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FOSCH FEST - Festa, concerto... tripudio!
15/08/2009 (4911 letture)
1° agosto: giornata di esodo verso i luoghi di villeggiatura.
L’Italia va in ferie! Io al Fosch Fest.
Salgo in auto consapevole del fatto che i tempi di percorrenza Milano-Bagnatica potrebbero essere dilatati a causa del traffico che invece, sorprendentemente, pare non interessare il mio tragitto. All’arrivo scorgo facce amiche ed un bel nucleo di metallari già appostati sotto all’importante stage. C’è già musica. Musica pesante. Musica metal: ciò per cui sono venuto.

Conscio del breve tempo messo a disposizione a qualsivoglia opener di un festival, nonché incurante dei preparativi volti alla “vestizione” dello stand Metallized (bellissima la cornice che si formerà di qui a poco con il gazebo gentilmente concessoci dall’organizzazione), mi defilo dai laboriosi colleghi (cosa che mi costerà i loro simpatici insulti a fine montaggio) per tuffarmi davanti al palco dove riesco finalmente a materializzare il quadretto immaginario che mi ero figurato percependo le note di un sottofondo tutt’altro che tranquillo e delicato: Midnattens Widunder dei Finntroll. Di fronte al sottoscritto trovo un’allegra teppaglia di ragazzini che, nel loro spensierato strillare, popolano di suoni i primissimi minuti della programmata Fosch Fest. Il festoso “corteo” che questi tutt’altro che disinvolti debuttanti racimolano è piuttosto nutrito, nonostante l’ora e nonostante la gran calura che sconsiglierebbe di agitarsi su di un fondo pavimentato come quello dell’area feste di Bagnatica. Il sound degli Herjan (di cui godo soli 4 brani) è quanto di più “sincero” si possa oggi trovare in ambito folk: il coppertone di keyboards ed effetti, i riff chitarristici semplici ma cavalcati alla power metal, i mid tempos scherzosi e goderecci, il basso dall’ottimo tiro e la voce tirata, urlante e grattata in un mid growling ancora acerbo sono il mastermind dei nostri scaligeri che si lanciano, apprezzatissimi soprattutto dai coetanei, pure in una sorniona cover dei capostipite Korpiklaani (Happy Little Boozar) che scatena i pomeridiani bollori più di quanto -ovviamente- non possano fare i brani a firma propria. Bravini, volenterosi, ma troppo spaventati. Peccato per l’atteggiamento (di qualcuno, non di tutti) un pochino forzato, probabilmente autoindotto per vincere la grande emozione; crescendo, maturando ed assumendo consapevolezza in se stessi e nei propri mezzi tutto si aggiusterà.
Se poi si avrà pure il coraggio di scaricare una certa banalità compositiva…

In attesa del secondo spettacolo inizio a setacciare per benino la location. L’area feste (dal profilo anfiteatrale) è una struttura davvero esaltante ed intelligentemente sfruttata da un’organizzazione giovane ma indiscutibilmente lungimirante: ottima la distribuzione “naturale” degli spazi, abbondanti e funzionali, eccellente il suo utilizzo, studiato per contenere contemporaneamente migliaia di persone dislocate tra il fronte palco ed i servizi proposti; superlativo il servizio ristorazione e bar (con una varietà di possibilità culinarie da far invidia alle migliori sagre paesane); intelligente la separazione tra la zona concerto e lo spazio -fresco e “verde”- riservato alla stampa ed alle interviste; assolutamente all’altezza i servizi igienici, seppure messi alla prova da oltre 3000 persone copiosamente “abbeverate”. Sono proprio all’altezza dell’eccezionale zona di distribuzione alcolica quando intravedo on stage i Death Army che in men che non si dica attaccano la loro “calata barbarica”. Per chi non li conoscesse, i milanesi sono sulla scena da parecchi anni, seppur ancora privi di un vero e proprio full-lenght (a breve ci saranno tuttavia belle novità): forti dell’esperienza quindicinnale di Igor (voce), Axel (chitarra) e Savo (basso, sostituito -a causa di nobili impegni lavorativi- da un tourer) calcano il palco con sufficiente disinvoltura, apparentemente non intimoriti dalla presenza di un pubblico ancora lontano dalla massima cardinalità, ma comunque piuttosto cospicuo. La componente folk, sulla base indiscutibilmente metal, è preponderante e di stampo germanico. Bando a celti, bretoni, sassoni: i Death Army sono lombardi e di ciò vogliono cantare. I brani della storia più recente della band, molti dei quali sono proposti on stage, incalzano le origini, quando la componente black era evidentemente preponderante, includendo una caratterizzazione classicista ricavata dall’utilizzo degli strumenti acustici quali l’arpa.
Purtroppo la prova live oscilla tra alti e bassi che impediscono di gridare al miracolo: Igor fatica un po’ a scaldare la voce e solo a performace avviata concede pienamente la sua timbrica maestosa all’arena concerti; discorso inverso per Gaby Koss che, grazie alla natura ed alla preparazione, non necessita di tempi di rodaggio e che però si erge a cattedrale nel deserto: la sua ugola si mischia infatti con difficoltà con il resto delle restituzioni, risultando a tratti decontestualizzata rispetto alla parte strumentale, soprattutto dal punto di vista metrico/ritmico. Gaby (con un passato negli Haggard ed un presente da cantante classica) sfoggia le sue indiscusse doti liriche senza un pieno beneficio ai brani, troppo impegnata a controllare il suo “soprano”, piuttosto che a seguire Axel e compagni. A mio parere, depurando alcuni suoi accademismi, i Death Army ne beneficierebbero, anche se per giudicare definitivamente aspetterei le parti registrate. Tra l’altro il sound impostato dalla zona mixer è forse un po’ troppo plasticoso per un gruppo alla Death Army e questo può avere giocato contro. Concludendo la disamina tecnica batteria e basso seguono bene l’incipit chitarristico -decisamente primario-, ma l’arpa e le keyboards sono invece ancora poco integrate. Probabilmente serve tempo per legare e, soprattutto, bilanciare -fin dal concepimento delle partiture- così tanti contributi tra loro contrastanti. Il problema di fondo mi pare una certa “spigolosità” armonica (anche nei vocalism) che però, data la presenza di un ottimo impianto melodico, può essere facilmente curata con un atteggiamento più semplice e corale della sezione classica. Discorso simile per l’interpretazione vocale di Igor, piuttosto lontana dagli stilemi del genere e dunque “faticosamente” particolare (ma questo si rivelerà -ne sono certo- un valore aggiunto, una volta assestato il tiro). Comunque, è bene gridarlo ai 4 venti, il concerto fila senza grossi intoppi ed il folk metal dei Death Army diverte e coinvolge buona parte dei presenti; effettivamente le tracce finali (The Death Of Beowulf -scritta in collaborazione con i Folkearth-, la cover Pursuit Of Vikings degli Amon Amarth e la nuova Skal! ) sono godibili e divertenti, prova del fatto che i margini di miglioramento ci sono e sono evidentissimi.
La mia severità (se di severità si può parlare) è giustificata dal fatto che ritengo il gruppo potenzialmente in grado di conquistare traguardi impensabili solo qualche anno fa, al pari di fenomeni autoctoni alla Folkstone!
Coraggio ragazzi: un paio di colpi per assestare il tutto e sarete pronti per il grande salto!

A questo punto il calore è alle stelle, l’afflusso del pubblico è ampiamente sopra le (mie) aspettative e pure il nostro banchetto pullula di parecchi curiosi. Renaz pare un bottegaio bizantino (perché di celtico proprio non ha nulla), Autumn un’esile sentinella mentre Khaine ed il sottoscritto 2 anime in pena, continuamente divisi tra frontepalco ed interviste. Tra una corsa e l’altra arriva il momento dei transalpini Heol Telwen, apprezzatissima sorpresa. La band parigina, che non conoscevo, è la più potente del lotto: in partenza i nostri bombardano Bagnatica con la title track dell’unico album rilasciato ed è subito metallo pesante. Lo screaming maligno di Kraban e il riffing tagliente di Ossian dimostrano la chiara intenzione di non prescindere da soluzioni estreme e fondamentalmente black. Il sound diviene marcatamente folk grazie ai bei duetti vocali (distorto/pulito) e alla grande attitudine melodica, che tradisce le origini d’oltraple. Semplicemente spettacolare l’utilizzo discreto ma vivo delle tastiere (pianistiche) che richiamano i maestri Finntroll, ma pure i primissimi Amorphis, così come assolutamente pregevoli risultano gli eccletticismi di maestro Hades. Il passo spedito di tutti i brani (suonati in aderenza alla tracklist del debut) fanno dello show una rapidissima, ma meravigliosa vetrina a cui i più assistono allibiti! Il minutaggio piuttosto impegnativo di ogni titolo non impedisce una facile assimilazione, a cui va scontata un’originalità non proprio massima. Ho ascoltato decine di band sulla falsariga dei Heol Telwen; ne ho trovate poche con la loro efficacia! Bagnatica subisce una violenza non prevista, ma la cosa non pare mietere vittime: il rimorso è piuttosto quello di non averli potuti ammirare in un set più cospicuo ed adatto al loro reale valore. Concerto bello e coinvolgente: il miglior modo per presentarsi alla vicina platea italiana: d’ora in poi non ammetterò che mi si facciano le spallucce alla pronuncia del loro nome, ben attenti…
Bravissimi!

Rimettersi in sesto dopo lo scoppiettante petardo Heol Telwen è cosa difficile ma non impossibile, grazie soprattutto ai grandi nomi che il bill ancora riserva. Tuttavia un po’ di pausa non guasta e le orecchie (e lo stomaco) ringraziano. Il pubblico non si fa attendere ed alle 21 l’area concerti diviene una vera e propria bolgia. All’avvicinarsi del momento riservato agli Elvenking noto l’ammassarsi di parecchia gente sotto il palco, prova che la band friulana ha seguito in tutto il belpaese.
Damna e compagni salgono sul palco a posizioni invertite rispetto a quanto successe un anno fa alla Fiesta Pagana in cui i Folkstone furono apripista per loro e per gli headliners Mago De Oz,ma ciò non pare da ostacolo alla grande energia che sin da subito si sprigiona dall’atteggiamento on stage: il feeling con la platea è subito massimo ed il pubblico ricambia l’attenzione dei propri beniamini intonando a squarciagola l’opener The Scythe, subito seguita dalla storica Rouse Your Dream. Il metal tirato degli Elvenking non pare per nulla soffrire in una giornata maggiormente dedicata alle sonorità tradizionali; sarà l’assetto melodico dei vari pezzi sciorinati, sarà la scaletta particolarmente centrata, sarà la presenza di un violinista in grado di attirare le attenzioni dei meno estremi, sarà semplicemente la precisione esecutiva di un gruppo che non ha nulla da invidiare ai mostri sacri del power/folk/epic metal a convincermi del fatto che questi Elvenking non hanno più niente da dimostrare a nessuno. Ottime le diteggiature chitarristiche -anche e soprattutto nelle parti acustiche-, sublime l’accompagnamento della sezione ritmica, con uno Zender in formissima e ferale quando martella con la doppia cassa, potente ed al tempo stesso chiara la voce di Damna, non affaticato dai ricchi movimenti on stage. Sta di fatto che folk deve essere e folk è, soprattutto grazie ai brani estratti dall’ultimo Two Tragedy Poets (...And a Caravan of Weird Figures) , lavoro certamente privo delle oscure spigolosità del predecessore The Scythe e simbolo di una crescente attenzione a sonorità più luminose. Ecco dunque From Blood To Stone, Another Awful Hobs e She Lives At Dawn miscelarsi abilmente ad una setlist potente ma comunque sognatrice; questi ultimi esemplari paiono perfino “leggerini” se confrontati con gli altri più vecchi, ma divertono un sacco, contestualizzando i nostri nella magica notte celtica che si è creata in quel di Bagnatica. Gli Elvenking hanno poi una facilità comunicativa con il pubblico davvero eccezionale, dovuta al loro porsi in modo “scenografico” sul palco; li ho visti molte volte e l’impressione di credere esageratamente teatrali alcuni atteggiamenti mi aveva impedito di comprendere come e quanto questi ragazzi si divertono (e fanno divertire) durante i loro spettacoli. Con The Winter Wake si scatena il finimondo; tutti a cantare e salutare gli Elvenking: è finita e a tutti dispiace.
Gran bel concerto!

Dopo 4 esibizioni e il caldo soffocante di un primo agosto lombardo ed insistentemente assolato dovremmo essere tutti stremati; vedo invece gente fare vasche avanti-indietro tra gli stand, ragazzini rincorrere i membri delle band, tranquillamente mescolatisi con il pubblico ed ancora tanto tanto entusiasmo. La ragione è semplice: si sta avvicinando il momento dell’esibizione dei Folkstone, piatto forte della giornata. I nostri giocano in casa e nessuno, dico nessuno, pare ignorare la loro imminente presenza sul palco. Molti hanno già avuto modo di scambiare 4 chiacchere con Lore e compagni, sempre disposti a lasciarsi avvicinare dai fans, molti altri ci dicono di non averli mai visti suonare dal vivo: l’attesa è comunque spasmodica e la marcia d’avvicinamento agli strumenti, una volta giunta l’ora, è accompagnata da un boato da stadio. Cornamuse subito a festa e via con Alza Il Corno, pezzo deciso ed al tempo stesso corale che ben interpreta le due anime di questi meravigliosi guerrieri orobici, ovvero l’essere melodici e popolari contemporaneamente all’essere prepotenti e realmente metal. Il set, indipendentemente da rimescolamenti del caso, è quello consueto, con la riproposizione dei brani del debut album più qualche cover (nello specifico solo Vanità di Vanità di Branduardi) e qualche estratto acustico (Avanti, Pavane) in corrispondenza del quale il simpatico (ed abile) Ferro si cimenta con fuoco e fiamme. È la ricorrenza della scaletta l’unica fragilità dei tanti spettacoli a cui ho potuto assistere, cosa che con l’uscita del new album (programmato per il 2010) sarà prontamente superata; l’incipit dei concerti dei Folkstone (e loro grande valore aggiunto) è comunque il divertimento: quello spensierato modo di interpretare la musica che distrae e alletta il pubblico. Tutti saltano, si sbracciano, urlano le canzoni, conosciutissime. È l’atmosfera, magistralmente ricreata da questi 7 amanti della montagna, ad essere speciale. Ciò che di buono vi ho già raccontato in occasione della Fiesta Pagana, del Capodanno Celtico e dei recenti Celtic Days potrebbe infatti trasformarsi ora in un’ode ai vincitori, dato che con il trascorrere del tempo questi simpatici ragazzi si sono dimostrati (e si dimostrano) più sicuri e padroni di se stessi e degli strumenti che imbracciano. Lore vocalizza in modo sempre più controllato ed omogeneo, facendo dimenticare le “zoppicate” di avvio nei primissimi concerti post-album (forse dovuti all’emozione di trovarsi di fronte ad un numero di persone che nessuno poteva nemmeno ottimisticamente prevedere), Roby, Teo e Andrea sono oramai perfettamente amalgamati affrontando i vari interventi -anche con strumenti differenti- con perfetta sincronia (e non si dimentichi che è molto difficile inserirsi con precisione in modo discontinuo ed intermittente), Fore e Ferro hanno eliminato qualsivoglia incertezza metrica (peraltro davvero esigua), fornendo in ogni momento una base possente, vigorosa e monolitica su cui adagiare la chitarra “macigno” di Luca, davvero abile nei seppur semplici riff di contorno (ottimo acquisto soprattutto in previsione del nuovo album). Il tempo a disposizione dei Folkstone è speso intramezzando anche un nuovo brano -dal titolo ancora ignoto- in cui Lore si presenta in veste di chitarrista. Questo ultimo esemplare suona più maschio rispetto ai vari conosciuti: il tremolo picking della 6 corde ed i frequentissimi palm muting disegnano lo scheletro del pezzo, più vigoroso anche dal punto di vista vocale. Il cantato è però ancora un pelo acerbo: alcuni passaggi hanno una versificazione un po’ forzata e risentono di una non perfetta sovrapposizione armonica con il sottofondo strumentale (questo è forse un aspetto da migliorare prima delle registrazioni); colgo inoltre meno interventi delle cornamuse, un drumming speditissimo e meno lineare di quanto d’abitudine ed infine un testo -come sempre- schietto e velenoso. Il thrash si fonde con il folk in una dimensione ancora più feroce e distruttiva, in totale aderenza con lo stile teutonico più cattivo ed apprezzato dal sottoscritto (Feuer Und Licht degli Umbra Et Imago feat. Tanzwut, ad esempio). La band promette di seguire questa falsariga (si veda l’intervista a cura del sottoscritto) ed io già mi strofino le mani…
L’omonima Folkstone e l’inno Con Passo Pesante chiudono nella bolgia più infernale un concerto colmo di simpatia e movimento (sopra e sotto il palco). Una volta compreso che i nostri guerrieri non risaliranno per i bis salgono al cielo le solite, tante rimostranze: i live sono la dimensione a loro più consona e tutti li vorrebbero davanti per ore e ore.
Invece è tempo di smontare e di far lentamente defluire il notevole (per partecipazione e numero) pubblico di Bagnatica. I più volenterosi aspettano i loro eroi per una stretta di mano ed un abbraccio. Io stesso aspetto che la band approdi al nostro banchetto: arrivano Roby, Teo ed Andrea che si prendono i complimenti di tutto lo staff Metallized presente (Renaz, Khaine e consorti varie).

Piano piano l’arena rimane vuota e silente. Pure la canicola sembra stanca e soddisfatta, lasciando così spazio ad una brezza notturna piacevole quanto insolita, proprio come questo singolare ritrovo.
Giornata divertente, ma anche importante. Abbiamo finalmente dimostrato che l’Italia ha una scena tutta sua e viva, ottimi posti in cui suonare, un pubblico assolutamente integerrimo e civile, organizzatori all’altezza delle situazioni; abbiamo documentato a noi stessi di esserci e ciò per ora può bastare. Ma non buttiamo tutto all’aria: che Bagnatica ed il Fosch Fest siano l’inizio di una nuova stagione metallica.
Io non sono mica sazio.
Voi?

SETLIST HERJAN
Intro
Beyond The Hills
The Glorious Dawn
Midnattens Widunder (FINNTROLL COVER)
Shores Of Vinland
Happy Little Boozer (KORPIKLAANI COVER)
Reel Of Victory


SETLIST DEATH ARMY
Heathenrise
Arischild
Death Army
Ymir Ragnarok
The Death Of Beowulf
Pursuit Of Vikings (AMON AMARTH COVER)
Skål!


SETLIST HEOL TEWEN
An Deiz Ruz
Dahud
Ar Korrigan Du
Ar Sant Kozh
Kan Ar Kern


SETLIST ELVENKING
Two Tragedy Poets (INTRO)
The Scythe
Rouse Your Dream
From Blood To Stone
Infection
The Divided Heart
White Willow + Midnight Circus (MEDLEY)
Another Awful Hobs Tale
She Lives At Dawn
Jigsaw Puzzle
The Wanderer
The Winter Wake


SETLIST FOLKSTONE
Alza Il Corno
Oltre Il Tempo
Briganti Di Montagna
In Taberna
Lo Stendardo
Avanti (ACUSTICO)
Pavane (ACUSTICO)
Senza Titolo
Vanità Di Vanità (BRANDUARDI COVER)
Rocce Nere
Folkstone
Con Passo Pesante





Khaine
Lunedì 24 Agosto 2009, 12.21.02
14
Bravo! Allora non potrai mancare ai FIntroll + Folkstone + No More Fear... spiegheremo i dettagli nei prossimi giorni
AL
Lunedì 24 Agosto 2009, 10.04.15
13
caro Khaine ci becchiamo alla prossima!
Khaine
Domenica 23 Agosto 2009, 22.18.46
12
Mitico Al! Però a me non ti sei presentato :-X
AL
Domenica 23 Agosto 2009, 17.58.27
11
veramente una bella giornata!!! gruppi molto validi, oltre ai folkstone sono rimasto impressionato dagli Elvenking! ps. Rocce Nere e Con Passo Pesante son troppo belle!!! e il 29 a Torre de Roveri ci sarò sicuro... )
AL
Domenica 23 Agosto 2009, 17.53.08
10
Folk..Folkstone scorribanda sarà Folk..Folkstone dalle Orobie scrutiamo il mar!!! GRANDISSIMI!!!
Richard
Sabato 15 Agosto 2009, 20.06.40
9
io ti ho riconosciuto, tu non so, non credo.. cmq Grazie di essere venuto
pincheloco
Sabato 15 Agosto 2009, 19.27.17
8
Serata bellissima come ho già scritto nel forum. Grazie a tutti.
Richard
Sabato 15 Agosto 2009, 16.29.33
7
per Kris...adesso spero ti renderai conto di cosa avete perso ! Ci vediamo con Paul DiAnno ? Salutami i PIRATI !!! (OT) per Raven... eh eh eh eh eh eh eh eh eh neh eh
Raven
Sabato 15 Agosto 2009, 16.24.03
6
Richard, ti rendi conto che qusti eventi sono leggermente fuori mano per me? , perchè non ti decidi a scendere da queste parti?
Kris
Sabato 15 Agosto 2009, 16.20.50
5
Per Richard: credo che tu abbia azzeccato la Kris giusta... Allora ci vediamo il 29 e se il consorte si rifiuta ti faccio sapere, così mi vieni a prendere!!! ! Scherzo..! Ciao ciao
Richard
Sabato 15 Agosto 2009, 15.14.01
4
per Kris ... quale Kris ? La "Pirata" ? allora vieni senza consorte !!! =:+] - - - - - - per Raven: ebbene SI, ti sei perso più di qualcosa; Ti sei perso TUTTO......
Raven
Sabato 15 Agosto 2009, 15.09.51
3
Ho idea di essermi perso qualcosa, eh?
Kris
Sabato 15 Agosto 2009, 14.53.39
2
Super-Fantastici FOLKSTONE, come sempre! Ciao Richard, ci vedremo molto presto, spero già il 29 (se il consorte mi porta..!) K.
Richard
Sabato 15 Agosto 2009, 11.06.28
1
...ma che MITO sei ?!?!?!?!?!?!... un abbrraccio a tutti.
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