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DE PROFUNDIS - Cupe riflessioni
21/02/2010 (2845 letture)
In occasione dell'uscita di A Bleak Reflection abbiamo potuto intervistare i deathsters inglesi De Profundis, approfondendo le modalità di composizione ed incisione dell'album, gli obiettivi della band ed il modo di vivere la musica dei cinque musicisti. A voi la lettura!

Andrea "Moro" Moretti: Ciao ragazzi, benvenuti su Metallized.it. Permettetemi di chiedervi il motivo della scelta del vostro nome: non credete che possa essere un po' riduttivo rispetto ai vostri intenti musicali?
Roman: No, mi trovi in disaccordo. C'è un etica basilare sotto tutti i nostri sforzi. E' una visione di angoscia e mancanza di speranza... è una manifestazione di emozioni e di pensieri che viene dal profondo di noi stessi, nel mentre in cui siamo attratti sempre più verso l'oblio. Non abbiamo un proposito musicale preciso -noi creiamo musica per il gusto di creare musica. Naturalmente le canzoni hanno un significato, ma noi non usiamo la musica come uno strumento -la musica non dovrebbe essere "utilizzata" per nessun motivo... il nome è ovviamente derivato dal Latino, quindi aggiunge un grado di schiacciante formalità ed antichità. Capisco che in Italiano suonerebbe in maniera piuttosto comune, ma comunque io sostengo il nostro nome -penso che sia il nome perfetto per ciò che siamo come band e per ciò che facciamo.

Andrea "Moro" Moretti: A Bleak Reflection è un grande lavoro, molto ambizioso: come nascono i vostri brani?
Shoi: Grazie per i complimenti. Noi non abbiamo deciso di renderlo così ambizioso, semplicemente è successo che la nostra creatività era come un fiume in piena, quindi abbiamo continuato fino a che abbiamo ritenuto di avere tutto il materiale necessario per l'album. La composizione ha poi assunto una dimensione diversa quando Nick si è unito a noi, nell'estate del 2008: le sue capacità ed il suo gusto ci hanno permesso di spingere le nostre composizioni in una direzione ancora più tecnica e progressive, e la cosa è stata fantastica.
Nick: Noi scriviamo musica insieme, tipo (anche se questa metafora viene usata spesso per descrivere il processo, la userò lo stesso) per noi il processo compositivo è come cucinare la canzone in un gigantesco crogiolo di idee. Ciascuno mette i suoi input nella struttura del brano, quindi le idee dei riff, le ritmiche, ecc, ed alla fine le idee di tutti risultano esser state contorte e modellate, quindi la conseguenza è una delle nostre canzoni da dodici minuti! Molto spesso qualcuno -di solito Shoi o Roman- ci mostra un riff che alla fine sarà completamente diverso! Tra di noi non c'è un "compositore principale".
Roman: Tutta la band è coinvolta nel processo di songwriting. Normalmente uno dei chitarristi (me o Shoi) presenta alocune idee e tutti poi ci lavoriamo sopra, jammando, cercando di trovare differenti feels ed interpretazioni. Molto spesso il riff finale ha poche somiglianze con l'idea iniziale... quindi è soprattutto uno sforzo di squadra, in questo senso. Una canzone deve vivere la propria vita, il proprio proposito, quindi ci sforziamo di esser certi che le canzoni che componiamo conducano l'ascoltatore in un viaggio, permettendogli di esplorare diversi stati d'animo. L'intero album A Bleak Reflection, come le onde del mare, avanza e si ritira -è stato arrangiato con attenzione in maniera tale che la cascata di idee sviluppi intensità, per farla nuovamente cadere.
Credo che il nostro processo compositivo sia molto esaustivo, perchè lavoriamo talmente tanto per modellare ogni brano. Ogni canzone che scriviamo è diversa dall'altra, e cerchiamo di evitare di ripeterci. Non c'è una struttura predefinita per le nostre composizione, e quindi immagino che l'ascoltatore ci mette un po' ad abituarsi al nostro stile compositivo.

Andrea "Moro" Moretti: Anche la produzione è interessante, perchè è pulita ma non "plasticosa", e tutti gli strumenti sono sviluppati allo stesso modo; avete lasciato carta bianca al produttore? Avete prodotto l'album in Inghilterra? Il basso che è stato usato per le registrazioni è un fretless?
Nick: Yeah, mi piace un sacco il suono organico dell'album, è venuto fuori esattamente come lo volevamo noi. E' sempre più comune, di questi giorni, doversi sorbire il metal mainstream prodotto tipo "industria musicale". Mi piace pensare che il nostro album mostri un aspetto più umano di questo genere di musica, che permette all'ascoltatore di sentire ciò che noi stiamo sentendo finchè scriviamo e registriamo. Il basso fretless, naturalmente, aiuta questa sensazione.
Roman: Infatti credo che il basso fretless ci sia su sette tracce su otto. Arran è un po' una versione più giovane e più sexy di Steve DiGiorgio, haha! Scherzo ovviamente, ma Arran è un grande bassista ed abbiamo voluto esser certi che lui non venisse dimenticato, nel missaggio finale. La produzione è molto organica -abbiamo scelto di evitare i soliti clichè di triggerare tutto, quantizzare tutti fino alla morte e così via. Noi creiamo musica, non programmi per computer, perciò quello che ascolti sul disco è ciò che realmente suoniamo come musicisti. Abbiamo lavorato duramente con Fernando, il nostro produttore, per realizzare un suono che sarebbe stato adatto alla nostra musica -e non è stato un compito semplice! Fernando ed io abbiamo ascoltato dozzine di album insieme, discutendo con attenzione della loro produzione al fine di prendere delle idee che pensavamo potessero funzionare con la musica dei De Profundis. Durante il processo di produzione eravamo veramente molto consci di come volevamo che il disco suonasse -e sono orgoglioso di dire che credo che abbiamo realizzato quasi perfettamente la nostra visione.
Arran: Abbiamo lasciato fare a Fernando ciò che voleva perchè abbiamo discusso su ciò che era necessario avere, e ci siamo fidati del fatto che lui potesse fare ciò che era giusto fare. Abbiamo voluto avere un suono molto organico, a differenza di molti degli album che si sentono oggi, che sono super-processati e suonano molto meccanici. Abbiamo inciso, missato e masterizzato l'album in Inghilterra e sono veramente molto contento del risultato. Suono il basso fretless su tutte le canzoni eccetto una, ed il modo in cui abbiamo fatto il missaggio mi ha aiutato perchè mi ha permesso di far mantenere un carattere ed un'espressività realistica alle mie linee di basso, cosa che non sarebbe stata possibile se avessimo registrato l'album in un'altra maniera.

Andrea "Moro" Moretti: Mi risulta che il vostro album sia distribuito in India da Sony BMG, quindi una major: quanto siete contenti di tutto questo? Come funziona questa distribuzione e cosa vi aspettate, in particolar modo, dalla distribuzione Asiatica? Pensate che, finalmente e dopo tanti anni, il metal estremo possa essere promosso meglio?
Shoi: E' una figata poter dire alla gente che abbiamo firmato per Sony, ma ad essere onesti Kolony Records sta lavorando molto duro per noi. La pura distanza tra noi e l'India rende ovviamente la partership abbastanza impegnativa. Inoltre la Sony è una grossa etichetta, quindi loro hanno un sacco di band da gestire. Ma la cosa positiva è che il nostro primo album è disponibile dappertutto nel Paese e la nostra fan base sta crescendo velocemente, il che è fantastico. Ciò che veramente cerchiamo nel mercato Asiatico è di andare lì e suonare, così stiamo lavorando per tornare in India con un tour completo, quest'autunno. Vedi, io penso che la major dovrebbero interessarsi al metal estremo, ma che necessitino di un approccio differente. Non puoi scegliere una band così come fanno loro di solito, devi scegliere la band in mezzo alla scena, per esempio scritturando alcune band e poi mettendole on the road. Una band di metal estremo necessita di investimenti molto meno cospicui di Lady Gaga, niente video, stampe di CD ridotte, produzione onstage più piccola. Ma c'è anche molto meno rischio, perchè il metal estremo non è una moda e si basa su un circolo di fan molto devoto. Ma chi sono io per spiegare tutto questo ad una major!
Roman: Sony BMG è stata un'ottima cosa per noi! Ovviamente noi siamo una band di piccolo calibro per loro -non è assolutamente possibile competere con le vendite dei CD di Michael Jackson, per esempio. Forse avrebbero potuto promuovere l'album un po' meglio, ma abbiamo venduto comunque abbastanza bene in India -un mercato musicale abbastanza nuovo per questo genere di musica- quindi siamo piuttosto contenti e pubblicheremo A Bleak Reflection, tramite Sony BMG, in India quest'anno.

Andrea "Moro" Moretti: Nella mia recensione di A Bleak Reflection ho descritto il vostro album come un mix di Orchid degli Opeth (con strutture tipo Morningrise) ed alcuni dei primi Katatonia; quali sono le vostre principali influenze?
Shoi: I primi album degli Opeth sono sicuramente influenti. Non sono un grande fan dei Katatonia ma alcuni dei ragazzi nella band lo sono. Sai, ascoto metal da più di vent'anni quindi ho molte influenze, e naturalmente queste emergono quando compongo un riff. Le influenze sono come materiale grezzo per ciascun musicista. E' il modo in cui le assimili e le rendi parte del tuo sound che è importante. Le automobili sono fatte tutte degli stessi materiali grezzi, ma il modo in cui questi pezzi sono combinati l'un con l'altro fa la differenza tra una BMW ed una Ford.
Nick: Le nostre influenze ed ispirazioni sono estremamente variegate! Credo che ciò permetta alla nostra musica di avere veramente degli intrecci interessanti: Frank Zappa, Iron Maiden, Pink Floyd, Death, Unleashed, i primi Amon Amarth, Opeth, Dream Theater ecc, c'è di tutto. Non voglio dire che queste siano le nostre "principali" influenze, perchè noi componiamo sulla base di come vogliamo scrivere e di ciò che viene fuori al momento in cui lo facicamo.
Roman: Beh, questo è un modo interessante di vederla. Di sicuro i primi Katatonia ed Opeth sono influenti nel modo in cui compongo musica, comunque ci sono anche influeze da molti altri artisti diversi come Morbid Angel, Primordial, Cradle Of Filth, Death ed Anathema. Sono un fan della musica intelligente e progressiva, e non mi interessa se gli artisti sono "metal" o meno. Finchè la loro musica mi dirà qualcosa, io sarò un loro fan.

Andrea "Moro" Moretti: Uno dei piccoli punti deboli del disco è l'eccessiva durata delle canzoni, e quindi dell'album; non pensate che con questa lunghezza l'album possa perdere un po' della caratteristica di "easy listening", diventando difficile da assimilare?
Shoi: Per me è difficile esprimermi per due ragioni. Una è che sono, ovviamente, molto legato all'album, quindi non credo che sia troppo lungo. Tutte le canzoni hanno un significato ed un posto speciale nell'album. In secondo luogo amo gli album lunghi; tutti i miei dischi preferiti sono abbastanza lunghi, sia che siano gli Iron Maiden di metà anni '80, sia che siano i tre album dei Metallica che hanno preceduto il Black Album; amo tutti gli album degli Emperor, tutti quelli dei Dream Theater. Quindi capisci che io tendo a privilegiare gli album lunghi. Credo che la cosa importante, quando hai un disco lungo, sia lavorare sulle dinamiche e credo che questa sia una cosa su cui abbiamo lavorato duramente. Tutte le canzoni suonano differentemente l'una dall'altra, e ci sono molti elementi dinamici all'interno dei brani, quindi l'ascoltatore non ascolta le stesse ritmiche per un'ora di fila. Ma ammetto che questo non è uno di quei dischi che puoi digerire ad un primo ascolto, ed alcune persone che lo hanno ascoltato mi hanno detto che hanno dovuto interrompere l'alscolto e poi riprenderlo per comprenderlo meglio. Questo è il più grosso complimento che ci possa esser fatto.
Roman: Non direi che i brani sono eccessivamente lunghi... ovviamente la mia opinione è di parte, ma credo che tutte le sezioni siano lì per una ragione. Ok, avremmo potuto tagliare alcune sezioni, o fare in modo che le ripetizioni fossero dimezzate o altro -o semplicemente avremmo potuto suonare molto più velocemente, haha!- ma questo avrebbe privato il lavoro della sua atmosfera. Ad essere sinceri, ho lottato con la lunghezza dell'album quando l'ho ascoltato le prime volte dopo che la produzione era finita. Quando l'ho ascoltato ero certamente sorpreso, forse anche leggermente frustrato da quanto ci fosse da ascoltare li dentro, quindi in un certo senso abbiamo a che fare con un'espressività musicale lunga 70 minuti. Sicuramente non si tratta di un disco semplice da ascoltare, ma ma io non vorrei che lo fosse. Sono convinto che ogni canzone dell'album abbia molte virtù, in quanto singola canzone, ma c'è bisogno di molta pazienza per digerire e capire tutto ciò che abbiamo creato. Io la vedo così, perchè alla fine del disco stavo veramente lottando per continuare a vivere bene l'album -sembrava veramente che l'album fosse riuscito a vivere una vita ed un'identità tutta propria- ed un'identità che non ero sicuro di comprendere a pieno. Fare le scelte di produzione finali e di artwork è stato molto difficile in quanto l'album esigeva decisioni particolari. E' un lavoro sicuramente ambizioso e parecchio difficile, ma sono convinto che, alla fine, darà un'esperienza d'ascolto premiante e stimolante per chiunque voglia dargliene l'occasione.
Arran: L'album perderà sicuramente l'audience orientata verso gli ascolti semplici, ma non si tratta del nostro target. Nessuno che possieda una copia del primo disco resterà sorpreso dalla durata dei brani! Abbiamo voluto che le persone fossero stimolate e che si gustassero le atmosfere generate da brani più lunghi del solito. Sappiamo che molte persone apprezzano e comprendono ciò che facciamo ed il motivo per cui lo facciamo, e noi lo apprezziamo molto.

Andrea "Moro" Moretti: L'album verrà seguito da un tour o da un mini-tour? Vi vedremo in Italia?
Shoi: Certamente, stiamo lavorando duro per fissare le date del tour. Non è sempre facile, ma speriamo di poter suonare attraverso tutta l'Europa quest'anno. Quanto all'Italia, è una priorità per noi ed in particolare per la nostra etichetta, che è italiana. Amo l'Italia, ci ho vissuto per un anno e ne parlo la Lingua, quindi mi piacerebbe suonarci.
Nick: Speriamo!
Roman: Ci stiamo provando! Per noi è importante fare il tour giusto. In realtà siamo in contatto con un promoter per fare alcuni show in Italia questa primavera, che sarebbe una cosa sensata dal momento che la nostra label, la Kolony Records, ha sede in italia, quindi sarebbe una cosa molto intelligente dal punto di vista della promozione e del supporto che potremmo avere.

Andrea "Moro" Moretti: Che tipo di musica ascoltate?
Nick: Cambia a seconda del mio umore. Solitamente ascolto prog rock, heavy metal, death metal, black metal e doom, quindi di solito alterno tra questi.
Roman: Ora come ora sto ascoltando Primordial Domination degli Incantation -brutal death metal insensato incrociato con un malefico death/doom, che mi piace molto. Oltre a questo, recentemente sto ascoltando molto gli Arcturus, gli Unleashed ed i Death.
Arran: Ascolto molto progressive, jazz e world music così come ascolto molto metal, quindi credo che molto di tutto ciò ha influenzato le linee di basso che ho scritto per l'album.

Andrea "Moro" Moretti: Grazie del tempo che ci avete dedicato, è stato un piacere: se vi va, salutate i nostri lettori come preferite.
Shoi: Grazie a te per la recensione che hai fatto del nostro album, ne siamo orgogliosi ed è bello vedere che c'è gente al di fuori della band che apprezza ciò che facciamo. Come ho già detto speriamo di suonare in Europa ed in Italia nel prossimo futuro, non vediamo l'ora di suonare per qualche Italian Metalhead.
Roman: Grazie a te per quest'intervista, è stato un piacere. Spero che potremo suonare in Italia molto presto -non si sbaglia mai quando si va di Chianti Classico e di cucina italiana... e le ragazza italiane... wow... comunque sia, cosa stavo dicendo... Metal!
Nick: Grazie a te. E che tu possa vivere nell'eterna, cacofonica disperazione!



Pandemonium
Martedì 23 Febbraio 2010, 16.17.02
3
Hai ragione, lo sto apprezzando maggiormente anch'io col passare del tempo e l'aumentare degli ascolti. Gli album migliori funzionano sempre così, d'altronde.
Moro
Lunedì 22 Febbraio 2010, 22.47.39
2
Soddisfatto della mia prima intervista =) Devo dire che il disco dei De Profundis è cresciuto in modo esponenziale molto dopo aver fatto l'intervista. E' un disco di lenta assimilazione che però lascia i suoi bei frutti.
Pandemonium
Lunedì 22 Febbraio 2010, 9.08.05
1
Gran bella intervista Moro, una band da supportare. "E che tu possa vivere nell'eterna, cacofonica disperazione!" geniale!
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