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JAPANESE VISUAL-KEI SCENE - # 1 - La nascita e la prima ondata
03/05/2010 (6748 letture)
Eccomi a parlare nuovamente della scena musicale giapponese. Questa volta si tratta del visual kei, ossia (letteralmente) il "rock visuale".
Questo genere stilistico/musicale è esploso in Giappone nei primissimi anni '90 ma nel resto del mondo ha creato fans solo grazie ad internet ed al peer2peer. Come ho già spiegato nel precedente articolo, questo genere di musica (come tutti gli altri generi giapponesi) è sempre stato di difficilissima esportazione ed giunto abbastanza occasionalmente nelle orecchie degli occidentali, i quali potevano rimediare alcuni album di questa vastissima scena (con un bel po' di difficoltà), solo dopo attenti e mirate ricerche.
Cerchiamo di procedere con calma: a seguito propongo qualche domanda/inciso (e relativa risposta/deduzione) per aiutare il lettore nella difficile comprensione del tema.

1) PERCHE' PARLARE DI VISUAL-KEI?
Perchè è un genere musicalmente legato sia al rock, sia a settori del metal estremo: questa caratteristica è emersa soprattutto negli ultimi anni. Anche se il visual-kei ha avuto una personale evoluzione nel corso della propria vita, le band non potevano non essere affascinate dai gruppi occidentali e in un certo modo "pop" che avevano nel proprio suono una matrice di potenza e di estremismo (Marilyn Manson, Korn, ecc...).

2) QUAL'E' L'IMPORTANZA DEL VISUAL-KEI?
Negli ultimi anni moltissime band visual-kei che godono di una popolarità sfacciata (possiamo tutte paragonarli ai nostri Negramaro, o ai nostri Dari e chi più ne ha più ne metta), hanno una struttura stilistico-strumentale spesso avvicinabile al nu-metal ed al death-thrash, pur rimanendo in uno status popolare quasi radiofonico. Le major stesse (la Avex, la Universal, la EMI) sono inoltre costantemente alla ricerca di formazioni simili poiché continuano ad essere tra gli ascolti preferiti degli adolescenti giapponesi; una moda che ormai è completamente riemersa dallo status di "sottocultura".

3) QUALI SONO I RISVOLTI OCCIDENTALI?
Pur rimanendo per gli occidentali un genere di nicchia, negli ultimi anni, il resto del mondo ha potuto godere di tour mondiali di importantissime band giapponesi. I Dir En Grey hanno suonato più volte al Wacken, i D'espairsRay, i Mucc e molti altri, hanno condiviso i palchi del nord Europa assieme a band del calibro di Children of Bodom, Stratovarius, In Flames, ecc... venendo però snobbati o comunque non messi in ottima luce, proprio a causa della propria estraneità ai gusti occidentali. I leggendari X-Japan si sono da poco riformati suonando all'Asian Expo di Parigi ed hanno anche comparsato in quel di Los Angeles; i pionieri L'Arc-en-ciel hanno fatto uno strepitoso tour europeo; tutto però negli ultimi anni...

COS'E' IN PRATICA IL VISUAL-KEI?
Il visual-kei si può spiegare grossolanamente così: è un genere musicale che attinge dal rock, dalla new-wave e dal metal. Nella struttura degli albori la batteria suona tipicamente hard-rock, il basso è impostato su giri funk/post-punk, mentre le chitarre godono di una stravagante eterodossia: una 6 corde distorta da un lato, una (semi)acustica in levare, che suona armonie differenti, dall'altro (e spesso anche nel canale audio opposto). Ovviamente nel corso degli anni questa formula si è rinnovata ed è stata stravolta. La caratteristica principale del visual-kei è però lo status "visuale". I musicisti sono sempre truccati, hanno acconciature stravaganti e la fisionomia orientale conferisce a tutti un aspetto decisamente androgino e quasi sempre effemminato. Il costume anche fa parte indissolubilmente del visual-kei. Tutti i vestiti sono sempre molto elaborati e possono appartenere sia al mondo dell'abito tradizionale giapponese, sia al panorama cyber-punk. Nei primissimi anni, il visual-kei poteva considerarsi l'evoluzione del positive-punk di fine anni ‘80 e molte band avevano un look che ricordava i Twisted Sisters o i Poison, con qualche variazione tipo i particolari folkloristici, spade fiori e rossetti, il tutto perfettamente curato nei dettagli: dallo smalto alle unghie agli orecchini, alle collane, ai diademi sui capelli.
Girando nella rete è interessante notare come i fan del genere si dividano affermando che il visual-kei non è un genere a se stante, ma semplicemente uno stile di rock giapponese; altri tendono a differenziarlo in correnti, mentre i nostalgici sono rimasti a metà anni ‘90: tutto il resto è j-rock.
E' importante specificare che il visual-kei è un grande insieme nel quale ci sono tantissimi sottoinsiemi che si differenziano più che altro per qualità visive. Alcuni di questi sono: il nagoya-kei, sviluppatosi nella città di Nagoya, in cui le band seguono una proposta musicale più aggressiva e dark; a livello contemporaneo il nagoya-kei è diventato sinonimo di abito elegante, quasi da sfilata di moda, e rigorosamente nero; l'oshare-kei (allegro con costumi molto colorati e testi spensierati se non bambineschi), l'angura-kei (che valorizza quasi esclusivamente l'abito tradizionale giapponese), il kotekote-kei (oscuro, decadente e romantico che ha come tematiche il vampirismo, le rose, l'immaginario della letteratura gotica e romantica).

Il visual-kei non sarebbe tale senza la propria stampa specializzata. Alla fine degli anni 80, importanti magazines come Pati Pati Rock'n'roll e Fool's Mate cominciavano ad interessarsi alle band sulla cresta dell’onda (X-Japan, D'erlanger, Die in Cries, By-Sexual....) e ad esse dedicavano lunghi articoli con interviste e servizi fotografici. Poi nacque SHOXX, la rivista visual-kei per eccellenza, famosa per la sua quasi totale mancanza di recensioni e/o news musicali: il magazine si dedicava esclusivamente alle interviste verso le band proponendo lunghe photo-session. Detto questo sarebbe interessante iniziare a parlare di musica.

Personalmente mi sento di dividere il visual-kei in 3 grandi periodi. Il primo che va dalla sua nascita fino al 1993, anno in cui tutte le band pionieristiche erano già sotto contratto con le case discografiche più grandi e si stavano trasformando semplicemente in band J-rock (dal look più casual, meno curato e più acqua e sapone, e anche dal suono più rock e meno elaborato o schizofrenico). Il secondo periodo va dal 1994/95 fino al 2000, anni in cui il genere viene riproposto sotto una nuova forma, molto più decadente e gotica, con un largo uso delle tastiere e di oscure e malinconiche sensazioni e che poi giungerà all'ingresso del digitale; è anche un momento di grande boom, che vede la nascita di tantissime band e il passaggio di testimone da parte delle band storiche che cedono il proprio status di "grandissimi dell'underground" ad altri gruppi. Il terzo ed ultimo tempo sono gli anni contemporanei, durante i quali il visual-kei si è più settorializzato, differenziato, variegato, andando dal pop al metal estremo; il tutto estremamente mescolato ed alternato. È anche il periodo più "difficile": la sovrabbondanza di band rispecchia un difficile tentativo di emersione da parte delle più, e ad una generale somiglianza fra i gruppi stessi. Sono poche le formazioni che riescono a mantenere un sound personale ed inedito, anche se il mercato non si ferma di fronte a questa evidente difficoltà-.

LA NASCITA
Il visual-kei e la sua nascita coincidono indissolubilmente con gli X-Japan. Spudoratamente debitori nei confronti dell'hard-rock/hair-metal americano, gli X si differenziano unicamente per i testi (più intimisti e più romantici). Con il loro slogan "Psychedelic Crime of Visual Shock" coniano anche il termine "visual-kei". Esteticamente sono solo un’estremizzazione dell'hard-rock e del suo vestirsi in pelle aderente con i capelli sparati in aria (anche di lunghezza spropositata). L'iniziale motore artistico degli X è il bassista Taiji, grandissimo amante e collezionista dell'hard-rock americano che produce il primo album fornendogli una produzione inedita ed esotica. La valenza degli X nella storia della musica contemporanea giapponese forse non ha eguali. Con loro, intere generazioni cominciano a vestirsi in modo trasgressivo e i modelli di abbigliamento e di pensiero ghettizzati nei gothic-club (che tra l’altro erano abbastanza recenti), si liberarono pretendendo la propria autonomia. I ragazzi di tutto il Giappone impazziscono per gli X (che nel corso dei primi anni cambieranno ufficialmente il nome in X-Japan per una causa di omonimìa verso il gruppo punk americano); i loro dischi vanno a ruba e per la prima volta un genere come l'heavy-metal diventa popolare. Gli X-Japan sono stati i primi artisti a sconfinare clandestinamente oltremare (soprattutto in Corea e in Cina, le quali avevano negli anni '80 una specie di censura contro la cultura giapponese): miriadi di ragazzi commissionavano ai propri genitori i loro platter quando questi andavano per lavoro in Giappone o vi si recavano per affari personali.
Mentre a livello musicale è veramente difficile vedere una svolta nella carriera degli X-Japan, a livello di promozione essi sono stati veramente unici. Merito soprattutto del batterista e polistrumentista Yoshiki, il quale fonda la propria etichetta (Extasy Records) specializzata nella promozione del postive-punk/proto-visual-kei contemporaneo (come abbiamo già visto: Gilles de Rais, Zi:Kill, The Zoldge) ma anche di proposte più heavy metal o speed come i Tokyo Yankees, Media Youth, Ladies Room. Ma la maggiore intuizione della Extasy sarà (come vedremo fra poco) scritturare i Glay ed i Luna Sea.
Lo status leggendario degli X-Japan è destinato a rimanere per sempre sulla bocca di tutti anche per il tragico decesso del chitarrista Hide. Nel 1998 viene trovato morto sul bordo della sua piscina in circostanze ancora del tutto misteriose. La scena visual-kei è sconvolta; Hide è una sorta di Jimi Hendrix o di Kurt Cobain, e tuttora c'è molto sconforto attorno a questa vicenda. Gli X-Japan si sciolgono e si riformano solo in tempi recentissimi con l'amico Sugizo (chitarrista dei Luna Sea, considerato da molti fan come l'unico "erede" di Hide), pur mantenendo dal vivo le tracce del chitarrista scomparso -prese da live passati o dalle registrazioni in studio-, per fare in modo che la sua figura sia sempre presente.

LA PRIMA ONDATA: COME IL VISUAL-KEI DIVENTA (POP)OLARE
Dall'articolo precedente abbiamo visto come band provenienti dall'ambio post-punk sono state annoverate nel movimento visual-kei: Buck-tick, D'erlanger, By-Sexual, Der Zibet sono gli esempi più lampanti. Mentre quest'ultimo è stato relegato al visual solo grazie all'immagine esteriore, e i D'erlanger e i By-Sexual ci sono finiti un po' per caso (anche se questi ultimissimi si possono considerare una band visual a tutti gli effetti), un discorso ben diverso riguarda i Buck-tick. Dopo quattro album di chiara matrice positive-punk, il combo decide di rinnovare la propria immagine. Con l'album Aku No Hana, il look è più decadente, dark e meno bizzarro. Musicalmente sono sempre meno "punk" mentre adottano uno stile pop-rock che sarà uno dei paradigmi del modus operandi della prima ondata visual-kei (l'uso delle chitarre su canali separati, una delle quali in levare e spesso semiacustica). Il loro unico stile è un meltin-pot dei propri artisti preferiti, spesso agli antipodi: il chitarrista, fan di Led Zeppelin e Kiss, il bassista patito per i Beatles, il cantante amante di Kraftwerk, David Bowie e Clash. Fra periodi più dark-pop e più cyberpunk, il frontman Atsushi Sakurai forma un supergruppo industrial-rock con Sascha Koniezko dei KMFDM, chiamato Schwein. Col passare degli anni i BUCK-TICK diventano uno dei moniker più conosciuti in Giappone, pur senza virare su settori tipicamente pop, senza troppe ballad strappalacrime e tenendo un look sempre abbastanza dark.

Come in ogni stile musicale, durante la propria alba, ci sono formazioni che si differenziano l'una dall'altra grazie ai vari trademark. Tutti i gruppi hanno un sound unico e presentano differenze sostanziali. La band che forse incarna nel migliore dei modi la sintesi del visual-kei sono senza dubbio i Luna Sea. Nati sulla fine dell'onda positive-punk i Luna Sea creano uno stile musicale che fa da padre per le successive generazioni. I Luna Sea hanno una carriera che si può paragonare a quella degli U2. Dalle tinte post-punk iniziali arriveranno ad essere il gruppo più famoso del Giappone, essendo la prima band ad esibirsi davanti a 100.000 spettatori paganti e ad avere uno stile di rock "da stadio" o da "palcoscenico". Sotto l'ala di una major (l'MCA-Universal) il loro stile visuale si ammorbidirà con classe, mentre il loro lato musicale seguirà un profondo e minuzioso cambiamento rimanendo sempre di una personalità e di una freschezza sconvolgente.
Scoperti da Hide degli X-Japan, i Luna Sea (che mantengono la medesima pronuncia fonetica pur cambiando dall’originario Lunacy) dell'esordio propongono uno sconvolgente positive-punk dalle tinte molto dark e dalla ritmica frenetica. Canzoni come la dark-funk Time is Dead, la cacofonica Branch Road, l'estrema Shade (con tanto di blast-beat) e la romantica Moon, fanno parte di un panorama sonoro pieno di flanger e delay, di accordi in levare, di urla melodiche e cacofoniche ma allo stesso tempo di un'orecchiabilità spiazzante. I chitarristi Sugizo e Inoran conieranno un modo di suonare la 6 corde unico e irripetibile - vorrei dire perfino inedito o comunque "nuovo" in tutto il panorama mondiale-. I Luna Sea cominciano ad avere un successo spaventoso, e vengono messi sotto contratto dall'MCA. Rilasciano Image, uno dei dischi visual-kei per eccellenza: la produzione decisamente migliore continua a coincidere con una melodica cacofonia di fondo dalle tinte oscure, che conferiscono al disco una certa magia. La massiccia presenza di chitarre semiacustiche su un fondo frenetico e hard-rock segna definitivamente la fine della scena positive-punk in favore di un movimento musicale più inedito e particolareggiato. Ogni accordo è dosato con cura, la componente funk è molto più eclettica e le melodie di Sugizo cominciano a prendere la forma del "Sugizo-style". Il loro look è ancora debitore del mondo post-punk: lunghissime acconciature con extention e treccine vengono abbinate a pantaloni di pelle, maglie a rete, cartucciere e uniformi naziste (che in Giappone è molto utilizzata per shoccare, essendo la popolazione libera dai tabu legati alle crisi politiche europee del passato). Botto ancora più clamoroso con Eden, disco che unisce il lato più dolce e più aggressivo dei Luna Sea. Lente ed esotiche ballad si alternano con brani più frenetici ancora appartenenti ad uno stile unico e inedito. Con Mother e Style i Luna Sea cominciano a fare dei tour lunghissimi, a due o tre riprese; la band è sempre più orientata verso il rock classico, e a quello che ora può definirsi generalmente come J-rock. I dischi sono prodotti con la massima cura e le distorsioni delle chitarre cominciano a retrocedere in favore della voce di Ryuichi (che si è ammorbidita dopo molte lezioni di canto, abbandonando quella feralità primordiale dei primi album). Mother vende 700.000 copie nella prima settimana, i singoli schizzano nella top-10 giapponese e i Luna Sea suonano per la prima volta al Tokyo Dome (il più grande live-indoor giapponese). Nel 1998 i nostri rilasciano l'ultimo album (Shine) dai sapori decisamente più morbidi e moderni e, subito dopo, il gruppo si scioglie temporaneamente per lasciare spazio ai vari progetti solisti dei membri della band. Ryuichi si butta sul pop e sulle recitazioni teatrali, Inoran seguirà un percorso più in linea con i Luna Sea degli anni ‘93-’94, mentre Sugizo crea album interessanti di future-jazz con ampie svolte a metà fra lo shred e fra la drum'n'bass. Shinya (il batterista) collabora con molti artisti della scena rock giapponese e anche con Marty Freedman che in quegli anni si è sistemato stabilmente a Tokyo. I Luna Sea si riformeranno nel 2000 per un ulteriore tour che toccherà anche i palchi di Corea, Cina e Hong-Kong; editeranno un ulteriore album (Lunacy) per poi ri-sciogliersi gloriosamente.

Contemporaneamente nascono altre due band fondamentali che si possono considerare antitetiche: ad Osaka si formano nel 1991-92 i L'Arc-en-ciel, e nel ‘93 esce il primo album Dune, caratteristico per le sue melodie ariose ed acquatiche; lo stile è quello che si poteva sentire nel secondo album dei Luna Sea, ma più etereo e trasognante. Le chitarre semiacustiche si alternano fra parti soft e hard rock, fraseggi ska-rock e assoli melodici. La particolare voce di Hyde si sposa perfettamente con la sua fisionomia pre-raffaellita occidentale; le photo-session appartengono più a un mondo new-romantic che ad uno stravagante come il visual-kei più consueto. Dune raggiunge il primo posto in classifica degli album indipendenti e il gruppo viene messo sotto contratto da una branca della Sony. Dopo il secondo album (Tierra) il batterista Sakurazwa viene arrestato per possesso di droga e la band si scioglie a metà: smette di pubblicare album e singoli e ad esibirsi con il proprio nome; fonda invece una serie di b-sides band come i D'ark-en-ciel o i The Zombies (famosi per le cover di Nirvana e Marilyn Manson) continuando a mostrarsi al pubblico; i loro album vengono tolti dagli scaffali dei negozi e perfino le loro sigle vengono sostituite in famosi anime contemporanei (come Kenshin Samurai Vagabondo). Nel '97 la band assume un nuovo batterista e inaugura la propria rinascita con un concerto al Tokyo Dome (entrato nel proprio guinnes dei primati con 56.000 biglietti venduti in quattro minuti). Il successo dei L'Arc-en-ciel è capillare e il loro pop-rock nel corso degli anni diverrà sempre più coinvolgente anche grazie all' uso semplice e melodico di parti elettroniche. Grazie al loro easy-listening molte canzoni faranno da colonne sonore: dal film di Final Fantasy, all'anime Full Metal Alchemist fino a Devil May Cry 4. Nel 2008 la band per la prima volta travalica i confini nazionali per fare uno spettacolare live a Parigi.

L'altro lato oscuro della scena coincide con la formazione dei Kuroyume. Maggiori esponenti del puro nagoya-kei (la band è appunto di Nagoya), i Kuroyume del periodo indie sono noti per aver fuso nel loro sound elementi provenienti dal metal estremo (death e black) accostandoli sia a riff ultradistorti, sia a chitarre acustiche. La voce di Kiyoharu è cacofonica e cade spesso in screaming. Con il primo EP Ikiteita Chuuzetsu Ji, la band propone un oscuro disco metal con influenze post-punk e infarcito di immaginario gothic; canzoni come Shinainaru Deathmask e Haritsuke alternano il proprio "thrash-punk" ad oscure ballads. Il primo album Nakigara Wo... è più incentrato su una produzione dark-rock dai chiari connotati metal; le chitarre si tingono di flanger e gli ululati di Kiyoharu sono ancora più caratteristici e sempre in bilico fra armonia e cacofonia.
Cambio di registro con il secondo full-lenght: la EMI mette sotto contratto i Kuroyume e i suoni si alleggeriscono un po', facendo risaltare in primo piano le parti vocali più melodiche e legate alla struttura rock-pop delle canzoni. Strumentalmente ci troviamo ancora di fronte a una band rock-metal melodico con discrete distorsioni, basso prepotente e fraseggi semiacustici. Il canto del cigno coincide con il terzo disco, Feminism. Ora ci troviamo chiaramente di fronte ad una grande formazione rock, dalle tinte evanescenti e con l'immaginario goth completamente lasciato alle spalle. Il new romantic e i motivi floreali saranno accoppiati al look più sobrio e casual della band. Le bellissime tessiture semiacustiche delle canzoni, fanno di Feminism un'opera incredibilmente organica con un songwriting unico e con una sostanziale capacità di rivoluzionare il visual-kei come genere musicale. Le doppie chitarre vengono fuse in analoghe trame, accordi aperti sostituiscono i riff in palm-mute, pur continuando ad evidenziare una simpatia per il rock-metal.
Con gli album Fake Star e Drug Treatment i Kuroyume sono una delle band più famose del Giappone, Kiyoharu abbraccia una retorica da bad-boy e un sex-appeal tipicamente da sbruffone. Il suono dei Kuroyume si muta in un personalissimo ska-punk-rock infarcito da parti elettroniche che però durerà poco. La band si scioglierà per un periodo indeterminato (concretizzatosi solo da un paio di anni) e Kiyoharu avrà una carriera di successo prima coi Sads poi con il suo progetto solista.

Il successo nazionale del visual-kei è dovuto però soprattutto ai Glay. La giovane band di Hakodate viene reclutata da Yoshiki degli X-Japan sotto la propria Extasy Records e il tipico stile pop-rock schizzerà subito in classifica. Pur suonando una tipologia di rock molto simile allo stile delle band contemporanee, l'estrema orecchiabilità delle canzoni dei Glay faranno loro guadagnare un contratto con la PolyGram. Il gruppo rilascia altri due album nello stesso anno e poi Beloved, il primo album di una band proveniente dal panorama visual-kei a vendere un milione di copie. La scalata al successo della band sarà sempre più preziosa. Dal 1997 al 2000 i loro singoli raggiungono quasi tutti la prima posizione in classifica, vendendo qualcosa come 6 milioni di copie (facendo diventare i Glay, il terzo act musicale più venduto in Giappone). Durante il 1998 le compagnìie telefoniche giapponesi vanno addirittura in tilt per la quantità di telefonate dei fan fatte per accaparrarsi i biglietti dei concerti; il loro Best vende 5 milioni di copie (aggiudicandosi il titolo di album più venduto della storia del Giappone), e per finire, il loro Glay Expo si tiene davanti a 200.000 persone. I Glay furono dunque la band più osannata, seguita, apprezzata del Giappone: ed era nata nel circuito visual-kei.

LE LABEL E LE REALTA' MINORI
Ovviamente altre realtà minori si sono nel frattempo formate, si sono esibite dal vivo e hanno rilasciato album e soprattutto i maxi-singoli (una sorta di promo/EP), il formato più adoperato per la promozione musicale in Giappone. Il grosso della scena underground dei primissimi anni '90 può ricondursi maggiormente a due label fondamentali: l'Exstasy Records e la Free-Will.
Come diceva il loro slogan "Extasty-East, Free Will-West", la prima etichetta era attiva ad est di Tokyo mentre la seconda ad ovest.
L'Extasy, dal 1986, ha privilegiato soprattutto un tipo di visual-kei molto legato all'heavy metal (dallo speed, al thrash melodico, all'hard-rock) e ad un immaginario punk post-apocalittico (abiti in pelle, giacche borchiate, capelli sparati di mille colori, trucco e accessori tradizionali). Si è saputa auto-promuovere molto sapientemente, organizzando vari festival per lanciare le proprie band e dopo la 4° edizione nello stesso anno, ha "collezionato" un pubblico di 15.000 persone. Oltre ad avere un roster tipicamente "heavy" e tremendamente derivativo dall'hard-rock americano (gli stessi X-Japan, ma anche i Tokyo Yankees o i Ladies Room), l'Extasy può vantarsi di aver lanciato un paio di cartucce fortunatissime come i debut dei Glay e dei Luna Sea, e allo stesso tempo continuare a variegare il proprio gusto promozionale. Dal punk-metal elettrico degli Zi:Kill o dei The Zolge, a quello più funkeggiante dei Gilles de Rais, fino all'esperimento dei Virus: Materials unisce un heavy metal eclettico e psichedelico con sonorità mediorientali e techno. Dopo il boato dei Glay, un'altra release sulla stessa lunghezza d'onda -purtroppo solo stilistica però- è quella degli Acid Bell (ultima uscita dell'Extasy) che con Speak propongono un discreto pop-rock. Visto che ormai siamo negli inoltrati anni '90 è interessante vedere come questo gruppetto riprende il modo di suonare dei primissimi Glay, in un ambiente che ormai è pregno del visual-kei più gotico e decadente del momento.

L'altro punto cardinale, gestito dalla Free-Will, è stilisticamente più omogeneo ma qualitativamente inferiore. Le releases dei Color tendono un po' tutte ad assomigliarsi fra loro a forza di proporre un punk-metal dalle tinte oi!. Più o meno sulle stesse linee, anche la proposta dei The Dead Pop Stars che iniettano nel loro punk-metal delle linee vocali più melodiche, mentre nel secondo album Self-violence, la produzione caotica e la batteria predominante e marziale modifica leggermente la proposta stilistica della band. I TDPS, si sono formati dallo scioglimento dei Kamaitachi, formazione positive-punk e proto-visual-kei decisamente più interessante e groove, anche se musicalmente simili a decine di altre band; bisognerà attendere il terzo album Jekyll to Hyde -Masturbation- per sentire delle novità (soprattutto sulla voce), ma poi arriverà l'inesorabile epilogo anche per loro. La Free-Will ci riprova con i Decameron, altra band speed-metal/hard-rock ma pur non proponendo niente di nuovo, ottengono un discreto successo (d’altronde i giapponesi sono strani). L'unica release che si distanzia dalla massa in questi anni è Doppelganger degli Amphibian, la quale propone un heavy-metal psichedelico e viscoso. Una breve interessante proposta coinciderà con Inner Dimension degli Speed-Id: interessante creatura industrial-rock che non manca di melodia e orecchiabilità e che si distingue chiaramente dal mondo heavy-metal dell'etichetta. Uno dei pochi fortunatissimi colpi in canna nel fucile della Free-Will sono però i Dir en grey, camaleontica band di metà anni '90 che si è saputa distinguere magistralmente nel mondo del visual-kei grazie alla sapiente (e inedita) proposta di unire un cacofonico metal-rock, dai toni gravi (e dall'accordatura abbassata), e dalle tinte industrial in stile Marilyn Manson e Nine Inch Nails. Varcata la soglia del 2000 i Dir en grey dividono radicalmente il proprio suono proponendo brani di massiccio nu-metal alternati a semi-ballad in piena tradizione nipponica (Luna Sea, Kuroyume...) e finalmente possono vantare il titolo di prima band visual-kei a travalicare il confine nazionale per esibirsi in molti festival europei (Wacken, Dynamo, SwedenRock). Nota accattivante della Free-Will: il fondatore (nonchè batterista dei Kamaitachi/Dead Pop Stars) è anche socio di una label che si può considerare come cugina: L'Anarchist Records, incentrata più sul punk/hardcore ma che non mancava essere promossa all'interno dei festival visual-kei (e viceversa). Altra band fortunata della Free-Will saranno i Rentrer En Soi (che tratteremo meglio insieme alle altre band formatesi dopo il 2000). Nel 2007 il manager dell'etichetta verrà arrestato per bancarotta fraudolenta ai danni della stessa label e sarà la fine di un simbolo, che per quanto poco attivo nella decade precedente, rispecchiava ancora la nascita del visual-kei. L'etichetta verrà poi assorbita dalla PSCompany (che in termini di paragone è come dire che una mini label indie si è (ri)comprata i diritti di una semi-major).

Altra band importantissima dei primissimi anni'90, sono i Dead End. Capitanati dal carismatico Morrie (che abbiamo già analizzato nell'articolo post-punk), il gruppo propone un classico hard-rock di stampo americano ma senza abbracciare lo speed-metal degli X-Japan. Le atmosfere romantiche e decadenti hanno influito moltissimo sulle prime band visual-kei e il look del misterioso cantante sarà uno dei più adoperati e ripresi dai vari frontman del rock visuale. Soprattutto i Luna Sea si imporranno come gli "eredi varianti" dei Dead End, adoperando un logo simile e un modo analogo di suonare le chitarre. Le frenetiche atmosfere di Ghost of Romance introducevano per le prime volte, brani suonati interamente con chitarre semiacustiche e flangerate alternate ad altre distorte, in un gioco di trame che sarà poi la base strutturale del visual-kei. Nel caso dei Dead End, questo ordito, verte spesso in assoli blues-rock ma anche in attimi psichedelici e più trasognanti rispetto alle altre hard-rock band giapponesi. Anche negli altri album Zero e Shambara, molti riff rock-blues sono alternati ad arpeggi acustici e giochi di chitarre gemelle che proiettano la band verso un mondo AOR piuttosto che in uno più aggressivo.



Antonio
Giovedì 29 Marzo 2018, 13.07.24
24
Scrivete su youtube X JAPAN My Heart Will Go On ahahaha
Antonio
Giovedì 29 Marzo 2018, 13.01.56
23
X Japan = Celin Dion with guitars. No veramente, come si fa a difendere roba del genere, boh.
embryo6
Giovedì 5 Luglio 2012, 10.07.31
22
@J-Rock: ma per quanti anni ancora andrà avanti lo stereotipo delle band giapponesi che ricordano le sigle dei cartoni animati... Il fatto è che in Italia (e in Occidente in generale) la musica giapponese è sempre stata snobbata dai mass media per via di pregiudizi, tranne rare eccezioni (i già citati Loudness, ad esempio), e le uniche canzoni in giapponese diffuse in Italia dagli anni '70 erano appunto le sigle dei cartoni animati (dove spesso vengono utilizzati brani di gruppi rock o metal). Per questo motivo dire che una band ha "melodie da cartone animato" non ha senso... si tratta di una visione alterata del panorama musicale giapponese. Cioé, non è che esiste un genere di musica "per cartoni animati"... spero che questo sia chiaro...
J-Rock
Mercoledì 4 Luglio 2012, 19.36.46
21
di tutta questa oceanica scena nipponica conosco solo i moi dix mois (spero di ricordare bene come si scrive), che se non ho letto male mi pare che voi non citiate, e i dir en grey, dei quali avevo ascoltato anche una canzone un po' di anni fa... il suo titolo se non erro era "saku" ed era una discreta mazzata... growl confusionari e doppia cassa si mischiavano sapientemente con delicate melodie da cartone animato giapponese... non male, ricordo di aver gradito... è evidente che, come dite voi, erano entrati nella fase nu metal della loro carriera.
Moro
Mercoledì 4 Luglio 2012, 18.15.20
20
Si i Loudness erano prodotti in occidente anche dalla Music For Nations ma ricordo che anche una volta era un'impresa trovare mp3 anche col 56kbs... Poi le informazioni sui siti erano sempre poche. Io compro abitudinalmente vecchi CD dal Giappone (roba anni '90 e anche anni '80) ma è un dispendio di soldi inaudito...
embryo6
Mercoledì 4 Luglio 2012, 13.11.43
19
Dunque, il primo impatto con gli X Japan l'ho avuto nel 1997 quando acquistai la VHS di "X - The Movie": l'ending theme era Forever Love, e infatti fu amore a primo ascolto. Un po' di tempo dopo appresi dalla rivista "Man-ga!" (curata dalla Yamato Video) qualche informazione in più su di loro, in particolare c'era un riferimento al Last Live e al fatto che si erano sciolti da poco. Dopodiché acquistai ad una fiera del fumetto il cd con la colonna sonora di X The Movie, ed ebbi quindi la possibilità di ascoltare Forever Love completa (la single version e la karaoke version). Da lì a breve internet cominciò a diffondersi (velocità 56k, ovviamente...) e i primi mp3 cominciarono a fare il giro del mondo. Ci tengo comunque a precisare che appena ne ebbi l'occasione cominciai ad acquistare il loro materiale originale, e ad oggi ho una collezione di cui non posso affatto lamentarmi discografie soliste e spin-off bands comprese. Ovviamente internet ha reso tutto molto più semplice e immediato, considera comunque che già negli anni '80 in Europa e in America c'era gente che ascoltava i Loudness, che erano abbastanza conosciuti in ambito metal (grazie anche a riviste specializzate).
Moro
Mercoledì 4 Luglio 2012, 11.33.27
18
@embryo ti faccio una domanda: come sei riuscito a venire in contatto con la musica degli X-Japan (e magari col resto della musica giapponese) quindici anni fa ? La mia è una pura curiosità. Esistevano c'eri tipi di magazine ? Pubblicità nei manga ? Speciali in qualche canale/trasmissione ? E col fatto che c'era e non c'era internet ?
Moro
Mercoledì 4 Luglio 2012, 11.30.29
17
@embryo: le incorrettezze su Hide e sullo slogan le avevo segnalate e dovrebbero essere state corrette (non ho riletto l'articolo ora mentre ti scrivo). Per prodotto non intendo "prodotto-rilasciato da" ma prodotto=produzione sonora e imprinting del suono. Quando si parla di produzione, nella musica, si può intendere sia il lavoro dietro al mixer (produzione e post-produzione) sia il rilascio del disco. Nel caso i Taiji (come si evince dal contesto in cui l'ho scritto) si parlava di tipologia del sound; lo so benissimo che è stato rilasciato dall'Exstasy (e l'ho scritto). Sul fattore visual-kei "genere" o "corrente" le cose si fanno più complicate. Esistono una marea di forum che disquisiscono su questa differenza. Per me è una corrente che col passare del tempo è diventato un genere. Un genere però circoscrivibile unicamente all'area giapponese per tutta una serie di elementi che fanno parte della tradizione nipponica e che sono riconducibili solo ad essa. Poi, secondo me, è diventato anche un modo di suonare (come suonano l chitarre, le alternanze fra battere e levare, chitarra acustica vs chitarr elettrica; la necessità di inserire sempre l'assolo, la mescolanza fra generi...). Insomma, band come Laputa, Deshabillz, Nuvogue, Shizuku non suonano come i Do As Infinity o i July & Mary.
embryo6
Mercoledì 4 Luglio 2012, 8.55.57
16
@Moro: Ok, innanzitutto mi scuso per il mio commento precedente, l'ho scritto "a caldo" e non sono riuscito a trattenermi ... indubbiamente tu hai molte conoscenze musicali, è proprio per questo che mi stupisce che tu abbia scritto che Taiji ha prodotto il primo album degli X, quando chiunque che conosce un po' la storia del gruppo sa benissimo che è stato prodotto dalla Extasy Records fondata da Yoshiki qualche anno prima. Un altro errore riguarda la morte di hide, il quale è stato trovato morto nel suo appartamento e non in piscina. Oppure il famoso slogan "Psychedelic Violence, Crime Of Visual Shock". Lo so, sono solo dettagli, ma secondo me anche i dettagli devono essere corretti, altrimenti è meglio non scriverli... non trovi? Tieni conto che seguo gli X Japan da ormai 15 anni, quindi ogni minima imprecisione mi fa saltare dalla sedia... abbi pazienza Vorrei inoltre fare una considerazione di fondo (e sulla quale insisto da sempre): secondo me il "visual kei" non è un GENERE musicale, ma una CORRENTE musicale, il che non è esattamente la stessa cosa. Ma mi rendo conto che stiamo parlando del sesso degli angeli... Un'ultima replica al tuo ultimo commento: dire che nel 1994 gli X Japan erano "ormai sciolti" (quando in realtà erano all'apice del loro successo) mi sembra azzardato. Che poi si siano sciolti inaspettatamente solo 3 anni dopo, è un altro discorso...
Moro
Martedì 3 Luglio 2012, 23.34.28
15
@embryo. È tutto giusto quello ch dici te ma si tratta di fatti degli anni '90 quando ogni membro degli X si stava "specializzando" in carriere soliste. Io mi riferivo unicamente agli esordi, e si legge benissimo. Yoshiki è prodotto da George Martin nel 1993, per il suo primo disco solista. Ha fatto il disco con Taylor nel 1994, gli X erano praticamente già sciolti. Non ho scritto tutto questo perchè il mio intento era illustrate principalmente il resto della scena visual, e comunque in maniera esaustiva. Non riconoscere il valore storico degli X ??? Ma ti sei bene letto il paragrafo sugli X ? I commenti sono una cosa esclusivamente extra-ariticolo. Mi sento di dire la mia, in parte e contestualizzata, nell'articolo. Dico la mia come voglio nei commenti. Aver fatto delle omissioni (ma di cosa visto che non ho parlato di carriere soliste, apparte qualcosa su Hide ?!?!) non significa non dire la verità. Io ti consiglierei di leggere l'articolo più come un breviario piuttosto che come un saggio universitario. Negli articoli, mi sembra normale, he tutti tralascino qualcosa.
embryo6
Martedì 3 Luglio 2012, 15.56.04
14
> Taiji è appunto l'unico membro che fa da collegamento fra occidente e oriente Ah, si? E Yoshiki che ha collaborato con Roger Taylor dei Queen, George Martin (produttore dei Beatles) per il suo album sinfonico, ha partecipato ad un disco tributo dei Kiss, ha scritto il tema per i Golden Globes 2012, etc... allora che cos'è? > L'iniziale motore artistico degli X è il bassista Taiji, grandissimo amante e collezionista dell'hard-rock americano che produce il primo album Taiji produttore di Vanishing Vision? Questa è bella, me la devo segnare... Come ha giustamente commentato ASD, quando si scrive un articolo su un qualsiasi argomento, è bene scrivere cose corrette, altrimenti tanto vale non scriverlo per niente... > non sono un fan degli X, anzi, secondo me sono il peggior gruppo del panorama visual (a livello creativo-musicale). Ok, dopo questa potete anche chiudere il sito Non essere un fan degli X ci può stare, ma non riconoscere il loro valore storico vuol dire avere le fette di salame sugli occhi (e sulle orecchie). Consiglio a Metallized.it una selezione più accurata dei recensori...
ASD
Giovedì 11 Agosto 2011, 11.01.52
13
Non si tratta di un "nostalgico sovraccarico adolescenziale" : quando si scrive un articolo su un qualsiasi argomento, è bene scrivere cose corrette, ed al limite, andarsi a documentare se non si è sicuri, poichè il lettore che legge per la prima volta leggrà informazioni errate altrimenti.Non frainterdermi apprezzo l'articolo ed il suo scopo, ma le informazioni devono essere corrette: ho riportato gli errori sugli X perchè é la band che meglio conosco, sulle altre conosco più o meno le nozioni di base. Una informazione corretta è una informazione migliore secondo me.
BILLOROCK fci.
Giovedì 11 Agosto 2011, 9.29.36
12
per l amor di dio.... alla larga...
Moro
Giovedì 11 Agosto 2011, 0.52.04
11
@ASD: apprezzo il tuo interessamento anche se sovraccarico di un nostalgico sovraccarico adolescenziale (è un pregio eh). correggeremo gli errori. Taiji è appunto l'unico membro che fa da collegamento fra occidente e oriente. Mi pare avesse qualcosa a che fare con la produzione dell'album (forse era suo lo studio di registrazione, o forse ha contribuito stilisticamente alla stesura dei pezzi del primo album... non ricordo, non sono un fan degli X, anzi, secondo me sono il peggior gruppo del panorama visual (a livello creativo-musicale).
ASD
Mercoledì 10 Agosto 2011, 22.32.45
10
altro errore : hide è stato trovato morto nel bagno del suo appartamento, strozzato con un asciugamano. Correggi gli errori
Radamanthis
Martedì 9 Agosto 2011, 15.49.56
9
Azz, com'è che non avevo mai visto questo articolo? Mò gli do una bella lettura e almeno imparo qualcosa...per me il metal in giappone sono solo 2 cose: gli X JAPAN e le edizioni dei dischi con una bonus track...
ASD
Martedì 9 Agosto 2011, 15.31.24
8
e poi lo slogan degli X Japan è: " PSICHEDELIC VIOLENCE CRIME OF VISUAL SHOCK ": correggere subito!
ASD
Martedì 9 Agosto 2011, 12.17.36
7
Gran bell'articolo! Solo una cosa non mi torna sugli X Japan: definire Taiji il "motore artistico" degli X mi sembra un pò esagerato. Taiji (grandissimo bassista, assolutamente tecnico e taleentuoso), è casomai la parte del gruppo più orientata stilisticamente verso i gruppi anglofoni: il vero esecutore artistico è infatti Yoshiki, compositore di tutti i testi e di grandissima parte degli arrangiamenti e melodie fin dagli esordi (taiji lasciò gli X anche perchè aveva idee musicali diverse da Yoshikin infatti).
Filippo Festuccia
Giovedì 6 Maggio 2010, 18.47.11
6
Ah, gli Arc-en-Ciel...se vi dico come li ho scoperti ridete fino a domattina...Go to DMC hehehe...comunque gran bell'articolo, il Giappone per me è sempre stato un mondo misterioso -colmerò questa lacuna prima o poi.
Moro
Giovedì 6 Maggio 2010, 15.55.41
5
ammetto che per un "novizio", la voce può presentare un grande ostacolo. Una volta superato però, si apre un mondo completamente nuovo e interessantissimo.
Bloody Karma
Giovedì 6 Maggio 2010, 12.53.14
4
Spinto dall'articolo ho provato ad ascoltare Dune degli Arc-En-Ciel...stile molto particolare, molto bello il suono del basso, solo che ho difficoltà nel farmi piacere la voce del cantante...
Moro
Martedì 4 Maggio 2010, 18.04.42
3
credo veramente che i Luna Sea abbiano composto alcuni degli album più belli degli anni'90. Infatti nelle mie classifiche di RateYourMusic sono spesso in top-10.
AdemaFilth
Martedì 4 Maggio 2010, 14.19.00
2
Complimenti davvero un ottimo articolo. Ultimamente anche in Italia sono arrivati proprio i Dir En Grey e Miyavi. Sfortunatamente li ho persi entrambi, troppo distante Milano!
Skyblade
Martedì 4 Maggio 2010, 9.09.45
1
Bellissimo articolo!! Sono un estimatore del visual-kei, e gli X-Japan sono una delle band che apprezzo di più in generale. "Art of life" è veramente una canzone stupenda =D
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