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LA POLEMICA - # 3 - Quando il metal non era un business
09/07/2010 (5187 letture)
Irriverente, ribelle, fuori dagli schemi. E ancora: maleducato, sfrontato, impertinente con un pizzico di arroganza, oltre che teatrale, esagerato, per sempre in controtendenza. Così nasce il rock, in una fucina che i benpensanti dell’epoca ritenevano figlio dell’inferno, forgiato nello sgabuzzino del diavolo, creato per dividere. E come ben sappiamo l’hard e l’heavy ebbero i natali da una costola brumosa e ulteriormente non allineata alla società, che aveva un codice genetico scavato tra i rigurgiti più estremi del rock. Ma la storia viene prima di tutto: allora sondiamola celermente, ricapitolando le varie tappe di avvicinamento, per meglio capire.

Il rock and roll si affermò come genere musicale negli Stati Uniti degli anni cinquanta, anche se elementi di quel tipo si ritrovano già nelle registrazioni di rhythm and blues sin dagli albori degli anni venti. Il primo rock and roll metteva insieme elementi di blues, boogie-woogie, jazz e rhythm and blues, con influenze derivate anche della musica folk, del gospel, e del country and western. Secondo molti, i veri inventori del rock furono Chuck Berry e Bo Diddley, ma qui si sprofonda nella leggenda vera e propria, perchè informazioni certificate non esistono, si vive di lezioni tramandate e su accenni a voce, un po’come si spargevano i miasmi delle nuove rivoluzioni nei secoli andati, prima che esistesse l’informazione, la carta stampata. Certamente, proprio come accadrà con la nascita della musica dura e potente che tutti noi adoriamo, gli organi di informazione snobbavano queste nuove “deviazioni” e non prestavano attenzione alle nuove derive della musica, intesa come classica di quei tempi.
Quasi paradossale sapere che il termine rocking veniva utilizzato dai cantanti gospel nel sud degli Stati Uniti per indicare qualcosa di simile all'estasi mistica. Il musicista blues Roy Brown la usò nel 1947 con un significato ironico nella sua canzone Good Rocking Tonight, in cui il vocabolo era apparentemente riferito al ballo, ma che sotto sotto rivestiva una neanche tanto nascosta allusione al sesso e al divertimento sfrenato. I doppi sensi non erano novità nella musica blues, ma per la prima volta si potevano ascoltare alla radio, insomma una sorta di nuova genesi. Dopo questo successo pruriginoso, altri cantanti di rhythm and blues usarono titoli simili durante la seconda metà degli anni quaranta, compresa una traccia intitolata proprio Rock and Roll, registrata da Wild Bill Moore nel 1949. Queste canzoni erano riservate a un pubblico afroamericano (race music era la definizione che veniva usata nell'industria discografica) e non erano conosciute dal grande pubblico bianco. Nel 1951 il dj Alan Freed di Cleveland, in Ohio, iniziò a trasmettere dischi di questa tipologia per il pubblico bianco, e generalmente si attribuisce a lui l'espressione rock and roll per descrivere le melodie che faceva ascoltare durante la sua trasmissione, intitolata The Moon Dog House Rock 'n Roll Party. L’espressione, con le sue allusioni al ballo, al sesso e al suono, fece breccia anche tra chi non ne coglieva tutti i significati.
Chuck Berry è tanto importante, verso la fine dei quaranta, perchè il suo sforzo compositivo e la sua inclinazione a raccontare storie attraverso la musica lo resero gradito per la prima volta anche ad un pubblico bianco e soprattutto in quest'ottica, terribilmente razzista ma figlia di quel periodo storico, è inevitabile considerare seminale Elvis Presley, le cui prime registrazioni risalgono solo al 1954. Attorno alla sua figura, e possiamo tranquillamente dire che fu lui la prima e vera rockstar che il mondo abbia mai conosciuto, si raggrumano i dettami del rock 'n roll, fatti di musica blues, gospel, country, di allusioni sessuali e ballo scatenato, ma soprattutto delle due componenti "bianco" e "nero"; con lui tutto ciò si manifesta pienamente e viene accettato universalmente.
Proprio grazie alla deflagrazione del fenomeno Elvis, per la prima volta le case discografiche individuano, o, per meglio dire, creano un mercato adatto a questo tipo di nuova musica rivolto ad un audience composta da giovani che seguono le radio, e proprio le radio, che cominciano a ripetere le prime canzoni in classifica, più volte al giorno, per molte ore, attuano una rivoluzione senza precedenti. Da questo nuovo input nasce il primo format radiofonico, detto Top Forty sul quale si costruiranno le fortunate charts che diventeranno un termine di paragone per tutti gli artisti, rock e non; socialmente e a livello di gusti la fine degli anni cinquanta sancì un’apertura a nuove mode e nuove tendenze. Ma l’età aurea, e quindi più importante per il nuovo genere, può essere racchiusa nel decennio abbondante che viene delineato tra il 1963 e il 1974. Nell'underground americano iniziavano a farsi vive le prime chitarre distorte e i primi "urlatori" mentre i Rolling Stones fornivano grande impulso alla causa già con i primi dischi, ponendo in risalto chitarre e una batteria incalzante, con ritmi semplici ma incisivi, unendo blues e puro rock. Il tutto appariva incredibilmente fresco, giovane e ribelle, tanto che già nel 1965 pletore infinite di complessi seguivano le orme tracciate dai linguacciuti inglesi. Considerevoli anche i Kinks, band anch’essa inglese, che incise la prima canzone hard rock (You Really Got Me) nel 1964, poi magnificamente coverizzata dai Van Halen nel loro debut album.

Il fenomeno dilagante, targato Stones e Beatles, si estese trovando l'apice nel 1966 quando innumerevoli gruppi, ognuno con caratteristiche proprie, portavano alla luce tutti i rigurgiti di insubordinazione che fluttuavano nell'aria. Anche i Beatles rivestono una grossa importanza nel nostro genere, furono i primi ad inventare il classico singolo di tre-minuti-tre, e diedero un impulso feroce ai giovani ad avvicinarsi alla musica forgiando uno spirito di emulazione portato al parossismo. Proprio dalla metà dei sixties in poi possiamo porre la data di nascita vera e propria del hard rock. Prima timidamente, poi sempre più con il piede pigiato sul pedale, senza ostacoli. Non cadrò certamente nella trappola tradizionale della domanda retorica per eccellenza che tutti hanno fatto almeno una volta nella vita: chi ha inventato l’hard? Secondo me non si può affibbiare ad un nome, e uno solo, la nascita del nostro genere musicale, prediligo più analizzare il tessuto connettivo di una società che reclamava a gran voce dei cambiamenti, degli sfoghi e la voglia irrefrenabile di scatenare le libidini represse da secoli; velleità impellenti che seppero amalgamare e direzionare una serie di intuizioni, veicolandole in musica. Deep Purple e Led Zeppelin, entrambi inglesi (e ridagli), ebbero il merito di spingersi più in là e perfezionare quello che, in nuce, era stato avviato da altri conglomerati rock, ma i due gruppi succitati, senza il fermento messo in atto negli anni precedenti, mai avrebbero attecchito. E mi riferisco alla psichedelica, al saper mutuare tra i generi, allo sperimentalismo, ai festival all’aperto, agli ideali, alla rabbia di uscire allo scoperto, tutti elementi che contribuivano a creare dei capisaldi nelle composizioni. Non farò certamente una sfilza di nomi, sarebbe ingiusto perché urterei la suscettibilità di alcuni se non di tutti, e in seconda battuta perché potremmo stare qui anni a discettare sull’importanza dell’uno e dell’altro, mi permetto solo di ricordare però Jimi Hendrix che cambiò radicalmente il linguaggio della sei corde gettando le basi per il moderno riffing hard and heavy. Una curiosità va però rimarcata, nonostante Deep Purple e Led Zeppelin fossero entrambi figli di Albione, ebbero successo su mercati diversi e separati: i Deep adottati prettamente da fans del vecchio continente e dal Giappone, mentre Jimmy Page, Robert Plant e soci sfondarono letteralmente il mercato americano divenendo delle icone di riferimento assoluto. Due monicker immarcescibili, conosciuti in tutto il globo terracqueo ma con punte di vendite e di popolarità spalmate su zone diverse. La locuzione heavy, invece, nacque a seguito di una canzone degli immensi Queen, Stone Cold Crazy, contenuta nell'album Sheer Heart Attack (novembre del 1974). Questa song venne usata come spartiacque all'interno del movimento heavy: tanto che vennero definiti come heavy rock tutti quei gruppi precursori del genere. Si partirà però a parlare di heavy metal a partire dai primi anni '70, a volte riferendosi a gruppi già etichettati come hard rock, ad esempio nel caso di Deep Purple e Led Zeppelin, ma soprattutto in riferimento a ensemble più recenti e caratterizzati solitamente da sonorità più estreme e meno complesse rispetto all'hard rock originale, vedi i grandi Black Sabbath e gli emblemi metal a nome Judas Priest. Se l’etichetta, o per meglio dire le etichette hard e heavy erano state coniate dai mass media, il mercato e la concezione artistica delle case discografiche scarseggiava, senza esser ancora arrivata a capire l’importanza e la preponderanza che i nuovi ribelli del rock duro e pesante avrebbero poi avuto in futuro. L’industria musicale prendeva con le molle questi improvvisi exploit, conditi da grandi vendite, e li riteneva quasi casuali nonostante la stampa, incuriosita dalle novità ma anche in parte scettica, spingesse, a corrente alternata, la gente verso concerti che raggranellavano sempre più fans; nessuno A/R man del music biz si interessava più di tanto al fenomeno e men che meno si era spinto più in là della programmazione solita dei singoli album e del coltivare l’orticello che regalava vendite e soddisfazioni. Per quasi tutti gli anni settanta i gruppi vennero gestiti come elementi singoli fini a sè stessi, non immessi in un calderone più ampio nonostante la scena hard and heavy cominciasse a sviluppare fenomeni da grandi ricavi e forza mediatica impossibili da non tenere in considerazione.
Una visione miope del mercato come viene intesa oggi, nessuna massificazione dunque, solo lo sfruttare le galline dalle uova d’oro, calibrando, di volta in volta, tattiche ad hoc e soprattutto operazioni tese a far crescere e a dare opportunità alle singole realtà che avevano tutto il tempo di fare esperimenti, maturare, capire per poi esplodere con capolavori ineguagliati. Accortezza questa che oggi, ormai, non esiste più, un’abitudine andata tristemente perduta in nome del tutto e subito e dello spremere il momento per poi chiudere baracca e burattini e spostarsi verso nuovi orizzonti, magari creati a tavolino. Oltre a Deep Purple e Led Zeppelin scoppiarono, tra Europa e Usa, band che sono divenuti leggenda delle chitarre ad alto voltaggio e icone della durezza e compattezza del sound, solo per citarne alcuni Black Sabbath, Judas Priest, Kiss, AcDc, che disco dopo disco creavano isteria, emulazione, seguito e giri immensi di denaro, e i primi esempi di estremizzazione del marketing applicato alla musica, il famigerato merchandising. Queste singole entità musicali rimanevano punte di diamante a livello planetario, senza che gli operatori delle case discografiche li includessero o li inscatolassero in un movimento preparato appositamente, pronto per essere spacciato massicciamente. Il primo movimento globale ad essere etichettato come tale è indubbiamente la NWOBHM. La New Wave of British Heavy Metal sgorgò spontaneamente, dunque con pochissime pressioni da parte del music biz, come una sorta di scuola base di complessi heavy metal originatisi sul suolo della Gran Bretagna, approssimativamente sul finire degli anni settanta. Proprio quelle band attirarono l’attenzione dei media e del mercato, due su tutte Iron Maiden e Saxon, attive ancora oggi e depositarie di inizi duri e difficili, ma non generarono un movimento da sfruttare come, tristemente, lo intendiamo ai nostri giorni. Fu solo il canto d'introduzione, e che canto, di un nuovo modo di intendere il rock, quello duro per davvero. Qualcosa in più lo fece il movimento punk che riuscì a creare una frontiera più compatta, in termini di nuova branca di musica da vendere in guisa di scatolette al supermercato, ma anche qui l’industria mostrava la corda: era palesemente ai primordi, non sapendo bene sin dove osare, spingendo e pubblicizzando più i singoli gruppi, Sex Pistols e The Clash su tutti, piuttosto che incanalare le preferenze e i gusti del pubblico verso un unico obiettivo. Ricordo ancora ora, molto distintamente, le sfacchinate compiute, i chilometri percorsi, le vane speranze di riuscire a trovare un tal disco o reperire una certa rivista. All’epoca i magazine si contavano su due dita di una mano, e solo in ultima pagina era presente un articolo di una paginetta, se si era fortunati forse due, dove si trattavano le gesta epiche di gruppi heavy e hard. Le informazioni giravano poco e si scambiavano spesso solo ai concerti parlando tra kids: news frammentarie, spesso gonfiate da un alone di mistero e misticismo che rendeva i metallers dei sognatori ad occhi aperti, incrociati con degli atteggiamenti propri dei carbonari. I pochi concerti, distillati con il contagocce, erano ritrovo dei soliti noti che si distinguevano, indubbiamente dagli altri, per i capelli lunghi e il giubbotto di jeans pieno di toppe ed eventualmente un chiodo di pelle. Tempi pionieristici, incredibili, irreplicabili! Solo chi li ha vissuti sa della fierezza e della voglia instoppabile di saperne sempre di più sui propri beniamini. E di femmine ai concerti, inutile ribadirlo, manco l’ombra.

Proprio in quegli anni, però, termina la concezione del metal e del hard rock come un non business o come business limitato ai singoli gruppi. Da quel momento in poi, con gli anni ottanta che stavano giungendo rapidi, splendidi e carichi di nuovi orizzonti, cambieranno le coordinate, le modalità di valutazione, ma soprattutto la maniera di confezionare e vendere un prodotto. Si, perché la nostra musica diverrà un vero e proprio prodotto da scaffalare e mercanteggiare rapidamente creando delle ondate, dei movimenti alla moda. E’ vero che con i primi '80 il metal cresce e mostra di sé, finalmente, un’immagine in movimento, prima di allora esistevano solo foto statiche. Quindi, solo grazie ai clip e ai video pre-epoca MTV -allora andavano di moda emittenti tv locali che almeno una volta alla settimana rilasciavano nell’etere i clip dei nostri metal-hero- l’heavy cresce e batte un colpo sonoro che sveglia improvvisamente anche i grandi burattinai del business. Prende piede, proprio ad inizio di quegli anni, la strategia del movimento: poter massificare e raggruppare sotto un’egida comune una quantità di band per poi poterle vendere meglio e più rapidamente in virtù di una appartenenza ad un filone nel quale i fans potessero immedesimarsi senza ombra di dubbio. Il primo esperimento, perfettamente riuscito, viene lanciato dal biz americano (e poteva essere altrimenti?), creando, o per meglio dire, ricreando l'avvento del glam rock. Los Angeles si dimostra sin da subito terreno fertile, e a volte marcio, per battezzare questa mega operazione che cambierà e stravolgerà per sempre la concezione della musica di lungocriniti ipervitaminizzati eroi metal. Tutto si concentra sul Sunset Strip di L.A., band, trucco, attitudine, pezzi, ma soprattutto case discografiche. Nessuno mi toglie dalla mente che, da quel preciso momento, molti trend e filoni verranno analizzati, sezionati e studiati a tavolino con attente applicazioni legate al look, alla porzione di mercato da colpire, ai nomi da proporre ma soprattutto tarate in base alla rivoluzione targata MTV. Ecco, MTV andrebbe analizzata in maniera sociologica, ma richiederebbe troppo tempo e grandi testimonianze di soloni e cervelloni, diciamo solo che in un prossimo articolo cercheremo di andare un po' più a fondo a riguardo delle tecniche di aggregazione mediatica. E allora, in men che non si dica, i grandi incravattati dietro alle scrivanie lussuose delle label fanno balenare le intuizioni: è giunto il momento per osare, per spingere a tavoletta al fine di raccogliere frutti inimmaginabili e a molti, molti zeri. Scoppia il carnascialesco glam ed è follia collettiva. Motley Crue, Ratt, W.A.SP., Poison divengono i capisaldi della prima ondata che straccia le classifiche d’oltreoceano catapultando in tutto il mondo il nuovo modo di intendere il rossetto abbinato ad una batteria detonante. La ragione che tutto fosse stato creato in scala è testimoniata dal fatto che in quel periodo, come accadrà poi sempre in futuro, quando i discografici decidono di lanciare una nuova corrente, chiunque si presenti in loco, armato di chitarre e fondotinta, viene contrattualizzato, buttato sul mercato con l’ottima prospettiva di sfruttare il trend momentaneo per fare dollaroni a palate. E allora vengono pubblicati gruppi valenti e meno bravi sotto l’alveo comune del glam, spesso trasformandoli in cloni dalla riuscita formula di successo creata in laboratorio. Tutte le etichette sfornano, tutti guadagnano. MTV, foraggiato dalle grandi Compagnie, facilita ed istruisce la nascita di nuovi giacimenti di mode pronte a spopolare. E allora sempre a L.A., ombelico e fonte quasi inesauribile della durezza musicale nasce, dall'azzardo precedente, lo street rock o street metal, che ha come alfieri riconosciuti gli L.A Guns, i Faster Pussycat ma soprattutto i Guns n’Roses che all’inizio, e magari pochi lo sanno, sfoggiavano un look marcatamente glam con tanto di ombretto e fondotinta. I generi talvolta si fondono, si uniscono, vengono pasticciati tra loro ma l’importante per i discografici-squali è il profitto. Anche in questo caso, come nel precedente, vengono fatte debuttare band decisamente minori che vivranno stagioni brevissime di fama e consensi, tutte raggruppate sotto il comune denominatore del look e dell’attitudine. Spesso con pezzi quasi fotocopiati o fuoriuscenti da penne compositive non proprio prolifiche. La triade “sex and drugs and rnr” tira all’inverosimile e riempie le casse dei grandi affaristi. In una costola a parte e sempre grazie al passaggio in heavy rotation giungono al successo band ispiratissime come i Winger, altre meno come i Warrant, accomunate da un’immagine solidificata e vincente. Girano voci insistenti nel settore che alcune band vengano messe insieme e tenute incollate da manager senza scrupoli con il solo obiettivo di farli sfondare per poi accaparrarsi compensi e percentuali milionarie: nulla di più reale, credetemi. Impossibile citare i tanti gruppi minori che, a ruota, sbocciano d’improvviso anche in Europa legati al carrozzone a stelle e strisce, due nomi su tutti che non ce l’hanno fatta anche per la limitata portata della loro proposta a sette note, i gallesi Tigertalz, davvero scarsi e i britannici Dogs D’Amour, annodati al carrozzone street ma poco dotati compositivamente. L’intento del business ormai appare chiaro, testato con grande apoteosi dollarosa l’esperimento, non resta che scoprire o fabbricare o rimpolpare nuove effervescenze per replicare gli incassi. E allora, in opposizione al suono leggerino e all’immagine iper leccata di L.A. non resta che lanciare un contrasto antipodico, il thrash metal della Bay Area. Ci si sposta ottocento km più a nord e si tenta l’avventura con un nuovo genere che possa ovviare alla scarsezza di idee, ormai avvizzite, del sud della California. San Francisco diventa la nuova mecca e realtà qualitative come Exodus, Metallica, Slayer, Anthrax e Megadeth diventano i capostipiti di un genere assai più duro del precedente e che trae origini dal metallo europeo, che aveva covato la New Wave of British Heavy Metal. Anche qui l’operazione, sebbene il look, più volte definito furbescamente non look dai Metallica, sia più spietato e spesso interamente basato sul colore nero, condito da un’attitudine cruda e senza fronzoli, riesce in pieno e il secondo grande “prodotto” metal viene assemblato ed esportato con immensi guadagni. Sia chiaro sin da subito e a scanso di equivoci, qui non si mette in dubbio il grande valore musicale e compositivo di alcuni gruppi immessi nel calderone dei vari “nuovi filoni” appositamente ideati, ribattezzati o spinti, preferisco invece porre il focus sulle strategie e sulle pianificazioni dei grandi manager speculatori, sempre pronti ad intascare milioni a pioggia. Il nuovo tentativo, che centra ancora il bersaglio, convinse appieno il music biz che il metal, come già accaduto con tutti gli altri generi più easy listening e padroni delle hit parade, avrebbe potuto esser gestito senza problemi evidenti. Ormai i mass media avevano digerito e metabolizzato un prodotto ostico da vendere nel recente passato; il glam e il thrash erano la prova più lampante che nulla avrebbe potuto frenare l’ascesa di un genere molto redditizio con milioni di seguaci fedeli in tutto il mondo. Accanto ai grandi nomi che, in modo imperterrito, continuavano a gettare sul mercato opere e dischi che si vendevano senza eccessiva promozione mirata, l’impegno delle case discografiche era quello di trovare il nuovo grande indirizzo su cui appiccicare un’etichetta e creare un vortice impazzito di centinaia di milioni dollari: la famosa “next big thing”. Sappiano bene che in certi periodi storici anche act prestigiosi dovettero piegarsi a suonare musica diversa dai loro canoni classici, virando appositamente verso quello o a quell’altro nuovo movimento proprio per non sparire. E allora dalle scrivanie e dalle agenzie di marketing, via alla creazione del germe che poi porta alle pianificazioni del death metal, del grunge, del new metal, del nuovo punk annacquato dei nineties, delle reunion dei gruppi storici, dei tributi, dei melting pot, fino alla riscoperta del power metal classico, con in mezzo nicchie che sono sempre sopravvissute a malapena come l’Aor, lo stoner e il garage, talvolta innalzate dalla critica ma che non hanno mai avuto picchi mondiali come altri generi, se non all’infuori di alcune band collocate alla perfezione dai loro padroni discografici. Certo, ci sono, ci sono state e ci saranno sempre le eccezioni a conferma di regole ferree e nauseabonde, e dico per fortuna, ma ormai il metal, in tutte le sue forme, è entrato a far parte dei precisi meccanismi oleati dell’industria, ne più o ne meno di Shakira, Sting o Madonna. Ma allora... il rock, il metal, l’hard sono morti? Per Sting tutto ciò era già accaduto negli anni ottanta. Io mi permetto fortemente di dissentire, e credo che anche tutti voi la pensiate come il sottoscritto: non è assolutamente così. Ritengo fermamente che la speranza sia rivolta ai grandi alfieri del genere ma sopratutto alla nascita di nuove band con cose fresche da proporci, pronte a farci godere di musica sempre valida ed esaltante a seconda dei filoni che ognuno predilige. Certo, oggi nessuno inventa più nulla di totalmente vergine ma ne sono più che sicuro: la nostra musica continuerà indefessa a produrre capolavori e dischi scarsi, a metterci davanti al naso concerti incredibili e band paraculate ed inascoltabili, discografici incompetenti e furbastri da strapazzo, l’unica cosa certa è che il metal è nato come un non business e dai primi anni ottanta, invece, lo è diventato a tutti gli effetti. Con annessi e connessi, con aspetti positivi e rovescio della medaglia. Ma il metal, in tutte le sue guise, forme e atteggiamenti, non morirà mai finchè avrà dalla sua la fede inestirpabile dei suoi grandi appassionati, fedeli e devoti come in nessun altro genere musicale accade. E allora Metal sia, avanti nel terzo millennio, sempre cercando di discernere la buona musica da quella impostata e prodotta artificialmente da molti mentecatti abili a edificare imperi sulla buona fede dei kids. Occhi aperti dunque, sempre.

Up your asses, Metal Rules Guys!



Frankiss
Mercoledì 14 Luglio 2010, 14.53.36
63
I Motley, per quanto messi seduti al tavolino della pianificazione delle Major sono stati una grandissima band con contenuti musicali di grande pregio...non perdere le recensioni di alcuni dei loro album più significativi qui su Metallized, prossimamente....in Crue sono stati i capisaldi del glam metal ad inizio anni 80...poi l'industria ha costruito tutto il filone aureo basato su rimmel, rossetti e capelli cotonati....se loro sono stati quasi ineccepibili in tutto e per tutto ci sono gruppi che suonavano glam, in quel periodo, costruiti ad arte dai discografici: dal look, ai pezzi, alle dichiarazioni da rilasciare alla stampa....chi ha visto lo splendido film Rockstar, tanto per intenderci, avrà inteso di cosa parlo in questo lungo articolo Saluti
Khaine
Mercoledì 14 Luglio 2010, 14.12.08
62
@ Jek: beh, commercialmente parlando non è sbagliato ciò che dici... tutto può essere solo business è una frase che può essere vera, e di sicuro lo è in molti frangenti (chi ha detto "mutande di pelo"?)
jek
Mercoledì 14 Luglio 2010, 13.58.23
61
Precisazione giusta, io intendevo l'arrivo del glam (motley crue per intenderci) proprio come una creatura studiata a tavolino con il tossico, il bravo ragazzo, l'ubriaco rissaiolo sfascia tutto e il belloccio su modello boy band, e questo sistema è il sistema americano dove tutto può essere solo busines. questa è però la mia opinabile opinione.
Frankiss
Mercoledì 14 Luglio 2010, 1.49.31
60
Credo che gli ultimi interventi e mi riferisco ad Anthony, Abbondio, Jek e Mv contengano tutti delle verità inoppugnabili....ma proprio a loro, mi permetto di annotare che è sfuggito il tema portante...il titolo dell'articolo recita letteralmente QUANDO IL METAL NON ERA UN BUSINESS...quindi le loro osservazioni possono essere giuste o meno ma mi permetto di sottolineare la perdita di vista del focus e dell'oggetto del pezzo e...vado quindi a circostanziare !! 1) ognuno può intendere il rock,il metal, il brutal, il grind, ecc. come musica commerciale o no...ma qui si è preso in considerazione la visione e le decisioni delle etichette discografiche che appena possono fanno calderoni e creano filoni per vendere il prodotto in modo chiaro e credo che ciò sia inconfutabile 2)Nessuno addita il punk di poca importanza nella crescita del metal...anzi leggendo si capisce bene come l'industria avesse fiutato l'affare e cominciasse a muoversi 3) Non concordo con chi muove l'appunto delle inesattezze storiche, mi spiace, ma basta leggere con attenzione,...qui non si parla di etichettare o meno un genere...le etichette esistono dagli anni venti...e prima ancora con altro tipo di musica, quella classica o operistica ad esempio, qui si parla di quando il metal cominciò ad essere trattato e manovrato dal business e dall'industria come un filone fruibile a tutti e quindi vendibile, e se mi permettete è concetto ben diverso...il glam dei seventies non fu un movimento creato ad arte dai discografici ma una spontanea attitudine di artisti immensi come quelli citati....che vennero etichettati si, ma non pensati, creati e forgiati ad arte dal sistema. Permettetemi... ben diverso! Scusate il mio dilungarmi ma credo fosse necessario chiarire.
Filippo Festuccia
Mercoledì 14 Luglio 2010, 0.05.07
59
@MV: sì, diciamo che c'è una differenza terminologica. Il Glam Rock è degli anni 70 (new york dolls, se mi consentite un nome), mentre Leonetti fa ovviamente riferimento al Glam Metal ottantiano, o Hair Metal, o genericamente Hard Rock. Per il resto sposo il tuo intervento, comunque.
MV
Martedì 13 Luglio 2010, 23.47.53
58
Credo che l'articolo, in linea di massima, non sia del tutto errato. Contiene però delle inesattezze "storiche" . Chi lo ha scritto probabilmente, per sua fortuna, è più giovane del sottoscritto. Tengo intanto a precisare che l'orrenda abitudine di etichettare ogni genere e quindi di farne un calderone è iniziata già nei '70. Il Glam infatti è comparso agli inizi degli anni 70 con un tale Gary Glitter ed altre formazioni che non ricordo più ed è stato un genere musicale nel quale qualche giornalista di settore, di dubbie capacità e di dubbio gusto, vi aveva infilato all'interno addirittura i Queen ! Ed anche il Punk è figlio di quel decennio perchè i Sex Pistols sono nati, e purtroppo morti in quegli anni. L'etichettatura dei generi musicali ha fatto sì che venissero accomunati ai predetti altri gruppi come i Damned oppure i Clash che comunque avevano caratteristiche ben diverse. Pertanto siamo stati, siamo e saremo sempre vittime del business dei discografici. L'importante è esserne consapevoli e sceglier con la nostra testa e con il cuore. il motore della nostra vita è la musica, se poi la chiamano hard o heavy o trash poco importa.
jek
Martedì 13 Luglio 2010, 21.39.22
57
Frankiss, il tuo articolo è ben scritto, l'argomento è vasto specialmente nel capitolo blues, ma riconduciamo il discorso sul hard'n'metal che si pùò condensare in poche parole. Tutto nasce in UK poi sbarca in america e diventa subito Businnes. Non si scappa purtroppo è nel dna degli americani. Ho vissuto gli albori fine 70' primi 80' ed effettivamente con l'arrivo del glam è iniziato il tramonto anche se una traccia di resistenza è e sarà sempre viva. A noi il compito di scegliere e distinguere senza farci imporre cos'è bello e cosa piace. long live r'n'r
abbondio
Martedì 13 Luglio 2010, 20.07.27
56
per come la vedo io il punk ha contribuito allo sviluppo del metal ben più di quanto venga detto nell'articolo, ho questa sensazione... poi per carità, punti di vista...
Anthony
Martedì 13 Luglio 2010, 18.44.29
55
Frankiss, sul fatto che il metal sia un tutt'uno con il business sono d’accordo anch'io e l'ho anche detto nel mio precedente intervento (seppur, con alcune doverose precisazioni). Ritengo, però, che non sia una condizione che riguardi necessariamente e indistintamente tutti i gruppi o le forme musicali riconducibili, in qualche modo, a questo genere musicale... penso, piuttosto, che si tratti di una caratteristica base di un certo tipo di metal e che riguardi in maniera relativa tutto il resto. Alla base di questa mia convinzione ci sono, però, concetti ed idee che possono differire anche sensibilmente da quelli degli altri ascoltatori. Esempio: ciò che per un altro è business per me potrebbe anche non esserlo... Ciò che per gli altri è musica di nicchia per me potrebbe essere commerciale... e così via. Quello su cui bisogna soffermarsi, secondo me, sono i percorsi artistici di ciascuna band; è la musica prodotta che deve fungere da metro di giudizio a partire dal quale è possibile, poi, fare tutte le eventuali considerazioni di carattere economico o sociologico... Oltre alla forma bisogna guardare alla sostanza delle cose (alla musica appunto) ...
Frankiss
Martedì 13 Luglio 2010, 17.48.41
54
Per Anthony....sarebbe molto bello se fosse accaduto ciò che dici tu..invece la storia ci testimonia esattamente il contrario....il metal, in tutte le sue forme, è ormai assorbito dal business....sfido a provare il contrario...
Anthony
Martedì 13 Luglio 2010, 16.21.05
53
Mah, secondo me accostare il termine "commerciale" ad un genere come il metal è un'operazione che può essere allo stesso tempo plausibile e sbagliata. Dico questo perchè credo che si possa parlare da un parte di un metal che sta in superficie e che soddisfa grosse fette di pubblico e dall'altra di un metal, invece, che si muove in sordina negli angoli bui del mercato al riparo dai clamori del pubblico e dalle luci dei riflettori. E' chiaro che a spopolare e ad avere la meglio sull'altro è il primo tipo metal; di conseguenza ritengo corretto associare la parola business a questo genere musicale. Credo, in sostanza, che il metal nelle sue forme peggiori sia tranquillamente accostabile ad altri stili musicali considerati "commerciali" e ne presenti in toto i vizi peggiori; il problema è rappresentato, piuttosto, dai cosiddetti "metallari" medi i quali ritengono a torto di seguire una sorta di genere di nicchia che si distinguerebbe dagli altri per la mancanza di compromessi o per un presunta purezza artistica (scevra da condizionamenti esterni e lontana da qualsivoglia pretesa commerciale). P.S. Comunque, sarebbe meglio che si discutesse di queste cose in un forum.. non trovate?
AL
Martedì 13 Luglio 2010, 15.49.20
52
se sapevo dello sgabello degli slayer, evitavo di comprarli quando ho fatto fare la cucina...cmq io ho pure visto il bavaglino dei Testament per i neonati...!!!
Filippo Festuccia
Lunedì 12 Luglio 2010, 18.26.49
51
@Painkiller: mah, era il primo nome che mi è venuto in mente, o sbaglio? fammi un favore: ascolta i Diablo Swing Orchestra. Poi ne riparliamo
Frankiss
Lunedì 12 Luglio 2010, 17.59.39
50
Bene Painkiller...fammi poi sapere con sincerità che ne pensi dei miei umili consigli... C-Ya soon!
Painkiller
Lunedì 12 Luglio 2010, 15.44.38
49
@Filippo: da quando me li hai consigliati, gli Opeth intendo, mi sono fattoprestare i cd ed ho fatto full immersion. Sinceramente ... dico solo che non mi piacciono per niente. Ormai ascolto solo musica cantabile ! @Frankiss: seguirò il tuo consiglio...
frankiss
Lunedì 12 Luglio 2010, 12.19.55
48
Esatto Filippo....esatto...
Filippo Festuccia
Lunedì 12 Luglio 2010, 10.51.13
47
@Frankiss: beh, se conti che negli anni abbiamo visto anche il Black Metal commerciale...!
Raven
Lunedì 12 Luglio 2010, 8.47.54
46
Qualcuno cita gli Iron Butterfly di In a Gadda da Vida dello stesso anno dell'album degli Steppenwolf, ma sono di quelle faccende di cui si discuterebbe all'inifinito, e non credo che il focus del pezzo di Frankiss fosse rivolto a questo tipo di faccenda.
Frankiss
Domenica 11 Luglio 2010, 19.51.18
45
Si scusa Hm is the law.....ho scambiato persona..scusa ancora....piuttosto, come dice Khaine, e come si narra in tutto questo pezzo..sarebbe bello sapere che ne pensano tutte quelle persone che amano incondizionatamente il metal e il rock senza credere all'intromissione o meglio dire alla dittatura del music biz nel nostro genere....Ho visto tanti commenti, a mie affermazioni postate in passato su queste pagine, di gente che mi dava del pessimista, del ballista o altri epiteti anche meno nobili....se ci siete battete un colpo.. un confronto in termini civili è sempre piacevole...
hm is the law
Domenica 11 Luglio 2010, 17.29.00
44
Casomai Frankiss volevi dire: "Mi spiace per Richiard" spero perchè io ti ho dato in un certo qual modo ragione
Khaine
Domenica 11 Luglio 2010, 17.22.11
43
Piano, questo spazio serve esattamente ad alimentare (civilmente) la polemica. Filippo ha già spiegato che cosa significa "heavy metal thunder": noi non attacchiamoci troppo ai dettagli e comunque consideriamo l'importanza di Stone Cold Crazy, che sicuramente è un pezzo heavy metal. Piuttosto, polemizziamo sul rapporto tra il metal ed il business...
Frankiss
Domenica 11 Luglio 2010, 17.20.04
42
Mi spiace per Hm is the law e sono bel lungi dal volere contrappormi a tutti i costi in maniera frontale e cruenta....ma le cronache dei tempi, e mi sono documentato molto, a parte le mie conoscenze personali, forniscono la versione citata nel pezzo di cui sopra...un conto è una locuzione usata per celebrare una sensazione, un'emozione, una botta di vita, un'altra è la locuzione usata per definire un genere musicale dalla quale partì l'abbrivio certificato di un nuovomodo di suonare ed intendere il rock, come il nostro. Ultima cosa, conosco bene gli Steepenwolf e la celeberrima Born to be... che trovo starordinaria....ma la storia è storia. In peace...
Filippo Festuccia
Domenica 11 Luglio 2010, 17.13.14
41
Perdonami Richard, ma non è che Wikipedia sia "le enciclopedie"!
Richard
Domenica 11 Luglio 2010, 17.00.00
40
Non ho nessuna intenzione di alimentare polemiche, ci mancherebbe che poi, chissà perchè, vanno sempre fraintese. Voglio solo dare a Cesare quel che è suo è siccome è un periodo che ho vissuto in pieno e quindi conosco bene, prima di BORN TO BE WILD non si parlava affatto di heavy metal. Del resto anche le enciclopedie concordano su questa versione ..... "Born to Be Wild" is a rock song written by Mars Bonfire and made famous by the Canadian rock band Steppenwolf. It is often used in popular culture to denote a biker appearance or attitude. It is sometimes described as the first heavy metal song, and the second verse lyric "heavy metal thunder," marks the first use of this term in rock music. - - - - - Poi tenetevi pure tutte le convinzioni che volete che tanto non cambia nulla però tanto Vi dovevo....
hm is the law
Domenica 11 Luglio 2010, 16.45.08
39
Si giusta osservazione Filippo!
Filippo Festuccia
Domenica 11 Luglio 2010, 16.25.45
38
hmitl: però, come dicevo sotto, in Born to be Wild non si dice "heavy metal" ma "heavy metal thunder", e non c'entrano niente le due espressioni tra loro.
hm is the law
Domenica 11 Luglio 2010, 16.21.37
37
La locuzione heavy metal è stata utilizzata per la prima volta da William S. Burroughs nel racconto Soft Machine del 1962 e poi nel 1964 in un altro racconto intitolato Nova Express. Gli Steppenwolf, comunque, sono stati il primo gruppo ad utilizzare effettivamente il termine heavy metal nella famosa Born To Be Wild. Riferito ad uno specifico genere musicale sono molti i critici che attribuiscono a Stone Cold Crazy la plama di precursore dell'heavy metal, sebbene tale onore secondo altri critici andrebbe ascritto a band precedenti come i BOC, Led Zep, BS,e DP. In tale quadro Frankiss ha espresso un'opinione condivisa da molti è pertanto non errata.
Filippo Festuccia
Domenica 11 Luglio 2010, 16.05.24
36
@Richard: in realtà no, visto che andando all'indietro la locuzione "heavy metal" si può trovare in molti ambiti, uno dei quali è la terminologia dei bikers. "Heavy metal thunder" è tutta un'espressione, e indica solo il rumore di una Harley taroccata.
Richard
Domenica 11 Luglio 2010, 13.52.38
35
Scusa il rigore storico ma la prima volta che fu usata la parola "heavy metal" con cui poi fu definito in seguit un particolare genere musicale fu nella canzone degli Steppenwolf Born to be Wild - 1968 ed esattamente la frase "...heavy metal thunder..." quindi ben prima del 1974 quando la usarono i Queen... Dovere filologico.
Frankiss
Sabato 10 Luglio 2010, 14.30.36
34
Grazie Trucido...
Er Trucido
Sabato 10 Luglio 2010, 13.35.02
33
Ah può essere, forse l'ho interpretato male io, lo rileggerò con più calma...comunque ottimo lavoro!
Frankiss
Sabato 10 Luglio 2010, 12.51.59
32
Per Er Trucido....mi permetto di affermare che se rileggi con calma l'articolo, ti accorgerai che su tutti i punti siamo perfettamente in sintonia
Er Trucido
Sabato 10 Luglio 2010, 10.34.25
31
1) complimenti a Frankiss per l'articolo, davvero ben scritto. mi permetto un pò di dissentire sul discorso della nascita di generi alternatiivi alle mode: sono dell'idea che certe cose nascano spontaneamente, poi chiaramente le case discograffche arrivano ed inflazionano il mercato con un determinato genere, per poi lasciarlo morire quando arriva la nuova moda. 2) Il metal non è morto, ha bisogno di rinnovarsi in termini di facce, suoni e mentalità, noi come persone ed amanti del genere in primis abbiamo l'obbligo di crederci e supportare le band meritevoli. 3) il discorso dei 13enni va visto così: cosa fa avviicinare i 13enni al metal? Prendendo ad esempio Burzum, sicuramente è più conosciuto per i fatti di cronaca che per la musica, quindi chi si avvicina alle sue opere lo fa per quello in molti casi (ora spero di accendere un dibattito sulla questione burzum). Sarebbe meglio arrivarci per gradi, scoprendo la musica prima del personaggio.
hm is the law
Sabato 10 Luglio 2010, 10.20.53
30
L'underground è vivo più che mai bisogna saper scavare e cercare. Tra i gruppi italiani semisconosciuti ascoltatei i lavori degli On Off, Black Rainbows, Void Generator, H George, MG 66 vi renderetei conto che esiste gente che lavora e lavora bene grazia a Dio!
Filippo Festuccia
Sabato 10 Luglio 2010, 8.54.31
29
Magari i 13enni ascoltassero Burzum!
Mattia
Sabato 10 Luglio 2010, 8.43.41
28
l'odierna commercialità del genere è una cosa innegabile ma questa commercialità quanti poser sta producendo?!? anche questo è innegabile masse di 13 sfigati che inneggiano gli slipknot, burzum e i metallica e si credono i migliori del mondo perchè portano una t-shirt di un gruppo...quindi il metal è morto nel senso che è morto l'underground ma è vivo dal punto di vista dei grandi nomi! quindi a tutti i 12/13 enni ascoltatevi musica seria non solo le poserate che vi propinano le grandi case o mtv!
Khaine
Venerdì 9 Luglio 2010, 19.57.30
27
AUHAUHAUHA me muore!!!
Arekusu
Venerdì 9 Luglio 2010, 19.52.33
26
Alex Ve: sei un mito!
Alex Ve
Venerdì 9 Luglio 2010, 19.45.47
25
Io ho conosciuto una che aveva gli slip dei dimmu borgir, ed è stata una delle poche volte che sono stato felice di vedere dimmu borgir scritto da qualche parte
Filippo Festuccia
Venerdì 9 Luglio 2010, 19.38.44
24
@Sangi: l'avantgarde e lo stesso black metal sono più recenti dei vent'anni che dite un po' tutti. il gothic è più recente, il power tedesco, il nu, il progressive metal, il groove thrash à la machine head...col discorso dei vent'anni togliete troppe cose, mi sa.
Khaine
Venerdì 9 Luglio 2010, 19.11.29
23
Io invece c'ho solo le magliette come merchandising
Autumn
Venerdì 9 Luglio 2010, 18.58.06
22
Vediamo un po': io avevo l'accendino degli opeth (con annesso cavatappi) poi regalato; custodisco gelosamente il mio bicchierino one shot degli iron (con eddie!). Il mio merch (magliette a parte) finisce qui
Frankiss
Venerdì 9 Luglio 2010, 18.27.36
21
Grazie di cuore a tutte le persone che hanno espresso apprezzamento per questo lungo articolo, mi emozionate....per Painkiller...tralasciando i vecchi lavori rispolverati...i miei consigli personali in ambito hard contemporaneo: Jackyl, Ratt, l'invasione del hard scandinavo Crashdiet, Crazy Lixx, Wig Wam, Poodles (fantastici)...i ragazzini terribili tedeschi dei Kissin' Dynamite (heavy) sono solo alcuni nomi....ma c'è molto da ascoltare, come ben sai, visto che abbiamo scoperto questo tipo di musica praticamente nello stesso anno!
metal4ever
Venerdì 9 Luglio 2010, 18.19.28
20
Bellissimo articolo Frankiss Io non dico che il Metal è morto, anzi è più vivo che mai, posso dire al massimo che ci sono poche innovazioni ma lo trovo normale visto che sia in fatto compositivo e tecnico è stato assorbito quasi tutto!!
hm is the law
Venerdì 9 Luglio 2010, 17.53.23
19
Frankiss ti faccio i miei complimenti per il bellissimo articolo che mi trova concorde al 100 per 100. Il metal è morto? Andate ad ascoltarvi Lamb Of God, Matodon, Airbourne, Opeth, Strapping Young Ladl! Certo non c'è la scelta del passato e ciò è indiscutibile ma Metallica, Iron maiden, Black Sabath non nascono tutti i giorni! Ascolto metal dal 1977 e periodo di stasi ce ne sono stati ma il metal è rinato sempre dalle sue ceneri come l'araba fenice. Fiducia ragazzi, fiducia!!!!
Painkiller
Venerdì 9 Luglio 2010, 16.55.55
18
@Frankiss: consiglia consiglia... @ Filippo: gli Epica stanno cominciando a girarmi nella testina.....devo ancora decifrarli. Gli Opeth invece li vidi di supporto .....credo agli Hammerfal, e quella volta mi imPressionarono in negativo. Una cacofonia unica, sia musicale che vocale. E pezzi tutti uguali. Ma sono passati anni, riproverò.....
Sangi
Venerdì 9 Luglio 2010, 16.32.47
17
Articolo stupendo, la crisi creativa io penso che ci sia eccome, Dal '60 ai primi '90 il "rock" si è sempre evoluto con costanza, magari con risultati che possono non piacere, ma comunque si è sempre "cercato" di andare avanti, un po' per il music biz un po' per la propria voglia fare, ma ora quella spinta sinceramente non la vedo più. Certo, come dice Filippo ci sono dei gruppi di spicco, ma non hai mai fatto davvero "Qualcosa di nuovo", hanno semplicemente reinterpretato le loro influenze in modo diverso. Non ci sono "rivoluzioni sonore" da 20 anni, ormai.
Filippo Festuccia
Venerdì 9 Luglio 2010, 16.03.19
16
Painkiller: ma già se prendi gli Opeth, che sono un gruppo nato "da poco", molto pubblicizzato, non hanno sbagliato un disco. Devin Towsend idem, i nuovi Epica spingono da matti, i Mastodon...quindi è vero che è un po' più difficile, ma vedo certe band che mi fanno sbavare ogni giorno.
Frankiss
Venerdì 9 Luglio 2010, 15.20.54
15
Per alzailcorno93.....esperienza, tanta esperienza nel campo metal...e non solo come fan ma anche come musicista e prestatore d'opera nel campo del music biz.....grazie per le tue parole!!!
alzailcorno93
Venerdì 9 Luglio 2010, 14.58.18
14
madonna Frankiss ma da dove le tiri fuori queste perle di saggezza??? Articolo perfetto e veramente molto completo!!!!! Leggendolo mi sono accorto che sebbene ormai (a parte qualche grupo) ascolto sempre metal sono ancora molto ignorante su una marea di cose Grazie x l'articolo
Frankiss
Venerdì 9 Luglio 2010, 14.34.05
13
Thanx a lot Krok!
krok
Venerdì 9 Luglio 2010, 14.28.23
12
"Ma il metal, in tutte le sue guise, forme e atteggiamenti, non morirà mai finchè avrà dalla sua la fede inestirpabile dei suoi grandi appassionati, fedeli e devoti come in nessun altro genere musicale accade" Tutto detto...Complimenti a Frankiss per il bellissimo articolo!!
Frankiss
Venerdì 9 Luglio 2010, 14.10.24
11
Painkiller..mi permetto di consigliarti qualcosina di nuovo in ambito hard allora....
Painkiller
Venerdì 9 Luglio 2010, 13.58.09
10
@Filippo: cerca di capire, io mi riferisco a gruppi che sono stati accolti come se fossero il futuro del metal, vedi ad esempio i Nevermore, ma che poi hanno toppato o deluso le aspettative. Non discuto che sia venuta fuori ottima musica ma vedila da questo punto: i soldi sono quello che sono, il tempo libero poi, con lavoro e figli, è pari a 0. Per cercare la musica ci vuole tempo.....io non ci riesco, è per quello che mi affido anche a voi!!! Ma riferendomi ai gruppi "pubblicizzati" come nuove realtà importanti credo di non sbagliarmi molto quando dico che non ho sentito aria di novità.....per dire, andando ai concerti o leggendo riviste o siti come questo ho scoperto i Kamelot, i Ten, i Within Tempation, i Gathering......ma non è facile seguire tutto....chissà quanta roba bella mi sto perdendo allora....
Raven
Venerdì 9 Luglio 2010, 13.35.34
9
è sempre la stessa storia: chi vuole la buona musica deve andarsela a cercare.
Filippo Festuccia
Venerdì 9 Luglio 2010, 13.24.38
8
@Painkiller: sei una delle tante persone che "riprendo" su questo argomento, perché io non vedo l'ombra di una crisi creativa. negli ultimi quindici anni è venuta fuori musica incredibile, anche se (o forse proprio perché) lontana dal mainstream.
Frankiss
Venerdì 9 Luglio 2010, 11.53.00
7
Il pop, l'easy listening, la chincaglieria musicale delle classifiche che si dimenticano domani sono tutte armi dell'industria musicale per fare soldoni e intordire le masse composte da gente tutto look e sopraciglia tirate, discoteca e soldi da spendere....fine della storia....il rock , il metal hanno sempre avuto un retroterra e una base solida, a prescindere dai vari generi, assolutamente da confermare e rafforzare.... Grazie per gli apprezzamenti....ci si vede qui!
Raven
Venerdì 9 Luglio 2010, 11.37.09
6
Può essere, ma è vero che ciò che ha una base storica e sociale come l'HR non morirà mai, ed alla fine "ne resterà solo uno", magari camuffato un pò, magari svilito dal merchandising, ma resterà. Lady Gaga -tanto per fare un nome- farà lo stesso?
Painkiller
Venerdì 9 Luglio 2010, 10.47.28
5
I miei complimenti Frankiss, bellissimo articolo. Sono d'accordo con Raven circa Madonna, lei non è Michael Jackson... Per quanto riguarda la nostra musica preferita, credo che la crisi creativa sia nata agli inizi degli anni '90 e che non sia più terminata. Credo che alla fine, pur restando vivi i vari filoni e generi nati successivamente, riemergerà il vecchio hard rock anni '70, incentrato sulla chitarra e su chi saprà reinterpretare quella lezione. Forse oggi, noi vecchietti che abbiamo visto nascere tante novità negli 80s, abbiamo troppe aspettative?
Arekusu
Venerdì 9 Luglio 2010, 10.30.16
4
Infatti, se le band cominciassero a sfruttare veramente internet, sarebbe interessante...
Filippo Festuccia
Venerdì 9 Luglio 2010, 10.23.10
3
Quello che ci ha sempre reso forti è l'underground, e con internet l'underground può diventare noto universalmente. Mai più grandi band dimenticate.
Arekusu
Venerdì 9 Luglio 2010, 10.18.16
2
No, purtroppo Madonna è in simbiosi con i riflettori. Se rimanesse lontano dalle telecamere oltre le 48h, morirebbe. Se vedesse la sua immagine in uno specchio - invece che ritoccata da photoshop - morirebbe. Da morta, se il carrozzone tributo durasse meno di dieci anni, resusciterebbe perché non riuscirebbe a riposare in pace. Rassegnati Raven, Madonna è eterna.
RAven
Venerdì 9 Luglio 2010, 9.32.35
1
Articolo esaustivo, e come ho avuto modo di dire solo un paio di giorni fa, noi c'eravamo 40 anni fa, ci siamo e ci saremo ancora tra altri 40, biz o no, Madonna non so.
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