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ESOTERIC + SHEVER - March of the fallen
28/03/2010 (3373 letture)
Testa dura quella di Giasse.
Teste dure quelle della redazione di Metallized.
Teste dure quelle dell’Olden Live Club.

Mi spiego.
Primo: Giasse, che ha un lavoro impegnativo, una famiglia, un sacco di passatempi interessanti, vede un flyer con un logo conosciuto e che fa? Riempie il serbatoio dell’auto e saluta tutto e tutti alla ricerca delle suggestioni che un moniker blasonato può conferire, nonostante d’accompagno all’allettante “Esoteric” spuntino nomi di second’ordine. In una sola parola: esaltato.
Secondo: la redazione di Metallized, che è sparpagliata a macchia di leopardo su tutto il belpaese, che ha impegni giornalieri di ogni tipo, che si autofinanzia in tutto e per tutto, sa di un proprio redattore in viaggio per assistere ad un live pressoché di nicchia e che fa? 4 telefonate a scopo “logistico”, una “visitina” al supermercato per l’approvvigionamento di viveri solidi (pochissimi) e liquidi (sufficienti) e lo raggiunge. In una sola parola: stoica.
Terzo: l’organizzazione dell’Olden Live Club, che dispone di un locale fuori mano, non eccelso, non grandissimo e, nonostante ciò, non cede mai di un solo passo invitando solo ed unicamente band estreme; Lonato del Garda è così divenuto uno scenario oramai consueto per un certo tipo di extreme-metal. In una sola parola: integerrima.

Teste (molto) dure a parte, l’appuntamento è davvero ghiotto, dato che di funeral doom nei nostri confini se ne vede/sente davvero poco. Emozioni forti ed aspettative altissime quelle connesse agli Esoteric di Greg Chandler, assolutamente non diluite dall’averli già incontrati a fine 2007 in quel di Milano per un concerto che me li fece apprezzare più di quanto già non li gradissi.
Arrivo presto per incontrare Greg, grazie ad un contatto personale fornitomi da Gabriele Fagnani “Furio” che già li intervistò in occasione dell’uscita dell’ultimo The Maniacal Vale (e che approfitto per ringraziare): ho appuntamento alle 18.30 ma al mio arrivo (puntuale) il soundcheck non si è ancora finalizzato. Ciò costituisce motivo di ritardo per il nostro incontro, svoltosi poi -tra birre e sigarette- fuori dal locale, ma pure di una leggera riprogrammazione in avanti dell’orario di inizio del gig. Se in passato (Kolony Metal Fest) avevo criticato apertamente l’organizzazione per gli sgradevoli tempi morti provocati dalle prove disposte tra un set ed il successivo, ora non posso che compiacermi nel vedere applicato il metodo corretto con i settaggi posti a monte dello spettacolo.
Detto questo le rimanenti 5 ore non sono tutte rose e fiori. La prolissità degli opener, la loro scarsa attrattiva, l’oscillazione tra generi antipodici (sempre e comunque affini al doom) ed i suoni non certo nitidi e correttamente bilanciati, angosciano più del dovuto. La partecipazione alla “festa” da parte dei romani Raving Season e delle svizzere Shever è poco più che un inutile ed irritante riempitivo, mentre quella dei nostranissimi (EchO), sconta la giovane età e la conseguente inesperienza della band. Se però nei capitolini ho ritrovato un gruppo spento, fotocopia sbiadita di quello che mi aveva interessato con l’EP The Brightness of My Disaster e nelle Shever, fautrici dello scadente Ocean Of Illusions, null’altro che un paradossale surrogato sludge doom di cui non comprendo la mercificazione, gli (Echo) -di cui invece conoscevo solo poche tracce tramite myspace- hanno comunque saputo “vendersi” attraverso alcune buone intuizioni, soprattutto dal lato keyboards/piano, purtroppo affogate in un comportamento strumentale ai limiti dell’ovvietà e del già sentito. Sta di fatto che il timing aspettando gli Esoteric è stato davvero lungo e noioso.

Giusto per spendere altre 2 parole riguardo ai primi intervenuti.
On stage i Raving Season se la sono cavata davvero male: statici, prevedibili a livello canoro, con la solita (pallosa) dualità distorto/pulito, piattissimi a livello di restituzioni (non solo per colpa loro), con il basso e la batteria schiacciati sotto le esagerazioni lamentose della simil-soprano Judith e dal mid-growling potente, ma inopportuno, della volenterosa e sprezzante Federica; su CD mi erano parsi più “prog”, più “goth”, più “metal”… insomma, più bravi!
Certamente meglio gli (EchO). Buona la prestazione canora di Antonio che ha quale maggiore pecca quella di non essere magnetico sul palco: le sue movenze scomposte ed un po’ allucinate mi hanno ricordato (in senso negativo) quel genio di Dan Black (The Servant, Planet Funk). Molto interessanti i momenti scarichi in cui chitarre e tastiera producono un tappeto di sonorità seventies su cui far adagiare il clean vocalism soffice e delicato, un po’ meno quelli incattiviti -troppo marziali- ripetitivi ed ancorati ad un modus operandi noto e stranoto. Manca insomma qualche idea innovativa che impreziosisca l’amalgama, dato che la mente corre troppo rapidamente verso il trademark alla Anathema. Il doom dalle tinte psichedeliche che propongono i nostri è comunque il migliore antipasto pre-Esoteric tra quelli serviti.
Stancamente mi trascino (assieme ai numerosi compagni di viaggio) alla terza esibizione. Devo ammettere che il mio pregiudizio sulle Shever era altissimo, non avendo per nulla apprezzato il loro CD d’esordio: il live show ha confermato tutte le mie riserve. Parti di chitarra lente ma grezze e poco raffinate, basso roboante (dai volumi troppo alti) e banalmente armonizzante, voce marcia e forzatamente monocorde ed un drumming elementare che, assieme, non possono far altro che spingermi verso la zona bar. La setlist si muove tra brani del citato full-lengh ed il recente A Dialogue With The Dimensions, con una ridondanza tematica da far spavento: il riffing è mediocre e stabilmente privo di cambi di tempo ed il continuo sbraitare di Alexandra forma un wall of sound impenetrabile nel gusto, più che nella forma. L’ora dedicata fa di queste improvvisate valkirie del doom una folkloristica -ma ridicola- parafrasi del metal in rosa. Da tapparsi le orecchie.

Per fortuna ci sono gli Esoteric. Buona sorte del pubblico, intendo, perché per i gruppi facenti parte del bill l’avere affianco una formazione così affiatata e professionale è solamente una sventura. Purtroppo però il caso (??) vuole che anche gli inglesi scontino qualche problemino: durante i primi brani Greg è un continuo sbracciarsi nei confronti della zona mixer per la sistemazione dei suoni nelle spie. Il tecnico residente ci lavora e dopo poco la band pare avere nelle orecchie ciò che cercava. Io invece, come i pochi rimasti fino alla tarda ora, non comprendo per quale motivo non vengano sistemati anche i diffusori esterni. Per più di mezz’ora il vocalism apocalittico di Chandler (che si scorge dal viso essere sforzatissimo) è completamente afono. Fortuna vuole che l’impianto strumentale sia tanto curato da divenire attrattiva per chiunque si intenda di doom metal: eccezionali gli scambi tra le tre chitarre (con il nuovo Jim Nolan affianco al veterano Gordon Bicknell) con riffing pesanti ammorbiditi da arpeggi e solos; semplicemente mastodontica la sezione ritmica che, attraverso i rintocchi intelligenti di Joe Fletcher e le lavorate armonizzazioni di Mark Bodossian, forgia la base psichedelica che ha reso famosissima (e unica) la band.
Per l’occasione gli Esoteric hanno dovuto fare a meno della prestazione di un tastierista (Oliver Goyet non è più in line up), sostituito dai campionamenti comandati dall’ibook di Fletcher. Proprio quest’ultimo mi è parso in grandissima forma: il suo lavoro alle pelli non è mai scontato o esageratamente scarno; nei frequentissimi down tempos condisce con sapienza la bradipia del rullante grazie all’utilizzo spinto di tom e timpano, mentre durante le accelerazioni non si sottrae alla tecnica del blast beat, dimostrando nitidezza anche a velocità elevate. Il miracolo Esoteric si compie definitivamente quando anche la voce torna sul campo di battaglia. Greg è costantemente aiutato da un delay con un ritardo di circa mezzo secondo, espediente che allunga la tenuta e mantiene il tiro su valori inconsueti. Il registro spazia dallo screaming simil black metal alla depravazione di un growling baritonale alla Chris Barnes. L’alternanza è spaventosa e sposa perfettamente la corposa composizione verticale che fa dei nostri il gruppo funeral doom melodicamente più verboso della scena. Con tutti i contributi sul piatto l’impianto (ed il fonico) dell’Olden vanno un poco in crisi: l’amalgama è parecchio complesso ed il bilanciamento conseguentemente difficoltoso.
Il concerto termina con il tripudio dei pochi rimasti (finire alle 2 di notte passate mi pare davvero esagerato) a manifestare uno “scontatissimo” apprezzamento.

Per quanto mi concerne un’ora e mezza con gli Esoteric valgono tutta la fatica profusa e pure il “rompimento” di un entreé così ripetitiva e poco interessante, ma non per tutti potrebbe valere lo stesso discorso.
Ma gli organizzatori, teste dure, hanno capito di avere a che fare con altrettante teste dure.
Che significa?
Significa che Giasse ci sarà anche le prossime volte (chi ha detto Alcest?).
Significa che la redazione di Metallized sarà sempre pronta a muoversi in massa per presenziare agli eventi di nicchia.
Significa che l’Olden Live Club perpetrerà questa assurda strategia, che comunque consente alla piccola e disattenta italietta del metal di ospitare ed ammirare nomi di spicco ed assoluto valore intrinseco.
E allora, nonostante tutto, grazie.

SETLIST SHEVER
An Illusion
Hagazussa
High & Turning
Tha He Na Te
(You Are) The Mirror
Souls Colliding
Delirio

SETLIST ESOTERIC
Silence
Circle
Caucus
Quickening
Order Of Destiny
Blood Of The Eyes
Beneath This Face



Autumn
Lunedì 29 Marzo 2010, 19.11.28
2
Io dico Alcest!! Comunque mi pare che manchi una certa foto che avevo espressamente commissionato ad una certa brutalfede... ahah
Filippo Festuccia
Domenica 28 Marzo 2010, 23.49.31
1
Va detto che per i Raving Season sarà stata una serata no perché a Roma al jailbreak avevano convinto parecchio. bel pezzo comunque
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