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JAPANESE VISUAL-KEI SCENE - # 3 - Dal 2000 in poi
27/08/2010 (6293 letture)
Parlare di visual-kei negli anni 2000 equivale (soprattutto per un neofita) a complicarsi la vita: la sovrabbondanza di offerta ha spesso contribuito a generare tante somiglianze e affinità, con la conseguente complicazione, da parte delle band, di emergere dal sottobosco underground e, da parte delle label, di capire il giusto percorso su cui investire.
Vorrei ribadire il concetto che, con l'ausilio delle registrazioni digitali e l'amore per il sol levante verso la musica "heavy", il 90% dei gruppi visual-kei del nuovo millennio possiede una notevole componente metal (anche estremo). In barba ad un ipotetico "percorso oggettivo o cronologico" -reso praticamente impossibile dalla convivenza contemporanea di centinaia di band- mi limiterò ad illustrare una cerchia di moniker che (per me, ma non solo) fanno -o hanno fatto- la differenza, distinguendosi dalla massa veramente sconfinata (per confermare la mia affermazione è sufficiente esplorare le prime pagine e i tag delle decine di blogspot specializzati in questo settore).

Nell’articolo dedicato alla seconda ondata ho detto di come i Dir en grei possono essere considerati un act di "transizione" fra il visual anni'90 e quello del 2000. Anche i Mucc possono reputarsi tali; soprattutto i loro ultimi capolavori (sotto la Universal Music) evidenziano una specie di nu-metal infarcito di synth e soluzioni folkloristiche. Le sonorità nu-metal verranno abbracciate da quasi tutte le formazioni giapponesi, spesso alternandole a momenti più orecchiabili e semiacustici (con le classiche twin-guitars tanto care al movimento). La band paradigma di questo tipo di sound sono senza dubbio i Gazette. Uno straordinario (e quasi inspiegabile) successo ha circondato da sempre questo gruppo che, fin da subito, ha cominciato a girare senza sosta per tutto il Giappone, facendo sempre registrare il sold-out nei propri show e pubblicando in continuazione singoli e album dal pieno gusto nu-metal, filtrato però con vari aspetti del J-rock: chitarre in levare, enormi distorsioni, flanger, qualche scream e anche qualche verso in rap sono gli ingredienti che si presentano sotto al look dark ma fashion dei Gazette i quali ora si avvalgono dei prestigiosi servizi della Sony.
Contemporaneamente (e con le stesse sonorità) prendono piede anche i Merry. Anch'essi sotto ad un look vagamente nagoya, si differenziano proponendo una miscela di metal con forti tinte ska e jazz-rock.
Un percorso simile a quello dei Gazette, è stato intrapreso dai Girugämesh, una nagoya-kei band molto aggressiva (con molte parti in growl e ritmiche thrash/death metal), con massicce influenze da parte dei Korn, che ha avuto un picco di successo un paio di anni fa. Famosi in Europa, anche per aver suonato a vari festival come il Wacken, il Dynamo, il Roskilde e lo Swederock, l'album 13's Reborn è consigliato a tutti gli ascoltatori di metal-core con le influenze più contemporanee. Recentemente hanno pubblicato un nuovo lavoro per la Danger Crue, ammorbidendo leggermente il suono ed adattandosi a molte altre band giapponesi.

Provenienti dallo stesso mondo sono i D'espairsRay, una delle band odierne più famose nel resto del mondo. Il loro canonico nu-metal aggressivo degli esordi si è piano piano affinato, inserendo elementi industrial ed un immaginario (sia visivo sia musicale) esplicitamente catturato da Marilyn Manson e Nine Inch Nails, mentre il percorso artistico (solo quello) ha incontrato anche i Rammstein. Il primo [coll:set] (trascurato in Giappone, ma famosissimo in Europa) miscela le distorsioni tribali di Antichrist Superstar con i synth minimali dei Korn, creando perle di stupendo rock/metal. Il discorso continua anche col successivo Mirrors, plot dai toni decisamente più rock ma che hanno valso ai D'espairsRay la fabbricazione di un trademark. Il terzo disco, Redeemer, coincide con la nomea di album della consacrazione; dando il contentino ai fan più old-school della band, i nostri punzecchiano questo nuovo lavoro con intriganti e veloci brani rock/metal dal sapore orecchiabile, anche se il punto di forza, questa volta, sono i pezzi più lenti nei quali emerge una band che è capace non solo di costruire brani rapidi e da headbanging; inoltre le capacità vocali di Hizumi vengono messe veramente in evidenza. I D'espairsRay (da sempre sotto la Universal) sono freschi freschi di un nuovissimo album, dal gusto molto più new wave, che utilizza i potenti synth tipici degli anni '80 (non a caso il nuovo singolo è praticamente un plagio a You Spin Me Around dei Dead Or Alive).

Prima dei D'espairsRay, nel mio ordine di preferenza (e in cima al podio del visual-kei) ci sono però i D. Attivi dal 2004 e con una produzione più unica che rara (almeno 120 canzoni composte fra 5 full-lenght, una manciata di EP e una dozzina di singoli), questa incredibile band ha rivoluzionato il modo di suonare, coniando uno stile innovativo e facendolo proprio. Una specie di thrash/metalcore -melodicissimo e decadente- dalle atmosfere gothic e romantiche. Le chitarre gemelle dei D possono considerarsi entrambe “soliste” e quasi sempre sono alternate una sui toni bassi e ritmici e l'altra su quelli alti e melodici. Una tripletta di full uno meglio dell'altro (usciti per la loro personale label), segnano il progresso compositivo dei D: dal decadente The Name Of The ROSE al più strutturato e cosmopolita Neo Culture (passando per il più aggressivo Tafel Anatomie), gli episodi sviluppano e confermano una capacità tecnica -devota alla melodia- posseduta da ben pochi gruppi nel resto del mondo. Il sodalizio con la major Avex Trax sarà una sorta di mezzo passo falso per la band. La label insiste per enfatizzare la voce gutturale di Asagi, le tastiere (non presenti stabilmente all'interno della formazione), la batteria martellante e i riff più death/thrash, a discapito delle melodie ritmiche e del perfetto connubio osmotico delle chitarre gemelle, che fino ad ora avevano fatto amare il gruppo. Inoltre, singoli più che ben azzeccati (Birth, Yami No Kuni No Alice, Tightrope, Kaze Ga Mekuru Paaje) si alternano ad altri praticamente estorti con la forza (Snow White, Day by Day), ricadendo anche sulla composizione degli ultimi album. Genetic World e 7th Rose sono album dai brani diametralmente opposti, nei quali il gusto più retrò e degli esordi sta lentamente scomparendo in favore di pezzi molto più aggressivi ma dalle ritmiche piatte. I D rimangono di fatto la mia band preferita, un progetto che se fosse sotto Nuclear Blast, Metal Blade o Roadrunner, avrebbe sicuramente fatto (e fatto fare) il botto a livello mondiale, stupendo tutti con il proprio modo di suonare: unico, incalzante, orecchiabile e molto tecnico.

Il vero simbolo del visual-kei del nuovo millennio è però, senza ombra di dubbio, Miyavi: artista poliedrico (andatevi a cercare come si veste o come suona in slap-guitar) ha rivoluzionato completamente il look e il concetto sonoro del visual-kei. Visivamente vicino all'immaginario hip-hop (pantaloni larghi, canotta da basket e tatuaggi, ma anche piercing, cappellino, trecce, trucco e unghie finte) ma musicalmente aperto a 360 gradi, Miyavi è il simbolo di ciò che oggi viene chiamato neo-japanesque, ovvero, un meltin-pot di influenze: rock, metal, ska, hip-hop, musica folkloristica, breakbeat, synthpop e future-jazz. Ciò (e molto altro) fa parte del complesso mondo di questo musicista ch,e nonostante la sua immensa fama, continua a produrre una musica non del tutto orecchiabile al primo ascolto. Grazie a lui, molte band hanno optato per soluzioni che non erano ancora state utilizzate nel visual-kei (il rap appunto, o lo ska e il breakbeat...). Attivissimo (sempre sotto l'ala della Universal e PSCompany), Miyavi ha ottenuto consensi in tutto il mondo anche grazie ai suoi recenti world-tour.

Sempre dalla PSCompany (etichetta molto rinomata a metà strada fra indie e major) ci sono un altro paio di act che vale la pena di nominare: i primi sono i Kaggra, una delle ultime (e uniche) angura-kei band in circolazione a livello "totale" (l'angura-kei prevede l'uso del costume tradizionale giapponese). I loro dischi, oltre a proporre un ottimo e semplice rock dalla fantastica orecchiabilità, è spesso infarcito di strumenti e sonorità del Sol Levante; la band (attivissima con i suoi 11, fra album ed EP) è ora sotto la major King Records.
Stessa sorte è capitata ai doppi compagni d'etichetta alice nine. (anche loro prima su PSC e poi su King). Partiti alla grande fra i gruppi indie con un EP dalle tonalità nebulose ma dalle prove vocali ancora un po' incerte, gli alice prendono letteralmente il volo con il secondo full-lenght Alpha. Ammiccante rock/metal in perfetta tradizione visual (con il solito gioco di chitarre, una distorta e una acustica) dai ritornelli fischiettanti, ma anche dal background heavy. Ennesima consacrazione col successivo Vandalize, dalle chitarre ancora più heavy ed in netto contrasto con la voce angelica di Shou.
Dopo i successi di queste formazioni (The Gazette, alice nine. e Kagrra) la PSCompany prosegue il suo percorso alla ricerca di moniker con un look accattivante (spesso giocato sugli abiti neri e bianchi) che si rifletta nella tipologia di musica proposta già dai suoi (ex)gruppi più famosi. Consigliati i Born e i D=Out, entrambi dalle ritmiche pesanti ma dalle voci ariose.

Un'altra etichetta fondamentale per il panorama indie giapponese è l'Under Code Production di Kisaki. Lui è un bassista di Osaka e figura fondamentale per il visual-kei del 2000. Molti fan scelgono se parteggiare per lui o per Mana (dei Malice Mizer.), ma Kisaki, benché più longevo ed attivo di Mana, sarà sempre all'ombra di quest'ultimo visto che ha scelto anche di percorrere un sentiero già iniziato dai Malice Mizer. Tutte le band di Kisaki (dai Syndrome, -insieme ai futuri membri dei D- ai Kisaki Project, fino ai più famosi Phantasmagoria) ricalcano un visual-kei di matrice gotica e decadente, ispirato ai costumi settecenteschi (purtroppo più glitterati e kitsch rispetto a quelli dei Malice). Ariose e trasognanti sono le releases dei Kisaki Project (insieme al vocalist dei Vidoll), mentre ben più aggressivi e notevoli i Phantasmagoria. Immaginari vampireschi e castellani che si alternano fra fraseggi di pianoforte ed orecchiabili chitarre soliste; un'esilarante miscela di gothic ed heavy-metal che ha conquistato praticamente tutto il pubblico visual-kei dal 2004 al 2007.
Purtroppo le impronte della Under Code sembrano calcare le orme del suo stesso fondatore: una decina di formazioni dedite a questo tipo di immaginario (a volte molto più nu-metal o extreme metal come i Chariots, Nega, Dali o gli E'm grief, a volte molto più soft come i SIVA o gli Arc) che sfornano una quantità abnorme di singoli e ben pochi album o EP. Quando dopo 2-3 anni le band in soggetto si sciolgono, viene pubblicata semplicemente una raccolta di singoli, facendo stizzire gli ascoltatori che si aspettavano dai gruppi qualcosa di più...
Non è stato il caso dei Vidoll e dei 12012, i quali -entrambi dal calderone PSC- sono finiti rispettivamente alla Universal e alla Nippon Crown. I primi, hanno dato alle stampe uno dei migliori album J-rock dell'anno (monad) mentre i secondi hanno riscosso successo nonostante la loro proposta ai limiti del "soft"death-metal (vi ricordo che stiamo parlando di un gruppo "pop").

Una particolare menzione va fatta ai Blood. Questa band si è sempre mossa parallelamente ai Phantasmagoria e all'ultimissimo periodo dei Malice Mizer, elaborando un personale gothic-heavy-metal dalle tinte darkwave e basato solidamente sul guitar-working. I Blood sono maggiormente noti in occidente piuttosto che in terra natia, avendo portato a termine più di un tour-mondiale e riscuotendo un successo immenso in Messico ed in America Latina. I loro 1st Period e 2nd Period sono un perfetto esempio di dark-metal bello movimentato.

Un ultima segnalazione riguarda il progetto Acid Black Cherry (band del cantante dei Janne da Arc); benchè non sia una band visual-kei, rimane semplicemente una delle migliori rivelazioni metal/rock (J-rock) sulla faccia della terra: gli ABC sono protagonisti di un metal dai riff pesanti e connotati da una batteria martellante, ma la particolare ed evocativa voce di Yasu rende questa formula nuova ed inedita; in soli 3 anni di attività, il gruppo ha sfornato 4 album (due personali e due di cover) di qualità invidiabile e dal trademark personalissimo.


Top of the ‘90s
Luna Sea - Image
Malice Mizer - Voyage -sans retour-
BUCK-TICK - Taboo
kuroyume - mayoeru yuritachi -Romace of Scarlet-
Janne da Arc - D.N.A.
L'Arc-en-ciel - Dune
Deshabillz - seishin ridatsushi
Lareine - Blue Romance -yasashii hana tachi no kyousou-
D=SIRE - shoumatsu no joukei -La scene du Finale-
Baiser - La Luna

Top of 2000s
D - Neo Culture -Beyond the World-
D'espairsRay - Redeemer
Acid Black Cherry - Black List
Alice nine. - Alpha
Phantasmagoria - Requiem -Floral Edition-
BLOOD - 1st Period
Kagrra - San
Miyavi - This iz the Japanese Kabuki Rock
The Gazette - DIM
Girugämesh - 13's Reborn



Moro
Mercoledì 10 Agosto 2011, 1.04.59
11
@ASD. grazie per l'interessamento.. considera che quando uscì l'articolo i Versailles non erano così famosi. Gli Hizaki Grace Project rimangono tuttora un gruppo abbastanza di nicchia (il primo album mi piace anche discretamente perchè abbastanza diverso dai Versailles, più gotico e più decadente). Con la velocità con cui si moltiplicano le band visual, ci vorrebbe un articolo ogni 6 mesi.. il fatto è che spesso si tratta di band che raramente pubblica un album... Da quando ho scritto l'articolo, di band "nuove" che hanno fatto un po' di strada ci sono giusto i Megaromania e ben poche altre... sarebbe il caso di nominare i Merry ma preferirei aspettare più tempo sperando che ci siano anche altre band valide e che, magari, ravvivino un po' di più il sound del contemporaneo visual.
ASD
Martedì 9 Agosto 2011, 21.38.07
10
Tra i contemporanei mancano i Versailles e gli HIZAKI Grace Project. Potresi aggiungerli all'articolo??
E.
Venerdì 3 Settembre 2010, 17.03.13
9
A me anche gli ultimi 12012 non dispiacciono, sia Diamond che Mar Maroon sono album pop-rock niente male
Moro
Venerdì 3 Settembre 2010, 12.29.58
8
ti dirò, di questi contemporanei, quelli che mi piacciono di meno sono quelli del calderone Under Code (si salvano i Phantasmagoria, e i Vidoll però quando lasciano la label); poi non mi piacciono i Girugamesh ne' i Merry. Sto apprezzando i Gazette però.
Eonn
Giovedì 2 Settembre 2010, 20.53.06
7
Macchè sono di un lento...Più che altro ci sono talmente tanti gruppi che fanno la stessa cosa, che mi viene voglia di ascoltarmi i soliti quattro degli anni '90 XD.
Moro
Giovedì 2 Settembre 2010, 11.02.25
6
@Eonn: eh ma ormai pensavo che li conoscessi tutti
Eonn
Giovedì 2 Settembre 2010, 10.09.01
5
Prafo! Bella cosa. Necessitavo proprio di una lista del genere per districarmi nella giungla delle nuove leve. Mi ascolterò quelli che mi mancano. E, si sono il solito Eonn
Moro
Mercoledì 1 Settembre 2010, 23.05.58
4
@Tribal Axis: no. loro fanno post-hardcore / mathcore.
tribal axis
Martedì 31 Agosto 2010, 16.05.24
3
i Maximum The Hormone sono classificabili sotto questo genere?
Moro
Domenica 29 Agosto 2010, 22.11.55
2
non so di cosa parli.. forse ci sono case discografiche che optano per quella scelta, ma di quello che so io, tutti i singoli che conosco, verrano poi ri-proposti nel successivo full-lenght. Il modus di marketing addirittura quasi impone di fare 3 singoli per ogni album. Il più delle volte escono prima che esca il full. La cosa che amo di più sono le b-sides in generale... spesso si trovano brani migliori di quelli ordinari.
AdemaFilth
Sabato 28 Agosto 2010, 12.23.57
1
Immenso Miyavi! Mi è dispiaciuto non poter andare a vederlo a Milano ma è sempre questione di soldi. C'è solo una cosa che proprio non mi va giù del Visual Kei e delle band giapponesi in generali: la loro filosofia del singolo promozionale che non includono nell'album.
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