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INDIE ROCK: STORIA DI UN FENOMENO - Il nuovo rock di tendenza
22/08/2010 (6690 letture)
Indie è uno dei tanti neologismi americani privi di senso che vengono assunti come universali: è la contrazione di independent, che, capite benissimo, può voler dire tutto e niente. In effetti, se un profano cerca di inserirsi nel “giro”, di capire cosa sia poi questo indie rock, c’è da far girare la testa, per non parlare di altre parti del corpo, assai meno nobili.

In senso lato, è indie tutto ciò che non è pubblicato da una major e, considerando nella seconda categoria “solo” Sony, Universal, Warner e EMI, praticamente non abbiamo fatto passi avanti. Il problema è che quando sia nato, questo indie rock, nessuno lo sa, anche se è opinione corrente (e, a mio parere, completamente sbagliata) che i Velvet Underground siano i fondatori del genere. Non che non abbiano influenzato qualsiasi band rock a loro successiva, intendiamoci; semplicemente non rispondono ai requisiti del genere, ai quali arriviamo tra un pochino. Altri maestri riconosciuti sono gli immensi Beach Boys, The Kinks e Ramones, senza sottovalutare (come potremmo?) l’impatto della scena punk britannica.



Quando si parla di alternative rock, indie pop, jangle pop, college rock e altre amenità simili, si introducono sempre radici del moderno indie rock: elencare nomi famosi come R.E.M., The Cure, The Smiths, Siouxsie and the Banshees non ci è molto utile in questa fase, se non per contestualizzare; ma ci stiamo avvicinando alla meta, la lezioncina storica è quasi finita. Se dovessi scegliere una band degli anni ottanta che si può ritenere imprescindibile per comprendere l’indie, farei senz’altro il nome dei Dinosaur Jr.: nonostante le numerose spinte centrifughe del loro sound originario, la matrice di fondo restava un ibrido tra pop indipendente e punk, come si sente nel tardo Green Mind (che, curiosamente, è il primo album della band ad essere pubblicato per una major).



In questo contesto possiamo senz’altro inserire il grunge, che pure aveva spigoli sonori ben più accentuati: ma comune era la mentalità destrutturante rispetto al rock da classifica, attraverso sia il suono che l’estetica, entrambi in netta contrapposizione con l’hair metal e il pop delle major. E fu così, disgraziatamente, che l’alternative divenne di moda. Grunge, nu punk, emo, britpop: tutto ciò che si distaccava dalle mode precedenti era accolto, tanto dalla critica quanto dal pubblico, a braccia e portafogli aperti: una lezione che le case discografiche non dimenticheranno facilmente, a scapito di tutti quegli adolescenti che viaggiano a bocca aperta, pronti ad essere presi all’amo da pescatori ben più furbi di loro. A queste persone (e parlo sia dei fan che degli addetti ai lavori) in gran parte prive di una significativa cultura musicale poco importava che i loro beniamini stessero rielaborando senza troppa fantasia quanto già fatto pochi anni prima da band di grande spessore. Certo, non era tutta acqua torbida: per ogni Alanis Morrisette c’erano dei Fugazi, per ogni Oasis c’erano dei Blur, per ogni Smashing Pumpkins c’erano Jane’s Addiction neanche troppo nascosti. A porre uno spartiacque netto furono i Radiohead, spesso idolatrati oltre i loro comunque grandi meriti. Con loro l’indie, o alternative che dir si voglia, diventa associato ad un preciso tipo umano, con gusti, esigenze e look ben precisi. Assistiamo, in pratica, ad un imperante rivegauchismo di questo genere musicale, che va ad incontrare le simpatie di ragazzi che potremmo definire radical chic: alternativi ma fighetti, intellettualoidi esteticamente curatissimi, tipini da caffè letterario.



Caratteristica di questo alternative rock, che è già quasi l’indie radiofonico di oggi, è la voce volutamente sgraziata, semplice, priva degli orpelli melodici propri del pop e di tanto metal: le dissonanze nasali sono accolte con entusiasmo dal pubblico, le estensioni minime incoraggiate più che tollerate. Nonostante questa serie di clichées alquanto discutibili, i Radiohead pubblicano veri e propri capolavori del rock moderno, tra i quali spicca senz’altro OK Computer. Ma è il nuovo millennio a segnare la conquista del mercato discografico da parte dell’indie rock, per una serie di motivi che ci premuriamo di elencare. Per prima cosa, oggi è molto più facile finire in classifica che vent’anni fa: si vendono meno dischi, e ad un pubblico diverso. Qui entra in gioco il secondo fattore: internet. Le band indie sono state in assoluto le più abili a catalizzare un folto seguito sul web, grazie anche a strumenti e supporto forniti dagli “indie del computer”, ovvero la Apple (che con il mercato ha lo stesso rapporto di queste band, curiosamente, ma è un discorso lungo e insidioso), che con il programma Garage Band e relativi contest ha permesso a gruppi giovani di fare musica e di promuoverla a costi praticamente nulli. Così assurge a credo una nuova ondata di band che raccolgono le idee dei Radiohead, in gran parte le banalizzano, le triturano e le porgono al mercato, esterrefatto di tanta abbondanza. Nonostante gli album di debutto si collochino tutti nella prima metà del 2000 (inteso come decennio), c’è una netta distinzione fra trend-setters e trend-followers. Tra i primi rientrano, giusto per fare qualche nome di peso, Arctic Monkeys, Franz Ferdinand e Maximo Park, oltre alle due band in cui ha figurato Pete Doherty (The Libertines e Babyshambles). Tacendo di questi ultimi act, che non hanno certo lasciato testimonianze memorabili (lo stesso Doherty è ben più famoso per le sue dipendenze che per le sue doti canore), approfondiamo il discorso su questi gruppi, imprescindibili per chiunque voglia farsi un’idea sul genere.

Non deve sorprendere in questa lista il nome degli Arctic Monkeys, che pure hanno pubblicato il loro full-length di debutto nel 2006: al di là delle vendite spaventose, da Guinness dei Primati, colpisce la freschezza del suono che, per quanto non originalissimo, è condotto con gran classe dalla band. Questo è il video ufficiale del primo singolo degli Arctic Monkeys, (I Bet) You Look Good on the Dancefloor.



Quello che è notevole è che la band riesce ad essere archetipo senza cadere nello stereotipo: il look è quello, il sound pure (anche se c’è una tonnellata di tecnica in più nelle parti di chitarra), eppure mai si scade nel già sentito. Una certa attitudine anti-corporate, un successo nato per caso e qualche polemica con i Depeche Mode completano il quadro su una band che, con il quarto disco in uscita nel 2011, promette ancora meraviglie.

I miei preferiti, però, restano quei matti dei Maximo Park: band senza una storia scoppiettante alle spalle, con un successo internazionale ma che non fa notizia, basato su un seguito di fedelissimi e nato da un demo ben accolto e da un’attività live intensa. E allora perché matti? Date un’occhiata e giudicate da voi:



L’attitudine visuale elaborate fa da contraltare ad un suono che non si discosta dai principali canoni dell’indie rock: chitarre aperte e serrate, cambi dinamici piuttosto frequenti, testi vicini al pubblico e con una certa dose di ironia. Dal punto di vista del look, al di là della stranezza rappresentata dal cantante Paul Smith e dai suoi cappelli, si resta su uno stile molto vicino ai fan. È la rivincita del maglioncino, insomma.

Il lato più intellettuale lo si può trovare nei Franz Ferdinand, che hanno preso il nome di un cavallo da corsa (a sua volta chiamato come l’arciduca il cui assassinio diede il via alla Prima Guerra Mondiale) e che usano, come artwork dei singoli, immagini dell’Avanguardia artistica russa del primo Novecento.



Anche questo videoclip (Take Me Out, il brano che ha lanciato commercialmente i Franz Ferdinand) presenta d’altra parte influenze artistiche piuttosto marcate, dal Dadaismo al Costruttivismo russo: un modo come un altro per integrare una proposta musicale che nulla aggiunge a quanto ormai già sappiamo a memoria, se non forse un uso più sperticato della chitarra nelle ottave alte. È questo il tallone d’Achille dell’indie: l’incapacità di essere diverso da se stesso, di sperimentare dentro un modello (se si eccettuano certe timide contaminazioni elettroniche), di progredire: a cinque anni dall’esplosione della scena attuale, sembra tutto finito. Non tanto da un punto di vista commerciale, perché il genere “tira” ancora (è notizia di pochi giorni fa la conquista da parte degli Arcade Fire della prima posizione nella top 200 americana), quanto da un punto di vista strettamente artistico. Non si intravedono, insomma, evoluzioni possibili all’interno del credo, che vede l’indie rock del 2000 come stadio finale di un percorso passato spesso nel sottobosco del music business. Certo, queste band (e non dimentichiamo nomi più giovani come gli ottimi Kasabian, i The Management, i soffusi The Notwist e i veterani inglesi The Zutons) hanno un futuro di grande spessore davanti, e qualche merito da non trascurare. La loro musica, infatti, è fatta di persone che suonano strumenti, in reazione al pop artificiale imposto dalle label, e, in un’epoca in cui sembra non esserci più spazio per movimenti ma solo per artisti isolati, costituiscono una scena omogenea, con padri comuni e riferimenti intrecciati. La tradizione rock alle spalle è forte e di grande qualità, l’indie non ne rappresenterà il punto più alto ma nemmeno quello più basso, ponendosi come musica sì commerciale ma dalle qualità facilmente apprezzabili tanto da chi è neofita quanto da chi i Velvet Underground di cui all’inizio li conosce molto bene e non da ieri. Possiamo solo sperare che le giovani band protagoniste della altrettanto giovane scena indie non si accontentino di quanto sentito finora, ma trovino soluzioni inedite per tenere vivo il rock: per ora, si ricapitola in mancanza di meglio, eppure lo si fa con gusto.



fabio II
Lunedì 22 Ottobre 2012, 10.18.58
20
Augh! mitico anvil ( metal on metal )!
anvil
Lunedì 22 Ottobre 2012, 10.15.58
19
Ahahahahahah mitico Samba .... augh !!! fabio II
fabio II
Lunedì 22 Ottobre 2012, 10.02.57
18
Ahahah Samba certe tue uscite mi fanno morire. Comunque concordo con l'incipit dell'articolo, indie vuol dire tutto e niente. Anche molto metal è rigorosamente 'indie' ( per fortuna !). I Muse mi stanno troppo sui coglioni. Cito due bands che possono rientrare nel calderone 'indie' e mi sono sempre piaciute: Butthole Surfers e Flaming Lips
Sambalzalzal
Lunedì 22 Ottobre 2012, 8.58.51
17
a prescindere dalla musica una cosa che non ho mai capito: come mai la maggior parte dei musicisti che popolano il mondo dell'indie porta i capelli da poveri mongoloidi e quando si muovono tengono le chiappe strette come se avessero uno spazzolone infilato nel didietro. Guardate gli Arctic Monkeys... sembrano i figli scemi dei Beatles... Purtroppo come appunto diceva Mister No@ spesso a torto, sono finiti nel calderone dell'indie bands che non hanno nulla a che fare con questo "genere".
Mister No
Lunedì 22 Ottobre 2012, 1.14.41
16
Trovo l'indie rock ridicolo e falso: indipendenti di che, poi, visto che le band idolatrate dai giovincelli wannabe-britrockers de noantri tipo Muse e Kasabian, tanto per fare due nomi, sono sotto contratto con la Warner e con la Sony Music. Oltretutto genere inutile, fastidioso e privo di idee (nel migliore dei casi si scopiazzano band new wave indegne di simile oltraggio). Peggio ancora chi si dichiara appartenente a tale movimento, praticamente una parodia aggiornata al tempo dei social network del rivegauchismo. Non confondiamo artisti fuori dalle regole del mercato come i Fugazi con stupidotti presuntuosi privi di idee che giuocano a fare gli indipendenti, senza nemmeno sapere come o perchè. Gli ultimi fenomeni rock come il grunge e il nu metal avevano idee, forza ed energia. Tutte caratteristiche che latitano in questo ''genere'' moscio, noioso e pieno di spocchia.
Frederic
Lunedì 4 Ottobre 2010, 13.30.44
15
relazione molto bella sì, ma come darti i pieni voti s enon mi citi gli Strokes?
Dr.GLass
Lunedì 6 Settembre 2010, 16.17.59
14
Non vorrei entrare nel merito della discussione dell'Indie perchè probabilmente non se ne uscirebbe. Dare una definizione dell'indie è complicato come darne una per la pornografia (in ambito cinematografico), ad esempio. Mi limito solamente a fare un appunto, condivisibile o meno che possa sembrare. Mi dispiace il modo in cui sono liquidati i Libertines, i Babyshambles e in generale la figura di Pete Doherty. Forse, come dici tu, ai più è conosciuto per i suoi casini giudiziari e "gossippari", ma rimane, a mio modestissimo parere, un'artista dignitosissmo a tratti prezioso (ascoltare anche il suo album solista). Per il resto complimenti per lo stile e i contenuti dell'articolo.
Filippo Festuccia
Martedì 24 Agosto 2010, 10.34.57
13
@Ok: tutto chiaro, allora. è vero che i Sonic Youth sono fondamentali per l'indie anni 90, che semplicemente non è l'indie del 2000. Qui si traccia il percorso storico del secondo, e dunque i SY mi sembravano fuori posto. La definizione di indie è un problema annoso a cui invano si cerca di dare una risposta, io ho fornito la mia interpretazione cercando di spiegare l'indie attuale, quello che vende oggi, ma sono tutte teorie validissime che dipendono solo dal punto di vista dal quale si affronta il fenomeno.
Ok
Martedì 24 Agosto 2010, 2.13.52
12
@ Moro io non considero l'indie rock un genere, ho anche scritto che ci sono infinite denominazioni e generi al suo interno. Io lo considero una somma di generi. I Sonic Youth come ti ripeto hanno influenzato l'indie degli anni 90 come pochi altri gruppi . I dinosauri hanno influenzato una corrente dell'indie diversa, piu' votata al rock duro e ci sono almeno altri 2-3 gruppi che si possono considerare negli anni 80 fondatori di alcuni generi di indie rock. sulla definizione di indie si puo' perdere dei mesi a discuterne. alcuni dicono che e' indie tutto quello che non e' stato prodotto da major,la tua posizione non l'ho capita molto bene, in particolare questa frase "'Indie rock secondo me va trattato in modo (anti)commerciale: l'indie era tutto quello che non era sotto le ale delle major, eppure appariva nei gusti della gente" cioe' per te e' indie cio che piace alla gente ma non e' prodotto da una major, per me e' un po' limitativa come definizione. Sulla restrizione dei tempi mi trovi d'accordo, i generi cambiano cosi' velocemente dagli anni 90 in avanti che e' difficile seguirli tutti anche se io non mi limiterei ai soliti nomi noti nirvana, smashing pumpkins,oasis, MM perche' alle lore spalle in particolare in america c'erano un numero di band di qualita' davvero notevole che pero' non giravano su MTV e dunque ai piu' erano sconosciute. ed ora mi allaccio alla tua ultima frase sulle case discografiche per darti la mia definizione di indie, hai ragione quando dici la Rough Trade o la Sub Pop sono praticamente diventate le "major" delle indie ed infatti a me dice molto poco la definizione indie = tutto cio' che non e' pubblicato da una major. Per me indie e' piu' un'attitudine indipendente, mentale ed artistica dei vari gruppi nei confronti delle case discografiche e dunque in questo vasto movimento puoi trovarti i fugazi che si autoproducevano in casa fino ai smashing pumpkins che pubblicavano con la virgin o i pixies con la 4AD e cosi via. ciao
Moro
Martedì 24 Agosto 2010, 1.20.46
11
@OK; premettendo che ho capito perfettamente il tuo concetto, e sono anche daccordo con te, ti limiti al fatto che consideri l'"indie rock" un genere in se per se quando non lo è. Mi sembra impossibile comparare anche lontanamente i Dinosaur Jr con i Sonic Youth... Ho capito perfettamente a quale tipo di "indie" ti riferisci quando si parla di anni 80 (e primissimi 90), però l'Indie rock secondo me va trattato in modo (anti)commerciale: l'indie era tutto quello che non era sotto le ale delle major, eppure appariva nei gusti della gente. Con gli anni '90 e le generazioni che si restringono ancora più, trovo l'importanza degli Smashing Pumpkins (che tra l'altro odio) ridotta in pochissimi anni: dal 90 al 93 ci sono stati i Nirvana; dal 93 al 95 gli Oasis; dal 96 al 97 gli Smashing, in fine Marilyn Manson. Poi i tempi si sono talmente ristretti che uno dovrebbe analizzare anno per anno. Anche per quanto riguarda il termine "indie" rivolto alle case discografiche: etichette come la Rough Trade o la Sub Pop sono praticamente diventate le "major" delle indie... senza criticare niente; solo per riflettere sulla loro genesi...
Ok
Martedì 24 Agosto 2010, 0.51.16
10
No Filippo, io non ho scritto che i Sonic Youth sono stati gli ispiratori dell'indie rock negli anni 80 ( e poi anche dopo visto che suonano da 30 anni) ma ho scritto che loro sono stati tra i fondatori insieme ad altri gruppi , come da te detto anche i dinosauri giovani sono tra i fondatori, ed infine hanno ispirato tuttio il movimento indie rock negli anni 90 e anche altri generi. L'indie rock e' una musica nata negli anni 80, in particolare in America, in UK si sono sempre rivolti piu' al lato pop dell'indie, gli Smiths erano un gruppo piu' pop che rock ed anche tutta la brit pop a venire dei vari oasis, blur verve pulp e compagnia bella, a parte il movimento shoegaze nato in UK che era un misto tra indie rock e dream pop. Poi a me va bene se tu mi dici come gruppo imprescendibile per capire l'indie rock degli anni '80 preferisco i dinosauri giovani ok, io per i motivi che avevo detto prima preferisco i sonic youth in particolare perche' sono nati due anni prima dei dinosauri poi si parla sempre di due gruppi fondamentali. Poi su smashing pumpkins e oasis magari non sono stati molto innovativi ma in particolare le zucche negli anni '90 hanno prodotto ottimi album per poi finire nella merda negli anni 2000. Gli Weezer li lascio perdere sono partiti con il fare un onesto punk pop di moda negli anni 90 nei primi due album per poi perdere completamente la bussola, ma non direi che hanno prodotto ottime cose. Io vorrei solo segnalare che in America a cavallo degli anni '80-90 si e' prodotta all''interno del movimento indie rock( nelle sue numerose denominazioni) una quantita' di musica di ottima qualita', tralasciando il grunge a tutti conosciuto, vorrei segnalare gruppi come i Pixies, i Fugazi, gli Slint, i Jesus Lizard,i Royal Trux, i Morphine e tanti altri, musica che andrebbe riscoperta. Passo e chiudo ciao
Filippo Festuccia
Lunedì 23 Agosto 2010, 13.26.51
9
Grazie!
Sangre
Lunedì 23 Agosto 2010, 13.23.26
8
Ottimo articolo Filippo: hai citato i gruppi cardine, da cui dipartono tutti gli altri e quelli a venire, e secondo me è giusto così.
Filippo Festuccia
Lunedì 23 Agosto 2010, 8.03.28
7
Per prima cosa grazie mille del tuo intervento, ora provvedo a rispondere per bene. Non ho messo i Sonic Youth, così come altre band di quel periodo, perché mi sembra assai riduttivo porli come semplici ispiratori dell'indie, come peraltro scrivi anche tu. Quanto agli Smashing Pumpkins, vale il discorso fatto per gli Oasis: gruppo cardine dei 90 sì, gruppo originale e innovativo no (da qui la contrapposizione con i Jane's Addiction). L'emo pop dei Weezer è semplicemente un sottogenere dell'alt-rock, e alcuni dischi dei Weezer sono di ottima qualità, non facciamoci fuorviare dalla parolina "emo", che significava tutt'altro all'epoca.
Ok
Lunedì 23 Agosto 2010, 2.42.22
6
articolo un po' sbrigativo con tutto il bene che posso volere ai dinosauri giovani se proprio dovessi scegliere un gruppo degli anni ottanta che si può ritenere imprescindibile per comprendere l’indie, farei senz’altro il nome dei Sonic Youth in particolare per l'influenza che hanno avuto su tutti gli anni '90 dal Grunge al noise-rock dal post-hardcore a gran parte dell’indie-rock anni 90. Poi non capisco questo sminuire gli Smashing Pumpkins uno dei gruppi cardine degli anni '90, magari uscissero oggi album come mellon collie o siamese dream. poi non si capisce la tua risposta i weezer sono un gruppo di alternative rock che precede direttamente l'indie, una band che ha fatto ottime cose?? ma che significa? i weezer e' un gruppo che precede nessuno, questi' qua' non possono nemmeno allacciare le scarpe a gruppi come i sonic youth o i dinosauri giovani o ai pixies e compagnia bella. se volete sentire dell' emo pop ascoltate i weezer.
xutij
Domenica 22 Agosto 2010, 22.04.18
5
grazie, pinkerton infatti non è niente male
Filippo Festuccia
Domenica 22 Agosto 2010, 21.59.45
4
Fanno parte di quell'alternative rock che precede direttamente l'indie. Secondo un ragionamento estensivo sì, secondo i miei criteri no. Comunque sono una band che ha fatto ottime cose.
xutij
Domenica 22 Agosto 2010, 21.53.32
3
da completo profano del genere chiedevo se anche i weezer si possono considerare indie
Filippo Festuccia
Domenica 22 Agosto 2010, 15.49.03
2
Temo anche io che possa rischiare di finire come una moda passeggera, nonostante le radici più che illustri.
AdemaFilth
Domenica 22 Agosto 2010, 13.29.06
1
Se il pop fosse tutto cosi potrei anche accenderla la TV ogni tanto (o no?). Non dispiace ma penso che la staticità del genere sia un bel problema, va a finire come il grunge o il nu metal
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