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CATHEDRAL + THE GATES OF SLUMBER - Init, Roma, 14/11/2010
17/11/2010 (3480 letture)
Finalmente una serata da veri protagonisti.
Avevamo già visto sul suolo italico i Cathedral lo scorso anno, in compagnia di Kreator, Testament e Dragonforce nel Legend Of Chaos Festival: un accostamento di generi quanto mai improbabile. Inutile negare che il festival dello scorso anno ha lasciato l’amaro in bocca ai fan dei doomster inglesi, proprio per via del ridotto tempo a disposizione. Questa sera, all’Init di Roma, i Cathedral si presentano finalmente come headliner e il pubblico, anche se mi aspettavo in maniera più numerosa, ha risposto prontamente.

Ad aprire la serata ci pensano gli statunitensi The Gates of Slumber, band dedita ad un doom tradizionale con chiari riferimento all’heavy metal classico degli eighties. La band ci inonda di genuine vibrazioni doom fin dalle dieci in punto - cosa davvero insolita per un locale romano! – tirando un pezzo dopo l’altro per quarantacinque tiratissimi minuti. Acustica ottima, con un bilanciamento ottimale tra gli strumenti in scena; ma il vero valore aggiunto dei The Gates of Slumber è nel riuscire a creare un possente muro di suono anche senza l’ausilio di una seconda chitarra. In grandissimo spolvero appare il nuovo batterista, J. Clyde Paradis, dotato di un tocco secco e pesantissimo, che conferisce incredibile vigore alle composizioni, oltre a legarsi in maniera perfetta alla performance dei due membri storici. Quest’ultimi svolgono il loro lavoro con precisione, aiutati da una presenza fisica a dir poco importante, catalizzando l’attenzione di un pubblico che segue con molta attenzione. I brani eseguiti dagli americani pescano a piene mani nella loro produzione passata e recente, guadagnando molti punti nella versione live: infatti anche un brano come The Jury tratto dal loro primo – e modesto – album, sul palco assume una nuova verve, grazie alla grande carica che il trio americano impiega nell’esecuzione. I The Gates of Slumber risultano decisamente più apprezzabili in sede live rispetto che in studio; e il pubblico dell’Init sembra confermare questa mia impressione.

Dopo mezz’ora di pausa, si cominciano ad ascoltare le note di The Guessing Game, intermezzo presente nell’ultima fatica targata Cathedral. La tensione sale, le prime file si serrano compatte e, alle 23 e 20 circa gli inglesi salgono sul palco. A sorpresa, l’ottima acustica generale goduta fino a quel momento va letteralmente a farsi benedire – probabilmente per l’eccessivo volume del basso - e assistiamo ad una Funeral of Dreams abbastanza caotica in alcuni frangenti, seppur ugualmente molto trascinante. Con la successiva Enter The Worm il pubblico si infiamma, l’acustica sembra leggermente migliorare, e forte è la goduria su quel celebre refrain di chitarra che anima il brano in questione. Un plauso a parte va all’infaticabile Gary Jennings; unico membro originario della band insieme a Lee Dorrian; il chitarrista si fa carico dell’enorme lavoro della sei corde nelle composizioni vecchie e nuove, non sbagliando mai una nota pur rimanendosene in disparte. Di tutt’altro tipo la prestazione di quel mostro sacro che risponde al nome di Lee Dorrian: estroverso, istrionico, coinvolgente e a tratti anche ironico. La vera anima della band è lui – come sempre, e sempre di più – ma viene spesso coadiuvato dalla buona presenza scenica del bassista Leo Smee. Parlando dettagliatamente della performance di Dorrian, bisogna comunque registrare una prestazione vocale non eccelsa, infatti il nostro risulta a volte in difficoltà nei momenti più tirati cedendo ad un accenno di affanno; tuttavia questi limiti vocali vengono ampliamente dimenticati a fronte di una teatralità e a delle movenze gestuali che catturano pienamente l’attenzione dell’uditorio.
Tornando ai brani, dopo una non molto esaltante Upon Azrael’s Wings – ostacolata anche da una acustica che di certo non aiuta ad apprezzare le ritmiche serratissime di questo pezzo – troviamo un altro estratto dall’ultimo album: La Noche del Buque Maldito (Aka Ghost Ship of the Blind Dead). Grande è la sorpresa quando la band subito dopo esegue Cosmic Funeral, brano apparso nell’ep Statik Majik del 1994 e vero e proprio pezzo di storia del doom metal anni ’90: il pubblico intona spontaneamente un coro che sottolinea la lenta ed avvolgente linea melodica, Lee Dorrian sempre più istrionico improvvisa movenze dal forte sapore teatrale – come sulla sinistra Night of the Seagulls - e all’improvviso appare onstage il corpulento Karl Simon dei The Gates of Slumber, con il quale improvvisa un divertente siparietto zombie. Dopo la bella The Casket Chasers, i Cathedral ci propongono una sequela di brani tratti dai loro primi lavori: l’atmosfera si fa rarefatta sulle note di Ebony Tears, brano tratto dall’ormai storico Forest of Equilibrium, il quale, nonostante si senta la mancanza della seconda chitarra come nel brano originale, riesce a donare lo stesso quelle sublimi sensazioni di catartica liberazione. Ride invece soffre di quei problemi di bilanciamento degli strumenti già menzionati in precedenza, e chiude l’esibizione dei nostri prima dei bis di rito: apprezzatissima dal pubblico è Hopkins (The Witchfinder General), brano profondamente orecchiabile e trascinante; forse uno dei brani più noti della band inglese. Su pressante richiesta del pubblico, i Cathedral concedono un secondo bis e – a differenza della data di Cervia – propongono Vampire Sun, brano come molti altri tratto dal fortunato The Carnival Bizarre, che ci regala le ultime favolose vibrazioni positive della serata.

Un’ora e venti di concerto, il locale è rovente e la gente appare pienamente soddisfatta; finalmente un concerto intero dei Cathedral! Nel bene e nel male lo show proposto dal quartetto di Coventry ha convinto appieno, grazie ad un Lee Dorrian vero mattatore della serata e per l’esecuzione di brani i quali, pur navigando senza sosta tra stoner, doom, hard rock e tra gli accenni progressive dell’ultimo disco, conservano una struttura d’insieme ed una magia davvero uniche. In questa serata romana i Cathedral hanno pestato duro, distruggendo l’udito agli spettatori delle prime file – me compreso – e lasciando la netta sensazione, a chi c’era, d’aver assistito ad uno spettacolo di una band davvero grande quanto umile.



FRANCESCO
Venerdì 19 Novembre 2010, 20.51.36
6
io ero a cervia......grandissimi! un gruppo veramente avanti...
Nikolas
Giovedì 18 Novembre 2010, 14.50.45
5
Li ho visti, quando ancora non li conoscevo, al citato Legend Of Chaos (data di Rimini) ed erano stati davvero molto bravi! La scena di Dorrian impiccato è immancabile
Bloody Karma
Giovedì 18 Novembre 2010, 14.38.41
4
Ero convinto che avrebbero suonato la settimana prox qui a Roma...se vede proprio che sto invecchiando
Tiziano
Giovedì 18 Novembre 2010, 12.37.50
3
Indimenticabile! Tra i migliori concerti del 2010 sicuramente!
Zarathustra
Mercoledì 17 Novembre 2010, 22.23.33
2
Con mio IMMENSO rammarico non li ho potuti vedere per motivi familiari...mi rendo conto di aver perso una grossa occasione...che rabbia!!!
One~Eye
Mercoledì 17 Novembre 2010, 18.04.16
1
Li ho visti due volte dal vivo... questa no, ma perchè passano tutti da Milano e loro bisogna andare ad inculandia per vederli ? Bio Parco. Comunque posso immaginare Dorrian cosa abbia combinato sul palco, è un mito come ache gli altri, Jenning, Smee e dixon. Immensi Cathedral !
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17/11/2010
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CATHEDRAL + THE GATES OF SLUMBER
Init, Roma, 14/11/2010
 
 
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