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UNHOLY TITANS TOUR 2010 - Rock 'N' Roll Arena, Romagnano Sesia, 17/05/2010
29/05/2010 (3751 letture)
PREMESSA
I miei articoli vengono spesso incorniciati (in apertura ed in conclusione) da un pensiero connesso (più o meno direttamente) all’evento che sto sviscerando. Oggi, stante la complessità e l’interpretabilità dello stesso, opererò diversamente, riservandomi l’esposizione di tale concetto nelle sole battute finali.

OVERTURE
L’Unholy Titans Tour 2010, presentato dalla Machada Promotion, ha fatto in modo che lunedì 17 maggio si esibissero alla Rock ‘n Roll Arena di Romagnano Sesia nientemeno che Deicide, Marduk, Vader e True Endless (ovviamente in ordine inverso).
Al mio arrivo (nostro, dato che mi sono presentato in compagnia di Stefano Asti “Autumn”) gli strumenti sono già sotto torchio ad opera ai death/thrasher Vader. Il primo approccio con il locale è positivo, poiché la sala pare sufficientemente capiente per un evento di simile richiamo, così come la risposta alla solita ed inconcepibile equalizzazione voluta dai polacchi adeguata e non penalizzante. Anche il panorama antropico promette bene: c’è entusiasmo e tanta gente pronta ad acclamare questo interessantissimo bill.
Le premesse per una riuscita incondizionata ci sono davvero tutte.

VADER
Su questo primo show ho pochissimo da dire, se non che la band di Wiwczarek si muove con impaccio sul palco (statici, statici ed ancora statici) e con stanchezza sugli strumenti, preferendo la presentazione dei brani del nuovo ed insipido Necropolis ad una ben più interessante rilettura dei propri successi storici. La formazione -spiace dirlo- è da tempo sprofondata in una mediocrità creativa che non rende giustizia alle buone capacità tecniche dei singoli; a tal proposito, oltre che registrare una decente performance vocale, mi sento di dedicare un piccolo cenno di favore nei confronti di Jaroszewicz che in passato avevo criticato e che oggi ho ritrovato più maturo e convincente: Pawel non è certamente un batterista dalle risorse superlative (leggasi Asheim, tanto per rimanere in tema), tuttavia la sua precisione è aumentata fino a poter bastare ad un gruppo che oramai deve essere considerato nulla più che un outsider della scena.
C’è spazio anche per un pizzico di retorica quando Piotr ricorda il recentemente scomparso Ronnie James Dio: atto dovuto a cui tutta la sala partecipa.
Riporto le parole che ho pronunciato all’amico e collega Autumn al termine dello show: i Vader dei duemila non sono altro che una (molto) brutta copia dei primi Sepultura
Sinceramente? Mi hanno stufato!

MARDUK
È questo il concerto a cui tengo di più, dato che nei vari anni non sono mai riuscito ad incrociare i miei impegni con quelli dei Marduk. L’avvio, con la stupefacente On Darkened Wings dal secondo Those Of The Unlight del 1993, non è però dei migliori: i suoni, probabilmente assettati sull’utilizzo della doppia chitarra e sul bitonale cadenzato di Vader e Deicide penalizzano il velocissimo riffing black-style di Evil, che fatica così ad emergere da una sezione ritmica davvero altisonante; qualche canzone dopo il bilanciamento migliora, ma l’efficacia della restituzione dura pochissimo e nel finale si ritorna su livelli inaccettabili. Il panorama è peggiorato dagli altissimi volumi applicati al 4 corde di Magnus “Devo” Andersson il quale, seppure comodamente al di sopra dei normali standard black metal, mi ha un po’ deluso a livello tecnico: forte di una nomea da top player e di una prova straordinaria -che pure avevo celebrato- all’interno dell’ultimo Wormwood, il bassista/produttore presenta in più occasioni tagli e semplificazioni alle partiture che ne agevolano il procedere. Stante la grande attenzione che ripongo allo strumento (sono, anzi ero, bassista pure io), un simile atteggiamento non può che scatenare la mia ira. E pensare che pochi istanti prima dell’inizio dello show avevo raccomandato ad Autumn di tenere sott’occhio i “numeri” di Devo. Maledetta fretta…
Discorso inverso per Lars Broddesson che invece ha dato prova di essere un batterista prontissimo e rigoroso e per Mortuus, frontman capace e magnetico: egli si muove molto bene sull’ampio palco della Rock ‘n Roll Arena ostentando una tranquillità ed una attitudine “teatrale” davvero invidiabile; il pubblico lo segue in continuazione, lo chiama e lui ricambia con una partecipazione intensa ed accorata. La sua ugola tetra e perfida si adatta perfettamente tanto ai nuovi episodi, quanto ai vecchi in cui è ancora molto attuale lo scomodo paragone con Legion. Performance ineccepibile, distrutta solo dal contesto strumentale pesantemente insufficiente.
La setlist -varia ed interessante- include With Satan And Victorious Weapons, Panzer Division Marduk, Hearse, Into Utter Madness, Phosphorous Redeemer, Steel Inferno e Wolves, ma nonostante ciò (e per i motivi sopracitati) un coinvolgimento pieno e soddisfacente è davvero lontano.
Mi spiace davvero dover criticare uno dei gruppi che meglio hanno interpretato il black metal anche (e non solo, ovviamente) negli ultimi anni, ma in sede live i Marduk mi hanno convinto davvero poco.

DEICIDE
Il tempo di ulteriori due chiacchiere ricordando le tante volte che ho potuto ammirare i Deicide dal vivo e si parte per l’ultimo, attesissimo show. I suoni, ora, sono abbastanza chiari, confermandomi il fatto che il Rock ‘n Roll è un locale adatto agli spettacoli estremi, a dispetto dell’aspetto dimesso (esternamente) ed un po’ kitsch (internamente). L’avvio degli americani è di quelli da lasciare senza fiato (sia loro, sia gli spettatori): Deicide, Dead By Down e Once Upon The Cross proposte una via l’altra senza interruzioni o rallentamenti di sorta. L’impressione ascoltando questo primo quarto d’ora di performance è quella di avere a che fare con una band che non si limita a riproporre con fedeltà i propri prodotti discografici, bensì davanti a dei demoni (è proprio il caso di definire così coloro che portano sul proprio corpo -marchiato a fuoco- il simbolo dell’anticristianità) che vogliono superare se stessi proponendo brani ad una velocità supersonica, senza che sia percepibile alcun peggioramento della precisione (un plauso soprattutto ad Asheim) nonché del pesantissimo wall of sound (davvero spettacolare la restituzione cercata dalla coppia di axemen). Gli occhi mi cascano in primis sul nuovo arrivato Kevin Quirion (membro, insieme a Asheim, dei meno noti Order Of Ennead) a cui -debbo necessariamente notare- viene lasciato moltissimo spazio, più di quanto non ne avessero mai avuto entrambi i fratelli Hoffman ed il fenomenale Ralph Santolla. Kevin contribuisce con costanza all’aspetto solista dei vari brani e -sorpresa- a quello canoro contrapponendo il proprio screaming acido al growling baritonale di Benton. Ciò permette, anche in sede live e con buoni risultati, di ricalcare la dualità timbrica sempre presente nei prodotti targati Deicide (attraverso sovraincisione dell’ugola di Glen) e di incrementare la malignità dell’eccezionale performance vocale del frontman. Va infatti ribadito (non lo scopro oggi che li vedo per l’ennesima volta) che la particolarità del cantato di Benton risiede principalmente nella duttilità con cui egli affronta i cambi tonali: questo colossale adoratore di Satana sembra letteralmente posseduto allorché le sue labbra sono impegnate nel vomitare le peggio blasfemie. Non è questa la sede per falsi moralismi, ragion per cui sentenzio che questo pur puerile modo di coinvolgersi (e coinvolgere) beneficia talmente tanto allo spettacolo da divenire capo imprescindibile all’interno di un live dei Deicide; la gente pervenuta a Romagnano Sesia conferma questa mia vision godendo visibilmente ad ogni cambio di tempo, ad ogni solo, ma soprattutto ad ogni invocazione… il Rock ‘n Roll sta impazzendo per gli americani, proprio come al Rainbow Club di Milano durante il tour promozionale di Legion. Questo, francamente, è molto bello.
E pensare che, rispetto ad un tempo, la band ha di molto modificato il proprio atteggiamento, depurandolo di quegli inutili proclami tra un set ed il successivo e rendendo più “standardizzato” il proprio portamento onstage (e forse di ciò si potrebbe anche parlare a lungo): nei cambi i Deicide si limitano ora a refrigerarsi (il solo Owen attraverso una birra, gli altri con litrate d’acqua), a ringraziare una platea che non perde occasione di impegnare la security con gli immancabili stage-diving ed a presentare il titolo della successiva canzone, il tutto con un autocontrollo che viene cancellato durante l’esibizione vera e propria. Owen, senza l’ingombrante Santolla, pare più libero e più “giocoso”, Quirion -vuoi l’occasione e la giovane età- è molto propenso ad atteggiamenti simpatici e lo stesso Benton sembra un po’ meno impostato che in passato.
In questo modo lo spettacolo vola che è una bellezza, scandito dalla orologeria svizzera di Asheim, ineccepibile dal primo all’ultimo minuto. E così si poga (violentemente) al ritmo di When Satan Rules His World, Death To Jesus, Kill The Christian e Lunatic Of God's Creation, tanto per fornire alcuni capisaldi. Con Sacrificial Suicide e Homage For Satan è un tripudio di mani alzate e di incoraggiamenti alla band. Si chiude con un piccolo dentro-fuori che serve solo a confermare che i Deicide ci stanno per lasciare.
Superlativi, come sempre!

(DOVEROSA) CONCLUSIONE
Serata divertente ma a corrente alterna che mi costringe alla riflessione di cui vi parlavo in apertura.
Tutte le volte che il palco mi ha proposto un confronto diretto tra death e black metal, i rappresentanti di quest’ultimo -chiunque essi siano stati- ne sono sempre usciti con le ossa rotte. Non starò qui a dilungarmi sul mio pensiero personale (ritengo che la questione abbia radici tecniche, timbriche, ma anche socio-attitudinali), limitandomi a constatare questa ovvietà. Ho vissuto gli anni ’90 e visto esibirsi centinaia di formazioni dell’una e dell’altra “parrocchia”: ci sarà pure un motivo per cui i Padri Pellegrini del black si definivano misantropi ed eremiti, no?
Pensateci, immaginando che faccia avrebbe fatto l’allegro Chuck Shuldiner incrociando nei camerini quel depresso di Dead



Giasse
Martedì 27 Luglio 2010, 21.30.38
11
Ah, ricordo Glem mettere in mano il plettro ad uno sfegatato della prima fila. Eri tu dunque? Riguardo al concerto al Rainbow (all'epoca Zimba, come dici correttamente tu) c'ero... posso essermi sbagliato il tour, ma francamente non credo fosse già quello di Once Upon The Cross...
gommax
Martedì 27 Luglio 2010, 20.16.27
10
Strano che non hai fatto notare una cosa fondamentale.....NON HAN FATTO MANCO UN PEZZO DELL'ULTIMO ALBUM !!!!!!!!!!!! ma daiiiiiiiiii Una precisazione il tuor di LEGION non era al rainbow (non esisteva ancora si chiamava ZIMBA infatti) era al CITY SQUARE e c'ero. Nota carina: dopo un ora di stressamento a GLEN sotttolieneandogli che son DEICIDE fan da 20 anni a fine concerto mi ha dato personalmente il suo plettro ...ne ha lanciati poi un paio alla folla ma consegnato direttamente e' stato SOLO IL MIO . Nr1 ITALIAN DEICIDE FANS
DevizKK(1991)
Mercoledì 9 Giugno 2010, 6.21.14
9
Ok ora mi è chiaro il concetto Giasse..Mi inchino dinanzi alla tua esperienza ...Grazie per avermi fatto cogliere in pieno il tuo ragionamento..Forse il problema è che da live i gruppi black metal non riescono a trasmettere le atmosfere che trasmettono su cd..Comunque sia è un peccato che non rendano come dovrebberò..
Pandemonium
Lunedì 7 Giugno 2010, 21.34.16
8
Concordo con Giasse e Moro, generalmente il death è migliore dal vivo che su album, viceversa per il black. Il death chiama il pogo e l'headbanding ad ogni nota, il black richiede introspezione e solitudine, "inutile" paragonarli in sede live. Questo è anche il motivo per il quale band come i Dimmu o i Darkfuneral sono state citate (non a caso due combo che molto devono alla scuola death dei primi '90) però, in contesti appropriati (e solitamente dedicati a una ristretta cerchia di fruitori) come live nel mezzo di un bosco o in castelli\chiese abbandonate, scommetto che molti riconoscerebbero all'unanimità la potenza delle atmosfere proprie del black. Poi ci sono sempre le eccezioni, i Negura Bunget l'estate scorsa al Brutal Assault hanno portato il buio alle 4 del pomeriggio con un sole che spaccava le pietre! Per non parlare degli Ulver...
Giasse
Lunedì 7 Giugno 2010, 19.43.53
7
Guarda DevizKK, Moro ha colto perfettamente il mio ragionamento. Non è una questione di "sound" in senso stretto: anche se ben assettati ho visto moltissimi gruppi black sfigurare nei confronti dei colleghi deathster (a parità di blasone, s'intende). E' probabilmente una questione di attitudine, di atmosfera, di gioco tra le parti (pubblico incluso). Parlavo sabato sera con Khaine di questo argomento ed entrambi concordavamo sul fatto che solo i Dark Funeral ci sono parsi "rocciosi"... e pensa che in quel caso (Milano 2009) i suoni facevano parecchio schifo! E poi niente "balle": al max una opinione personale su cui discutere, ci mancherebbe!!
DevizKK(1991)
Lunedì 7 Giugno 2010, 19.30.32
6
Che voglia di spararmi un concerto estremo!!!Sinceramente mi sembra strano che nei concerti black metal il suono faccia schifo...Non dico che il recensore ha detto una balla,però mi viene da chiedere come mai???Di certo i Deicide che erano headliner è meno probabile che abbiano un sound di merda..Comunque sto male ogni volta che sento il nome di Chuck(r.i.p.)a lui non lo batteva nessuno ne thrash ne rock ne un cazzo era il migliore e basta!
Moro
Domenica 6 Giugno 2010, 0.19.57
5
postilla: poi "il blackmetal che nasce contro la commercializzazione del death" è un concetto che aveva spesso espresso Euronymous. Lui che lo chiamava life-metal.
Moro
Domenica 6 Giugno 2010, 0.18.58
4
@Festuccia: sul "che ha visto solo lui" se ne potrebbe discutere. E' chiaro che per commercializzazione non si intende uno sputtanamento alla U2 o un'attrazione di massa alla Micheal Jackson. Il deathmetal si era commercializzato nel senso che sempre di pià compariva nelle riviste rock e metal, stavano sempre pù nascendo delle riviste specializzate in metal estremo e le case discografiche più in vista erano attratte dal deathmetal per scopi commerciali. Non si può dire che non era vero. Che poi nel passare del tempo il blackmetal abbia avuto più successo commerciale del death, è indubbio anche questo. Riagganciandomi alla conclusione di Giasse: il blackmetal è sostanzialemtne un approccio diverso. Avendo in se moltissime rarefazioni sonore, è un genere di musica che predilige più la cuffia o la casa piuttosto che il palco. Chiaramente la sede live dei gruppi blackmetal è una parte "in appendice". Questo nella maggioranza dei casi.
Fulvio
Domenica 30 Maggio 2010, 13.23.01
3
Sicuramente tra questi ci sono i Dimmu Borgir ma solo perche' i loro riff sovente tendono piu al death
Filippo Festuccia
Domenica 30 Maggio 2010, 10.45.31
2
Ottima analisi. Ricordo in proposito che Vikernes afferma che il black è nato come risposta alla "commercializzazione" del death metal (che ha visto solo lui, ma vabbè); però sono pochissimi i gruppi black in grado di reggere il confronto con i "cugini" death di pari importanza.
Fulvio
Domenica 30 Maggio 2010, 2.08.31
1
Ottima recensione!!! Concordo in pieno su Marduk, Deicide, e anche sulla conclusione. A me i Vader sono piaciuti molto ma non avendoli mai segiuti mi fido del fatto che dici che una volta erano meglio. PS: Asheim e' uno dei batteristi piu impressionanti che abbia mai visto!!!!
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