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JURASSIC ROCK - # 17 - COVER STORY: Equipe 84, Corvi ed altri animali...
28/02/2010 (12474 letture)
C'era una volta... un'altra Italia, un paese musicalmente importante e appetibile da tutte le stars straniere che non snobbavano, anzi ne erano onorate, di fare le versioni italiane dei loro successi, cantarle e a proporle personalmente nel nostro Paese. Arrivarono così Paul Anka con la sua Diana e un'altra decina di dischi, Neil Sedaka con Il Re dei Pagliacci e Gene Pitney, Perry Como e Dean Martin, Connie Francis e Tom Jones, Wilson Pickett e Stevie Wonder per non parlare poi di tutte le stars che si esibirono nelle varie edizioni del Festival di Sanremo. Una situazione paradisiaca quindi che continuò anche negli anni '60/'70 con i Rolling Stones, Marianne Faithfull, gli Hollies di Graham Nash, i Minstrel, Michel Polnareff, Johnny Halliday, I Mungo Jerry, Sonny & Cher, David Bowie e decine di altri complessi; insomma, se volevi avere successo nel mondo dovevi includere giocoforza l'Italia perchè è anche qui che si vendevano milioni di 45 giri: Bobby Solo faceva tre milioni di dischi con Una Lacrima sul Viso e Patty Pravo addirittura cinque con La Bambola.
Ed il vergine repertorio italiano della canzonetta non disdegnava di proporre in proprio le versioni (molto) rivedute e corrette dei successi esteri, inglesi, americani o francesi ovviamente con grande beneficio degli autori e degli editori originali che molto spesso, per favorire la diffusione dei propri brani, mettevano a disposizione anche le basi sonore originali ma, vista l'ingenuità del pubblico italiano di allora si consumarono anche autentiche truffe, canzoni spacciate per “cosa nostra” ma palesi scippi di brani ascoltati fugacemente alle radie estere; l'Equipe 84 fece sua I Get Around con Prima di Cominciare degli inconsapevoli Beach Boys per esempio.
Avevamo anche buoni autori (Mogol, Pantros, Nisa, Paoli, Tical, Herbert Pagani etc.) che pensavano ad adattare al nostro costume e modo di pensare i testi a volte ermetici e/o incomprensibile degli autori stranieri con risultati non certo disprezzabili e non sono pochi quelli che superarono la soglia del milione di copie vendute.
Di seguito vi proponiamo una serie di brani non tutti a larga divulgazione ma significativi per la diffusione di una certa “musica giovane” nel nostro Paese, sia per esecuzione che per interpretazione tanto da dare un risultato finale a volte apprezzabilissimo. Vi invitiamo a cercare ed ascoltare sui vari siti questi brani per rendervi conto di come e cosa si cantava agli albori del rock italiano.

1) STAND BY ME – Ben E. King * PREGHERO' – A. Celentano (1962)
Confidando sulle difficoltà di collegamento fra USA e Italia e sulla scarsa qualità radiofonica allora propinata dall'unico canale RAI, Don Backy tentò (e gli riuscì) il colpaccio di appropriarsi inopinatamente di una canzone e farla diventare sua. In effetti Pregherò è costruita sulla base musicale di Stand By Me, un successo di Ben E.King con un testo inventato di sana pianta e abbastanza indegno; in italiano, una specie di orazione raccontava di una cieca che vedeva con la forza della fede e della preghiera (!!!) mentre l'originale trattava semplicemente di due amanti che, cascasse il mondo, non dovevano lasciarsi mai. Per anni la canzone fu accreditata al solo Don Backy e passò molto tempo e diverse azioni legali perchè venisse abbinato anche il nome di Ben E.King che nel frattempo aveva perso gran parte dei diritti di una canzone diventata un immenso successo in Italia. In effetti, pur essendo una “canzonaccia” Adriano Celentano ne dà una versione magistrale, di grande effetto ed anche la sua interpretazione fu frutto di un sopruso verso Don Backy che l'avrebbe voluta cantare personalmente; da qui iniziarono i litigi e la separazione fra i due, ma così va il mondo... Non contento, Celentano replicò con la miracolosa Tu Vedrai, il seguito indecente questa volta a cura di Ricky Gianco che invece si impossessò di Don't Play That Song, sempre del solito, incolpevole e saccheggiato Ben E.King.

2) DON'T WORRY BABY – Beach Boys * SEI GIA' DI UN ALTRO – Equipe 84 (1964)
Preziosa ballata dei Beach Boys datata 1964, uno delle più belle dei primi Bagnini californiani dove emergono, già maestri, i deliziosi impasti vocali dei fratelli-cugini Wilson e il falsetto di Brian. Il quartetto di Modena guidato da Maurizio Vandelli l'anno dopo ne realizza una fedele versione vocale pur modificando la stesura per questioni di metrica ma altrettanto soddisfacente e d'effetto il risultato finale. Da notare che il testo in italiano affrontava il tema della doppia vita sentimentale di una donna, una “ufficiale” e una no, argomento molto avanti e pruriginoso per i tempi di uscita anche se adesso farebbe ridere. Non ebbe molto successo da noi né la versione originale che incontrava difficoltà di diffusione né quella dell'Equipe 84 allora solo un complesso come tanti alle prime armi e quindi disco di difficile reperibilità. L'Equipe 84 dei primi tempi si cimenterà in molte cover-version di brani esteri realizzate con maestria che contribuirono, oltre che a consolidare il nome del quartetto, anche a diffondere brani e bands che difficilmente sarebbero arrivati a noi. Su tutti Ora Puoi Tornare, la Go Now dei Moody Blues, Spiegami Come mai - Funny how love can be degli Ivy League e Papà e Mamm (Papa-oom-mow-mow) dei Rivingstons.

SEI GIA' DI UN ALTRO – Equipe 84


3) HOUSE OF THE RISING SUNS - Animals * LA CASA DEL SOLE - Los Marcellos Ferial (1965)
Non sono riuscito a quantificare esattamente quante versioni italiane furono pubblicate anche con testi diversi tra loro di questo traditional riproposto e portato al successo nel “64 dagli Animals di Eric Burdon e Alan Price. Di certo la più nota fu quella dei Los Marcellos Ferial, un trio vocale nato, già dal nome, per divertimento negli studi Durium ad opera del maestro Marcello Minerbi per eseguire canzoncine estive (Quando Calienta el Sol, Sei Diventata Nera etc..) ma poi passati alla canzone impegnata (Angelita da Anzio, John Brown). I ragazzi milanesi la presentarono al Cantagiro 1965, una formidabile vetrina per quegli anni ed ottennero uno strepitoso successo bissando quello dell'anno prima ottenuto appunto con Sei Diventata Nera. Del brano originale che risale agli anni '40 (Rising Sun Blues) rivalutato dal pioniere folk Pete Seeger, un'amara storia di prostitute, giocatori d'azzardo pentiti e varia umanità ai margini di New Orleans, non v'è traccia nella versione italiana di Mogol anzi, nonostante la drammaticità dell'impianto sonoro, diventa una banale canzone d'amore estiva, giusto per non urtare la sensibilità degli austeri censori RAI di quegli anni. Fra le altre versioni ricordiamo quella di Bruno Castiglia & i Bisonti, Dik Dik, Pilade, Fausto Papetti, Guidone e due versioni di Riki Maiocchi ma con un testo diverso. Negli anni '70 divenne anche un hit da discoteca per opera dei Santa Esmeralda.

4) I AIN'T NO MIRACLE WORKER – Brogues * UN RAGAZZO DI STRADA – I Corvi (1966)
Nel 1966 per il disco di esordio dei quattro Corvi fu scelto un brano di uno sconosciuto gruppo californiano, i Brogues (trad.: I Rozzi), in anticipo sui tempi della psichedelia poiché si formarono nel 1964 per sciogliersi l'anno dopo alla vigilia del grande successo con quattro dischi all'attivo di cui, l'ultimo, proprio questo. La versione italiana dei parmensi non rispecchia quella americana dal testo più socialmente impegnato e anche con una quadratura e una metrica difficilmente traslabili nella nostra lingua ma fu un 45 giri di grande successo per i quattro goth ante-litteram che permise loro di vendere oltre un milione di copie e arrivare alla grande popolarità specialmente con il Cantagiro 1966 di cui furono autentici mattatori. Fatto insolito, il testo italiano è la storia questa volta di un ragazzo, vagamente un “poco di buono”, e non una donna, che chiede di essere lasciato perchè non potrà dare quanto lei si aspetta da un uomo. Memorabile l'uso di uno dei primi distorsori Vox per chitarra che fece impazzire nella ricerca più di un chitarrista e storico anche il cantare biascicato dalla voce del mitico Angelo Ravasini. I Corvi si ripeterono clamorosamente con una cover anche di un'altra psyco-band americana, tali Electric Prunes di cui riproposero liberamente la loro I Had Too Much To Dream, intitolata Sospesa A Un Filo. Curiosità:la produzione e i testi di entrambi i 45 giri furono di Nicola Salerno (Nisa), papà di Alberto, altro grande autore (Nomadi, Tiziano Ferro, Zucchero, Mango etc.) nonché suocero di Mara Maionchi, moglie appunto di Alberto.

UN RAGAZZO DI STRADA – I Corvi


5) YOU WERE ON MY MIND - Barry McGuire * IO HO IN MENTE TE - Equipe 84 (1966)
“Apro gli occhi e ti penso...” è senz'altro la frase più nota di tutta la stagione canora dei “60 e l'apertura che marcherà indelebilmente Mogol, che di testi ne ha scritti comunque a migliaia !!!
Primo disco in casa Ricordi per l'Equipe 84 freschi di fuga, non senza strascichi, dalla Vedette di Armando Sciascia che. per ripicca. pubblicò contemporaneamente come dischi ufficiali dei provini malamente assortiti. Non ebbe modo di intaccare il furioso successo di questo brano che vinse a mani basse il grande Cantagiro 1966 davanti ai Rokes (Ma Che Colpa Abbiamo Noi) e i Corvi (Ragazzo di Strada... che anno!!!) e venderà di botto più di due milioni di copie. La canzone originale, prima dei We Five poi del cantautore americano Barry McGuire, uno incattivito col sistema che già aveva sfornato Eve of Destruction, ma l'etichetta italiana pubblicò come lato A un'altra cover, quella Resta-Stay di Maurice Williams & Zodiacs che conoscerà nel tempo decine di versioni (famosa quella di Jackson Browne). Le prime ormai rarissime copie del disco avevano quindi Resta come lato A, ma visto che Io ho in mente te era ormai la trainante, la Ricordi decise in fretta di ristamparlo con l'ordine invertito ed una nuova copertina. Il brano resta ancora adesso ad oltre 40 anni di distanza, l'indiscusso inno dei “Favolosi anni 60” insieme a “Bandiera Gialla”. E' ancora al decimo posto fra i dischi più venduti in Italia negli ultimi 50 anni.

IO HO IN MENTE TE – Equipe84 - Cantagiro66


6) WITH A GIRL LIKE YOU – Troggs * UN RIPARO PER NOI – I Nomadi (1966)
Ridicolo e inconsistente il testo italiano del secondo grande successo degli inglesi Troggs ad opera dei Nomadi, in bilico ancora fra canzone impegnata e puro divertimento; del resto questo brano era il retro della tetro-futuristica Noi Non Ci Saremo. Non che la versione dei quattro di Andover brillasse per originalità (...vorrei passare la mia vita/con una ragazza come te...) ma almeno era sostenuta da una buona base di chitarre garage, quasi pre-punk, già collaudate con il precedente Wild Thing e la graffiante voce di Reg Presley dava una forza particolare all'esile impianto sonoro; infatti è uno dei brani beat che ho amato di più e che sento ancora volentieri ad oltre 8 lustri di distanza. Quella dei Nomadi purtroppo è leggerina ed oltre al banalissimo testo e la musica che lascia molto a desiderare, anche la pur bella voce di Augusto non si presta all'occasione; sicuramente un brano fatto solo per compiacere il discografico o l'editore di turno. Ce ne sono altre versioni italiane con testi diversi; a memoria ricordo quella dei bergamaschi Mat 65 e la più convincente dei Satelliti intitolate con molta fantasia Babababa-ba. I Troggs riconfermeranno la loro buona vena con I Can't Control Myself e soprattutto con la mitica Love is All Around.

WITH A GIRL LIKE YOU – The Troggs


7) THE PIED PIPER - Crispian St. Peter * BANDIERA GIALLA - Gianni Pettenati (1966)
Nell'estate del 1966 non si sentiva altro che The Pied Piper nelle radio americane e inglesi ad opera di tale Crispian St. Peter, allegro brano scritto da Art Kornfield che qualche anno dopo sarà uno degli organizzatori del Festival di Woodstock. Niente di trascendentale la canzoncina, ma un motivetto brioso condotto da un saltellante piffero intorno al quale, secondo l'autore, avrebbe dovuto far accorrere la sua ragazza un po' come il fiabesco Hamelin fece con i topi; la marcetta arrivò ai primi posti in quasi tutto il mondo fino a collezionare oltre 10 milioni di copie vendute. Al diciottenne piacentino Gianni Pettenati, dalla voce profonda, viene offerta la possibilità di passare alla storia con questo unico pezzo cantato in italiano dopo che Patty Pravo lo aveva già interpretato in inglese ma senza riscontri. Molto furbescamente i discografici e il solito Nisa (!!!) gli incollarono il titolo e la logica di una nota trasmissione radio per giovani che passò costantemente il brano e ne fece un successo planetario che dura tutt'oggi. Il Piper del titolo originale fu utilizzato anche per battezzare il più noto locale d'Italia, quello a Roma in Via Tagliamento da cui passarono tutte, ma proprio tutte, le stars del beat e del rock. La Bandiera Gialla marinara veniva invece utilizzata per segnalare navi con pestilenze a bordo; non era certo di buon auspicio per i giovani degli anni '60 che si riconoscevano nella canzone ma questo ancora non lo sapevano: beata ingenuità!!! Sia Crispian (una sua dichiarazione del 66: ..I Beatles sono il passato, io il futuro...) che Gianni purtroppo però non hanno più saputo ripetere l'exploit.

8) HOLD ON, I'M COMIN' – Sam & Dave * IL CONTADINO – I Ragazzi della Via Gluck (1967)
E' notorio che Adriano Celentano, almeno nei suoi inizi, amasse molto la musica americana da Elvis ai Platters, dal R&r al Rythm & Blues e per il debutto solista de I Ragazzi della via Gluck, sua band ufficiale di accompagnamento che aveva rimpiazzato I Ribelli, avviati ad una carriera propria, scelse di riproporre un grande brano di Sam & Dave, Hold on, I'm Comin', scritto dal gigante nero Isaac Hayes nel 1966 che è ancora adesso uno dei cavalli di battaglia delle grandi soul-bands. L'adattamento affidato al fedele Luciano Beretta è totalmente illogico con l'originale, una song d'amore (e di sesso...) che diventa, in italiano, una canzone alla ritrovata felicità nella coltivazione della terra, un inno ecologista ante-litteram giusto per dare ai ragazzi della band, comunque fior di musicisti come Mimmo Seccia, Billy Dardes e Pinuccio Pirazzoli, un motivo su cui tessere dei divertenti siparietti televisivi con cappellacci, attrezzi rurali e spaventapasseri, e questo primo disco fu anche il loro maggiore successo. Anni dopo Celentano se ne riappropriò inserendola nell'album di covers I Miei Americani... per rinforzare il suo repertorio di R&B, dandogli una nuova vita insieme a Smoke Get in Your Eyes, You Are my Destiny, Blueberry Hill ed altri standard reinterpretati a modo suo.

9) A WHITHER SHADE OF PALE – Procol Harum * SENZA LUCE – Dik Dik (1967)
Si faceva largo una nuova schiera di musicisti “colti” che avrebbe posto fine al beat e anticipato di poco il prog, gruppi come i Vanilla Fudge, i Nice, gli Aphrodite's Child e i Procol Harum che, guidati dal tastierista Gary Brooker arrivarono al successo rimaneggiando arie di musica classica in salsa rock. Un fulmine a ciel sereno nelle classifiche di tutto il mondo questa canzone introdotta dal possente organo Hammond di Matthew Fisher in una rilettura di Bach e sostenuta dalla voce simil-nera di Gary Brooker, A Whiter Shade of Pale, un visionario brano intraducibile letteralmente in italiano ma sapientemente rimaneggiato da Mogol che offrì ai Dik Dik la scalata al successo su un piatto d'oro. Chi non ha mai provato a intonare “...ho spento già la luce...”, anche se il testo originale diceva tutt'altro? Però Mogol, direttore artistico della Ricordi, sapeva il fatto suo e intuiva come arrivare ai cuori dei teen-agers, sceglieva melodie collaudate a cui appiccicare parole che parlavano della eterna lotta d'amore fra i due mondi; in questo caso un uomo lasciato solo si ubriaca per non pensare a lei che comunque rivede in tutte le ombre della notte. Anche questo brano fu inserito inspiegabilmente sul lato B di Guardo Te e Vedo Mio Figlio, che pochi ricordano per essere poi frettolosamente rieditato e stampato sul lato A; due mesi al numero 1 in Italia superando anche l'originale...

10) THE SOUND OF SILENCE - Simon & Garfunkel * LA TUA IMMAGINE – Dino (1968)
Non prendetemi per pazzo ma a me la versione di Dino (Zambelli, da Verona), ex cantante dei Kinks, è sempre piaciuta molto, quasi al pari dell'originale. Certo, quella di Simon & Garfunkel ha dalla sua l'emozione dell'inconfondibile duo e l'accompagnamento delle immagini del film Il Laureato, un must per l'epoca ma la squillante e intonatissima voce di Dino conferisce alla versione italiana una freschezza e un'emozione che rivivo ad ogni ascolto anche perchè è uno di quei brani che hanno segnato indelebilmente il mio approccio alla musica alla fine degli anni “60. La si ascoltava allo sfinimento nei juke-box, dalle spiagge della mia colonia estiva fin al più remoto baretto di paese e furono proprio questi enormi apparecchi a decretarne il successo. Il testo però, molto federico-moccia-dipendente come si direbbe adesso, era completamente slegato dalle cervellotiche complicazioni originali ed evocava nella nuova versione, immagini di un grande amore platonico consumato guardandosi solo negli occhi. Più “maschia” e altrettanto bella anche la versione di Mike Liddell & Gli Atomi. Sempre in tema di sguardi, Dino bissava il successo dell'italianissima Gli Occhi Tuoi dal Sanremo dello stesso anno, che diventerà un cavallo di battaglia con la stoffa e l'ugola d'acciaio di Tom Jones e intitolato Help Yourself.

LA TUA IMMAGINE - interpreti vari


11) (QUINN THE ESKIMO) MIGHTY QUINN – Manfred Mann * L'ESQUIMESE – Dik Dik (1968)
Non fu una cover memorabile questa dei Dik Dik ma rimarchevole se non altro perchè reinterpretavano un brano del Bob Dylan più leggero, brano portato a sua volta al successo dagli inglesi Manfred Mann guidati dal cantante-attore Paul Jones. Dylan, che la compose nel '66 ma la interpretò solo nel 1970 in Self Portrait, aveva concesso il brano ai cinque londinesi che già avevano debuttato discretamente con la sua With God on your Side. Erronemaente molta stampa riportò il titolo in Queen the Eskimo mentre la dizione originale è Quinn the Eskimo, poiché Il Menestrello di Duluth la dedicò proprio a Anthony Quinn, da cui fu fulminato nella visione del film Ombre Bianche- The Savage Innocent, dove il grande attore stava nel ruolo di un imponente esquimese. Adattamento del testo abbastanza complesso affidato al solito Mogol che, incontrando Dylan, declinò poi l'invito ad essere in seguito il suo traduttore ufficiale vista la difficoltà di dare un senso compiuto alle sue elucubrazioni verbali e mentali. Durante l'ultimo incontro, quando Mogol chiese a Bob il significato di alcuni passaggi, lui rispose candidamente ...non chiedermelo, non lo so nemmeno io.... Canzoncina comunque divertente e colorata che servì, se non altro, a rinforzare il successo delle gazzelle milanesi che venivano dal grande hit di Senza Luce.

12) (IF PARADISE) IS HALF AS NICE – Amen Corner * IL PARADISO – Patty Pravo (1969)
Caso unico di una cover al contrario, cioè di un brano italiano tradotto in inglese; inizialmente chiamata Il Paradiso della Vita scritta da Battisti nel 1968 per La Ragazza 77 (Ambra Borelli), una giovane che Lucio stava tentando di far conoscere, il brano non ottenne il successo sperato e fu offerto ai lanciatissimi inglesi Tremeloes (soffiarono il posto dei Beatles alla Decca), che lo rifiutarono. Non così il produttore Shel Talmy che, per la Immediate, la nuova etichetta che stava aprendo, lo fece incidere ai gallessi Amen Corner guidati dal talentuoso Andy Fair-Weather Low, al loro debutto discografico, raggiungendo la posizione # 1 nella classifica UK del febbraio del 1969 e la #30 in USA. Fu Patty Pravo, in cerca di conferme per il secondo Lp che, riproponendola in italiano, la fece sua nello stesso anno uscendo anche su singolo a seguito de La Bambola e fu un ottimo successo in virtù anche dell'arioso La la la la la... d'inizio. Anche Patty Pravo debuttò nel 1966 con grande clamore in una cover di Sonny & Cher, Ragazzo triste, versione italiana di But you're mine. Ambra Borelli riprovò con Mela Acerba sempre di Battisti dove Lucio faceva anche il controcanto e suonava la chitarra ma finì nel nulla anche questa prova.

A CONCLUSIONE...
Il periodo 62-69 fu denso di cover anche di un certo valore, decine di versioni più o meno attendibili di brani famosi o meno noti, eseguiti da complessi alle prime armi o già lanciati. Ne abbiamo tralasciate tantissime ma vogliamo comunque ricordare I'm a Believer dei Monkees riproposta con successo dalla “Bugiarda” Caterina Caselli, Bang Bang di Sonny & Cher nei primi 10 posti in Italia con ben quattro versioni: Equipe 84, la migliore, i Corvi, la più originale, Dalida, la più sofferta e ovviamente quella del duo americano. When a Man Loves a Woman, straordinario pezzo di Percy Sledge, traduzione quasi fedele in Quando Ami Una Donna da parte dei Bisonti, di Fausto Leali, i Crazy Boys, dei Camaleonti e di un'altra dozzina di artisti, A Taste of Honey di Herb Albert e dei Beatles (ovviamente i più saccheggiati) diventa Il Paese In Festa per i Giganti, senz'altro il quartetto migliore in quei fantasmagorici anni, Come Potete Giudicar, primo hit dei Nomadi era The Revolution Kind dei soliti Sonny & Cher, completamente stravolto il testo di Ho Difeso il mio Amore dai Profeti e dai Nomadi per l'eterea Night in White Satin dei Moody Blues in odore di prog, nel '68 Delilah di Tom Jones (si, proprio quello di Sex Bomb) diventa La Nostra Favola, un successo per Jimmy Fontana, sempre i Dik Dik, sempre nel '68, proposero un'approssimativa Eleonora credi in origine The Weight della band di Bob Dylan e tanti altri titoli che potremmo riempire pagine intere; un giorno ci torneremo...



Miky *Giann*
Mercoledì 29 Agosto 2012, 10.07.18
9
E' questa l'ora di tornarci? Pronti
Richard
Lunedì 1 Marzo 2010, 19.23.44
8
Tutto vero. Tutto questo però fino all'avvento di Lucio Battisti poi.. ".LA LUCE FU' "
nico&igabbiani
Lunedì 1 Marzo 2010, 12.39.34
7
.....però I CORVI erano forti dai....
Raven
Lunedì 1 Marzo 2010, 12.20.26
6
Sono d'accordo solo parzialmente, gli spunti per creare una scuola c'erano ed erano abbondanti, furono i discografici e le strutture a mancare nel riconoscimento del nuovo e della possibilità non solo di agganciarsi al treno della modernità USA/UK, ma addirittura di creare una via italiana alla musica, abidicando così alla loro funzione. INsomma, musica come patate, laterizi o qualsiasi altra merce.....ma le patate crescono sempre, la musica è altra cosa.
nico&igabbiani
Lunedì 1 Marzo 2010, 12.16.17
5
purtroppo in quel periodo l'Italia non aveva una tradizione di musica leggera come gli Stati Uniti e l'inghilterra che già dagli anni 30 erano in corsa. L'industria Si è trovata così spiazzata da questa nuova moda e ha accattato quanto si poteva. Se fu vera gloria poi non so però credo sia seervita come scuola
pincheloco
Lunedì 1 Marzo 2010, 10.01.50
4
Certo che tristezza. Come giustamente dice Raven la stiamo pagando ancora oggi.
Raven
Lunedì 1 Marzo 2010, 9.30.20
3
L'argomento era già venuto fuori in alcuni articoli ed in alcune discussioni sul forum, secondo me la verità è che in Italia -dove effettivamente si vendevano valanghe di 45 giri- gli ignorantissimi discografici trovarono più semplice copiare che trovare vie proprie allo sviluppo della musica, di fatto tagliando fuori l'Italia "ufficiale" dalla contemporaneità e facendola nel tempo retrocedere a cenerentola dileggiata della musica. Solo il prog -anche questo dopo aver iniziato copiando- trovò uno stile proprio e peculiare, almeno per un breve periodo. Le parti nobili di questa usanza sono appena state segnalate dall'articolo di Richard, (autori bravi e furbi), ma ancora oggi scontiamo una situazione che si è creata proprio a partire da questa usanza, abituando autori, musicisti e pubblico al "precotto" da un lato ed al più becero mainstream dall'altro. Un articolo da leggere per conoscere la storia nazionale e valutare la situazione che si è creatta negli anni.
domain
Domenica 28 Febbraio 2010, 14.37.26
2
ce li avevo tutti un volta chissà che fine avranno fatto, belli vermante
Moro
Domenica 28 Febbraio 2010, 14.31.47
1
bello bello, andava moltissimo di moda riadattare le canzoni inglesi/americane in italiano.
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Dik Dik
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Crispian St. Peter - The Pied Piper
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