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FUROR GALLICO - (Terzo) tempo di folk metal
18/07/2010 (4985 letture)
Ci sono giornate che nascono sotto i peggiori auspici. Ci sono giornate che nascono male e finiscono peggio. Ci sono giornate che iniziano male, proseguono peggio e poi all’improvviso, all’ultimo momento, le cose tornano (almeno parzialmente) al loro posto.
Quando ti trovi costretto a casa con un malleolo rotto, sapendo che ti sei giocato l’estate (e tutto quel che potenzialmente ne consegue), le vacanze e soprattutto la libertà di muoverti e fare ciò che desideri, ti svegli con un fastidiosissimo gonfiore all’occhio, con bruciore e lacrimazione senza sosta che – dopo un salto al pronto soccorso – altro non è se non un piacevole ascesso corneale…beh…la voglia di prendere la rincorsa e sbattere la testa al muro è grande. Già, se solo non ci fossero le stampelle a impedire anche questo.

Qualcuno potrebbe consigliarmi un pellegrinaggio a Lourdes, ma io ho un metodo di guarigione migliore e più efficace: il concerto dei Furor Gallico alla Festa del Terzo Tempo di Moscosi (MC)!
Le cose però non sono mai facili, almeno per me: dei tanti metallari più o meno appassionati di folk metal che dovevano presenziare (e soprattutto, farmi da autisti) all’evento, alla fine tutti hanno trovato scuse di vario tipo per darmela buca. Queste variano dalle classiche “sto a corto di soldi” (è gratis!), “la mia ragazza rompe” o le più fantasiose “fa troppo caldo per uscire” e “devo andare a letto presto perché domani mattina devo studiare”. Quasi rassegnato a perdere il concerto accetto la proposta di mia madre, difatti sarà lei a portare me e Roberta al concerto. Quasi 30 anni e ancora mi faccio accompagnare ai concerti da mamma… ahahah!

Si arriva nel piccolissimo paese, compreso tra le verdi colline e il sottostante lago artificiale, con un’ora di ritardo, pochi minuti prima dell’inizio del concerto dei Furor Gallico e questo perché le donne (non me ne vogliano), quando si devono preparare, ci mettono SEMPRE troppo tempo: l’appuntamento per l’intervista con il chitarrista Ste era per il pre-concerto, che ovviamente salta. Poco male, visto che dopo il concerto avrò il piacere di scambiare quattro chiacchiere (se 53 minuti d’intervista possono essere chiamati “quattro chiacchiere”) con la band quasi al completo.
Tempo di prendere delle unte patate fritte che ecco partire l’intro: il palco non è particolarmente grande, ma un gruppo “normale” si sarebbe mosso senza problemi, i Furor Gallico invece sono in otto e suonano praticamente gomito a gomito. Il primo brano è Venti di Imbolc e qualcosa non va: i suoni sono pessimi, la batteria mal equalizzata e i musicisti sembrano preoccupati; un paio di spie non funzionano e deve salire sul palco un tecnico per sistemare le cose. Nel proseguo del concerto le cose migliorano fino a sistemarsi completamente, con il gruppo finalmente sciolto suonando le varie Ancient Rites, Cathubodva e The Gods Have Returned. L’ambiente si scalda con l’arrivo di un gruppo di rugbysti dell’Empoli che, completamente ubriachi e semi nudi, inizieranno a ballare e a portare una gradita dose d’allegria durante l’esecuzione di Curmisagios, brano divertente e danzereccio il cui testo, guarda caso, tratta di birra. Si sa che il legame rugbysta-birra è a dir poco forte e gli empolesi ce lo ricordano in continuazione: da lì in poi l’esibizione diventerà una vera e propria festa, portando il sorriso anche a chi, di voce growl e chitarroni ignoranti, proprio non ne vuol sapere. I Furor Gallico si divertono e, dopo un solo di cornamusa, eseguono con deliziosa precisione Miracolous Child, The Glorious Down e La Caccia Morta, quest’ultima da me amata fin dai tempi del demo 390 B.C. – The Glorious Down. Il concerto si avvia alla conclusione: Medhelen e Banshee sono le ultime canzoni presentate dal nuovo titolo Furor Gallico, prima di salutare i presenti sulle note della finntrolliana Trollhammaren. Sembra finita, ma i rugbysti vogliono ancora musica, in particolare richiedono un altro solo di cornamusa, che Merogaisus prontamente esegue, per la felicità di tutti i presenti che iniziano a ondeggiare e ballare (a seconda delle possibilità).

Finisce bene quindi un concerto iniziato male, merito della buona esperienza accumulata nelle passate esibizioni live da parte del gruppo lombardo: avrei però gradito un po’ di movimento in più sul palco e una visibilità maggiore per la brava violinista Laura, sempre limitata in un angolino del palco.
Tempo di una birra e i Furor Gallico sono pronti per rispondere alle mie domande: la fredda formalità dell’intervista si perderà ben presto e la nostra diventerà una piacevole chiacchierata… con gli immancabili empolesi a “disturbarci” di tanto in tanto.
Ma anche questo è “dannatamente” folk!

Fabriziomagno: essendo questa una festa del rugby per prima cosa vi domando se è uno sport che vi piace e se qualcuno di voi lo pratica.
Becky: mio padre giocava a rugby nella squadra di Milano anni e anni fa.

Fabriziomagno: caspita, ad alto livello quindi…
Becky: sì, giocava tallonatore e ogni tanto tornava col naso rotto! (risate)

Fabriziomagno: del concerto di stasera cosa mi dite?
Ste: da parte nostra poteva andar meglio, eravamo provati da otto ore di esodo estivo per arrivare qui, un po’ di problemi tecnici, spie che andavano e venivano…

Fabriziomagno: soprattutto all’inizio si vedeva che c’era qualcosa che non andava…
Ste: ma anche dopo…

Fabriziomagno: allora siete stati bravi a non farlo vedere perché da spettatore non me ne sono accorto
Ste: c’era poca gente, ci aspettavamo qualche persona in più.

Fabriziomagno: eh, mancavano i metallari…
Ste: sì, però a noi ha fatto comunque piacere suonare qui. È la nostra prima data al centro Italia, e avere l’opportunità di scendere è a priori un’ottima opportunità per farci conoscere e far girare il nostro nome, tanto più adesso che abbiamo il nuovo disco da promuovere.

Fabriziomagno: parliamo allora del disco: è autoprodotto, perché questa scelta?
Pagan: perché non abbiamo ancora un’etichetta. Poi considera che il nostro flautista ha uno studio di registrazione e avevamo quindi l’opportunità di farlo spendendo poco. Penso che abbiamo fatto un grande lavoro di mixing, le grafiche sono venute bene e quindi penso che il prodotto ci sia. Ora stiamo cercando un’etichetta all’estero, essendo il nostro un genere che fuori Italia viene spinto molto.

Fabriziomagno: capisco… in effetti girando sul web ho notato che ci sono una marea di case discografiche, soprattutto in Germania, che trattano quasi esclusivamente il vostro genere riuscendo a piazzare i propri gruppi nei vari festival primaverili-estivi-autunnali…
Ste: in Italia c’è da parte delle case discografiche un approccio maggiormente capitalistico-consumistico: cercano di andare sul sicuro, investendo su gruppi già noti e che sanno porteranno soldi. Non hanno il coraggio di investire su nuove realtà! (non a caso io e Ste iniziamo a parlare dei Labyrinth che ultimamente suonano praticamente dappertutto). Per noi che facciamo pezzi nostri è più difficile trovare date in un locale perché il gestore preferisce far suonare cover band in grado di chiamare pubblico.

Fabriziomagno: da spettatore non capisco il fenomeno cover band, dico: che senso ha andare a vedere quattro musicisti o pseudo tali che imitano – spesso male – un gruppo famoso? Preferisco starmene a casa a guardare un dvd degli Slayer, se la cover band è degli Slayer, no?
Pagan: sì, però è quella che porta più gente al locale… poi considera che la gente va lì, si prende una birra e sente le canzoni, spendendo poco. Se vai a vedere un gruppo “vero” spendi molto di più.

Fabriziomagno: ma pensi che se di punto in bianco i locali smettessero di programmare le serate con le cover band la gente non andrebbe più al pub?
Ste: penso che da parte del pubblico la cosa si stia smuovendo molto di più… sono i locali ad essere “pigri” perché con le cover band sanno di guadagnare di più in quanto portano più gente.
Becky: c’è da dire che un gruppo come il nostro non è facile da ascoltare, una persona che non conosce il genere può anche rimanere perplesso la prima volta…

Fabriziomagno: restando in tema di concerti…il fatto che siete così tanti sul palco…
Pagan: eheheh siamo la dannazione dei fonici! I fonici ci odiano ahah!

Fabriziomagno: non avete pensato ad averne uno vostro che vi segua nei concerti in modo da migliorare la qualità dell’esibizione?
Pagan: ci stiamo pensando… il discorso è che essendo tanti strumenti è difficile gestirci… ci vorrebbe un fonico bravo! La maggior parte è abituata con due chitarre, basso e batteria, al massimo c’è la tastiera
Becky: suonare folk con la tastiera non ha molto senso… preferiamo suonare gli strumenti veri!
Ste: piuttosto facciamo dannare i fonici, anche perché ha un altro impatto visivo un gruppo con arpa, violino e cornamusa, con suoni veri, piuttosto uno con campionature.

Fabriziomagno: Pagan, ho avuto l’impressione che dal vivo canti prevalentemente in growl, sbaglio?
Pagan: non sbagli, mi ci trovo tanto bene, è “più” la mia voce, anche se non abbandonerò mai del tutto il pulito e lo scream.
Fabriziomagno: tornando al nuovo album, mi fate una panoramica sui testi?
Becky: i testi s’ispirano prevalentemente a leggende celtiche, volevamo richiamare una sorta di atmosfera ormai perduta e riportarla alla luce. Ad esempio Medhelan parla della fondazione celtica di Milano; c’è La Caccia Morta che è una leggenda bergamasca. Mioracolous Child parla di un oracolo celtico…
Pagan: è una rielaborazione di questo oracolo in chiave metal, diciamo in forma più aggressiva per adattare il testo alla musica.

Fabriziomagno: sei a quattro il computo tra i brani in inglese e quelli in italiano, dei quali quattro (2+2) derivati dal demo. Significa che tra le nuove composizioni c'è preponderanza dell'inglese. Vi state indirizzando in questa direzione?
Pagan: la scelta della lingua dipende dalla musica che c’è sotto, dalle metriche. Ad esempio in Medhelan, che parla della fondazione di Milano, è più logico e opportuno che sia in Italiano, così come lo è per La Caccia Morta; Curmisagios, che parla della birra, l’abbiamo fatta in brianzolo, mentre Cathubodva parla della guerra e l’inglese suona più incisivo.

Fabriziomagno: all’estero, in questo genere, potrebbero pensare “sono italiani, perché non cantano in Italiano?”, in fondo i tedeschi cantano in tedesco, i russi in russo, Heidevolk, Svartsot, Finntroll e decine di altri gruppi usano la propria lingua…
Becky: non c’è una scelta a priori riguardo la lingua, dipende solamente da come viene la canzone.

Fabriziomagno: tutti voi del gruppo siete sinceramente interessati al mondo celtico?
Becky: beh magari ognuno a modo suo è interessato alla filosofia di vita arcaica, tra chi fa ricerca storica, chi è più interessato a ricostruire la musica o chi vive a pieno le varie feste celtiche che vengono organizzate al nord. Mac produce vini speziati, Laura si interessa di musica bretone e irlandese... comunque sì, posso dire che tutti siamo interessati ai celti.

Fabriziomagno: (rivolgendomi a Laura) avrai sicuramente una formazione classica, come ci sei capitata in gruppo metal, e soprattutto folk? Se si parla di violino in ambito metal per me c’è un solo gruppo, i My Dying Bride, tutti gli altri vengono dopo…
Laura: ascolto metal da quando avevo 15 anni, non folk metal però, infatti all’inizio non ero molto convinta, ascoltavo death e thrash, poi c’ha pensato Becky a farmi conoscere certe sonorità
Ste: bella questa frase! (legge il retro della maglia che porto) “la mia squadra di bevitori ha un problema: il vizio del rugby” (risate)
Becky: mio papà infatti mi raccontava spesso del terzo tempo, prima giocavano e poi delle gran bevute!

Fabriziomagno: sì, prima ti massacri sul campo, dai e prendi randellate e finita la partita chiacchieri, mangi e soprattutto bevi con i ragazzi dell’altra squadra. Tornando al disco, della bella copertina cosa potete dirmi? Ha un riferimento coi testi?
Ste: la copertina l’ha fatta Kris Verwimp, l’autore delle cover di Suidakra, Arkona, Moonsorrow… lo abbiamo contattato tramite myspace, gli abbiamo mandato le canzoni del demo coi testi e lui in poco tempo ha realizzato il disegno che ritrae due galli con Cathubodva, la dea della guerra

Fabriziomagno: voi siete di Milano, Monza, giusto? Non vi sentite schiacciati dal cemento, lo smog, la puzza, le scritte sui muri, il traffico, la sporcizia per terra, il rumore continuo? Perché pensando al folk metal viene da pensare alla natura, il silenzio, l’aria pulita e l’erba verde…
Pagan: più che altro è la cappa grigia che hai sempre sopra la testa… (un motociclista vicino a noi inizia sgassare producendo un gran fumo oltre che una puzza tremenda)

Fabriziomagno: lo sta facendo per voi, per farvi sentire a casa! (risate)
Pagan: noi per fortuna abbiamo un ritrovo per i ritiri spirituali in montagna, a casa di Becky, a Oltre Il Colle

Fabriziomagno: diciamo che tra un anno finite su una grande casa discografica e un mese prima dell’uscita del disco lo trovate su internet, come reagite?
Becky: beh a me girano le palle, io non scarico…

Fabriziomagno: manco un cd masterizzato hai?
Becky: quelli sì.

Fabriziomagno: non è la stessa cosa?
Becky: mmm… a livello underground cerco sempre di supportare i gruppi. Pensa che certe persone m’hanno detto: “bello il tuo cd, dove posso scaricarlo?” Lo chiedi proprio a me che l’ho fatto, che sono stata mesi e mesi a curarne ogni minimo particolare?
Pagan: penso che scaricare musica sia una buona e cattiva cosa al tempo stesso: la cattiva per quello che ha detto Becky, buona perché il gruppo ha l’opportunità di farsi conoscere, e l’acquirente non va alla cieca… io scarico il cd, dico “cazzo, bello” e me lo vado a comprare.

Fabriziomagno: come faccio io: scarico e poi valuto, se mi piace supporto il gruppo andando al concerto, comprando la maglia oppure comprando su internet il cd dove risparmio qualche euro.
Pagan: così facendo si possono scoprire tanti gruppi che altrimenti non avresti mai ascoltato.

Fabriziomagno: gli Amon Amarth li ho “scoperti” così: era il 1998 e si faceva tape trading… ho mandato a un tizio di Trento una cassetta da 120 minuti con vari dischi e a lui ho chiesto di mandarmi il debutto di questi svedesi. Avevo letto la recensione su una rivista, mi pare Metal Shock, la copertina era bella, ma parlava di viking metal. Che cavolo di genere è? Da lì mi sono appassionato a queste sonorità. Ora però torniamo al disco. I brani sono scritti da più mani: non temete che così tanti contributi possano rendere la tracklist disomogenea? Che metodo usate per comporre?
Laura: no, perché così la canzone si arricchisce di varie influenze… ognuno nel gruppo è libero di proporre un riff o una melodia di violino o arpa… il bello è che ognuno viene da un background diverso e quindi facciamo un folk metal che è particolare proprio perché abbiamo tante influenze diverse. Poi usciamo un programma, GuitarPro, e ci scambiamo i file con le varie idee.

Fabriziomagno: nelle musiche vi ispirate alla tradizione anglofrancese introducendo porzioni struggenti e malinconiche molto lontane sia dallo stile "tanz" delle principali band sulla scena, sia dalle contaminazioni power. Trovo quindi totalmente decontestualizzata la parte centrale di The Glorious Down, che comunque apprezzo molto. Da dove nasce l'idea e perché?
Ste: questa canzone l’abbiamo composta su richiesta, in quanto abbiamo suonato per una rappresentazione teatrale dell’Amleto, dove chi ha messo in scena questa cosa c’ha chiesto di creare un brano che rappresentare la follia di Eufelia, e quindi abbiamo fatto una canzone nel nostro genere, alternardo parti heavy con altre più epiche proprio per cercare di rendere bene l’idea di follia. Ci siamo esibiti presso il teatro Coccia di Novara e auditorium Lux di Gattinara e saremo il 16-17 settembre all’ Out Off di Milano.
Oldhan: non è stata costruita a tavolino però, in sala prove abbiamo cercato di osare di più e di non modificare le parti in modo da renderle omogenee.

Fabriziomagno: Becky, visto che è in uscita il nuovo FolkearthViking’s Anthem” ti chiedo se fai ancora parte della lineup e di raccontare com’è nata la collaborazione che ti ha portato a suonare su Songs of Yore
Becky: c’ha suonato anche Laura! In pratica suonavo con i Death Army e il cantante era in contatto con uno dei Folkearth, ho suonano nel primo, nel terzo e nel quarto album. Pure Laura ha registrato per l’album acustico… ma è una cosa strana… è un progetto internazionale, ma poi i musicisti chi li conosce?

Fabriziomagno: pensavo di essere ignorante io!
Becky: no no, è una cosa strana, non sai chi sono gli altri musicisti, e poi è più bello suonare con le persone vere!

Fabriziomagno: ma come funziona? Chi è che comanda?
Becky: ci sono due persone che fanno delle linee, ma poi ognuno può aggiungere quello che voleva. Una volta ho proposto una linea di arpa e me l’hanno accettata, ma poi ho lasciato perdere, preferisco suonare con le persone in carne e ossa, è più divertente!

Fabriziomagno: ultima cosa sul riguardo il vostro disco: essendo autoprodotto il cd non si trova nei negozi, cosa deve fare chi lo vuole comprare?
Pagan: Speriamo in futuro di trovare una label! Nel frattempo potete chiederci l’album sul nostro myspace oppure contattando l’indirizzo di posta elettronica furor.gallico@gmail.com.

Fabriziomagno: bene, dopo cinquanta minuti d’intervista siamo alla fine. Per concludere, c’è una domanda alla quale avreste voluto rispondere e mai nessuno ve l’ha posta?
Pagan: questa è una domanda bastarda!
Becky: eh, veramente! Ci hai spiazzato, questa non ce l’hanno mai fatta! Più che altro una cosa mi piacerebbe chiederla a me: cosa pensano gli altri della musica dei Furor Gallico… cosa pensi tu dei Furor Gallico? Senza peli sulla lingua però…

Fabriziomagno: considerate che ho solamente il demo… non mi piaceva la produzione e non sono un grande fan del growl di Pagan, troppo profondo per il contesto musicale. Per il resto credo sia una gran bel cd, come se ne ascoltano pochi in giro. Se non mi fosse piaciuto parecchio non sarei venuto qui con tutti i problemi che ho! (risate)

Termina così l’intervista con i Furor Gallico, tra i pizzicotti di Roberta, desiderosa di tornare a casa e mamma che mi ricorda di comprare il nuovo album. Fatelo anche voi perché Furor Gallico è proprio un bel lavoro.



pincheloco
Martedì 3 Agosto 2010, 14.14.07
3
Quoto Mattia.
Mattia
Lunedì 19 Luglio 2010, 8.41.46
2
Troppo grandi i furor...cazzo bisogna sostenenrli sti ragazzi!!
Giasse
Domenica 18 Luglio 2010, 12.44.18
1
Consolati Fabrizio: non più tardi di 3-4 anni fa io andai con mia mamma ad un concerto di Marylin Manson a cui non voleva (giustamente) venire nessuno (avevo 2 accrediti e mi scocciava buttarne uno). Si divertì pure...
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