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RACCONTARE IL MITO - # 8 - Death, Milano, 1995
23/08/2010 (6482 letture)
Il tempo è la più indefinibile e paradossale delle cose; il passato non c'è più. Il futuro non c'è ancora, il presente diviene passato proprio mentre cerchiamo di definirlo e, come un lampo di luce, nasce e nel medesimo istante muore. (I.N. Kugelmass)

Individual Thought Patterns aveva destato scalpore per l'avanguardia della sua composizione, per l'intricatezza di un songwriting che virava pericolosamente verso il tecnical/prog death, mentre il più recente Symbolic -senza dubbio- per la tremenda efficacia. Nessuno di noi, salvo i maniaci dello spartito e della grammatica, era disposto a rinnegare l'efferatezza dei primissimi anni, tuttavia di Chuck ci si fidava a prescindere: lui segnava la strada, noi tutti la si seguiva, senza quasi battere ciglio. Ed ecco allora che anche incalliti swedish deathster come il sottoscritto (e mi riferisco alla corrente originaria e non a quella melodica), vissero con interesse la seconda era Schuldiner-iana, nonostante l’innegabile distanza stilistica che separava la domanda (nostra) dall’offerta (sua). Detto ciò Symbolic riavvicinò molto i Death al prodotto originario, anche se la maturità compositiva di Evil impediva ormai qualsivoglia dietrofront (che difatti non avvenne mai).

Quel giorno, in macchina verso quello che sarebbe poi divenuto il Rainbow Club (all'epoca credo si chiamasse ancora Zimba, ma -confesso- non ne sono certo), fu spontaneo chiedersi a cosa saremmo andati incontro: ad un mero tour promozionale o ad un concerto completo e generoso come il suo mastermind? Erano anni che aspettavo di poter assistere ad un live dei Death ed alcune domande nacquero spontanee: faranno Spiritual Healing?, inizieranno con Zero Tolerance, con Empty Words o -più banalmente- con Symbolic? – mi chiesi ingenuamente.
I Death erano una specie di reincarnazione del dio della musica e dagli dei tutto ci si può aspettare tranne che tradiscano i propri discepoli: suonarono Spiritual Healing e -guarda caso- cominciarono lo spettacolo proprio con quel brano simbolo. All'avvio, penetrando lo sguardo freddo di Chuck capii perfettamente il motivo di quella scelta: loro non avevano bisogno di "pubblicità", di "promozione", di "sotterfugi mediatici". La musica sarebbe sgorgata di lì in poi come un fiume che si getta nel mare, con la stessa naturalezza e la stessa portata!
Va premesso che lo spettacolo -ogni spettacolo- è figlio dei propri attori. Quando arrivammo al locale, il piccolo cancello d’ingresso presentava già un’interminabile coda. Il tour-bus dei Death era parcheggiato proprio di fronte e con la porta aperta. Lì, un serafico Gene Hoglan passeggiava contornato dai fan; poco oltre Schuldiner, appena coperto dalle transenne: dava occhiate a destra e a manca come per cercare qualche persona conosciuta. Pareva incuriosito, quasi volesse incrociare lo sguardo di qualcuno all’interno della massa umana che si stagliava dalle mura del Rainbow al parcheggio dirimpettaio. Uscire dalla linea della fila era impossibile e ci incanalammo ordinatamente e senza cercare di raggiungere quello che da sempre era stato il nostro eroe. Riuscii comunque a vederlo da vicino e mi sembrò molto più giovane di quanto non mostrassero le copertine dei giornali specializzati che usavo acquistare. Per un paio di volte, a distanza ravvicinata, consultò l’immancabile orologio, impaziente: quell’immagine, in cui vidi Chuck mirare il proprio tempo, è rimasta viva nella mia memoria poiché costituisce un’effige di orrore che difficilmente potrò rimuovere dal cervello. Il futuro (oggi passato) era lontano e mai avrei potuto immaginare quale triste sorte riservasse al mio idolo…

Ma torniamo alla serata.
La quantità di gente all’interno del locale era impressionante: certamente furono ammesse molte più persone di quanto consentito sulla carta e l’atmosfera divenne immediatamente surreale, con i freddi muri di pietra a condensare il vapore acqueo prodotto dai fan ed il brusio di fondo innaturalmente amplificato da quella “grotta” artificiale che era il Rainbow Club. Aprirono i Benediction, che di per sé furono già un bel vedere, presentando il nuovo The Dreams You Dread, ma tutti quanti concentrammo gli sforzi per puntare -con insistenza- la tendina nera sulla sinistra del palco che divideva il backstage dal parterre (permettetemi di chiamarlo così). Lì si stavano preparando i Death, ben lontani da qualsivoglia “segretezza” di sorta, imbracciando chitarre, basso e bacchette prima, stuzzicando del cibo poi. Non ricordo perfettamente quel lasso temporale, ma credo di aver passato più tempo cercando di intravedere Chuck (o la sua ombra) piuttosto che concentrandomi su Brookes, Rewinski & soci (all’epoca si occupava del microfono tal Dave Ingram, di lì a breve in partenza per i Bolt Thrower).

Il caldo divenne fastidioso ma l’entusiasmo superò ogni sensazione negativa.
I Death salirono sul palco nella solita mise jeans e maglietta, come una qualunque band alle prese con le prove. L’avvio con il solo-guitarism di Spiritual Healing lasciò interdetto tutto il pubblico che si sciolse immediatamente in un boato che squarciò il club milanese. Precisione, cattiveria, decisione: così fu Spiritual Healing in quel giorno lontano. Subito dopo i brani del meraviglioso Symbolic, miscelati con i grandi successi del passato. Ricordo la title-track di Scream Bloody Gore, Open Casket, Left To Die e Pull The Plug da Leprosy, Living Monstrosity da Spiritual Healing, Flattening Of Emotion e Lack Of Comprehension da Human, Jealousy e Overactive Imagination da Individual Thought Patterns, anche se la memoria potrebbe tradirmi.
Il locale era talmente stipato di persone da impedire pogo o qualsivoglia movimento “libero” del pubblico. Eravamo tutti compressi come delle sardine nella scatoletta d’alluminio, ma l’obiettivo fu comunque centrato, dato che l’impianto resse abbastanza bene ai virtuosismi delle due asce nonché ai colpi indemoniati di Gene. Fu uno dei più bei concerti della mia lunga militanza metallica! Ciò che comunque mi è rimasto maggiormente impresso di quella serata fu la naturalezza di tutti i componenti della band, da Conlon all’incredibile (e non dico altro) Hoglan. Chuck stesso sembrò per tutto il concerto in uno stato di contraddittoria schizofrenia: adrenalinico e malvagio durante l’esecuzione dei pezzi, serotoninico e placido (per non dire timido) nella loro presentazione. Qualche parola di ringraziamento al pubblico ed una lattina di cola nei pressi della doppia cassa, mi disegnarono il personaggio più naturale e distante dallo show-business che abbia mai visto. Anche il congedo, al termine della prestazione strumentale, fu poco più che minimale: qualche cenno con la mano, un inchino verso la gente e nulla più; all’uscita però né lui, né gli altri Death si rintanarono nel tour-bus a godersi un meritatissimo riposo, concedendosi ben volentieri ai propri fan. Hoglan si trattenne più di tutti, fumando e bevendo con la gente, mentre Schuldiner alternò un dentro-fuori piuttosto buffo.
Fuori comprai una long-sleeve di Leprosy; indossata non mi risparmiò da un’imbarazzante domanda di una giovane dark venuta per la successiva serata “danzante” (al venerdì il Rainbow proponeva una sorta di discoteca indie-rock/dark): chi sono questi? Io gli risposi quasi incredulo: sono i Death! Ma tu non vorrai mica entrare in quella piscina? (la condensa aveva praticamente allagato il pavimento)
La ragazza non capì a cosa mi riferissi e si allontanò quasi schifata da tutto il sudore che continuava a colare dalla mia testa. Vedendola scendere le scale del locale, ed immaginando il suo cerone bianco scioltosi grazie al frutto della nostra fatica, feci una lunga risata e me ne andai con gli amici a bere in una vicina birreria. Si parlò per ore del concerto, di tutti i brani, di tutti gli assoli: passammo la notte ubriachi di felicità!
Lo stato di eccitazione fu davvero difficile da perdere e difatti rientrammo a casa tardissimo.

Per motivi personali non potei partecipare al tour successivo (1998 sempre al Rainbow Club) e quella fu l’unica occasione che ebbi per ammirare Shuldiner dal vivo.
Quel giorno era il 6 ottobre 1995.
Dopo soli 2260 giorni egli sublimò vittima della malattia.
Addio Chuck. Il passato non c’è più, il presente è già sfumato, ma la tua musica resterà per sempre!

The Sound Of Perseverance



Silvia
Martedì 14 Novembre 2017, 0.56.46
29
Come mai manca un commento di Lisa? Bello e assolutamente vero il 22! Chuck e' indimenticato ancora oggi!
Zappa
Sabato 11 Novembre 2017, 15.36.05
28
Incredibile come di quel concerto il vivido ricordo di chiunque ci sia stato(tra i quali io) vada subito alla condensa sulle pareti, al vapore che usciva dal locale alla fine del concerto. Confermo che non aprirono il concerto i Benediction ma un gruppo italiano, e se non ricordo male inizialmente il concerto non doveva nemmeno essere al Rainbow: fu spostato in quella sede per inagibilità del locale dove avrebbe dovuto tenersi in origine! Uno dei ricordi live più belli della mia vita, i due amici che erano con me confermano ancora oggi.
Riki Bianco
Mercoledì 10 Febbraio 2016, 13.11.11
27
Chuck gocciolava dalla punta della fly V,un concerto pauroso un caldo da morire! avevano fatto entrare molra piu' gente hom l'autografo di Hogland ma di chuck no adesso varrebbe migliaia di euro!
Ariakas
Venerdì 18 Ottobre 2013, 13.03.18
26
Solo un piccolo appunto. Non furono i Benediction, furono i Node ad aprire per i Death nel 1995.
Andy71
Sabato 19 Novembre 2011, 10.13.40
25
Presente!!!uno dei concerti più belli della mia vita....ed un cordialissimo Gene!!!IMMENSI!!!
Elluis
Lunedì 30 Agosto 2010, 19.12.23
24
Quel concerto fu indubbiamente il più bel regalo di compleanno di quell'anno. Ricordo perfetttamente Chuck proprio come lo ha descritto Giasse, dietro di lui ricordo Hoglan in quel bugigattolo dove era sistemata la batteria: occhiali da sole sempre addosso, il tronco fermo e le braccia e le gambe che sembravano non fermarsi mai. Ho gia detto in un precedente post quanto odiavo il Rainbow per la mancanza di aria condizionata e per le condizioni in cui si usciva dopo ogni concerto, ma quello è stato sicuramente un concerto che meritava di essere ricordato. We miss you, Chuck!
Enrico
Mercoledì 25 Agosto 2010, 18.56.46
23
Io ho avuto la fortuna di vederli dal vivo e quando ci ripenso mi viene la pelle d'oca. Evil Chuck era semplicemente un grande. R.I.P.
Giasse
Martedì 24 Agosto 2010, 17.18.05
22
Rileggendo l'articolo e tutti i vostri commenti mi sono reso conto che Shuldiner non ha ancora smesso di influenzare la scena metal in molte dellle sue forme. Continuare a sentirne il bisogno, in un certo senso, è come averlo sempre affianco. Che genio!
il leccese90
Martedì 24 Agosto 2010, 11.40.42
21
sarò banale ma lui non era un grande..era di più
Dan g warrior
Martedì 24 Agosto 2010, 11.11.13
20
living monstrosity a freak for life thei ll' always be never knowig love or hate only pain the drug create....IMMENSO CHUCK.
space_85
Martedì 24 Agosto 2010, 9.48.24
19
ben fatto davvero!
Sangi
Martedì 24 Agosto 2010, 3.44.01
18
Giasse, m'hai fatto commuovere. Davvero un gran bell'articolo.
Radamanthis
Lunedì 23 Agosto 2010, 23.58.27
17
@Giasse: "Il passato non c’è più, il presente è già sfumato, ma la tua musica resterà per sempre!" stupenda questa frase...RIP Grande Chuck!
krok
Lunedì 23 Agosto 2010, 23.39.54
16
Bellissimo articolo! Grande Chuck!!!Qualsiasi cosa buona si dica su di lui è troppo poco.....
Nightblast
Lunedì 23 Agosto 2010, 22.38.31
15
Era il 1992...Un amico mi pass un tape con i Tiamat di Clouds sul lato A e i Death di Human sul lato B...Rimasi folgorato dalla potenza di Chuck e company...Qualcosa di micidiale...RIP, genio.
metal4ever
Lunedì 23 Agosto 2010, 21.14.25
14
@devizkk: Ho un amico ultrafan dei Death che quando me ne parla mi dice le tue stesse parole
DevizKK(1991)
Lunedì 23 Agosto 2010, 20.36.25
13
Dico col sorriso in faccia,non è giusto fare paragoni è vero però voglio far capire a tutti quello che sono per me i Death....Nemmeno i Metallica dei primi 4 dischi,i migliori Iron Maiden,Kiss,Ac/dc etc etc sono mai stati al livello dei Death e di Chuck schuldiner..Per me sono unici una cosa assurda,solo i Death mi danno quella sensazione,i death e i control denied...R.i.P.
Enzo
Lunedì 23 Agosto 2010, 20.11.17
12
Super Articolone per una delle migliori band Metal che sia mai esistita...come dici tu giasse i Death erano l'incarnazione del Dio della musica...e con questo ho detto tutto...
Matocc
Lunedì 23 Agosto 2010, 20.02.16
11
un mio amico ha visto i Death a Milano credo nel 1998, mi ha descritto il live dicendo che era incredibile trovarsi vicino a Schuldiner che suonava mentre un ventilatore gli scompigliava i capelli; io purtroppo non c'ero... quando ho visto i Fear Factory in concerto a marzo all' alcatraz mi sono avvicinato a Gene Hoglan per farmi autografare un cd... lui forse si aspettava Mechanize ma quando ha visto che gli ho chiesto di mettermi la firma su Symbolic è rimasto positivamente "sorpreso"... e secondo me dall' espressione che ha fatto ha ripensato per un attimo ai tempi in cui suonava con Chuck...
Harris95
Lunedì 23 Agosto 2010, 19.49.22
10
Pur nn sopponrtando il death metal i death hanno avuto sempre il loro fascino e dispiace ke sia finita cosi...
ozzMadman
Lunedì 23 Agosto 2010, 18.54.01
9
mamma mia...che invidia...vedere chuck e gene hoglan sullo stesso palco non ha prezzo.....è stato grazie ai death che mi sono avvicinato alle frange più estreme del metal...Chuck era semplicemente un Genio...chissà quanti capolavori ancora avrebbe potuto dare!!
Absynthe6886
Lunedì 23 Agosto 2010, 17.31.12
8
Articolo veramente emozionante... Leggendo mi sembrava di starti di fianco a fremere per i Death. Veramente complimenti. Un ottimo ricordo di Chuck e di quello che rappresentò, e rappresenta tutt'ora. Io non sono un amante del death metal, in effetti preferisco l'era che va da Human a The Sound Of Perseverance, ma davvero i Death rappresentano per me riflessioni profonde, emozioni pure tradotte in musica. Il suo motto del resto campeggia ancora su emptywords.org: "Support Music, Not Rumors". Grazie ancora Chuck, per tutto quanto!!!
Franky1117
Lunedì 23 Agosto 2010, 17.27.39
7
Forse l'articolo migliore che abbia mai letto,stupendo veramente....Chuck è e rimarrà uno degli artisti che più stimo,dava prprio l'idea di una persona semplice che non si dava arie da rockstar, mi sarebbe piaciuto conoscerlo
n.platz
Lunedì 23 Agosto 2010, 17.15.43
6
Complimenti, articolo stupendo!
Valar Morghulis
Lunedì 23 Agosto 2010, 16.47.15
5
E' leggendo queste cose che si vede quanto questa musica vada oltre il mero ascolto... Ci entra nell'anima. Sono commosso Giasse, davvero. Quanto avrei voluto poter assistere ad un loro concerto... Chuck R.I.P., you're still in our hearts! we love you, man
AndrosTRMD
Lunedì 23 Agosto 2010, 16.44.39
4
Credo che prima di re-incontrare un artista così su questo mondo passeranno milioni di anni, era una stella unica di questo ciclo, un musicista come pochi altri nella storia. R.I.P. Chuck!
metal4ever
Lunedì 23 Agosto 2010, 15.44.16
3
Complimenti splendido articolo...Chick R.I.P
DevizKK(1991)
Lunedì 23 Agosto 2010, 15.14.47
2
Articolo stupendo!!!Per la miglior metal band della storia.....ma forse per la band migliore non solo nel metal...Riposa in pace Chuck!!!
Michele
Lunedì 23 Agosto 2010, 14.33.38
1
Commovente.
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Chuck Shuldiner
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