessanti per me e, spero, per gli ascoltatori. C’è una gran quantità di organi da chiesa e synth che non fanno perdere l’attenzione all’ascolto, contrariamente ai “funeral doom fans” (che in realtà esistono al di fuori dei forum doom) che apprezzano nella musica delle variazioni dinamiche. Pensavo che questo nuovo lavoro richiedesse un approccio più sofisticato, così ho sperimentato sonorità e modalità diverse che a sua volta ha portato a confluire stili e sonorità che difficilmente nella normalità è possibile far convivere sullo stesso disco. Naturalmente non è stato un cambiamento dei soli synth, bensì abbiamo inserito anche strumenti esotici come baglamas, santoor ed alcuni strumenti che non abbiamo mai utilizzato fino ad ora come theremin, armonica, ecc..
Così per il futuro, con ogni disco conto di imparare uno strumento nuovo di mio gradimento, che tu potrai ri-apprezzarlo sui nuovi lavori, così come penso che rimuoverò quelli che meno mi hanno soddisfatto in passato. Qualunque sia il cambiamento, come puoi ben sentire, elementi come gli organi da chiesa o altri organi, il pianoforte e certe melodie vocali, sembra che siano sopravvissute fino ad oggi.

F: Il nuovo album è composto da 8 canzoni tutte molto differenti tra loro. La scelta è voluta oppure le canzoni risalgono a periodi differenti?
K: Le tracce illustrano un viaggio interiore attraverso terre sconosciute e questo viaggio è avventuroso, misterioso e imprevedibile, così anche musica e testi seguono questo andamento imprevedibile. Le canzoni dei Pantheist appartengono sempre a momenti differenti, in quanto sono solito riprendere canzoni che avevo iniziato anni addietro e mai completate. Questa volta abbiamo voluto coinvolgere l’ascoltatore in un viaggio attraverso aree sonore inesplorate, così l’imprevedibilità è stata una caratteristica determinante nella composizione dei nuovi brani.

F: La mia canzone preferita è “Oblivion”, davvero melanconica e sognante. cosa puoi dirmi su questa song?
K: E’ incentrata sul concetto di dimenticare le sofferenze della vita quotidiana, e concentrarsi su quella immagine che dovrebbe portare la pace e la redenzione. In ultima analisi, però, l'attimo fuggente è troppo breve e insoddisfacente e le forze che ti spingono a qualcosa di migliore, si rivelerà anch’esse insoddisfacenti.

F: L’ultima song l’ho trovata molto particolare, hai preso ispirazione da qualche canto popolare?
K: Si, è una traccia molto particolare, una strana combinazione tra sensazioni ortodosse e bizantine, con lyrics sino/giapponesi ed uno stile di canto buddista, quindi di nuovo l'ispirazione proviene da fonti molto diverse, e le combinazioni sono abbastanza inusuali. Abbiamo pensato che sarebbe stato il sistema di chiusura perfetto per l'album, in quanto aiuta l'ascoltatore a rilassarsi prima di tornare alla realtà dopo questo insolito viaggio.

F: Non posso non farti i complimenti per gli splendidi lavori di grafica degli ultimi 2 albums. Quanto pensi che grafica e musica vadano di pari passo e quanta importanza date al packaging?
K: Grazie per le belle parole. La mia ragazza crea l’artwork , così io sono fortunato nel poterle comunicare direttamente le sensazioni che desidero traspaiano dalle immagini senza dover ricorrere a tecnici esterni. Lei è brava a tradurre l'atmosfera della musica in immagini visive, e penso che sia esattamente ciò che una buona opera d'arte dovrebbe fare: migliorare l'esperienza di ascolto con immagini visive. Generalmente preferisco packaging semplici, nel caro vecchio formato tradizionale, senza digipack sofisticati, almeno quando si tratta della nostra musica.

F: Nel ringraziarti per la tua disponibilità, ti lascio libero spazio per concludere come preferisci.
K: Grazie per l’intervista e per le tue domande molto ragionate, un ringraziamento a tutti i nostri fans Italiani e spero di poter presto essere in grado di venire a suonare nel vostro paese.



Giasse
Sabato 21 Marzo 2009, 12.11.27
3
Sono estremamente colpito dal numero di passaggi che sta segnando questa bellissima intervista. Un gruppo così raffinato praticamente ignorato dal mondo metal: inconcepibile!
Nikolas
Giovedì 12 Marzo 2009, 22.51.02
2
Intervista davvero bella e intelligente! A mio parere il lavoro tastieristico che c'è in questo album lo rende di qualità eccelsa, sono davvero stato rapito dalle trame melodiche con notevoli richiami progressive presenti qua e là sul disco
Simone
Giovedì 12 Marzo 2009, 18.34.29
1
Intervista molto interessante e professionale, bella.
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