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HOLLYBLOOD - # 4 - Iron Man 2
15/05/2010 (2100 letture)
Perché la gente smetta di credere in Dio basta che tu sia capace di ferirlo. (Ivan Vanko - Mickey Rourke)

PREMESSA
Era tanta l’attesa per il seguito di Iron Man. Il primo film aveva accontentato un po’ tutti: quelli “fedeli alla linea” del fumetto originario, coloro i quali apprezzano i film pieni e zeppi di costosissimi effetti, e non ultimi gli spettatori medi che vogliono godersi un action movie ricco di ironia. Iron Man è stato un successo planetario, grazie non solo alle enormi spese di produzione ma, in particolar modo, ad un Robert Downey Jr. in forma smagliante. La storia si chiudeva con un laconico “Io sono Iron Man”, attraverso cui Tony Stark -multimiliardario eccentrico quanto imbranato- annunciava in un'affollata conferenza stampa di essere lui a governare l’armatura del personaggio protagonista. Il capitolo seguente parte proprio da quel momento.

LA STORIA
Tony Stark è sempre più popolare: tutti lo conoscono e moltissimi lo ammirano. Lui, accentratore, narciso, più appariscente ad ogni uscita, vive la popolarità come e più di una rockstar. Gli eccessi però, prima o poi tornano a chiedere dazio: l’organismo umano di Stark comincia a subire gli effetti tossici del complesso meccanismo attraverso cui egli governa la propria armatura; il congegno che trasmette energia dal suo corpo all’Iron Man lo sta pian piano avvelenando, e non trovando una cura in tempo, pagherebbe con la vita i vari svolazzamenti su e giù per il cielo. Come se non bastasse Iron Man ormai sembra la controfigura di se stesso e in più di un’occasione si comporta come un’attrazione da circo; il Pentagono comincia a mostrare più di un sospetto nei confronti del ricco inventore e gli richiede la concessione per l’utilizzo della straordinaria invenzione. Geloso della propria creatura, l’affabile Stark riesce a convincere gli scettici membri della Commissione Difesa circa le proprie capacità; ben presto, però, queste verranno messe a dura prova. La scena si sposta nel Principato di Monaco in occasione dell’omonimo Gran Premio di Formula 1; “Iron Tony” poco prima della partenza, sempre più vittima di quel senso di onnipotenza che lo sta divorando, decide di parteciparvi in prima persona, sostituendo il pilota della propria scuderia (nemmeno Briatore avrebbe osato tanto). Primo giro quasi ultimato ed ecco apparire l’altra figura centrale del film: lo scienziato russo. Un uomo grosso, rozzo, dall’aspetto barbarico, con un ghigno sarcastico che gli dipinge perennemente l’espressione e munito di due fruste elettriche con le quali comincia a sventrare una monoposto dopo l’altra; trattasi di Ivan Vanko, un bestione con dentatura d’oro, capelli lunghi, unti, coperto di tatuaggi e volgare nell’immagine come una fogna a cielo aperto (un po’ come se i Motley Crue si riunissero in un unico soggetto). Incazzato come una biscia, Ivan “il terribile” ha una cosa sola in mente: vendicarsi di Tony Stark per l’antica rivalità che c’era tra il proprio padre e quello di Tony. Il primo round si conclude nettamente a favore di Iron Man, ma ben presto Vanko verrà liberato dal carcere in cui si trova attraverso l’aiuto di un produttore di armi, geloso delle potenzialità scientifiche di Stark e anch’egli carico di vendetta nei confronti di quest’ultimo. La storia procederà nel racconto della preparazione di un’arma perfetta, quella in grado di eliminare Iron Man una volta per tutte; Vanko avrà finalmente a disposizione il materiale bellico per effettuare la propria vendetta, mentre Stark apparirà sempre più sfiduciato, causa l’avvelenamento che ormai sembra avere la meglio sul suo corpo.

GUERRA E CAPITALISMO
Echi di guerra fredda e capitalismo rampante sono presenti e costanti. Due temi legati a doppia mandata, entrambi forti in Iron Man e che vanno di pari passo per tutta la visione. Al vertice di questi domina la figura dello scienziato cattivo: un’immagine fumettistica e che quindi più scontata non poteva essere. Da una parte Vanko; sporco, sudato, così pacchiano da risultare spesso comico, è russo e quindi predisposto al rancore nei confronti degli USA e del suo tecnologico esponente; lo pseudo-sovietico rappresenta l’ingegno artigianale, il miserabile che cerca rivalsa con la forza dell’imposizione violenta. Di converso c’è Stark; viziato, appariscente, ricco da far schifo, presuntuoso, moderno. Le fragilità del miliardario -allo sbando quando si rende conto di essere destinato alla morte- contrapposte alla determinazione del russo -sempre maggiore ad ogni difficoltà. Due nemici, due mondi. Uno contro l’altro fino al duello finale, nel mezzo l’America con la sue contraddizioni; la corsa agli armamenti, lo show business, il militare buono -amico di Stark- e il produttore di armi cattivo -alleato di Vanko, guarda caso. Un esempio di simbolismi trasferiti da un fumetto del 1963 (allora sì, erano tempi di Guerra Fredda) ai giorni d’oggi. Per quanto sia evidente che tali concetti mal si prestino ad essere collocati nel 2010, è palese che regista e sceneggiatore li abbiano sottolineati con l’esclusivo interesse per la storia, assolutamente fumettistica. E’ in funzione di questa che vanno dimensionati e con questa si esauriscono. La trama, per quanto banale, ne beneficia e l’insieme di esplosioni, effetti digitali, voli e cadute contribuisce ad arricchirla, quantomeno visivamente.

CONCLUSIONE
Non ci si annoia, questo è certo: il film è godibile per tutta la sua durata. Robert Downey Jr. si conferma unico nel rappresentare un eroe da fumetto, Gwyneth Paltrow è ancora una volta adeguata nel ruolo di assistente del miliardario Stark, Scarlett Johansson è la stessa di ogni film, ma per fortuna indossa una tuta nera aderente che ne giustifica la presenza (e la visione), Mickey Rourke, nelle vesti di Ivan Vanko, è meravigliosamente se stesso (almeno per come io lo immagino). Eppure Iron Man 2 non ha la stessa forza del primo capitolo. Sarà che l’effetto novità è ormai svanito, sarà che dare tropo spazio all’aspetto autolesionistico di Stark a lungo andare stanca, ma questo seguito, per quanto piacevole, è lontano dalla brillantezza del primo Iron Man: nel primo episodio c’era maggiore ironia, più dileggio, irrisione per se stessi. Il nostro supereroe era poco super e per niente eroe, doveva faticare non poco per amministrare i propri poteri. Oggi invece è talmente bravo, abituato agli scontri e padrone delle proprie capacità da avere come unico, reale nemico, se stesso. Tranquilli però: per fortuna c’è “Ivan Rourke”, le sue fruste elettriche, il suo accento russo, il ghigno da assassino, la Guerra Fredda ed altre amenità cinematografiche, che se rendono scontato l’insieme, regalano comunque un paio d’ore di svago.



Khaine
Domenica 16 Maggio 2010, 0.54.06
2
Indubbiamente si tratta di un film strutturato in maniera molto più fumettistica del precedente, così come è anche molto meno divertente (nel senso letterale del termine). Io me lo sono ben goduto, però il fatto che sia andato a vederlo SOLO una volta (mentre di solito per queste cose vado anche due o tre volte) è indicativo, alla lunga, di un gradimento non completamente soddisfacente... Iron Man 2 è un film molto buono ma non eccellente, soprattutto se raffrontato al primo episodio. Comunque sia, un buonissimo esempio di cinefumetto
Renaz
Sabato 15 Maggio 2010, 13.59.49
1
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