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CALABRIAN METAL INFERNO - Voglia di riscatto
16/01/2010 (4496 letture)
Fine Dicembre. Sarà la coincidenza con la parola "inferno", ma per quanto viene tramandato da millenni su questo luogo infimo, la temperatura risulta molto simile considerando il periodo in cui siamo. Manca poco a dover girare in maniche corte, non è un eufemismo. Anzi, più di uno l’ha fatto. Strano il calore, strani questi gradi all’eccesso, ma niente di nuovo per la Calabria: regione strana anch’essa d’altronde. Qui, il caldo, da secoli ha addormentato un po’tutti: i ritmi sembrano dilatati, rallentati, più che altro assopiti. La gente sembra sguazzare dentro a questo torpido scorrere della vita, con pochi sussulti d’interesse e ribellione verso ciò che li circonda. Può succedere qualsiasi cosa, ma si resta tranquilli, come fosse normale dover accettare soprusi e abusi di ogni genere imposti. E l’emorragia di giovani in fuga, di quelli che non coltivano più speranze in questo silenzio continua. Ma non per tutti. C’è chi resta e vuole farsi sentire. Da qualche anno, nel mondo musicale, qualcosa sta cambiando. Quel qualcosa di cui la musica fino a non molto tempo fa era garante e testimone ufficiale, in quanto simbolo di ribellione: libertà di pensiero e di parola. Proprio qui, dove esprimersi è una lotta che parte da se stessi, il metal sta riscoprendo una linfa cristallina, offrendo possibilità di sfogo e riscatto. Così inizia il mio Calabrian Metal Inferno, con questa rabbia sentita: voglio godermelo fin dal primo istante. Con della birra in mano, ovviamente.

Primo pomeriggio del 27 dicembre: decido di andare a seguire i lavori primordiali dietro le quinte della quarta edizione del Calabrian Metal Inferno. Entrando dalla porta secondaria, ho modo di notare la rapidità con la quale miriade di cavi vengono sistemati in maniera minuziosa e metodica. La cosa stupenda è che non solo gli specialisti del settore si adoperano nell’intento, ma anche alcuni membri delle stesse band nei grovigli di fili si danno da fare. Mi piace fin da subito quest’aria di duttilità e cooperazione non conforme allo standard artistico del tipo: "vengo suono ed esigo tutto pronto a puntino". Così, senza intralciare, intravedo Marko Veraldi, il cantante degli A Buried Existence, che mi propone di andare insieme a comprare un po’ di “beveraggio” di accoglienza per i gruppi che si esibiranno: un degno benvenuto -caloroso ed affettuoso per tutti, mettiamola così. Primo impatto: ambiente professionale, gestito con calma e organizzazione.

La sera arrivo in anticipo per l’intervista: è sempre meglio farle prima, i concerti solitamente lasciano segni indelebili sui musicisti e non, come giusto che sia. Ma gli ultimi soundcheck, a ridosso dell’inizio del festival, impediscono il tutto per ovvi motivi, rimandando la chiacchierata. Tutto è perfetto, la calca non è ancora iniziata: è abbastanza presto. La sala è immensa, il palco è grande e comodo per esibizioni movimentate. In fin dei conti la discoteca serve a qualcosa, o no? Il tempo di dare un’occhiata alle magliette e ai cd della band e mi trovo nel caos più totale. A fine serata gli spettatori saranno all’incirca quattrocento, ottima presenza per continuare a sostenere fiduciosamente il Calabrian Metal Inferno. E’ora. E’ tutto pronto.

I primi a scendere in pista al People di Catanzaro sono gli Amorphead, gruppo giovane made in Catanzaro, nato nel 2007 e che nell’ultimo anno è salito alla ribalta della scena locale. Un thrash melodico con qualche sfumatura death: i ragazzi non sono niente male! Il pubblico e il pogo massiccio confermano questa mia opinione, e i pezzi vengono ben eseguiti senza sbavature di rilievo. L’unica nota dolente, se così vogliamo chiamarla, è la mancanza d’impatto scenico: on stage gli Amorphead sono troppo statici e concentrati nell’esecuzione, ma è evidente che questa lacuna verrà colmata con l'esperienza, che a sua volta verrà acquisita col tempo. Complessivamente i thrashers sono stati una bella sorpresa: ne avevo sentito parlare molto bene, ed al primo live sotto mano posso confermare tutto quello che ho sentito. Acerbi e incazzosi, bene così.

Il secondo gruppo sono i più che rodati cosentini Zero Kelvin, in scena dal 1998 e, nonostante diversi cambi di line up, sempre in voga con il loro metal morbido e melodico, sostenuto da una voce femminile calorosa e avvolgente. Sonorità a portata d’orecchio, prive di riff pesanti e violenti, il tutto confezionato ad arte, curatissimo nei minimi dettagli, centellinato nelle variazioni ritmiche e con una presenza sostanziosa, gradevole all’ascolto a 360 gradi. Di sicuro non un gruppo che delizia con passaggi ardui, gravi e violenti, ma piuttosto autore di un power metal sperimentale, di matrice americana, arricchita con alcune sfumature death, e tanta mirata melodia. Molto pacati come presenza scenica, li definirei il lato gentile del metal di questa serata. Decisamente sfiziosi.

Dietro le quinte, i trucchi la facevano da padrona per l’ingresso in scena dei Guru Of Darkness di Catania. Un black quadrato e lineare, che risveglia danze focose sotto il palco; metodici e diretti, senza fronzoli e sbavature: il trucco crea gli aloni negativi e oscuri del lato tetro del black, così come le facce maligne e inespressive riescono a far calare il pubblico nelle condizioni ideali per l’ascolto dei pezzi. Davvero ottima l’esecuzione dei catanesi, in un black mantenuto a ritmi e tensione elevatissime. Unici nei dell'esibizione sono stati lo scream fin troppo ovattato e sporco, difficile da decifrare e privo di vera personalità, e la durata eccessiva dei brani, mai al di sotto dei 6 minuti: non che sia un peccato, ma quando i gruppi sono molti, la scelta dei pezzi -anche in termine di durata- diventa una componente non da poco. Spietati e costanti, ma un po’ troppo narcisi.

Per quanto riguarda il quarto gruppo, abbiamo avuto il piacere di essere presenti al battesimo live di una delle band nostrane più interessanti del momento, ma non lasciatevi ingannare dal fatto che si siano formati da poco: i componenti hanno infatti una carriera nell’ambito metal non indifferente. Loro sono gli A Buried Existence, i cui membri provengono da band come Glacial Fear, Zora e Land Of Hate. L’unico realmente alla prima esperienza è il batterista, che però è tutto tranne che un pivellino alle prime armi. La folla durante la preparazione della band si è ammassata sotto il palco: l’attesa per il debutto live era evidentemente molta. Non posso dire altro se non che l’unione di questi amici componenti di band storiche della scena calabrese -e non- è sfociato in un sound bestiale, ricco di caratteristiche peculiari rimescolate e tipiche di ognuno dei musicisti: Un thrash old style nerboruto e un death a tratti psicadelico, condito di riff dissonanti, giri di basso virtuosi e dinamici, batteria lineare come un panzer, ed un growling ricco di acido corrosivo. Impatto brutale come un calcio su per il sedere, esecuzione impeccabile e delirio di spallate e gomitate sotto il palco: imprevedibili e con tanta benzina in vena.

Waiting for Better Days. In assoluto, insieme agli A Buried Existence, la band che ha costretto il pubblico al maggior livello di delirio! I pugliesi sono delle vere e proprie macchine live: il palco è stato letteralmente divorato in qualsiasi senso, con sagacia e violenza, per uno spettacolo hardcore eccellente. Nonostante il recente rientro dal tour europeo, la band toglie l’asso dal manico e sfoggia cattiveria in una splendida e brillante esecuzione, mirata a conquistare il pubblico presente, in particolar modo i giovanissimi che hanno apprezzato, e non poco, la musica offerta. Considerato l’orario (l’una inoltrata), è gratificante vedere che ancora la quasi totalità delle persone è sotto il palco e buona parte si sta creando dei sani lividi pogando. I pezzi suonati sono melodici, facilmente orecchiabili ma non perdono per un attimo la verve di potenza assoluta; bella anche la scelta di non standardizzare la lingua del cantato al solo inglese alternando alcuni pezzi in madrelingua. Personalmente, dal vivo i pezzi hanno acquisito tutt’altro valore rispetto a quello sentito su cd: i Waiting for Better Days sono una giovane realtà nostrana (nata nel 2007) che promette veramente bene. Animali da palco.

Ancora hardcore in chiusura di serata, ma di quello pesante vecchia maniera, con i casertani Face Your Enemy. Molto dinamici sul palco nelle movenze, laboriosi e massicci nel sound e nella composizione dei pezzi: martellanti, senza mezzi fronzoli si dedicano nell’esecuzione dei brani evidenziando rabbia becera in maniera semplice e diretta. L’utilizzo delle parole “semplici” e “grezzi”, significa rendere merito in pieno a quell’efficacia basilare dell’essenza metal. Il cantante, scatenatissimo, dopo un improvvisata simulazione da trapezista, coinvolge i ragazzi del pubblico in duetti sull’ultimo pezzo. Essere coinvolgenti alle due di notte non è da tutti, complimenti: diretti senza via di scampo.

Complessivamente il Calabrian Metal Inferno ha dimostrato di essere una serata varia che ha toccato diverse sfaccettature del metal, accontentando i gusti di tutti senza alcun intoppo. Ottima la qualità dei suoni, bello il calore e l’organizzazione in genere: non resta che aspettare il prossimo anno per vedere cosa riusciranno a tirar fuori dal cilindro i fratelli calabresi. Continuate così!


SCALETTA:
Amorphead
Zero Kelvin
Guru Of Darkness
A Buried Existence
Waiting For Better Days
Face Your Enemy



Ghenes
Sabato 16 Gennaio 2010, 15.37.19
7
anche se non ho capito il commento di lux... HORNS UP per questi ragazzi (che io non conosco proprio eh eh...). se lo meritano e solo chi conosce la realtà calabrese può capire l'impegno e la passione che ci vuole.
MARKO
Sabato 16 Gennaio 2010, 13.41.40
6
grazie per il supporto ragazzi,apprezzatissimo,è anche grazie a voi e alla gente che presenzia anno dopo anno se riusciamo ad organizzare ancora questo fest,da parte nostra ci mettiamo la passione e l'impegno affinchè il concerto sia di gradimento per il pubblico e affincè le band partecipanti si possano trovare a loro agio.è stato un'enorme piacere avervi ospitato,alla prossima e un saluto a tutta la redazione, in particolare a raven e,corax e Nikolas
black666
Sabato 16 Gennaio 2010, 13.21.30
5
io volevo complimentarmi con gli organizzattori!! e ringraziarli per quello che stanno facendo perche' non e' da tutti !!! ogni anno sempre meglio grandi ragazzi!!!
Khaine
Sabato 16 Gennaio 2010, 12.42.47
4
@ Lux: si infatti, non sosteniamo troppo l'underground nostrano sennò rischiamo di diventare un Paese normale
Nikolas
Sabato 16 Gennaio 2010, 12.41.48
3
Conosco ssolo gli A Buried Existence, ma sono assolutamente una band validissima! Giusto supportare realtà valide in posti dove è difficile farsi notare!
Lux
Sabato 16 Gennaio 2010, 12.35.37
2
Se vabbè non esageriamo
Raven
Sabato 16 Gennaio 2010, 11.53.51
1
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