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STORIA DEL PROG ROCK ITALIANO - # 3 - Strani Personaggi
19/03/2010 (7012 letture)
Ed eccoci giunti al terzo ed ultimo capitolo della nostra mini storia del Rock Progressivo targato Italia. Dopo aver analizzato il fenomeno dal punto di vista socio-musicale –e ricordo che si è trattato solo di un riassunto generale- in questo ultimo capitolo affronteremo l’argomento da una angolazione più leggera, ci occuperemo infatti (ma non solo), di alcuni strani personaggi i quali, partiti da una appartenenza al movimento più o meno importante, sono in seguito approdati verso lidi leggermente più… disimpegnati.
Per fare ciò mi sono anche avvalso della collaborazione di un personaggio che ha vissuto direttamente quei giorni e che avete già imparato a conoscere per i suoi articoli, il nostro Richard Milella S.P.A.M., il quale si è occupato dell’introduzione all’articolo.
Ecco dunque una breve lista di alcuni insospettabili in parte già incontrati in occasione delle nostre recensioni, in parte nuovi.
Buona lettura.


DI CYBER-ARLECCHINI ED INCENSIERI
Eugenio Finardi con Alberto Camerini me li ricordo come giovani di belle e rosee speranze nel gruppo “Il Pacco” che, con il grande batterista Walter Calloni, Donatella Bardi, Ricky Belloni, erano l'orgoglio del Liceo Beccaria e del rock milanese dei primi anni 70 (ReNudo e L'Enorme Maria). Finardipresentatore di alcuni pop-festival alternativi in cui si scagliava contro il “sistema” delle case discografiche che sfruttavano i poveri musicisti, poi Finardi passato solista prima alla Numero Uno di Mogol quindi nella Cramps (Musica Ribelle) al seguito dell'amico Demetrio Stratos anch'egli transfuga dalla casa di Battisti e quindi in una serie di produzioni a volte rock, a volte cantautorali, un Ligabue ante-litteram, al rock adolescenziale stile Facchinetti-Negrini e al rock colto. All'alba dei 60 anni continua a fare esperimenti musicali non sempre con risultati concreti.

Alberto Camerinidopo un discreto disco “Cenerentola” anch'esso per la Cramps prodotto da Paolo Tofani e collaborazioni con Jo Squillo(quella proto-punk) e Claudio Rocchi, poi da grande session-man alla chitarra, ha partecipato a produzioni dei migliori artisti italiani fra cui la “Pazza Idea” di Patty Pravo, Anna Identici, Marco Ferradini, Fabio Treves, Matia Bazar, Stormy Six e mimo in Quelli di Grock con Nichetti, si è quindi convertito alla canzonetta per teen-agers coadiuvato da Roberto Colombo, ex compagno di banco sempre al Liceo Beccaria e ha mietuto allori per almeno 3 anni di seguito con il “ Rock & Roll Robot” e “Tanz Bambolina” del nuovo cyber-Arlecchino, ma che oltre al grande successo, gli ha procurato problemi familiari e di salute. Virato ora di 360° verso il punk e strade perdute (intanto può vivere tranquillamente con i diritti d'autore).

Ivan Cattaneo (Pianico-BG 1953) era già un personaggio noto nella Bergamo “primi 70” per i suoi atteggiamenti stravaganti e le prestazioni al Liceo Artistico di via Tasso dove organizzava le sue futuribili performance. Già orientato verso la canzone, nel 65 partecipa alle selezioni dello Zecchino D'Oro (...credevo fosse lo Zucchino d'Oro... dirà in seguito) e al festival di Ariccia di Rita Pavone. Nel 1975 entra all'Ultima Spiaggia, etichetta italiana d'avanguardia supportatata dalla RCA e incide UOAEI, PrimoSecondoFrutta IVAN Compreso, ma sarà conSuperIvan del 1979 che esploderanno le sue velleità artistiche (Formica d'estate, Bimbo Assassino, Male Bello). E poi Ivan il Terribile (Polisex, Neonda). Nel 1981 grande virata verso gli anni “60 in chiave elettronica e Ivan diventa il divo delle spiagge conUna Zebra a Pois, I Watussi, Sei Diventata Nera ed una serie di dischi in argomento. Declinata l'ondata revival anche per lui arriva l'oblio salvo bravi fiammate con Reality vari e sporadiche partecipazioni ad eventi-tributo sempre degli anni “60, ma la verve artistica di un personaggio unico ormai è roba da soffitta.

Vincenzo “Vince” Tempera alla fine degli anni 70 lavora come turnista alla Durium di Milano dove edita in italiano cover di autori stranieri (Byrds, Beatles, Elton John etc.) senza ottenere il minimo riscontro. Intanto produce la censurata Terra in Bocca dei risorti Giganti e arrangia L'Isola Non Trovata di Guccini dove si avvale della collaborazione della sua band con Bandini e Tavolazzi che poi saranno punti cardine delle esibizioni del cantautore e, sempre con i due, anche L'Orso Bruno di Venditti. Tavolazzi entra poi negli Area e Tempera collaborerà con Battisti e formerà il Volo, pseudo-supergruppo voluto dalla Numero Uno per motivi contrattuali che realizzaranno due album all'insegna del prog-rock anche se io mi sono sempre rifiutato di considerarli tali: piuttosto un mazzo di buone canzoni fatte da ottimi autori-esecutori (Lavezzi, Radius, dall'Aglio) con elaborati arrangiamenti (Tempera) tutto qui. Finita l'esperienza della Numero Uno, Tempera collabora con Mina, Jenny Sorrenti e sopratutto con Loredana Bertè di cui, con il fido Lavezzi, sarà artefice del successo. Poi arriveranno Atlas Ufo Robot, Goldrake, Ape Maia, Capitan Harlock, Nils Holgersson, Daitarn 3, Remì le sue avventure, Anna dai capelli rossi e tante altre sigle di cartoon, i Festival di Sanremo, Miss Ombelico, la Corrida ma questa è già un'altra storia...

Alan Sorrenti, classe 1950, un baluardo del prog partenopeo con Saint Just, Città Frontale, Tony Esposito, Osanna. etc.,: dopo l'ottimo inizio degli elaborati Aria, in cui faceva capolino la partecipazione anche di Jean Luc Ponty (Frank Zappa band) e dell'Incensiere... realizzati tenendo presente l'insegnamento di Tim Buckley (la cui intera famiglia si starà rigirando nella tomba), all'ombra di Peter Hammil, talmente sperimentali che solo la Harvest si decise a pubblicarli. Ha sterzato poi, con la guida del produttore Corrado Bacchelli, prepotentemente nella tradizione napoletana con il falsetto di Dicintecillo Vuje, canzone anni 30 di Enzo Fusco e poi nella più bieca e desolante canzonaccia con Figli delle Stelle e “dammi il tuo amore...non chiedermi niente...dimmi che hai bisogno di me...”, Noi due soli in Ascensore... da censurare. Negli anni seguenti è vivacchiato tra Festival di Sanremo e Feste di piazza senza centrare più l'obbiettivo della hit parade e verso l'inesorabile tramonto artistico.
Richard Milella S.P.A.M.

DI S. REMO E DONNE ASSOLUTAMENTE RELATIVE
Non male, eh? Per conto mio partirei da una curiosità marginale, ma interessante, riguardante i The Trip, una band Inglese che si trasferì in Italia a seguito di un invito di Ricky Maiocchi, ex dei Camaleonti che li ingaggia come gruppo spalla, e che dopo un po’ cambiò line-up inserendo un tastierista al posto del chitarrista. Il chitarrista che tornò in Inghilterra fece una discreta fortuna con una band che ancora oggi ottiene un dignitoso successo.
Il chitarrista si chiamava Ritchie Blackmore, il gruppo…bè, mi pare ovvio.

Entrando nello specifico molti apprezzati autori odierni cominciarono col prog, ad esempio una band che ottenne grande successo nel 71 furono i Delirium, ciò anche per merito di un giovane chitarrista di nome Ivano Fossati, a tutt’oggi apprezzato cantautore di classe.
Grandi autori, ma anche grandi musicisti vengono dal Prog, come il Siciliano Agostino Marangolo, uno dei migliori drummer italiani noto ai più per le collaborazioni con Pino Daniele, ma precedentemente all’opera con Flea on the Honey, Etna, Goblin e New Perigeo.

Avete mai visto il Festival di S. Remo? Sicuramente si, almeno una volta ed almeno per sfottere. Ebbene, uno dei direttori d’orchestra che si vedevano più spesso era Celso Valli, il quale, poco più che ventenne, incise un buon album con i Ping Pong prima di finire a lavorare per Marcella, Raf, Celentano, Jovanotti, Ramazzotti ed altri.
I più brizzolati tra voi ricorderanno certamente un ottimo chitarrista/compositore come Ivan Graziani, scomparso decisamente troppo presto. Anche lui partì molto da lontano, addirittura dal Beat degli Anonima Sound Ltd, band che poi incise un dignitoso album nel 72. Piuttosto singolari furono, sempre nel 72, i Capitolo Sei, tanto da fare da supporto ai Led Zeppelin a Roma ed avere anche un passaggio televisivo a Tele Capodistria. Da notare inoltre l’apporto testuale di due giovani che rispondevano ai nomi di Francesco De Gregori e Edoardo De Angelis.
Andiamo avanti: sempre nel 72 i Capsicum Red incisero un album di Rock Sinfonico che comprendeva anche una cover rock della “Patetica” di Beethoven. La band si era costituita come tale dopo che Red aveva inciso due 45 da solo avvalendosi di turnisti, ma la cosa importante è che questo “Red” di cognome faceva –e fa- Canzian, ossia l’attuale e noto Pooh, dei quali sarà l’anima musicale più colta prima di soccombere alle pressioni del drummer D’Orazio che portavano verso lidi ben più commerciali, e che non a caso è stato recentemente il primo a mollare il gruppo.

Dopo aver citato la partecipazione di Amedeo Minghi al disco de la Grande Famiglia sempre nel 1972 e dopo avervi rimandato alla recensione dei J.E.T. per sapere da dove vengono i Matia Bazar, potrebbe essere interessante sapere che Roberto Carlotto, l’attuale componente di quei Dik Dik che vivacchiano in festival di piazza e trasmissioni su Rete 4 ed affini agli inizi degli anni 70 si faceva chiamare Hunka Munka, e riuscì in Inghilterra ad aprire per Colosseum e Rod Steward, un grande tastierista che abbiamo perso per strada dopo Dedicato a Giovanna G con la collaborazione di Ivan Graziani.
Sempre in tema di capelli bianchi, vi ricordate il Bernardo Lanzetti di Generazione Nucleare presentata a fine anni 70 a Discoring con Emanuela Falcetti a condurre? Qualcuno potrebbe non sapere della militanza del cantante negli Acqua Fragile prima e nella PFM dopo, e che è ancora attivo nei Mangala Vallis.

Per il legami del Museo Rosenbach con i Matia Bazar vi rimando ancora all’apposita recensione, e lo stesso faccio per conoscere i trascorsi di Michele Zarrillo e Giampiero Artegiani con i Semiramis.
Preferisco qui ricordarvi un personaggio che ha raccolto poco dal mondo del rock è risponde al nome di Ricky Gianco, dietro l’operazione Alberomotore c’era proprio lui, uno dei padri importatori del rock nella nostra penisola che però non ne ha mai raccolto i giusti onori.
Ho parlato in una delle puntate precedenti dei Murple, 3/5 dei quali proseguirono l’attività prima con Mal (!), ma poi con Gazzè, Branduardi, Venditti ed altri, niente male, tutto sommato.
Dopo aver citato di striscio –perché ne parleremo altrove- la presenza di Donella, la nipote del grande tenore Mario Del Monaco negli Opus Avantra, chiudiamo questa breve carrellata di personaggi famosi con il sassofonista Enzo Avitabile -anche lui noto per il lavoro con James Brown, Pino Daniele ed altri- nei Città Frontale, e finiamo con gli Atlantide, un gruppo costituito da quattro fratelli nativi della Basilicata poi emigrati in Germania dove riuscirono a fare da backing band per un gruppetto di un certo livello: gli Scorpions, ma di questo in Italia nessuno ricorda quasi più nulla.

A questo punto potrei chiudere qui questa trilogia di articoli, ma c’è un piccolo sassolino che voglio togliermi dalla scarpa, e riguarda quei gruppi mainstream che non ebbero il coraggio di osare, e rimasero tragicamente commerciali pur sapendo e potendo fare grande musica.
Forse il solo esempio veramente positivo che si può fare in questo settore riguarda i già pluri-citati Giganti di Terra in Bocca, ma che dire ad esempio dell’Equipe 84 di Id? Un disco dalle potenzialità enormi soffocate dalla necessità di non disorientare il pubblico dei 45 giri che già castigò la band con pochissimi dischi venduti in questa occasione facendoli subito virare su lidi più facili?
Che dire del Rock Sinfonico appena accennato dai Dik Dik in Suite per una Donna Assolutamente Relativa? Timidissimo accenno di una band incapace di osare ed interpretare i tempi preferendo rimanere nel proprio recinto?
Cosa aggiungere dei “cerchiobottisti” Formula Tre, capaci di passare dalla classe di Dies Irae alla normalità di Formula Tre?
Ma soprattutto quale enorme occasione persa fu quella dei Pooh di Parsifal, suite sinfonico-pop di un gruppo che fino al 79 riusciva a piazzare ancora ottimi pezzi come L’ultima notte di Caccia, anche a causa della presenza –oltre che del già citato Red- di un Dodi Battaglia che fatichereste molto a riconoscere se solo vi accostaste alle sue prove da solista come in D’assolo del 2003? Altri esempi potete segnalarli voi stessi.

Questa ultima parte dell’articolo è poco più che un breve sfogo, ma non posso fare a meno di pensare che musicisti più coraggiosi e discografici meno grigiamente impiegatizi avrebbero forse prodotto una scena musicale che ci avrebbe tenuto dentro la modernità invece di farci diventare la barzelletta musicale d’Europa, con conseguenti ricadute positive delle quali godremmo ancora oggi, invece… buio.



Raven
Venerdì 24 Dicembre 2010, 10.46.22
11
Non vorrei apparire altezzoso, ma non trovate che le nuove cose dei Pooh senza D'Orazio confermino la mia tesi su di loro?
ares
Domenica 4 Aprile 2010, 15.18.20
10
Riscoprire questa nostra musica è doveroso. Bravissimo Raven!
Raven
Martedì 23 Marzo 2010, 18.52.37
9
E' un bel complimento , grazie
Broken Spirit
Martedì 23 Marzo 2010, 18.40.03
8
Certamente! Molto belli... E' proprio un ottimo schema di quegli anni... Si può usarlo sia se non ci si è mai avvicinati al prog sia per approfondire...
Raven
Lunedì 22 Marzo 2010, 8.32.08
7
x Fivelandia: Con quelle e anche con molto altro. x Broken Spirit: Onorato , hai letto gli altri 2?
fivelandia
Domenica 21 Marzo 2010, 20.13.18
6
non sapevo di Tempera autore di tutte quelle sigle di carton. Si sarà fatto i soldi !
Broken Spirit
Sabato 20 Marzo 2010, 21.03.45
5
Il prog degli anni '70 richiama ad un'atmosfera che solo a pensarla fa venire da piangere di nostalgia... Nonostante magari sei nato vent'anni dopo... I suoni inconfondibili di quei tempi e i testi che ti rimangono dentro diventando le tue autentiche "Confessioni"... Ogni disco prog che mi ascolto è un tuffo indietro nel tempo, in un'altra dimensione, che mi accoglie e mi fa sentire tutt'uno con la natura... Bellissimo articolo Raven me lo sono salvato!!!
Raven
Sabato 20 Marzo 2010, 8.24.25
4
Ma grazie a te per il tuo pezzo .
Richard
Venerdì 19 Marzo 2010, 23.17.33
3
RAVEN... risposte come la tua sono il motivo per cui degli esaltati come noi continuano a sottrarre ore giornaliere agli affetti ed alla quotidianità per fornire un servizio gratuito in nome della sola passione. Grazie.
Raven
Venerdì 19 Marzo 2010, 20.01.35
2
Pinche, commenti come il tuo sono il motivo per cui degli esaltati come noi continuano a sottrarre ore giornaliere agli affetti ed alla quotidianità per fornire un servizio gratuito in nome della sola passione. Grazie.
pincheloco
Venerdì 19 Marzo 2010, 14.37.05
1
Articolo bellissimo da leggere con le lacrime agli occhi. Ormai tu conosci i miei gusti. Due sole parole posso aggiungere al tuo finale/sfogo: che tristezza. Ti ringrazio per avere parlato di Ivan Graziani uno dei (pochi) cantautori italiani che ho sempre amato. Finardi l’ho visto due mesi fa dal vivo ed è ancora un grande. Un altro che ho sempre ammirato anche come conduttore di programmi musicali in radio è Ricky Gianco. Per il resto che dire Parsifal è veramente un grande album….che peccato. Complimenti ancora per questa trilogia bellissima.
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