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ASHENT - Dell'unione e della crisi
15/08/2009 (3452 letture)
E’ venuto il momento di mostrarvi l’intervista ai nostrani Ashent: a parlare è il bassista della band, Gianpaolo Falanga, una persona molto pacata, umile e cordiale. A voi la lettura!

Khaine: Bene, iniziamo con la classica domanda per rompere il ghiaccio: qual è il significato di Ashent, il vostro monicker?
Gianpaolo: La storia del nome è abbastanza complicata: inizialmente avevamo un altro monicker, poi prima di entrare in studio per incidere il nostro primo demo abbiamo scoperto, facendo delle ricerche su internet, che c’era una band americana che aveva lo stesso monicker; questa band –che faceva post-grunge tra l’altro, quindi una cosa completamente diversa dalla nostra- aveva fatto uscire un ep sotto il nome Disclaimer, che era appunto quello che avevamo scelto all’epoca. Era il 2001 e, dato che non avevamo ne myspace ne siti ufficiali abbiamo deciso di cambiare nome in Ashent che, scritto così, non vuol dire niente però, a seconda di come lo leggi, può avere interpretazioni diverse –ad esempio “A Scent” vuol dire “Un profumo”. Poi abbiamo fatto il demo con questo nome, e il nome –tra recensioni e tutto il resto- ha iniziato a girare: ad un certo punto ci ha scritto un ragazzo indiano nativo d’America che ci ha detto che nella lingua della sua tribù d’origine “Ashent” vuol dire “Unione” quindi, in realtà, non avevamo inventato niente di nuovo…

Khaine: Che storia! Io credevo che fosse un’incrocio tra la parola “Ash”, che significa “Cenere”, e “Scent” che, per l’appunto, significa “Profumo”, quindi pensavo che il significato fosse “Profumo di cenere”.
Gianpaolo: Infatti è anche qualcosa del genere, volevamo appunto giocare su questo tipo di doppia lettura e sulle sonorità.

Khaine: Bene, quanto invece al vostro ultimo disco, Deconstructive, ho apprezzato moltissimo la produzione: pulita, precisa e molto corposa. Mi sono chiesto quali siano stati i costi di questa produzione e, in generale, i costi che avete dovuto affrontare a livello di strumentazione e se avete avuto qualche aiuto da parte dell’etichetta discografica.
Gianpaolo: Dunque, aiuti non ce ne sono stati; fino al disco precedente eravamo sotto contratto con la Lucretia Records ma l’accordo era per un solo album, quindi ci siamo trovati a registrare Flaws Of Elation già senza contratto… poi grazie al promo di Flaws Of Elation abbiamo trovato l’accordo con Lion Music. Perciò nel momento in cui stavamo registrando Deconstructive noi ufficialmente non eravamo sotto contratto, nel senso che avevamo gli agganci e conoscevamo le persone giuste ma ancora non avevamo firmato niente, quindi per forza di cose non c’è stato un aiuto economico.In questo senso il cd è completamente autoprodotto, anche dal punto di vista della produzione vera e propria dato che è stata curata da me e da mio fratello Onofrio (chitarrista della band, ndr).

Khaine: Però, complimenti! E’ un risultato più che professionale.
Gianpaolo: Grazie, non possiamo dire di essere degli esperti –gli esperti sono altri- però ci dilettiamo con costanza. Abbiamo cercato di fare un cd che suonasse molto “internazionale”: a noi non sono mai piaciute le cose da cantina. All’epoca, poi, i riferimenti sonori erano di un sound di chitarra molto grosso e ci siamo ingegniati di conseguenza. Il cd è stato registrato nei New Sin Studios con Luigi Stefanini (da cui avevamo fatto anche il nostro primo demo e Flaws Of Elation), le chitarre sono state poi co-prodotte da Glenn Fricker degli Spectre Sound, che è uno studio canadese. Per il resto poi il cd l’abbiamo prodotto noi, con piena coscienza dei costi: sai, noi lavoriamo molto anche a casa con pre-produzioni e quindi quando entriamo in studio sappiamo perfettamente come il cd dovrà suonare.

Khaine: Un’altra cosa che mi sono chiesto è: siete tutti italiani, a parte il cantante Steve Braun. Come l’avete conosciuto?
Gianpaolo: Dopo la dipartita del cantante che suonava con noi all’epoca del primo demo abbiamo fatto parecchi provini; inoltre avevamo inserito un annuncio su un sito internet all’epoca molto in voga: avevano risposto in tantissimi, dall’Inghilterra, dalla Francia, dagli Stati Uniti…è stata una cosa abbastanza inaspettata. Noi ci siamo fatti mandare i provini e Steve aveva fatto un provino davvero convincente, solo che inizialmente eravamo restii per il fatto della distanza. Poi ci siamo messi d’accordo: lui è venuto in aereo, senza alcun problema, e ci siamo trovati molto bene. Alla fine il problema della distanza si è risolto perché lui viene giù con molta costanza, anche perché ci aveva già detto che per sue motivazioni personali non ha problemi a spostarsi, tant’è che viene tutte le volte che ne abbiamo il bisogno.

Khaine: Bene, parlando ora dell’album in se e per se: in fase di recensione ho avuto da criticare alcune piccolezze, diciamo quel tipo di limiti che se superati ti proiettano ancora più in avanti; tra tutto ho trovato particolare che la voce di Steve sia poco teatrale, non per carenze di tecnica ma per carenze di interpretazione. Tutto ciò è una vostra scelta?
Gianpaolo: Sicuramente ci sono diversi aspetti da tenere in considerazione: la musica non è semplice, ed è altrettanto difficile riuscire a dare un’interpretazione muovendosi su un certo tipo di armonie… comunque sono d’accordo con te, tanto che sui nuovi pezzi stiamo proprio cercando di migliorare quest’aspetto, perché per noi l’emozionalità è la cosa principale. Steve è un cantante molto dotato e noi stessi ci siamo accorti che la performance era un po’ “piatta” a livello interpretativo –non compositivo o tecnico.

Khaine: Sono rimasto stupito dalle ottime capacità soliste dei chitarristi –anche del tastierista, che è molto bravo, ma soprattutto dei chitarristi. A differenza di molti presunti ed aspiranti shredders mi pare che chi si occupa delle parti soliste è perfettamente conscio delle sue capacità e sa farlo benissimo. Quindi volevo sapere qual è il curriculum vitae di Onofrio e Cristiano.
Gianpaolo: Ok, innanzitutto facciamo una doverosa precisazione: il tastierista della band ora è Gilles Boscolo, che è subentrato da qualche mese a Paolo Torresani –che aveva invece suonato su Deconstructive e Flaws Of Elation. Onofrio e Cristiano sono due eccellenti chitarristi: le parti soliste sono state curate principalmente da Cristiano, che è un ragazzo preparato e che ha studiato tanto; non ha nessun nome importante in curriculum ma è uno che sa suonare: di lui apprezzo molto il gusto, non c’è solo tecnica. Lui giustamente cerca di proporre un suo stile, anche evitando di rifarsi ai nomi più noti del genere –come Petrucci o cose del genere.

Khaine: Parlando invece del vostro futuro, quali sarebbero le vostre ambizioni?
Gianpaolo: Beh in questo momento, un po’ come per tutte le band, l’ambizione è suonare dal vivo…

Khaine: C’è crisi anche li? (risate)
Gianpaolo: (ride, ndr) si, più che altro per il sistema dei live in Italia. In un momento di crisi del mercato discografico il miglior modo di promuovere un disco è di suonarne la musica dal vivo; ora a noi interessa promuovere Deconstructive facendo più concerti possibile: realizzare questa cosa in Italia è molto difficile, mentre all’estero fortunatamente non è così, quindi sicuramente nell’autunno cercheremo di fare delle date all’estero –non per smontare il pubblico italiano, il fatto è che suonare nei festival estivi è difficilissimo, mentre per motivi economici è difficile anche suonare nei pub, soprattutto visto che molti promoter tendono a preferire le cover band. Forse è anche un problema di pubblico italiano: molti forse preferiscono comprare un unico biglietto per un grande festival e vedersi tanti gruppi piuttosto che andare a vedere singoli concerti, però per noi è impossibile partecipare a quelle realtà.

Khaine: C’è qualcuno che, parlando del vostro ultimo disco, vi ha “accusato” di carenza di personalità, dicendo che sa troppo di deja vù. Voi come reagite a queste critiche?
Gianpaolo: Mi sento di rigettare in pieno questa critica: se noi facciamo avere dei deja vù allora il restante 80% di nuove uscite discografiche cos’è? (ride) Noi sotto i nostri pezzi abbiamo uno studio armonico abbastanza complicate: facciamo pezzi con quattro, cinque cambi di armonia, senza contare gli arrangiamenti. Quanto alla mancanza di personalità, questa è una critica che posso accettare, perché nella ricerca del nostro sound personale un disco come Deconstructive può risultare troppo eterogeneo, quindi immagino che l’ascoltatore si può trovare spiazzato dalla mancanza di un filo stilistico coerente per tutto l’album. Se non siamo personali è perché noi stiamo cercando una nostra personalità, anche se comunque noi abbiamo già un nostro sound riconoscibile –basti pensare che fu pubblicizzato con lo slogan No Clone: 100% Ashent. Se poi qualcuno sente qualche richiamo ai Symphony X o ai Dream Theater, beh questo può anche succedere, ma allora diciamo che pure i Dream Theater hanno qualche richiamo ai Rush

Khaine: Passando invece al prossimo album, puoi anticiparci qualcosa su come state lavorando? Sapete già quando inizierete a registrarlo e quando verrà poi pubblicato?
Gianpaolo: Adesso la priorità è promuovere Deconstructive, che è uscito il 20 marzo per Lion Music; parallelamente abbiamo iniziato le composizioni per il nuovo disco, del quale però non ti voglio dire troppo: ci siamo prefissati, come obiettivo, che sia un qualcosa fuori dagli schemi. Non ci interessa fare un “Deconstructive 2”, perché non vogliamo rifare quello che abbiamo già fatto –anzi sarebbe anche controproducente da un punto di vista strettamente commerciale: oggi i dischi non vendono, diciamocelo chiaramente, non è che possiamo pensare “Ok ragazzi, visto che Deconstructive ha venduto mezzo milione di copie ne facciamo un altro, così ne vendiamo un altro mezzo milione”. Abbiamo deciso di fare una cosa che sia ancora migliore di quello che abbiamo fatto finora: noi vorremmo che il prossimo album fosse il nostro Awake.

Khaine: Molto bene, l’intervista è finita: lo spazio che resta è tutto tuo!
Gianpaolo: Ti ringrazio per l’intervista, per lo spazio e per il supporto! Vorrei ringraziare anche tutti i ragazzi che leggeranno l’intervista, lasciando loro un messaggio: continuate a sostenere il metal comprando i dischi, perlomeno finché le etichette non cambieranno modo di fare supportate le band italiane e andate ai concerti in modo da creare una scena che supporti le band nostrane. Ci sono molte band che meritano supporto… quanto a noi, se volete seguirci, potrete trovarci al sito myspace (www.myspace.com/ashentband): se vi va potete anche scriverci, anche solo per mandarci a fanculo (ridiamo entrambi, ndr).



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