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TAAKE + HORNA - Girone infernale
11/04/2010 (5117 letture)
L'Olden Live Club di Lonate del Garda nell'ultimo anno si è giustamente meritato l'appellativo di migliore locale black metal italiano. I vari Black Lake hanno attratto nel corso delle edizioni sempre più gente e qualche altro concerto di livello (fra i quali Kampfar e Proclamation) hanno fatto ulteriormente crescere la popolarità del locale (e dei suoi organizzatori). È poi stata annunciata una tripletta di serate davvero incredibile (quasi encomiabile): Taake + Horna, The Ocean + Lifend e The Vision Bleak + Alcest. Almeno alla prima non potevo proprio mancare.

L'arrivo al locale è stato segnato da una folcloristica mangiata di affettati e formaggi della zona, annaffiati con un buon litro di vino. Mentre consumo il pasto nei pressi del parcheggio, incrocio Høst e V'gandr impegnati in una passeggiatina nei dintorni. Parliamo del più e del meno, di come va a Bergen (io e Høst non ci vediamo dal 2007 pur rimanendo sempre in contatto), delle sue ex-ragazze e di Nattefrost che è appena diventato padre. Dopo aver dimezzato assieme il vino, lo lascio al suo giretto e mi fiondo all’interno del locale. Ironia della sorte: dato che da fuori non sono riuscito a percepire alcun suono/rumore, mi sono totalmente perso i tedeschi Blackshore, opener della serata.

ANGANTYR
Arrivo che gli Angantyr stanno salendo sul palco, il tempo di fare la fila alla cassa e mi ritrovo nel bel mezzo del concerto.
Devo dire che ho approcciato gli Angantyr da ottimista, ma con una certa superficialità. L'album Sejr al tempo non mi aveva convinto e col passare degli anni non ho mai più prestato attenzione alla band.
Mai errore fu più grande. Sul palco non si è presentata una band di "serie-b" ma dei Mostri e degli incredibili Musicisti (entrambi con la M maiuscola). Il loro black metal dalle tinte epiche suona in mondo distinto e preciso; forse solo lo screaming è mediocre, ma vi assicuro che i riff entrano precisi nella testa e nel cuore. Si parte con Et Varsel Om Død (la quale suppongo sia stata preceduta dal proprio intro ad archi, durante il quale la band è salita sul palco ed ha imbracciato gli strumenti) ed i suoni che si sentono, non sono mai stati così limpidi nemmeno su disco. Distinta prestazione: ogni brano accompagna egregiamente un pubblico ancora un po' freddino (tra cui però non mancavano fan accaniti), scaldato proprio dalle vene malinconiche dei brani. Atteggiamento on-stage abbastanza statico, anche a causa di Ynleborgaz che, suonando e cantando, non può permettersi particolari piroette e/o movenze d’intrattenimento. La band ha attinto a piene mani dall'ultimo meraviglioso album (Hævn) concludendo con l'epica e struggente Blod For Blod, Liv For Liv. Salutano, ringraziano e durante il cambio-palco il pubblico viene allietato con l'outro di 8 minuti di violoncello col quale si conclude la medesima traccia nell'album. La presenza della band permane nell'aria per molto tempo ancora e molta gente, grazie a questa "silente" sezione d'archi, riflette sulla potenzialità del gruppo appena uscito di scena.

HORNA
È ora il turno delle belve finlandesi, i quali avevano già condiviso proprio il palco coi Taake nel lontano 2002 (era il primo concerto del sottoscritto), al Plan9 di Padova.
Rispetto ad otto anni fa, la reazione del pubblico verso gli Horna è stata praticamente rovesciata: se nel 2002 ben poca gente sapeva chi fossero i Taake (benché erano pur sempre gli headliner) ed il nome degli Horna squarciava i silenzi di quel lontano concerto, ora tutta quella calorosità rispetto alla band finlandese si è decisamente attenuata. Per carità non stiamo parlando di fischi, però non si è neanche creato quel clima di insistente bramosia che tipicamente si impossessa della gente 10 minuti prima che una band importante salga sul palco.
Mentre nel 2002 gli Horna presentavano quella mazzata di Sudentaival (un disco dall'attitudine molto thrash, che dal vivo aveva decisamente un suo ascendente), oggi ci troviamo di fronte ad un gruppo che ha pubblicato altri 5 album e -almeno- 20 fra EP e split.
La band è carica di un'aura di morbosità e dal vivo riscontra un'ottima presenza scenica fra bagni di sangue e ossa di pollo. Vengono riprese canzoni da tutta la vastissima discografia: qualcosa da Aania Yossa, Kuoleva Lupaus da Envaatnags Eflos Solf Esgantaavne, e molte dagli ultimi due album.
Il concerto si chiude con Høst che duetta con gli Horna.
Prestazione decorosa e lodevole, anche se personalmente non ho gradito l'accostamento dei finlandesi a due realtà musicalmente diverse perché dedite ad una certa melodia contemplativa.

TAAKE
E si alza la nebbia, i Taake salgono e danno inizio alle danze con Voldtekt. La carica della band norvegese si fa sentire dalle prime note con un suono ottimo dalle ultime file, un po' più impastato dalla transenna (ma è normale). La presenza scenica di Høst è da urlo e da mostro da palcoscenico quale da sempre è: egli intrattiene il pubblico saltando continuamente da un lato all'altro dello stage. Via con Umennske, dove finalmente si sentono con chiarezza quei suoni che sulla registrazione risultano appiattiti dalla produzione; le canzoni del nuovo album, pur essendo frammentarie e scostanti su disco, dal vivo acquistano una dimensione inedita e davvero pregevole.
I fan vanno in delirio appena i vecchi classici vengono rispolverati: con Hordaland Dødskvad II, la gente comincia a salire sulle transenne; Høst passa più volte il microfono al pubblico che risponde con urla belluine. Sui riff più orecchiabili si alzano perfino i coretti (complice anche il sottoscritto, che proprio non riesce a star zitto durante i riff dei Taake), e sulla chiusura di Bjørgvin IV si scatena addirittura un clima da stadio.
Al di la del comportamento animalesco di Høst, questi attuali Taake -dal vivo- sono da salvare per metà. A parte l'iper-dinamico frontman, il grande V'gandr (attivo anche con gli Helheim e con gli Hades) riesce a tenere benissimo il palco, scampando facilmente allo status di bassista-impalato. Il chitarrista con la t-shirt dei Taake è perfettamente a suo agio (grazie anche a un paio di anni di tour con la band), mentre il novello secondo axeman (vestito con una strana felpa) è rimasto immobile per tutto il tempo (complice forse l'emozione del primo tour e la stanchezza accumulata dalle date precedenti) suonando egregiamente le parti ritmiche, ma prendendo una certa libertà sugli assoli (stonandoli anche). Il batterista invece, per quanto il risultato sonoro sia stato perfetto, è apparso abbastanza legnoso e non virtuoso/mefistofelico come il precedente Mord.
L'impatto verso il pubblico è, come sempre, totale; merito esclusivo di Høst il quale richiama su di se l'attenzione della platea saltando, tirando calci, inginocchiandosi, facendo la classica runa (la lettera "T"), tirando fuori la bandiera norvegese e vomitando urlo dopo urlo. Le altre canzoni della serata sono state Dødsjarl, Dødskvad I, Dødskvad III e poi la sorpresa finale.
Il palco diventa un inferno dantesco sulle note di A Lost Forgotten Sad Spirit di Burzum (presente sulla versione vinilica dell'ultimo album della band): salgono gli Angantyr che bevono birra e si limitano a fare headbanging; entrano gli Horna nudi come vermi, ancora col sangue addosso, con scritte blasfeme sulla pancia e con strani strumenti elastici attorno ai propri apparati genitali. Il palco diventa una bolgia granguignolesca nella quale ognuno ci mette del suo per sputare birra e urlare qua e la, mentre Høst fa lo slalom in mezzo a una ventina buona di persone; contemporaneamente gira fra le mani dei personaggi un vinile di Gyu Mann Dude (che viene idolatrato come il vitello d'oro), mentre Spellgoat (il cantante degli Horna) è accovacciato, nudo al centro del palco, alle prese con una strana preghiera-mantra. Un divertentissimo intrattenimento di dieci minuti che però causa qualche danno. L'eccessiva noncuranza dei vari passaggi di birra e acqua creano una specie di corto-circuito che si paleserà a metà della canzone successiva...
Gli Horna infatti lasciano il palco e Høst annuncia la traccia finale (con la classica dedica a Roberto Mammarella -capoccia dell'Avantgarde- il quale ha creduto nei Taake fin dall'inizio): Nattestid Ser Porten Vid. Il pubblico è in delirio, il pogo parte più deciso di prima, ma sul più bello salta la luce e i Taake sono costretti a capitolare.
Il concerto finisce qui, il pubblico se ne va mesto mesto fra insulti e borbottii.

Io mi riposo un po', bevo acqua per mandare via i postumi del vino e concludo la mia serata al tavolino con Høst e qualche ragazza. Il nostro simpaticone non perde occasione per divulgare i propri neologismi, che coincidono con espressioni tipicamente italiane che vanno dal "mammamia" al "maccheccazzo" fino ad arrivare alle più classiche bestemmie. Dopo qualche autografo (ben condito da falli in erezione, ghirigori floreali e qualche simbolo politico), tutti vengono richiamati sul bus e anche io me ne torno in macchina.



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11/04/2010
Live Report
TAAKE + HORNA
Girone infernale
 
 
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