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SPECIALE 2009 - Death, Prog, Metal Core, Folk, Industrial
06/01/2010 (3893 letture)
Cari lettori, ma soprattutto care lettrici (non me ne vogliate maschiacci, ma la vita è fatta di priorità), quante volte avete letto e sentito: "un'altro anno è passato...". Suppongo diverse, il tutto ponderato al vostro grado di saggezza, ma soprattutto ai giorni che vi portate sul groppone (quelli, aimè, amici miei non ve li toglie nessuno, nemmeno il migliore dei chirurghi estetici). I miei iniziano a non essere pochissimi e, mi verrebbe da dire, che il tempo delle mele oramai è alle spalle da un pezzo. Terminati, almeno per ora, i luoghi comuni, è dato di fatto che la conclusione di un viaggio porta riflessioni su ciò che è stato e, non da meno, quel che sarà. Lungi da me generalizzare, ma il 2009 è stato un anno che, in un modo o nell'altro, tutti ricorderemo. Accantoniamo la cronaca - tanto ogni media ci ha saturato le cervella - e veniamo alla nostra amata dimensione musicale.

Gli affecionados sanno bene che per MetallizeD il periodo appena trascorso è stato cruciale: grandi cambiamenti, azioni che hanno portato a quello che riteniamo essere un importante salto di qualità. Non voglio cantare le nostre lodi, soprattutto in questa sede, in quanto percepiamo questo "piccolo" passo come il principio, o meglio una sorta di nuovo inizio. Continuate a seguirci perché non mancheranno sorprese.

Abbiamo deciso di inaugurare il 2010 con l'oramai consueto speciale di fine anno. Ma oggi la formula è cambiata, o meglio evoluta, in sintonia con la rivoluzione che ha interessato la nostra redazione. Indi per cui seguirà un unico articolo che ha coinvolto tutta la Death In Progress e i generi che usualmente i nostri eroi affrontano con coraggio e perizia. Tengo a precisare, a scanso di equivoci, che il suddetto non ha alcun valore enciclopedico, ma è un compendio delle release che, a detta dei miei stimati collaboratori, in un modo o nell'altro hanno segnato i 365 giorni da poco congedati. Di conseguenza onori e meriti per tutti i gruppi che hanno ben figurato, così come non mancheranno ulteriori critiche a tutti coloro che hanno deluso le aspettative. Del resto è tradizione buttare (metaforicamente) qualcosa di vecchio giù dalla finestra, la notte di Capodanno, per salutare l'anno che finisce così da dare il benvenuto a quello che arriva con una rinnovata iniezione di fiducia.

Non mi resta che lasciarvi alla lettura dell'articolo, non prima di aver ringraziato tutto lo staff per l'ottimo lavoro svolto (e non mi riferisco esclusivamente al qui presente), augurando a tutti voi un meraviglioso 2010 all'insegna delle vostre amate note, ovviamente in lieta compagnia di MetallizeD.
introduzione di: Luca Chieregato "Arakness"
DEATH
a cura di: Nikolas De Giorgis "Agent Orange" e Andrea Manzi "Maiden 1976"
Dopo un 2008 esaltante, il death metal si conferma nel 2009 uno dei generi trainanti dell'intera scena metal mondiale, segnando ancora il passo con uscite stupefacenti per quantità e qualità.

Sono stati dodici mesi di grandi ritorni, di conferme e di piccole sorprese, a partire dalla più gradita e fenomenale di tutte: Obscura. La band tedesca ha letteralmente impartito una lezione di stile nel panorama techo-death -che da qualche anno ci riserva moltissime gradite sorprese- con il capolavoro Cosmogenesis. Il terreno fertile del technical death ci permette però di goderci altre graditissime uscite: dal sensazionale Everything Is Fire degli Ulcerate -che si contendono il titolo di disco dell'anno con i tedeschi di cui sopra- agli italianissimi e schizofrenici Infernal Poetry, che con lo splendido Nervous System Failure si confermano una delle band nostrano più interessanti in ambito anche internazionale; ma non finsice qua, perché anche se la loro catalogazione risulta compito arduo, i Between The Buried And Me non possono essere lasciati da parte, avendo anch'essi consegnato alla storia un gran disco, fatto come al solito con la solita mastodontica dose di classe e tecnica, nonché condito da influenza variegate che confermano la band in questione come una delle più interessanti e particolari attualmente in giro. Sconfinando maggiormente nel progressive, spicanno gli Scar Symmetry di Dark Matter Dimensions , ormai una realtà da tempo consolidata e apprezzata a 360° da varie frange di ascoltatori.
Si continua: come dimenticarsi dei meravigliosi Hypocrisy, certo non così tecnicamente esasperati -in senso buono- ma comunque autori di brani quadrati e molto convincenti all'interno del graditissimo ritorno di A Taste Of Extreme Divinity, o ancora di un altro immenso comeback: quello degli Unanimated, che a quattordici anni di distanza dall'immenso Ancient God Of Evil si confermano imprescindibili fautori di un death metal contaminato di black in maniera immensa; In The Light Of Darkness è un disco old-school, che sa di swedish death con punte black come pochi altri.



PROG
a cura di: Elio Ferrara “Holydiver” e Andrea Pinto “Coconuts Blood ”
Un altro anno se ne va, un anno dove sono successe tante cose, ma che di certo dal punto di vista della musica può essere considerato fondamentale, almeno in ambito prog, vista la pubblicazione di dischi davvero significativi: quanto meno, a nostro avviso, ci troviamo infatti in presenza dell’anno più importante del decennio. Con questo articolo ci proponiamo di fare un excursus di quello che è successo e di quali sono state appunto le uscite più significative. A tale scopo, partiremo dando un’occhiata alle pubblicazioni più importanti nell’ambito del rock progressivo maggiormente legato a sonorità classiche (anni ’70 specialmente), passando poi al cosiddetto neo-prog. Quindi, ci occuperemo del metal prog, dando uno sguardo particolare anche ai dischi pubblicati da band italiane, per poi concludere con le frange estreme del genere, ai confini con il death metal. Non è nostro intendimento naturalmente dare un resoconto totale e completo di tutte le pubblicazioni del settore, anche se ci sforzeremo di essere, nei limiti del consentito, quanto più esaurienti possibile.




METAL CORE
a cura di: Valeria Di Chiaro "Starchild" e Alex "Ve"
Il 2009 si avvia alla conclusione, vi risparmio i soliti incipit del tipo “se ne è andato un altro anno”, “come vola il tempo”, “chi non lo fa a capodanno non lo fa tutto l’anno”. Lasciamo frasi del genere agli amanti del presepe, delle lacrime, dei bigliettini zuccherosi, dell’intimo rosso e dell’albero imbiancato.

Ad un giorno dall’arrivo di Colui che ogni anno rinasce il 25 Dicembre –Babbo Natale- io mi ritrovo impelagato a scrivere un sunto di quanto espresso in ambito ‘core. E’ doveroso premettere che ne io ne altri abbiamo una memoria degna di Pico della Mirandola, e ricordarsi tutto sarebbe cosa improbabile. Detto ciò, l’articolo avrà ad oggetto le uscite che, nel bene o nel male, ci hanno colpito, e se verrà tralasciato qualche album che vi ha particolarmente impressionato, beh non fatene una tragedia, non ne morirà nessuno, vi scolerete un paio di birre e riscoprirete il buon umore. Per favorire una varietà di giudizio l’articolo è stato realizzato in sincrono con Valeria, una ragazza così gentile e paziente da riuscire a sopportare anche il peggiore collega possibile, me. Il 2009 a mio modo di vedere è stato un anno decente dal punto di vista discografico. Non eccezionale, sia chiaro, ma decente. Nel complesso si è visto un calo delle quotazioni del metal/core, genere che ormai si era palesato perfino nelle onde sonore di palestre e saloni da parrucchiere. Il thrashcore sopravvive, ma non fa il botto che pensavano alcune case discografiche. L’Hardcore va forte ovunque, in Italia meno, ma del resto questa è terra di tradizioni nazional/popolari in alcuni casi becere, in altri peggio. Il death/core, nelle sue molte variabili, si dimostra a mio avviso il genere che tiene meglio. Si parlasse di mercato azionario sarebbe il tipico titolo sicuro. In pratica questo stile per il metal è un po’ come i titoli energetici per gli investimenti in borsa: “investi nel death/core e difficilmente perderai dei soldi”. Probabilmente non sarà la svolta della vita, ma in tempi di magra non è poco. Superata questa metafora banale (provate voi a scrivere dopo una fetta di panettone che vi si pianta sullo stomaco come lo stucco fresco), direi che si può passare ai dettagli. Smembriamo questo cadavere sonoro e guardiamone i pezzettini un po’alla volta (Sentiamoci anatomopatologi, perdincibacco). Il nostro amichetto puzza di ‘core, almeno di questo odora il corpo che ci è stato rifilato per l’analisi di fine anno. Ergo: Hardcore/Deathcore/Brutalcore/Metacore ed affini. Dato che la fetta di panettone si è solidificata e pian piano sta prendendo vita, prima che le uvette reclamino una via d'uscita e le mie ascelle gridino vendetta (maledetti deodoranti intimi), è ora di darsi una mossa. Valeria accendi il lettore e veniamo ai dettagli. (Alex Ve)

Caro Alex, con la disattenzione di cui tu hai già fatto accenno, dovuta alla fettona di panettone e ai pranzi festaioli e pantagruelici che precedono il suddetto dolce, temo ci vorrebbe una tanica di benzina e un pacco di fiammiferi per accendere il lettore… ma veniamo a noi e proviamoci. (Valeria Di Chiaro)



FOLK
a cura di: Fabio Petrella "Quorth_on"
Il 2009 è stato un anno d’intense aspettative, di graditi ritorni e sonanti delusioni per quanto concerne il variopinto universo folk. A cavallo della gelida aria che da settentrione muove a sud le note, sospinte da correnti artiche, si diffondono a tutte le latitudini, gonfiandosi e assottigliandosi secondo le emozioni.

Come la natura che in autunno va lentamente a spegnersi, così la nostra annata ricca di folclore va in letargo. Rincuorati dal tepore di una tana, lasciamo che fuori avanzi con passo incerto il vecchio inverno, aspettando la bella stagione per una nuova, armoniosa fioritura.
Le sensazioni a livello musicale, il più delle volte, vanno estrapolate da un groviglio di sonorità, spesso distanti tra loro. Come spesso accade, infatti, è la combinazione tra diversi generi che da vita e forma all’armonia, o musica. Esempio lampante è il folk metal. In un calderone ribollente si amalgamano pacificamente death, black, pagan, viking, ambient e chi più ne ha ne metta. Il fenomeno folk non è mai isolato e, a livello di matrice pura, troviamo poco o nulla. Nell’anno che sta per chiudersi solo gli svizzeri Eluveitie, con l’acustico The Arcane Dominion, rientrano nell’originario concetto folk. Gli elvetici, di solito bravi a gestire una sound a corrente alternata folk/death, piazzano un album ispirato totalmente alla tradizione celtica, che fallisce nell’obiettivo precipitando miseramente in un baratro di noia. Da annoverare tra le delusioni, ma non è il solo. Spostandoci più a nord, fino a penetrare nei fiordi, ci accorgiamo che Torbjørn Sandvik, il ragazzo prodigio che ha saputo ringiovanire in Till Dovre Faller e Evige Asatru le vecchie ballate norvegesi, con Landkjenning alza troppo il tiro, stemperando un poco le aspettative che si erano create intorno ai Glittertind. I connazionali e debuttanti Wardruna, invece, con il loro ambient spirituale e sobrio rappresentano una felice realtà. Runaljod - Gap Var Ginnunga vive di emozioni forti e profane e si specchia in un mondo arcano e dimenticato. Anche i Trollfest con Villanden fanno nuovamente gridare all’arrembaggio. Con il solito e cinico black/folk festaiolo i pirati delle coste ci regalano, come da prassi, un’opera spietata e tagliente. Una conferma.



INDUSTRIAL
a cura di: Giuseppe Corasaniti "Corax"
Se dovessi esaminare la scena metal degli ultimi anni, avrei delle grosse difficoltà a prendere in considerazione una specifica metamorfosi sonora del genere. Quasi sempre leggo terminologie diverse per definire varie sfumature che alla fine si rivelano sempre ruotare intorno al perno centrale: il grezzo distorcere del metallo e niente altro. Solo apparenze, il più delle volte, e raramente qualche notevole spunto degno di originalità. Spesso però, nella continua ricerca per proporre qualcosa di nuovo, entusiasmante e che soprattutto posso lasciare il segno, si attua il fine esasperato e un po’ subdolo, di poter allargare semplicemente il proprio pubblico. Questo all’ascoltatore appassionato, non passa affatto in sordina, a differenza di chi della scena metal (ma non solo) ne sente parlare solo di striscio. Per spiegarmi meglio e facendo un paragone privo di qualsiasi retro pensiero, è quello che avviene quasi giornalmente nell’ambito religioso, dove molte persone usano come esca per aumentare le masse e il proprio tornaconto personale, un sistema molto semplice: si prende un testo sacro e dalla sua personale interpretazione si divulga il sapere supremo di una verità assoluta che stravolgerà il mondo, aumentando il seguito ma confondendolo in maniera disastrosa. Ne più e nemmeno quello che avviene tentando di dare una nuova interpretazione e strada ad un genere musicale che ha una realtà forte e ben definita. Risultato? Molte persone sono realmente convinte di ascoltare metal conoscendone solamente l’eco della scorza e nemmeno lontanamente il succo della vera polpa che risiede all’interno di questo magnifico frutto. Apprezzo l’industrial metal, lo trovo originale, fantasioso e con gli attributi, ma fondamentalmente lo ritengo anche un tentativo di far combaciare un genere di musica estrema, ad una tipologia molto commerciale e di facile ascolto per tutti. Sia chiaro, il discorso non vale in maniera assoluta per tutte le realtà, ma se dovessimo prendere come spunto il gruppo portante e di sicuro più in voga del settore, i Rammstein, cosa propongono se non allettanti sonorità che arrivano in maniera più che comprensiva all’orecchio di chiunque? Non dico ciò per screditare il gruppo, tra i fondatori e i divulgatori dell’industrial, ci mancherebbe. E’ che rimango male se più di una volta chi fa culto di questo genere, risponde a domande su chi sono Pantera o Black Sabbath, tanto per citarne due tra i più conosciuti, “Animale che vive in Africa” e “Sabato Nero” (fatti realmente accaduti purtroppo). E’ anche vero che sarebbe fin troppo riduttivo fare di tutta l’erba un fascio, porlo come una mera trovata per assemblare masse e sfatare l’alone di elite che il metal, come jazz, classica e via dicendo, ricoprono sicuramente. L’industrial, come dice il nome stesso gode di una prepotenza grezza e personale, nata dal collaudo e dall’inserimento di nuove strumentazioni come l’elettronica e che si rifà fortemente a quei reali rumori industriali decisamente pesanti e ripetitivi. Un po’ come quei macchinari che ripetono assiduamente lo stesso interminabile frastuono e ticchettio per un’infinità di tempo. Ed è questa la caratterista che per assurdo, può ricondurlo addirittura alla musica da discoteca di particolari tipologie. Fateci caso ma ciò non è affatto una blasfemia. Ovviamente con le dovute differenze e a buon intenditor...

Detto questo, che resta pur sempre un mio parere personale assolutamente criticabile, facciamo una panoramica del settore analizzando alcune uscite industrial di quest’anno:



tribal axis
Sabato 30 Gennaio 2010, 17.45.23
4
(DEATH) sopra di tutti gli eccellenti Infernal Poetry. Subito dopo Hypocrisy e Dying Fetus. Allucinanti e allucinati gli Agoraphobic Noisebleed. Mi hanno deluso i Cannibal Corpse: un po' troppo piatti. I Children Of Bodom inizio ad odiarli e invece ho adorato i Ghost Brigade. (PROG) non ho ascoltato molto di questo genere: i Dream Theatre hanno sostanzialmente rotto le palle, gli O.S.I si sono confermati geniali (METALCORE) i migliori in assoluto? i Coverge: fantastici. Al secondo posto i Devildriver e al terzo i pazzi Arsonists Get All The Girls. Delusioni: gli Hatebreed, l'omonimo è solo carino. gli Arkaea non convincono appieno: troppo canonici e grigi. i Caliban sarebbe ora che si impegnassero in qualcos'altro. (FOLK) per il folk dico solo una cosa: a cosa serve il disco degli Eluveitie? non è metal e come folk è abbastanza scontato (INDUSTRIAL) L'ultimo disco dei Rammstein si salva a metà e quello degli Jesu è un po' troppo...noioso. Di nuovo complimenti
Marcellotl1000r
Mercoledì 20 Gennaio 2010, 11.55.12
3
Davvero un lavoro infinito! Complimenti! E come è giusto che sia non esente da opinioni contrastanti, per quando mi riguarda (prog) - l'ultimo dei Mars Volta è geniale, si sono reinventati - i Dream Theater invece hanno deluso ritornando alle influenze (pop) che hanno fatto partorire Octavarium; Systematic Chaos era di gran lunga superiore, - gli Astra sono stati nella media, - i Queensryche hanno abbassato di molto il loro standard (indipendentemente dai testi che interessano parzialmente)
Quorth_on
Sabato 9 Gennaio 2010, 13.56.52
2
Very Good! p.s. nella mia sezione c'è stato un errore di copia/incolla, ho segnalato comunque
Pandemonium
Giovedì 7 Gennaio 2010, 21.20.36
1
Complimenti ragazzi!
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