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DREAM THEATER - Palamalaguti, Bologna, 06/02/2004
05/03/2004 (5480 letture)
Bologna 06/02/2004 "Train Of Tought Tour"

Puntuale come un orologio svizzero arrivo al Palamalaguti di Casalecchio alle 20:20, pronto per gustarmi lo show di una delle band più amate/odiate degli ultimi 20 anni. Il palazzetto non è per niente pieno, anche se i posti vuoti sugli spalti non sono moltissimi. Non faccio in tempo ad ambientarmi e a scambiare qualche parola con gli amici che si spengono le luci e partono le immagini della storia della band sui tre grandi schermi che fanno da scenografia allo spettacolo. Scorrono veloci i filmati e le foto della band, dall'epoca "Majesty" all'ultima release, passando per gli acclamatissimi "Images And Words" e "Awake". L'inizio del concerto, come era ampiamente prevedibile, è affidato all'opener di quel "Train Of Thought" che, se possibile, ha diviso ancora di più la critica. "As I Am" suona davvero bene in sede live ma arrivare a dire che è buon pezzo, per una band che ci aveva abituato a ben altri standard, mi sembra davvero un'esagerazione. Si nota subito, a mio avviso, nel gruppo una sorta di rassegnazione a dover portare avanti la baracca, tranne che nel buon Portnoy che si agita e urla come una scimmia (ma anche lui calerà vistosamente). A dispetto dei suoi 40 anni l'immenso LaBrie, si dimostra ancora un ottimo cantante che sa mantenere grandi livelli senza vistosi cali nell'arco delle tre ore del concerto. Seguono a ruota "The Mirror" e "Under a Glass Moon", cantate a squarciagola dal pubblico, letteralmente entusiasta dalla prestazione dei nostri fino a questo punto. Parte quindi un piano solo di Rudess, forse il meno in forma di tutti, che cita addirittura "Impressioni di Settembre", grande brano dei nostrani PFM. Rientra la band sul palco e le dolci melodie di "Through My Words" introducono "Fatal Tragedy", brani estratti da quel "Scenes From A Memory" che personalmente adoro. Quindi "Beyond This Life", riarrangiata nella parte centrale per rendere tributo a Frank Zappa, e la sempre bella "Trail Of Tears". Nel mezzo "Endless Sacrifice", che dal vivo rende incredibilmente bene. É il momento della pausa, la gente inizia a chiedere a gran voce "Metropolis Part 1" e viene accontentato: appena finisce il break il gruppo si presenta con questa canzone, forse la più rappresentativa nell'intera discografia dei newyorkesi. Impressionante il boato del pubblico durante l'assolo di basso di Myung, che come al solito si rivela la "statua" immobile che tutti conosciamo. Tocca di nuovo all'ultimo cd con "This Dying Soul", uno dei pezzi che mi ha convinto meno nell'arco della serata. La seguente "The Ones Who Help To Set The Sun", tratta dal primo ed indimenticabile lavoro della band, poco conosciuta dal pubblico che ora spera davvero in un grande classico. E viene accontentato solo in parte, perché tocca ad un trittico di canzoni lente e romantiche: "Through Her Eyes", "Goodnight Kiss" e "Solitary Shell", cantate a gran voce dagli spettatori. Si riparte dunque a mille con la strumentale "Stream Of Consciousness" in cui purtroppo Rudess si ferma per problemi alla tastiera, prontamente riparata da un tecnico. L'encore, solitamente pezzo forte della discografia, è "In The Name Of God", a mio parere una delle canzoni meno riuscite di "Train Of Tought". Petrucci suona tutta la sera alla grande, senza però strafare e senza esibirsi in particolari virtuosismi. Insomma un buon concerto per carità, ma l'impressione di essere solo una tappa intermedia tra due grandi concerti è forte, come mi hanno confermato molti dei presenti. Aspetto fiducioso il futuro.



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