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CELESTE - Doppia serata tra Screamo e Black Metal
16/03/2010 (2302 letture)
Doppia data italiana quella dei Celeste, godute entrambe dal sottoscritto.
La prima data si è tenuta venerdì 5 Marzo in quel dello Scalo San Donato a Bologna. Purtroppo per impegni lavorativi e successiva dipendenza dai mezzi pubblici sono potuto arrivare a concerto già iniziato (per fortuna alla prima canzone dei Celeste).
L'ambiente devo dire che è l'ideale: un grande sottoscala in pietra grezza con volte a botte -poco più esteso di un salone- all'interno del quale vi erano stipate circa 60-70 persone.
I fumi dell'alcol viaggiavano già nelle mie vene e con un po' di prepotenza mi sono subito buttato in prima fila: il palco era distanziato unicamente dalle casse spia le quali facevano da trampolino di lancio per ogni tipo di stage-diving, anche da parte del cantante dei Celeste.
Immaginate una buia bolgia infernale, illuminata solo dalla strobo e dai laser, dove ogni corpo umano si appoggia all'altro assumendo una forma unica e assecondando i movimenti del corpo accanto. Il pogo si scatena aggressivo ma con un certo spirito di fratellanza (tutti si abbracciano, anche fra sconosciuti) tra una trentina di lenti headbanging collettivi e le mani alzate alla messiànica band.
Nota dolente: la pessima organizzazione della serata (che da quanto so è stata un po' arrabattata per ammortizzare la band anche sulla data del giorno successivo); uno dei fonici si avvicina continuamente alla band per informarla del conto alla rovescia dei pezzi da suonare, e dopo 4 pezzi e 25 minuti circa di tempo, i Celeste ringraziano e chiedono scusa per la breve performance.
Tutti si spostano al piano superiore del locale, la gente si mischia, parte una bruttina serata funky mentre io vado a chiedere del ghiaccio per una tremenda gomitata che mi sono preso sul setto nasale.

Il giorno successivo mi trovo al cospetto del Barone del Male fest. all'ex-Mattatoio in quel di Ponte S. Giovanni (Perugia). I concerti partono con una certa calma (tutta perugina) e dopo le 23:00 attaccano gli El Capro: terzetto di chitarra, tastiere e batteria che mischiano stoner-doom con le atmosfere più oscure del progressive anni '70. Prestazione godibile, magari meglio valorizzata se ci fosse stato qualcuno dietro al microfono. Seguono i Mondrian Oak, in una classica formazione a tre ma anch'essi senza cantante. I brani sono lunghi e dilatati in pieno stile Pelican che però -appunto per l'eccessiva durata e il difficile cambio di registro- rischiano seriamente di annoiare.
Continuano la scaletta gli Storm{O} (i quali avevano aperto il concerto anche la sera prima a Bologna), con un carichissimo freak screamo sbilenco e tremendamente (in senso buono) variegato. Precisi e convincenti risultano penalizzati esclusivamente da un'eccessiva immobilità del gruppo.
L'affluenza della gente raggiunge il suo picco massimo fra questa band e i The Orange Man Theory (sembra infatti che la maggior parte dei partecipanti sia venuta principalmente per assistere all’esebizione di questi ultimi). Loro sono romani, sono stra-conosciuti e stra-cult, e fin dalle prime note fanno saltare in aria tutto l'ex-Mattatoio con il loro crust-metalcore in pieno stile Disfear/Rise&Fall/Trap Them. Il pubblico sconvolto e con un ampio raggio di pogo tribùta i giusti omaggi alla band che prosegue il proprio set per quasi un'ora tirata.

...un Hiver de plus...
Intanto i Celeste sono arrivati al locale prima degli Storm{O}, reduci da una cena ad alto tasso alcolemico che li ha fatti cadere fra le braccia di Morfeo, nel loro mini-van, praticamente fino a mezz'ora prima della loro entrata on-stage.
Purtroppo almeno metà della gente se ne va, e il locale rimane con una cinquantina di reduci e devoti (sono le 2:30 della notte) per ascoltare solo i Celeste.
Si spengono le luci (totalmente), la macchina del fumo comincia a lavorare, il locale si fa così denso di nebbia da riuscire a distinguere solo le sagome delle persone (sia sul palco, sia sotto); il grande salone è illuminato esclusivamente dalla luce notturna e dai riflessi della superstrada che filtra fra le vetrate.
Un brevissimo check, e si accendono i laser rossi sui caschetti della band. Si parte con Que des yeux vides et seches, con il suo suono pienissimo e ottenebrante. La reazione del pubblico è ambigua: sono tutti confusi ed elettrizzati per l'anomalo stage nel quale si trovano, ma è impossibile non rimanere colpiti dalla situazione che si è creata attorno. La grande luce stroboscopica è l'unica fonte di illuminazione e si accende a intervalli irregolari, facendo emergere le forme quasi entòmiche della band (sarà che l’uso di questi laser mi ricordano sempre un po' i Locust).
L'approccio del live è un misto fra lente sonorità hardcore e la batteria che crea ottimi muri di suono; i Celeste si stanno trasformando in un'oscura creatura del black metal più plumbeo e perfino essendo estranei alla scena, riescono a creare una situazione che farebbe impallidire perfino i vari Mayhem, Watain o Antaeus. La qualità sonora è veramente ottima ed è in grado di far sprofondare il locale sotto-terra: il potente, preciso e minimale basso si fa strada lateralmente assieme alle vibranti e possenti chitarre che avvolgono tutto il pubblico; le tracce benchè ritmicamente tirate seguono un andamento oscillante, altalenante, creando il solito limbo infernale che caratterizza i Celeste. Con A défaut de te jeter sur ta progéniture siamo esattamente in mezzo a un concerto blackmetal, i blast-beat sono tirati e il pogo si scatena. Un live-set estremo, con un concentrato di emozioni uniche, che dura per un ora (mai visti i Celeste suonare così tanto); non siamo più davanti a un gruppo che suona, ma in mezzo ad un rituale di massa nel quale tutti i presenti sono protagonisti. Non ci sono band che tengano, ne' i Sunn O))), ne' tantomeno qualsiasi altro gruppo blackmetal (se dovessi immaginare i Deathspell Omega suonare dal vivo, me li immaginerei esattamente così). Ore 3:40: il live termina progressivamente, i suoni si abbassano, le luci rimangono spente per un po'. L'impressione è come essere usciti da uno stato di trance collettivo, un tremendo acid-test che ci ha portato alla soglia dell'Inferno.
Probabilmente il miglior concerto estremo a cui abbia assistito.



Cynicalsphere
Martedì 16 Marzo 2010, 23.37.28
5
Erano in quattro, fidati che ho visto tutto il loro concerto. Hanno sempre avuto questa formazione, ma non hanno mai avuto una voce, perchè privilegiano composizioni strumentali senza l'innesto di parti vocali. La penso cmq anch'io come te: un cantante in formazione gli darebbe qualcosa in più.
Moro
Martedì 16 Marzo 2010, 22.26.29
4
ma non erano in 3 quella sera ? cmq ho sentito che sul myspace hanno un cantante... secondo me dovrebbero sfruttarlo dal vivo, così guadagnano in prestazione.
Cynicalsphere
Martedì 16 Marzo 2010, 19.47.30
3
...e diciamo pure che a Perugia la gente arriva ai concerti sempre tardi per cattiva abitudine. Ah, per la cronaca, i Mondrian Oak sono in quattro
Moro
Martedì 16 Marzo 2010, 12.50.45
2
stiamo sempre parlando di una band che viene dal mondo hardcore, in Germania e in Francia non è cosa anomala cominciare a suonare dopo mezzanotte. Mesi fa ho assistito a Ravenna al concerto degli Heirs, dove hanno attaccato a suonare all 1:30 passata.
spasio
Martedì 16 Marzo 2010, 12.21.38
1
insomma iniziare un concert alle 02,30 non è il massimo del piacere e dell'organizzazione...
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