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RACCONTARE IL MITO - # 5 - KISS, Losanna, 1983
02/08/2010 (4296 letture)
Una data storica per me il 15 novembre ‘83, una data memorabile, indimenticabile. Il mio primo concerto dei Kiss, un sogno vero che prendeva forma, una speranza mista a fantasia che si avverava! Da non crederci. Li seguivo massicciamente dal 1977 e avevo imparato ad amarli alla follia, alla stregua di dèi o supereroi, con le loro maschere e gli eccessi che fomentavano la mia passione. Vedermeli lì davanti in carne, ossa, entusiasmo e talento musicale, anche senza il trucco e i costumi, mi fece quasi impazzire. Ma andiamo con calma. All’epoca non esisteva internet e nemmeno magazine italiani cartacei in ambito hard, se si volevano notizie più o meno fresche era obbligo acquistare d’importazione il famigerato Kerrang, vera bibbia del metal europeo, che aveva sede a Londra ed era, ovviamente, scritto in quella lingua; se volevi essere sul pezzo, quello c’era, nessuna alternativa! E mica arrivava sotto casa, kilometri per cercarlo alla stazione della mia città, bus, pochi soldini, colletta a due per acquistarlo, insomma tanti sacrifici in nome della nostra amata musica hard. Apro il numero nuovo e una folgore colpisce me e il mio fido amico Danilo: i Kiss vengono in Europa, dell’Italia, ovviamente nemmeno una traccia, uno straccio di appuntamento. Scorriamo con dita tremanti le date, la più vicina è Losanna... cazzo, ci andiamo! Non si può lasciarli passare così... sicuro sicuro! Contattiamo la Medianova viaggi, un’agenzia che organizza trasferte solo per concerti e il gioco è fatto. Mesi di sanguinosi risparmi ma finalmente li vedremo da vicino, sono eccitato, non ci stiamo più dentro, biglietto tra le mani, voucher sudato, Losanna arriviamo. Il viaggio è stupendo, musica dei Kiss a manetta sul bus, tutti con giubbotti, toppe, bandiere e sciarpe inneggianti ai newyorkesi ex mascherati, conversazioni di ore su ciò che vedremo, su quanto li amiamo, su cosa faranno. Qualcuno vaneggia di metà concerto mascherato e metà no, mitologia pura.

Approdiamo prestissimo, ci sbattiamo in prima fila ai cancelli e attendiamo che il sogno si coroni, mentre un nostro compagno di viaggio, bassista in una band locale, continua a gridare per ore: “Sono io il vero Gene Simmons, fatemi entrare”. Risate, freddo, desiderio pungente di entrare nella sala, impazienza. Un rombo, il soundcheck, oddio ma allora ci sono davvero. Il tempo fila via tra un panino e una birra, poi si dischiudono i cancelli ed è corsa alla Husain Bolt. Scavezzacollo, fottuta di glorificazione, anni di attesa febbrile, prima fila, abbracci con il mio amico Danilo. Ce l’abbiamo fatta, ora non ci schiodiamo mai più di qua. Osservo tutto, scannerizzo, non ho soldi per comprare il tour book, dannazione, poi cala l’illuminazione ed entrano gli Helix. Onesta band heavy metal che serve solo a far passare il tempo: tutti vogliamo solo loro, i Kiss. Con puntualità svizzera, alle otto precise, si spengono le luci e il catino diventa fremente ed incandescente, e parte il solito annuncio: “You Want the best, you got the best...”, e la realtà diventa assurdità vera.

Le luci sbottano sull’apertura di Creatures Of the Night e i miei occhi divampano di emozione, comincio a gridare e saltare come un ossesso per tutto il pezzo, poi mi devo fermare un po’, e se non mi regge la pompa? Eh no, morire come un coglione senza vedere tutto il concerto no! Magari dopo... I loro visi sono ceronati e truccati ma non con il make-up, ormai via le maschere. Il palco è un carrarmato, derivato dal tour usa di Creatures Of The Night, con tanto di cannone che spara e i cingoli disegnati che finiscono tra l’audience. Gira voce che i fortunati, entrati nei camerini, non si sono visti autografare il materiale mascherato, i Kiss ora sono un gruppo senza travestimenti e firmano solo cose fresche di stampa, ottima mossa pubblicitaria per vendere il nuovo merchandising. Eric Carr picchia come un ossesso sulla torretta del tank, Gene, anche senza i panni del Demon, è impressionante, Paul è uno straordinario frontman con una voce ancor più incredibile, l’unico fuori luogo è palesemente Vinnie Vincent: non c’entra nulla con la band, e anche il suo stile chitarristico stona. Il quartetto si muove alla grande, suona in modo ficcante e pazzesco, Paul imperversa su tutto lo stage, si scuote, sculetta, piazza lì pose plastiche e canta come un dio, Gene, per Fits Like a Glove si arrampica su una montagna di amplificatori e canta da un’altezza di dieci metri incitando la folla; quando termina lo vedo scendere da una scala ripidissima aiutato dai suoi roadie... allora non è un supereroe come mi ero immaginato... Gene è umano. Firehouse, solo di Paul che, come spesso fa, divide la folla in tre ali e si diverte a farla cantare, la truculenta War Machine, poi giunge il solo di chitarra. Che delusione. Un intervento chitarristico moscio, la gente non ama Vinnie, si vede, e se ne capisce anche la ragione. Look scialbo, scale veloci intervallate da giochi sulla leva del Floyd Rose, lo acclamo perché lui è Vinnie dei Kiss, ma sinceramente non mi soddisfa per nulla. Mi esalta di più il solo di basso di Gene, che nonostante non sputi più sangue, fa il giochetto del fuochista, si rintana sul suo quattrocorde come una bestia braccata accalorata da giochi di luce incredibili e lancia plettri. Ad un certo punto lo ho davanti, ho la netta sensazione che mi punti, lo vedo fare una mossa strana che sparisce dalla mia orbita visiva ma sento qualcosa battermi sul petto. Oddio, è quello che penso? Butto gli occhi a terra e intravedo uno scintillio, lo pesto con la scarpa in modo deciso, mollo due o tre spintoni a destra e a manca per dissuadere qualsiasi altro a cercare, lascio passare un paio di minuti. Poi mi chino, alzo la suola e lui, proprio lui, si palesa tra le mie mani: il plettro di Gene è affare mio. Oh, che evento divino, non ci posso credere. Bianco, candido, con il logo della band e dall’altra parte il suo autografo, è un po’graffiato ma è mio... è solo mio!!!

Il resto del concerto è ancor più libidine pura, pezzi storici come Love Gun, Black Diamond, il solo di batteria del grande Eric Carr, un accenno alla Bamba di Paul, poi i bis, Lick It Up, Rock And Roll All Nite, coriandoli, chitarra spaccata, esaltazione allo zenith e il gruppo per intero che sale sulla torretta, accanto al drum kit, per sfoderare un finale da urlo! Si accendono le luci e sono intontito dalla gioia, stringo forte il plettro tra le pieghe del portafoglio, anche le operazioni foto e registrazione cassetta sono andate benissimo. Oggi sembra anacronistico, ma a quell’epoca introdurre una fotocamera o un walkman per registrare il concerto potevano costare sonore mazzate dalla security. Risaliamo sul bus impazziti di esultanza, con ancora negli occhi le piroette musicali dei Kiss: sono stati immensi. E poi la prima volta è sempre cosa indescrivibile. Mi accascio sul sedile, stonato dalla stanchezza, proprio mentre arriva quello che ha sbraitato per ore e si crede il vero Gene Simmons. Ostenta un brandello di asciugamano buttato da Paul ai fans, e lo fa come avesse vinto il superenalotto, io sfodero il mio inestimabile gioiello, conquistato tra la folla. Ammutolisce, il bus intero ammutolisce, tutti lo vogliono ammirare, non lo mollo dalle dita nemmeno per una californiana strafiga, tettona e accondiscendente, figuriamoci. Il ritorno è fantastico, tutti dormono, io ripercorro mentalmente il concerto e mi vengono i brividi dal piacere, mi sembra di risentirlo tutto: il mio capodanno personale. Quella serata la ricorderò per sempre, come potrebbe essere diversamente. Ho avuto modo negli anni di vedere i Kiss per altre dieci volte ma quel live del Lick It Up Tour rimane sempre un brivido nella memoria e scriverne oggi mi fa tornare a galla tante sensazioni. E il plettro di Gene che fine ha fatto? Beh, ovvio, è sempre con me, nella vetrinetta dei rock souvenir della mia camera. Ma pensavate davvero che me lo fossi venduto?

SETLIST
01 Creatures of the Night
02 Detroit Rock City
03 Cold Gin
04 Fits Like A Glove
05 Firehouse
- Guitarsolo (Paul)
06 Exciter
07 War Machine
08 Gimme More
- Guitarsolo (Vinnie)
- BassSolo
09 I Love It Loud
10 I Still Love You
- Drumsolo
11 Young and Wasted
12 Love Gun
13 Black Diamond

--- Encore---

14 Lick It Up
15 Rock And Roll All Nite

ADDITIONAL SONGS PERFORMED
All Hell's Breakin' Loose
on the U.S. leg of the tour

LINE UP
Gene Simmons - basso, voce
Paul Stanley - chitarra ritmica, voce
Vinnie Vincent - chitarra solista
Eric Carr - batteria



Frankiss
Venerdì 20 Agosto 2010, 0.48.04
5
Hellvis...per fuori luogo intendo un Vinnie che non c'entrava nulla con il resto della formazione...poi lui è sempre stato un ottimo musicista...per capire ciò che intendo basta vedere le dichiarazioni di Paul e Gene all'epoca....e la carriera patetica di Vinnie in seguito dopo i Kiss...tutto qui..quel tour fu favoloso!
hellvis
Mercoledì 18 Agosto 2010, 18.36.17
4
Io li vidi per la seconda volta a Londra proprio per questo tour alla Wembley Arena ma non ricordo affatto un Vinnie Vincent fuori luogo, anzi. Sarà stato perchè a Londra tutti vogliono fare una bella figura, ma lì tutti 4 furono ecczionali e fornirono una prestazione superlativa. Una cosa che rese speciale quella serata fu che il gruppo dovette uscire a fare un bis extra, Strutter perchè nessuno se ne voleva andare anche se le luci nell'area erano state accese per farci capire che era tutto finito.
Frankiss
Lunedì 16 Agosto 2010, 18.20.54
3
Esperienza imperitura..concrto pazzesco...se ci penso ancora mi vengono i brividi....una cosa divina...100 concerti dei Kiss? nn credo proprio camperanno tanto ma almeno un'altra decina me lo auguro e te li auguro Adema!!!
arkanoid
Lunedì 9 Agosto 2010, 11.58.59
2
Gruppo seminale deve essere stato un gran concerto!
AdemaFilth
Lunedì 2 Agosto 2010, 13.06.26
1
Ehi ora mi tocca scrivere di Milano? Hai già fatto anche quello! Almeno qui posso capire benissimo. Il primo concerto dei Kiss è un'orgia di rock, li vedo ancora danzare sulle note di Deuce! Certo che anche il viaggio in pulman fra kissomani è una di quelle esperienze che vi invidio. Ok l'aereo ci mette un ora ma posso quasi sentire l'atmosfera anni 80 stile Detroit che avete sicuramente vissuto in chissà quante ore di viaggio! Speriamo di viverne altri 100 di questi concerti!
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