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NAPALM DEATH
TRAFFIC CLUB - ROMA

WACKEN OPEN AIR - A.D. 2010, seconda parte
30/08/2010 (5060 letture)
Eccoci arrivati alla seconda puntata del nostro live report sul Wacken 2010: in quest'occasione vi parleremo dei due giorni di festival che hanno seguito la Night to Remember (di cui vi abbiamo parlato nel primo articolo). Come già detto in precedenza, anche se eravamo in due ci è stato impossibile assistere a tutti i concerti in quanto spesso suonavano tre band in contemporanea, molti concerti interessavano ad entrambi e in ogni caso a Wacken anche se siete così organizzati da farvi un programma dei gruppi che volete seguire è praticamente impossibile rispettarlo, dal momento che la stanchezza e i lunghi spostamenti a piedi attraverso la zona del festival si fanno sentire. Non ce ne vogliano quindi i lettori che magari non vedono raccontata l'esibizione del loro gruppo preferito.

GIORNO 2
6 Agosto 2010

AMORPHIS

La mia seconda giornata di festival si apre con l’esibizione degli Amorphis. Appena arrivato nei pressi dell’area palchi mi accorgo, stupito, di quanta gente ci sia già nonostante l’ora ancora mattutina (sono soltanto le 11.45), e cerco a fatica di raggiungere una posizione più vicina allo stage, dovendomi infine accontentare di un posto non troppo vicino ma comunque molto buono. Nell’ora avuta a disposizione, la band finlandese è riuscita a mettere bene in mostra le proprie capacità, ottenendo grandi consensi dal pubblico durante ogni brano proposto, tra i quali spiccano l’opener Silver Bride, le nuove Sky Is Mine e From The Heaven Of My Heart, Alone, e My Kantele. Da sottolineare la grande prova del singer Tomi Joutsen, che riesce ad alternare bene anche dal vivo la voce pulita a quella in growl, ottenendo continui cambi d’atmosfera e il totale coinvolgimento di un pubblico sempre più numeroso. Quando anche l’ultima canzone si conclude, ci si accorge infatti che un’ora è volata via davvero troppo in fretta.

ORPHANED LAND
Vorrei cominciare il resoconto di questo concerto con una sorta di mea culpa: ho conosciuto gli Orphaned Land molto tardi (con la recensione di The Never Ending Way of OrwarrioOR, qui su Metallized), ho subito ascoltato in modo approfondito il suddetto album e il suo predecessore Mabool e il risultato è stato che ancora oggi non mi capacito di come abbia potuto vivere tutti questi anni ignorando la loro esistenza, per cui in effetti sono stato molto, ma molto fortunato a vederli dal vivo (e a conoscerli di persona, come vi racconterò), mentre magari tra i nostri lettori ci sarà qualcuno che li segue da anni e non ha ancora avuto la possibilità di vedere un loro concerto; a costoro posso solo dire che spero di renderli partecipi della fortuna che ho avuto e gli auguro di avere l'occasione di goderseli in persona al più presto.
L'inizio del concerto sul Black Stage è previsto per le 13.00, e 20 minuti prima sono già sotto il palco, la copertina dell'ultimo disco occupa già lo sfondo, riesco a piazzarmi sulla sinistra in seconda fila e attendo che cominci uno dei concerti a cui tengo di più in assoluto.
È ora! entra Matan Shmueli e si posiziona dietro le pelli, accolto da un'ovazione e dallo sventolio delle molte bandiere con la stella di David presenti, entrano Matti, Yossi e Uri e si comincia con Birth of Three, opener di Mabool, dopo pochi secondi arriva sullo stage accolto da un'ovazione anche Kobi, vestito in abito tradizionale ebraico; l'esecuzione delle varie canzoni è perfetta e senza sbavature, Shmueli pesta come un maniscalco e le sei corde non sbagliano una singola nota; il pubblico tedesco è tendenzialmente freddo quando si tratta di cantare, per cui il sottoscritto si trova quasi solo ad intonare a squarciagola Ocean Land, ma poco importa è un momento da ricordare, l'unica canzone che risveglia un minimo i teutonici è la più pubblicizzata Sapari (tra l'altro curioso che cantino praticamente solo una song quasi del tutto in ebraico), durante la quale sale anche sul palco una danzatrice (non si tratta di Shlomit Levi la cui voce si sente grazie ai samples).
Olat Ha'tamid ha una resa live che non ti aspetteresti mai e chi scrive è letteralmente morto nel momento in cui sul palco è salito un secondo cantante (non me ne vogliano i lettori ma non sono riuscito a coglierne il nome, probabilmente appartenente a qualche altro gruppo israeliano presente al festival) perché la cosa aveva due soli possibili sviluppi: o Codeword Uprising o Halo Dies (due delle mie preferite, anche se so di andare controcorrente per quanto riguarda Codeword), arriva la seconda, che ricorderò come uno dei momenti più alti dell'intero festival. C'è anche tempo per qualche breve annuncio al pubblico con Kobi che spiega il suo abito bianco: “By the way...i'm not Jesus Christ”.
Particolarmente emozionanti le varie Disciples of the Sacred Oath, Barakah, The Path part 1 e la conclusiva (durante la quale Kobi riesce a far saltellare tutto il pubblico) Norra el Norra.

Il concerto è terminato, è durato solo un'ora ma me la ricorderò a lungo, in ogni caso con gli Orphaned non è finita, un paio d'ore dopo riuscirò, in seguito ad una breve coda al meet and greet a farmi autografare la mia copia dell'ultimo cd, stringere la mano e ringraziare tutto il gruppo e a fare un paio di foto con Kobi, Yossi e con Uri, che sembrava sorpreso che qualcuno gliela chiedesse, dato che prevalentemente i fan che mi avevano preceduto l'avevano fatta solo con Kobi, ma sono bassista anche io e ci tenevo a farla proprio con lui.

DIE APOKALYPTISCHEN REITER
L’ora del pranzo (come sempre assai scarno ma costoso) è per molti di noi già passata, ma di birra ne scorre sempre a fiumi, e proprio quest’ultima sembra essere la compagna ideale per assistere allo spettacolo messo su dai tedeschi Die Apokalyptischen Reiter, col loro death/folk metal condito da melodie particolari e coinvolgenti. Qui ovunque mi trovassi non riuscivo a vedere mai dove finisse la linea del pubblico: è la prima volta che li vedo live, finora ne avevo sentito parlare ben poco, ma pare proprio che in terra amica siano molto apprezzati; sembrava inoltre che tutti sapessero a memoria le loro canzoni, e l’atmosfera era assai piacevole. Così, senza conoscere una parola dei loro testi, mi sono ritrovato a cantare canzoni come Wir Sind Da Licht e la travolgente Revolution, o a fare headbanging su altre canzoni a me del tutto sconosciute. Non riesco purtroppo a rimanere fino al termine del concerto, perchè esigenze di orario dicono che ho la possibilità di incontrare di persona gli israeliani Orphaned Land, esibitisi poco prima, e quindi dopo essermi allontanato dal Black Stage sgusciando tra un corpo e l’altro, mi appresto ad iniziare la coda al meet and greet.

VOIVOD
Il continuo muoversi dal un palco all'altro mi ha purtroppo fatto perdere alcune canzoni dello show dei Voivod sul Party Stage, non è la prima volta che vedo all'opera questi formidabili canadesi in quanto avevo già avuto la fortuna di assistere al loro show al Gods of Metal 2009 (seppur in quell'occasione per un tempo brevissimo, a causa dell'ignobile posizione che ebbero in scaletta).
Il loro concerto a Wacken li mostra in forma smagliante, in particolare: la voce di Snake (al secolo Denis Bèlanger) non perde un colpo mentre Blacky (Jean-Yves Thériault) riesce a suonare il suo cinque corde in una maniera invidiabile in quanto a pulizia e precisione. Il chitarrista Daniel Mongrain dal vivo non mostra insicurezze di sorta, anche se non deve essere facile rimpiazzare un mostro sacro come Piggy (Denis D'Amour), portato via dal cancro ormai cinque anni fa.

THE BOSS HOSS
Lo ammetto: mi avvicino un poco al palco dei The Boss Hoss solo per assicurarmi che ciò che sento è vero, per pura curiosità. Ed è vero. Per chi non lo sapesse, questa band tedesca si autodefinisce “Country Trash Punk Rock”, e assistendo a due-tre canzoni posso giurarvi che hanno proprio ragione. Presenti qui al W.O.A. probabilmente solo per allietare i presenti tra un concerto e l’altro, i The Boss Hoss suonano un’ora, come la maggior parte delle altre band, e divertono i fan (non molti mi è sembrato di vedere) con canzoni country rock, e cover di gruppi come i Beastie Boys o i Ministry, che alla fine non dispiacciono. Ancora non ho capito cosa potessero c’entrare col resto del bill, ma devo ammettere che non si è rivelata una cattiva idea quella di farli esibire in questo orario pomeridiano (16.45-17.45) così da permettere a tutti di fare un giro per le numerosissime bancarelle in cerca di qualche gadget da portarsi a casa, riuscendo in ogni caso a seguire il concerto, visto che ovunque si andasse si riusciva a sentire benissimo le band presenti sui due palchi principali.

ENDSTILLE
Non conosco molto questi blackster tedeschi e ho seguito la loro performance sul Black Stage da lontano senza particolare coinvolgimento; in ogni caso anche un cieco avrebbe potuto constatare la buona risposta del pubblico accorso per il loro black metal ultra veloce e tagliente, buona anche la presenza scenica e il dialogo con la folla (sono tra i pochi ad aver parlato molto in inglese nonostante il fatto di suonare in casa propria davanti ad un pubblico prevalentemente tedesco).

KAMELOT
Quella della band di Roy Khan sul True Metal Stage era un'esibizione che mi incuriosiva parecchio nonostante non abbia ancora particolarmente approfondito l'ascolto dei dischi della band statunitense; se sentite qualcuno che si spreca in lodi a proposito della grande attitudine sul palco del cantante norvegese vi posso garantire che lo fa con assoluta cognizione di causa, i Kamelot on stage sono un'autentica macchina da guerra, il loro sympho/power ha fatto davvero presa sulla platea tedesca (come già detto piuttosto freddina, tranne quando si tratta di fare crowdsurfing o di pogare come dannati).
Dal vivo i brani risultano molto più heavy che sul cd, complice purtroppo il volume piuttosto basso delle tastiere di Oliver Palotai (noto ai più... anzi “invidiato dai più” per essere la dolce metà di una certa Simone Simons) e dei samples, fatto che riduce di molto le orchestrazioni udibili. Il gran numero di cori maschili e femminili vengono riproposti dal vivo da un corista e una corista (davvero molto brava) piazzati ai lati del palco. Credo che il punto più alto della performance possa essere individuato nell'immancabile The Human Stain (ma sono di parte, dato che si tratta della canzone che più preferisco tra le loro).
Se vi capita la possibilità di vederli dal vivo non fateveli scappare, meritano davvero.

ARCH ENEMY Quando si dice “Iniziamo bene...” Prima dell’ingresso del combo svedese, infatti, appaiono sui maxischermi messaggi inequivocabili per far capire a tutti che sono vietati il pogo circolare e il “wall of death”, al fine di evitare eventuali problemi di ogni genere. Con questa premessa mi avvicino al Black Stage, laddove sto per appurare in prima persona le grandi doti di questa band, e in particolar modo della bionda cantante Angela Gossow, un po’ intimorito da ciò che mi aspetta. Durante l’intera esibizione, di gente intenta nel crowdsurfing se ne trova a non finire, e in generale assisto ad uno dei più duri concerti della mia vita, riuscendo a cantare quelle poche canzoni che ricordavo di conoscere, quale ad esempio una delle mie preferite, Ravenous, perfetto esempio dell’essenza degli Arch Enemy: growl cattivo e potente, splendidi riff di chitarra, ritmi serrati per quasi tutta la durata del brano, con l’inserimento di alcune grandiose linee melodiche. I miei gusti personali mi portano a fare una dura scelta che è quella di assistere alla prima mezz’ora di concerto della band svedese e di proseguire con l’ultima mezz’ora dell’esibizione di Tarja Turunen sul Party Stage, ed è per questo che mi perdo con grande rammarico canzoni del calibro di Dead Bury Their Dead, We Will Rise e Nemesis, vere perle per tutti gli appassionati. Grande prova quindi da registrare quest’oggi da parte loro.

TARJA TURUNEN
Sono le 20.00 e mi sto dirigendo verso il Party Stage per assistere allo show dell'ex singer dei Nightwish, so che in contemporanea sul Black Stage suoneranno gli Arch Enemy che non ho mai visto dal vivo (mentre Tarja ho già avuto il piacere di ammirarla al Gods 2009) ma alla fine prevale la curiosità per un'eventuale anteprima di pezzi dal nuovo disco What Lies Beneath (in uscita a settembre).
Il Party Stage è un luogo molto gradevole, ed è facile avvicinarsi alle prime file; attendo anche curioso di vedere chi sono i membri della band per il tour di quest'anno, sì comincia! noto subito che l'unico componente rimasto della line-up precedente è quel mostro di Mike Terrana dietro le pelli, mentre quell'individuo pelato con il cinque corde in mano mi sembra tanto Oliver Holzwarth (i capelli devono essere un problema di famiglia) che sta concludendo a Wacken il tour con Tarja per ripartire tra poco con i Blind Guardian. Lo show è davvero emozionante, sarà che è una di quelle poche cantanti che live riesce a cantare quasi come su cd; le canzoni composte durante la carriera da solista non sono per nulla male, ma credo che ormai Tarja si sia arresa all'evidenza che per quanto quello Nightwish sia un capitolo chiuso (e pure in malo modo) quando propone dal vivo le cover del gruppo finlandese la risposta del pubblico è nettamente superiore a quella che ottiene con le sue canzoni (che poi sul fatto che siano cover c'è da discutere, dato che sono mille volte meglio delle versioni che suonano oggi i Nightwish con Anette).
Dopo un inizio dedicato a pezzi del suo primo disco, la soprano finlandese ci stupisce con la cover di Still of the Night dei Whitesnake, non male, ero già terrorizzato all'idea che potesse rifare la cover di Poison di Alice Cooper come al Gods 2009 (quella non era davvero cosa per lei), seguono Over the Hills and Far Away (di Gary Moore) e proprio nel momento in cui la luce rossa del sole che tramonta su Wacken illumina lo stage parte una più che appropriata Sleeping Sun (da brividi visto il contesto) seguita a ruota da Wishmaster; riesco infine a sentire una canzone estratta dal prossimo disco, le aspettative ora sono alte.

GRAVE DIGGER
Al Wacken di certo non ci si ferma mai; dopo appena un quarto d’ora dall’esibizione degli Arch Enemy sul Black Stage e di Tarja Turunen sul Party Stage, ecco che l’attenzione di tutti si sposta sul palco principale, il True Metal Stage, dove stanno per fare il loro ingresso i veterani Grave Digger, una delle band heavy metal più sottovalutate di sempre. Ad aprire il concerto trovo una ventina di uomini muniti di cornamuse, che dopo qualche minuto di performance cedono il palco alla band tedesca, la quale si dimostra fin da subito in grandissima forma e in grado di regalarci un vero spettacolo, grazie al loro heavy potente e veloce che sa tanto di power, ma anche grazie alla partecipazione di altri artisti quali Doro Pesch, i Van Canto, e persino il tanto amato Hansi Kürsch, noto singer dei Blind Guardian. Sicuramente uno dei concerti più coinvolgenti della tre giorni tedesca, chiunque avrebbe potuto imparare all’istante i vari refrain e cantarli insieme al resto del pubblico, lasciandosi così trasportare sempre di più un brano dopo l’altro; unica pecca il fatto che dopo una giornata intera passata in piedi ad urlare e pogare, le forze potrebbero venir meno impedendo di dare il massimo nei momenti più appassionanti. Nonostante ciò, provate voi a non saltare e cantare in coro canzoni come Scotland United, The Dark Of The Sun, oppure ancora The Bruce (The Lion King) o Heavy Metal Breakdown, brani dal ritornello facile facile che una volta entrato in testa fatica ad uscirne. Un concerto coi fiocchi, impreziosito dalla varietà e dalla quantità di buona musica a cui ho avuto la fortuna di assistere.

SLAYER
Ed eccoci arrivati al momento più atteso dalla maggior parte della gente qui presente, che siano essi i thrasher più sfegatati oppure amanti di generi tra i più disparati, tutti (o quasi) si stanno preparando per assistere a quello che si preannuncia essere come di consueto il live più pesante e più duro a cui un metallaro possa partecipare: eccoci dunque agli Slayer, che suonano dalle 23.15 alle 00.30, orario già piuttosto tardo ma ancora accettabile. Con un Tom Araya ancora reduce dai problemi di salute che l’hanno perseguitato nell’ultimo periodo, ma protagonista di una buona prova vocale, i quattro statunitensi mettono a ferro e fuoco tutto e tutti, non mancando mai della velocità di esecuzione che da sempre li caratterizza, ed eseguendo i soliti immancabili pezzi entrati ormai nella storia della musica estrema, tra i quali bisogna citare Seasons In The Abyss, Hell Awaits, Raining Blood, South Of Heaven ed Angel Of Death. Dal primo all’ultimo minuto è impossibile sperare in un solo momento di pausa o di calma, e se si vuole godere dello spettacolo fino alla fine conviene senza dubbio posizionarsi qualche fila più indietro o spostarsi lateralmente, come fatto fin da subito dal sottoscritto, soprattutto al fine di evitare di finire in mezzo al pogo e faccia a faccia con i fan più datati della band, che trasmettono un certo timore se visti troppo da vicino. La prova degli Slayer è ottima, tutti svolgono la loro parte al meglio, dal già citato Tom Araya al barbuto chitarrista Kerry King, autore di riff che sembrano essere portati a velocità sempre più estreme, da Jeff Hanneman a Dave Lombardo, col suo drumming potente come pochi altri; e come questi ultimi ci hanno ormai da tempo abituato, assistere ad un loro concerto equivale ad un vero e proprio massacro, dal quale però ci si può sottrarre abilmente prevedendo in anticipo le mosse altrui e trovando posti più comodi e dai quali poter godere per intero dello show.

ANVIL
C’era da aspettarselo, sembra che gli Anvil godano di poco rispetto; oltre ad essere non tra le band più sottovalutate della storia, ma, a mio parere, la più sottovalutata, vengono spesso relegati ad ultima ruota del carro, che in questo caso corrisponde a suonare dalle 00.45 alle 01.45, ovvero dopo i vari concerti di Arch Enemy, Grave Digger e Slayer, in un momento in cui la maggior parte della gente ritorna in tenda totalmente spossata dall’intera giornata. Io, con mio grande rammarico, sono tra questi, e proprio per questo motivo non riesco a vedere in prima persona la loro esibizione, stupendomi però di quanto bene si senta il tutto pur stando in tenda. Ed è per questo che sono in grado di riportare, seppur in poche righe, quanto di buono hanno fatto sul palco del True Metal Stage, regalando al popolo metallaro un’ora colma di sano e puro heavy metal portato a velocità talvolta estreme, e con canzoni che, pur datate, resistono e resisteranno ancora molto a lungo nel tempo, quali ad esempio 666, Forged In Fire, e la conclusiva Metal On Metal.

GIORNO 3
7 Agosto 2010

CRUCIFIED BARBARA
br> Come i più attenti tra di voi avranno notato, la maggior parte delle band di cui vi abbiamo raccontato finora non hanno ricevuto particolari critiche negative, beh mi spiace molto dover cominciare a farlo con le Crucified Barbara perché non nego di apprezzarle su cd.
Le svedesi capitanate da Mia Coldheart si esibiscono nel tendone del WET Stage poco prima delle 15.00 mettendo in piedi un concerto senza particolari problemi tecnici o errori (anzi queste ragazze suonano piuttosto bene), ma è come se non riuscissero a riproporre le loro canzoni con la stessa energia che trasmettono sul disco, sul palco sembrano statiche (tolti alcuni piccoli cambi di posizione); è la prima volta che le vedo dal vivo, magari è stato solo un episodio, potevano essere stanche o patire particolarmente il caldo infernale del tendone (fuori c'erano almeno 30 gradi, immaginatevi sotto un tendone con un solo lato aperto).
In ogni caso mi aspettavo molta più vitalità da un gruppo che ha scritto canzoni frizzanti come Sex Action, Play Me Hard o Motorfucker.

OVERKILL
Assisto al concerto degli americani Overkill insieme al mio gruppo di amici, ci posizioniamo quindi verso il centro dove la visuale è ottima, riusciamo anche a trovarci abbastanza vicini al palco (decima fila più o meno), mancano ormai solo più una manciata di minuti affinchè il concerto più coinvolgente della tre giorni tedesca abbia inizio, ma noi non lo sappiamo ancora; è infatti la prima volta che li vediamo dal vivo e li conosciamo solo parzialmente. Sono le 15.45 e stare lì in mezzo sotto al sole non sembra essere la migliore delle idee, ma ne varrà ampiamente la pena. Gli Overkill mettono a segno un concerto spettacolare, che ci fa divertire, sfogare, e urlare come matti dal primo all’ultimo minuto, grazie a tredici canzoni una più micidiale dell’altra, dall’opener The Green And The Black, al brano di chiusura Fuck You, col basso di D.D. Verni a creare muri di suono spettacolari e la voce grintosa e graffiante di Bobbi Ellsworth in grado di regalarci momenti indimenticabili. Vediamo anche per la prima volta il famoso e temuto “wall of death” dal quale non ci tiriamo indietro, portandoci così a casa qualche livido ma senza rancori, così come nel pogo circolare, un’altra chicca che non avevo mai avuto l’occasione di vedere coi miei occhi. Oltre ai due brani già citati, grande successo ottengono soprattutto Rotten To The Core, Ironbound, In Union We Stand, e la cover dei Motorhead Overkill; alla fine ne viene fuori un concerto che non dimenticheremo tanto facilmente, e che ci ha fatto capire ancor di più cosa significhi “vivere” la musica che noi tutti tanto amiamo.

DELAIN
Sono le 16.40 quando raggiungo di nuovo il Party Stage per un'altra delle esibizioni che attendevo con ansia: i Delain. Questo giovane gruppo olandese guidato dall'ex tastierista dei Within Temptation Martjin Westerholt e dalla ventitreenne Charlotte Wessels sta quasi per terminare il tour per promuovere loro secondo disco April Rain (avevo già infatti avuto l'occasione di vederli di supporto ai Sonata Arctica nel Novembre 2009) ed è alla prima esibizione al Wacken Open Air.
Il concerto è magistrale, un buon mix tra i pezzi del loro ultimo disco con quelli di Lucidity (il disco d'esordio), le prove dei vari strumentisti sono prive di sbavature e il nuovo bassista Otto Schimmelpenninck van der Oije mostra una sicurezza invidiabile.
Devo purtroppo constatare nuovamente come i volumi delle tastiere di Martjin fossero davvero bassi (stesso problema occorso ai Kamelot), questo è forse l'unico neo per quanto riguarda i suoni a Wacken per il resto assolutamente di prima categoria.
Con mia grande sorpresa al momento della seconda canzone estratta da Lucidity, Day for Ghosts sale sul palco George Oosthoek, ex singer degli Orphanage che aveva partecipato alle registrazioni dei grunts sul suddetto album, cosa che renderà il concerto ancora più interessante. La prova vocale di Charlotte è stata seconda solo a quella di Tarja per intensità, questa ragazza deve ancora perfezionarsi ma tutte le variazioni che ha proposto sulle linee vocali rispetto al cd non hanno diminuito il valore delle canzoni, e la sua prova è stata di una continuità disarmante. Se amate il symphonic/gothic date una possibilità ai Delain: sono un gruppo che sono certo ci riserverà grandi sorprese. Anche con loro il report non si limita al concerto, un paio di ore e una breve coda dopo (e l'autorizzazione della mia dolce metà) riuscirò a conoscerli in persona, avere i loro autografi e a fare una foto con Charlotte; sono tutti ragazzi molto alla mano: non mi scorderò mai Martjin Westerholt che, visti i miei capelli, mi dice in inglese “Fighi i capelli, ma fa attenzione che non prendano fuoco” o Charlotte che chiede alla mia ragazza se le è piaciuto il concerto una volta appurato che era la prima volta che li vedeva dal vivo.

W.A.S.P
Ore 18.00, raggiungo il lato destro del True Metal Stage per assistere allo show di una band ormai storica: gli W.A.S.P.; purtroppo gli anni passano per tutti, anche per Blackie Lawless, che mostra ormai tutti i segni dell'età (e una assai prominente pancetta). Il concerto è piuttosto sobrio rispetto agli standard a cui ci hanno abituato gli W.A.S.P. (anche se la chitarra di Doug Blair con la una sega circolare in rotazione tra i pick-up non è esattamente cosa che si vede tutti i giorni) ma non per questo meno coinvolgente.
Gli W.A.S.P. hanno ripercorso tutti i lunghi anni della loro carriera proponendo pezzi storici come: On Your Knees, Wild Child, The Idol (durante il quale Blair esegue un assolo da brividi lungo la schiena) e l'immancabile I Wanna be Somebody con Blackie che divide il pubblico in due parti per vedere quale canta il ritornello a volume più alto.
Eseguita anche Babylon's Burning estratta dal loro ultimo omonimo album; che dire? Potranno piacere o no ma un concerto degli W.A.S.P. almeno una volta nella vita bisogna viverlo.

STRATOVARIUS
Dell’ora avuta a disposizione dagli Stratovarius, riesco a vederne solo la parte finale, una ventina di minuti all’incirca, potendo così purtroppo carpire ben poco di ciò che hanno fatto sul palco del Party Stage. Mi riesce bene invece notare la sfortuna che hanno avuto relativa all’orario della loro esibizione, ovvero esattamente lo stesso dei Cannibal Corpse, presenti sul Black Stage... Difatti ne risulta uno strano miscuglio tra lo speed power dei finlandesi e il brutal death dei colleghi statunitensi. Per mia fortuna gli Stratovarius rientrano tra i gruppi che ascolto abitualmente e così riesco a distinguere bene la stupenda Paradise e la conclusiva Black Diamond, ed a sentirmi le precedenti Winter Skies e Phoenix, tutte ottime canzoni eseguite senza pecche o paure, molto buona anche la prova del singer Timo Kotipelto. Ad assistere al concerto noto con piacere la presenza di parecchie persone sopra la quarantina che mai mi sarei aspettato di ritrovare ad un festival del genere; peccato soltanto che, non appena inizio a scaldarmi e ad entrare nel vivo dello show, sia già ora di cambiare palco.

EDGUY
Sono le 20.45 e a giudicare dal pubblico appostato sotto il True Metal Stage quello degli Edguy era uno show attesissimo, sopratutto dalla gente di casa. La band tedesca è trascinante come al solito, guidata da un sempre più istrionico Tobias Sammet che diverte il pubblico con continue battute (sia in tedesco che in inglese una volta resosi conto che molti dei presenti non erano tedeschi) come: “Abbiamo scritto questa canzone, molto in stile Europe, nel 1997 dato che gli Europe all'epoca facevano un sacco di soldi e volevamo farli anche noi”, prima di introdurre Vain Glory Opera.
Il concerto è un buon mix di tutti i lavori della band e risulta coinvolgente come pochi altri, nonostante nemmeno Sammet riesca a convincere i suoi concittadini a cantare insieme a lui. Grande sorpresa tra il pubblico quando poco prima di presentare la canzone Lavatory Love Machine il bassista Eggi Exel lascia il suo strumento per prendere una chitarra, e il quattro corde viene affidato a sua maestà Markus Grosskopf (Helloween), che parteciperà anche alla successiva Superheroes. Anche se non siete amanti del power vi capitasse l'opportunità di vedere gli Edguy vi consiglio di coglierla, sanno davvero divertire.

IMMORTAL
Gli Edguy hanno appena terminato, ma sul Black Stage aleggia un'aura spettrale, il drum-kit di Horgh è avvolto nella nebbia e luci verdastre attraverso la stessa rendono l'atmosfera ancora più lugubre, è calata la notte, inizia a fare freddo... ma è il freddo di Wacken o quello di Blashyrkh?
Passano dieci minuti e sul palco salgono le tre sagome dei blackster norvegesi, pronti a scatenare il loro personale inferno ghiacciato. È impressionante il muro sonoro che riescono a produrre da soli Abbath, Apollyon e Horgh; gli amplificatori di Wacken permettono di goderselo appieno anche ad una certa distanza dal palco. La scaletta è incentrata più che altro sui brani dell'ultimo (non eccelso) All Shall Fall, ma non vengono trascurati i lavori precedenti con la proposizione di brani come Sons of Northern Darkness o Damned in Black. Mi ricorderò per tutta la vita le sensazioni di freddo e inquietudine che ho provato nel sentire per la prima volta dal vivo la canzone che ha chiuso il concerto: un riff veloce e tagliente fin troppo conosciuto che parte esaltando la folla e la glaciale voce di Abbath che intona la ben nota strofa

Aeons ago the legends tell we rode onward
Led astray by the northern chaos gods...
è lei, è One by One...
Con gli Immortal si chiude il mio Wacken, non potevo chiedere di meglio.

SOULFLY
Ed eccomi giunto all’ultimo concerto a cui assisterò qui a Wacken, con una vena di tristezza mi dirigo quindi verso il True Metal Stage sul quale stanno per fare il loro ingresso i Soulfly, visti giù di forma nell’ultima edizione del nostrano Gods Of Metal (non ci sono andato, ma ho i miei informatori), cosa che spero non si ripeta anche quest’oggi. E per fortuna l’impressione che ho dopo i primi minuti è positiva, vengo letteralmente trasportato dalla potenza e dall’aggressività espresse dal leader Max Cavalera e dai brani proposti, in special modo Blood Fire War Hate e Prophecy, dopo i quali ho deciso di cambiare posizione così da vedere tutto il palco senza essere sovrastato da alcun tipo di vichingo o quel che era. Verso metà esibizione purtroppo vengo vinto dai bisogni biologici e mi trovo costretto ad abbandonare l’area palchi per cercare conforto un po’ più lontano; ciò non mi impedisce di sentire le tanto amate Refuse/Resist e Roots Bloody Roots (entrambe conosciutissime cover dei Sepultura), e le finali Jumpdafuckup e Eye For An Eye, sempre particolarmente apprezzabili in sede live.

CONCLUSIONE
Finisce così per noi il primo (e speriamo non ultimo) Wacken Open Air della nostra vita, è stata come detto più volte un'esperienza grandiosa, consigliata a chiunque; una settimana di grande musica, un'organizzazione praticamente perfetta e tanta gente simpatica, se volete vivere lo spirito dell'heavy metal fino in fondo, partecipate appena potete, scoprirete quanto la passione per una musica speciale, la nostra musica, possa unire genti e culture diverse sotto un'unica grande bandiera: quella del metallo!

I report di: Amorphis, Die Apokalyptischen Reiter, The Boss Hoss, Arch Enemy, Grave Digger, Slayer, Anvil, Overkill, Stratovarius e Soulfly sono a cura di Arturo Zancato “Flight 666”
I report di: Orphaned Land, Endstille, Kamelot, Voivod, Tarja Turunen, Crucified Barbara, Delain, WASP, Edguy e Immortal sono a cura di Gianluca Leone “Room 101”
Tutte le foto a cura di Stefano Dolce e Gianluca Leone “Room 101”


SETLIST

VOIVOD
1 Voivod
2 The Unknown Knows
3 The Prow
4 Ripping Headaches
5 Tribal Convictions
6 Global Warning
7 Overreaction
8 Experiment
9 Nothingface
10 Brain Scan
11 Nuclear War
10 Astronomy Domine (Pink Floyd Cover)

GRAVE DIGGER
1 The Brave
2 Scotland United
3 The Dark of the Sun
4 William Wallace (Braveheart)
5 The Bruce (The Lion King)
6 The Battle of Flodden
7 The Ballad of Mary (Queen of Scots)
8 The Truth
9 Cry for Freedom (James the VI)
10 Killing Time
11 Rebellion (The Clans are Marching)
12 Culloden Muir
13 Ballad of a Hangman
14 Excalibur
15 Heavy Metal Breakdown

SLAYER
1 World Painted Blood
2 Hate Worldwide
3 War Ensemble
4 Expendable Youth
5 Dead Skin Mask
6 Seasons in the Abyss
7 Hell Awaits
8 Spirit in Black
9 Mandatory Suicide
10 Chemical Warfare
11 Raining Blood
12 South of Heaven
13 Angel of Death

EDGUY
1 Dead or Rock
2 Speedhoven
3 Tears of a Mandrake
4 Vain Glory Opera
5 Lavatory Love Machine
6 Superheroes
7 Save Me
8 Sacrifice
9 King of Fools

IMMORTAL
1 All Shall Fall
2 Sons of Northern Darkness
3 The Rise of Darkness
4 Damned in Black
5 Hordes to War
6 Norden on Fire
7 Withstand the Fall of Time
8 Beyond the North Waves
9 One by One

SOULFLY
1 Blood Fire War Hate
2 Prophecy
3 Seek 'N' Strike
4 Back To The Primitive
5 Babylon
4 Kingdom
6 Refuse/Resist (Sepultura Cover)
7 Bloodbath and Beyond
8 L.O.T.M/Walk (Pantera Cover)
9 Porrada
10 Drum-Jam
11 Troops of Doom (Sepultura Cover)
12 Rise of the Fallen
13 Roots Bloody Roots (Sepultura Cover)
14 Jumpdafuckup / Eye For An Eye



Room 101
Mercoledì 1 Settembre 2010, 18.52.51
17
@andrea: massì tranquillo, grazie lo stesso
andrea
Mercoledì 1 Settembre 2010, 18.33.38
16
Room: no, quella che ho trovato qui è di hotmail! forse per evitare ulteriore confusione è meglio se ti fai inoltrare da Khaine. mi spiace comunque, spero di non aver capito male io.
Room 101
Mercoledì 1 Settembre 2010, 0.08.35
15
@andrea: strano, ma su quella di libero? se puoi riprova sennò chiedo il link a Khaine, grazie comunque
Khaine
Martedì 31 Agosto 2010, 19.33.27
14
@ andrea: strano perchè io l'ho ricevuta... ti rispondo subito e continuiamo in privato, ok?
andrea
Martedì 31 Agosto 2010, 16.16.38
13
Room: ho scritto sia te che a Khaine ma mi è tornata indietro la mail indirizzata a te! mi dice "mailbox unavailable", tra le altre cose.
andrea
Martedì 31 Agosto 2010, 15.29.51
12
grazie!
Khaine
Martedì 31 Agosto 2010, 12.14.40
11
Rispondo direttamente qui ad Andrea ed a Room 101: certamente che puoi andrea, ci mancherebbe poi magari ci mandi il link al forum? Sarei curioso veramente di leggere la tua traduzione!
Room 101
Martedì 31 Agosto 2010, 10.42.38
10
@Nikolasi in effetti ha una voce meravigliosa lei, c'era comunque registrata ma non è lo stesso.. @andrea:guarda fosse per me non ci sarebbe nessun problema e mi farebbe anche molto piacere, chiedo a Khaine e ti faccio sapere qui nei commenti se ci sono problemi, (molto a breve comunque) ok? Fosse poi sì per curiosità mandami il link al forum via mail (la trovi nella mia scheda staff )
Nikolas
Martedì 31 Agosto 2010, 1.57.47
9
Tra tutti ti invidio gli Orphaned!!! Peccato non ci fosse Shlomit Levi, voce splendida, ma sentire dal vivo Halo Dies e Disciples Of The Sacred Oath dev'essere davvero fantastico!
andrea
Martedì 31 Agosto 2010, 0.42.21
8
finalmente qualcuno che mi capisce! ho rivisto gli immortal all'ultimo metalcamp, gran concerto tecnicamente parlando ma... obiettivamente moscio dal punto di vista del pathos. i pezzi nuovi, che pure su album non mi dispiacciono, mi hanno annoiato parecchio. che peccato, nel 2007 erano stati una bomba! e mi sembra tra l'altra che la gran parte del pubblico condividesse questa opinione... anche abbath rispetto al solito ha "tirato pochi motti" - sorry ma quest'espressione delle mie parti rende troppo bene per poter essere "tradotta"! --- domanda: posso tradurre i report di tarja e delain per un forum, naturalmente linkando e dando credits?
Pandemonium
Lunedì 30 Agosto 2010, 18.58.45
7
Grazie Room!
Room 101
Lunedì 30 Agosto 2010, 17.24.36
6
@Pandemonium: Già...in effetti rispetto ad All Shall Fall erano tutt'altra categoria quei pezzi...(tra l'altro complimenti per il report sul Party San, peccato per il tempo..) @Sandman: Grazie, non sapevo questa cosa del ragazzo morto, però lì davvero avvisavano per qualunque cosa, c'era anche :"attenzione al portafoglio mentre fate crowdsurfing" sui maxischermi XD
sandman
Lunedì 30 Agosto 2010, 17.16.11
5
PS: wow che chioma room!
sandman
Lunedì 30 Agosto 2010, 17.15.23
4
bravi butei, bel lavoro. mi sa che la storia del niente wall of death dipende dal fatto che qualche anno fa un ragazzo è morto facendolo...
Pandemonium
Lunedì 30 Agosto 2010, 17.10.38
3
E sì, fortunatamente me li sono visti al Brutal Assault l'anno scorso dove hanno aperto con The sun no longer rises e han fatto praticamente tutti i classici (All shall fall doveva ancora uscire). Il problema è che ora, senza eseguire le chicche dei primi 4 album non è più un concerto black per come la vedo io. Proporre solo l'era thrash\black significa non vedere gli Immortal, o perlomeno, quelli che meritano di essere ascoltati, soprattutto dal vivo.
Room 101
Lunedì 30 Agosto 2010, 16.52.38
2
@Pandemonium: In effetti hanno fatto davvero troppi pezzi da All Shall Fall, probabilmente (purtroppo) il fatto di avere una casa come la Nuclear Blast non gli consente di tagliare tra quelli..è una volta che ne prendi 4 da lì, 2 da SOND il concerto è quasi bello che finito..
Pandemonium
Lunedì 30 Agosto 2010, 16.39.22
1
Complimenti per l'articolo ragazzi. Peccato per la scaletta degli Immortal: vi siete beccati solo canzoni dal '99 ad oggi... Una vergogna non proporre Blashyrkh, Unholy Forces of Evil o The Sun No Longer Rises.
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