Privacy Policy
 
IMMAGINI
Clicca per ingrandire
STEVE WINWOOD su Rolling Stone "Man Of The Year 1988"
Clicca per ingrandire
Spencer Davis Group
Clicca per ingrandire
Spencer Davis Group
Clicca per ingrandire
Spencer Davis Group
Clicca per ingrandire
Steve Winwood, Traffic
Clicca per ingrandire
Traffic
Clicca per ingrandire
Traffic
Clicca per ingrandire
Winwood, Capaldi e Wood a Radio London
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

22/11/17
HYPERION
Dangerous Days

24/11/17
SCORPIONS
Born To Touch Your Feelings

24/11/17
LOCH VOSTOK
Strife

24/11/17
STRAY TRAIN
Blues From Hell

24/11/17
WILDNESS
Wildness

24/11/17
HOUSTON
III

24/11/17
AETHERIAN
The Untamed Wilderness

24/11/17
DEEP AS OCEAN
Lost Hopes | Broken Mirrors

24/11/17
STARBLIND
Never Seen Again

24/11/17
DEGIAL
Predator Reign

CONCERTI

19/11/17
CRIPPLED BLACK PHOENIX + EARTH ELECTRIC + JONATHAN HULTEN
SANTERIA SOCIAL CLUB - MILANO

19/11/17
ROCK TOWERS FESTIVAL
ESTRAGON - BOLOGNA

19/11/17
BACKYARD BABIES + GUESTS
LAND OF FREEDOM - LEGNANO (MI)

19/11/17
SOULS OF DIOTIMA
THE ONE - CASSANO D'ADDA (MI)

22/11/17
MARILYN MANSON + GUEST
PALA ALPITOUR - TORINO

22/11/17
ULVER + STIAN WESTERHUS
SANTERIA SOCIAL CLUB - MILANO

23/11/17
ULVER + STIAN WESTERHUS
QUIRINETTA - ROMA

24/11/17
ULVER + STIAN WESTERHUS
ALMAGIA' TRANSMISSIONS FESTIVAL - RAVENNA

24/11/17
DESPITE EXILE
VECCHIA SCUOLA PUB - PALAZZOLO (BS)

24/11/17
BLACK STAR RIDERS
CIRCOLO COLONY - BRESCIA

JURASSIC ROCK - #10 - STEVE WINWOOD - L'incredibile storia di Mr. Fantasy
26/07/2009 (12779 letture)
STEVE WINWOOD - L'INCREDIBILE STORIA DI MR. FANTASY


Alcuni artisti hanno avuto molta fortuna in un particolare periodo della loro vita, qualche artista può contare molti anni di attività; nessuno può vantare quarant'anni di ininterrotto successo come Steve Winwood.
Laurence Stephen “Steve” Winwood nasce a Birmingham nel 1948 da una famiglia di musicisti dilettanti, già a 10 anni era precoce chitarrista nella band del padre clarinettista con il fratello e bassista Mervyn “Muff” di alcuni anni più grande, un trio fra i più richiesti della zona per matrimoni e feste popolari. Qualche anno dopo, il fratello maggiore con una jazz-band che include anche il minore, batte tutti i pub in cambio di qualche lira per un'intera notte di musica; in uno di questi fa la conoscenza di Spencer Davis, rinomato band-leader che convoca i due fratelli ad una prova per il nuovo gruppo in via di formazione al Golden Eagles, un pub nei dintorni.
Ottima intesa fra i tre che contattano anche Pete York, batterista fisso al Chapel Pub e lo invitano ad unirsi a loro per un quartetto all'insegna del buon rhythm & blues: si può dire che il nucleo di uno dei gruppi storici beat e pop inglesi, lo Spencer Davis Group, sia nato fra una birra e l'altra!
Le tournèe più importanti con Manfred Mann, T. Bone Walker, Memphis Slim, Jimmy Winterspoon li vedono come apertura fissa e a volte il prodigioso ragazzino dal tocco soul viene frettolosamente reclutato per suonare l'organo Hammond con le guest-stars; la svolta avviene nel febbraio del 1964 al First England's R & B Festival dove, aprendo prima di Yardbirds e Sonny Boy Williamson, ottengono un clamoroso successo tanto da non passare inosservati ai dirigenti della Philips, importante casa discografica che li scrittura per l'etichetta Fontana. Nell'ottobre del 1965 esce quindi Keep on Running di Jackie Edward ed è un clamoroso successo con il primo posto in UK e ottimo riscontro in tutt'Europa a cui seguirà il full length Their First Album.

L'anno seguente, nel marzo del 1966, è pubblicato l'hit Somebody Help Me sempre di J. Edward che, oltre ad essere uno dei maggiori successi del quartetto, sarà apripista all'ellepì The Second Album, a settembre è la volta del microsolco Autumn '66 ma sarà il successivo 45 giri Gimme Some Lovin', un autentico smash-hit, a porre all'attenzione del mondo musicale il grande talento compositivo e l'incredibile voce del giovanissimo Steve cresciuto nel mito di Ray Charles. Il disco raggiunge la prima posizione sia in patria che negli USA e grande successo nel resto del mondo e sarà una delle canzoni più coverizzate degli ultimi 40 anni: oltre alla mitica versione dei Traffic dello stesso Winwood ( ...to the Canteen), alla versione dei Queen, di Ike & Tina Turner di Sam & Dave, di Olivia Newton-John, di Freddie King, degli Hanson (!!!) e alle innumerevoli dance-mix, ricordiamo quella irresistibile e trascinante dei Blues Brothers del duo Belushi/Aykroyd nell'omonimo film diretto da John Landis nel 1980.

Il 1967 sarà l'anno del trascinante proclama di I'm A Man, altro grande successo firmato da Winwood e da Jimmy Miller produttore del gruppo che incrocierà varie volte il destino di Steve nel corso della sua lunga carriera: con gli Stones nei vari tours e soprattutto con il Supergruppo per eccellenza, Blind Faith. I'm A Man conoscerà nuova vita nella versione degli americani Chicago per il loro album di debutto ma il long playng dello Spencer Davies Group dallo stesso titolo uscito ad aprile senza l'apporto dei fratelli Winwood, sarà anche il canto del cigno del quartetto di Birmingham.

Il giovane e irrequieto Steve, che nel frattempo offre la propria collaborazione,la prima di decine, per gli Lp di John Mayall (Long Night) e dei Powerhouse di Eric Clapton (What's Shackin') con lo pseudonimo di Steve Anglo, non è certo uno che dorme sugli allori: all'apice del successo, quattro album con gli Spencers, e di ritorno da un tour americano di supporto ai Rolling Stones, il diciannovenne talento lascia il quartetto di R&B per formare uno dei progetti più “aperti” e interessanti degli anni '70 e '80.
Times are changing è la parola d'ordine e i vagiti del beat ormai svezzato stanno lasciando lo spazio ad un pop-rock più intellettuale, una forma musicale che superi lo scrigno dei due minuti a cui il R&R e il mersey li aveva rinchiusi, il rock esplode in tutta la sua carica sociale, il jazz e il folk conoscono contaminazioni stilistiche diventando ibridi indefiniti ma altamente interessanti. In questo contesto nasce un nuovo gruppo, i Traffic, formati oltre che da Steve alle tastiere, anche da Chris Wood al sax e flauto, da Dave Mason (ex autista degli Spencer Davies) alla chitarra e da James “Jim” Capaldi alla batteria.

Un contratto interessante con la Island di Chris Blackwell, il talent scout anglo-giamaicano che, in seguito, porterà all'etichetta i più bei nomi del pop inglese senza sbagliare mai un colpo (basterebbe citare Bob Marley o gli U2 ma anche Free, B'52, Grace Jones... ), della stessa etichetta, il fratello Muff diventa il direttore artistico e produrrà altrettanta buona musica; su tutti, Cat Stevens e Dire Straits.
I singoli d'esordio Paper Sun di Winwood e Hole In My Shoe di Mason sono autentiche boccate di fresca originalità e anticipano di poco il successo di Dear Mr. Fantasy, uno degli album più interessanti e fondamentali nella fine degli anni '70 che spalancherà ai Traffic le porte per la prima tournèe negli USA con una trionfale chiusura al Fillmore West di San Francisco. Dave Mason, che aveva temporaneamente lasciato per una di quelle sue periodiche fughe e rimescolamenti caratteristici nella vita della band, ritorna giusto in tempo per inserire nel seguente Lp chiamato semplicente Traffic (1968) e prodotto come i precedenti da Jimmy Miller, uno dei brani storici del quartetto, quella Feelin' Alright ripresa in decine di versioni fra cui la “troppo forte” dei Grand Funk Railroad, quella memorabile di Joe Cover... pardon, Cocker, quelle soul di Lou Rawls, dei 5th Dimension o di Gladys Knight, quella urlata di Joe Cocker o quella rock style dei Three Dog Night; Capaldi e Winwood partecipano invece con 40.000 Headmen e No Time to Live.

L'attivissimo Steve trova intanto il tempo per collaborare ai dischi di Jimi Hendrix in All Along the Watchtower (Electric Ladyland), comporre la colonna sonora del film Mulberry Bush, partecipare al secondo disco degli Spooky Tooth, suonare un fenomenale Hammond con Leslie in With A Little Help From My Friends che Joe Cocker porterà a Woodstock, apparire come musicista dell'anno sulla copertina di Rolling Stones ecc...
Nemmeno il tempo di gustare il successo dell'album dei Traffic che Mason lascia di nuovo e Winwood salta così sul carro dei nascenti Blind Faith con Clapton, Baker e Grech; una super meteora che nell'arco dei soli 5 mesi sul finire 1969, lascia un segno indelebile nello star system mondiale. L'apporto compositivo all'unico disco del gruppo e la caratteristica voce nera-bianca di Winwood sono per la struggente Had To Cry Today, le indimenticabili Can't Find My Way Home e Sea of Joy.

Come vi suona “Crosby, Stills, Nash & Winwood”? Ebbene si, questa avrebbe dovuto essere la line-up originale del famosissimo quartetto. Infatti su consiglio dell'inglese Graham Nash fu interpellato Steve per farne parte e in un primo tempo avrebbe anche accettato se non fosse poi già stato impegnato con i Blind Faith a cui pronosticava lunga vita. Sappiamo tutti poi come finì...

Sciolti momentaneamente i Traffic l'etichetta Island, per cavalcare il successo del suo artista di punta, non trova di meglio che pubblicare una frettolosa e tecnicamente scarsa raccolta, una sorta di Goodbye, denominata semplicemente Last Exit, terzo microsolco di questa discontinua formazione con brani registrati dal vivo al Fillmore West (le cover di Feelin Good e Blind Man) mentre Withering Tree dell'ormai collaudata coppia Winwood/Capaldi è parte integrante nella soundtrack del film “The Touchables”.
Finita prematuramente l'avventura Blind Faith e in stand-by il progetto Traffic, Steve si presta come suo solito a tutte le collaborazioni possibili che ritiene siano di anche qualche valenza artistica per se stesso: eccolo quindi a fianco (ancora!) di Ginger Baker nel progetto Air Force, nel bellissimo primo, unico e misconosciuto album di McDonald & Giles (ex King Crimson), nell'ellepi Contribution di Shawn Phillips. Nel frattempo l'attivissimo golden boy lavora a Mad Shadows, quello che pensa sia il suo primo album da solista facendo l'errore (!!!) di convocare alle sessions i vecchi compagni Jim Capaldi e Chris Wood. E' un ritorno di fiamma per i tre che completando il long-playng pensano bene di farne il nuovo dei riformati Traffic. Esce così nel giugno del 1970 con la produzione dello stesso Steve, John Barleycorn Must Die, un autentico gioiello elettro-acustico della musica pop di tutti i tempi, coronato da uno strepitoso successo sia in Europa che in America. Su tutti i brani, altamente validi, firmati dallo stesso con alcune collaborazioni del fido Capaldi, spicca la strumentale, saltellante e gioiosa Glad e il sax di Wood in bella evidenza, la corrosiva voce e il liquido piano di Winwood in Empty Pages oltre al bellissimo John Barleycorn (Must Die) traditional del folk britannico, elegia dello spirito del grano da cui si ricavano sia birra che whisky, assoluti compagni di viaggio della band, adattato in maniera egregia dallo stesso pluristrumentista.

Per strane alchimie discografiche, solo tre mesi dopo esce un nuovo lavoro dei Traffic registrato dal vivo alla Fairfield Hall di Londra durante uno show a favore della Oz Benefit dal titolo Welcome To The Canteen che non contiene esecuzioni di particolare valore ma accanto a Medicated Goo e 40.000 Headmen spicca una energica, travolgente lunga versione di Gimme Some Lovin' eseguita da una formazione che comprende ben due batteristi, Jim Capaldi e Jim Gordon, e un trascinante percussionista nigeriano, Reebop Kwaku Baah dagli Air Force di Ginger Baker e voluto proprio da Capaldi.

La girandola delle collaborazioni di Steve continua nel 1971 suonando il piano con Howlin' Wolf (The London Sessions), con B.B. King (In London), con Reg King (album omonimo), di nuovo con Jimi Hendrix (Cry Of Love) finchè una malevola e pericolosa peritonite non ferma momentaneamente il ragazzo. Durante la lunga convalescenza pensa bene di rimettere mano ai Traffic e se ne esce con l'album Low Spark Of High-Heeled Boys, che in realtà avrebbe dovuto fungere da colonna portante del B-movie Low Spark di Michel Pollard, film ovviamente mai uscito. L'album segna un mezzo passo falso per la band ormai “multietnica” e i lunghi assoli, gli spericolati brani in forma di jam spiazzano momentaneamente l'ascolto salvo apprezzarne in seguito i tentativi di agganciarsi al nascente spirito jazz-blues di Canterbury. Restano comunque nella memoria Hidden Treasure e Low Spark, entrambi di Winwood/Capaldi.
Steve, nell'incertezza sul “cosa farà da grande”, continua in un turbinio di special-guest partecipando ad almeno una ventina di album fra il “72 ed il “74 dei più diversi generi musicali. Il vaudeville con Bonzo Dog Dah Band, il solo del fido batterista e grande amico Jim Capaldi, un ritorno al primo amore, il blues con Muddy Waters, la colonna sonora della trasposizione cinematografica di Tommy dei The Who, ancora Shawn Phillips, il reggae dei Third World, acid rock con Lou Reed in un grande Berlin, il folk di John Martin, il rock-blues con Alvin Lee, la ricerca della tradizione barda con gli Amazing Blondel e poi collaborazioni con George Harrison, Eddie Harris, Sutherland Brothers, Robert Palmer, Vivian Stanshall, Sandy Danny, Fania All Stars, Toots and Maytals, Stomu Yamashta ecc., intervallati da un nuovo album dei Traffic Shootout, At The Fantasy Factory (1973), registrato in Giamaica con la formazione allargata di ...to the Canteen, con Hawkins e Hood rispettivamente batteria e basso provenienti dai Muscle Shoal Atlanta's Studio, il meglio in fatto di R&B che però segue la linea rock alternative tracciata dal precedente Low Spark... ed una singolare copertina (per l'Lp) di forma esagonale.

Un contemporaneo tour mondiale portò i Traffic nel marzo del 1973 anche in Italia per 4 concerti comunque abbastanza raffazzonati vista l'instabilità "fisica" del leader e della band e la completa disorganizzazione degli show. Mi ritrovai spalla a spalla con un irriconoscibile Steve nei luridi bagni del Palasport di Bologna, anche lui diligentemente in coda per una incontenibile pisciata e come ci fosse finito lì, God only knows; il Mito si fece la sua educata fila senza essere minimamente riconosciuto da nessuno tra la fauna degli strafatti che frequentava i concerti in quel buio periodo per il rock italiano.

Prendendo in contropiede anche le aspettative della band, l'album è un buon successo e aprirà di nuovo le porte al suddetto tour mondiale da cui sarà tratto il successivo On The Road, uscito alla fine del 1973 con le esecuzioni live dal tour europeo e i brani di recente produzione tratti da Shootout e da Low Spark, ma con l'inserimento dell'indimenticabile Glad. L'anno seguente (settembre 1974) seguirà, a chiusura di un primo tormentato ma fortunato periodo, il disco When The Eagles Fly, album in studio con i Traffic nella formazione a tre con Wood sempre più fantasma di se stesso e l'inserimento di Rosko Gee al basso. Fra tutti i brani a firma di Winwood/Capaldi spiccano Sometimes New, Walking in The Wind e la title-track When The Eagles Fly.

Fra un tour americano con Jim e uno mondiale con i Go! del percussionista giapponese Stomu Yamashta, con la moglie Nicole lavora a un proprio “solo” senza coinvolgere la band, a parte il solito Capaldi e finalmente, nel 1977, se ne esce con l'album Steve Winwood, il primo della sua già pluriennale carriera che però, carico com'è delle incertezze stilistiche che avvolgono il genietto, non riscuote comunque il meritato successo.
Le collaborazioni si susseguono ormai a ritmo serrato, Winwood viene visto e sentito dappertutto, in tour con John Martyn, nel concerto benefico al Rainbow di Londra con Clapton, nel disco del ritorno di Marianne Faithfull, con i cerebrali Gong, con Mike Oldfield di Guilty, nel nuovo album di Jim Capaldi, il terzo in tre anni e contemporaneamente lavora all'allestimento del suo personale studio che gli permetterà di operare comodamente nei pochi ritagli di tempo.
Dedicherà invece due anni di lavoro al suo nuovo disco solista che vede la luce nell'aprile del 1981. Il tempo speso bene e la cura maniacale dei particolari per un album suonato interamente da solo, danno l'effetto desiderato; Arc Of Diver è un grande successo che resterà un anno intero in classifica negli USA. Il brano While You See A Chance, con oltre un milione di copie vendute (record per un singolo) e la sua bellissima cavalcata di tastiere, sarà un esempio da imitare per un esercito di keyboarders, uno su tutti Howard Jones che, con gli stessi suoni, riscuoterà un discreto successo nell'ambito techno-dance. Dall'album verranno tratti altri singoli come Arc Of Diver, Dust e Vacant Chair, tutti arrivati puntualmente ai vertici delle charts.
Steve ci ha preso gusto ed ha scoperto la formula per realizzare album tecnicamente perfetti e musicalmente inattaccabili: fare tutto da solo. Ed è così che nel suo studio realizza Talking Back To The Night (mese d'uscita: settembre 1982), arrivato regolarmente in classifica, così come il singolo Valerie, ormai segnato dal riconoscibilissimo “trade mark” di Winwood.
Nel 1983, dopo una lunga malattia dovuta agli eccessi dell'alcool, a soli 38 anni muore Chris Wood, flauto/sax e co-fondatore dei Traffic, confermando così che le magiche alchimie dei tempi di John Barleycorn, quelle che avrebbe voluto rivivere Steve, sono perse per sempre; del resto anche Dave Mason e Jim Capaldi hanno intrapreso strade diverse, dal sicuro e ridente successo.
Altro disco con l'inesauribile Capaldi, colonne sonore per televisone e film, album con Will Power, Cristine McVie (Fleetwood Mac), About Face di David Gilmoure (Pink Floyd) e un grande concerto benefico alla Royal Albert Hall con una superband al fianco, tra gli altri, di Eric Clapton, Ray Cooper, Charlie Watts, Bill Wyman, Jeff Beck, Ronnie Lane, Jimmi Page, Chris Stainton!
Dal 1986 al 1987 realizza dance di classe in collaborazione con i Talk Talk, puro divertissement con Billy Joel (Bridge) e Tina Turner (Break Every Rule), grande soul con James “the godfather” Brown (Gravity), vecchie amicizie da ricambiare con Dave Mason (Two Hearts).
Esce nel frattempo il terzo album scritto interamente da Winwood e realizzato con le collaudate modalità. Back In The High Life è un clamoroso successo testimoniato dal primo posto in UK e USA di Higher Love (in duetto con Chacka Khan), altro esempio del perfetto Winwood-sound, a cui seguiranno Freedom Overspill, Back In The High Life Again e The Finer Things, quest'ultimo uscito come singolo solo in America ma balzato al 1° posto. Il successo di questo album è certificato poi dai tre Grammy Awards vinti da Steve nel 1987: Disco dell'anno, Miglior voce maschile per Higher Love, Miglior tecnico del suono.

Dopo un ventennio di proficua collaborazione con il boss discografico Chris Blackwell, Steve lascia non senza strascichi l'etichetta Island approdando alla Virgin per un di contratto di tre album di quelli ...che non si possono rifiutare ed è con questa etichetta che esce nel giugno del 1988 Roll With It. Subito balza ai vertici delle hits, se questo serve da conferma, ma la musica di Steve, oltre che ad essere di successo, è figlia della ricerca, della preparazione, dell'amore per la propria e per tutta la musica, è frutto di scambi di esperienze (...e che esperienze le sue!) non solo con grossi nomi ma anche con autentici debutti, è logica del sapersi mettere ogni volta in gioco al di là di ogni planetario successo, è il non adagiarsi mollemente nel deja vu, è ricominciare non dove si aveva finito ma ogni volta da capo.
Comunque Roll With It, singolo, è primo per tre settimane e in classifica per sei mesi nel ricco mercato americano, così nelle charts saranno i seguenti Don't You Know What..., Holding On e Hearts On Fire che assicureranno al suo nome un anno intero di presenza nelle top twenty.
Chi è Roseanna Cash? Chi sono i Chronicles? Che fine ha fatto Jo-El Sonnier? E Leyers & Soulsister? Perfetti carneadi a cui però il magico e miliardario (in dollari) Steve non rifiuta la collaborazione per la realizzazione dei loro lavori di debutto.
Steve e un altro album del prode Jim Capaldi (ho perso il conto...) nel 1989, le sue tastiere al servizio dell'opera rock Tommy, questa volta dal vivo dopo il successo del film, un album miliardario per Phil Collins (But Seriously), un nuovo “solo” di Winwood nel 1990 dal titolo Refugees Of The Heart che arriva però al massimo alla 27a posizione e un solo singolo tratto da questo lavoro; lampeggiante rosso su abusi “chimici”? Problemi familiari come i comuni mortali (una dolorosa separazione con la dolce Nicole) o qualche segno di stanchezza nella sua musica?
Non è un problema, si rituffa nei suoi special guest con Elton John per un album celebrativo (Two Rooms) e tributo anche per Curtis “Superfly” Mayfield, di nuovo nel soul con Etta James (Right Time), soul bianco con Paul Young, altri debutti per Davy Spillane e Ruby Turner.
Nuove sessions per l'ennesimo album di Capaldi ed ecco rinascere la mai sopita voglia di Traffic. Ci si mette al lavoro senza Mason e nel ricordo di Wood (verrà usato anche un suo sample di flauto in Nowhere Is Three Freedom) per realizzare Far From Home,il disco della rinascita uscito nel luglio del 1994. Il prodotto non fa gridare al miracolo, è un onestissimo lavoro realizzato in modo professionale ma molto lontano dallo spirito di ricerca degli iniziali Traffic, anzi sembra quasi un allungamento della personalità musicale del solo Winwood; addirittura Riding High doveva essere inserito in un suo album solista e la strumentale Mozambique è realizzata unicamente da Steve. Comunque l'album assicura un tour mondiale al gruppo, che aggrega ai due un manipolo di turnisti fra cui il pluristrumentista Randall Bramlett, che occuperà d'ora in poi il posto che fu di Wood. Il tour avrà la sua consacrazione nell'esibizione a Woodstock per le celebrazioni del venticinquesimo anniversario dello storico evento: lo stage della serata finale sarà diviso con i Grateful Dead.
Altro salto musicale per l'ex enfant prodige che realizza la colonna sonora del film d'animazione Balto (1995), collabora con Jess Roden (?), con Luther Grosvenor (?), suona al City of Hope di Los Angeles, lui unico inglese in una friends-band di cui fanno parte Sheryl Crow, Brian Adams, Don Henley, John Mellecamp ed altre rockstars californiane. Nel frattempo l'etichetta Island pubblica un cofanetto con 4 CD di Winwood contenente tutti i successi realizzati con la label di Blackwell ed è subito Golden Records.

In scadenza di contratto realizza una superproduzione che si rivelerà poi un terzo e stanco lavoro dal titolo Seven Junction (1997) per la Virgin, etichetta che lascerà molto polemicamente rendendosi conto di essere stato scritturato non tanto per le immense qualità artistiche me per “fare cassetta” al pari di qualsiasi Spice Girl o di Culture Club. “...Voglio essere considerato per quello che sono non per una macchina da classifica o da airplay radiofonico, voglio fare la musica che mi piace senza costrizioni, giudizi, stroncature da Uffici Artistici e da incravattati che neanche conosco e non mi conoscono minimamente, fare musica dove la gente si possa identificare e se non può, pazienza, sarà la mia sfortuna...”. Questo a brevi linee il comunicato che diffuse in quei giorni.
Il cast del disco annoverava gente del calibro di Narada Michael Walden, anche come co-autore oltre che batterista e percussionista, di Lenny Kravitz alle chitarre, di Mike Mc Evcoy alle programmazioni e tastiere e brani di tutto rispetto come Spy In The House Of Love, Angel Of Mercy, Real Love e una versione di Family Affair che fu di Silvester “Sly Stone”. Ai testi troviamo per la prima volta la figlia Eugenia.
Ad agosto dello stesso anno gli U2 di Bono, che si esibiscono al Wembley Stadium per il Seal & Song Concert, consacrano “musicista del secolo” proprio Steve Winwood, che salirà sul palco con loro ed eseguirà al piano una I Still Haven't Found What I'm Looking For con milioni di lacrime e commozione alle stelle.

Ritornano Blues Brothers 2000 e, questa volta, non c'è una sua canzone ma lui in persona accanto ad Eric Clapton, Bo Diddley, Dr. John, Isaac Hayes per interpretare la Louisiana Gator Boys Band. Dal blues al latino ed eccolo partire in tour con Tito “the latin master” Puente e tutte le sue percussioni per il Latin Crossing Tour. Nuova consacrazione del suo valore: nell'album-tributo a John Lennon dove i più famosi artisti interpretano un brano dell'ex-beatle, a Steve viene affidata la canzone simbolo di tutta una generazione, Imagine. Da Kathy Troccoli (Corner of Eden) a Paul Weller (Stanley Road) l'abisso è incolmabile, eppure Big Steve è al fianco di entrambi per le loro nuove produzioni.

Se servisse una ulteriore dimostrazione che Winwood non ha preclusioni per nessuna esperienza musicale, la conferma arriva nei primi mesi del 1999 quando accetta la chiamata di Nile Rodgers e Bernie Edwards e si mette al servizio di una super-dance-band di 18 elementi per un lungo tour in Estremo Oriente. La band in questione è ovviamente quella degli Chic con le Sisters Sledge alle voci (e che voci!), con Omar Hakim alla batteria e nientemeno che Slash (si, proprio quello dei Guns & Roses) alla chitarra solista. Lo vedete Steve che nei coretti fà “...yawosih, yawosih, yawosah..” oppure “...le freak c'est chic, le freak, c'est chic..”? Inimmaginabile!
Comunque il tour è uno strepitoso successo e la chiusura al Budokan di Tokyo documentata dall'omonimo Cd e DVD di Rodgers & Edwards registra 20.000 spettatori: per il tour Steve ha chiesto ed ottenuto un personale sipario nel quale esegue alcuni classici del rock; nel Cd è presente con Stone Free di Hendrix in duetto con Slash.

Inizia il nuovo secolo e l'ormai cinquantenne Steve non può cominciarlo come tutti, eccolo allora al NAMM di Las Vegas per una performance con Kenny Loggins, Ray Charles, Toto, Patti LaBelle, Christopher Cross, Patty Austin ed altri soul singers per uno dei tanti Millenium Concert.
L'anno seguente è ancora alle dipendenze di Jim Capaldi (uffa!!!) per un nuovo ennesimo album titolato Living On The Outside al fianco di George Harrison e Paul Weller.
Intanto, nel 2002 a Buckingham Palace si preparano le celebrazioni per il Queen's Golden Jubilee. Nella prevista serata di omaggi dal mondo del pop-rock si esibisce Joe Cocker con With A Little Helper From My Friends e Steve all'organo Hammond, fin qui niente di male ma poi si esibisce Ray Davies dei Kinks con la fantastica Lola e all'organo c'è ancora Lui, Ray e Joe non lo sapevano, arriva il turno di Paul Mc Cartney con All You Need Is Love e Hey Jude; chi c'è all'Hammond? Sempre Steve e Paul non sapeva degli altri! Alla fine, in un apoteosi generale, tutti assieme improvvisano ed eseguono Gimme Some Lovin' con Steve al canto e organo, coro ad libitum finale. Non male... C'è un DVD (introvabile perchè non ufficiale) che documenta lo straordinario avvenimento, il Cd regolarmente in commercio è invece intitolato Party At The Palace.
Il 2003 per Winwood lo trascorre praticamente tutto on the road, prima con un Summer Tour, quattro mesi in Europa e Asia fra festivals e arene, poi con un tour più composto nei teatri degli Stati Uniti, infine con un gig radiofonico, novità assoluta, nei grandi broadcasts americani (NBC, City Hall, VIACOM, PBS etc.) per chiudere in bellezza alla Hall of Fame di Cleveland, dove è inserito fra gli highlanders del rock. Contemporaneamente esce About Time per la Wincraft, sua personale etichetta; sul Cd, oltre a nuovi brani interamente realizzati da Steve e dalla figlia, è compresa la cover di Why Can't We Live Togheter un delicato e ritmato brano dal vago sapore antimilitarista proveniente dagli anni “70 ad opera di Timmy Thomas che lo eseguiva col solo organo e la riedizione di Back In The High Life dello stesso Winwood del 1986.

Si susseguono tour, riconoscimenti, appearances con artisti più o meno famosi, dottorati ad honorem per la sua straordinaria attività artistica ed umana (non si contano i concerti di beneficenza che ha organizzato e di cui si è reso partecipe senza clamore mediatico, fra cui l'annuale ARMS Tour - Action Research Into Multiple Sclerosis), un nuovo inserimento nella Hall of Fame questa volta con tutti i Traffic; purtroppo sarà anche l'ultima volta che Steve e l'amico fraterno Jim Capaldi si incontreranno. James “Jim” Nicola, nipote di Pasquale e Angelina Capaldi, abruzzesi emigrati in Scozia all'inizio del 1900, morirà di cancro nel gennaio del 2005 all'età di 60 anni con la stessa dignità e discrezione con cui aveva vissuto il suo ruolo di pop-star. Winwood non se ne dà pace; aveva già inserito il compare nel cast di due festival -Give and Let Live- che stava organizzando a favore delle vittime dello tsunami.

Superata la boa dei 60 anni Steve, sopravvissuto al suo stesso mito e alla più pericolosa eroina, è più attivo che mai e stà lavorando ad un nuovo studio album e contemporaneamente sta masterizzando il recente tour americano per farne un live album. Gli è stato proposto anche un tour-tributo per i Traffic con famosi gruppi che eseguono i classici della prog-band ma per ora pare non sia intenzionato ad avallare il progetto. Continua a sperimentare il jazz, il rock, il folk, collaborare, comporre, ideare, produrre, esplorare la world music, i ritmi brasiliani e afro-cubani, ed avere una sola vera compagna da quattro decadi: la musica.

Traffic: Steve Winwood, Chris Wood, Jim Capaldi, Dave Mason,
Inoltre – Rebop Kwaku Baah, Ric Grech, Jim Gordon, David Hood, Roger Hawkins, Berry Beckett, Rosko Gee

Discografia essenziale – non essendo possibile ricostruire la sterminata discografia di Steve Winwood segnaliamo solo i titoli più facilmente rintracciabili.

Traffic - Studio album
Mr. Fantasy – 1967; Traffic – 1968; Last Exit (lato 2 dal vivo al Fillmore West) – 1969; John Barleycorn Must Die – 1970; The Low Spark of High Heeled Boys – 1971; Shoot Out at the Fantasy Factory – 1973; When the Eagle Flies – 1974; Far From Home (Winwood/Capaldi) – 1994

Live album
Welcome to the Canteen (live) – 1971;On the Road (live in tour in Germania) – 1973; US Last Great Traffic Jam (live) – 2005

Main Releases
Live From Madison Square Garden - 2009; Nine Lives - 2008; About Time - 2003; 20th Century Masters: The Millennium Collection... - 1999; Junction Seven - 1997; Balto - 1995; The Finer Things - 1995; Refugees of the Heart - 1990; Chronicles - 1990; Roll With It - 1988; Back In The High Life - 1986; Talking Back To The Night - 1982; Arc of a Diver - 1981; Steve Winwood (1st Solo LP) - 1977

Appearances
A Very Special Christmas Playlist Plus - 2008; Ultimate Grammy Collection: Classic Pop - 2008; '80s Pop #1's - 2007; Gold - '80s Dance - 2006; Pure '80s: #1s - 2006; '80s Gold - 2006; A Tribute To Curtis Mayfield - 2005; Bonnaroo Music Festival 2004 - 2005; Austin City Limits Music Festival: 2003 Collection - 2004; 2003 Collection-live From Austin Texas - 2004; Ultimate 80's - 2004; VH1 Classic: The Cuts - 2003; Party at the Palace: The Queen's Jubilee Concert - 2002; Everything 80's - 2002; Chicken Soup for the Soul: Another Helping of Celebrating Life - 2002; I Want My 80's Box! - 2001; 20th Century Masters: Best Of The 80's... - 2000; Journeys - 2000; The Love Songs Album - 2000; The Ultimate Grammy Box... - 1999; Pure 80's - 1999; A Very Special Christmas 3 - 1997; Rock the First, Vol. 2 - 1992; Nuns on the Run - 1983

Guest
The Jimi Hendrix Experience Collection/Jimi Hendrix - 2000; Corner Of Eden/Kathy Troccoli - 1998; Eric Clapton's Rainbow Concert [Expanded]/Eric Clapton - 1995; About Face/David Gilmour - 1984; Berlin/Lou Reed - 1973; Electric Ladyland/Jimi Hendrix - 1968.



Richard
Lunedì 10 Agosto 2009, 10.31.41
13
TU sei negli anta... IO sono negli ULTRA !!!
Raven
Domenica 9 Agosto 2009, 16.57.05
12
Il ......grandissimo Benson? caspita.....quella di Massarini non l'ha capita nessuno, si sente che siamo negli anta
Richard
Domenica 9 Agosto 2009, 16.52.06
11
Scriverò anche quella di >tenetevi forte< Richard Benson ... eh eh eh
Raven
Venerdì 31 Luglio 2009, 9.26.54
10
Cmq hai fatto bene a scrivere la bio di Carlo Massarini, era ora che qualcuno ne parlasse
Khaine
Giovedì 30 Luglio 2009, 22.55.22
9
Non lo so Richard, se strofino una lampada e vieni fuori tu direi di si
Richard SPAM
Giovedì 30 Luglio 2009, 22.41.06
8
posso inserirmi nella casta dei Geni allora ???...o almeno nella Hall of Fame...
Khaine
Giovedì 30 Luglio 2009, 19.53.34
7
Diciamolo pure: il vero genio è raro e non muore mai
Black&Blue
Giovedì 30 Luglio 2009, 19.28.38
6
Steve Winwood e' un genio della musica!!! ci sono alcuni personaggi come lui o Brian Eno ed altri che riescono ad essere attuali in diverse stagioni musicali mantendeno freschezza di idea e sempre una vena di novita' e sperimentalismo. Complimenti all'autore dell'articolo ciao
pincheloco
Mercoledì 29 Luglio 2009, 8.45.31
5
Questo articolo è pura poesia. Finalmente si rende omaggio ad un grande della musica. Ho sempre adorato i Traffic e John Mayal e possiedo il capolavoro dei Blind Faith. Consiglio a chi non lo ha fatto di ascoltare il live uscito da poco di Winwood e Clapton (come ho scritto nel forum).
Renaz
Lunedì 27 Luglio 2009, 9.37.11
4
E' bello che qualcuno finalmente parli in maniera compìta del VERO R&B. E chi ascolta la radio oggi sa cosa intendo.
Raven
Lunedì 27 Luglio 2009, 8.15.22
3
Altri 100 di questi articoli
nik
Domenica 26 Luglio 2009, 16.48.27
2
encroiable, unbelivable, incredibile !!!
Khaine
Domenica 26 Luglio 2009, 16.42.42
1
E fanno dieci! Augur e complimentonii Rich
IMMAGINI
Clicca per ingrandire
Dave Mason, Traffic
Clicca per ingrandire
Traffic in Italia (foto tratta da "Ciao 2001")
Clicca per ingrandire
Blind Faith
Clicca per ingrandire
Blind Faith in Hyde Park
Clicca per ingrandire
Blind Faith agli Olympic Studios
Clicca per ingrandire
Steve Winwood all'hammond
Clicca per ingrandire
Steve Winwood ed Eric Clapton (foto by Gene Shaw per www.whereseric.com)
Clicca per ingrandire
Jim Capaldi
ARTICOLI
12/12/2010
Articolo
JURASSIC ROCK
# 25 - Iron Butterfly: il pesante volo della farfalla di ferro
03/12/2010
Articolo
JURASSIC ROCK
# 24 - Smoke On The Water: quando la Storia si fa Leggenda
25/10/2010
Articolo
JURASSIC ROCK
# 23 - Close To The Edge: Ai Limiti Dell'Impossibile...
13/09/2010
Articolo
JURASSIC ROCK
# 22 - Jimi & Janis
29/06/2010
Articolo
JURASSIC ROCK
# 21 - School's Out
31/05/2010
Articolo
JURASSIC ROCK
# 20 - 1970: Belli e quarantenni
30/04/2010
Articolo
JURASSIC ROCK
# 19 - Paul Is Dead?
29/03/2010
Articolo
JURASSIC ROCK
# 18 - Creedence Clearwater Revival
28/02/2010
Articolo
JURASSIC ROCK
# 17 - COVER STORY: Equipe 84, Corvi ed altri animali...
31/01/2010
Articolo
JURASSIC ROCK
# 16 - C'era una volta Rino Gaetano
20/12/2009
Articolo
JURASSIC ROCK
# 15 - II ritorno del "Biglietto per l'Inferno"
23/11/2009
Articolo
JURASSIC ROCK
# 14 LOU ADLER - Il "papa'" dei Figli dei Fiori
26/10/2009
Articolo
JURASSIC ROCK
# 13 Mad Dogs & Englishmen - The Crazy Baraonda
21/09/2009
Articolo
JURASSIC ROCK
# 12 Il ragazzo con la pistola
05/08/2009
Articolo
JURASSIC ROCK
#11 Abbey Road compie 40 anni
26/07/2009
Articolo
JURASSIC ROCK
#10 - STEVE WINWOOD - L'incredibile storia di Mr. Fantasy
22/05/2009
Articolo
JURASSIC ROCK
#9 VERY 'EAVY...VERY 'UMBLE - Uriah Heep Gli incompresi dell'Heavy Metal
17/04/2009
Articolo
JURASSIC ROCK
#8 - Twentieth Century's Albums
10/03/2009
Articolo
JURASSIC ROCK
#7 THE CREAM - The Dream of a Dream Team
04/02/2008
Articolo
JURASSIC ROCK
#6 ALO - ANDREW LOOG OLDHAM: come si inventa la più grande band di rock & roll del pianeta
09/01/2009
Articolo
JURASSIC ROCK
#5 WHO'S NEXT - "The Who" Genio e sregolatezza
06/12/2008
Articolo
JURASSIC ROCK
#4 WOODSTOCK - Tutto ciò che non vi hanno mai detto...
04/11/08
Articolo
JURASSIC ROCK
#3 Deep Purple In Rock
03/10/2008
Articolo
JURASSIC ROCK
#2 From Genesis to... Travagliato
18/09/2008
Articolo
JURASSIC ROCK
#1 Grand Funk Railroad
 
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]