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DEATH HEAVEN + IMPOSER + PROFANAL - Italian Extreme Metal
24/02/2010 (4212 letture)
Sabato 13 Febbraio, una serata atipica per gli amanti del metallo estremo in quel di Vicenza: al Jack Hole hanno incrociato gli strumenti ben cinque formazioni dell’underground italiano regalando a tutti i presenti ore di puro godimento e massacro sonoro. Premetto subito, per questioni di trasparenza, che la data in questione è stata organizzata dal mio amico Fog e vedeva, tra i partecipanti, la presenza di una formazione che ormai seguo da anni: i Death Heaven. Non fraintendetemi: se state leggendo queste parole non è certo per fare un piacere a persone che già sono affermate nel panorama musicale italiano, al contrario vi esorto alla lettura al fine di farvi un’idea di quali possano essere i risultati di coloro che con perseveranza e coerenza che rasentano il maniacale, supportano e fanno vivere l’underground nostrano. Dedico quindi l’articolo a tutti coloro che amano il metal estremo, a quegli appassionati che fanno mangiare kilometri ogni week-end alla propria automobile solo per vedere quanto hanno da dire le giovani bands italiane, nella speranza di instillare quella curiosità che non vi permetterà di perdere la prossima data dei gruppi di cui sto per scrivere, o nel caso già li conosceste, di leggere la mia personale opinione in merito.

BLASPHEMOUS NOISE TORMENT
Arrivato alle porte del Jack Hole alle 21 e trenta, certo d’essere in anticipo di mezz’ora sull’orario prestabilito, scopro di aver sbagliato i miei calcoli: la prima band della serata, i Blasphemous Noise Torment è già all’attacco con il proprio death\black veloce e blasfemo. Non me ne vogliano i componenti del gruppo per il mio ritardo, ma non potevo prevedere lo slittamento della scaletta dovuto dalla quantità di gruppi e dal tempo disponibile. Pochi accordi della penultima canzone non bastano sicuramente per valutare la qualità delle composizioni originali del combo bellunese, ma devo dire di essere rimasto molto coinvolto dall’interpretazione del lungo brano firmato Archgoat che ha chiuso la performance. Mid-tempos cadenzati e grondanti malvagità vengono alternati al blast beat ferale e preciso di Necrosodomizator of the Dark Legions, mentre il growling del cantante e bassista Titanic Furor of the Inexorable March risulta profondo e convincente quanto il ronzante riffing di Black Pestilence of Mass Destruction (complimenti per i nomi). Nei limiti in cui posso pronunciarmi, devo dire che i Blasphemous Noise Torment meritano di essere visti dal vivo: una cover di Archgoat (a parte essere una proposta rara ed accattivante in sé) mi è bastata per calarmi nella giusta atmosfera di blasfemia e cattiveria che ha pervaso per l’intera serata il Jack Hole.
Myspace ufficiale dei Blasphemous Noise Torment

PROFANAL
Giunge il turno dei livornesi Profanal, band dedita al death metal old school diretto e feroce degli ‘80s. Autore di due demo (Demo 2007 e Rotten Bodies del 2009) il quintetto ci porta indietro nel tempo, negli anni in cui la bandiera del death estremo era sfoggiata con fierezza da band del calibro di Obituary, Grave e Asphyx. La prima impressione che ho avuto vedendo il microfono in mano a Rosy non è stata certo positiva: quante esponenti del gentil sesso avete sentito produrre un growling decente in vita vostra? Immagino che vi basti una mano per rispondere alla domanda… ebbene, devo ammettere che io risponderei alzando due sole dita: uno per la cantante delle Mythic e uno per Rosy. La voce gutturale, raschiante e priva di effetti artificiali della cantante (altro che Angela Gossow) segue le canoniche linee vocali tipiche del genere: pochi grugniti assestati al momento giusto nelle composizioni come vuole la vecchia scuola ed il resto è giocato tutto sulla presenza scenica. Il roteare vorticoso della rossa chioma della singer scandisce il quattro quarti delle canzoni demolendo qualsiasi pregiudizio omocentrico di sorta: abbiamo voluto la parità dei sessi, bene, è l’ora di fare i conti anche con le cantanti death metal. Il conivolgimento e la buona presenza scenica però non può essere semplicisticamente allargato agli altri componenti della band (batterista a parte): i due chitarristi Burchi e Kristian sono immobili e congelano la folla con espressioni truci, mentre il corpulento bassista Daniele rimane perennemente con i capelli davanti alla faccia dondolando ogni tanto la testa al ritmo della cassa. A livello musicale, come dicevo, la proposta dei Profanal si è rivelata canonica, ma non per questo da ignorare: il riffing anche se non originale denota un certo gusto nella scelta soprattutto dei cambi di tempo e nell’inserimento dei buoni assoli di Kristian: unica pecca la distorsione palesemente debitrice al sound dei Dismember, che se da un lato fa felice i fans del combo svedese, dall’altro distoglie l’attenzione dall’originalità delle composizioni proposte. A livello ritmico non c’è alcuna sbavatura: per quanto i Profanal si muovano costantemente sul raddoppio o il dimezzamento del tempo perennemente in quattro quarti, la cosa non risulta sgradevole dato che il bravo Nicco si dimostra a proprio agio sia nelle sfuriate in blast beat che con la doppiacassa in sedicesimi, senza dimenticare le decellerazioni più “Asphyx oriented”. I complimenti alla giovane band ci stanno tutti: poche volte ho potuto ritenermi soddisfatto dai live di gruppi con alle spalle due sole demo: questo appunto non è il caso, il che mi porta a ipotizzare la perseveranza della band in lunghe serate di sala prove, unico modo d’altronde, per risultare affiatati, precisi e convincenti sopra ad un palco.
Myspace ufficiale dei Profanal

IMPOSER
Meno di un quarto d’ora dopo il termine della performance dei Profanal appaiono dal camerino i colossi Imposer, trio trevigiano fautore di un micidiale brutal death metal come pochi in Italia. La band vanta una discografia di due demo (War Throne del 2003 e Promo 2007), due EP (Antitesis of Sacraments del 2007 e Divine Intolerance del 2010) e due full-lenght (Imposition Servant del 2005 e Behold Demons del 2008) all’insegna dell’anticristianesimo e del satanismo più efferato; inoltre due membri della stessa (il cantante chitarrista +A+ e A. Janko) sono entrati da poco nelle file del combo singaporiano Impiety. L’atmosfera si fa tesa quando i brutal-deathster entrano in azione: dopo un breve intro si scatena il mosh pit nella sala del Jack Hole sotto il riffing iperveloce, il balst beat disumano e il growl cavernoso firmati Imposer. La velocità portata ai livelli massimi è il comun denominatore delle composizioni proposte dal combo, peculiarità che ha creato non pochi problemi alla qualità della loro performance generale. Nel primo pezzo proposto infatti il trigger sulla doppiacassa non è riuscito a trasporre tutti i colpi che il disumano batterista A. Janko suonava effettivamente: si è dovuto spegnere la centralina e accontentarsi del suono acustico prodotto dalle pelli. Nessun problema, avvicinatomi al palco, non mi sono perso le micidiali rullate anche se mal si combinavano con il suono proveniente dal basso e dalla chitarra amplificati dalle casse. Senza badare a tale inconveniente, gli Imposer hanno continuato il loro concerto pescando brani dal proprio repertorio infarcendo il tutto con due cover: un’incredibile intro di Black Magic degli Slayer (con un blast beat al doppio della velocità dell’originale, alla faccia di Lombardo) e I Am Elite dei War. Il brutal death dei trevigiani è perennemente volto ad annichilire l’ascoltatore in un susseguirsi di riffs brutali e oscuri che, uniti ai ritmi sempre tirati del basso e della batteria, non possono che ricordarmi una delle mie band preferite in tale ambito: Azarath. Le atmosfere cupe e claustrofobiche sono difatti sempre sul limite tra un Panzer Division Marduk e l’approccio massiccio e corposo di bands quali Incantation o Monstrosity: un devastante connubio di war black metal e brutal death. Per quanto riguarda la presenza scenica vi basti questo: A. Janko dietro le pelli è un vortice allucinante che si fatica a seguire sia con gli occhi che con le orecchie; il bassista M. Putrid è costantemente impegnato a far roteare i propri capelli biondi che, ad occhio e croce, superano il metro e mezzo di lunghezza; infine +A+ si contorce sul microfono regalandoci growl dall’oltretomba e sfoggiando un pentacolo tatuato sull’addome, il tutto martoriando la sei corde. Un particolare scenografico da non dimenticare: tre immense croci nere rovesciate sul palco rivolte verso il pubblico palesano i temi delle liriche della band. Tirando le somme, al di la dei problemi tecnici alla batteria, la prova degli Imposer è stata sopra le righe: se non l’aveste ancora capito, questi ragazzi, oltre ad essere grandi professionisti, hanno attitudine da vendere.
Myspace ufficiale degli Imposer

HATHEN LIFECODE
Dopo i massacranti 40 minuti di concerto degli Imposer, una pausa è più che doverosa, il fatto è che il quarto d’ora per il cambio sul palco non è risultato sufficiente per riprendere fiato, questa volta non per mia volontà: vi sono stato costretto dalla proposta musicale degli Hathen Lifecode. Avendoli ascoltati sul loro myspace, sapevo già che il sound della band non faceva per me, ma conscio del fatto che il più delle volte generi come il death mischiato al grindcore trova il suo terreno fertile in sede live, mi sono avvicinato al palco per gustarmi lo spettacolo. I pezzi degli Hathen Lifecode (tratti dal loro split con i War Goat Cult e l’EP Genocodecult) si sono dimostrati come temevo: banali, privi di mordente e nel complesso deludenti. I giri di chitarra risultano anonimi, i tempi di batteria canonici, il cantato in sordina tanto che, quando è intervenuto sul palco +A+ degli Imposer, sembrava che il mixerista avesse alzato il volume del microfono a palla. Devo ammettere che non ci sono stati errori tecnici eclatanti, né troppe sbavature a livello strumentale (a parte il cantante senza voce): la band sa suonare, il problema è che è apparsa svogliata e poco coinvolta tanto da lasciare il palco dopo sole quattro\cinque canzoni di pochi minuti. Non capisco proprio il perché di questo comportamento, ma sinceramente, visto il prodotto proposto, non ho di che lamentarmi. La migliore performance si è raggiunta comunque con un brano in classico stile grind della durata di mezzo minuto di sfuriata alla Napalm Death che ha visto lo scatenarsi di un mosh-pit da parte dei soli amici del gruppo. Calato il sipario, nessuno dei presenti (me compreso) si è degnato di applaudire.
Myspace ufficiale degli Haten Lifecode

DEATH HEAVEN
A mezzanotte inoltrata giunge la seconda band più attesa dagli extreme metallers presenti al Jack Hole: gli scledensi Death Heaven. Forti di un demo del 2005 e dell’apprezzato full-lenght Viral Apocalypse, i vicentini decidono di sorprendere il pubblico esibendo solo pezzi inediti (cinque lunghi brani) ed una cover (una superba Rapture dei Morbid Angel). Avendo già sottolineato che si tratta di amici e non volendo passare per “quello di parte” inizio con l’esporvi le mie critiche. La voce di Andrea era parzialmente sottotono in confronto alla qualità media che gli ho visto sfoggiare in altri concerti: mi sono ricreduto sull’ottimo screaming perfezionato col tempo, ma ho trovato il growling poco potente e coinvolgente (ha compensato Matteo con i rari backing vocals). I suoni delle chitarre inoltre sono risultati troppo impastati e confusi ed un più attento sound check avrebbe migliorato la performance in questo senso. La scelta rischiosa di proporre solamente pezzi inediti infine, ha in parte deluso i fans che si aspettavano le mazzate incise nel succitato full-lenght anche se, personalmente, sono rimasto colpito (e affondato) dall’originalità e dal miglioramento a livello compositivo (oggettivamente coglibile) delle nuove composizioni in confronto alle vecchie. I nuovi spartiti scritti dai Death Heaven difatti pescano a piene mani dal technical brutal death più intricato e tecnico che si possa concepire, seguendo le coordinate cacofoniche che rendono fenomenali gruppi quali Ulcerate, Hate Eternal o Gorguts. La ricerca di scale antimelodiche con cui fare intrecciare le asce suonate da Matteo e Andrea rappresenta il punto di forza del combo: tapping, sweep picking, ritmi creati sbattendo il plettro sulle corde a vuoto, arpeggi distroti claustrofobici ed un’effettistica aliena sono le carte giocate dai due per dare le sfumature al quadro futuristico-impressionista firmato Death Heaven. Notevoli anche le performance degli altri componenti: Brn al basso è un polipo che riesce a seguire i compagni alle sei corde anche nei momenti più articolati come i passaggi in tapping; Baital dietro le pelli non è certo da meno: soprattutto nell’ultimo brano eseguito ha dato prova di coordinazione, velocità e furia invidiabili continuando a mutare i ritmi senza lasciare nulla al caso: giri di tom, rullate iperveloci, doppiacassa imperante e tempi jazz a ruota. Il prodotto finito della performance dei Death Heaven è qualcosa di insolito per coloro che sono abituati ad un basso standard di qualità a livello underground: i quattro sono palesemente dei professionisti ogniuno nel proprio strumento. Il livello tecnico delle composizioni è pauroso e la presenza scenica è buona anche se le partiture non permetterebbero l’eccessivo movimento dei membri della band. Il fatto è che ben pochi musicisti sanno destreggiarsi in sfuriate brutal death in tempi dispari a 280 bpm per poi rallentare di colpo in mid tempos jazzati che apparentemente non hanno nulla a che fare con il resto delle canzoni. La genialità e assieme la forza dei Death Heaven sta proprio in questa capacità: fondere gli estremi senza cadere nel cattivo gusto, avvicinare ciò che è più distante per trovare un nuovo punto di unione, sperimentale, aperto ad originali interpretazioni e potenziali innovazioni per il metal estremo.
Myspace ufficiale dei Death Heaven

È con i Death Heaven dunque che la serata Death Metal del Jack Hole cala il sipario. Contando che l’entrata costava solo 5 euro (un euro per gruppo) ed ha visto la partecipazione di ben 160 spettatori (componenti delle bands, gestori e organizzatori esclusi), credo sia un dovere per il sottoscritto pubblicare la seguente intervista all’organizzatore Fog che ha permesso la realizzazione di una delle serate più importanti a livello underground di questi mesi.

Pandemonium: Ciao Fog, benvenuto sulle pagine di Metallized! Vorrei farti qualche domanda sulla tua attività di organizzatore di eventi underground. Da cosa nasce la volontà di organizzare serate come questa al Jack Hole? Perché ti occupi principalmente di generi estremi quali il death, black, brutal e grind?
Fog: La mia volontà nasce principalmente dal fatto che sono un appassionato di musica underground ESTREMA. Mi piace organizzare eventi, sono anni che lo faccio in altri settori, ma la passione per il death metal mi ha portato finalmente a fare un concerto del genere.

Pandemonium: Con quali band hai lavorato finora e come sono andati i rapporti tra di voi?
Fog: Ho lavorato con svariate band da 10 anni a questa parte. Finora praticamente nessuno si è lamentato quindi vuol dire che siamo bravi no? Eheheh. Seriamente, sono un musicista e so come vogliono essere trattate le band. Basta poco per soddisfare gli animi. Birra, Cibo e un giusto compenso..e last but not least un fonico coi controcazzi!! Ho organizzato (spesso con altri collaboratori) Katatonia, Antimatter, The Crown, Dying Fetus, Monstrosity, Daemonia, Mumakil e gruppi in ambito EBM come Hocico, Diary Of Dreams, L'ame Immortelle e molti altri.

Pandemonium: Le aspettative sono state appagate o l’interesse generale per l’underground italiano non è così alto come si potrebbe credere?
Fog: Sinceramente non pensavo ci fosse una presenza così “massiccia”. C'è molto supporto da parte dei fan. E i gruppi spesso e volentieri vendono un sacco di Merchandise, cd compresi. E' una cosa molto positiva questa.

Pandemonium: Quali band nel panorama tricolore odiernamente attive reputi interessanti?
Fog: Dirtene alcune significherebbe declassarne altre. Ce ne sono molte, veramente tante di valide, sopratutto in Veneto. Per non fare torto a nessuno te ne cito una purtroppo non più attiva. Spite Extreme Wing. Immensi.

Pandemonium: Io penso che iniziative come la tua rendano veramente migliore il paese in cui viviamo. L’underground è il sostrato indispensabile da cui qualunque band deve partire se vuole raggiungere fama internazionale. Credi che sia ancora possibile raggiungere il resto d’Europa grazie alla musica italiana o ritieni più importante rimanere legati alle radici del movimento e non cercare l’appoggio delle major?
Fog: Potremmo stare ore a parlare dell'argomento. Diciamo che internet aiuta moltissimo a rendere la musica da Locale a Internazionale. Sono felice di questa “globalizzazione” della musica. Pensa che di recente ho scoperto un gruppo neozelandese Anno Domini Mortus. Ho scritto, mi han spedito tutta la discografia. Voglio organizzare una data loro qui. E se facessimo un buco sotto i nostri piedi arriveremmo in Nuova Zelanda. Questo significa che non ci sono confini. L'underground è compatto e lo dimostrano band come quelle che hai citato e che stimo molto. Non è difficile diventare internazionali oggigiorno ma rimanendo sempre underground. Le major? La rovina della musica. Se non hai le palle quadrate ti lanciano e tocchi il cielo. Poi quando cadi ti fai male. Meglio rimanere coi piedi per terra. Bisogna avere un carattere di ferro per non sputtanarsi.

Pandemonium: Bene, ti ringrazio per la tua disponibilità, un’ultima domanda e poi ti lascio salutare i nostri lettori. Quali progetti hai per il futuro? Come credi si evolverà la scena in Veneto? Grazie ancora Fog!
Fog: Grazie infinite a te e a Metallized per lo spazio. La scena c'è e finalmente ho trovato un locale che non si fa problemi nella promozione di eventi di musica estrema. Il che vuol dire che lavorerò spesso con loro per promuovere l'underground veneto e italiano in genere. A tal proposito ci sono delle date Killer in programma!!
27 Marzo: Psychofagist+Tears Before+Snuff Movies After Dinner
25 Aprile: Hour Of Penance+The Modern Age Slavery+Goro+Exidia
07 Maggio: Airlines Of Terror (Membri dei Novembre)
Da pauraaaaaa

RINGRAZIAMENTI
Un ringraziamento speciale va a Fog e a Brutal Fede per le foto del concerto, a tutte le bands che hanno partecipato per la devastante serata, ed infine al Jack Hole per l’ottima location.



BrutalFede
Giovedì 25 Febbraio 2010, 21.39.49
6
Mi è piaciuta molto questa recensione e concordo pienamente il tuo giudizio. Una gran bella serata, gruppi interessanti e una buonissima compagnia! Grazie a te, a Foja (che si fa sempre il culo per organizzare ste serate), al Jack Hole e a tutta la combriccola vicentina!
Renaz
Mercoledì 24 Febbraio 2010, 18.47.50
5
Sennò mica dicevo che era bella!
Khaine
Mercoledì 24 Febbraio 2010, 18.45.22
4
Yep! Mi ricorda la tua
Renaz
Mercoledì 24 Febbraio 2010, 18.31.50
3
Esatto, Manne verde, molto bella...
Khaine
Mercoledì 24 Febbraio 2010, 18.19.34
2
Ma che è, la manne verde?
Renaz
Mercoledì 24 Febbraio 2010, 11.53.38
1
Molto bella la nuova chitarra del Mestruo!
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