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HOLLYBLOOD - # 5 - Saw VI
16/06/2010 (1933 letture)
L’enigmista senza enigma

PREMESSA
Siamo al sesto capitolo: quello che doveva essere un piccolo film sperimentale a basso costo, nato dai migliori incubi patogeni di James Wan e Leigh Whannell, si è tramutato in una serie. Jigsaw, il sadico carnefice, è morto qualche capitolo fa, eppure sopravvive. Secondo quella che è una tecnica ampiamente collaudata dagli Studios, il prodotto che funziona deve continuare a vendere; italianizzando il tutto verrebbe da dire: del maiale non si butta via niente. Applicate la precedente espressione a Jigsaw ed avrete capito il senso di questo film.

LA STORIA
E’ la volta del dirigente assicurativo, una figura lugubre, a cui ognuno almeno una volta nella vita ha pensato di tirare un brutto scherzo. L’omuncolo malinconico (ha il destino dipinto sulla faccia dal primo momento in cui viene inquadrato) si occupa di valutare il rapporto causale che collega l’assicurato all’indennità di rischio; in parole povere spetta a lui stabilire se lo sventurato avrà diritto a ricevere dall’assicurazione i soldi necessari alle costosissime cure sanitarie. Decide della vita o della morte dei propri clienti, agisce in base ad una formula statistica, da egli stesso elaborata; una formula complessa, fredda e brutale: in piena sintonia col sistema sanitario americano -sta a vedere che questa volta c’è Michael Moore sotto la maschera. L’omuncolo assicurativo è aiutato da un pool di giovani esperti: il branco; cuccioli di pescecane, allevati per nuotare tra le clausole dei contratti col fine di rilasciare il minimo di indennizzi possibile. In pratica uno dei fulcri del sistema economico/finanziario moderno e “avanzato”. Il modellino vivente della new economy in salsa sanitaria ha però commesso un errore che và al di là del prevedibile: anni prima, quando Jigsaw era ancora vivente, è stata negata l’assistenza medica per le cure indispensabili contro il cancro che lo ha colpito; a niente valgono le richieste di assistenza, l’assicuratore è inamovibile. L’unica fede che lo contraddistingue è quella per le clausole contrattuali, ciò che non è presente in esse non esiste davvero e quindi non merita tutela (Michael Moore è più vivo che mai e si sta incazzando seriamente). Dopo qualche anno giunge puntuale la vendetta: a realizzarla non sarà più lo storico protagonista (nel frattempo deceduto), né Michael Moore, ma l’esecutore materiale del precedente capitolo, il detective Mark Hoffman. Di qui in avanti, ecco riaffiorare le solite sadiche prove da superare e le continue pantomime gore che tanto successo hanno regalato alla serie, ma che ormai valicano la soglia dell’autocitazione. Sensi di colpa, membra lacerate e scelte lancinanti: niente di più di quanto ci si aspettasse dall’inizio.

SEI (MILA) PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE
La trama è difficile da seguire, non tanto per le vicende del presente, ma per i continui riferimenti al passato. Essendo con tutta evidenza a corto di idee, gli autori, al culmine del sadismo, hanno ben pensato di infarcire il film di continui rimandi agli episodi precedenti, al punto da ingaggiare una sfida con la memoria di ogni spettatore per verificare quanti sarebbero riusciti a ricordarsi dei tanti dettagli utili a ricollegare la storia attuale con gli eventi trascorsi. Spesso i richiami si riferiscono a Saw 5, ma non di rado si torna ancora più indietro, fino al punto di non ritorno. Considerando tale modus operandi, il ripescaggio dei protagonisti passati risulta essere un’operazione necessaria, che difatti puntualmente si realizza. Peccato che la suddetta iniziativa non aggiunga alcunché di determinante, ma complichi ulteriormente la visione, oltremodo confusa dalle troppe direzioni in cui si dipana il racconto e dai tantissimi personaggi implicati nella vicenda. Come se non bastasse, il colpo mortale alla storia lo infligge -ironia della sorte- proprio la figura dell’assassino, per niente celata già dalle prime battute; questo difetto, più degli altri, identifica e suggella il suicidio per l’intera costruzione narrativa. Il film perde così una caratteristica essenziale: non c’è investigazione e, di riflesso, la curiosità cala ad ogni minuto. Se non fosse per il continuum di violenza prodotta -davvero disturbante per i neofiti del genere- Saw 6 costituirebbe un riassunto delle puntate precedenti e nient’altro.

CONCLUSIONI
Lo sforzo autentico nel vedere questo film si manifesta non nel seguire le scene cruente, verso le quali ormai siamo tutti vaccinati, ma nel ricollegare tra loro tutti i pezzi sparsi nei tantissimi flashback senza provare intensi dolori alla base occipitale del cranio. Il racconto, tutto sommato, parte bene, poi purtroppo si perde a causa della chiara dipendenza degli autori nei confronti dell’autentico protagonista, dell’unico personaggio ormai rimasto a tenere in piedi questa baracca in attesa di demolizione, Jigsaw. Anche se morto, continua per l’ennesima volta a vivere, ed è questa la cosa terrificante, non le torture; probabilmente sarebbe il caso di ammazzarlo sul serio: gli autori non hanno ancora trovato il coraggio di seppellirlo... per questa volta è stato il pubblico, almeno quello nordamericano, ad avergli scavato la fossa. Solo trenta milioni di incasso: un flop o quasi. Non cantate già vittoria, quei soldi saranno sufficienti a far produrre Saw 7 in 3D, e questo non è uno scherzo ma una chiara azione dolosa. Nell’attesa spasmodica di indossare dei simpatici occhialini tecnologici e vedermi sparare in triplice dimensione pezzi immaginifici di intestino verso il viso mi rimane qualche domanda: se non c’è più nulla da indagare che senso ha, a questo punto, fare ancora riferimenti ad un enigmista? Se non c’è niente da scoprire, dov’è l’enigma? Se c’è davvero Michael Moore sotto la maschera, perché non indossa il suo amato cappellino?



Vizioassurdo
Martedì 29 Giugno 2010, 13.12.55
6
Il quinto aveva una costruzione interessante e lasciava il segno, a mia opinione. Per definire quest'ultimo cito volentieri un mio caro amico: "Superfluo".
Tommy
Sabato 19 Giugno 2010, 14.03.59
5
Il primo e il secondo dominano!!!Gli altri non sono così male, ma chiaramente alla lunga è sempre la solita zolfa!!!Però considerando che la realizzazione è sempre ottima, devo dire che mi fa piacere visionarli a cadenza ormai stabile. Poi le trappole nuove sono cmq sempre gustose da vedere!
Alex Ve
Venerdì 18 Giugno 2010, 8.16.24
4
dimmoniu73: il problema è che seguendo il filo conduttore da te indicato Saw -potenzialmente- potrebbe risultare infinito, riproducendo ad ogni nuovo episodio lo stesso schema
DIMMONIU73
Giovedì 17 Giugno 2010, 12.42.54
3
Visto, e secondo me ci sta tutto, il fatto di sapere da subito che l'assassino sia Hoffman disturba solo se si pretende un thriller convenzionale, cosa che Saw non è mai stato... Morale: a me è piaciuto, è appassionante proprio perchè, anche da morto, Jigsaw continua a vivere attraverso le opere di quelli che,da studenti, si sono trasformati nei professori del "gioco"
enry
Mercoledì 16 Giugno 2010, 17.06.32
2
Il primo è un cult, buono anche il secondo. Adesso l'unico motivo di "interesse" è vedere le nuove trappole perchè ormai la trama non esiste quasi più (qualcuno ha capito qualcosa del quarto film?). Lo vedrò, giusto per abitudine.
Arekusu
Mercoledì 16 Giugno 2010, 14.44.01
1
Il primo Saw era un thriller decente, con alcuni highlight notevoli (il momento in cui il protagonista capisce a cosa serve veramente il seghetto!). I sequel sono gore di seconda, terza, quarta quinta e sesta categoria, in ordine progressivo...
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