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JURASSIC ROCK - # 20 - 1970: Belli e quarantenni
31/05/2010 (9165 letture)
Anno 1970: periodo di transizione per la povera Italia, così immersa in crisi economiche e petrolifere, Brigate rosse o nere (mai capito la differenza), movimenti operai e studenteschi che monopolizzano le piazze, la pericolosa missione di Apollo 13 fortunatamente finita bene, il terremoto in Cina con 20.000 vittime, l'eclissi che a marzo ha oscurato mezzo mondo, l'avvistamento della cometa White-Ortiz, una delle più luminose e scoperta con un semplice binocolo, Jochen Rindt su Lotus, in grande vantaggio nella classifica generale del Mondiale di Formula 1, sbatte a Monza e muore -il titolo mondiale gli viene comunque assegnato postumo- Campionati del Mondo in Messico vinti per la terza volta dal Brasile (Brasile-Italia, 3 a 1) e noi protagonisti della “partita del secolo”: Italia-Germania, 4 a 3.

Insomma non una grande annata di avvenimenti felici, se non fosse che, come al solito, ci ha pensato la musica a regalarci qualche attimo di serenità. Nei nostri “primi quarant'anni” troviamo titoli e brani di una certa caratura che resisterà, e resisteranno con il loro fascino immutato nel tempo soprattutto perchè figli dell'anno di grandi stravolgimenti sociali e musicali.

BRIDGE OVER TROUBLED WATERS - SIMON & GARFUNKEL
La vendemmia comincia bene con il quinto album della coppia così male assortita. Il 26 gennaio esce in America l'ellepi delle due personalità sovrapposte sia visivamente (sulla copertina) sia musicalmente. Paul Simon, sempre più slegato dalla semplice ballata e alla ricerca di nuovi stimoli nella musica etnica, che sfocerà poi nelle contaminazioni afro e sudamericane; Cecilia ed El Condor Pasa sono li a testimoniarlo. Art Garfunkel, in seguito anche attore, è invece sempre più dipendente dalla sua dolcissima voce, che lo porterà a registrare ballate intimiste e, a volte, troppo sdolcinate. Oltre al bel ritratto del perdente The Boxer, a canzoni dedicate ai propri beniamini (gli Everly Brothers di Bye Bye Love) ed al proprio arredatore (So Long, Frank Lloyd Wright), ovviamente la title-track Bridge Over Troubled Water è il cavallo di Troia che scardina tutte le classifiche, fino a far vendere 8 milioni di copie in America e, finora, quasi 30 nel resto del mondo. Purtroppo poi, da solisti -pur sfoderando album di un certo spessore- non si ripeteranno più a questi livelli (ed è un peccato...)

ZABRISKIE POINT - PINK FLOYD/JERRY GARCIA
Non entro nel merito del film, partendo dal fatto che al cinema ci vado (andavo...) per rilassarmi e ridere un pochino, e non per dover analizzare la mia o le altrui vite, disquisire ed elucubrare su immagini e frame di cui onestamente, uscito dalla sala, poi non me ne frega più niente. Detto questo, e chiarito come la penso in materia di registi (Antonioni in primis) e film, resta comunque il valido esperimento musicale di accompagnamento al cult-movie che vede i Pink Floyd alla propria terza colonna sonora, con temi affiancati anche dal Garcia dei Grateful Dead. Se quello dei Pink Floyd è un apporto notevole, Jerry si è limitato a lunghe improvvisazioni con Bob Weir, l'altro chitarrista dei Deads, alcune tratte dal lavoro Dark Star-Live/Dead. Il direttore, che evidentemente ne capiva poco, chiese ai consulenti della MGM del leone ruggente alcuni nomi per una colonna rivoluzionaria, e gli affiancarono i suddetti artisti, sconosciuti all'Antonioni regista, che sovente si addormentava all'ascolto della soundtrack. Della stessa avrebbe dovuto far parte anche il brano Us di Richard Wright, che il regista scartò ma che poi fu messo in Dark Side... con il titolo Us and Theme.

MORRISON HOTEL - DOORS
E' febbraio il mese di uscita del quinto album della band di Venice Beach. Basterebbe Roadhouse Blues per sintetizzare il fenomeno Doors, ma anche Waiting for the Sun, Land Ho! ed Indian Summer tengono bene testa alla famosa sorella, tanto da portare il disco subito in vetta alle classifiche ed essere oggetto di venerazione anche dopo 40 anni. Acid-rock? Psychedelic-blues? Rock&roll? Garage? Che importa la definizione del loro genere, sicuramente sarà l'Adoratore della Lucertola, l'icona rock più gettonata negli anni, a venire anche per via della tragica fine in Parigi l'anno seguente, ed il suo sound la perfetta colonna sonora dei controversi e fricchettoni anni “70. La fine del decennio era carico di positività per i Doors i quali, oltre al celebrato Morrison Hotel, che fra l'altro esiste veramente in Prince Street a Soho/NY, diedero alle stampe anche il superbo Absolutely Live (estate 1970), oltre ai concerti all'Isola di Wight (agosto 1970), al Toronto Rock Festival, ai memorabili e irripetibili shows all'Aquarius Theatre di Hollywood nonchè all'inizio delle session per L.A. Woman, l'ultimo loro grande lavoro. La tragica fine solo Pamela Courson potrà decifrarla.

ROADHOUSE BLUES - VIDEO


DEJA VU' - CROSBY, STILLS, NASH & YOUNG
Il primo fondamentale album dell'acclamato quartetto vede la luce a marzo 1970, sei mesi dopo del fortunato debutto a Woodstock dove, pur presente, Neil Young chiese di non essere immortalato nelle riprese del film per ragioni proprie (contrattuali? insicurezza? Boh...). Partecipazione equamente divisa fra i quattro, con punte di creatività per Stills -Carry On- di intimismo per Graham Nash -Our House- psichedelia per Crosby -Deja Vù- e l'ecologica Country Girl lasciata a Neil. Presente anche la bellissima versione di Woodstock scritta da Joni Mitchell, allora fidanzata di Nash, e ovviamente dedicata al celebrato festival dell'agosto appena trascorso. Nell'insieme un buon album di folk-rock richiamato fin dalla seppiata copertina e a pregevoli armonizzazioni vocali a cui seguirà il live Four Way Street dove le armonie invece non saranno sempre, come dire... intonate. Musicalmente la parte più impegnativa è di Stephen Stills, che da autentico one-man-band suona praticamente tutto, non avendo altri collaboratori a parte loro quattro (ah... John Sebastian suona lo scacciapensieri), quindi eccolo alle chitarre, tastiere, armonica, voci e cori. La produzione fu di un giovane David Geffen; vi dice niente il nome? (in seguito Nirvana, Guns'n'Roses, Aerosmith, John Lennon etc.).

PAUL McCARTNEY – S.T. * LET IT BE – BEATLES * RINGO STARR – BEAUCOUPS OF BLUES * GEORGE HARRISON – ALL THINGS MUST PASS * JOHN LENNON/PLASTIC ONO BAND - S.T.
Un “rompete le righe” totale quello avvenuto nel 1970 tra le file dei quattro ex scarafaggi, che consegnando alle stampe Let It Be, risolverarono definitivamente il loro contratto comune e si gettarono a capofitto nei progetti personali, che di fatto avevano già intrapreso da tempo poiché nello stesso anno uscirono contemporaneamente i lavori solisti dei Fab Four.

Si tentarono accordi dell'ultima ora per non fare uscire il proprio lavoro prima o contemporaneamente a Let It Be, ma McCartney, in completo disaccordo con gli altri non stette a sentire i consigli, anzi trattò malamente Ringo Starr, venuto da ambasciatore di pace (e ancora oggi il Macca non se ne fa una ragione). Fu così che McCartney, album previsto per agosto, uscì frettolosamente invece in aprile, un disco in cui Paul fa tutto da solo nella sua casa di Londra: un lavoro minimalista sin dalla copertina di frutta candita. Non è un lavoro eccelso, ma fatto sicuramente solo per dimostrare agli altri di non aver bisogno di nessuno di loro; comunque nessun pezzo passerà alla storia.

Ecco a maggio Let It Be chiudere definitivamente il cerchio per il quartetto con Two of Us, l'indolente ma filosofica Across the Universe, la (forse) razzista Get Back (tornate a casa), la possente The Long And Winding Road e, ovviamente, la prece Let it Be. Gran bel disco, ma purtroppo l'ultimo.

E' il turno di Ringo, e a settembre ecco uscire il suo Beaucoups of Blues, seconda prova del drummer, la prima nel post-Beatles, raccolta di canzoni country and western selezionate dal produttore Peter Drake fra i classici del genere e registrate a Nashville. La critica lo accolse bene ma poco o nullo fu l'interesse del pubblico per questo album.

Novembre è invece il mese di George Harrison che, con il monumentale All Things Must Pass, fa un notevole passo avanti nella considerazione dei fans. Negli anni dei Beatles George aveva accumulato diverso materiale, sempre scartato dal duo Lennon-McCartney, ed ecco ora aprire i cassetti e riversare in musica una gran mole di lavoro, per un album che risulterà essere addirittura triplo, un azzardo per i tempi se non fosse che canzoni come My Sweet Lord, Isn't A Pity, What Is Life, All Things Must Pass, Out Of Blue, Wha Wha ed una lunghissima session, con un numero notevole di ottimi collaboratori, giustificarono l'esborso per questa Opera.

Il più estroverso John Lennon debuttò a dicembre con il suo nuovo progetto musicale, che includeva anche Yoko Ono e denominato appunto John Lennon/Plastic Ono Band. Era comunque al suo quinto lavoro da solista; i precedenti erano per lo più esperimenti sonori, avant garde come li chiamava Yoko, rifiutati addirittura dalla sua casa discografica: questo invece era un ritorno alla musica “suonata”, qualche amico e niente sovraincisioni, anche se fortemente influenzata da Yoko, dalle sedute di psicanalisi del dottor Arthur Janov Mother, My Mummy's Dead e dal clima sociale del periodo, Working Class Hero.

Su tutti prevarranno comunque il collettivo Let It Be e il corposo lavoro di George Harrison. Curiosità; tre dei cinque lavori, Let It Be, Harrison e Lennon furono prodotti da Phil Spector.

EMERSON, LAKE AND PALMER – S.T.
A fianco del Rock & roll si faceva largo una schiera di virtuosi dello strumento che riempivano di note e di dimostrazioni di bravura tutti i solchi dei loro dischi, saccheggiavano i Conservatori, il classico, il folk, la musica colta e la miscelavano fino ad ottenere un nuovo suono ricco, barocco, ridondante, pittorico ma molto di effetto: era nato il progressive.
Il supergruppo degli ELP fu tra i primi a beneficiare di questa ondata di nuovo sound e sfornò un ellepì assolutamente superbo, senza cedimenti e zone d'ombra, suoni sintetizzati e completamente innovativi, grandi brani strumentali con movimenti e richiami ai classici e canzoni dal fascino indelebile. Una copertina con una colomba in volo introduce il magico trio che per un quinquennio detterà legge, le premesse e le promesse sono tutte in questo disco senza titolo ma che contiene l'immortale Lucky Man (scartata dai King Crimson quando ci militava Lake!!!), l'onirica Take A Pebble, la tagliente Knife Edge e la pesante Tank. Seguiranno altri 3-4 lavori degni del loro nome, poi la pomposità di Emerson prese il sopravvento sull'ispirazione, e tutto declinò in uno stanco “mestiere”.

IN THE WAKE OF POSEIDON - KING CRIMSON
Indubbiamente il 70 è l'anno della svolta per quanto riguarda la musica dove il R&r stava lasciando spazio alla maestosità e all'introspezione del Prog. Capiscuola indiscussi furono i King Crimson che con questo disco, uscito a maggio in una nuova formazione (prerogativa di Robert Fripp era il rimaneggiamento della band in ogni disco) rilasciavano il loro secondo lavoro. Partiti Greg Lake (ELP) e McDonald & Giles per un duo a loro nome, comunque presenti come turnisti, ecco arrivare Mel Collins ai fiati, Keith Tippett al piano, Gordon Haskell alla voce e al basso per ottenere un lavoro che sembra un naturale proseguimento di In The Court... ciò che non succederà più con i seguenti lavori. Le lunghe suite di Pictures of a City, di In The Wake of Poseidon e della misteriosa e inquietante The Devil's Triangle, caratterizzano un lavoro di per se non facile ma che confermerà alla band un successo in crescendo e a Robert Fripp una cornice nella galleria dei più grandi chitarristi di tutti i tempi. A conferma del felice momento di ispirazione, a dicembre uscirà Lizard, il capitolo terzo della saga dei Crimson.

DEEP PURPLE IN ROCK - DEEP PURPLE
...E la luce fu...!!! Clicca qui per leggere la recensione.

COSMO'S FACTORY - CREEDENCE CLEARWATER REVIVAL
Il passaggio dal tipico swamp-rock della Bay Area a Rock n'roll band stellare ebbe come check-point Charlie il disco Cosmo's Factory, registrato nella tenuta del batterista Doug “Cosmo” Clifford. Quinto album per la band di El Cerrito seguito di lavori che comunque comprendevano brani come Proud Mary, Lodi, Bad Moon Rising, Fortunate Son, Born on the Bayou, Green River etc. tutte canzoni premiatissime dalle classifiche americane e oltre. Difficile ripetere i colpacci finora ottenuti, ma il talentuoso John Fogerty ci riesce con un disco che strizza l'occhio alle radio senza perdere di vista la sua tradizione folk-rock. Ecco nascere allora tutti assieme autentici gioielli come Looking Out My Back Door, Up Around The Bend, Who'll Stop The Rain, (avrebbe dovuto chiamarsi Who'll Stop The War...), Long As I Can See The Light, Traveling Band assieme a piccole perle di saggezza country. Il successo fu subito strepitoso, con oltre 5 milioni di copie vendute in USA ed uno dei dischi più saccheggiati dalle radio di tutto il mondo. Seguirà Pendulum, album di altrettanto successo, ma subito dopo un rapido declino. Peccato...

PARANOID - BLACK SABBATH
Fine di settembre, stagione avanzata in Inghilterra, è il periodo giusto per una uscita cupa e scura come le lunghe notti autunnali. Paranoid segue di qualche mese l'uscita del primo omonimo album dei Sabbath (dischi interi venivano di getto una volta), e porta alla ribalta questa band di Birmingham che fa dell'heavy metal una ragione di vita, il cantante poi, tale Ozzy Osbourne, ha una voce tagliente e acuta che sembra uscita dall'azione di una motosega. Inizialmente erano gli Earth, una blues-rock band come tante che finì per essere ammaliata dall'occultismo e dal gotico fino a modificare il proprio stile di vita nel nome dell'ossianico e il proprio genere musicale nel segno dell'hard-rock, tanto da essere definita "The Greatest Metal Band of all time". L'ellepi Paranoid, che inizialmente doveva chiamarsi War Pigs, è stato anche uno dei primi dischi della nuova etichetta Vertigo, ed il brano trainante è uscito di getto dalla corde di Iommi come riempitivo di un disco che sembrava non avesse pezzi a sufficenza. Degni di nota anche i brani Iron Man ed Electric Funeral. A tutt'oggi vendute qualcosa come 15 milioni di copie...

PARANOID


TRESPASS - GENESIS
Parlando di progressive rock come si può non citare Trespass dei seminali Genesis? Certo che no ed ecco la formazione al loro secondo Lp, con Anthony Phillips alla chitarra e John Mayhew alla batteria, il primo con lo storico manager Tony Stratton-Smith (Charisma), che ne segue ancora oggi le sorti. Uscito nell'ottobre del 1970, disco incompleto tecnicamente ma basilare musicalmente con molte delle idee che i Visionari svilupperanno poi nel corso degli anni e un bel carico di Hammond, Mellotron, flauti e melodie pastorali, batterie soffuse ed atmosfere vittoriane. I bellissimi e innovativi quadri di Visions of Angels, The Knife, Looking For Someone, Dusk hanno ispirato una generazioni di prog-fans e sono fondamentali ancora oggi per capire la nascita e l'evoluzione di certa musica in un certo periodo. Il disco all'uscita ebbe successo solo in Italia (n°10) ed in Belgio (n°1), dove i Genesis fecero anche i primi applauditi tour; il mondo attendeva l'esplosione di Nursery Crime, ma nel tempo è stato rivalutato e apprezzato per il gran disco che in effetti è ancora oggi.

T. REX - S.T.
Uscito pochi giorni prima del Natale “70, questo disco annovera diverse stranezze. Prima di tutto il nome abbreviato che nei precedenti tre dischi faceva l'ingombrante Tyrannosaurus Rex, poi la formazione che da dieci elementi si risolve in due sole persone, Marc Bolan e Mickey Finn, infine il genere musicale -passato da un folk-rock elettrico ad un più luccicante glam o glitter rock. La verità è che l'androgino Marc Feld, frequentatore dei bordelli e degli angoli bui di Soho, si era stufato di ballate e nenie folk, e cercava il protagonismo unico, brillantato, luccicoso. Licenziati tutti e con al seguito il fedele Mickey, esordisce con il nuovo nome in un disco e un genere che faranno scuola, supportato dal produttore Ray Thomas-Baker (poi con i Queen). Da qui ebbe inizio tutto il glam, a cui seguirono Bowie passando per Roxy Music, Suzi Quatro, Gary Glitter, Slade, New York Dolls fino ai recenti Poison e Goldfrapp, ma anche a Lady Gaga. Un disco omonimo che contiene grandi inni generazionali come Hot Love, The Children Of Rarn, Root of Stars, tutti appena sopra i 2 minuti ad eccezione di The Wizard, che supera gli otto minuti. Una chicca: lo pseudonimo Bolan è l'abbreviazione di Bo(b Dy)lan...

La lista potrebbe continuare all'infinito appunto perchè il 1970 è stato un anno prolifico e fortunato sotto l'aspetto qualitativo e quantitativo; per esempio come non ricordare il notissimo Led Zeppelin III, l'album della maturità, quello con Immigrant Song e Bron-Y-Aur Stomp, oppure il triplo Woodstock con Hendrix & C. e sempre in tema di dischi live ecco la carovana di Joe Cocker, Mad Dogs & Englishmen, il doppio live dei già disciolti Cream (Clapton & C.) catturato al Winterland di San Francisco l'anno prima, ed il debutto dello stesso Clapton -stanco e svuotato sulla sedia di copertina ma con dentro After Midnight, gli Stones pubblicano ad aprile Get Yer Ya-Ya's Out!, il loro primo live ufficiale contenente il concerto di New York di qualche mese addietro durante l'uscita di Let It Bleed; Jumpin' Jack Flash, Sympathy for the Devil, Street Fighting Man su tutte e, sempre in tema di live ma sul lato più soul della musica, ecco il masterpiece di James Brown Sex Machine, registrato al Bell Auditorium di Augusta-Georgia con una poderosa band di 30 elementi, un'autentica macchina da guerra e una rivoluzione nel campo della musica nera.

Da incorniciare la doppia prima edizione di Jesus Christ Superstar, dove Gesù aveva l'ugola di Ian Gillan, Murray Head era un credibile Giuda mentre Erode era impersonato da Mike D'Abo dei Manfred Mann; sempre in tema di doppi ecco la summa del lavoro dei Pink Floyd Atom Heart Mother, detto anche cow-pasture, lavorato da un giovane Alan Parson e che aprirà nuovi orizzonti musicali per i Pink post space-rock, ma anche per tutta una generazione di musicisti. Sul terreno progressive ecco atterrare Gentle Giant, prima opera dei tre fratelli Shulman con il loro primo celebrato lavoro, il faccione del gigante che campeggia in copertina e che ottenne più successo in Italia che altrove; includiamo nell'area prog il lavoro dei Traffic John Barleycorn Must Die, anche se con punte di elettro-folk e di jazz-rock ma Glad e Empty Page, oltre alla title-track, sono gioielli da qualunque lato si guardino. Se di assoluta rivelazione vogliamo parlare ecco debuttare il trio dei Quatermass, con un incredibile primo lavoro contente Black Sheep of Family, Gemini ed altre perle sospese fra prog e space rock, fra Pink Floyd e Nice, mentre inclassificabile è Chunga's Revenge di Frank Zappa uscito nell'ottobre del 1970 e intriso di satira politica, jazz rock, improvvisazione, demenzialità, sesso promiscuo ed altre amenità.

ìIn ordine sparso ecco debuttare in America l'omonimo lavoro degli Earth, Wind & Fire, non memorabile ma che costituisce l'inizio di una luminosa carriera per la band di Maurice White; multietnica anche la band di Santana con Abraxas, secondo lavoro dei chicanos in salsa rock; Samba Pa Ti e Oye Como Va restano scolpite nella pietra. L'America è anche casa dei Grand Funk Railroad con Closer To Home, terzo ellepì del granitico trio, degli Hot Tuna, dimissionari dai Jefferson Airplane ed al debutto con un live intriso di rock blues, gli stessi Jefferson con i loro migliori brani Mau Mau e Starship inclusi in Blows Against The Empire, Eric Burdon & War, Declare War è l'inizio californiano per il vocalist post-Animals mentre Curtis Mayfield, uno dei più grandi compositori di colore della storia, debutta con il suo Chicago-soul in Curtis e nell'incredibile Move On Up.

In Inghilterra trionfa All Right Now, inclusa in Fire And Water dei giovanissimi Free di Paul Rodgers, debuttano rozzi figuri dallo strano nome di Uriah Heep con Very 'eavy... Very 'umble, rock sparato a mille per gli altrettanto giovani UFO con l'invero bruttino UFO-1, i Moody Blues sterzano di 180° passando dal rock-beat al prog con A Question Of Balance -il brano Question li farà conoscere al mondo- bellissimo il secondo omonimo disco di Elton John con Border Song, Your Song, Sixty Years On, Take Me To The Pilot, ad aprile e a novembre due uscite per Cat Steven, Mona Bone Jakon e Tea Fot The Tillerman; Lady D'Arbanville, Wild World, Father and Son i gioielli di casa..

E l'Italia ? Mette sul piatto Emozioni di Lucio Battisti, L'Isola Non Trovata di Francesco Guccini e Chi Non Lavora Non Fa' L'Amore di Celentano... un po' poco non trovate?

Il 1970 verrà mestamente ricordato anche per due tragiche sorti comuni; il 18 settembre muore Jimi Hendrix, il 4 ottobre scompare Janis Joplin. Oggi avrebbero entrambi 67 anni...



D.P.
Domenica 9 Giugno 2013, 16.36.49
3
Era il periodo d'oro, dove la parabola delle musica rock-pop-progressive trovo' il suo apice propio in quei meravigliosi e irripetibili anni dove tutto e' inventiva, creativita' e innovazione. Era il periodo della vera musica (in particolare nel Regno Unito, vera nave guida mondiale) scritta e recitata con vera passione e dove l'apporto insuperabile degli artisti citati, insieme agli altri innumerevoli gruppi storici che emersero a ciel sereno come una saetta, fondarono le basi per la musica moderna. Purtroppo il tempo passa inesorabile, purtroppo.
Renaz
Martedì 1 Giugno 2010, 15.00.20
2
I pezzi di Simon & Garfunkel citati sono meravigliosi...
Celtico
Lunedì 31 Maggio 2010, 16.27.38
1
anno nefasto il 1970 visto che ci sono nato....però in quell'anno con i black sabbath iniziò l'era del metal inteso come riff granitici e atmosfere oscure.. grande Rich
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