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ULVER - Teatro dell'Opera, Oslo, 31/07/2010
12/08/2010 (4869 letture)
Costo di un biglietto dell'autobus: 40 corone (circa 5 euro), con la mia fida carta di credito.
Costo di una morigerata cena in riva al fiordo: 300 corone (quasi 40 euro), con la mia preziosa carta di credito.
Costo di una birra nello storico pub ritrovo delle stelle del black norvegese: 100 corone (circa 12 euro!!!), con la mia sempre più esigua carta di credito.
Passeggiare nel parco Vigeland, assistere ad uno spettacolo in cui architettura e scultura si fondono a definire la grande varietà degli stati d'animo umani e nel mentre incontrare un insolito Kristoffer Rygg (al secolo Garm) intento a far giocare i propri amati figlioletti e a dare informazioni a mo' di Cicerone in merito alle opere dell'illustre scultore norvegese artefice del parco, beh, credetemi, non ha davvero prezzo.
Oslo è una cittadina veramente cara ma dal fascino magnetico: niente di monumentale o di sfarzosa imponenza ma un centro portuale piuttosto umile e dimesso senza niente a che vedere con le ben più blasonate metropoli europee. Sebbene dal punto di vista architettonico e culturale non presenti particolari peculiarità, l'atmosfera che si respira nella capitale norvegese è un qualcosa che non può lasciare indifferenti: pulizia, ordine, civiltà ed accoglienza colpiscono da subito per poi rimanere esterrefatti dall'”invadenza” della natura, con mare e montagna a dieci minuti di metropolitana tra loro, boschi, laghi e panorami da mozzare il fiato.
Ciò che mi ha portato in quel di Oslo è una di quelle occasioni che valgono bene la pur costosa trasferta: trattasi del concerto che gli Ulver hanno tenuto sabato 31 luglio al teatro dell'opera della capitale (mica un locale da quattro soldi eh!).

Veniamo alla descrizione della serata.
Il teatro dell'opera di Oslo è una costruzione molto recente, sita a due passi dalla stazione principale: un edificio dall'architettura avveniristica che va ad adagiarsi sulle rive del fiordo mediante una struttura a “rampe” che ne permette una comoda scalata fino alla sommità.
Incredibile l'affluenza: il teatro non solo è strapieno (1500 circa i posti da me stimati) ma vengono aggiunte delle sedie “normali” (rispetto alle poltrone classiche per intenderci) davanti alle prime file, segno di una richiesta di biglietti oltre le aspettative. Ma ancor più sbalorditiva la composizione dell'audience, eterogenea sia nelle fasce d'età (dai ragazzini agli ultracinquantenni) che nel sesso (si era intorno ad un 50/50) che soprattutto nelle “tipologie”: lascia veramente pensare vedere i classici metallari in nettissima minoranza (laddove nella data di Torino si configuravano come la stragrande maggioranza), a fronte di persone appartenenti ad ogni tipo di estrazione sociale, dalle coppie di anziani con la maglietta degli Ulver (del primissimo storico concerto di Lillehammer per giunta!) finanche a personaggi che da noi non esiteremmo a definire senza mezzi termini degli spocchiosi fighetti (per citare le categorie “estreme” riscontrate”). In mezzo solo tanta normalissima gente con la voglia di godersi dell'ottima musica. Non vorrei apparire pedante o bacchettone ma la sensazione è quella di una cultura, di una sobrietà, di un rispetto reciproco che da noi semplicemente ci sogniamo. Una sobrietà ed una educazione riscontrati in molti aspetti della vita norvegese, ma ciò che mi ha lasciato letteralmente sconvolto è la totale fiducia che viene riposta in generale nelle persone, ed un esempio ne è l'assurda (nella nostra ottica ovviamente) possibilità di avvicinarsi talmente all'ingresso del Palazzo Reale da poter persino suonare il campanello (!). Certo, in qualche caso tutto ciò è stato pagato molto caro (penso al folle furto de L'urlo di Munch poi fortunatamente ritrovato) ma se il risultato è questo clima di completa ed assoluta vivibilità, beh, allora ben venga.
Ma torniamo al concerto.
Il palco non è dissimile da quanto visto a Torino qualche mese fa: a campeggiare al centro un grosso pianoforte a coda con la batteria sul retro leggermente rialzata, mentre sulla destra completano la formazaione gong, timpani, tastiere e sintetizzatori (nonché gli immancabili laptop con la mela morsicata). Ciò che desta immediatamente l'attenzione è però un fantoccio al centro della scena in cima ad un'alta scala, con al collo una corda pendente dal soffitto. Alle 8 e dieci in punto le luci del teatro si spengono e Jørn H. Sværen (l'eclettico chitarrista/bassista/pianista) si accomoda al pianoforte dando vita ad un'intro piuttosto minimale finora inedita nei loro live; durante la tranquilla ma evocativa esecuzione le immagini catturate da una telecamera fissa sul fantoccio vengono proiettate sul megaschermo retrostante il palco, si nota così come il vecchio muova le palpebre e inizi a sanguinare copiosamente dalla bocca. Il fluire del liquido rosso dura per tutta la durata dell'intro, dopodichè il fantoccio viene sollevato dall'alto per scomparire dalla scena.
Inizia così il set “classico” degli Ulver: con Eos (dall'ultimo Shadows of the sun) si apre una scaletta che si rivelerà del tutto in linea con quanto sentito e visto nei precedenti concerti. Niente black dunque (e questo lo sapevate già, vero?) ma un amalgama intenso ed emozionante come pochi di musica ed immagini: la band è come al solito fredda e distaccata dal pubblico, come a voler (giustamente) far sì che l'attenzione di ognuno cada esclusivamente sulla fruizione di quanto da loro prodotto e non su loro stessi! La musica, i video, i rumori a volte terribilmente fastidiosi e disturbanti, tutto ciò è l'arte degli Ulver; Garm e soci non sono altro che il mezzo con il quale questa arte riesce ad arrivare a noi, nient'altro. Proprio per questo non sono mai al centro della scena né intendono in qualche modo dialogare od interagire con il pubblico (che non può che lasciarsi andare in applausi scroscianti al termine di ogni pezzo). La musica, dunque, prima di tutto, il resto è silenzio.
I lupi non sono amici dell'uomo, tutt'al più si può dire che siano complici della sua irrequietezza. Little Blue Bird, Rock Massif, In The Red, For The Love Of God si susseguono così nella loro orgia di elettronica, percussioni ed inserti rock, definendo con le immagini un susseguirsi di stati d'animo dal tranquillo e sognante fino alla più totale ed alienante disperazione. Un Garm più lanciato del solito dietro al microfono porta a termine una prestazione molto valida (un po' penalizzata dai suoni non perfetti nei primissimi pezzi, poi comunque sistemati, con una menzione particolare per il trattamento audio – da orgasmo puro – della batteria) con picchi di grande evocatività soprattutto nelle parti sussurrate. A metà concerto circa è tempo dell'atteso nuovo pezzo, England, tutto sommato in linea con le composizioni degli ultimi due studio album: non mi è parso irresistibile. Si riprende la normale scaletta con Funebre, Silence Teaches You How To Sing, Hallways of Always fino alla sezione conclusiva che vede l'ingresso on stage dell'annunciata guest star Fennesz. Il talentuoso chitarrista/deejay (mi dispiace, so che non rende giustizia la definizione di deejay ma non sapevo in che altro modo definirlo) impreziosisce di ulteriori inserti elettronici e di noise vari gli ultimi due pezzi in scaletta, ossia Like Music e l'immancabile Not Saved in chiusura. L'esibizione di quest'ultima è dilatata oltremodo (ancora più che nei live precedenti), Sværen riprende posto al pianoforte dove ripete ipnoticamente per svariati minuti lo stesso giro di pochissime note in un trip allucinante in cui le immagini su megaschermo dell'innocenza di un fanciullo in maglietta bianca lasciano improvvisamente spazio all'ingresso in scena di un vecchio (vagamente assimilabile al fantoccio d'apertura) che, completamente nudo, stenta a reggersi su degli alti trampoli caprini; la figura del pallidissimo vecchio, di spalle, in precario e tremolante equilibrio, con una evidente protuberanza a mo' di tumore (o almeno così l'ho interpretato io) sopra la testa, evoca, in un incredibile tutt'uno con le note, un senso di fragilità e di malinconia estreme. Senonchè il vecchio inizia a lacerarsi i polpacci con una lametta ed a far scivolare rivoli di sangue lungo le gambe, andando così a chiudere con un finale metafora della condizione umana un'esibizione pazzesca per intensità e coinvolgimento emotivo.
L'unica recriminazione a caldo che si porebbe muovere è quella di una scaletta pressochè identica ai precedenti concerti nonostante la prestigiosa occasione. Ma pensandoci bene capireste quanto tutto ciò sia solo una sciocchezza (e chi ha già visto dei loro show può ben testimoniarlo): potrei infatti stare ancora a raccontarvi di come questi normalissimi ragazzi (sì, per me sono ancora dei ragazzi) riarrangino ogni volta in modo diverso sia la musica che i video dando vita a show sempre diversi ed unici (e naturalmente worth of being there), di come con le loro trovate a volte veramente fastidiose sembrino in qualche modo volersi prendere gioco di un passato musicale che non appartiene più loro, potrei dirvi della loro incredibile capacità nello svuotare ed al contempo riempire di significati il senso del nostro essere su questa terra. Potrei, certo, ma preferisco lasciarvi con la stessa, emblematica frase con cui i Lupi hanno deciso di accomiatarsi da un intero teatro in standing ovation:

What kind of animal are you?

SETLIST
Eos
Let The Children Go

Little Blue Bird
Rock Massif
For the Love of God
In The Red

Operator
England (New)

Funebre

Silence Teaches You How To Sing

Plates 16-17

Hallways Of Always
Porn Piece Or The Scars Of Cold Kisses...


Like Music
Not Saved



Pandemonium
Lunedì 16 Agosto 2010, 15.35.00
9
Grande live report Stefano, ti invidio assai per il viaggio che hai fatto, la Norvegia prima o poi va visitata. Sugli Ulver ormai c'è da dire solo una cosa: non importa quanto distante suonino, BISOGNA vederli almeno una volta nella vita, e per ora non mi lamento dello show che vidi l'anno scorso al Brutal Assault. Un'esperienza unica e irripetibile, non c'è altro da aggiungere.
TheEclecticMan
Venerdì 13 Agosto 2010, 20.46.19
8
invidia invidia invidia invidia a 10000 XD, bel report e fortunatissimo te che hai avuto la possibilità di vedere i Lupi dal vivo.
Room 101
Venerdì 13 Agosto 2010, 15.29.41
7
Gran report Stefano !
Master Of Pizza
Giovedì 12 Agosto 2010, 11.00.32
6
Cacchio che invidia!!Prima o poi li devo vedere anche io live..comunque gran report!
Nikolas
Giovedì 12 Agosto 2010, 9.58.49
5
Mioddio io li ho già visti dal vivo ma questa deve essere una cosa unica.... grandissimi!
Filippo Festuccia
Giovedì 12 Agosto 2010, 9.41.12
4
Che figata di serata (e che report!)
Mattia
Giovedì 12 Agosto 2010, 7.43.10
3
report magnifico, l'ovazione va anche per lo scrittore in questo caso, complimenti! beh mi è piaciuta la parte iniziale in cui si evidenzia quanto la norvegia dal punto di vista sociale sia avanti direi. complimenti ancora e quando leggo certe cose un pò mi vergogno ad essere italiano anche se non dovrei farlo.
andrea
Giovedì 12 Agosto 2010, 6.17.26
2
ho letto metà report e già mi viene da piangere, in parte perché non so che darei per vederli dal vivo in una performance lunga e articolata e in parte perché questo report è scritto così bene che sto per commuovermi! tra un dieci minuti mi leggo il seguito! che disgrazia che l'ambient sia un genere così ostico ai più, non so letteralmente che darei per un minifestival che non sia in culo ai lupi... sigh, grandissimi ulver!
Absynthe6886
Giovedì 12 Agosto 2010, 0.32.40
1
@Autumn: Ma quanto, QUANTO!, t'invidio!!!! Per me sono dei geni: avanguardisti nel vero senso della parola, musicisti che realmente riempiono di molteplici significati la loro arte. E ribadisco ARTE signori!!!
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